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giovedì 8 ottobre 2026

La Confraternita Musulmana rifiuta di sciogliersi: Implicazioni per il futuro politico della Siria

 Riceviamo dal social Syria Justice Archive questa notizia circa il partito dei Fratelli Musulmani presente in Siria, in relazione al decreto di scioglimento di altri partiti non islamisti da cui invece la Fratellanza Musulmana pare essere dispensata. Si confermerebbe così la lenta islamizzazione del Paese, secondo l'articolo del sito che riportiamo tale e quale come ricevuto.

La Confraternita Musulmana rifiuta di sciogliersi: Implicazioni per il futuro politico della Siria.

La Confraternita Musulmana ha pubblicato una dichiarazione dopo la conclusione dell'ultima assemblea periodica del suo consiglio della Shura. Nella sua dichiarazione, il gruppo ha annunciato che rifiuta di conformarsi al decreto sullo scioglimento dei partiti politici in Siria, un decreto emesso da Jolani nei suoi primissimi giorni di assunzione del potere in Siria dopo la caduta del regime di Assad.
Il decreto controverso ha sospeso la vita politica e sciolto tutti i partiti politici, che Jolani ha giustificato affermando "è tempo di ricostruzione, non di politica partitica", ma si è trattato di una farsa architettata per centralizzare il potere nelle mani sue e di HTS.

Tuttavia, sembra che mentre tutti i partiti e gruppi politici sono stati chiusi, la Conf.Mus. in Siria sia stata autorizzata a proseguire come al solito, convocando e tenendo diversi incontri ed eventi. Questo trattamento preferenziale è stato osservato anche nelle negoziazioni di STG con il gruppo per accettarne lo scioglimento, che sono fallite con la pubblicazione della dichiarazione menzionata.

La dichiarazione riassume in generale i principali punti e opinioni politiche del gruppo, ringraziando STG e gli stati sponsor come Qatar e Turchia, denunciando l'aggressione israeliana, riaffermando la loro posizione sulla Palestina e invitando la comunità internazionale a sostenere la Siria finanziariamente e politicamente.

È interessante che la solitamente pesante STG abbia deciso di non far rispettare il proprio decreto a un gruppo politico "amico", concedendogli un lasciapassare mentre altre entità politiche sono state completamente chiuse, specialmente quelle più moderate o laiche.

Diversi commentatori politici hanno espresso la loro opinione sull'argomento, alcuni lo vedono come un preparativo della scena politica per un dominio incontestato della CM sulla vita politica in Siria a scapito dei partiti/gruppi laici e moderati, specialmente dato che il gruppo ha una retorica e politiche molto centrate sull'islamismo, per cui la comunità sunnita in Siria è stata attivamente sottoposta a un processo di programmazione da parte di STG e dei numerosi predicatori islamisti attivi in Siria.

Vale la pena menzionare che il gruppo ha relazioni molto strette con il principale partito della Turchia AKP (il partito di Erdogan), il che significa che è un'estensione degli sforzi della Turchia per prendere il controllo politico della Siria, trasformandola in uno stato satellite che diventerebbe una punta di lancia nelle politiche espansioniste annunciate della Turchia di Erdogan.

Altri lo hanno visto come una pedina di scambio con i paesi del GCC che mettono fuori legge il gruppo, ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, dato che è diventata un'abitudine nota di Jolani usare tali tattiche per ricattare i paesi vicini. In cui chiede supporto finanziario e politico in cambio di non ospitare gruppi politici e terroristici fuorilegge che potrebbero usare la Siria come base di lancio per le loro agende nella regione.

Il gruppo che ha generato molti gruppi terroristici come The Fighting Vanguard (الطليعة المقاتلة), è responsabile di molte atrocità e attacchi settari in tutta la Siria alla fine degli anni '70 e '80, che hanno portato la CM a diventare un gruppo fuorilegge nel 1980. Il gruppo ha anche connessioni con Hamas, Al-Qaeda e altri gruppi terroristici islamisti in tutto il mondo, il che significa che è anche fuorilegge e sanzionato in diversi paesi, più recentemente dagli Stati Uniti stessi, rendendo la sua recente prominenza molto problematica per la Siria e riaprendo ferite di un passato sanguinoso nel paese sofferente.

Le conseguenze di permettere alle forze islamiste di crescere senza ostacoli e incontestate in una regione come la Siria potrebbero essere disastrose per i gruppi minoritari che sembrano già aver raggiunto un punto di rottura, il che potrebbe innescare un esodo di massa o peggio, un ritorno alla guerra civile quando si sentiranno spinti al limite. 

mercoledì 7 ottobre 2026

Siria: attacchi armati contro le cittadine cristiane

 Forte Tensione nella Città a Maggioranza Cristiana di #Suqaylabiyah, Attacco Armato sulla Città, Milizie della Sicurezza Generale lanciano una Campagna di Arresti. Messaggio del Parroco.

I miliziani provenienti dalla vicina città sunnita di Qalaat al-Mudiq hanno compiuto un attacco sulla città di Suqaylabiyah nella campagna di Hama e hanno aperto il fuoco sui civili, ferendo una donna sulla Strada al-Mashwar. 🚨 Negozi nella città di Suqaylabiyah saccheggiati da miliziani di Qalaat al-Madiq. 🚨 Milizie della Sicurezza Generale lanciano una campagna di arresti contro i giovani della città di Suqaylabiyah a seguito dell'attacco dei miliziani su di loro!!! 🚨 Arresto dei due giovani cristiani "Shadi Nassab" e "Amjad Lyous" di Suqaylabiyah.

Come si sono svolti gli eventi: gli islamisti armati sono entrati in città passando da un posto di blocco della Sicurezza Generale, che ha permesso loro di proseguire verso As-Suqaylibiyah. Quindi hanno proseguito distruggendo e attaccando negozi di proprietà cristiana, il che ha spinto i locali a radunarsi nella speranza di fermarli, ma i terroristi hanno aperto il fuoco con i loro AK. Dopo che i terroristi se ne sono andati, i miliziani della Sicurezza Generale sono apparsi sulla scena, comportandosi come sempre ignari, cercando di nascondere il fatto che avevano permesso l'attacco, e sono stati affrontati da alcuni uomini di As-Suqaylibiyah. Alcune fonti dicono che hanno arrestato gli uomini che li hanno affrontati perché avevano bastoni e coltelli quando hanno cercato di difendere la loro città.

Padre Fadi Sankari della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a #Suqaylabiyah pubblica su Facebook sugli eventi recenti nella città "Cari figli miei, ciò che sta accadendo nella nostra parrocchia oggi è inaccettabile e condannabile, e nessuno ha il diritto di entrare nelle vostre case o di minacciare la vostra sicurezza e dignità. Non vogliamo caos, né vendetta, ma non accetteremo nemmeno che il nostro popolo viva nella paura, o che la tragedia della distruzione che abbiamo conosciuto in passato si ripeta. Siate forti, siate uniti, siate una sola mano; proteggetevi a vicenda, aiutate le donne, i bambini e gli anziani, e non lasciate nessuno solo. E dico ai funzionari con chiarezza: la vostra responsabilità è proteggere le persone, non stare a guardare mentre regna la paura e l'assalto; e le armi libere non possono sostituire il rispetto della legge. Chiediamo sicurezza, giustizia e responsabilità, non vendetta, e rifiutiamo che la nostra parrocchia diventi una scena di caos, o che gli innocenti paghino il prezzo dei fallimenti altrui. Siate coraggiosi, ma saggi; siate uniti, ma non lasciatevi trascinare nella violenza: il sangue, una volta versato, non ricostruisce case né protegge il futuro. Il Signore è con noi, e noi non ci abbandoneremo l'un l'altro."
https://x.com/SyJusticeArc

martedì 6 ottobre 2026

Gaza, il Papa scrive a padre Romanelli dopo l'attacco: "Fino a quando, Signore?"

Messaggio di Leone XIV al parroco della Sacra Famiglia in seguito all’ennesimo raid israeliano che ha provocato morti e feriti, tra cui due donne della comunità cristiana. Intanto in vista della tragica ricorrenza che ha scatenato la guerra tra israeliani e palestinesi, il sacerdote traccia un bilancio della situazione umanitaria.

di Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Il filo che unisce la Santa Sede a Gaza è fatto di solidarietà, preghiera, vicinanza concreta e spesso forte apprensione e dolore. Un legame spirituale e umano che si rafforza nei momenti più bui, come quello seguito al sanguinoso raid aereo israeliano che ha colpito un edificio residenziale nel quartiere di Rimal, nella parte occidentale di Gaza City. L'attacco, avvenuto nelle prime ore di sabato 3 ottobre, ha causato la morte di 5 civili e il ferimento di numerose persone, riaccendendo i riflettori sulla drammatica condizione della popolazione e della piccola e stremata comunità cristiana locale che, nonostante tutto, continua a restare unita e a lavorare per la pace. Tra le vittime dell'ennesimo bombardamento ci sono Maysa Khader Ibrahim Abu Daoud e sua figlia Mary Hafez Michel Najjar. Le due donne, di origine greco-ortodossa, appartenenti alla comunità cristiana di Gaza, avevano da pochissimo trovato un nuovo rifugio e stavano provando a ricominciare in una terra dove si fatica anche solo a pensare la speranza tra cumuli di macerie, rifiuti e bambini che vanno in giro mutilati.

Fino a quando, Signore?

Le parole di Papa Leone XIV inviate direttamente a padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, sono state un balsamo. “Il Santo Padre mi ha scritto un breve messaggio su WhatsApp in cui dice: ‘Buongiorno, padre Gabriel. Da quando ho appreso la dolorosa notizia della morte di Maysa e Mary, prego Dio per loro, per le loro famiglie e per l'intera comunità di Gaza. Fino a quando, Signore? Grazie per l'accompagnamento alla parrocchia e a tante persone che desiderano vivere in pace. Benedizioni, un abbraccio affettuoso’.


"E’ davvero una consolazione che il Papa abbia pensato a noi, che preghi per noi e per tutti quelli che lavorano per la pace”, afferma il missionario argentino ai media vaticani. “Ci ha colpito come sempre la vicinanza del Santo Padre e poi pure la sua sensibilità pastorale di pregare per loro, per le vittime, di nominarle, pregare per le famiglie, per tutta la comunità. Siamo scioccati da quello che è successo con la morte di Maysa, di Mary e poi delle altre persone, erano tutti dei civili che stavano dormendo nella loro casa – prosegue padre Gabriel -.  E' stato pure un colpo forte per tutta la comunità cristiana, oltre che per la società civile di Gaza, perché non dimentichiamoci che pure la comunità cristiana ha perso tantissime persone. 62 cristiani sono morti durante la guerra, 25 dei quali sono stati uccisi dai bombardamenti e quindi questo attacco ci ricorda i momenti peggiori della guerra, lacera il cuore, nonostante il cessato il fuoco sia in vigore da un anno. Le persone sono sfinite – e anche il Papa lo dice nel suo messaggio: fino a quando, Signore!”.

Gaza è ‘tritata’, la situazione peggiora

Un grido, un appello universale affinché si fermi la scia di distruzione che da anni devasta la Striscia. Alle parole del Santo Padre si sono unite quelle del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme. A nome del clero e di tutta la diocesi, il porporato ha espresso le più sentite condoglianze, condannando la tragica perdita di vite innocenti. Anche il metropolita Alexios, vicario patriarcale greco-ortodosso, ha voluto ricordare Maysa e Mary durante i funerali solenni celebrati sabato stesso a poche ore dalla strage, nella chiesa di San Porfirio a Gaza City, avamposto di una comunità millenaria ormai ridotta allo stremo.  La situazione sul campo resta intanto drammatica. Le ultime notizie di cronaca descrivono una Gaza City stremata, dove i raid aerei continuano a colpire aree densamente popolate. Secondo fonti mediche dell'ospedale Al Shifa, i feriti del bombardamento di sabato versano in gravi condizioni. Mentre la diplomazia internazionale fatica a trovare una quadra la Chiesa locale, guidata sul campo da padre Romanelli e dalle Missionarie della Carità, continua a rappresentare l'ultimo baluardo di speranza e assistenza umanitaria per centinaia di sfollati che non hanno più un luogo sicuro in cui andare: “Noi non ci fermiamo, questa guerra terribile ha portato via tante persone, tante vite, Gaza è a pezzi, ‘tritata’, come se ci fosse stato un grande tsunami che ha spazzato via tutto. Ma, afferma il sacerdote, se noi da parrocchia, da oasi spirituale e umana per chi soffre quale siamo, ci fermiamo, e non contribuiamo alla pace, alla giustizia, è davvero finita! Quindi bisogna andare avanti con la preghiera, con l'attività spirituale, ma pure con l'apostolato, con le altre attività della parrocchia, non solo quelle assistenziali, nonostante giornate piene di dolore come quella di sabato”.

7 ottobre, la preghiera del Rosario

Intanto è alle porte la fatidica e drammatica ricorrenza del 7 ottobre 2023 e padre Gabriel conferma che entrambe le popolazioni, israeliani e palestinesi, sono ancora dentro quel trauma: “Ogni giorno di più di guerra è un giorno buio e peggiora la situazione. È vero che da ottobre 2025 si sono fermati i bombardamenti a tappeto ma non vuol dire che la situazione sia buona. La situazione è gravissima, pure le ong che distribuiscono cibo dicono che devono fermarsi perché non ne hanno abbastanza; l’aiuto umanitario adesso entra ma è assolutamente insufficiente. E poi le persone non soltanto hanno bisogno dell'acqua, del cibo e dei medicinali, quello è il necessario, certo. Hanno bisogno di libertà, di pace, che smettano le bombe, che possano vedere un orizzonte. Ci auguriamo che questo terribile ricordo sia invece un nuovo inizio per noi che celebreremo la festa della Beata Maria Vergine del Rosario, della Signora della Pace. Faremo una giornata di preghiera del Rosario, finendo con la Santa Messa, e una processione simbolica per chiedere la fine di questa guerra, la giustizia, la pace tra Palestina e Israele”.

Preoccupazione per l'inverno

Con l'arrivo imminente della stagione fredda, le preoccupazioni si concentrano sulla sopravvivenza logistica dei civili: “Le piogge per tutti quelli che vivono nelle tende saranno un problema enorme – prosegue il parroco di Gaza - . La maggior parte della popolazione, 2 milioni e 300 mila persone, abita sotto al nulla, anche la parola ‘tenda’ è inappropriata, fa pensare più a un campo scuola, invece qui ci sono teli improvvisati messi sulla terra sabbiosa, mescolata con l’acqua delle fogne. E’ un disastro! E’ necessario il cibo certamente sì ma pure materiale per la ricostruzione, per la riparazione. Questo inverno sarà peggiore degli altri per il fatto che quando c’è un’emergenza, se tu non rispondi subito, ogni giorno sarà peggiore del precedente. Quindi ci auguriamo che la società internazionale e tutti i capi delle nazioni possano convincere i responsabili che si facciano passi concreti per finire questa guerra”.

Le elezioni politiche

Un possibile elemento di svolta o di verifica per il futuro politico dell'intera area geografica potrebbe arrivare a breve, dal momento che sia gli israeliani sia i palestinesi sono chiamati alle urne da qui a fine novembre. Interpellato su questo cruciale snodo politico, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme ha espresso cautela ma ne ha sottolineato il valore simbolico: “Non so se da questi voti potremo davvero capire dove stiamo andando. Ma certo saranno un momento importante di verifica su dove le attuali leadership hanno portato i loro popoli”.


https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-10/papa-leone-xiv-gaza-attacco-messaggio-parroco-romanelli.html