Traduci

Visualizzazione post con etichetta padre Ceccherelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta padre Ceccherelli. Mostra tutti i post

mercoledì 10 giugno 2026

L’IMPORTANZA DELLA SIRIA NELLA STORIA DELLA CIVILIZZAZIONE

Durante gli oltre trenta anni trascorsi in Siria ho avuto la fortuna di conoscere tante persone speciali che hanno frequentato la nostra casa e arricchito la mia vita. Uno di quegli incontri felici è stato con il Padre francescano I. M. Ceccherelli, un appassionato studioso del Vicino Oriente.

Era il lontano 1989 quando di passaggio nella città di Latakia fu invitato a tenere una conferenza presso l’Università locale. Da allora restammo in contatto epistolare.  Poco tempo fa ho trovato per caso tra le pagine di un libro i fogli ingialliti di quella conferenza e, rileggendoli, ho provato una profonda emozione al pensiero di quei giorni lontani. La Siria era allora un luogo felice, in confronto alla tragica devastazione che ha subito negli ultimi quindici anni.

Nel 1995 lo incontrai nuovamente a Figline Valdarno dove risiedeva. Trascorsi un’intera giornata insieme a lui in belle chiacchierate e mi donò il suo ultimo libro con una dedica che recitava ‘’ A Maria Antonietta, le vie sono tante e diverse, ma ci troveranno sempre uniti’’.

Il Padre Ceccherelli non c’è più, ma nel ritrovare i vecchi fogli della sua conferenza, che non so capire come siano rimasti con me quando ho lasciato la Siria dopo l’inizio della guerra, mi è sembrato che le nostre vie si incrociassero di nuovo. Forse un messaggio, per me e per chiunque ami quello straordinario Paese ora dilacerato, che la speranza di una sua rinascita, malgrado lo scoramento che oggi ci pervade, non può e non deve morire? 

Maria Antonietta Carta

Ugarit. Primo alfabeto


Conferenza del P. M. Ceccherelli all’Università di Latakia. 

Anno 1989

In questo mio discorso cerco di presentare storicamente e con l’ausilio delle ultime acquisizioni linguistiche un evento che dà la spiegazione del sorgere della civiltà occidentale: evento che noi poniamo nella decisiva influenza della vicina cultura dell’Oriente in cui parte importante ha il mondo siriano, che ci risulta come centro e ponte di comunicazione delle espressioni più valide e più antiche di civiltà. Quando queste forme qui nell’Oriente vivevano e fiorivano, l’Europa e le regioni del Mediterraneo occidentale non potevano offrire proposte di una cultura che superasse il periodo neolitico. D’altra parte, le notizie e le informazioni che le scoperte archeologiche e linguistiche danno ci presentano una decisiva superiorità del mondo orientale, dove si è formata la civiltà metallurgica e dove è avvenuta l’invenzione della scrittura, mezzo assolutamente necessario per la trascrizione della storia del passato.

Con tutta la buona volontà e il desiderio di evidenziare un apporto europeo e nazionalistico alla civilizzazione, che si è tentato di dare, si offre però un insieme insufficiente e inadeguato di proposte che nella realtà sono poco più che nulla in una prospettiva storica. Quello che possiamo affermare è che l’ambiente occidentale aveva una grande potenzialità di recezione, che del resto è avvenuta in un tempo relativamente breve e, sotto la spinta greca, etrusca e latina, assai efficace; ma solo questo. Anche le varie civiltà dell’ultimo millennio a.C. sono localizzate in dati punti e ricche localmente di residui archeologici che provengono da Oriente; ma qualcosa di vasto, duraturo ed efficace non appare.

La storia culturale dell’Europa si inizia in modo visibile dopo il 2000 a.C., ma sempre in modo locale e non assolutamente chiaro e incisivo: che sia sua invenzione o sviluppo o complemento di altre culture.

Nella trattazione presente cerco di seguire le tappe della civilizzazione orientale e i mezzi di trasmissione di questa cultura, toccando i momenti principali e il lavorio interno di popoli che consideriamo i protagonisti di una civiltà che per ragioni storiche particolari si sono trovate in circostanze e condizioni favorevoli, comunicate prima all’ambiente vicino, cioè al Mediterraneo orientale, e poi a quello più lontano, che potrebbe essere anche oltre il Mediterraneo, in tutte le direzioni delle ‘’quattro regioni’’, come accennano le tavolette di Ebla e i titoli onorifici dei suoi re. Infatti, questo che può sembrare un vanto retorico di grandezza politica, trova giustificazione nella posizione geografica della Siria, che appare realmente centro geografico volto verso tutte le direzioni dei punti cardinali.

Il mio discorso non è fatto semplicemente per compiacere il vostro orgoglio di essere Siriani, ma per affermare soprattutto quale è la verità e la realtà delle cose.

Non nego certo l’importanza della Mesopotamia propriamente detta e dell’Egitto, che hanno lasciato segni indelebili di opere grandiose dal IV millenni a. C. e da tanti altri documenti e monumenti certamente anteriori. Queste opere, scoperte nel secolo passato e conservate dal velo inesorabile del deserto, che dopo l’ultimo re babilonese e dopo le ricostruzioni effimere greche e romane, ha coperto tutto e chiuso implacabilmente ogni notizia, salvando però allo stesso tempo sia la testimonianza della loro esistenza sia la ricchezza dei documenti della prima scrittura.

La Siria invece da sempre è stata percorsa da popolazioni ed eserciti che ne hanno trasformato la faccia in ogni secolo, rovinando, deturpando e distruggendo tante testimonianze antiche che sono andate perdute, anche se attualmente possiamo nutrire la speranza che, come è accaduto per Ebla, Mari, Ugarit, ritornino alla luce.

Comunque vi sono alcune realtà e fatti che ora appaiono più evidenti e provativi, per il fatto che spostano l’esistenza della civiltà siriana in termini contemporanei alle prime e più antiche manifestazioni civili della Mesopotamia e dell’Egitto. Infatti, oltre alle testimonianze acquisite dalle scoperte recenti di Ugarit, Mari ed Ebla, ritornano all’attenzione degli studiosi le date della fondazione delle città più antiche della storia in cui emergono Damasco, Aleppo e Gerico, che risalgono addirittura al IX millennio a.C., date conosciute, ma a cui forse non si dava grande rilievo.

Attualmente invece, di fronte a certe scoperte archeologiche, che riportano con certezza l’esistenza di località abitate in lontani millenni, è confermata la reale esistenza di queste città più antiche che noi possiamo conoscere sempre nell’ambiente siriano.

Il mio viaggio lungo l’Eufrate e un incontro fortunato mi ha confermato in questa opinione. Seguendo le antiche strade carovaniere della Siria nel tratto dell’Eufrate da Mari fino alla confluenza con il fiume Balikh verso la via di Harran ho costeggiato il lago artificiale Assad, che ha nascosto per sempre luoghi di interesse archeologico, studiati però prima della costruzione della diga come mi ha informato l’ingegnere Abdallah Hggiar di Aleppo. Ho avuto la sorpresa, parlando col predetto studioso, di conoscere l’età di luoghi venerandi per antichità lungo le rive dell’Eufrate detto a ragione ‘’fiume via della civiltà’’, che risalgono, come Mureibat, a 8500 anni a.C., Habuba, al 4.000 a.C., Mumbaqat, Tell Halawa, Tell Kannas al 6000-4000 a. C., Tell Aruda con due templi del 3800 a,C. e potrei continuare…

A Raqqa, il Balikh, che confluisce nell’Eufrate, ha le sue rive verso Harran e Urfa disseminate di tell di età antichissima. Come pure le rive del fiume Jabur, che parte da Tell Half sede dell’antica civiltà Halafiana. Avevano ragione quindi i re di Ebla a chiamarsi ‘’i re delle quattro grandi regioni’’, ponendosi al centro di una grande regione che aveva come suoi confini il misterioso Nord dell’Asia Minore, il grande ‘’fiume’’ cioè il mare con le isole delle genti, il territorio dei fiumi inondanti (il Sud), in cui confondevano Arabia e India.


C’è un nome nell’antica lingua accadica, che mi ha sempre fatto impressione: assaru, che i maggiori studiosi hanno tradotto con ‘’ordinare, sorvegliare, provvedere’’ e nella sua forma derivata assuru, ‘’colui che bene ordina’’. Assur, dio principale assiro, può così agevolmente legarsi al senso di ‘’capo, dio toponimo, principe’’. Questa parola, legata al termine ‘’Assiria’’ e ‘’Siria’’, si riferisce al territorio dell’alto Eufrate e Tigri, e realmente potrebbe significare ‘’ il centro da cui si ordina e si dirige’’. Per i Semiti, poteva essere la loro terra, centro delle reali direzioni geografiche, commerciali e militari. È una ipotesi suggestiva, con tutti i limiti che proposte di questo genere consigliano, ma che nella realtà fu usata per primi dagli Assiri e dopo dai Babilonesi. Comunque il termine si riferisce ai territori siriani e poi della Valle dei Fiumi, che per la terminologia occidentale divengono Oriente, mentre il termine vero e proprio dovrebbe essere ‘’il centro’’; tanto più che il vocabolo Canaan significherebbe ‘’gli Occidentali’’.

Si sa che per gli antichi la direzione dei Fiumi Eufrate e Tigri significava il Nord. Questo uso delle direzioni divenne generale. Anche per i Greci vi era un centro: la loro terra, mentre Oriente era accad. ‘’asu’’ Asia il sorgere del sole o anatolé –Anatolia- ‘’dove il sole si alza’’, mentre Occidente era ‘’erepu’’ – Europa - il tramonto, e atalu Aithalia – Italia- ‘’la terra della sera’’, detta da loro anche Esperia, la terra della sera.

Si comprendono così i vanti di Ebla, che saranno poi i vanti di Sargon il grande, perché sanno di essere’’il centro del loro mondo’’, quello cioè da loro conosciuto.

Da qui parte la storia, quella che per ora noi conosciamo, e la conosciamo per merito degli inventori della scrittura, i Sumeri e i Semiti.

E in questi momenti decisivi per la civiltà, la Siria ha avuto una parte importante: quella di mediatrice di una cultura e civiltà in espansione, secondo gli studiosi testimoniata nella proiezione indiana, e forse anche cinese, e in quella europea fino alle isole britanniche, a proposito di culture megalitiche di probabile origine orientale. Evidentemente dobbiamo avanzare con cautela nelle nostre affermazioni, perché la mancanza di documenti chiari prima del V millennio, cioè prima della manifestazione della prima scrittura, ci deve far prudenti. Però se noi dobbiamo giudicare le cose da quello che ora conosciamo, dall’archeologia e dalla linguistica, dalla posizione geografica immutabile della Siria quale ora è, e da una certezza di vita civile nota e reale quale si manifesta nei periodi storici, è inevitabile e logico pensare a una preparazione di millenni antecedenti alle date testimoniate del IV millennio, che ci suggeriscono di presupporre una vita culturale viva, che prepara e spiega il fiorire di una civiltà grandiosa e quasi perfetta quale risulta dai templi, palazzi, realizzazioni civiche, agricole, idrauliche, industriali e artigianali mesopotamiche, egizie ed eblaite. La realtà quindi dell’antichità di Damasco, Aleppo e delle località siriane dell’altro Eufrate sono argomenti certi di una seppur lenta maturazione che trova il suo compimento nel millennio della primitiva scrittura. Infatti, qui l’ambiente che noi chiamiamo il momento natufiano e halafiano ha trovato un reale sviluppo che ha favorito un modello di vita civile che piano piano maturandosi con l’esperienza e i rapporti reciproci ha creato il primo progresso razionale agricolo e il celebre ‘’metodo di conduzione asiatico’’ fonte di ricchezza e di miglioramento di prodotti insieme all’addomesticamento degli animali utili all’agricoltura e ai trasporti commerciali.

In questo pulsare di novità e di attività umane, appare la civiltà del rame a cui segue quella del bronzo, una vera rivoluzione culturale che cambia il vivere e l’attività degli uomini del tempo. Questo spiega a sufficienza le novità militari e le fortunate imprese dei Sumeri e dei Semiti, detentori di mezzi e di segreti, che la ricchezza acquisita aveva loro procurato. Circa la civiltà del ferro, personalmente sono poco convinto della precisione delle ‘’categorie’’ degli studiosi sul sorgere di questo particolare momento. Io penso che tante cose siano maturate precedentemente ai dati comunemente trasmessi e accettati. Chi vivrà vedrà apparire notizie che riguardano la presenza del ferro molti secoli avanti le date ufficiali. Il mondo antico come appare dalle proiezioni orientali ed egizie è un mondo misterioso e pieno di impensati segreti, che via via scopriamo.

Le nostre categorie si sono formate seguendo una razionalità di tipo scientifico occidentale che pretende di giudicare fatti di millenni fa con una visione slegata da espressioni e criteri tipici orientali, portandoci a una scolasticità che via via crolla di fronte alle luminose scoperte archeologiche e linguistiche. Presenta inoltre una mentalità che vorrebbe far credere che noi moderni siamo i più bravi, i più dotti, i più equilibrati giudici , come possessori di una vita civile e culturale perfetta nelle sue conquiste, mentre in realtà non sappiamo moderare i nostri progressi con la saggezza di vita e di misura degli antichi, dando valore alle conquiste materiali e non tenendo conto dei valori dello spirito. Ne consegue che potremmo risultare i distruttori delle nostre vittorie scientifiche, che appaiono già effimere e soggette a minacce incombenti. Infatti, mentre le acquisizioni degli antichi sono armoniche e legate a leggi universali rispettose dell’uomo e del futuro, i moderni nella visione egoistica del profitto e del risultato immediato creano traumi ecologici, sociali ed economici, che preoccupano, in una visione responsabile sistemica della vita, legata intimamente tra sé nei rapporti reciproci delle componenti umane. La mia è una parola di riflessione e di invito alla responsabilità, non volontà di denigrare la civiltà occidentale e moderna che, per quello che interessa noi, con i ricercatori e gli studiosi dei due ultimi secoli, ha saputo riscoprire e valorizzare in modo veramente esemplare i segni del passato civile vanto della vostra terra. Il patrimonio siriano è frutto anche di questi studiosi umili, intelligenti e disinteressati, che hanno preparato alla Siria un avvenire pieno di interesse per gli ammiratori e ricercatori del bello e del grande del passato. Vi presento prima di tutto quello che mi ha colpito esaminando e ripercorrendo le vie dell’antica civiltà siriana, per poi passare all’accenno linguistico che è la conferma splendida dell’influsso che la prima scrittura e il primo alfabeto hanno operato da qui nel mondo. Per essere semplice, ho preso un’antica carta geografica del vostro paese, ricavandone l’impressione netta che questa terra era la crocevia dei movimenti marinari e terrestri e della comunicazioni internazionali commerciali e culturali del tempo.

Sigillo cilindrico del secondo regno di Mari (XXV secolo a.C.)

 

Vi è un luogo importante e fondamentale, passaggio e scambio di idee, di prodotti, di commerci e di ricchezze; è la città di Mari da cui si dilungavano le vie principali verso il corso dell’Eufrate, lungo la via detta ‘’dei patriarchi’’, che si volge poi per due direzioni: quella del fiume Balikh, che porta nell’interno dell’Asia Minore, regione che sarà poi la terra degli Ittiti, e la Cappadocia dove si trovava anche una importante colonia assira. L’altra, per Aleppo, continua il suo percorso fino al Bosforo, per unirsi alle vie che penetrano nel continente europeo in tutte le direzioni, la via del Danubio e quella verso il Baltico. Da Mari si ha la comunicazione con il continente asiatico e con le vie terrestri che portano verso l’India e la lontana Cina. Ancora da Mari, una via ardita ma importante unisce a Palmira che a sua volta era l’emporio dei commerci con il Sud arabico e unisce il mare Mediterraneo attraverso Damasco che, a sua volta, collega la Siria alla Palestina e all’Egitto. A Petra avveniva la congiunzione con la via’’degli aromi e dell’incenso’’ dove facevano capo le vie del deserto arabico occidentale. Era tutto un pulsare di vita, che attraverso il punto centrale della Siria collegava tutto il mondo conosciuto. 

A questo punto resta da dire quella che è la sintesi storica del nostro discorso. I nomi di Tiro, Sidone, Biblo, Ugarit, Alalak, Al Mina. Questi centri, oltre a recepire il commercio euro-afro-asiatico portano il nome di Oriente e delle sue realizzazioni e capacità nei luoghi più lontani e impensati di cui non sappiamo ancora con precisione l’arditezza e l’avventurismo. Certe tra le altre, le isole Canarie e le Azzorre frequentate dalla marina fenicia per il prezioso murice che dava il colore più vero alla porpora. Ultimamente, si è scoperto che Londra vive e prospera già nel II millennio a. C. con oggetti e ceramiche di chiara origine orientale. Sono questi accenni di ciò che doveva essere l’attività dei vostri antichi padri, che sapevano portare il loro nobile e prezioso lavoro fino agli estremi confini della terra contribuendo alle scoperte più impensate, che possono essere paragonate alle nostre conquiste spaziali.

La visita che l’anno scorso ho fatto alla mostra dei Fenici in Venezia mi ha fatto ammirare con magnifica violenza l’ardimento e l’apporto di quei navigatori che hanno reso le coste siriane e fenicie la ‘’porta dell’Oriente’’ nelle sue comunicazioni di affari e di idee con le terre occidentali. Sono gli eredi di Ebla, di Mari e delle antichissime vostre città di Damasco e di Aleppo. Credo infatti che le esperienze culturali, artigianali, politiche, finanziarie, tessili di Ebla siano state ereditate dagli abitanti della costa. A questo punto vorrei esprimere una opinione personale. Gli abitanti della costa, come li chiamavano gli Egizi, cioè le popolazioni che dalle Porte della Cilicia comprendevano i vari stati siriani e fenici avevano un senso politico altissimo di misura e di saggio equilibrio che ha loro permesso di essere forti, in tante tempeste e secolari vicissitudini, e sopravvivere con uno spirito di indipendenza e di adattamento che guardava nello stesso tempo alla realtà di uomini liberi e alla necessità di salvaguardare il loro commercio fonte di ricchezza e pungolo fortissimo di ricerca culturale. E questa saggezza millenaria, bene immenso e necessità di vita l’hanno difesa con acuta lungimiranza e con accanimento, quando a Tiro resisterono ad Alessandro Macedone che, - lo sentivano – avrebbe spostato lontano da essi l’equilibrio politico e commerciale. In certo senso però gli eredi di Alessandro gli dettero ragione poiché la capitale del loro regno fu riportata sulla costa siriana con la capitale Antiochia. Questi mercanti avevano anche un’altra qualità: sono stati sempre un popolo giovane attivo e intraprendente non legato a schemi ideologici e a tradizioni che il tempo antico aveva reso sacre, venerande e intoccabili. Erano volti alla praticità e alla concretezza e al senso del risultato utile e immediato come sono i mercanti e i commercianti. Le posizioni ieratiche e sacre dei popoli mesopotamici e degli egizi erano per loro impedimenti a un agire opportuno ai tempi e alle loro necessità, frenando e costringendo. L’hanno dimostrato con la semplificazione della scrittura precedente, complessa e insopportabile per un uomo che non ha tempo da dare alle troppo lente meditazioni e non sente il patrimonio di altri come proprio. Ne è derivata la nascita dell’alfabeto, semplice e funzionale. Ciò è stato compiuto a Ugarit da cui è partito e attraverso i Greci, gli Etruschi e i Latini è divenuto la voce espressiva del mondo civile. Ma la mia riflessione non guarda tanto questo fatto conosciutissimo, quanto una conseguenza importantissima che ne è derivata. Gli scribi ugaritici con la loro sapienza marinara e geografica per il possesso della scrittura e dell’alfabeto si sono imposti alla poca cultura dei popoli mediterranei e dell’Europa nei luoghi frequentati, favorendo comunicazioni ed espressioni che solo essi potevano fissare in modo preciso e ufficiale ciò che sapevano e che gli altri non sapevano. Le loro carte nautiche, la loro qualificata presenza e il loro interesse sono stati determinanti. Termini e voci orientali si vedono chiaramente nelle parole più antiche dei luoghi, città, monti e fiumi, che solo chi aveva la scrittura ed era interessato poteva scrivere e conservare. Se poi si riflette che l’accadico prima e l’aramaico dopo sono state la lingua ufficiale delle comunicazioni internazionali e commerciali, la cosa può sembrare più persuasiva.

A quarto punto si inserisce il discorso linguistico.

Le nostre esperienze filologiche-glottologiche e lo studio comparativo delle lingue semitiche e indoeuropee ci portano ad affermare o una antica unità linguistica del mondo euroasiatico o un’influenza delle voci orientali ricche di valori civili e culturali, di fronte a un mondo considerato sprovvisto allora di questi beni anche nel modo più elementare, immerso come era nel momento paleolitico e neolitico durante il fiorire delle civiltà sumere, semitiche ed egizie. Hanno quindi subìto l’influenza di popoli più aperti e più progrediti nel medesimo modo che in seguito il latino dominerà l’Europa, l’arabo il mondo islamico e ora l’inglese con la sua influenza nel terzo mondo di cultura esile e diviso in numerose e insufficienti espressioni linguistiche. Sono convinto, pur nel rispetto della storia e delle ricerche e delle scoperte archeologiche odierne, che l’elemento più puro e più certo è la parola, chiave sicura che riflette più di ogni altra cosa le caratteristiche storiche, ambientali di popoli e paesi.

Attraverso l’esame di termini di corsi d’acqua, di monti, di località abitate, di certi vocaboli pieni di fascino segreto e delle direttrici antichissime di strade e di rotte marine si perviene a penetrare valori nascosti e luminosi che ci possono aiutare a scoprire impensate verità. Per cui, superando e ampliando l’impostazione finora ufficiale degli indoeuropeisti, l’esame della parola, dei suoi significati e dei valori locali e ambientali trasmessi e che essa contiene, ci fa scoprire un influsso, se non una radice comune, in centinaia e addirittura in migliaia di parole semitiche ed europee sia nei nomi dei luoghi, dei fiumi, dei rilievi, delle manifestazioni del divino, sia nelle forme più usuali e comuni del nostro parlare antico e moderno. A ragione quindi lo storico americano Childe Gordon scriveva: "L’errore di separare la Grecia dalla sua matrice orientale e di attribuire una importanza straordinaria e sproporzionata alla sue caratteristiche, che si sono fatte uniche, e alle sue innovazioni invece che sviluppi, ci ha resi ciechi all’evidenza.’’

Io vedo la Siria così: la vostra nazione è stata nel passato mediatrice di civiltà che ha avuto nel suo seno e che ha recepito da ogni parte, contemperandola con gli antichi valori e comunicandola a ogni parte del mondo conosciuto, divenendo un centro di vita in cultura semplice e funzionale, come ha fatto con l’alfabeto. Ha quindi assommato esperienze immense per il valore e la genialità e la praticità dei suoi abitanti. Il mio voto è che la Siria risponda sempre anche nel futuro a questa vocazione e mediazione laboriosa ed efficace dei suoi abitanti, di voi cioè che di questo riflesso e di questo respiro aperto e universale, siete gli eredi e, penso, gli eredi fedeli.

Padre Ignazio Marino Ceccherelli

Ignazio Marino Ceccherelli dopo gli studi classici si dedicò alla storia e alla linguistica del Vicino Oriente e scrisse diversi libri di grande interesse.

Bibligrafia

Alle Fonti della Civiltà, il Fauno ed.1986

Il Vento d’Oriente, Ed. I.E.I Firenze 1989

Fermati o Sole, Se Galileo l’avesse saputo, Ed. Centro studi Sardini, Bornato, 1992

Dizionario di nomi orientali, biblici, classici, Ed. Centro studi Sardini, Bornato.

Le Antiche Strade, dai Sumeri (3500 a. C.)alle strade romane, Ed. Maria Pacini Fazzi, 1995