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venerdì 27 marzo 2026

Messaggio di Pasqua 2026 dei Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme

 

Messaggio di Pasqua dalla Custodia di Terra Santa

«Benedetto sia Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti...»
1 Pietro 1:3

Nelle settimane che precedono la commemorazione di quest'anno della morte e resurrezione di Cristo, una nuova e devastante guerra regionale ha nuovamente gettato nel caos la Terra Santa e l'intero Medio Oriente. Ogni giorno che passa porta con sé un'escalation sempre più violenta: un ciclo implacabile di morte, distruzione e orribile sofferenza che ora si ripercuote in tutto il mondo, causando crescenti difficoltà economiche. Dal fumo nero di questa devastazione in continua espansione, una profonda oscurità ha avvolto la nostra regione, soffocante come l'aria all'interno della tomba sigillata di Cristo crocifisso. La speranza stessa sembra averci abbandonato.

Eppure, come insegna la Scrittura e rivela la nostra fede, la desolazione della tomba non fu la fine della storia. La morte non ebbe l'ultima parola. Per la potenza di Dio, Cristo risorse vittorioso dalla tomba, spezzando i legami del peccato e della morte. Come scrisse l'apostolo Paolo: «Cristo infatti è risorto dai morti, primizia di coloro che si sono addormentati» (1 Corinzi 15:20). Di conseguenza, a coloro che guardano con fede al Signore risorto, Dio concede «una nuova nascita a una speranza viva» (1 Pietro 1:3).

Pertanto, in questi tempi catastrofici, noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, affermiamo queste parole potenti e incoraggianti alle nostre comunità e ai cristiani di tutto il mondo come cuore del nostro Messaggio di Pasqua. Infatti, «come Cristo è stato risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita» (Romani 6,4b).

Nel rispetto di questa profonda verità, esortiamo i fedeli e tutti coloro che sono di buona volontà a lavorare e pregare incessantemente per il sollievo delle innumerevoli moltitudini in tutto il Medio Oriente e oltre, che soffrono gravemente per le devastazioni di questa guerra. Allo stesso modo, li esortiamo a intercedere e
a promuovere una fine immediata dello spargimento di sangue e affinché la giustizia e la pace prevalgano finalmente in tutta la nostra regione dilaniata dalla guerra, a cominciare da Gerusalemme e estendendosi a Gaza, al Libano e a tutta la Terra Santa; agli Stati del Golfo e a Teheran; e fino ai confini della terra.

Infine, in questo senso, ricordiamo ancora una volta le parole di San Paolo che, in mezzo alle sue innumerevoli prove, scrisse: «Siamo tribolati in ogni modo, ma non schiacciati; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non distrutti, portando sempre nel  nostro corpo la morte di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo» (2 Corinzi 4,8-10).

Con la stessa profonda fede nel potere trasformatore della Risurrezione di Cristo, in mezzo alle nostre sofferenze, scambiamoci quell'antico saluto pasquale che continua a risuonare nell'eternità: “Cristo è risorto! (Al Maseeh Qam! Christos Anesti! Christos haryav i merelotz! Pekhrestos aftonf! Christ est Ressuscité! Cristo è risorto! Christus resurrexit! Meshiha qam! Christos t'ensah em' muhtan! Christus ist auferstanden!) È veramente risorto! Alleluia!”

I Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme