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domenica 17 maggio 2026

La speranza per la Siria è dentro questi volti: sosteniamoli

 

Azer, maggio 2026 

Carissimi,

mentre il caldo avanza a grandi passi sarebbe ora di raccontarvi qualcosa di questi tempi. Lo farò presto, ma oggi vorrei presentarvi una cosa particolare, una campagna di raccolta fondi che stiamo lanciando. Una campagna importante per noi, come vi spiego più avanti. L’abbiamo intitolata “Adotta un operaio!”.

Sapete che non solo politicamente, ma anche socialmente la situazione in Siria è drammatica. Niente lavoro, ma costi alle stelle. Per dirvi: le bollette della corrente che stanno arrivando alle famiglie sono astronomiche, due milioni di lire siriane (diciamo 150$), bollette per le luci e un frigorifero, diciamo anche una lavatrice... E lo stipendio base di un impiegato statale è di 800.000 lire siriane, circa 60$.

La gente ovviamente non le paga, e lo Stato comincia a bloccare i cavi agli insolventi. Sappiamo che la situazione è difficile ovunque, anche in Italia e nel resto del mondo la vita è diventata difficile, e che già molti di voi ci sostengono generosamente... 

Ma provate per favore a diffondere questa campagna...e chissà che in questo mese di Maggio Maria benedica la nostra ricerca di adozioni... Adottare un operaio è importante, perchè significa adottare una famiglia. Sapete come noi abbiamo cercato di dare sempre lavoro in questi anni..il più possibile, compatibilmente con le nostre possibilità. 

Ma ora le nostre risorse sono poche, e non so fino a quando potremo aiutare. Nel nostro villaggio, formato da 120, 130 famiglie, già più di una quarantina di case hanno chiuso, cioè tutti i membri sono andati all’estero, senza pensare ad un ritorno possibile.

All’interno delle famiglie che ancora restano, molti sono i giovani che sono partiti, resta soprattutto la generazione dai cinquanta in su..C’è ancora qualche famiglia giovane, per questo facciamo di tutto per dare lavoro almeno a qualcuno, perchè possa restare, e restare con un po’ di dignità.

  Ecco i nostri operai:

Charbel, 40 anni, lavora al monastero da 16 anni. Ha 3 figli, scalpellino di base ma ormai esperto un po’ di tutto il cantiere e di tanto altro. Ha cominciato a lavorare da piccolissimo.

Raymond, 47 anni, 4 figli e una bimba in arrivo. Scalpellino da quando aveva dieci anni, e ha cominciato a lavorare col papà.

Hibrahim, 47 anni, un figlio e una figlia...Sempre gentilissimo, segue un po’ tutti e procura tutto quel che serve nei vari lavori, e aiuta dove serve.

Camil, 39 anni e tre bambine. Un po’ elettricista, un po’ muratore, un po’ coltivatore.. Un gran lavoratore.

Hasib: anche lui scalpellino, 39 anni e tre figli. Operaio silenzioso e meticoloso.

Amid: ha 41 anni, sposato, con un bambino, fa parte del gruppo della pietra.

Ossam: ha 37 anni, 2 bambini, ed è il responsabile del lavoro nella campagna, orto e giardini..

Elias: ha 51 anni, ha perso un piede su una mina, lavorando la sua terra, ha tre figli, lavora la campagna ed è instancabile.

Daniel, 24 anni, e Issah, 30 anni, entrambi hanno interrotto gli studi, e infine Youssef, 24 anni, che sta studiando e lavorando per mantenersi. Tutti questi ultimi fanno parte del gruppo che lavora la terra e i campi.

   E poi “le nostre operaie “:

Hilhem, 42 ha cominciato a lavorare con noi durante la guerra, quando hanno ucciso suo marito, e lei si è trovata da sola con due figli piccoli. Ora si è risposata con un vedovo, ed hanno in tutto cinque figli. 

Sihem, ha sessant’anni, è rimasta vedova a 17 anni con un bimbo nato e la seconda figlia in arrivo. Ha sempre lavorato ed ha fatto studiare i suoi figli, ancora lavora per aiutarli. Hilhem e Sihem lavorano un po’ in foresteria, per le pulizie, il bucato, un po’ in casa, per le tisane e le erbe che vendiamo..

Da qualche anno abbiamo cercato di aiutare anche altre tre donne, tutte con situazioni di grande povertà, facendo piccoli artigianati con loro; braccialetti, lavori con la carta, presepini artigianali... 

A questi prodotti lavorano: Mirvet che ha 40 anni, e due figlie, il marito senza lavoro. Manal, anche lei 40 anni e due figli, marito disoccupato. E infine Amal, 45 anni, tre figli. Il marito lavora duramente, ma sono molto poveri.

Anche il guardiano del cantiere, Abu Butros che viene dal pomeriggio fino al mattino seguente, è una persona veramente povera povera. 

Ecco, anche questo è Azer, anche per questo e per queste persone vi chiediamo di pregare...anche questo è costruire la speranza in questo luogo.

Diffondete per favore il nostro appello, e ci sentiamo presto con qualche notizia della comunità e degli ospiti che in questi tempi stanno venendo numerosi al monastero.

M. Marta Fagnani e le sorelle di Azer 

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