Aleppo, 20 luglio 2026
traduzione di Giorgio Banaudi
TENEBRE
E SPERANZA
Cari amici,
È
con molto ritardo e una certa riluttanza che vi scrivo questa Lettera da Aleppo n. 52. All'entusiasmo che, dal 2012, ci spingeva a
scrivere le nostre lettere per condividere con voi le nostre notizie
è ormai subentrata una certa stanchezza: la stanchezza di dover
parlare ancora una volta delle stesse sofferenze, di ripetere la
stessa angoscia di fronte al futuro e di lamentarsi ancora
dell'incertezza dell'avvenire.
La
nostra regione è in ebollizione da diversi mesi a causa della guerra
condotta dagli israelo-americani contro l'Iran; una guerra che ha
destabilizzato diversi paesi della regione e ha danneggiato
l'economia mondiale; una guerra in cui gli americani sono stati
trascinati e dalla quale non sanno più come uscirne. Come al solito,
è il povero e caro Libano a pagarne le conseguenze, con
l'occupazione del sud del paese, la distruzione sistematica dei
villaggi e più di un milione di sfollati.
La
Siria non è stata direttamente colpita dal conflitto. Al contrario,
ha visto il ritorno dal Libano di numerosi rifugiati siriani in fuga
dalla guerra tra Israele-Hezbollah. Del resto, col cambio di regime
del dicembre 2024, più di un milione e mezzo di siriani, rifugiati
in Turchia, in Libano e in Giordania, sono rientrati in Siria.
Delegazioni
straniere continuano ad arrivare in Siria per saggiare il polso del
nuovo regime e ottenere la loro parte della «torta» per la
ricostruzione, il giorno in cui questa verrà avviata. Fino ad ora,
le decine di promesse di investimento e i numerosi protocolli
d'intesa non sono stati attuati. Le sanzioni, revocate solo in parte,
continuano a impedire la ricostruzione del paese e il miglioramento
dell'economia. Quanto al ministro degli Affari Esteri, questi
trascorre il suo tempo visitando altri paesi per ottenere sostegni
che, per il momento, restano del tutto teorici.
La
situazione militare interna è stata segnata, negli ultimi mesi, dal
ritorno sotto il controllo dello stato delle vaste e ricche regioni
che erano sotto il controllo delle milizie curde. Abbandonate dagli
americani che le avevano create e sostenute per circa dieci anni,
queste milizie, che sognavano uno stato curdo su una parte della
Siria a cui non avevano diritto, hanno infine deciso di applicare
l'accordo firmato con il governo siriano, in cambio di alcuni
diritti, del tutto normali, concessi alla popolazione curda di Siria.
La regione di Sweida, invece, abitata da una maggioranza drusa e
sostenuta dagli israeliani, continua a considerarsi separata.
Sul
fronte interno, il parlamento, chiamato da noi assemblea del popolo,
è stato finalmente costituito: 140 deputati «eletti» dalle
assemblee locali e 70 nominati dal presidente ad interim. È dominato
dalla corrente islamista. I rappresentanti dei gruppi armati
salafiti, ex ribelli, costituiscono un terzo dell'assemblea; altri 40
sono Fratelli Musulmani e il resto è stato scelto per garantire una
rappresentanza equa delle regioni e delle minoranze etniche e
religiose. Non vi è alcun
membro dell'opposizione democratica e laica al regime di Assad, pur
composta da persone competenti, integre e democratiche. I cristiani
sono rappresentati da soli 6 deputati, di cui tre donne, e quattro
sono stati nominati dal presidente per garantire una «certa»
rappresentanza equa dei cristiani. Il compito di questa assemblea,
cassa di risonanza del regime, oltre al voto delle leggi ordinarie, è
quello di votare rapidamente una legge sui partiti politici (sciolti
63 anni fa dal partito Baath) e di redigere una nuova costituzione
del paese entro la fine del periodo di transizione di 5 anni iniziato
19 mesi fa. Quale regime decreterà questa costituzione? Con molta
apprensione, lo sapremo tra 3 anni.
L'islamizzazione
del paese prosegue silenziosamente. Nessuna decisione governativa in
tal senso, per non perdere credibilità presso i governi occidentali
che continuano a ripetere al regime che deve rispettare le minoranze
religiose. Ma vi sono decisioni locali ben chiare, prese dai prefetti
delle diverse regioni: destituzione di giudici indipendenti o
cristiani, imposizione del velo in alcuni luoghi, divieto dell'alcol
in altri, costruzione di moschee nei campus universitari...
Ogni
giorno vengono arrestate persone legate al vecchio regime (quelle che
non sono riuscite a fuggire all'estero) che hanno praticato la
tortura, l'estorsione di fondi, crimini di massa ecc., e la
«giustizia transizionale» ha iniziato a processare gli arrestati
con processi pubblici. Sebbene molti imputati non siano certo degli
angeli, non si può che deplorare lo svolgimento dei processi che
seguiamo attraverso i video diffusi dalle autorità. D'altra parte,
si processano solo gli imputati di una parte; eppure anche le persone
dell'altra parte hanno commesso crimini di guerra e crimini contro
l'umanità. È vero che è il racconto del vincitore a prevalere, e
chi vince ha sempre ragione.
Tre
fatti positivi vanno riconosciuti al nuovo regime: la fornitura di
corrente elettrica per almeno 16 ore al giorno, e spesso 24 ore nei
fine settimana (rispetto alle 4 ore al giorno di prima);
l'informatizzazione dell'amministrazione: anagrafe, ufficio
passaporti, direzione dei trasporti ecc., dove è possibile ottenere
gli appuntamenti necessari per via elettronica senza dover perdere
ore in code interminabili; la lotta alla corruzione
nell'amministrazione, dove non è più necessario dare «bustarelle»
per sbrigare anche la minima pratica.
La
situazione economica resta disastrosa. I prezzi dei beni di prima
necessità continuano ad aumentare; gli affitti sono triplicati in un
anno e mezzo. Sebbene gli stipendi siano stati aumentati due volte
del 200%, la maggior parte delle famiglie non riesce ad arrivare a
fine mese. L'inflazione è talmente alta che, per evitare di dover
portare con sé un grosso fascio di banconote per pagare, il governo
ha emesso nuove banconote che tolgono due zeri a quelle vecchie.
I
cristiani di Siria continuano a sognare di emigrare. «Non sentiamo
più che questa è casa nostra», dicono, anche se le loro famiglie
vivono in Siria da sempre. Il nostro numero non smette di diminuire.
L'altro ieri è stata celebrata una messa in occasione della partenza
definitiva da Aleppo delle Suore Francescane Missionarie di Maria,
dopo una presenza di oltre cento anni. Poiché il numero delle
religiose è molto diminuito negli ultimi decenni, come per la
maggior parte delle Congregazioni
religiose, esse hanno deciso di concentrare il loro personale e la
loro missione su Damasco e Hassaké, chiudendo Aleppo. Circola voce
che anche i Gesuiti stiano valutando di riunire le loro forze a Homs
e di venire ad Aleppo solo per missioni puntuali.
Ma,
fortunatamente, in controtendenza vi sono anche alcuni segnali di
speranza; come, ad esempio, gli abitanti dei 4 villaggi cristiani
della provincia di Idlib, costretti all'esodo dai ribelli durante la
guerra, che stanno tornando a casa poco
alla volta. Un'altra ragione di speranza è il sostegno delle
associazioni cattoliche internazionali ai cristiani di Siria. Molto
recentemente, una delegazione di 10 persone dell'Œuvre d'Orient,
guidata dal nuovo direttore Mons. de Woillemont, ha percorso la Siria
per incontrare i cristiani, esprimere la propria solidarietà e
offrire il proprio sostegno. Li abbiamo accolti da noi, Maristi, e
abbiamo avuto uno scambio breve ma produttivo.
In
questo contesto turbato e incerto, noi, i Maristi Blu, continuiamo «a
vivere la solidarietà con i più poveri per alleviare le sofferenze,
sviluppare l'Umano e seminare la Speranza».
Abbiamo
appena celebrato i 40 anni della nostra azione solidale, iniziata nel
1986 con il nome di Orecchio di Dio e poi, dal 2012, con il nome di
Maristi Blu. I nostri 170 volontari hanno partecipato a diverse
attività simboliche e preparate per questa celebrazione, aperta da
una messa di ringraziamento venerdì 26 giugno, per ringraziare il
Signore di averci sempre accompagnati. Anche nei momenti più
difficili, la Provvidenza non ci ha mai dimenticato.
I
nostri progetti proseguono, come sempre, con lo stesso ardore e lo
stesso impegno solidale.
I
120 bambini del progetto «Voglio imparare» hanno terminato l'anno
scolastico e proseguono in estate con attività più che altro
ricreative. Lo stesso vale per i 650 beneficiari del nostro progetto
SEEDS di sostegno psicosociale.
Il
M.I.T. prosegue i suoi laboratori di formazione per adulti; siamo
giunti al 162° laboratorio di 3 giorni, senza contare le 54
formazioni di 56 ore ciascuna per insegnare ai giovani come avviare
un proprio microprogetto.
Il
progetto «sostegno scolastico» continua ad aiutare alunni e
studenti nel loro percorso scolastico e universitario. E il progetto
«taglio e cucito» prosegue l'insegnamento del cucito a ragazze e
donne in 4 gruppi contemporaneamente.
150
famiglie ricevono aiuto per pagare l'affitto della loro abitazione e
quasi 200 persone beneficiano ogni mese del nostro programma medico.
Più di 1700 bambini ricevono la loro razione mensile di latte grazie
al nostro progetto «Goccia di latte».
L’iniziativa
«Pane Condiviso» è molto apprezzato dai 250 anziani
ultraottantenni, che vivono da soli senza nessuno che li assista, e
che ricevono ogni giorno a mezzogiorno un pasto caldo consegnato a
domicilio dai nostri 29 volontari.
Più
di 400 «microprogetti» hanno beneficiato del nostro sostegno
finanziario e del nostro accompagnamento. Siamo giunti al 5° gruppo
di 20 persone che imparano un mestiere facendo l'apprendista presso
un datore di lavoro per 2 anni, nell'ambito del nostro programma di
«Formazione Professionale». Vogliamo che i giovani abbiano un
impiego o una professione che garantisca loro di guadagnarsi da
vivere con piena dignità, senza dover pensare di emigrare o di
«mendicare» aiuto dalle diverse associazioni caritative.
Tre
gruppi di trenta donne ciascuno partecipano per 3 mesi al nostro
programma «Sviluppo della Donna». Ne escono trasformate e
realizzate.
Infine,
last but not least, Heartmade è un programma meraviglioso che crea
abiti unici per donne a partire da scampoli di tessuto. Unendo il
rispetto per l'ambiente attraverso il riciclo e la promozione
delle donne che lavorano nel laboratorio, Heartmade è davvero un
progetto «fatto con il cuore».

Per
concludere, vorrei citare un passo della magnifica enciclica di Leone
XIV, «Magnifica Humanitas»: Una
lettura attenta della storia lo conferma. Anche nelle notti più
buie, il Signore suscita uomini e donne capaci di non rassegnarsi e
di perseverare nel bene: persone che proteggono i fragili e aprono
varchi di riconciliazione. La memoria dei santi e dei giusti, dei
costruttori di pace spesso dimenticati mostra che la grazia non
elimina il conflitto con un gesto magico, ma genera una resistenza
operosa al male e una sorprendente creatività nel bene. I cristiani
vedono le tenebre e le chiamano per nome, ma non restano fermi a
contemplarle: conoscono la luce e sanno che le tenebre non l’hanno
accolta e non possono vincerla (cfr Gv 1,5). Per questo, essi servono
il bene anche dove sembra avere l’ultima parola il dolore,
sostenuti da una speranza teologale che dona alla realtà un
orizzonte e una direzione.
Aleppo,
20 luglio 2026
Dr.
Nabil Antaki