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lunedì 6 luglio 2026

Dal Monastero di Qara scrive Padre Daniel

 

Qara- Siria- 3 luglio 2026

Oggi desideriamo farvi scoprire più da vicino un villaggio di grande importanza storica, Qara (il nostro villaggio), e condividere con voi un’iniziativa pastorale che avrà inizio proprio oggi nella nostra diocesi.

Unzione degli infermi nel nostro villaggio

Domenica scorsa, fra Jean ed io abbiamo celebrato l’Eucaristia al mattino per i parrocchiani di Qara (e nel pomeriggio con la nostra comunità).

Permettetemi una breve digressione sul nostro villaggio di Qara. In aramaico, Qara significa «il grande freddo». Situato a 1300 metri di altitudine, d’inverno può gelare intensamente. In estate il clima è piacevole e fresco la sera. Qara, situata tra Damasco e Homs, si trovava sulla «strada maestra» tra Gerusalemme e Antiochia – il percorso che gli Apostoli percorrevano durante le loro prime missioni. (Piccola ricerca: chi troverà la bicicletta di san Paolo? 😉)

Fin dall’anno 150 d.C., il nostro villaggio di Qara aveva un proprio vescovo. Il vescovo di Qara partecipò al primo concilio ecumenico di Nicea (325 d.C.). Nel VI secolo, il nostro monastero di Mar Yakub fu costruito sulle rovine di una torre di avvistamento romana. Fino al XII secolo, Qara contava circa 40.000 cristiani. Da allora, l’equilibrio si è gradualmente invertito. Oggi a Qara siamo rimasti solo circa 150 cristiani, su una popolazione di 20.000 abitanti.

Torniamo alla nostra visita pastorale a Qara: dopo la Messa, abbiamo attraversato il villaggio insieme a un parrocchiano per visitare una mezza dozzina di malati, pregare per loro e amministrare loro la Santa Comunione. La prima era una signora di 101 anni, in una casa lussuosa che ricordava la prosperità della Siria prebellica. Per raggiungere gli altri, abbiamo dovuto salire una stretta scalinata di diverse decine di gradini.

Queste visite ci hanno dimostrato ancora una volta quanto le persone, ovunque, aspirino alla felicità con i propri cari e i propri figli. Accanto alle icone di Gesù e Maria, si vedono le foto dei loro figli: quando erano piccoli, il giorno del loro matrimonio, poi con i propri figli. La loro sofferenza è intimamente legata a questi ricordi. Una coppia che ha seppellito uno dei propri figli si reca ancora ogni giorno sulla sua tomba per pregare e piangere.

Lungo il percorso veniamo regolarmente fermati per scambiare qualche parola. Un giovane ha aperto un piccolo negozio e ci ha chiesto di benedirlo. La convivialità di una società armoniosa, che un tempo abbiamo conosciuto qui, si è certamente molto affievolita in apparenza, ma speriamo che continui a vivere nel profondo, sotto la superficie.

Iniziativa pastorale: 10 lezioni per i giovani della nostra diocesi

I cristiani siriani (oggi 800.000, contro i 2 milioni di prima della guerra) hanno in genere un unico sogno: fuggire dalla terra dei loro antenati per cercare fortuna in Europa o in America. Questo esodo è doloroso e sembra irreversibile.

L’Iraq, che da diversi decenni è diviso tra guerra e fasi di post-guerra, conta oggi parrocchie con appena 10-20 cristiani. Questa dolorosa realtà può avere gravi conseguenze. Un giovane del nostro villaggio che lavora in Iraq ci ha recentemente confidato:  «Gli iracheni mi dicono spesso: il nostro errore più grande è lasciare che i cristiani se ne vadano. Sono loro a garantire la coesione, non hanno problemi con nessuno.»

Per cercare di arginare questo esodo, abbiamo lanciato, insieme alle nostre quattro parrocchie limitrofe, un’iniziativa interattiva: dieci lezioni approfondite rivolte ai giovani, intitolate:  «Le mie radici cristiane in Siria»

I giovani riceveranno insegnamenti impartiti dai sacerdoti e da Madre Agnès. Scopriranno le loro radici cristiane attraverso la Bibbia, la storia della Chiesa (la Siria è la culla del cristianesimo) e impareranno anche come costruire un rapporto personale con Cristo.

Attraverso questa iniziativa, speriamo e preghiamo affinché i giovani cristiani (ri)scoprano qui quanto sia bella e importante la loro Chiesa locale nella storia del cristianesimo, e quanto sia fondamentale la loro presenza di fede sulla terra dei loro antenati.

Vi chiediamo quindi di pregare affinché questa iniziativa dia i suoi frutti.

Grazie dal profondo del cuore. 

Padre Daniel Maes