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venerdì 17 luglio 2026

Siria, il nuovo nunzio in visita nei villaggi cristiani

Nella provincia di Idlib, Yaqubie, Knaye e Ghassanieh hanno accolto a fine giugno monsignor Cona. Nel convento della Custodia di Terra Santa, l'incontro istituzionale e un colloquio con i giovani, desiderosi di opportunità lavorative e riscatto sociale
 

Vatican News, 15 luglio 2026

Una accoglienza più festosa non si poteva. È stata quella che gli abitanti dei villaggi di Yaqubie, Knaye e Ghassanieh, nella Siria nord-occidentale, noti per la storica e attiva comunità cristiana, hanno riservato a monsignor Luigi Roberto Cona, nunzio apostolico nel Paese nominato nel marzo scorso, che si è recato nella regione dal 26 al 28 giugno. Situate in una zona collinare a vocazione agricola, sono comunità che fanno parte della provincia di Idlib, ex roccaforte dello Stato Islamico. Qui i frati francescani, grazie ai quali è stata possibile la visita del rappresentante vaticano, continuano a mantenere una forte presenza nelle chiese locali, custodendone la fede e alimentando la speranza, fiaccola accesa tra le macerie della lunga guerra e del terremoto di tre anni fa.

L'esultanza popolare, di sapore tutto medio-orientale, è esplosa quando il nunzio ha fatto ingresso nei villaggi, a tal punto da indurre alcuni uomini a portarlo sulle braccia tra la folla per un tratto del percorso. Gente umile e provata da tante sofferenze ha abbracciato il rappresentante della Chiesa universale - "è come se ci fosse il Papa qui tra noi" - che si è calato nei loro dolori. Danze, acclamazioni, tamburi, canti: a questa straordinaria ospitalità il presule ha risposto con coinvolgimento e calore assecondando un clima di grande familiarità. "I cristiani che vivono qui trovano in noi la forza per continuare a vivere", ha sottolineato padre Louai Bsharat ofm, parroco di Yaqubie. Il religioso, di origine giordana, ha evidenziato quanto sia antica la storia dei cristiani in queste terre, risalente all'epoca degli apostoli, e quanto i francescani siano sempre stati percepiti come un punto di riferimento, "una roccia" su cui appoggiarsi. 

Cona è stato guidato negli spazi gestiti dalla Custodia dei Frati Minori di Terra Santa: il poliambulatorio intitolato a Santa Elisabetta di Ungheria, la scuola annessa al convento. Campeggiava un cartellone con varie foto della vita di comunità: "Welcome, monsignor Cona!". Un giovane si è mostrato preoccupato della probabile scomparsa imminente di un'intera popolazione "se non si adotteranno delle strategie". "Qui in cinque o sei anni abbiamo celebrato solo due matrimoni. Se andiamo avanti così fra cinquant'anni non ci sarà più nessuno. Vi chiediamo di sostenere i giovani, affinché la vita nei villaggi possa continuare", questo il suo appello a nome di tanti. Il villaggio di Ghassanieh, visitato per ultimo dal nunzio, è stato in effetti completamente svuotato dai suoi abitanti cristiani (latini, ortodossi e protestanti). Ora pian piano si sta ripopolando, rincuorano i frati. Il giovane risiede nel villaggio di Knaye, ed è rimasto compiaciuto del fatto che il nunzio abbia ascoltato in profondità i timori, le esigenze e le incertezze dal basso. Si è trattato di un incontro molto autentico e libero, hanno riferito i presenti: "Noi vorremmo continuare a vivere qui, a Dio piacendo. Siamo contenti perché il nunzio ci ha detto che vorrebbe sostenerci in tutti i modi possibili. Oggi è stato un incontro bellissimo". 

Una donna si è fatta portavoce delle istanze delle nuove generazioni ricordando i patimenti dei figli di questa nazione, i figli dei cristiani in particolare, con i continui trasferimenti tra le scuole, sia statali che religiose. "Molte organizzazioni sono arrivate qui per finanziare progetti piccoli e grandi - ha precisato - ma alcuni giovani non hanno avuto il coraggio di rischiare nell'avvio di una attività in proprio. Perciò speriamo che possiate aiutarci ad inserirli nel mondo del lavoro con corsi di formazione, corsi di aggiornamento, in modo che trovino opportunità nelle grandi imprese". Un desiderio concreto e condiviso apertamente a cui ha fatto seguito uno dei suggerimenti del nunzio: ristrutturare alcuni edifici nello stile tradizionale locale per realizzare una sorta di hotel diffuso capace di accogliere i turisti. È una delle direzioni verso cui poter indirizzare le energie per fare in modo che questo polmone della cristianità torni a respirare appieno.

Tra queste poche centinaia di persone (legato ai due villaggi di Yaqubie e Knaye c'è anche Jdaide, interamente greco ortodosso) non c'è rancore e nemmeno rassegnazione, ma serve un nuovo slancio economico e sociale. "La comunità greco ortodossa e quella armena ortodossa sono state abbandonate dai loro rispettivi pastori, andati via quando i ribelli si impadronirono della zona nel 2012. I nostri frati hanno offerto i servizi spirituali e di assistenza umanitaria a queste comunità senza alcuna distinzione", ha rammentato padre Bahjat Karakash ofm, delegato del Custode di Terra Santa in Siria e parroco di Aleppo. 


Monsignor Cona, in questi due giorni, è venuto a conoscenza di vicende particolarmente drammatiche che hanno segnato la vita di nuclei familiari e singole persone. Bassem Artin ha raccontato, per esempio, delle persecuzioni, cominciate durante la guerra, e dei rapimenti frequenti. Un giorno hanno preso anche lui. È stato egli stesso rapito da alcuni fondamentalisti, è rimasto in prigione per due settimane, subendo torture e insulti di ogni genere: "Ci picchiavano continuamente", testimonia. "Poi sono passati alle minacce di morte, voglio ucciderti, mi ripetevano ossessivamente", finché qualcuno gli ha puntato il coltello alla gola. "Fa' pure, gli dissi. Mi rispose: 'Di' addio alla vita'. ' Solo se Dio lo vuole', gli dissi. Ero steso a terra e lui seduto sul mio collo tenendomi bloccata la testa. Non ne potevo più. È stato un momento terribile. A un certo punto ho come sentito una voce che mi diceva di non avere paura, 'io sono con te', mi diceva. Cominciai così a rispondere a ogni cosa del mio aguzzino. Ribattevo a ogni domanda. Finché lui, infastidito: 'ma tu di chi ti fidi?'. Gli risposi: 'di Dio'. 'Perché tu conosci Dio?'. 'In realtà sei tu che non lo conosci'. Alla fine mi ha lasciato e se n'è andato". Nelle sue parole, anche il ricordo di quanto accaduto all'allora parroco e oggi vescovo Hanna Jallouf, Vicario Apostolico di Aleppo, anch'egli tra gli incarcerati per mano dell'estremismo islamico durante la guerra, proprio lui, tra le figure più attive nell'ambito del dialogo interreligioso e della promozione della pace. 
Monsignor Cona con i frati della Custodia di Terra Santa in Siria

Da padre Khoukaz Mesrob ofm, parroco di Knaye, suo luogo di nascita, arriva lo stesso desiderio di riscatto: darsi da fare per il proprio popolo: "Abbiamo iniziato il restauro della scuola elementare mentre ancora c'era la guerra, quando è terminata eravamo a metà dei lavori. Oggi con il rientro delle famiglie sfollate, stiamo cercando di ricostruire anche le case, case danneggiate dalla guerra, dal terremoto e dagli atti vandalici. Le famiglie che tornano da altre città siriane vivono in condizioni di estrema povertà. Il nostro ruolo come Chiesa - ha ricordato - è di provvedere ai bisogni di queste persone in ogni modo da aiutarle a ricominciare: tetto, lavoro, scuola. Non ci è mancata la Provvidenza e grazie a Dio la situazione sembra gradualmente migliorare. Portiamo nel cuore grandi speranza per il futuro. Preghiamo che le sofferenze dei cristiani qui non siano perdute, ma che servano come testimonianza viva di fede e speranza, per il bene di tutta la Chiesa e dei credenti nel mondo".