Traduci

venerdì 19 giugno 2026

Invochiamo la Speranza dallo Spirito che abita in tutti noi...

 

Newsletter di giugno dal Monastero Trappista 
Beata Maria Fons Pacis




Carissimi,

vi scrivo in questa solennità della Santissima Trinità, che è anche il 31 maggio, e per noi anche primo anniversario della pasqua di Sr Adriana. Sembra impossibile che sia passato già un anno ! Noi stiamo bene, anche se un po’ “in corsa” perchè l’estate è sempre impegnativa, non abbiamo ancora recuperato sr Adelaide (e si sente!) e gli ospiti sono abbastanza numerosi. Prima di tutto volevo spiegarvi meglio il perchè dell’inizativa dell’adozione degli operai. Qualcuno si è stupito- diciamo anche spaventato- delle cifre, ma evidentemente l’idea non era che una persona o una famiglia sola si addossasse una spesa simile, ed il nostro giro di newsletter è ancora troppo piccolo. Potrebbe essere un gruppo di amici, una parrocchia che decide di sostenere un operaio per un anno. Perchè proviamo a farlo?

Perchè, mentre in tutti questi anni nei quali siamo state ad Azer siamo riuscite a dare lavoro a diverse persone, molti ragazzi hanno potuto con questo pagarsi gli studi in università, ecc, ora non possiamo più farlo. Abbiamo sempre preferito dar lavoro e prodotti in natura piuttosto che aiuti diretti in denaro. Ma era prevedibile che questo non sarebbe potuto durare sempre, e a poco a poco stiamo preparando il terreno per diminuire i nostri operai, dando loro tempo per trovare un’alternativa

Non smettiamo di cercare idee per qualcosa che possa autofinanziarsi, abbiamo aiutato a comprare qualche mucca, una macchinetta per fare spugnette da cucina, e cosi’ via. Ma la situazione è tale che poche cose danno realmente un guadagno.

L’agricoltura non riesce ad essere competitiva con i prodotti che ormai entrano dalla Giordania e da altre parti (un esempio: sul mercato, abbiamo trovato mele dall’Ucraina !??!).

Quest’anno abbiamo venduto un po’ delle nostre fragole, e altre verdure, oltre all’olio e alle tisane di sempre. Ma certo non si pareggiano i conti del lavoro, dei maggio - giugno 2026 concimi, delle attrezzature... Lo stesso per altri tipi di manufatti. Abbiamo pensato a cose diverse..ma nessuna sembra avere prospettive finchè la situazione del paese  non cambia. Falegnameria? La Turchia ha invaso con prodotti a buon mercato.. .Lavorazione del ferro? Panetteria? Formaggio? Tutti i prodotti sarebbero comunque troppo cari per assorbire il prezzo del lavoro e competere sul mercato. E pochi sono quelli che possono permettersi di cercare la qualità. Insomma, è differente pensare a qualcosa come lavoro per noi, come monache, perchè il nostro lavoro è “gratis”. Non facile comunque, ma ci proviamo. Diverso è pensare a qualcosa per la quale dobbiamo pagare degli stipendi. Per questo vi abbiano condiviso la nostra preoccupazione.

Per chi lavora al cantiere, ovviamente, il lavoro rientra nelle spese di costruzione, ed è un’altra contabilità, fa parte delle risorse per la costruzione. 

In questa lettera però vorrei raccontarvi anche della grande attesa che finalmente si è realizzata: abbiamo un cappellano!! Gaudete et exultate....Don Dario è un sacerdote diocesano polacco (quindi, Dariusz), classe 1977, che da diversi anni era sacerdote Fidei Donum in Piemonte, mentre terminava la sua tesi di dottorato con un tema mariano. Qualche anno fa è arrivato tra le sue mani un articolo di un giornalista polacco che parlava di noi, e dove si diceva tra e altre cose che eravamo senza un sacerdote. E così Don Dario aveva promesso a Dio che, se il dottorato fosse arrivato a buon termine, lui si sarebbe reso disponibile. Così è stato, e dopo essere stati in contatto in questi anni, finalmente è venuto il momento di realizzare la promessa..Così il 6 maggio Don Dario è arrivato tra noi, giusto in tempo per celebrare, l’8 maggio, il 30° anniversario dei nostri fratelli di Tibhirine. È qui per ..un tempo lungo, rinnovabile. Quindi speriamo... e cerchiamo di trattarlo bene! Lui sembra contento, e noi felici di recuperare la celebrazione quotidiana della Messa. Che Grazia !

Come diciamo scherzando, è proprio il cappellano che va bene per noi; tanto saldo sulle cose essenziali, quanto “elastico” e adattabile su altre. Per esempio, ahem, sui nostri orari che sono sempre un po’ flessibili, e pieni di imprevisti...Serio, simpatico, semplice... benediciamo il Signore! Una cosa incredibile è che la sua voce, parlando italiano, assomiglia tantissimo, come timbro e come inflessione, a quella di papa Giovanni Paolo II. Soprattutto durante la Messa, nell’uso delle formule liturgiche, se chiudiamo gli occhi...sembra proprio di avere il Papa in mezzo a noi..!

Due parole sui gruppi che quest’anno riprendono un po’ a tornare, nonostante la difficoltà del costo dei mezzi di trasporto. 

Abbiamo ospitato un gruppo di ragazze scout da Aleppo, con il padre gesuita austriaco che era stato da noi a Pasqua. Sono venuti i padri francescani per il loro ritiro annuale, una settimana molto bella di comunione e anche di conoscenza reciproca, perchè alcuni di loro non erano mai stati ad Azer. Poi un gruppo di giovani di rito Siro Ortodosso, di Homs, alla loro prima esperienza di un vero ritiro spirituale, che hanno partecipato quasi interamente al nostro ufficio delle Ore. In questi giorni c’è con noi un gruppo formato da cristiani e musulmani, che opera nell’educazione, nel sostegno delle donne e delle famiglie..

Sono venuti i gruppi dei nostri amici maroniti di Aleppo e di altre parti. Verranno i sacerdoti Armeni per il loro ritiro annuale, con il loro vescovo...

Insomma una esperienza bella che ci lega di più alle varie comunità siriane. E che ci fa sentire in modo più ampio il vissuto del paese. 

Fra gli “ospiti” nuovi non si possono dimenticare alcuni conigli – forse lepri- che cominciano a fare qualche visita ai nostri campi..Sono carini, e speriamo che non proliferino come le talpe che abbiamo dappertutto..Altrimenti sono guai seri... 

I lavori continuano per quanto riguarda la pietra, e l’abside è davvero bella, non ci si stanca mai di guardare la luce sulla pietra e le linee armoniose.

Ultima settimana di revisione degli impianti, con Charbel e degli ingegneri di Homs, e poi dovrebbero cominciare “gli appalti” e il lavoro sugli impianti. 


Abbiamo avuto anche due occasioni in questi ultimi due mesi che ci hanno permesso di sentire un po’ direttamente il clima che si respira in Siria. Per tre giorni, sr Carinia, sr Liliana ed io siamo state ospiti dei Francescani ad Aleppo, occasione per visitare le varie comunità cristiane e per le sorelle nuove di vedere per la prima volta Aleppo e la realtà di una grande città siriana.

Poi, per poter fare alcuni documenti per la residenza del cappellano, con lui e sr Mikaela siamo andate un giorno a Hama, con l’occasione di girare abbastanza a piedi nell’attesa del documento.

Ad Aleppo, l’impressione è di comunità che stanno trovando un loro equilibrio, non si sente il conflitto Sunniti-Sciti che vi è in altre parti, ma comunque si percepisce una certa preoccupazione e stanchezza, anche perchè la città che era il polo industriale della Siria ora si ritrova senza lavoro in molti settori, anche a causa della concorrenza invadente della Turchia.

L’islamizzazione è evidente, palpabile per me che da più di tre anni non avevo visitato la città: a partire dai negozi, dalle vetrine di abbigliamento del centro, che hanno cambiato completamente stile... Ad Hama, ancora di più. La gente in realtà con noi è estremamente gentile, tranne pochi casi. Davanti all’ingresso delle Norie romane, le antiche ruote di legno che trasportavano l’acqua attraverso la canalizzazione muraria in parte ancora presente oggi, un cartello che rappresenta una donna divisa a metà: sulla sinistra, un abbigliamento musulmano, ma “moderno”. Pantaloni, un velo ma semplice, cioè che lasciava vedere il viso, una maglia a maniche lunghe ma di un colore chiaro. A destra, il “vero“ modello da seguire: una donna tutta coperta di nero, compresi i guanti sulle mani, e una piccola fessura per gli occhi. In realtà, per strada c’era di tutto, donne completamente velate in nero ma anche tante musulmane con veli semplici e colorati..

Ma questo dice di un clima, che si respira, e dove molti degli stessi musulmani si sentono a disagio... In fondo tutti sentono che cosi’ non può andare avanti a lungo, l’acqua non bolle ancora ma si sta riscaldando ogni giorno di più.

Cosa dirvi della situazione dal punto di vista cristiano? Quando ascolto alcune testimonianze sulla Siria, oggi- e in genere sono testimonianze di occidentali, come siamo anche noi, che vivono qui in Siria-resto molto perplessa. I nostri criteri di analisi storica e di prospettiva, che io apprezzo, ovviamente, che fanno parte del modo in cui sono stata educata, e che fondano il mio modo di vedere le cose...mi sembrano mancare di un dato di realtà; e la cosa mi interroga, ovviamente.

Il dato di realtà a mio parere è questo: mentre noi riflettiamo su come dovrebbero porsi i Cristiani, sulle minoranze che devono conquistare la loro indipendenza sociale, sulla necessità di dialogo e impegno nella società civile così come è data ora, sul senso e il compito della presenza Cristiana... Mentre proponiamo tutto questo, i Cristiani, se appena possono, se ne vanno. Uno dopo l’altro. Per tanti motivi.

Stanchezza, paura, incertezza, mancanza di lavoro.. Ma uno dei principali fattori di emigrazione, almeno nei villaggi, è la preoccupazione dell’educazione dei figli, di fronte ad un sistema scolastico diventato povero di insegnanti e molto ideologico. Sarebbe fondamentale che ci fossero scuole, scuole vere che formino le persone. A volte mi da’ tristezza, anche un po’ delusione forse, che sembrino non comprendere l’importanza di restare, e di restare “in un certo modo”. Che a volte le chiese sembrino cosi’ “lente”, lontane da una visione in prospettiva..

Ma è importante scegliere di amarle, e di camminare insieme...Trovo un po’ ingiusto dire che i Cristiani solo rimpiangono i loro privilegi: di fatto, c’è più paura; adesso in molti c’è la sensazione di essere tollerati quasi come ospiti. Certo è importante non cedere a questi sentimenti, ma io posso scegliere di resistere a partire da un’educazione che ho ricevuto, che ha formato la mia identità, grazie a tante esperienze e possibilità che mi rendono libera nelle mie scelte, aldilà del contesto che mi circonda. 

Probabilmente è inevitabile che una generazione o due partano...Ma occorre lavorare qui sulla formazione, formazione umana e spirituale. Con la generazione un po’ più adulta, e certo con i giovani che restano. Formare i formatori, che preparino il terreno, perchè un domani i Siriani emigrati che si volgeranno indietro- e ce ne saranno- trovino qualcosa a cui guardare.

Non so, sono pensieri che vi condivido così, senza pretesa, e senza un discorso strutturato, solo con la sensazione che per pensare il futuro bisogna guardare a..un po’ più in là. Mah, ci vorrà tempo, e pazienza. E speranza.

Il tempo lo amministra il Padre, la pazienza ce la insegna Cristo; la speranza la invochiamo dallo Spirito che abita in tutti noi...

Suor Marta Fagnani e le sorelle di Fons Pacis