La caduta del governo siriano nel dicembre 2024 ha innescato un profondo mutamento nelle dinamiche geopolitiche del Levante, costringendo la comunità internazionale a gettare la maschera su decenni di doppiezze diplomatiche e mediatiche. Al centro di questa complessa transizione si pone il governo ad interim guidato da Ahmed al-Sharaa, il quale ha rapidamente consolidato il potere a Damasco promettendo riforme di facciata. Chi è Ahmed al-Sharaa? È l’uomo precedentemente noto come Abu Mohammed al-Jolani, leader storico di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) ed ex filiale siriana di Al Qaeda. È con questa fazione — che l’Occidente per anni ha prima finanziato e poi finto di combattere — che l’Unione Europea (UE) si sta preparando a orchestrare quello che fonti diplomatiche definiscono un “grande ritorno” in Siria.
Questo riposizionamento europeo rivela l’ennesima narrazione fuorviante offerta dai grandi media: il ritorno europeo non è un’operazione di pace, ma si configura come un’operazione condotta sotto la più stretta sorveglianza militare, caratterizzata da accordi indicibili in materia di sicurezza sul campo e da opache operazioni di intelligence. L’Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri, Kaja Kallas, si è assunta l’onere di guidare questa spregiudicata manovra, programmando una visita a Damasco per validare le intenzioni di un esecutivo di matrice jihadista.
Le indiscrezioni più rilevanti indicano che la nuova amministrazione siriana ha istituito un sofisticato sistema per fagocitare i rapporti tra i fornitori di servizi internazionali e le figure apicali del nuovo regime. Tale sistema cela un pervasivo apparato di controllo e di estrazione di rendite, attraverso il quale le ex-fazioni ribelli estremiste — le stesse armate per anni dalle potenze del Golfo e dall’Occidente — stanno trasformando il proprio potere militare in un’egemonia economica totalizzante.
Il presente rapporto analizza le direttrici di questa evoluzione: la paradossale architettura diplomatica dell’UE, il nuovo ecosistema economico-clientelare di Damasco e le complesse reti di intelligence che legano apertamente il governo di transizione alle potenze occidentali.
L’Architettura Diplomatica: la Dottrina Kallas e l’Ipocrisia del “Ritorno Sorvegliato” La strategia dell’Unione Europea si fonda sull’imperativo di evitare un vuoto di potere. Kaja Kallas ha avvertito i ministri degli esteri del rischio che la Siria possa trasformarsi in una “nuova Libia o in un nuovo Afghanistan”. Un’affermazione che suona come una beffa, se si considera che proprio le ingerenze e i finanziamenti occidentali hanno scatenato i disastri in Libia e in Siria. Kallas ha promosso una dottrina di engagement definita “step-for-step”, che subordina la normalizzazione e gli aiuti finanziari a presunte riforme di Damasco.
Il culmine di questa strategia è la riattivazione della Delegazione dell’UE a Damasco, nel quartiere di Abou Roumaneh (delocalizzata a Beirut dal 2012). Il capo della delegazione, l’Ambasciatore Michael Ohnmacht, ha l’incarico di preparare il terreno alla visita della Kallas. Questa mossa fa seguito al viaggio del gennaio 2026 dei Presidenti del Consiglio e della Commissione Europea a Damasco per annunciare un partenariato politico, culminato nel Dialogo Politico ad Alto Livello del maggio 2026 co-presieduto dalla Kallas e dal Ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani. L’UE ha incredibilmente messo sul tavolo 620 milioni di euro per il biennio 2026-2027.
Tuttavia, le cancellerie europee sono divise. Se Italia e Spagna hanno accelerato i contatti bilaterali inviando incaricati d’affari per proteggere i propri interessi, altri Stati mantengono una diffidenza verso le radici islamiste dell’HTS. Eppure, il leader al-Sharaa è stato rimosso dalle liste del terrorismo internazionale solo grazie a un cinico calcolo di pragmatismo politico di Washington e Bruxelles.
Tabella: La Geopolitica del Sostegno Occidentale
Sospensione parziale sanzioni (Feb. 2025): Settori chiave civili ed energetici. Dopo anni in cui le sanzioni europee hanno causato la morte per denutrizione e malattie della popolazione civile, improvvisamente vengono rimosse per non far crollare le fazioni ribelli neo-insediate.
Rimozione sanzioni economiche generali (Mag. 2025): Sblocco della Commercial Bank of Syria per la “ripresa socio-economica”. Le sanzioni inique, definite immorali anche dai vescovi siriani, cadono nel momento in cui al potere salgono gli estremisti graditi.
Dialogo Politico ad Alto Livello (Mag. 2026): Ufficializzazione del partenariato in cambio di “progressi” sui diritti.
Riattivazione Delegazione UE (In corso 2026): Presenza sul campo sotto la garanzia delle forze del Ministero dell’Interno siriano (ex insorti).
Sicurezza e la Complicità Occidentale: pagare i Terroristi per Proteggersi Dietro la facciata, l’UE sta preparando un rafforzamento drastico della propria presenza in materia di sicurezza, certificando che la Siria “liberata” è in realtà un ambiente ad altissimo rischio. Il contratto EEAS/DELSYRD/2025/NP/0099, emesso dalla Commissione Europea per il SEAE (valore 3,56 milioni di dollari per aprile 2025 – aprile 2026), prevede un massiccio dispositivo per la Delegazione UE: Close Protection Teams, veicoli blindati e tracciamento GPS continuo.
Le preoccupazioni dell’INTCEN (Centro di competenza per l’intelligence dell’UE) sul ritorno di foreign fighters e membri ISIS o al-Qaeda fuggiti dalle carceri, confermano i peggiori timori: l’Occidente ha armato e addestrato forze estremiste, e ora ne teme il contraccolpo sui confini di Schengen.
Il paradosso si fa grottesco sul mercato della sicurezza privata. Secondo il Decreto 55 del 2013, le Private Security Companies (PSC) necessitano di licenze governative. Oggi questo apparato è in mano all’HTS. Affinché il SEAE protegga i suoi diplomatici, i contractor internazionali devono operare con le PSC locali e l’intelligence siriana. In pratica, i fondi europei filtrano inevitabilmente verso attori legati a ex milizie jihadiste, aggirando ogni due diligence etica pur di mantenere l’avamposto e assumendo personale locale militarizzato per la guida evasiva.
Il Nuovo Ecosistema Economico: la “State Capture” dell’ex Ribellione Le indiscrezioni confermano che l’HTS ha attuato un metodico processo di State Capture*. Sfruttando l’esperienza del Syrian Salvation Government (SSG) a Idlib, l’HTS non ha distrutto le istituzioni a Damasco, ma le ha decapitate riempiendole con i propri quadri per monopolizzare i capitali esteri. Il sistema si regge su società parastatali, veri e propri gatekeepers obbligatori per chiunque voglia investire (inclusi colossi Usa come Chevron, ConocoPhillips o aziende tech come Google e Meta):
Green Energy: Monopolio sulla fornitura elettrica e infrastrutture energetiche.
E-clean: Intermediario per i fondi UE e ONU per gestione rifiuti e macerie.
Zajel: Controllo della logistica, trasporti e mobilità delle ONG internazionali.
Sotto il Decreto Presidenziale N. 114 del 2025, le società straniere sono di fatto obbligate a formare joint venture con il consorzio HTS/SSG. Questo oligopolio estrae rendite lecitamente, finanziando le basi armate della nuova leadership per prevenire il ritorno della vecchia guardia.
Il Paradosso delle Sanzioni: L’Overcompliance e l’avvicendamento del Golfo La farsa delle sanzioni raggiunge qui il suo apice. Dopo aver affamato il popolo siriano, l’UE e gli Usa (con la General License 25 dell’OFAC) hanno smantellato il regime sanzionatorio per energia, trasporti e banche (Industrial Bank, Popular Credit Bank, Commercial Bank of Syria e la Syrian Arab Airlines). Un documento riservato della Kallas (maggio 2025) proponeva persino di incanalare finanziamenti diretti al Ministero della Difesa e dell’Interno siriani per scopi antiterrorismo. L’Occidente finanzia apertamente quegli stessi apparati coercitivi gestiti dagli islamisti.
Tuttavia, l’economia sconta il rischio di overcompliance. Le banche internazionali europee, temendo le normative antiriciclaggio e sanzioni secondarie verso i beneficiari occulti (le ex-leadership HTS di E-clean e Green Energy), rifiutano le transazioni. Il vuoto lasciato dall’Europa, frenata dai suoi stessi veti passati, viene riempito da consorzi cinesi, russi e dai capitali del Golfo (i veri sponsor originari della guerra siriana). L’Arabia Saudita e il Qatar pagano 29 milioni di dollari al mese per gli stipendi pubblici e hanno saldato il debito siriano di 15,5 milioni verso la Banca Mondiale. DP World (Emirati) investe 800 milioni per il porto di Tartus e il Qatar 14 miliardi per il nuovo aeroporto di Damasco.
Intelligence: Il Velo Strappato sul Triangolo Damasco-Washington-Bruxelles Il vero collante di questa restaurazione è la cooperazione di intelligence tra il governo ex-ribelle e l’Occidente, orchestrata dal Ministro dell’Interno Anas Khattab e dal capo dell’Intelligence Hussein Salamah. Dal 2025, Damasco condivide informazioni con le forze USA e UE per sradicare l’infrastruttura dell’Iran e dell’ISIS, culminate in incursioni a Deir ez-Zor e al-Bukamal.
Questa alleanza conferma ciò che l’informazione alternativa ha sempre denunciato: l’obiettivo occidentale in Siria non era la libertà civile, ma estromettere l’influenza dell’Iran e della Russia dall’area. Salamah ha declassato storici alleati come Hezbollah e l’Iran a minacce dirette per la sovranità siriana, alla stregua di Israele. Kallas ha usato questo cinico disallineamento per giustificare i fondi ad al-Sharaa. Intanto, una lotta intestina a Bruxelles tra Ursula von der Leyen (che vuole una sua cellula) e la Kallas (a difesa dell’INTCEN) indebolisce le difese contro le minacce ibride di una Russia ormai estromessa dalla Siria.
Le Forze Democratiche Siriane (SDF) e la Leva Umanitaria Il nord-est del Paese è oggetto di una finta pacificazione. Le milizie curde SDF sono state incorporate nelle forze regolari, cedendo Aeroporto di Qamishlo, frontiere e campi petroliferi a Damasco. L’UE appoggia la mossa per frenare la Turchia, ma il cessate il fuoco è fragilissimo. La nomina del curdo Nour al-Din Ahmad a governatore di Hasakah è specchietto per le allodole: l’amministrazione è in mano ai militari centrali e le nuove dogane (es. a Semalka) stanno affamando le province curde. Il Rojava resta vitale per l’UE solo perché ospita migliaia di ex-combattenti ISIS in campi come al-Hol.
Sul fronte dei diritti umani, la “giustizia transizionale” avallata dall’UE è l’ennesima narrazione a uso dei donatori occidentali. La Commissione Nazionale (maggio 2025) e processi-vetrina come quello ad Atef Najib (Quarta Corte Criminale di Damasco) convivono con brutali corti militari usate contro i civili ad Aleppo (300 ex-lealisti) e a Sweida nel luglio 2026. L’uso di tribunali militari solleva il grave sospetto di persecuzioni etniche e settarie (in particolare contro alawiti e drusi), che storicamente lo Stato laico precedente aveva sempre tutelato, mentre l’estremismo musulmano reprime le minoranze. Permane la repressiva Legge sui Crimini Informatici N. 20 (2022). L’UE minaccia di ricongelare i fondi se le violenze settarie esplodono, ma le priorità sono chiaramente altre.
Conclusioni: La Siria Trasformata in “Stato Cuscinetto” Il “grande ritorno” dell’UE guidato dalla Kallas opera sul consueto doppio binario: retorica democratica a favor di telecamere, e cinismo operativo sottobanco. La convergenza diplomatica evidenzia tre scenari (2026-2028):
Legittimazione tramite State Capture: Per mantenere stabilità, l’UE finanzia il restauro di un nuovo autoritarismo, dove i fornitori europei ingrassano un cartello di aziende riconducibili agli ex jihadisti.
Lo Stato Cuscinetto: L’alleanza di intelligence (Khattab-Salamah) prova che per l’Occidente la Siria non deve essere democratica, ma solo una barriera securitizzata contro l’Iran e l’ondata jihadista che l’Occidente stesso ha scatenato.
Il declino europeo: Divisa tra la Kallas e la Von der Leyen, e incapace di fare a meno dei capitali arabi, l’Europa si relega all’irrilevanza strategica, finanziando progetti di soft infrastructure mentre il Golfo compra il Paese.
In sintesi, la stabilità auspicata dall’Europa non è altro che l’anticamera di una nuova tirannia radicale, coperta dall’omertà della diplomazia internazionale e dal silenzio accondiscendente dei media mainstream.
legenda: state capture = forma grave di corruzione sistemica in cui interessi privati riescono a influenzare e controllare le decisioni, le leggi e le istituzioni di un governo per trarne vantaggio economico personale o di gruppo

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