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mercoledì 19 agosto 2015

Palmira si poteva salvare

A Palmira IS  decapita il capo del Sito archeologico; il corpo appeso a una colonna . Per più di 50 anni Khaled Asaad era stato il responsabile delle antichità della città patrimonio Unesco dell'umanità, conquistata a maggio dai jihadisti dello Stato islamico. Ucciso con un coltello davanti a una folla, lo studioso aveva nascosto centinaia di statue in un luogo sicuro.
Il responsabile delle Antichità siriane, Abdulkarim ha sottolineato che Asaad era conosciuto per il suo lavoro di studioso anche a livello internazionale. Era noto, infatti, per svariati lavori scientifici su Palmira, pubblicati su riviste archeologiche internazionali.
Nel corso degli ultimi decenni aveva lavorato con missioni archeologiche statunitensi, francesi, tedesche e svizzere.....
http://www.repubblica.it/esteri/2015/08/19/news/siria_l_is_decapita_e_appende_il_corpo
_di_un_archeologo_a_palmira-121211785/?refresh_ce#gallery-slider=114859870


Palmira, mia cara Palmira !


Innamorato dell’antico sito, lo scrittore Gabriel Matzneff rimprovera l’Occidente di avere abbandonato la culla della propria civiltà, la favolosa città della regina Zenobia

DI  GABRIEL MATZNEFF

Le Point.fr - 

Un artista che invecchia, un pittore, uno scultore, uno scrittore, un compositore, si abitua presto al fatto che i suoi amori più belli siano degli amori oramai morti, che abbiano cessato di esistere nella vita reale e che sopravvivano solo nelle tele, nei marmi, nei libri, nelle musiche che gli hanno ispirato.

E’ più raro per le città. L’imbecillità criminale della politica statunitense in Siria, la cieca subalternità dell’Europa a Washington, mi somministreranno forse, nelle ore e nei giorni a venire, questa dolorosa esperienza con Palmira, la mia cara Palmira. Prima che i fanatici barbuti, che la nostra cieca stampa francese ha per lungo tempo chiamato con simpatia “i ribelli”, dichiarassero guerra al governo legittimo, quello del presidente Assad, garante della laicità dello Stato, protettore dei cristiani, amico della Francia, “Le Carnet arabe”, che ho pubblicato nel 1971, era un libro che metteva voglia ai lettori di recarsi in Siria per scoprirvi i luoghi che vi sono descritti, e soprattutto Palmira, la favolosa città della regina Zenobia.
Domani, a cagione del fatto che il nostro Occidente vigliacco non ha sostenuto il governo legittimo e laico del presidente Assad, ma ha invece fatto di tutto per indebolirlo e gettarlo nelle mani di una banda di folli distruttori, la Palmira che ho descritto, le favolose vestigia tra cui mi sono abbandonato alle mie fantasticherie e ho preso appunti, cesserà d’esistere. La mia Siria sarà soltanto immaginaria, il frutto della mia fantasia.  Di colpo, lo scrittore viaggiatore si trasformerà di autore di fiction scientifiche, e la bellezza di questo luogo incantevole in polvere desertica.

Il genio occidentale in azione

Se i capi dello Stato Islamico distruggeranno Palmira, non saranno i primi. Sono stati preceduti nel III° secolo d.C. da Aureliano, che firmava le lettere che scriveva alla regina Zenobia di Palmira “Aureliano, imperatore del mondo romano e vincitore dell’Oriente”. In questo caso, però, non furono orde selvagge venute non si sa da dove ad annientare Palmira, ma l’esercito romano, quello che viene considerato il diffusore nel mondo mediterraneo della luce della conoscenza, dei benefici della Pax romana. Noi altri Europei, non possiamo dare lezioni agli Arabi, non siamo migliori di loro. Anche noi, troppo spesso, siamo stati capaci del peggio.
Aureliano, che i suoi soldati avevano soprannominato “Aureliano mano alla spada” (Aurelianus manus ad ferrum) non aveva nulla dello stile del neo-califfo Abou Bakr al-Bagdadi. E tuttavia fu senza particolari patemi d’animo che distrusse Palmira, questa città famosa in tutto il mondo per le sue bellezze, le sue ricchezze, i suoi giardini, i templi, i suoi dei, i suoi sacerdoti, le sue cortigiane. E’ giunta fino a noi la lettera nella quale l’imperatore romano descrive il sacco di Palmira da parte delle sue truppe: “Non abbiamo fatto grazia alle madri, abbiamo ucciso i bambini, sgozzato i vecchi, massacrato gli abitanti delle campagne…”

Che il lettore distratto non si inganni: non è la lettera di un presidente degli Stati Uniti sulle performance dei suoi soldati in Vietnam, in Afghanistan o in Iraq. No, si tratta dell’imperatore romano Aureliano e di Palmira. Il genio occidentale in azione. 

Un Occidente che, in Iraq, in Libia, in Siria, ha da più di vent’anni (fu del gennaio 1991 la prima aggressione statunitense contro il popolo iracheno) portato avanti la peggiore politica possibile. Noi tremiamo per il destino di Palmira, ma le distruzioni delle meraviglie archeologiche in Iraq e in Libia da parte delle bombe USA sono altrettanto spaventose di quelle perpetrate dalla soldatesche dello Stato Islamico. I barbari, ahinoi, si trovano in entrambi i campi.

TRADOTTO in italiano da OSSIN   http://www.ossin.org/crisi-siria/1767-palmira-si-poteva-salvare

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