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sabato 31 marzo 2018

Mons. Abou Khazen: "Pregate perché il Cristo risorto possa infondere la pace ad Aleppo e in tutta la Siria”.

Kristos Anesti, Alithos Anesti
Cristo è risorto, è veramente risorto
Christ est ressuscité, il est vraiment ressuscité

da Asianews

La comunità cristiana vive le celebrazioni della Settimana Santa che preparano alla Pasqua “in un clima misto” di “speranza”, perché si possa arrivare presto “alla pace”, e di “scetticismo”, perché non è dato sapere ancora “come andrà davvero a finire”. È quanto racconta ad AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, che non nasconde la propria preoccupazione “per il nuovo intervento straniero [leggi la Turchia, ad Afrin] nel nord del Paese”. “Speriamo bene - aggiunge - ma la sensazione è che stanno spogliando questo povero Paese e si stanno dividendo le sue vesti”. 
Le intenzioni di preghiera dei fedeli, racconta il prelato, sono “sempre rivolte alla pace. Quando cesseranno le armi, allora sarà possibile ripartire con il lavoro e tornare a una vita più tranquilla, serena, com’era prima del conflitto”. “È commovente - prosegue il prelato - vedere tutte queste persone che si riuniscono per partecipare alle preghiere, alle celebrazioni, ai riti con un unico desiderio che li unisce: celebrare la pace”. Questa, aggiunge, “sarà l’ottava Pasqua di guerra. Tuttavia, resta viva la speranza è che la testimonianza di Cristo Salvatore possa infondere un rinnovato ottimismo e che, dopo la Via Crucis, giunga anche la resurrezione”. 
Da poco entrato nel suo ottavo anno, il conflitto siriano continua a mietere vittime fra la popolazione civile. Aleppo, un tempo capitale economica e commerciale della Siria, oggi porta i segni di questa lunga striscia di sangue: molte industrie e officine, cuore della produzione locale, sono ridotte in macerie. Migliaia di famiglie sono fuggite e la stessa comunità cristiana si è ridotta di oltre i due terzi. Il futuro resta un’incognita, soprattutto per i giovani.
In un contesto di violenze e devastazioni, la Chiesa ha avviato in questi anni diversi progetti di sostegno e aiuto alla popolazione. Fra i tanti ricordiamo la pulizia della città, gli aiuti alle giovani coppie di sposi, dai pacchi alimentari ai fondi per le forniture elettriche, i centri estivi per centinaia di bambini, i contributi per coprire le spese sanitarie e le medicine, le visite, gli esami, le cure. Sono tutte iniziative a favore dei bisognosi, che in molti casi la gente di Aleppo - per anni epicentro del conflitto siriano sino alla liberazione nel dicembre del 2016 - non si può permettere.
Da una città martoriata giungono però anche segni di speranza: il 18 marzo scorso 35 giovani della parrocchia latina hanno ricevuto il sacramento della Cresima dalle mani del vicario apostolico, assieme al locale parrocco p. Ibrahim Alsabagh. Il segno di una comunità viva, che vuole crescere e testimoniare la presenza di Cristo, fonte di pace e salvezza. “Il numero dei fedeli - sottolinea mons. Georges - in questi anni è diminuito ma la nostra resta una Chiesa viva. Vedere l’assiduità con cui le persone presenziano alle funzioni è fonte di speranza. Se il Signore ci salverà e ci darà un futuro, sarà anche grazie a questa comunità viva”. 
“Abbiamo sperimentato morte e distruzione - afferma il prelato - ma allo stesso tempo abbiamo vissuto grandi testimonianze di amore e solidarietà. La guerra continua e miete ogni giorno nuove vittime, un numero esagerato di morti. Le persone continuano a scappare dal proprio Paese. Di fronte a tutta questa sofferenza non possiamo restare sordi e impassibili, anche dopo otto anni non possiamo rassegnarci alla logica della violenza e della guerra”. 
La fede è più forte della morte, sottolinea il prelato, per questo le cerimonie sono sempre gremite di fedeli. Fra i momenti più significativi dei prossimi giorni “la visita a tutte le chiese della città che i cristiani di Aleppo faranno al termine dei riti del Venerdì Santo. Una sorta di processione che si snoda per le vie della città e che si concluderà a notte inoltrata”. “In occasione della Pasqua - conclude - rinnovo l’invito a pregare per questa nostra comunità, che è viva. Perché il Cristo risorto possa infondere la pace ad Aleppo e in tutta la Siria”.

venerdì 30 marzo 2018

La Via Crucis dei cristiani in Siria

La testimonianza di don Mounir Hanachi, direttore del centro salesiano a Damasco


intervista di Federico Cenci

P
er molti cristiani nel mondo la salita sul Calvario è una realtà vissuta quotidianamente, sulla propria pelle. Per i cristiani in Siria la “passione” dura da otto lunghi anni. In quel Paese martoriato le stazioni della Via Crucis sono storie di vita che è possibile leggere negli sguardi della gente o nei loro racconti carichi di trasporto emotivo.
Si legge l’inquietudine per le condanne a morte decretate dai terroristi e dall’indifferenza occidentale. Si avverte il batticuore per gli ultimi gesti di affetto in famiglia prima delle separazioni forzate. Si percepisce l’emozione per gli episodi di grande umanità e di altruismo. Si piange per le migliaia di vittime del conflitto. Ma poi c’è anche la “risurrezione”. I cristiani di Siria ne sono convinti. Qualche segno inizia a farsi largo a mo' di un raggio di luce nell’oscurità, come la riapertura dell’oratorio salesiano di Damasco, che accoglie 1.300 ragazzi, avvenuta la Domenica delle Palme dopo la sospensione delle attività a febbraio. In Terris ne ha parlato con don Mounir Hanachi, 34enne direttore del centro salesiano della parrocchia di San Giovanni Bosco, nella Capitale.
Don Mounir, che senso assume la riapertura dell’oratorio?
“È stata una gioia immensa. Può immaginare la felicità dei ragazzi nel riappropriarsi di momenti di aggregazione, di studio, di sport. In questi anni di guerra non era la prima volta che sospendevamo le attività, ma mai ci era capitato di doverlo fare per cinque settimane di seguito. Ringraziamo il Signore e quanti ci hanno sostenuto con la preghiera. E ringraziamo anche l’esercito siriano e i suoi alleati per la liberazione della Ghouta”.
Per cinque anni, Ghouta Est è stata occupata dai “ribelli”. Cosa ha significato per voi abitanti di Damasco questa presenza?
“Sono stati cinque anni all’insegna del sangue. Il suono dei colpi di mortaio e dei missili era una presenza costante, che ha seminato morte. Ci sono stati tanti bambini tra le vittime, abbiamo perso diversi ragazzi dell’oratorio. Oggi in Siria non trovi una famiglia che non abbia perso almeno una persona cara o che non si sia divisa, perché in molti sono fuggiti all’estero. Esperienze che ho vissuto anch’io: mio nonno è stato rapito mentre viaggiava lungo l’autostrada, gli sono stati sparati contro dei proiettili, siamo riusciti a riscattarlo pagando una cifra enorme. Ci vorranno almeno due generazioni per sanare le ferite”.
Questi “ribelli” chi sono?
“Sappiamo tutti chi sono i ‘ribelli’: gruppi armati composti da molte persone venute dall’estero. Hanno ricevuto il sostegno da alcuni Paesi occidentali e del Golfo. Ma questo ormai è chiarissimo”.
Nelle scorse settimane ha scritto una lettera pubblica per denunciare “la manipolazione dell’informazione” in Occidente riguardo ciò che accade in Siria. A cosa si riferiva?
“Prima di tornare in Siria vivevo in Italia. Tutti i giorni avevo modo di leggere come venivano manipolate le informazioni sul conflitto pur di gettare discredito sul governo siriano. Leggevo i siti siriani, raccoglievo le testimonianze dirette, e poi vedevo che tutto ciò era stato totalmente stravolto dai media italiani ma non solo. E questo è avvenuto per anni. Il ruolo del giornalista dovrebbe essere quello di riportare i fatti, non di fare propaganda”.
La manipolazione dei media ha ferito il popolo siriano?
“Moltissimo. La delusione è palpabile. Così come la frustrazione qui da noi, perché non si riusciva a rompere il silenzio sulla sofferenza vissuta da 8milioni di persone a Damasco durante l’occupazione del Ghouta”.
Come valuta l’atteggiamento della comunità internazionale in questi otto anni di guerra?
“Come siriani non crediamo più alla comunità internazionale: sono state spese tante parole, ma pochi fatti. Crediamo soltanto all’esercito nazionale siriano, che ha il diritto di difendere il popolo siriano”.
Nel contesto tragico della guerra avvengono anche episodi di grande umanità?
“È dura, ma di episodi ne avvengono molti. Ci sono momenti di forte crisi, di smarrimento. Però la fede cristiana in Siria è davvero forte. I ragazzi dell’oratorio, le loro famiglie consegnano tutto al Signore e vanno avanti con la speranza che il domani sarà migliore. Tra fratelli nella fede ci trasmettiamo il coraggio a vicenda”.
Che senso assume la Settimana Santa per chi, come voi, vive in una terra martoriata?
“Dalla Domenica delle Palme siamo entrati in un clima di grande devozione, con processioni e momenti di preghiera comunitaria in chiesa. Dopo anni di paura nel manifestare pubblicamente la propria fede, finalmente si sta tornando alla normalità”.
Dopo la “passione”, si avverte già l’arrivo della “resurrezione”…
“Esattamente. Se torna la pace, riprendono anche le attività e dunque l’opportunità per la gente di non essere costretta ad emigrare”.

mercoledì 28 marzo 2018

Lettera di padre Daniel: chiediamo aiuto per assistere gli sventurati sfollati dalla Ghouta


 Qara,  23 marzo 2018



Cari e buoni amici,

la condizione delle decine di migliaia di persone che sono state liberate da parte dell’esercito da Ghouta Est è straziante, mentre gli attacchi dei terroristi continuano la comunità internazionale rimane in silenzio o continua a incolpare la Siria. Il giorno della "festa della mamma" c’è stato un attacco in un mercato a Damasco che ha causato più di 60 morti, che non è stato mostrato né dai "Caschi Bianchi" e neanche dall’ "Osservatorio" dei ribelli a Londra e cosi questo attentato rimane nascosto ai media.
Con la nostra Comunità, volontari e collaboratori, vogliamo occuparci dell’accoglienza d’emergenza di 25 000 persone che arrivano sfinite da Est Ghouta in Damasco, come descritto dettagliatamente nel nostro rapporto. Le numerose foto e video ci danno un quadro della tragica situazione .Ora abbiamo davvero bisogno di aiuto. Siamo stati aiutati molte volte ad alleviare la sofferenza. Ora possiamo solo gridare che abbiamo un urgentissimo bisogno di aiuto finanziario per acquedotti, servizi igienici mobili, prodotti igienici, punti di pronto soccorso e tante cose inaspettate ..... per una moltitudine di gente sofferente e priva di tutto. Grazie a
tutti coloro che vogliono aiutarci in questo momento. Che il Signore Gesù Cristo benedica e ricompensi tutti i benefattori:
IBAN: BE32 0682 0832 4402/BIC: GKCC BEBB (da Belfius, Pachecoln 44, Bruxelles; con il nostro nome: Herman Victor MAES
indirizzo: Abdijlaan 16 B-2400 MOL-POSTEL, con riferimento: Damasco).

Addendum non irrelevante: Sul bonifico, nella casella “comunicazione” non si può parlare delle condizioni della Siria altrimenti il bonifico viene rifiutato dalle banche. E’ meglio scrivere: “Monastero di San Giacomo”.

Commovente
Questa settimana molte decine di migliaia di persone sono state liberate da Ghouta orientale, un gruppo di circa 30 volontari della Mezzaluna rossa e della nostra comunità sono andati sabato a Damasco per aiutare. Domenica mattina uno di loro ci ha dato le sue prime impressioni, prima di ritornare a Damasco. È un libanese, registrato come collaboratore presso la
coalizione d’amore Preemptive ( lo potete trovare su internet). Questa organizzazione (che assiste fra altro anche la nostra mega cucina in Aleppo) si concentra - soprattutto in Iraq e in Siria – sul dare aiuto alle vittime di guerra per re-integrarle nella società civile e cosi ricostruire la loro vita. Il nostro amico ci ha anche mostrato le immagini dei flussi di persone. Alcuni di loro sono crollati dallo sfinimento. Acqua e cibo sono stati distribuiti. La gente raccontava in quali condizioni terribili dovevano sopravvivere. Molti terroristi cercano di fuggire insieme con i cittadini, ma sono spesso riconosciuti e arrestati. I più grandi capi ISIS sono stati misteriosamente portati in salvo con elicotteri statunitensi. E oltre alla minaccia di morte, tortura, sofferenza e esaurimento per la popolazione civile, c’è anche stato l'abuso sessuale. Praticamente tutte le giovani donne e ragazze sono incinte. È un deliberato crollo mentale della società da parte dei terroristi, con il sostegno delle potenze occidentali che sono venute per portare la cosiddetta “democrazia e libertà”.
Domenica, un punto luminoso: il presidente siriano è venuto a visitare i soldati e civili per congratularli e incoraggiarli. E' stato accolto con entusiasmo e calore.

Mercoledì sera siamo andati a congratularci con la moglie di Zaki seguendo la tradizionale "giornata della mamma", all'inizio della primavera. La famiglia Zaki abita nella nuova costruzione del nostro monastero Mar Yakub e appartiene alla nostra comunità. Il signor Zaki è il responsabile di tutti i collaboratori qui e della Mezzaluna rossa nella regione. Il signor Zaki e i collaboratori presenti ci hanno mostrato molte foto. Sono scoraggiati perché possono fare così poco per quella che viene definita una catastrofe umanitaria. Tra le decine di migliaia di persone ci sono molti gravemente feriti e hanno urgentemente bisogno di un intervento chirurgico, mentre finora è solo possibile essere vicini a loro. La gente è contenta di essere fuggita dall'inferno dei terroristi, ma sembra ora quasi un’ impresa impossibile dare un' accoglienza provvisoria per più di 80.000 persone indigenti. Dormono a terra in massa. Ma nel più grande bisogno, nasce sempre la grande generosità. Due bambini sono seduti a terra cercando l’uno per l’altro le briciole da un pacchetto vuoto di patatine. Un medico decide di lavorare gratuitamente una giornata ininterrottamente. I volontari che arrivano per dare aiuto da ogni villaggio...

Siamo tutti profondamente colpiti dall’attuale immenso bisogno di Damasco e preghiamo ancor più per queste persone che hanno grandi necessità e stiamo già lavorando per preparare gli aiuti umanitari disponibili in loco. Il modo di concretizzare l’aiuto è al momento non ancora del tutto definito. La nostra comunità si occuperà di 25.000 persone. Queste persone sono divise in 4 gruppi, alcuni sistemati in un edificio in cemento, altri hanno tende, altri caserme di legno e altri teli di plastica. Fortunatamente, il freddo dell’inverno è finito. Secondo il nostro responsabile, la massima preoccupazione è l’igiene. Per ogni 100 persone, una persona deve essere risponsabile per la pulizia ( tantissimi bidoni della spazzatura e servizi igienici mobili....). C'è urgentemente bisogno di acqua corrente.

Eccoci alla Settimana Santa, in tutta la storia dell’umanità nessuna notizia è importante quanto la morte di Gesù sulla Croce, seguita dalla sua Risurrezione. Quest’evento ha diviso la storia dell’uomo per sempre in due: un’era antica di sacrifici distruttivi e violenti e una nuova era dell’auto-sacrificio liberatore della riconciliazione e dell’amore. Con la morte sulla croce, Gesù ha attirato a sé tutte le vittime innocenti, dalla fondazione del mondo alla fine dei tempi. Sfortunatamente, siamo rimasti bloccati per gran parte nell’era antica.

Vi auguro una Settimana Santa e Benedetta e una Gioiosa Pasqua.
P. Daniel