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venerdì 9 marzo 2018

Maristi di Aleppo: La volontà di vivere del popolo siriano


Lettera da Aleppo n. 32 ( 4 marzo 2018)
Stavate aspettando la nostra lettera.
Oltre alle notizie dei diversi progetti dei Maristi Blu, volevate essere informati della situazione della città di Aleppo, quella di Afrin e soprattutto di quello che sta accadendo a Damasco e nel resto del Paese.
Aleppo è stata liberata nel dicembre 2016 e da allora i bombardamenti sono finiti, le strade interrotte sono state riaperte, le forniture di acqua sono tornate quasi regolarmente in tutte le case, l’elettricità continua ad essere razionata. Alcuni sfollati interni cercano di tornare nelle loro case nei quartieri orientali della città. I piccoli commercianti stanno cercando di riaprire il loro negozio. Le macerie sono state raccolte in diversi quartieri. Ci rendiamo conto, adesso, della desolazione della popolazione che viveva sotto l’autorità degli elementi armati come il “Fronte al-Nusra” o “Daesh (Stato islamico)”. Le scuole e le università operano normalmente. La situazione ad Aleppo si sta avvicinando alla normalità, fatta eccezione per la catastrofica situazione economica e il ritorno definitivo degli sfollati dall’estero. Purtroppo, per migliaia di famiglie emigrate il ritorno non è ancora previsto. Mentre leggete questa lettera, altre famiglie continuano a partire. Bisogna aspettare che la guerra finisca in tutta la Siria? Quale futuro ci è riservato?
Diversi focolai di guerra persistono nel paese.
Prima di tutto, vorrei fare il punto della situazione ad Afrin, città nella Siria nordoccidentale la cui maggioranza di abitanti è curda, al confine con la Turchia. Alcuni mesi fa, il presidente turco ha deciso di intraprendere una guerra contro i curdi. Il suo esercito ha invaso il territorio siriano e con incursioni aeree estremamente letali e un’offensiva sul terreno, occupa un centinaio di villaggi intorno ad Afrin e circonda la città. Non possiamo dimenticare che questo territorio fa parte della provincia di Aleppo e che gli abitanti di questa regione, certamente di etnia curda, sono cittadini siriani.
A Damasco, la situazione è molto grave. Da diversi anni, gli elementi armati del “Fronte al-Nusra” e altre milizie occupano la campagna di Damasco, la Ghouta. Questi jihadisti hanno continuato a bombardare i quartieri di Damasco, uccidendo civili e causando distruzione.
Dopo la liberazione di Homs, di Aleppo, di Deir el Zor, l’esercito siriano ha deciso di liberare questa enclave. Questa guerra di liberazione ha certamente causato morti, feriti e sofferenze tra la popolazione civile tenuta in ostaggio dai jihadisti e ne siamo profondamente dispiaciuti. Ma non dobbiamo dimenticare che le incursioni aeree dell’esercito americano che hanno facilitato la liberazione di Mosul e di Raqqa hanno causato molte più vittime civili. E come al solito, ogni volta che iniziano battaglie di liberazione, i media occidentali iniziano a parlare di crisi umanitarie, attacchi chimici, per preparare l’opinione mondiale a un possibile intervento militare contro il governo siriano. Offrono un quadro molto di parte di ciò che sta accadendo. Sui social network, scorrono immagini spesso fabbricate, o copiate da altre guerre, immagini che mostrano solo bambini e civili e mai elementi armati, i veri bersagli dell’offensiva. Con voi, mi chiedo perché non si parla dei massacri causati dai bombardamenti sui quartieri civili di Damasco come “Bab Touma” o “Kassa’a”? Perché i media occidentali e i loro governi non raccontano il dramma quotidiano del popolo di Damasco?
Il nostro cauto ottimismo di alcuni mesi fa circa la fine della guerra e il ristabilimento di una vera pace si è trasformato in un pessimismo crescente, tanto la situazione in Siria è diventata un’impasse inesauribile. Con l’esercito turco a nord-ovest, l’esercito americano, che sostiene le milizie curde, nel nord-est, le incursioni israeliane a sud e la situazione a Damasco e Ghouta, non c’è molto da essere ottimisti.
Fortunatamente, ci sono persone serie e oneste tra i giornalisti che rischiano la vita e vengono a osservare la realtà sul terreno. Uno di loro, Ivan, del Diario de Navarra, ha trascorso più di una settimana tra Damasco e Aleppo. Ha sperimentato quello che è la guerra, la paura, l’angoscia di una popolazione e ha constatato distruzioni inimmaginabili.
Se mi soffermo all’inizio della lettera sulla situazione di guerra, non è affatto per mostrare un volto di morte e paura, al contrario! Voglio parlare della volontà di vivere del popolo siriano. Vogliamo vivere! vivere con dignità! Vivere in ​​pace.. vivere liberi da ogni costrizione! Vivere lontano dalla sofferenza!
Oggi, noi Maristi Blu , abbiamo ricevuto un bambino di 5 anni, M. che ha la faccia, le mani, i piedi completamente bruciati.
La sua faccia sfigurata mi perseguita. Non ho parole. Ho solo la forza di denunciare una guerra che dura da troppo tempo! Basta ! Basta dicono i nostri amici spagnoli. Kafa, diciamo noi nella nostra lingua araba.
Fortunatamente, ci sono dei "soli" che vengono a riscaldare le nostre vite e illuminano le nostre giornate piuttosto cupe. Uno di questi è Soumaya Hallak. Svizzera d’origine aleppina, soprano, nipote di un grande poeta aleppino, è venuta a trascorrere 8 giorni con noi e per noi. Accompagnata da Marie-Laure, regista, e da Sawsan e Rand, due giovani ragazze di Damasco studentesse al conservatorio, Soumaya ha animato ogni mattina e pomeriggio in laboratori di canto, di danza e di terapia per i traumi di guerra tutti i nostri gruppi: per i bambini dell' “Imparare a crescere” e “Io voglio imparare”, per i ragazzi dello “Skill School”, per le donne del progetto “Women’s Development” e per gli istruttori. Soumaya ci ha portato gioia e un po‘ di felicità. Ha promesso di tornare ad aprile e/o in estate.
Il progetto “Educazione e sviluppo della donna” è fonte di gioia e orgoglio per noi. Trenta donne di oltre 30 anni e altrettante ragazze più giovani partecipano due volte alla settimana a workshop interattivi su argomenti che le riguardano come gestire un budget familiare, riciclare il cibo, i matrimoni precoci, igiene e malattie ginecologiche, ecc … Le partecipanti provengono da diversi retroterra culturali. Hanno stabilito relazioni molto fraterne tra loro. Tutte sono presenti in tutti i workshop, e nessuna manca all’appuntamento tanto sono felici di parteciparvi. Il ciclo è di 2 mesi. Poi riprende con altre partecipanti.
Con i progetti “MIT” e “Job”, partecipiamo alla ricostruzione dell’Uomo, delle famiglie e del paese. Oltre ai workshop di 3 giorni organizzati da oltre 4 anni, abbiamo iniziato la scorsa settimana la quinta sessione del tema “Come creare il tuo mini-progetto”. Venti adulti trascorreranno 42 ore imparando e applicando al proprio progetto gli elementi di base per la valutazione di costo, redditività, marketing … per presentare il loro progetto ben studiato alla giuria. Noi, i Maristi Blu, finanziamo i migliori progetti in termini di fattibilità, redditività, sostenibilità e creazione di posti di lavoro. In tal modo, stiamo aiutando le famiglie a vivere con dignità, indipendenti dagli aiuti ricevuti durante gli anni della guerra, e stiamo creando posti di lavoro di cui il paese ha così tanto bisogno, data l’attuale recessione economica.
Una delle nostre più grandi soddisfazioni è il completamento del nostro programma “Civili feriti di guerra”.*
Ieri c'è stata festa presso i Maristi Blu. In effetti, abbiamo avuto la quarta cerimonia di consegna dei diplomi, questa volta a 10 donne che hanno partecipato per 4 mesi alle sessioni del nostro progetto “Taglio e Cucito” . Hanno acquisito competenze sufficienti per entrare nel mercato del lavoro e anche per le esigenze famigliari.
Il nostro progetto di riciclaggio dell’abbigliamento “Heart Made” fa miracoli. Ha fornito lavoro a undici persone. E i prodotti che escono dall’atelier sono davvero belli e vengono venduti in un negozio del centro, che permetterà al progetto di autofinanziarsi.
I nostri programmi di soccorso continuano come al solito.
I Maristi Blu per gli sfollati” distribuisce pacchi cibo, prodotti igienici e denaro (regalo di Caritas-Polonia) ogni mese a più di 1.000 famiglie sfollate e indigenti. Le famiglie sfollate vengono anche aiutate a pagare l’affitto per il loro appartamento. In occasione del Natale, tutte le persone delle nostre famiglie (oltre 4000) hanno ricevuto nuovi vestiti e scarpe. Per Pasqua, riceveranno carne e un cesto di frutta.*
Il programma medico aiuta a finanziare 150 procedure mediche al mese: operazioni chirurgiche, ospedalizzazione, prescrizioni, laboratori e radioterapie che i malati impoveriti dalla guerra non possono pagare.
Goccia di latte” contribuisce alla crescita fisica e mentale di circa 3.000 bambini di età inferiore ai 11 anni fornendo loro latte ogni mese.
Anche i progetti educativi sono tra i 'soli' del nostro firmamento. La felicità dei bambini di “Imparare a crescere” e “Voglio imparare” è eguagliata solo da quella dei loro 24 istruttori. I piccoli stanno attualmente preparando la festa della mamma, che si celebra da noi il 21 marzo. Skill School realizza progetti molto interessanti per adolescenti, tra cui diversi programmi di solidarietà durante la Quaresima. Grazie alla loro diligenza e allo sforzo degli educatori, e come parte del progetto “Eradicazione dell’analfabetismo” , molti adulti analfabeti sono ora in grado di leggere un testo. Altri adulti, uomini e donne, sono già al quarto livello di apprendimento dell’inglese come parte del progetto “Hope”. Essi sono orgogliosi di aiutare i loro figli nei loro studi e di tenere una conversazione.
Prima di chiudere, vorrei annunciare una grande notizia. Su richiesta di molti dei nostri amici, pubblicheremo molto presto un libro co-scritto da Nabil Antaki e da me. Il nostro libro “Le Lettere di Aleppo”, pubblicato da Harmattan, è una raccolta di tutte le lettere che abbiamo scritto durante gli anni della guerra arricchite con estratti di interviste e testi. Attualmente è in stampa e sarà presto disponibile nelle librerie. In “Le lettere di Aleppo” dipingiamo un quadro della situazione e raccontiamo la sofferenza degli sfollati, la miseria dei poveri, l’angoscia degli abitanti e l’atrocità della guerra; e descriviamo anche la nostra risposta a questi drammi attraverso la compassione, l’accompagnamento, la solidarietà e il dono di sè attraverso i “Maristi Blu”.
Ci stiamo avvicinando a Pasqua, il tempo di celebrare la morte e la risurrezione di Cristo.
Siamo tutti invitati a pregare il Signore della vita perchè ci doni “la sua PACE”; una Pace di giustizia e di perdono; una Pace che accetta l’altro così com’è; una Pace che tende la mano; una Pace che rifiuta la violenza; una Pace che si traduce in gesti di misericordia; una Pace che tocca il cuore di pietra degli uomini per trasformarlo in un cuore di carne; una Pace che annuncia una civiltà dell’amore; una Pace che realizza la volontà di Dio sulla nostra terra.
Vi auguriamo di vivere questa Pace e irradiarla, tramite voi, nel nostro mondo.
Aleppo il 4 marzo 2018
M.Georges Sabé. Per i Maristi Blu


Per contribuire al Progetto dei Maristi "Pranzo di Pasqua ad Aleppo" , l'Associazione AIULAS sta raccogliendo i contributi
https://www.aiulas.org/i-nostri-progetti/pranzo-di-pasqua-ad-aleppo/

martedì 6 marzo 2018

Lettre ouverte par les moniales Trappistines Syriennes: Appeler les choses par leur nom, voici le commencement de la paix



Quand les armes se tairont-elles? Quand se taira tant de journalisme partiel? Nous, qui vivons en Syrie, nous sommes dégoûtés par l’indignation générale qui se lève pour condamner ceux qui défendent leur propre vie et leur propre terre.
 A plusieurs reprises ces mois-ci, nous nous sommes rendus à Damas. Nous y sommes allés après que les bombes des rebelles aient fait un massacre dans une école. Nous y étions également voici quelques jours seulement, le jour après que 90 missiles tirés à partir du faubourg de la Goutha soient tombés sur la partie de la ville sous le controle du gouvernment. Nous avons écouté les récits des enfants, la peur de sortir de chez eux et d’aller à l’école, la terreur de devoir voir encore leurs camarades de classe, ou eux-memes, sauter dans les airs. Ces enfants ne parviennent pas à dormir la nuit à cause de la peur qu’un missile arrive sur leur toit. La peur, les larmes, le sang et la mort. Ces enfants ne sont-ils pas aussi dignes de notre attention?
 Pourquoi l’opinion publique n’a-t-elle pas cillé, pourquoi personne ne s’est-il indigné, pourquoi n’y a-t-il pas eu d’appels humanitaires ou autre en faveur de ces innocents? Pourquoi n’est-ce que lorsque le gouvernement syrien intervient, en suscitant la gratitude de la part des citoyens Syriens qui se sentent ainsi protégés contre tant d’horreur (on l’a constaté, et ils nous l’ont raconté), pourquoi seulement à ce moment-là on s’indigne de la férocité de la guerre? Certes, quand l’armée Syrienne bombarde, des femmes, des enfants, des civils, meurent ou sont blessés. Nous prions aussi pour eux. Non seulement pour les civils, nous prions également pour les djihadistes parce que chaque homme qui choisit le mal est un fils perdu, c’est un mystère caché dans le cœur de Dieu. C’est à Lui qu’il faut laisser le jugement, Lui qui ne veut pas la mort du pécheur mais qu’il se convertisse et vive.

Mais cela ne veut pas dire qu’on ne puisse pas appeler les choses par leur nom. Et on ne peut pas confondre celui qui attaque avec celui qui se défend.
A Damas, c’est à partir de la zone de la Goutha qu’ont commencé les attaques en direction des civils qui habitent dans la partie de la ville contrôlée par le gouvernement et non pas l’inverse. Le quartier de la Goutha lui-même a vu les civils n’appuyant pas les djihadistes être placés dans des cages de fer – hommes et femmes – exposées en plein air et utilisées comme boucliers humains. Goutha est un quartier dans lequel aujourd’hui les civils qui veulent s’enfuir et se réfugier dans la partie gouvernementale en profitant de la trêve accordée sont pris pour cible par des tireurs embusqués rebelles. Pourquoi dès lors cette cécité de l’Occident? Comment est-il possible que ceux qui informent, y compris à l’intérieur de l’Eglise, soient si unilatéraux?

La guerre est laide, très laide! Il n’est pas nécessaire de nous le raconter, à nous les Syriens, car on nous l’a emmenée ici depuis sept ans… Mais il n’est pas possible de se scandaliser à cause de la brutalité de la guerre et se taire à propos de ceux qui ont voulu la guerre et la veulent encore aujourd’hui, à propos des gouvernements qui ont déversé en Syrie au cours de ces années leurs armes toujours plus puissantes, qui ont utilisé leurs services secrets… pour ne pas parler des mercenaires laissés délibérément entrer en Syrie en les faisant passer par les pays limitrophes (parmi eux, beaucoup sont devenus des membres de l’Etat islamique, il faut le rappelr à l’Occident, qui connait du moins cette définition). Il n’est pas possible de se taire concernant l’attitude des gouvernements qui ont obtenu des bénéfices de cette guerre et continuent à en retirer des profits. Il suffit de voir ce que sont devenus les puits de pétrole les plus importants de Syrie. Ma ceci n’est qu’un détail, car il y a bien davantage…

La guerre est laide. Nous ne sommes pas encore arrivé au but, là où le loup et l’agneau demeureront ensemble. Et aux croyants, il faut rappeler que l’Eglise ne condamne pas la légitime défense, et bien qu’elle ne souhaite pas le recours au armes et à la guerre. La foi ne condamne pas ceu qui défendent leur propre patrie, leur propre famille, leur propre vie. Il est possible de choisir la non-violence jusqu’à en mourir. Cependant, il s’agit d’un choix personnel, qui ne peut mettre en jeu que la vie de ceux qui le font et il n’est pas possible de le demander à une nation entière, à un peuple entier.

Aucun homme qui a un minimum de vraie humanité ne peut souhaiter la guerre.  Mais aujourd'hui dire à la Syrie, au gouvernement syrien, ne pas défendre sa nation est contre toute justice: trop souvent c'est seulement un moyen de faciliter la tâche de ceux qui veulent piller le pays, massacrer son peuple, comme cela s'est passé ces longues années pendant  lesquelles les trêves ont surtout servi à réarmer les rebelles, et les couloirs humanitaires à apporter de nouvelles armes et de nouveaux mercenaires ... et comment peut-on oublier quelles atrocités sont survenues ces dernières années dans les zones contrôlées par les djihadistes? violences, exécutions sommaires, viols ... comment oublier ce qu’ont dit ceux qui ont finalement réussi à s'échapper?

Dans ces semaines, on nous a fait lire un article vraiment incroyable: tant de mots pour faire passer une seule thèse, à savoir que toutes les Églises orientales ne sont que des esclaves du pouvoir ... par commodité ... Quelques phrases à épater, genre la révérence des évêques et des chrétiens envers le Satrape Syrien ... un moyen de délégitimer tout appel de l'Église syrienne qui révèle l'envers de la médaille, dont on ne parle pas.

Au-delà de toute défense et polémique inutiles, faisons un raisonnement simple, à partir d’une considération. Et c'est que le Christ - qui connaît bien le coeur de l'homme, c'est-à-dire qui sait que le bien et le mal cohabitent en chacun de nous- veut que les Siens soient le levain dans la pâte, c’est-à-dire cette présence qui, peu à peu, de l’intérieur, fait croître une situation et l’oriente vers la vérité et le bien, qui la soutient là où elle doit être soutenue et la change là où elle doit être modifiée, avec courage, sans duplicité mais de l’intérieur. Jésus n'a pas soutenu les fils du tonnerre, qui invoquaient un feu de punition.
Bien sûr, la corruption est dans la politique Syrienne (comme dans tous les pays du monde) et il y a du péché dans l'Église(comme dans toutes les églises, comme tant de fois le Pape s'en est plaint).
Mais, faisons appel au bon sens de tous, même aux non-croyants: quelle est la véritable alternative que l'Occident invoque pour la Syrie? L'État islamique, la charia? Ceci au nom de la liberté et de la démocratie du peuple syrien? Mais ne nous faites pas rire, ou plutôt, ne nous faites pas pleurer ...

Mais si vous pensez que de toutes façons il n'est jamais légitime de faire des compromis, nous vous rappelons, par souci de cohérence, que vous ne pouvez pas avoir de l'essence  sans compromis avec les pouvoirs fortes, puisque plusieurs entreprises ont acheté du pétrole à bon marché de l’Etat Islamique, par le biais de la Turquie; ainsi, si vous conduisez quelques kilomètres, vous le faites aussi grâce à la mort de quelqu'un à qui ce pétrole a été volé, en consommant le gazoil qui devait chauffer la maison des enfants en Syrie.
Si vous voulez vraiment répandre la démocratie dans le monde, assurez-vous de votre liberté face aux satrapes de l'Occident, et inquiétez-vous de votre cohérence, avant d'intervenir sur celle des autres.

En plus, on devrait avoir quelques soupçons face au fait que si un chrétien ou un musulman dénonce les atrocités des groupes djihadistes, le silence tombe, il ne trouve qu'un écho médiatique rare, par des ruisseaux marginaux, alors que ceux qui critiquent le gouvernement Syrien gagnent les premières pages des grands médias… Est-ce que quelqu'un se souvient de l'interview ou de l'intervention d'un évêque Syrien sur un important journal de l'Ouest? On peut être en désaccord, évidemment, mais une vraie information suppose des points de vue différents.

De plus, ceux qui parlent de révérence intéressée de l'Église syrienne envers le président Assad pour défendre les intérêts à courte vue des chrétiens, prouvent qu'ils ne connaissent pas la Syrie, parce que sur cette terre les chrétiens et les musulmans vivent ensemble. Ce n'est que cette guerre qui a blessé la cohabitation dans de nombreuses régions, mais dans les zones sécurisées par l'armée (contrairement à celles contrôlées par les «autres»), nous vivons toujours ensemble. Avec des blessures profondes à réparer, aujourd'hui malheureusement aussi avec beaucoup de difficulté à pardonner, mais toujours ensemble. On vit encore actuellement ensemble, pour le bien de tous. Les nombreuses œuvres de charité, de secours, de développement gérées par des chrétiens et des musulmans de manière conjointe en sont le témoignage.
Bien sûr, ceci est connu par ceux qui vivent ici, même au milieu de tant de contradictions, pas ceux qui écrivent derrière un bureau, avec de nombreux stéréotypes d'opposition entre chrétiens et musulmans.

"Libère-nous Seigneur de la guerre ... et libère-nous de la mauvaise presse ...". 
Avec tout le respect que l’on doit aux journalistes qui essaient vraiment de comprendre les situations et de nous en informer vraiment. Mais ces derniers, ne prendront pas mal nos mots ....   
   Les moniales trappistines en Syrie


VERSIONE INGLESE DELLA LETTERA APERTA QUI: 
http://www.asianews.it/news-en/Syrian-Trappist-nuns-say-Western-powers-and-factional-media-fuel-war-propaganda-43266.html

domenica 4 marzo 2018

Lettera aperta delle Monache siriane: Chiamare le cose con il loro nome, è questo l'inizio della pace



Quando taceranno le armi ? E quando tacerà tanto giornalismo di parte ?
Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra.
Più volte in questi mesi siamo andati a Damasco; siamo andati dopo che le bombe dei ribelli avevano fatto strage in una scuola, eravamo lì anche pochi giorni fa, il giorno dopo che erano caduti, lanciati dal Goutha, 90 missili sulla parte governativa della città. Abbiamo ascoltato i racconti dei bambini , la paura di uscire di casa e andare a scuola, il terrore di dover vedere ancora i loro compagni di classe saltare per aria, o saltare loro stessi, bambini che non riescono a dormire la notte, per la paura che un missile arrivi sul loro tetto. Paura, lacrime, sangue, morte. Non sono anche questi bambini degni della nostra attenzione?
Perché l’opinione pubblica non ha battuto ciglio, perché nessuno si è indignato, perché non sono stati lanciati appelli umanitari o altro per questi innocenti? E perché solo e soltanto quando il Governo siriano interviene, suscitando gratitudine nei cittadini siriani che si sentono difesi da tanto orrore (come abbiamo constatato e ci raccontano), ci si indigna per la ferocia della guerra?
Certo, anche quando l’esercito siriano bombarda ci sono donne, bambini, civili, feriti o morti. E anche per loro preghiamo. Non solo i civili: preghiamo anche per i jihadisti, perché ogni uomo che sceglie il male è un figlio perduto, è un mistero nascosto nel cuore di Dio. Ed è a Dio che si deve lasciare il giudizio, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

Ma questo non significa che non si debbano chiamare le cose con il loro nome. E non si può confondere chi attacca con chi si difende.
A Damasco, è dalla zona del Goutha che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa. Lo stesso Goutha dove - occorre ricordarlo ? – i civili che non appoggiavano i jihadisti sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani. Goutha: il quartiere dove oggi i civili che vogliono scappare, e rifugiarsi nella parte governativa, approfittando dalla tregua concessa, sono presi di mira dai cecchini dei ribelli…
Perché questa cecità dell’Occidente? Come è possibile che chi informa, anche in ambito ecclesiale, sia così unilaterale?

La guerra è brutta, oh sì, sì se è brutta! Non venitelo a raccontare ai siriani, che da sette anni se la sono vista portare in casa… Ma non si può scandalizzarsi per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi, sui Governi che hanno riversato in Siria in questi anni le loro armi sempre più potenti, le loro intelligence... per non parlare dei mercenari lasciati deliberatamente entrare in Siria facendoli passare dai Paesi confinanti (tanti che poi sono diventati Isis, va ricordato all’Occidente, che almeno questa sigla sa cosa significa). Tacere sui Governi che da questa guerra hanno guadagnato e guadagnano. Basta vedere che fine hanno fatto i più importanti pozzi petroliferi siriani. Ma questo è solo un dettaglio, c’è molto più importante in gioco.
La guerra è brutta. Ma non siamo ancora arrivati alla meta, là dove il lupo e l’agnello dimoreranno insieme, e per chi è credente bisogna ricordare che la Chiesa non condanna la legittima difesa; e se anche non si augura certamente il ricorso alle armi e alla guerra, la fede non condanna chi difende la propria patria, la propria famiglia, neppure la propria vita. Si può scegliere la non-violenza, fino a morirne. Ma è una scelta personale, che può mettere in gioco solo la vita di chi lo sceglie, non si può certo chiederlo ad una nazione intera, a un intero popolo.

Nessun uomo che abbia un minimo di umanità vera, può augurarsi la guerra. Ma oggi dire alla Siria, al governo siriano, di non difendere la sua nazione è contro ogni giustizia : troppo spesso è solo un modo per facilitare il compito di quanti vogliono depredare il Paese, fare strage del suo popolo, come accaduto in questi lunghi anni nei quali le tregue sono servite soprattutto per riarmare i ribelli, e i corridoi umanitari per far entrare nuove armi e nuovi mercenari.. e come non ricordare quali atrocità sono accadute in questi anni nelle zone controllate dai jihadisti? violenze, esecuzioni sommarie, stupri… i racconti rilasciati da chi alla fine è riuscito a scappare ?

In queste settimane ci hanno fatto leggere un articolo veramente incredibile: tante parole per far passare in fondo una sola tesi, e cioè che tutte le Chiese di Oriente sono solo serve del potere…per convenienza… Qualche bella frase ad effetto, tipo la riverenza di Vescovi e Cristiani verso il Satrapo Siriano…un modo per delegittimare qualunque appello della Chiesa siriana che faccia intravedere l’altro lato della medaglia, quella di cui non si parla.
Aldilà di ogni inutile difesa e polemica, facciamo un ragionamento semplice, a partire da una considerazione. E cioè che Cristo - che conosce bene il cuore dell’uomo, e cioè sa che il bene e il male coabitano in ciascuno di noi, vuole che i suoi siano lievito nella pasta, cioè quella presenza che a poco a poco, dall’interno, fa crescere una situazione e la orienta verso la verità e il bene. La sostiene dove è da sostenere, la cambia dove è da cambiare. Con coraggio, senza doppiezze, ma dall’interno. Gesù non ha assecondato i figli del tuono, che invocavano un fuoco di punizione .
Certo che la corruzione c’è nella politica siriana (come in tutti i Paesi del mondo) e c’è il peccato nella Chiesa (come in tutte le Chiese, come tante volte il Papa ha lamentato)
Ma, appellandoci al buon senso di tutti, anche non credenti : qual è l’alternativa reale che l’Occidente invoca per la Siria? Lo Stato islamico, la sharia? Questo in nome della libertà e la democrazia del popolo siriano? Ma non fateci ridere, anzi, non fateci piangere…

Ma se pensate che in ogni caso non sia mai lecito scendere a compromessi, allora per coerenza vi ricordiamo, solo per fare un piccolo esempio, che non potreste fare benzina 'senza compromessi coi poteri forti', dato che la maggior parte delle compagnie ha comprato petrolio a basso costo dall’Isis, attraverso il ponte della Turchia: così quando percorrete qualche chilometro in auto, lo fate anche grazie alla morte di qualcuno a cui questo petrolio è stato rubato, consumando il gasolio che doveva scaldare la casa di qualche bambino in Siria..
Se proprio volete portare la democrazia nel mondo, assicuratevi della vostra libertà dalle satrapie dell’Occidente, e preoccupatevi della vostra coerenza, prima di intervenire su quella degli altri..

Non ultimo, non si può non dire che dovrebbe suscitare almeno qualche sospetto il fatto che se un cristiano o un musulmano denuncia le atrocità dei gruppi jihadisti è fatto passare sotto silenzio, non trova che una rara eco mediatica, per rivoli marginali, mentre chi critica il governo siriano guadagna le prime pagine dei grandi media.. Qualcuno ricorda forse l’intervista o un intervento di un Vescovo siriano su qualche giornale importante dell’Occidente? Si può non essere d’accordo, evidentemente, ma una vera informazione suppone differenti punti di vista.

Del resto, chi parla di una interessata riverenza della Chiesa siriana verso il presidente Assad come di una difesa degli interessi miopi dei cristiani, dimostra di non conoscere la Siria, perché in questa terra cristiani e musulmani vivono insieme. E’ stata solo questa guerra a ferire in molte parti la convivenza, ma nelle zone messe in sicurezza dall’esercito ( a differenza di quelle controllate dagli 'altri') si vive ancora insieme. Con profonde ferite da ricucire, oggi purtroppo anche con molta fatica a perdonare, ma comunque insieme. E il bene è il bene per tutti: ne sono testimonianza le tante opere di carità, soccorso, sviluppo gestite da cristiani e musulmani insieme.
Certo, questo lo sa chi qui ci vive, pur in mezzo a tante contraddizioni, non chi scrive da dietro una scrivania, con tanti stereotipi di opposizione tra cristiani e musulmani.

Liberaci Signore dalla guerra…e liberaci dalla mala stampa…”.
Con tutto il rispetto per i giornalisti che cercano davvero di comprendere le situazioni, ed informarci veramente. Ma non saranno certo loro ad aversene a male per quanto scriviamo…

Le sorelle Trappiste in Siria