Traduci

lunedì 17 luglio 2017

Siria, sei anni di guerra... dopo l'incubo, i sogni o la realtà? (1)


Vogliamo proporvi l'intervento dell' ex ambasciatore Michel Raimbaud al convegno organizzato da "Chrétiens d’Orient pour la paix" il 27 giugno 2017 : egli vi dipinge il risultato terrificante di questa guerra che dura dall'inizio del 2011. 
Ci pare che l'autorevole diplomatico francese colga l'orizzonte globale in cui si colloca il conflitto e ne illustri senza infingimenti dinamiche e responsabilità. 
Qui la prima parte del testo da noi tradotto dal francese, il seguito domani. 
Grazie per la vostra attenzione
   Gb. P.
I / Un conflitto universale
Un brutto giorno del mese di marzo del 2011, fu dato il "calcio d'inizio" a questa interminabile guerra siriana che oggi è l'oggetto delle nostre riflessioni. Chi avrebbe potuto immaginare che questa guerra si sarebbe installata nella pubblica opinione con l'etichetta della cosiddetta "guerra dimenticata" tra un movimento popolare "democratico e pacifico" e un "regime massacratore", una buona causa da difendere da parte delle élites (di destra o di sinistra) che da vent'anni hanno cementato un comune consenso attorno a tutte le certezze morbide ereditate da un "neoconservatorismo" all'americana. L'adesione, spontanea o calcolata, ai "valori" veicolati da questo consenso, firmando la loro fedeltà (o la loro appartenenza) allo "Stato profondo", dà loro il diritto (ma dovremmo dire il privilegio) di parlare dalle antenne, dagli schermi e nei notiziari.
E' grazie a questa fede ideologica sommaria che il nostro mainstream si polarizza rapidamente sull'urgenza di "abbattere Bashar" e rovesciare "il regime siriano" adoperandosi (con un certo successo) per far condividere questa ossessione ad ampi settori della popolazione.
Nel paesaggio audiovisivo, intellettuale e politico, nascerà come per incanto un fronte compatto e senza remore che contribuirà a rendere irrilevanti i dissidenti dalla narrazione ufficiale. Il conflitto siriano sarà catalogato immediatamente come un episodio delle "primavere arabe", in linea con quelle di Tunisi, dell'Egitto, dello Yemen, della Libia, e una volta per tutte si decreterà che uno scenario come quello libico è ineluttabile anche per la Siria.
Un tempo si credeva che il lavaggio del cervello fosse appannaggio dei regimi totalitari: adesso, il conflitto in Siria, come prima la Libia, ha dato alle "grandi democrazie", compresa la nostra, l'opportunità di mostrare le proprie competenze in materia. Oscurando totalmente la condanna a morte di un popolo abbarbicato alla sovranità, all'integrità e all'indipendenza del proprio Paese, tacendo sulle distruzioni di massa, falsificando la realtà, è la resistenza stoica del popolo siriano che viene deliberatamente ignorata, l'immagine eroica di un esercito nazionale che sarà sfigurata: la negazione e il colpevole silenzio amplificano di molto ogni sofferenza.
Bisogna ben dirlo: l'impegno a deporre Bachar al Assad (che "non merita di essere sulla terra", ma sarebbe meglio "un metro sotto terra"), la volontà di distruggere (Bashar forse non sarà deposto, ma avremo distrutto la sua Siria, come osò dire di recente un avversario democratico "moderato") e la volontà di uccidere (siamo pronti a sacrificare i due terzi del popolo siriano, al fine di salvare l'ultimo terzo) non hanno poi scioccato un granché molte persone di questa parte del mondo durante questi anni di devastazione della legalità e della moralità internazionale. Malgrado le contraddizioni, le prove, le rivelazioni, le testimonianze, ci sono ancora dei fanatici o degli ingenui senza speranza, che ostinatamente difendono la tesi che la guerra in Siria sarebbe niente più che la lotta di un popolo in rivolta contro un regime oppressivo. Un episodio della "primavera araba" che è andato storto, ma non è detta l'ultima parola...
Tuttavia, quando è troppo è troppo. I ranghi dei fochisti e dei carbonai della " rivoluzione" alla fine saranno chiari. Quando si ha il naso immerso nelle rovine del caos creatore, se non si hanno gli occhi colmi di spavento davanti alla ferocia e la coscienza rivoltata di fronte alla gestione della barbarie jihadista, significa che si è scelto di chiudere gli occhi. Bisogna essere ciechi ed accontentarsi di analisi preconfezionate o di idee ricevute per non vedere nella tragedia siriana altro che un evento banalizzato dentro la sequenza epidemica di "primavere arabe" sparse. Bisogna avere un cervello scadente o particolarmente sempliciotto per negare per principio di inserire questa tragedia nel SUO VERO CONTESTO, che evidentemente si riferisce alle crisi ed alle guerre degli ultimi decenni. È quello di un'impresa geopolitica e geostrategica globale di destabilizzazione e di distruzione, ispirata, pianificata, annunciata e condotta dall'Impero sotto direzione américano-israeliana, utilizzando sistematicamente dei regimi asserviti e dei complici di circostanza (islamisti nella fattispecie) la cui agenda, per differente che sia, è compatibile nel breve e medio termine con quella dei padroni atlantici.
Visto attraverso la lente dei neo-cons che lo ispirano ormai dall'ultimo quarto di secolo, l'Occidente (l'America, Israele ed alleati europei) mira come sua vocazione a competere con l'Eurasia russo-cinese la padronanza del pianeta, e la decostruzione del mondo arabo musulmano che separa questi due insiemi è una condizione imposta dalla geopolitica. Per le forze islamiste radicali, la decomposizione degli Stati di questa "cintura verde musulmana" in entità su base etnica o confessionale è il prerequisito per la creazione di una poltiglia di Emirati, tappe incerte verso la rifondazione di uno Stato islamico basato sulla Sharia (legge coranica) o il ripristino del Califfato, un secolo dopo la sua abolizione. Per motivi storici, culturali, religiosi, politici e geopolitici, la Siria è il centro e l'epicentro di questo confronto il cui esito sarà cruciale per l'istituzione del futuro ordine mondiale in divenire.
In ogni caso, è difficile negare che le guerre di Siria (o le guerre in Siria) sono degenerate in un conflitto universale tra due campi, uno che ha dimostrato la sua forza e il secondo che si trova in completa disarticolazione:
- il campo della Siria legale e i suoi alleati (Iran, Hezbollah, Russia e Cina, e per estensione i paesi BRICS), ma anche di paesi come l'Algeria e sempre di più l'Iraq, le sue forze armate, Hachd al Chaabi (raggruppamento popolare), lo Yemen "legale" del Presidente Ali Abdallah Saleh e altre forze resistenti all'egemonia.
- Il campo avversario: regimi islamici (Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati del Golfo Persico), i terroristi e jihadisti nonché gruppi di miliziani, finanziati, armati, supportati da Israele e, purtroppo, dagli occidentali. Tutti questi avversari della Siria"legale" si consulteranno regolarmente come parte del gruppo "amici della Siria".


Questo scontro universale, che ha conosciuto in più di sei anni numerosi sviluppi, si può riassumere (ho provato a farne una descrizione nel mio libro "Tempesta sul grande Medio Oriente" pubblicato nel febbraio 2015, e poi a febbraio 2017) in una buona dozzina di conflitti uno più spetato dell'altro, mescolando l'odore di santità con l'odore del gas, le illuminazioni messianiste e le ambizioni strategiche, i riferimenti ai valori morali e i valori dei mercato, la guerra santa a sfondo religioso e la lotta profana per il potere politico.
1/ Sulla questione siriana propriamente detta:
1/ E' inizialmente una guerra per il potere, condotta dalla cosiddetta opposizione "democratica e pacifica" contro l'oppressione di un "regime assassino"
2/ Questa lotta interna diverrà rapidamente militare, trasformata dalla penna degli analisti in una "guerra civile", che non lo è affatto in quanto viene importata ...
3/ Infatti, il conflitto sarà internazionalizzato dall'intervento massiccio dei regimi sunniti radicali e di combattenti stranieri a fianco dell'opposizione (pesantemente) armata, poi per l'ingerenza ed il sostegno aperto degli Occidentali, diventando chiaramente una guerra di aggressione, che è crimine internazionale per eccellenza, secondo il Tribunale di Norimberga.
4/ Questa guerra costituirà di fatto un politicidio (che è contro un Stato ciò che l'omicidio è contro un essere umano) mirando a provocare l'implosione dello Stato-nazione siriano in mini-entità a base confessionale o etnica, conformemente ai piani israelo-americani. È l'obiettivo del Protocollo di Doha adottato sotto l'egida del Qatar nel novembre 2012 dalla Coalizione Nazionale siriana delle Forze dell'opposizione e della Rivoluzione.
2/ Sotto l'aspetto religioso:
5/ E' una guerra in nome dell'islam contro un "regime empio", sotto la bandiera della Jihad, "gestita con la ferocia e la barbarie", che è la strategia ufficiale dello Stato Islamico (Da'ech).
6/ riciclata come guerra santa dagli islamisti, la guerra di aggressione, quindi, verrà ben presto ridefinita dalla comunità internazionale come una guerra terroristica.
7/ E quindi genererà una ripresa della guerra globale contro il tal terrorismo, considerato (almeno a parole) come il nemico numero uno di tutti i paesi, una guerra destinata a servire come una foglia di fico per la guerra di aggressione contro la Siria.
8/ Un attacco dei radicali sunniti wahabiti (e simili) contro "l'asse sciita" che va da Teheran fino al Libano attraverso la Siria e l'Iraq, presentato dai wahhabiti e dei loro alleati come componente della lotta anti-terrorismo.
9/ Un'accanita guerra tra i due campi del radicalismo sunnita (Turchia e Qatar contro Arabia Saudita, Fratelli Musulmani contro wahabiti) per la gestione dell'Islam sunnita e dell'Islam.
3/ Dal punto di vista geopolitico :
10/ Una guerra per procura (proxi-war) tra l'Eurasia e l'Occidente atlantista
11/ Una guerra per l'energia, nella fattispecie per il gas
12/ Una guerra per l'interesse superiore di Israele, onnipresente nelle preoccupazioni americane e occidentali
13/ A coronamento di tutto, un risiko planetario giocato sulla "grande scacchiera" che ha come obiettivo il controllo del "Grande Medio Oriente" riaggiornato, la leadership nel mondo.
Il tributo di vite umane, il costo materiale e finanziario delle sole guerre siriane è terrificante, come il bilancio generale della "democratizzazione del Grande Medio Oriente" che dobbiamo a George W. Bush e ai suoi scagnozzi.
II/ Per legittima difesa, la Siria sta facendo valorosamente fronte alla guerra di aggressione
1/ La legittimità dello Stato siriano.
Membro delle Nazioni Unite, la Siria è uno stato indipendente e sovrano. Il suo regime è repubblicano in stile laico. Parlando di "regime siriano" per descrivere il suo governo, ovviamente si cerca di delegittimarlo, a dispetto di un principio generalmente dimenticato: mentre noi volentieri ricordiamo il diritto dei popoli all'autodeterminazione, spesso ci dimentichiamo del diritto degli Stati di decidere il loro sistema politico, senza alcuna interferenza straniera.
Secondo il diritto internazionale, il governo detiene il monopolio dell'uso legale della forza: questo deve essere ricordato a tutti coloro che sognavano di distruggere uno Stato recalcitrante, a coloro che volevano "ucciderlo politicamente", perché ha resistito ai loro obiettivi neocoloniali.
L'Esercito Arabo Siriano non è "l'esercito del regime alawita", ma un esercito nazionale di coscritti con chiamata alle armi. Esso ha il diritto assoluto di riconquistare o liberare qualsiasi parte del proprio territorio senza chiedere il permesso a nessuno. Ripristinando la sovranità dello Stato sul suolo nazionale, non fa altro che consentire allo Stato, di cui esso è uno degli organi legali, di esercitare il suo diritto di controllo del territorio. Non fa che affermare il diritto della Siria a preservare la sua sovranità, la sua integrità, la sua indipendenza.
Da oltre sei anni, un paese che non ha aggredito nessuno deve resistere a una guerra di aggressione che coinvolge in un modo o nell'altro (abitanti, militari, governi ...) più di cento membri delle Nazioni Unite, scontrandosi inoltre con un apparato internazionale e un'ONU tutt'altro che neutrale. La resistenza del "regime siriano" e dei suoi alleati ha comunque bloccato l'impresa della compagnia dei "neocon" e dei takfiristi, tanto che anche i suoi detrattori e nemici ammettono ormai (come l'ex ambasciatore americano a Damasco Robert Ford) che la Siria ha potenzialmente vinto.
   prima parte....   Testo in francese:  
http://arretsurinfo.ch/syrie-six-ans-de-guerre-apres-le-cauchemar-les-reves-ou-la-realite/

venerdì 14 luglio 2017

Kurdilandia, ovvero il paese artificiale

Scrive su MintPress Sarah Abed analizzando il ruolo che alcune fazioni kurde hanno giocato durante la storia: i Kurdi hanno aiutato le maggiori potenze a creare il caos in Medio Oriente - dalla rivolta kurda in Iraq negli anni '60 al conflitto in corso in Siria oggi.
Ancora oggi, essi si rivelano l'arma di USA e Israele per la destabilizzazione del Medio Oriente, in cui gli interessi petroliferi giocano un ruolo primario:


In questo quadro si comprendono le preoccupazioni espresse a Fides dal Vescovo di Hassakè mons Hindo :

Offensiva “autonomista” dei curdi a Hassaké. L'Arcivescovo Hindo: si sentono protetti dagli americani

I militanti e i miliziani che fanno capo al Partito Democratico Curdo (PYD), braccio siriano del Partiya Karkeren Kurdistan (PKK), hanno iniziato a realizzare nei fatti il loro intento – coltivato da anni - di creare una regione autonoma curda nella regione siriana di Jazira, che nei media curdi già viene indicata col nome curdo di Rojava.
Nella provincia siriana nord-orientale di Hassaké, l'auto-proclamata amministrazione autonoma di Rojava ha iniziato a implementare un sistema di tassazione locale per sovvenzionare i pubblici servizi della regione. Secondo quanto affermano i responsabili del progetto, le tasse saranno utilizzate per sostenere i servizi sanitari e educativi locali, per migliorare il sistema di sicurezza e anche per affermare con più forza nelle istituzioni e nella vita sociale i diritti delle donne. Il programma di tassazione prevede imposte per tutti i cittadini che hanno entrate mensili pari o superiori a 100mila lire siriane (circa 200 dollari), e quindi dovrebbe coinvolgere circa il 75 per cento della popolazione locale.
Oltre a cercare di imporre questo nuovo sistema di tasse” riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo siro cattolico Jacques Behnan Hindo "quelli del PYD hanno anche requisito e chiuso le scuole. Metà le hanno trasformate in caserme, e nelle altre hanno detto di voler introdurre nuovi programmi scolastici, che verranno realizzati in lingua curda. Tempo fa hanno provato anche a espropriare un terreno appartenente alla nostra Chiesa, ma lo hanno subito restituito, dopo che io avevo inviato lettere di denuncia sia alla Nunziatura che ad alcuni dei loro responsabili”.
Secondo l'Arcivescovo Hindo, che guida l'Arcieparchia siro cattolica di Hassaké-Nisibi, anche la regione di Jazira è coinvolta nella delicata e complicata partita geopolitica che si sta giocando in tutta la regione, e che ruota anche intorno alla 'questione curda': 
I militanti curdi del PYD” riferisce a Fides l'Arcivescovo Hindo “si sentono forti perché credono di avere l'appoggio degli USA. Io li ho messi in guardia: guardate, gli americani prima o poi se ne andranno, e voi vi troverete peggio di prima. Questi militanti sono collegati al PKK, che opera in Turchia, e dicono di aspirare soltanto a una maggiore autonomia locale, senza perseguire mire indipendentiste. Inoltre, sono nemici dei curdi di Masud Barzani, che in Iraq stanno invece marciando verso il referendum per proclamare la piena indipendenza del Kurdistan iracheno. Qui da noi, il progetto di una amministrazione autonoma sostenuto del PYD sembra andare avanti perché loro hanno le armi, ma in realtà non riscuote consensi neanche da parte degli altri curdi. Tanto meno da parte delle tribù musulmane e di noi cristiani. E non credo che sarà mai accettato dal governo di Damasco”.

martedì 11 luglio 2017

Perchè l'Occidente non potrà e non vorrà lasciare vivere in pace la Siria

Vi propongo la mia traduzione di un articolo di Reseau International che ho trovato interessante: per comprendere le ragioni dell'impegno della Russia verso la Siria e la sua posta in gioco in questo duello tra poteri di cui purtroppo non si vede apparire la fine.
  Gb.P.


di Marcus GODWYN (Regno Unito)
Per tutti coloro che si sono risvegliati e sono diventati consapevoli delle cose, o in altre parole, sono fuggiti dal pozzo di menzogne e lavaggio del cervello messo in atto dai media occidentali, la lunga resistenza che dura da sei anni del popolo siriano contro lo "Stato profondo" (neocon e agenzie governative varie, ndt) degli Stati Uniti e relativi proxy terroristici, ISIS, truppe di Al-Qaeda, ecc., è stata profondamente tragica, ma storicamente un'ispirazione eroica per noi tutti. Sono sopravvissuti per quattro anni quasi completamente da soli, fino all'entrata della Russia, per combattere gli USA, la UE, combattenti terroristi di Israele che cercavano di guadagnare terreno sul territorio controllato dal governo siriano. La campagna della Russia è stata esemplare, quel che ne è risultato, al momento di scrivere queste righe, è stato un capovolgimento totale della situazione a svantaggio degli aggressori. Molti tessono a buon diritto le lodi dell'eroico esercito arabo siriano e dei suoi alleati russi, iraniani e di Hezbollah; tuttavia, ho sempre detto che questo ottimismo è fuori luogo, perché le forze che dirigono realmente il mondo occidentale non possono permettere in nessun modo che la Siria rinasca dalle sue ceneri.
Una Siria ricostruita che controlla la sua banca centrale e può emettere la propria moneta di cui ha bisogno, senza controllo esterno, né nessun debito con l'FMI o chiunque altro ( libertà più elementari e più essenziali che i paesi occidentali nella maggior parte non hanno più conosciuto da almeno un secolo.), che potrebbe, attraverso questo, essere in grado di offrire ai suoi cittadini (come ha fatto anche durante la guerra), l'istruzione gratuita fino alle scuole superiori, l'assistenza sanitaria e i servizi pubblici a costi estremamente bassi o gratuiti, QUESTA Siria è un anatema assoluto per i VERI leader del mondo occidentale. Il fatto che i diversi rami dell'Islam e in particolare il fatto che molti cristiani ortodossi in Siria vivano in pace tra loro, brucia la riserva frazionaria occidentale e la schiavitù del debito da parte delle élite bancarie come l'acqua benedetta brucia un vampiro.
I neo-conservatori, vale a dire le persone che dirigono di fatto lo Stato profondo americano, sono l'inferno rivolto al dominio totale del mondo e riescono attraverso il controllo delle banche centrali di ciascun paese e della loro libertà di emettere la propria moneta secondo il loro bisogno, ed una guerra spietata di cultura attraverso un'educazione per un livello culturale costantemente al ribasso con l'aiuto dei principali media.
In soli trent'anni, sono riusciti a trasformare l'occidentale medio in uno zombie la cui "comprensione" del mondo è fondata interamente su delle menzogne e spesso sul capovolgimento totale della realtà, dove la sua possibilità di pensare, di ragionare obiettivamente, la capacità di rappresentare se stesso correttamente e collocarsi nella storia, sono stati ridotti quasi a zero.
Un risorgente Siria sarà un fulgido esempio per il mondo, di come la vita potrebbe essere senza il pugno di ferro dei neocon sulla massa monetaria, sul sistema educativo, sui media, sport, arte e tutto il resto. Rinata, la Siria sarà un blocco di fronte al tanto propagandato "grande Israele" e ai piani occidentali per i gasdotti/oleodotti provenienti dal Qatar verso l'Europa (che potrebbe essere oppure no, visto le ultime vicende che riguardano il Qatar al momento). Infine e soprattutto, c'è il fatto che la sopravvivenza della Siria sarà uno dei principali ostacoli al progetto per il quale l'obiettivo finale è di sottomettere, conquistare e smembrare la Russia, che naturalmente è il primo motivo per il quale la Russia è venuta in aiuto della Siria! Questo è il motivo per cui non accetteranno, e dal loro punto di vista satanico non potranno accettare che la Russia consenta alla Siria di sopravvivere!
Al momento di scrivere queste righe (sera del 26 giugno in Europa) rapporti coordinati sono diffusi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Francia, secondo i quali un "altro" attacco chimico contro il popolo siriano e "bambini innocenti" da parte del proprio governo e dal suo presidente è in preparazione e atteso da un momento all'altro e per il quale l'Occidente farà "pagare un prezzo molto pesante" al presidente Assad e al suo esercito "quando o forse ancor prima che questo avvenga." (attacco preventivo).
Ora, ovunque nel mondo, tutte le persone sane di mente, informate e sveglie sanno che il governo siriano non ha mai usato armi chimiche contro nessuno e mai lo farà. Sappiamo che questo non è mai avvenuto e che queste menzogne occidentali hanno il solo scopo di portare l'opinione pubblica ad accettare un'altra distruzione occidentale di umanità e di libera cultura, come con la Jugoslavia, l'Iraq, la Libia e ora la Siria, permettendo loro (i potentati sovranazionali, ndt) di avvicinarsi sempre di più al dominio assoluto di tutto il mondo e la riduzione in schiavitù di ogni anima umana. Quindi, quello che vediamo qui è un altro tentativo di utilizzare la stessa vecchia menzogna usata per giustificare un'azione occidentale per un cambiamento di regime, seguita dalla distruzione della Siria laica e civile.
Qualsiasi grande attacco occidentale o israeliano contro la Siria metterebbe la Russia in una situazione difficile, ed è precisamente questa la ragione per la quale alcune delle teste più calde dei capi delle élite occidentali potrebbero semplicemente decidere di correre il rischio.
Il governo russo ed il suo popolo non vogliono assolutamente una guerra e la Russia ha mostrato a più riprese le sue capacità di restare molto "zen" (calma ponderata, ndt) per disinnescare tutte le provocazioni aggressive che l'occidente ha fino qui tramato contro di lei, in Ucraina come in Siria. Non è necessario essere un analista militare o geopolitico per vedere che se la Russia resiste e risponde militarmente, questo potrebbe essere un rischio per un'escalation che condurrebbe direttamente alla terza guerra mondiale. Ciò è qualcosa che la Russia vuole evitare quasi a qualsiasi prezzo, ma se la situazione dovesse diventare esistenziale, sarebbe tutta un'altra cosa e, come molti hanno già commentato, i Russi sono informati e sono pronti a un punto tale che non si può dire in alcun modo delle popolazioni occidentali. La campagna di Russia in Siria ha portato ad un numero molto basso di vittime fino ad ora, ma ad un profilo molto alto. Tutti i morti, uomini e donne, del personale di servizio russo in Siria (tranne agenti segreti, si può supporre) sono stati resi noti ai media. Tutti sono stati sentiti come una grande perdita, ma alcuni di loro hanno causato particolare commozione. Il giovane soldato in ricognizione in una situazione disperata, circondato dai jihadisti dell'ISIS, per evitare di essere catturato e per garantire che tutti i terroristi fossero uccisi ha richiesto un attacco missilistico sulla sua posizione: cosa che è stata fatta. Il pilota che è stato colpito da un caccia turco e poi mitragliato dai terroristi appoggiati dall'Occidente mentre era sospeso in aria impotente, con il suo paracadute. Tutta la Russia ha visto le sue gambe scuotersi sotto i colpi dei proiettili. Sarebbe molto difficile, se non impossibile, immaginare che per l'opinione pubblica russa, l'eroismo e il sacrificio di questi soldati siano stati tutti vani; equivarrebbe a dire che la Russia dovrebbe lasciare che l'Occidente e Israele rovescino il legittimo governo siriano, consegnare il Paese ai terroristi islamici e dei loro padroni, e poi tornarsene a casa con la coda tra le gambe per iniziare a rinforzare i propri confini.
Il governo russo ha sempre detto che era in Siria per sconfiggere i terroristi piuttosto che esservi per "sostenere" il regime di Assad, come i media occidentali amano ripetere. Dei sondaggi recenti dicono che se ci fosse un'elezione domani in Siria, Assad si avvicinerebbe al novanta per cento dei consensi, ed è un fatto che se partisse i terroristi vincerebbero. Un FATTO che è compreso perfettamente a Washington, Londra, Parigi, Tel Aviv, che a Damasco, Mosca, Teheran e Pechino. Se questo accadesse, la prossima tappa sarebbe l'Iran!
Se l'Occidente si impegnasse in un attacco globale per il cambiamento di regime in Siria e se la Russia dovesse decidere che un suo ritiro dalla Siria servirebbe meglio i suoi interessi a lungo termine, ciò potrebbe essere ancora più destabilizzante per l'unità interna della Russia di tutto quello che l'Occidente ha già intrapreso contro di essa finora. L'uso da parte dell'Occidente di quelli che vengono definiti "liberali" e dei "dissidenti adoratori dei Clinton e finanziati da Soros" per perseguire un cambio di regime in Russia ha clamorosamente fallito. Tuttavia, se ci fosse nel Paese un movimento dubbioso riguardo alla presidenza di Vladimir Putin, sarebbe tra coloro che si sentono frustrati per il suo modo di restare "Zen" di fronte all'Occidente, e che vorrebbero vedere una risposta più completa e più vigorosa contro l'aggressione occidentale attorno alle sue frontiere e a protezione degli interessi della Russia nel mondo. Queste persone non digerirebbero una disfatta russa, o un ritiro dalla Siria, e le tensioni interne salirebbero sicuramente più di ciò che è stato a tutt'oggi. Non invidio certamente il presidente Putin e i suoi ministri e consiglieri, se dovessero valutare una tale scelta. È sicuro! Una replica ferma e decisa all'aggressione occidentale potrebbe spingere l'Occidente a rinunciare, poiché su questa decisione (un'escalation ndt) esso è in preda a uno smarrimento più grande che la Russia o che la stessa Siria. D'altra parte, l'Occidente potrebbe forse non arretrare, ed allora che cosa accadrebbe?
Preghiamo affinché una tale decisione non debba essere presa. Che quelle persone non neocon del Pentagono e nell'amministrazione americana siano in grado di contrastare questa ridicola messinscena sotto falsa bandiera. A meno che, come notato da Alexander Mercouris, questo assomigli a una manipolazione pesante per distrarre l'opinione pubblica dall'articolo devastante di Seymour Hersh che ha rivelato come la falsa bandiera dell'ultimo attacco chimico era una menzogna totale!
Le prossime ore e i prossimi giorni saranno cruciali! Qualcuno ha scritto di recente e cerco di parafrasare perché non riesco a trovare l'originale: “Il desiderio neocon per il dominio del mondo li ha "zombificati" a tal punto che essi non possono fermarsi a metà strada. Fino a quando qualcuno spari loro un colpo in testa, continueranno ad andare avanti!”
  Marcus Godwyn è un musicista inglese e un saggista amatoriale.