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giovedì 9 aprile 2026

Sempre meno cristiani nel Medio Oriente

Nella nuova guerra che scuote l'intero Medio Oriente tornano discorsi già sentiti oltre un secolo fa: si vuole ridisegnare il volto della regione, pacificarla una volta per tutte. Slogan simili circolavano anche nel 1916. Da allora ad oggi un solo dato è certo: la diminuzione costante della presenza cristiana nell'area.

 di Fulvio Scaglione

La tregua di due settimane nella guerra di Usa-Israele contro l’Iran somiglia molto al piano di pace trumpiano per Gaza: non risolve il problema ma almeno ferma, o rallenta, il conflitto e la conta delle vittime che, come sempre nelle guerre contemporanee riguarda più i civili che i militari (si veda il caso del Libano l’8 aprile: oltre 250 morti in una sola giornata di bombardamenti israeliani).

Al di là delle bombe, dei morti, delle abitazioni e delle fabbriche distrutte, delle università e degli ospedali ridotti in macerie, colpisce l’eterna ripetizione di certi discorsi. Nelle scorse settimane, quando sentivamo il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump annunciare l’intenzione di ridisegnare il Medio Oriente e definire questa guerra come l’ultima guerra, quella definitiva, quella che avrebbe eliminato ogni minaccia alla pace, avevamo la sensazione di vivere nel 1916, quando l’Occidente cominciò a usare gli stessi argomenti. Forse per una convinzione basata sul pregiudizio razziale e sull’ignoranza, forse solo per dare una patina di “nobiltà” ai propositi tipici dell’imperialismo di quell’epoca.

Era, quello, l’anno in cui tra Regno Unito e Francia fu stipulato il Trattato Sykes-Picot, dal nome dei due diplomatici che lo firmarono. Le potenze che rappresentavano, impegnate nella Prima guerra mondiale come alleate e avendo quindi entrambe come nemico l’Impero ottomano (che controllava gran parte del Medio Oriente), decisero (appunto) di ridisegnare il Medio Oriente e renderlo, a modo loro, stabile e pacifico. Se lo spartirono – mezzo a me, mezzo a te – tracciando confini con la matita sulle carte geografiche, senza tener conto di culture, popoli, lingue, geografie. Aprendo così le porte a una stagione di guerre e conflitti che, come vediamo, è ancora ben lungi dal concludersi.

In questi 110 anni sono successe tante cose in Medio Oriente e tutte sono andate in quella direzione: interventi esterni interessati che hanno finito per aumentare le divisioni e la conflittualità. Con una ricaduta devastante sulla presenza cristiana: in quell’epoca i cristiani formavano circa il 20 per cento della popolazione totale del Medio Oriente con picchi del 24 per cento e del 27 per cento nel Levante e in Mesopotamia. Nel censimento del 1914, i cristiani risultavano essere il 16-17 per cento della popolazione dell’Impero ottomano. Oggi i cristiani in Medio Oriente sono appena tra il 4 e il 6 per cento della popolazione. Il dato, tra l’altro, contribuisce a spiegare l’aumento della conflittualità nella regione: la drastica riduzione di una presenza di solito disarmata e impegnata nel dialogo con ogni altra componente etnico-religiosa ha privato la regione di un ammortizzatore prezioso.

Ed è straordinario che certi Paesi occidentali, che in qualche momento delle loro guerre (anche in questa contro l’Iran) osano addirittura brandire l’arma della fede, non abbiano alcuna cura per un tratto così importante della regione che dicono di voler “sistemare” e “pacificare”.

https://www.terrasanta.net/2026/04/sempre-meno-cristiani-nel-medio-oriente-che-muta/

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