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sabato 17 gennaio 2026

PAPA LEONE XIV: DAL DISCORSO AL CORPO DIPLOMATICO CONTENUTI DI GRANDE RILEVANZA

Il tradizionale discorso papale in apertura d’anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede si è rivelato una vera miniera di riflessioni sugli aspetti più problematici dell’odierna società, dal tristo fervore bellico alla perversione del linguaggio, dall’obiezione di coscienza minacciata al corto circuito dei diritti umani.

   di Giuseppe Rusconi- Rossoporpora

Come ogni anno il Papa ha riflettuto ampiamente davanti al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede sulla situazione con cui ci confrontiamo nella società (riproduciamo più sotto alcuni tra i molti passaggi significativi), richiamando poi una geografia capillare del dolore che caratterizza la quotidianità in tanti Paesi (in gran parte trascurati o ignorati dai media internazionali).

 Leone XIV già aveva incontrato per la prima volta gli ambasciatori poco dopo la sua elezione, il 16 maggio 2025 (sala Clementina), richiamando le tre parole-chiave dell’azione diplomatica della Santa Sede: pace, giustizia, verità. Questa volta ha incentrato la sua riflessione partendo dal De Civitate Dei di Sant’Agostino, opera ispirata “dai tragici eventi del sacco di Roma del 410 d.C.” per mano dei Visigoti di Alarico: tre giorni di saccheggi che demolirono il mito dell’invincibilità del ‘caput mundi’ e indebolirono gravemente l’Impero Romano d’Occidente.

Alcune analogie con l’oggi: 

La Città di Dio non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli. Agostino mette anche in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, dall’eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell’ideale dello statista. Sebbene il contesto in cui ci troviamo a vivere oggi sia diverso da quello del V secolo, alcune analogie rimangono assai attuali. Come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca.

La debolezza del multilateralismo, la guerra è tornata di moda:

 Nel nostro tempo preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé “nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini”, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile.

Il diritto umanitario internazionale gravemente violato: 

Vorrei richiamare particolarmente l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione. Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale.

L’ONU sia più efficiente e meno ideologica: 

In questa prospettiva, le Nazioni Unite hanno mediato conflitti, promosso lo sviluppo ed aiutato gli Stati nella protezione di diritti umani e libertà fondamentali. In un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale per favorire il dialogo e il sostegno umanitario, contribuendo a costruire un futuro più giusto. Si rendono pertanto necessari sforzi affinché le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinché siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli.

Dialogo e parole utilizzate: 

Lo scopo del multilateralismo è, dunque, offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale. Tuttavia, per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realtà e la realtà stessa diventa opinabile e in ultima istanza incomunicabile (…) Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari. Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti, e nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare.

Libertà d’espressione declinante in un Occidente sempre più orwelliano nel linguaggio, con l’esclusione di chi non si adegua: 

Va poi notato che il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione. Tuttavia, a ben vedere, è vero il contrario: la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità. Duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano.

L’obiezione di coscienza, atto di fedeltà a sé stessi, viene sempre più messa in discussione anche in Stati che si dichiarano democratici: 

Da questa deriva ne conseguono, purtroppo, altre che finiscono per comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza. In tale contesto, l’obiezione di coscienza consente all’individuo di rifiutare obblighi di natura legale o professionale che risultino in contrasto con princìpi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella sua sfera personale: che si tratti del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del diniego di pratiche come l’aborto o l’eutanasia per medici e operatori sanitari. L’obiezione di coscienza non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani. Tale libertà stabilisce, invece, un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, sottolineando che una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale.

Libertà religiosa sempre minacciata: 

Non si può (…)  tralasciare che la persecuzione dei cristiani rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce oltre 380 milioni di credenti in tutto il mondo, i quali subiscono livelli elevati o estremi di discriminazione, violenza e oppressione a causa della loro fede. Il fenomeno interessa circa un cristiano su sette a livello globale e nel 2025 si è aggravato a causa dei conflitti in corso, dei regimi autoritari e dell’estremismo religioso. Tutti questi dati mostrano, purtroppo, come la libertà religiosa sia ritenuta in molti contesti più come un “privilegio” o una concessione, piuttosto che un diritto umano fondamentale.

Discriminazione dei cristiani anche in Europa o nelle Americhe: 

Non va (…) trascurata una sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani, che si sta diffondendo anche in Paesi dove essi sono numericamente maggioritari, come in Europa o nelle Americhe, dove talvolta si vedono limitare la possibilità di annunciare le verità evangeliche per ragioni politiche o ideologiche, specialmente quando difendono la dignità dei più deboli, dei nascituri o dei rifugiati e dei migranti o promuovono la famiglia.

Aborto, utero in affitto, eutanasia: 

La vita (…) è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalità basato sulla reciprocità e sul servizio.  È alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire e della famiglia come sua custode responsabile che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita. In tal senso, la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita.

Allo stesso modo, vi è la maternità surrogata, che, trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a “prodotto”, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia.

Simili considerazioni possono essere estese ai malati e alle persone anziane e sole, che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere. È compito anche della società civile e degli Stati rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia.

La piaga della droga: 

Analoga riflessione può essere riferita ai molti giovani costretti ad affrontare numerose difficoltà, tra le quali vi sono le tossicodipendenze. Occorre uno sforzo congiunto di tutti per debellare questa piaga dell’umanità e il narcotraffico che la alimenta, al fine di evitare che milioni di giovani in tutto il mondo finiscano vittime del consumo di droga. Insieme a tale sforzo non dovranno mancare adeguate politiche di recupero dalle dipendenze e maggiori investimenti nella promozione umana, nell’istruzione e nella creazione di opportunità di lavoro.

Oggi nel mondo un corto circuito dei diritti umani: 

Alla luce di tali sfide, occorre ribadire con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano. Una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla.

Le considerazioni che ho presentato inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità.

giovedì 8 gennaio 2026

Un appello drammatico da Aleppo

 Appello di fra Georges

Questa lettera la scrivo dall'inferno della guerra che ha colpito Aleppo da 4 giorni. Nella nostra città ci sono due quartieri sotto il controllo delle forze curde: ACHRAFIEH e CHEIKH MAKSOUD. In questi due quartieri vivono centinaia di migliaia di persone di tutte le etnie e religioni. I cristiani di Aleppo chiamano il quartiere di CHEIKH MAKSOUD "JABAL EL SAYDEH" (la collina di Nostra Signora). In questo quartiere vive una comunità cristiana molto povera. E da questo quartiere sono nati i MARISTI BLU.
Questi due quartieri hanno sofferto enormemente durante la guerra. Il venerdì Santo 2013, tutta la comunità cristiana di JABAL EL SAYDEH è dovuta fuggire. In quell'occasione abbiamo creato una cellula di crisi e abbiamo accolto nella nostra comunità marista circa trenta famiglie che hanno trascorso 6 mesi nella nostra struttura. Successivamente, abbiamo aiutato tutte queste famiglie ad affittare appartamenti lontano dal loro quartiere di origine. A poco a poco, con l'installazione di una pace precaria, le famiglie tornarono a JABAL EL SAYDEH, anche se il quartiere era ancora sotto il controllo curdo. Sapevamo benissimo che non era la soluzione migliore.
Da dicembre 2024, la situazione si è deteriorata tra le forze curde e l'esercito del governo. Momenti di calma seguiti da tensioni. Il 10 marzo 2025 è stato firmato a Damasco un accordo tra il governo siriano e i responsabili dell'autorità curda. Oltre alla situazione dei due quartieri di Aleppo, questo accordo ha istituito un processo per normalizzare le relazioni tra le due parti nella regione settentrionale della Siria, anch'essa controllata dalle forze curde. L'accordo prevedeva un piano da attuare entro il 31 dicembre 2025. Purtroppo non si è avverato.

Per settimane sono scoppiati combattimenti ad Aleppo, ma una tregua con carri li ha fermati. Tuttavia, da lunedì 5 gennaio 2026 e fino al momento in cui scrivo questa lettera, i combattimenti si sono intensificati, causando soprattutto uno spostamento massiccio della popolazione dei due quartieri. Scene orribili di gente che vaga senza sapere dove andare: bambini, giovani, donne e uomini che non smettono di uscire dai quartieri. I colpi di obici non si fermano né di giorno né di notte. I quartieri limitrofi sono gravemente colpiti dai bombardamenti.
Scuole e università, nel pieno della stagione degli esami semestrali, sono chiuse a tempo indeterminato. La vita è paralizzata. Un vero coprifuoco immerge la città nel silenzio e nella paura... Una notte buia invade i cuori degli abitanti.

È un orrore, come se 14 anni di guerra, sanzioni e terremoti non fossero sufficienti. Come se questa città fosse maledetta. Come se le strade di Aleppo fossero assetate di sangue... Come se l'orrore si moltiplicasse senza fine. Perché Aleppo e i suoi abitanti devono subire un tale destino? Fino a quando? Quando si avvererà l'orizzonte della pace? Non abbiamo più forza di resistenza o di resilienza. Abbiamo paura e ci chiediamo: fino a quando?

Condivido con voi queste parole di un giovane medico marista che, dall'ospedale universitario dove è tirocinante, mi trasmette i suoi sentimenti: «Nel cuore dell'ospedale universitario di Aleppo... facce terrorizzate... personale preoccupato, chiedendosi se la strada è percorribile per tornare a casa... Pazienti esausti, senza medicine o soldi... Un esodo e uno sradicamento che segnano il cammino dell'arrivo, un freddo glaciale stringe ciò che rimane dei battiti di un cuore stanco... E continuiamo a dire: c'è speranza... »
Vi scrivo queste parole per denunciare le guerre, i loro autori, i loro istigatori. Ho bisogno di voi per denunciare: Basta, basta, Kafa... I nostri nervi non ce la fanno più. Siamo traumatizzati e angosciati. Preghiamo, invochiamo Dio, Allah... Dacci la TUA PACE.

17h26 di giovedì 8 gennaio 2026
F. Georges SABE
MARISTA

Statement of Custos of the Holy Land Fr. Ielpo on developments in Syria
custodia.org :


Following is the text of the message of Custos of the Holy Land, Fr. Francesco Ielpo on the latest developments in the conflict in Syria dated January  7, 2025:

Dear brothers,

May the Lord grant  you His peace,

I would like to reach out to you with these few lines to inform you of the grave situation that has arisen again in Syria, particularly in the city of Aleppo, and to invite you to intense and persevering prayer for our communities and the affected population.

Yesterday afternoon, the situation in Aleppo deteriorated again. Since then, a full-blown battle has erupted between government forces and the Kurds, with clashes that continued intensely until late into the night. Since dawn this morning, despite moments of apparent calm, mortar fire and gunfire have continued to be heard in various areas of the city. 

Many families have had to abandon their homes; some have found temporary refuge at our Terra Santa college. The streets are largely deserted, and there is a profound sense of demoralization and fear among the people. For security reasons, some pastoral activities, such as a meeting with young people, had to be canceled. Eucharistic celebrations, however, were guaranteed yesterday and this morning, with a discreet but faithful presence of Christians, a sign of a faith tested but not broken.

Faced with this latest trial affecting a people already severely scarred by years of war and instability, we feel an even stronger duty of fraternal solidarity and common prayer. I ask you to remember in a special way in your celebrations, in personal and community prayer, our friars, the Christian families, and the entire population of Aleppo and Syria, invoking the gift of peace, protection, and consolation.

United in prayer, we can also get through this difficult night, entrusting everything to the Lord, the Prince of Peace, who never abandons his people. 

I thank you for your closeness and I greet you fraternally, assuring you of my remembrance in prayer.

May the Lord bless you and keep you.

mercoledì 31 dicembre 2025

LEONE XIV: NON CREDERE A CHI DICE CHE IL RIARMO E’ NECESSARIO


Nel Messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace (primo gennaio 2026), Leone XIV lancia un messaggio inequivocabile: i cristiani resistano alla psicosi della guerra inevitabile, creata da chi la alimenta anche per motivi di interessi economici. Tra i politici europei (pure italiani) ‘cristiani’ l’appello papale viene ignorato e de facto contrastato (vedi ad esempio l’affossamento dell’art. 11 della Costituzione italiana e le ambiguità e le bugie sulle armi all’Ucraina)

di GIUSEPPE RUSCONI-  www.rossoporpora.org DAL MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ LEONE XIV PER LA LIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE - 1 Gennaio 2026La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante

 (Tenebre e luce). Il contrasto fra tenebre e luce, infatti, non è soltanto un’immagine biblica per descrivere il travaglio da cui sta nascendo un mondo nuovo: è un’esperienza che ci attraversa e ci sconvolge in rapporto alle prove che incontriamo, nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere. Ebbene, vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio. (…). La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte.

. (Riarmo definito necessario, la ‘colpa’ di dissentire): Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Infatti, la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza.

. (Spese militari in aumento continuo) Nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale.

. (La perversione del bellicismo educativo): Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza.

. (Uso disumano dell’IA, spirale distruttiva senza precedenti): Constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico.

 qui il testo completo del Messaggio di Papa Leone: 

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/peace/documents/20251208-messaggio-pace.html

domenica 28 dicembre 2025

Une réflexion sur Noël


Pubblichiamo la lettera natalizia di Padre Daniel da Qara lasciandola in francese come ci è giunta: buona lettura agli amici francofoni (e a quelli che usano il traduttore...) Buona Ottava di Natale !

 

da Abuna Daniel Maes

L’empereur Auguste et l’Enfant dans une crêche.
Une réflexion sur Noël

Il y a plus d’un demi-siècle encore, la vie publique dans notre pays et dans le monde occidental était rythmée, pendant plusieurs semaines à la fin de l’année, par une atmosphère de Noël unique. Rues et boutiques s’illuminaient de mille feux. Partout résonnaient les chants de Noël : « Douce nuit, sainte nuit », « Adeste fideles »… Les places de marché, d’ordinaire si animées, laissaient place à une grande crèche et à un sapin décoré. Dans la plupart des foyers, les lumières du sapin et de la crèche, avec Marie, Joseph et l’Enfant dans la mangeoire, réchauffés par le souffle du bœuf et de l’âne, scintillaient.

Les enfants rêvaient d’allumer un feu d’artifice dans le sapin. On récitait tant de beaux poèmes de Noël, évoquant la vie et la lumière, la tendresse et l’amour, l’unité de Dieu avec l’humanité. Et il y avait d’innombrables histoires de réconciliation, touchantes et émouvantes… celles de soldats en guerre qui, abandonnant toute hostilité, célébraient secrètement Noël avec leurs « ennemis ».

De cette atmosphère chrétienne et de son profond message spirituel, nous sommes progressivement passés à un mode de vie laïc et athée. Un père Noël grotesquement commercialisé occupe une place prépondérante. Noël devrait être rebaptisé fête d’hiver. Une crèche avec Marie, Joseph et l’Enfant est jugée trop discriminatoire et insuffisamment inclusive. Certaines communautés religieuses vont même jusqu’à jouer le jeu et placer dans leurs crèches des personnages méconnaissables, susceptibles d’être utilisés à toutes fins, comme on peut désormais le constater sur la Grand-Place de Bruxelles.

Un vaste mouvement woke façonne la vie publique. Que se passe-t-il réellement ? Selon Raynald Secher, spécialiste français de la résistance aux formes de totalitarisme, le mouvement woke est «le dernier wagon d’un mouvement qui débute au XIIIe siècle avec le fameux débat entre la foi et la raison, puis se développe à la Renaissance, s’intellectualise au siècle des Lumières, s’épanouit avec la Révolution française et finalement est repris idéologiquement par la gauche universelle contemporaine. Dès lors, nous pouvons affirmer que le wokisme et le fils naturel du socialisme ». (https://lesalonbeige.fr/aux-origines-du-wokisme/).

Ce mouvement vise à nier la nature et l’unicité de l’humanité, d’un pays et d’une civilisation. C’est une tentative d’effacer la création et l’histoire. Avec cette « tabula rasa », il prétend élever l’homme au rang de dieu pour créer une réalité capricieuse et fantasmée, au gré des modes. Surtout, il cherche à marginaliser Dieu comme Créateur, le Christ comme Rédempteur et son Église comme voie de salut pour tous.

La civilisation chrétienne était jadis la norme, et ce à quoi l’on s’habitue finit par lasser, si bien qu’on cherche autre chose. Et nous voici face à quelque chose de complètement différent : l’humanité et son monde « woke ». Les illusions qu’elle présente sont magnifiques : liberté, toute-puissance et bonheur absolu ! Ce fut une tentative intéressante qui offrit un bref répit, mais soyons honnêtes : elle a échoué ; ce n’est qu’une illusion. Liberté, omnipotence et bonheur se sont en réalité transformés en un esclavage extrême et une misère profonde. Il est temps de reprendre nos esprits et de revenir à la réalité. Écoutons un instant ce qui vit véritablement au plus profond de nos cœurs.

Nous avons des désirs sans fin. En réalité, nous ‘n’avons’ pas de désirs ; nous ‘sommes’ un flux incessant de désirs. Après tout, tous ces désirs, de la possessivité à la soif de pouvoir et d’ambition, en passant par les pulsions sexuelles, ne sont que des expressions concrètes de notre aspiration la plus profonde et indéracinable au bonheur parfait.

Et notre expérience quotidienne nous enseigne que nous ne pouvons jamais pleinement l’atteindre ici-bas. Une fois un grand rêve réalisé, nous aspirons aussitôt à autre chose, car nous demeurons insatiables, aspirant au bonheur parfait. Et la foi chrétienne nous explique pourquoi. Dieu nous a créés ainsi, c’est-à-dire pour Lui, afin que nous trouvions le bonheur parfait en Lui.

C’est le message sublime du récit de la création dans le premier livre de la Bible, la Genèse. Dieu créa le premier être humain à son image et à sa ressemblance afin qu’il puisse entrer librement en communion avec Lui et jouir éternellement de son bonheur parfait. Tentée par le diable, l’homme se rebella et rechercha l’illusion de pouvoir être dieu lui-même. Il rompit l’unité avec Dieu et choisit consciemment une vie limitée dans le temps et l’espace, menant à la mort.

Cette fragilité est inhérente à l’humanité. Jésus nous en a rachetés en s’incarnant, en portant sur Lui toute notre culpabilité, en souffrant, en mourant sur la croix et en ressuscitant. Depuis la création, nous conservons en nous, de manière indestructible, « l’image de Dieu », mais nous ne pouvons retrouver « la ressemblance de Dieu » qu’à travers notre ressemblance avec Jésus, icône parfaite du Père.

L’événement de Noël nous révèle la libération de l’amour de Dieu de l’illusion des désirs humains, inspirés par le diable. Dieu sème son Royaume dans l’histoire humaine, avec humilité et patience. Il nous montre le chemin du bonheur parfait malgré la manifestation de la puissance et de la violence humaines. L’empereur Auguste règne en maître absolu dans son palais, tandis qu’un Enfant sans défense, dans une crèche, dans une étable, s’offre à nous.

Voici la superbe humaine face à l’humilité divine : c’est le royaume de ce monde face au Royaume de Dieu, la cité des hommes et la cité de Dieu. C’est le « kronos » face « kairos ». Le « kronos », le temps ordinaire et profane, nommé d’après le dieu de la mythologie grecque qui dévore ses propres enfants, et le « kairos », le temps libérateur de la grâce et de la rédemption divines.

L’empereur Auguste, dans son palais, menait sa politique par l’illusion du pouvoir, la domination et, finalement, le massacre des enfants. Sous son règne, la naissance de Jésus à Bethléem ne méritait pour lui même pas une mention. Mais l’humilité de Dieu a brisé l’orgueil des Royaumes de ce monde. L’Enfant sans défense dans la crèche a vaincu le diable et apporté la vie et la lumière, la réconciliation et la paix, à tous ceux qui lui ouvrent leur cœur. Le mouvement woke, lui aussi, sera emporté par les flots de l’histoire tandis que le Royaume de cet Enfant, lui, perdure à jamais.

Nouvelles de la communauté

Il a plu régulièrement ces dernières semaines, et nous recevons désormais de l’eau des montagnes jour et nuit. Les Romains avaient déjà aménagé le système de drainage, ce qui nous permet, pour le moment, de ne pas avoir à utiliser notre pompe pour puiser l’eau à 1150 mètres de profondeur.

Nous fabriquons toutes sortes de boîtes décoratives en bois pressé à l’aide d’une machine laser, dans l’espoir de les vendre.

Lever du soleil, 4e dimanche de l’Avent, 21 décembre 2025

Nous avons célébré Noël et ses prières aussi bellement que possible en un seul bloc. Le mercredi 24 décembre, nous avons prié les Heures royales (Primes, Tierces, Sextes, Nones) le midi. À 17h30, en début de soirée, la longue célébration a commencé et s’est terminée à minuit et quart. Nous avons chanté les Vêpres de Noël avec les huit lectures, suivies de l’Eucharistie byzantine. Des jeunes de rite syriaque ont chanté le Notre Père en araméen, la langue de Jésus, que beaucoup connaissent par cœur. L’Eucharistie s’est conclue par une procession et la bénédiction du pain et de l’huile consacrée.

Ensuite, nous sommes allés aux grottes pour la crèche vivante : Joseph et Marie avec l’Enfant, les bergers et les Rois mages. Tout le monde était déguisé et participait. Il y avait même trois agneaux nouveau-nés. Là, les récits de Noël ont été lus en français et en arabe. Un des bergers est passé avec le thé pendant que des chants de Noël étaient entonnés dans toutes les langues. De là, nous sommes retournés à l’église pour les Laudes et l’Eucharistie en rite latin. Grâce à la diversité des offices, nous avons pu célébrer cette liturgie de sept heures avec solennité et ferveur.

Pater Daniel, 26 Décembre 2025

venerdì 26 dicembre 2025

Testimonianza sulla Siria di suor Marta da Azer

 

da TEMPI: Intervista a suor Marta Fagnani, superiora del Monastero Trappista Nostra Signora della Pace di Azer, in Siria


A un anno dal cambiamento politico avvenuto in Siria, il clima è ancora molto teso. Occorre dire che la percezione della situazione cambia abbastanza da zona a zona, anche fra gli stessi cristiani, quindi anche la nostra non può essere che una visione relativa.

Cristiani e musulmani insieme a Natale

Ad Aleppo, ad esempio, dove non vive la minoranza alawita, e dove l’influenza turca si fa sentire, sembra che si percepisca una certa calma, anche se, ad esempio, la presenza dei soldati del governo a protezione delle chiese (dopo l’attentato di Damasco contro la chiesa di Mar Elias) risvegliano un senso di paura, di pericolo. Però ci sono gruppi misti che lavorano insieme nel sociale; all’accensione dell’albero di Natale ragazzi cristiani e musulmani hanno festeggiato insieme. Quindi ci sono segni positivi. 

Ma la nostra impressione, da quanto ci dicono soprattutto i giovani, è che molti cristiani si sentano una minoranza tollerata, con poca possibilità di avere una voce reale nella vita del paese. Del resto questo vale non solo per i cristiani: anche molti sunniti moderati sembrano essere rimasti esclusi dalla direzione del paese.

L’epurazione degli alawiti

oggi sanguinoso attentato nella moschea Imam Ali ibn Abi Talib nel quartiere
Wadi al-Dhahab di Homs durante le preghiera del venerdì degli alawiti

Gli alawiti sono stati per la maggior parte licenziati dagli impieghi statali (scuole, uffici…), figuriamoci se possono avere una rappresentanza politica. I drusi hanno trovato la loro indipendenza, appoggiati da Israele. E i curdi stanno facendo lo stesso, con l’aiuto americano. Insomma una Siria divisa, nonostante i cartelloni pubblicitari nell’anniversario dell’8 dicembre recitassero: «Una sola Siria, un solo popolo». 

Nella nostra zona, che è prevalentemente alawita, la situazione è molto tesa, incerta. A onor del vero dobbiamo dire che, almeno fino ad oggi, noi siamo rispettate, non abbiamo avuto difficoltà se non all’inizio con qualche gruppo armato, che minacciava i nostri operai cristiani che erano stati nell’esercito di Assad. Ma il governo stesso è intervenuto su nostra richiesta. Abbiamo avuto il rinnovo della nostra residenza senza difficoltà. Quando facciamo la spesa nel villaggio sunnita siamo trattate con molta gentilezza e c’è apprezzamento per la nostra presenza. Anche gli alawiti ci percepiscono come un elemento che garantisce sicurezza nella zona. 

Sperare contro ogni speranza 

Noi abbiamo e desideriamo avere buone relazioni con tutti, perché di fatto non abbiamo preferenze, siamo qui per tutti, e vorremmo che i siriani lavorassero insieme per il futuro del loro paese. Preghiamo molto per questo, ma onestamente è un po’ sperare contro ogni speranza. Ci vuole proprio una Luce dall’alto che tocchi le coscienze e i cuori. 

Ma anche se noi stiamo bene, dalla nostra zona – dove sono presenti sia alwiti che sunniti – molte persone se ne sono andate, in Libano o anche più lontano. Molti vivono come sospesi, non si riesce a vedere un orizzonte; anche portare avanti il lavoro è faticoso, le persone non riescono a pensare al domani. Attorno a noi ci sono state violenze, purtroppo molte volte si è trattato di vendette.

L’orizzonte del perdono è assente

Oggi le parti si sono invertite: in passato erano i sunniti a sopportare il peso del governo, soprattutto delle mafie. L’orizzonte del perdono, della riconciliazione (anche se molti si stanno impegnando per questo) sembra assente dalle parole della gente, ed è questo che più preoccupa.  

Ma, in fondo, è questo che molti paesi stranieri volevano. Sono anni che gli interessi internazionali cercano di frammentare la Siria, e ci sono riusciti. Si potrebbe obiettare che, se la popolazione adesso si è così divisa, significa che non era tanto unita neppure prima. Ed è vero. Ma di fatto qualcosa faceva sentire le persone prima di tutto siriane, e solo poi cristiane, sunnite, alawite, druse… C’era in qualche modo un sentimento nazionale comune. Oggi questa Siria non c’è più. La gente attorno a noi, in generale, non ha speranza che «la Siria possa tornare unita». E di fatto la maggior parte ha coscienza che non sono i siriani stessi a determinare la loro sorte, ma gli interessi internazionali. Lo stesso rovesciamento del governo è avvenuto dall’esterno, e questo è evidente per tutti.

Le mani straniere sulla Siria

Ora alcune sanzioni sono state tolte, le frontiere si sono aperte e molti beni prima introvabili e molto costosi ora sono presenti e accessibili. Ma la povertà è ancora altissima, il lavoro non ha avuto una  ripresa, e sempre più persone indigenti ci chiedono aiuti economici e noi non ce la facciamo a rispondere alle varie necessità che ci circondano.  

In questa situazione, si paventa la possibilità che la Siria sia divisa in varie parti confederate. Gli interessi sulle varie zone sono altissimi. Interessi politici ed economici. Qui le opinioni sono molto diverse. Da anni, ancora durante la guerra, si parlava di federazione, e noi siamo sempre state fortemente contrarie. Oggi non ne siamo più così convinte. Perché la gente attorno a noi non vede un’altra opportunità reale per un’esistenza sicura. Certo per i cristiani non è l’ideale, perché sono presenti in tutte le province siriane. E non è l’ideale per questo paese, sarebbe meglio una Siria unita, perché si potrebbe vivere insieme pensando al vero bene, alla vera fede che ci rende tutti uguali davanti a Dio, alla crescita del paese, alla cultura e alla formazione dei giovani. Ma c’è la possibilità che la Siria ritorni un paese per tutti? A questo forse potrebbero rispondere “da fuori”, ma non appare chiaro che cosa costoro vogliano veramente. 

“Sprecare” la vita per il Vangelo

In questa situazione frammentata, che cosa ci facciamo noi qui, perché costruiamo un monastero di pietre e di persone? Facciamo quello che cerchiamo di vivere da ormai vent’anni: “sprecare” la nostra vita secondo la nostra vocazione e quanto ci dice il Vangelo, nella lode a Dio, nella preghiera per tutti, nel lavoro quotidiano. Cercando anche di immaginare un aiuto possibile, soprattutto nel lavoro e nella formazione, che sono l’urgenza vera in questa situazione. Ma soprattutto cerchiamo di vivere il Natale, cioè la contemplazione di un Amore tanto grande da essersi fatto uno di noi.

Nel desiderio che un giorno apriremo gli occhi per rendercene conto, accoglierlo per comprendere a quale speranza siamo chiamati, tutti. Possiamo solo essere qui, cercando di vivere l’oggi con cuore aperto e con la certezza dell’amore di Dio per l’uomo, al di là di tutto.


https://www.tempi.it/siria-suor-marta-fagnani-monastero-azer/



E' Natale: se volete e potete sostenere la presenza delle Monache in Siria, vi ricordiamo che i loro saponi e creme ormai sono disponibili anche in Italia; aiutateci a diffonderli, magari per fare qualche regalino...  Potete scrivere a prodottiazer@gmail.com. Gli amici che se ne occupano (Attilio, Maria, Stefano, Alberto & C) vi aiuteranno.

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mercoledì 24 dicembre 2025

Buon Santo Natale !

 


Germinavit radix Jesse,

orta est stella ex Jacob,

Virgo peperit Salvatorem:

te laudamus, Deus noster.


AUGURI DI SANTO LIETO NATALE

da ORAproSIRIA