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domenica 1 marzo 2015

Aleppo senza tregua, ma la vita non si ferma. Parlano il vescovo Abou Khazen e fra Ibrahim


TERRASANTA.NET
25 febbraio 2015

Nonostante l’assedio, i bombardamenti, la mancanza sul mercato di ogni bene di consumo, e il terribile freddo che patisce da mesi, Aleppo desidera vivere con tutte le sue forze. Negli ultimi giorni la morsa intorno alla seconda città della Siria si è stretta in modo drammatico: il 17 febbraio l’esercito regolare del presidente Bashar al Assad, con il sostegno di Hezbollah, ha sferrato la cosiddetta Operazione Ora zero, un attacco a sorpresa contro i ribelli che sono insediati nella regione immediatamente a nord di Aleppo, con l’obiettivo di prendere le vie di comunicazione che collegano la città al nord del Paese e alla Turchia. I ribelli avrebbero rintuzzato l’attacco, rafforzando le proprie posizioni. Oltre 150 soldati governativi sarebbero stati uccisi.


La tregua temporanea, ventilata qualche giorno fa dall’inviato Onu Staffan De Mistura, è quindi saltata: «Al posto della tregua ci sono atroci scontri a fuoco nelle periferie settentrionali ed orientali della città – ci scrive oggi fra Ibrahim Sabbagh, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco latino di Aleppo –, con una pioggia di bombardamenti sulle zone abitate…».

Quello che colpisce, in una situazione di totale incertezza e di catastrofe imminente, è come la comunità cristiana della città stia lottando con tutta sé stessa per la normalità e la vita.
«I giovani rimasti ci sollecitano; fanno volontariato in parrocchia, si sposano; i bambini vengono battezzati, si celebrano feste… - racconta mons. Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo -. Noi vogliamo rimanere membri della Chiesa universale: la vita continua».
«Noi cristiani, siamo una piccola minoranza in Siria, composta da varie Chiese – spiega il presule – ma non siamo mai stati così uniti». I vescovi cattolici si riuniscono ogni sabato, mentre l'ultimo sabato del mese viene organizzato un incontro ecumenico aperto a tutti coloro che lo desiderano. 
Di nuovo il vescovo francescano: «Una delle principali sfide che, a mio parere, devono affrontare i cristiani del Medio Oriente è il superamento delle nostre paure e la riscoperta della fiducia, una fiducia che è stata distrutta da ciò che abbiamo vissuto. È questa mancanza di fiducia che ci impedisce di prevedere il futuro. La nostra sfida è di sentirci dire che la nostra presenza in Medio Oriente è una chiamata, una missione».

I quartieri di Aleppo a maggioranza cristiana oggi accolgono numerosi profughi di confessione musulmana ed è un'esperienza nuova e feconda per mons. Abou Khazen, che dice: «Durante il conflitto, abbiamo sviluppato nuove modalità d’incontro. Non è stato facile ma continuo a ribadire che è molto importante saper accogliere. Non dobbiamo creare alibi per l’esclusione o il settarismo. Dobbiamo nutrirci di tale convivenza e, credetemi, numerosi musulmani sono sorpresi dalla carità dei cristiani soprattutto verso i bambini, le donne, gli anziani...». 
Il vescovo porta come esempio una sala parrocchiale affidata al Waqf (istituzione islamica di beneficenza) e trasformata in casa d'accoglienza per persone anziane, orfani e handicappati o, ancora, il generatore della parrocchia che permette agli studenti di studiare quando in città l’interruzione dell'energia elettrica si prolunga troppo.


 «Ad Aleppo, in questo periodo invernale, il freddo intenso sta drammaticamente condizionando la gente – racconta fra Ibrahim, il parroco –. Di gasolio non ce n’è quasi più e noi, per il servizio alla gente facciamo ricorso alle autorità civili ottenendone delle “gocce” di tanto in tanto; lo stesso vale per il gas. Siccome il 5 gennaio è cominciato in tutta la Siria il periodo degli esami per gli studenti universitari, ho fatto partire un progetto di aiuto per loro e per gli studenti della maturità. Nelle loro case non vi è disponibilità né di elettricità, né di riscaldamento e, visto che anche le biblioteche ospitate nelle diverse chiese di Aleppo sono ormai chiuse per mancanza di gasolio, ho deciso di “nuotare contro corrente” e di aprire una biblioteca ad hoc in parrocchia. Siamo in grado di accogliere fino a 60 studenti nei locali del catechismo. Abbiamo sistemato e arredato all’occorrenza il luogo, riscaldandolo alla bell’e meglio l’ambiente con un minimo consumo di gasolio. I locali restano aperti agli studenti dalle 9 del mattino alle 8 di sera».

L’accoglienza prevede la possibilità di una bevanda calda e anche il pranzo per coloro, e non sono pochi, che non possono permetterselo. «Nel progetto abbiamo coinvolto due giovani sposi e alcune famiglie senza lavoro come responsabili dell’accoglienza. Oggi mi ha raccontato uno di loro che il numero degli studenti registrati, con la richiesta da parte nostra di una somma minima di denaro per l’iscrizione, è arrivato a 80. Sono veramente soddisfatto di questo tipo di servizio concreto che riusciamo ancora ad offrire ai nostri giovani e spero, se la Provvidenza continuerà a manifestarsi e ad assisterci».

http://www.terrasanta.net/tsx/articolo.jsp?wi_number=7309&wi_codseq=SI001+&language=it


Carissimi, 
ieri, 26 febbraio 2015, alle ore 17.05 durante la Messa serale, è caduta una bombola di gas vicino alla nostra chiesa di Azizieh. Essa è entrata in un negozio dei più vicini a noi ed è esplosa lasciando due cadaveri e diversi feriti. Al livello della chiesa e dei nostri spazi era solo materiale: alcuni vetri delle finestre alte della chiesa sono spaccati e caduti in mille pezzi sulla gente che pregava, senza nessuna ferita, e così anche per diverse finestre e vetri delle aule degli scout e del catechismo. 
Purtroppo, per la strada, il risultato era la morte di un uomo (Agop) e una giovane (Sima, 20 anni); quell’ultima frequentava la nostra sala di lettura.

Ogni volta che succede qualcosa del genere, la gente cade in disperazione e tutte le ferite si aprono di nuovo. Così, oggi, mentre i funerali sono stati celebrati, un' onda di dubbio, di paura, di spavento, di amarezza e di disperazione, prendono il sopravvento sulla gente che abita ad Aleppo; in modo speciale quella cristiana.
Cominciamo quindi da capo a seminare il terreno devastato, con i semi della fede e della speranza.

fr. Ibrahim Alsabagh



ANGELUS Papa Francesco , 1 marzo 2015

"Chiedo a tutti, secondo le loro possibilità, di adoperarsi per alleviare le sofferenze di quanti sono nella prova, spesso solo a causa della fede che professano."

Cari fratelli e sorelle,
non cessano, purtroppo, di giungere notizie drammatiche dalla Siria e dall’Iraq, relative a violenze, sequestri di persona e soprusi a danno di cristiani e di altri gruppi. Vogliamo assicurare a quanti sono coinvolti in queste situazioni che non li dimentichiamo, ma siamo loro vicini e preghiamo insistentemente perché al più presto si ponga fine all’intollerabile brutalità di cui sono vittime. Insieme ai membri della Curia Romana ho offerto secondo questa intenzione l’ultima Santa Messa degli Esercizi Spirituali, venerdì scorso. 
Nello stesso tempo chiedo a tutti, secondo le loro possibilità, di adoperarsi per alleviare le sofferenze di quanti sono nella prova, spesso solo a causa della fede che professano. Preghiamo per questi fratelli e queste sorelle che soffrono per la fede in Siria e in Iraq…. Preghiamo in silenzio…..

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