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mercoledì 30 luglio 2014

"Andarcene dalla nostra terra, la terra di Gesù dove siamo nati, 600 anni prima di Maometto?? No, grazie!"



Quello che l’Occidente continua a non capire della tragedia dei cristiani perseguitati in tutto il Medio Oriente

Il patriarca Sako: «Non dovete incoraggiare i cristiani a lasciare la regione, ma aiutarli a restare qui»


Tempi, 30 luglio 2014

La Francia è pronta ad aiutare i cristiani iracheni, vittime di «persecuzioni» da parte dei jihadisti, che li hanno cacciati dalle loro case di Mosul. In un comunicato congiunto, i ministri Laurent Fabius e Bernard Cazeneuve hanno scritto: «Veniamo in aiuto degli sfollati che fuggono dalle minacce dello Stato islamico e che si sono rifugiati nel Kurdistan. Noi siamo pronti, se vogliono, a favorire la loro accoglienza sul nostro territorio a titolo d’asilo».

I BISOGNI DEI CRISTIANI. La proposta del governo francese è lodevole, avanzata con tutte le migliori intenzioni, ma dimostra come l’Occidente non riesca proprio a comprendere le esigenze dei cristiani del Medio Oriente. Dei loro bisogni si è da sempre fatto interprete il patriarca caldeo Louis Raphaël I Sako, che da anni ormai ripete: «L’Occidente non dovrebbe incoraggiare i cristiani a lasciare la regione. I governi e le Chiese occidentali dovrebbero piuttosto aiutarci finanziando progetti che facilitino i cristiani a restare qui. Ho visitato 40 villaggi nel nord dell’Iraq. La gente non ha chissà quali bisogni, se non medicine, asili, sementi e più posti di lavoro».

EDUCAZIONE, NON INVASIONE ARMATA. Davanti a queste richieste l’Occidente ha sempre fatto orecchie da mercante, di fatto ignorandole. E ora che i terroristi hanno invaso parte del paese, i cristiani chiedono aiuto anche e soprattutto perché venga trovata una soluzione alla crisi e sia garantita la stabilità politica del paese. Non però come in passato, con un’invasione armata: «Gli Usa sono già stati qui – ha detto il patriarca a inizio mese – e hanno commesso molti errori. E ora regna il caos, la confusione, l’anarchia. Non si può importare semplicemente il modello democratico occidentale». Quello che si richiede ora all’Occidente è di fare pressione su «Iran, Qatar, Turchia ed Arabia Saudita» perché smettano di finanziare i terroristi. E non fornire armi a una delle fazioni (i ribelli) che combattono in Iraq e Siria, come proposto più volte dal presidente della Repubblica francese François Hollande.

«CHI SCAPPA PERDE TUTTO». Se dunque la proposta di offrire asilo ai cristiani iracheni in Francia è un segnale di vicinanza e interessamento, non è però quello che desiderano i cristiani: vivere al sicuro non fuori dall’Iraq, ma dentro l’Iraq. Perché, come dichiarato ancora da Sako a tempi.it, «chi scappa perde la sua storia e una volta che si inserisce nella società occidentale smarrisce la lingua, la morale, le tradizioni, la liturgia, tutto: questi cristiani perdono tutto. E poi se qui abbiamo tante difficoltà, il Paradiso non è certo da voi».

CI RIMETTERÀ ANCHE L’OCCIDENTE. E non saranno certo solo i cristiani a rimetterci: «Una storia di cristianesimo che dura da duemila anni in queste terre sarà interrotta – spiega Sako –, finirà e ci rimetterà tutto il Medio Oriente, tutto l’Iraq e anche i musulmani. Loro infatti perderanno la componente della società più aperta, che si occupa della formazione, dell’educazione e aiuta lo sviluppo di un paese riconoscendo dignità alle donne». La prospettiva di un Medio Oriente sempre più radicalizzato e intollerante non fa certo gola all’Occidente, che non può permettersi la scomparsa dei cristiani. Ecco perché deve aiutarli: a restare però, non a fuggire.

http://www.tempi.it/occidente-tragedia-cristiani-perseguitati-iraq-medio-oriente#.U9jh2EYcQ5s


IL PATRIARCA GREGORIOS REPLICA A PARIGI: "I CRISTIANI  NON VOGLIONO LASCIARE L'IRAQ"



I cristiani iracheni "vogliono rimanere nella loro terra". 
Così Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa cattolico-melchita, ha risposto al governo francese, che nei giorni si è detto pronto ad accogliere i cristiani messi in fuga dai jihadisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante.
"Certo abbiamo bisogno di qualcuno che ci riceva - ha detto il patriarca da Damasco, in un'intervista all'emittente Tele Lumiere - ma soprattutto abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a rimanere nella nostra terra". 
"Aiutateci a combattere il terrorismo e i gruppi takfiristi - ha proseguito il prelato - a mettere fine a questa corsa alle armi che porta beneficio solo a questi gruppi".
"Questo - ha detto - sarebbe un sforzo importante, meglio che trasformarci in rifugiati o dirci che ci siete vicini e ci aiutate". 
"Vogliamo rimanere nella nostra terra - ha ribadito il patriarca siriano - e vivere al fianco dei nostri fratelli musulmani, nonostante tutti i problemi".
"Tutto quello che l'Europa ha fatto per 50 anni - ha poi denunciato Gregorio III Laham - è stato dividere musulmani e cristiani. Dovreste invece lavorare per l'unità inter-araba, inter-musulmana e anche tra cristiani e musulmani".
Poi, con un messaggio rivolto ai fedeli dell'Iraq, ha affermato: "Non siamo i primi a essere oppressi o a soffrire per questi fatti. Migliaia di martiri sono stati uccisi e il loro sangue ha aiutato a mantenere la presenza dei cristiani e il loro messaggio su questa terra".


Eid al-Fitr:  Gregorio III: "Cristiani e musulmani, noi siamo i migliori garanti gli uni degli altri"

Nel suo messaggio per la fine del Ramadan il patriarca greco-melchita cattolico di Antiochia ricorda che cristiani e musulmani hanno costruito insieme la civiltà araba e "scongiura" i "nostri fratelli arabi a unirsi per salvare l'islam" dalle correnti estremiste che lo stanno invadendo. "Dobbiamo, possiamo e vogliamo restare insieme, musulmani e cristiani per costruire insieme un mondo migliore per le nostre generazioni future e il nostro avvenire comune".


Damasco (AsiaNews)

"Cristiani e musulmani, noi siamo i migliori garanti gli uni degli altri".
Lo scrive Gregorio III Laham, patriarca greco-melchita cattolico di Antiochia e di tutto l'Oriente in un messaggio "ai nostri amati fratelli musulmani dei Paesi arabi e del mondo" in occasione della festa di Eid al-Fitr, che conclude il Ramadan.


"Questa festa - si legge nel documento - giunge in circostanze particolarmente difficili e drammatiche nel mondo e in modo particolare nei nostri Paesi arabi, mentre l'amata Siria e l'Iraq soffrono, la Palestina e Gaza ferite, senza parlare di Marocco, Egitto, Yemen e i Paesi del Golfo. Ovunque cola sangue, la desolazione cresce; i luoghi di culto, le moschee come le chiese, sono distrutti; i sacri diritti dell'uomo sono violati e la sua dignità, la sua libertà, il suo onore sono calpestati, minacciando tutte le conquiste umane, artistiche e tecniche, morali e religiose della nostra cultura".

"Questa civiltà araba, cristiani e musulmani l'abbiamo forgiata insieme e abbiamo vissuto nel reciproco rispetto. Superando anche "le nuvole di crisi" che a volte ci sono state, "abbiamo continuato insieme il cammino della vita; vivendo insieme, costruendo insieme e crescendo insieme". "E' in piena amicizia e lealtà che presentiamo i nostri auguri ai nostri fratelli musulmani. Piangendo le vittime innocenti, cristiani e musulmani, donne e uomini, vecchi e giovani che muoiono ogni giorno, bagnando col loro sangue strade, case e luoghi di culto della nostre città e dei nostri villaggi. Mescolano il loro sangue, abbracciati nella morte comune, come lo sono stati nella loro storia, la loro civiltà, la loro cultura".

Gregorio III, quindi "scongiura" i "nostri fratelli arabi a unirsi per salvare l'islam e i musulmani dai nemici, interni ed esterni, che incombono nel mondo arabo, nel mondo musulmano e altrove".
"Noi, cristiani arabi, siamo i più sinceri difensori dell'islam, perché sappiamo che nella buona come nella cattiva sorte, siamo insieme, conservando insieme la nostra eredità e la nostra storia comuni. Perché cristiani e musulmani noi siamo i migliori garanti gli uni degli altri. Facciamo appello alla coscienza del mondo arabo ed europeo e alla comunità internazionale perché ci leviamo insieme, come un sol uomo, di fronte alle correnti takfiriste che invadono i nostri Paesi arabi, sfigurando l'islam spingono i cristiani all'esodo, minacciandoli di morte, umiliandoli, massacrandoli, privando così il mondo arabo dei cuoi cristiani e impoverendo il mondo musulmano".
Il patriarca conclude ripetendo i termini di una promessa comune islamo-cristiana :

"Noi dobbiamo restare insieme, musulmani e cristiani per costruire insieme un mondo migliore per le nostre generazioni future e il nostro avvenire comune.
Noi possiamo restare insieme, musulmani e cristiani per costruire insieme un mondo migliore per le nostre generazioni future e il nostro avvenire comune.
Noi vogliamo restare insieme, musulmani e cristiani per costruire insieme un mondo migliore per le nostre generazioni future e il nostro avvenire comune".

http://www.asianews.it/notizie-it/Gregorio-III:-Cristiani-e-musulmani,-noi-siamo-i-migliori-garanti-gli-uni-degli-altri-31765.html

Attivista assiro denuncia: "I cristiani siriani sono in fuga per paura di un'avanzata dell'Isil"

I cristiani di al-Hasakeh, nel nord-est della Siria, "sono in fuga poiché temono la minaccia degli estremisti islamici". E' questa la testimonianza di Jamil Diarbakerli, presidente dell'Organizzazione assira democratica in Siria, che ha sede a Istanbul, in Turchia. 
In un'intervista ad Aki-Adnkronos International, Diarbakerli spiega che "l'incubo di quanto accaduto a Mosul", dove i miliziani dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) hanno annunciato il 'califfato', "incombe sulla popolazione cristiana di al-Hasakeh".
"I cristiani se ne sono andati in massa lasciando le loro case e le loro terre, che furono il nucleo centrale da cui si sviluppò la città di al-Hasakeh", denuncia l'attivista, che critica "il silenzio internazionale e arabo" rispetto al proliferare dei gruppi estremisti nella regione.
Diarbakerli ricorda i recenti "tentativi da parte dell'Isil di prendere il controllo della città, che è un modello di convivenza tra le sue varie componenti" e condanna "i crimini commessi a Mosul" dai suoi miliziani. 
Domenica l'Isil ha preso il controllo di una posizione dell'esercito regolare siriano nella città di al-Hasakeh.
L'attivista ha quindi lanciato un appello "alla comunità internazionale e a tutti i Paesi del mondo, chiedendo che si assumano le loro responsabilità umane, giuridiche, storiche e morali in questo difficile momento per i popoli della regione e per quello cristiano in particolare, che fa fronte agli atti criminali dell'Isil e degli altri gruppi estremisti". 
"Chi tace o distoglie lo sguardo da questi crimini - conclude - ne è complice e responsabile".

http://www.adnkronos.com/aki-it/sicurezza/2014/07/30/attivista-assiro-denuncia-cristiani-siriani-sono-fuga-per-paura-avanzata-dell-isil_ArUSGyYzH77liDNGygUhnM.html

Irak : l’Orient a besoin de ses chrétiens !

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