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venerdì 13 febbraio 2026

Un ritorno storico nel cuore della valle dell'Oronte (Siria)


 Dopo 14 anni di attesa e isolamento, la presenza del Custode di Terra Santa si è fatta nuovamente sentire tra i vicoli e gli uliveti di Knayeh, nella provincia di Idlib. L'ultima visita ufficiale risaliva al 2011, prima che il conflitto siriano innalzasse un muro di silenzio attorno a quest'area, rendendo quasi inaccessibili i villaggi di Knayeh e Yacoubiyeh. Il 9 febbraio 2026 segna quindi una data di rinascita, con l'arrivo del Custode per inaugurare il Capitolo dei frati che prestano servizio in Siria.

I frati, provenienti dalle diverse realtà missionarie di Aleppo, Damasco e Lattakia, si sono messi in viaggio per raggiungere i confratelli di Knayeh e Yacoubiyeh. Questo incontro, fortemente voluto sia dal Custode che dai frati, rappresenta un segno tangibile di unità per una comunità che per anni è rimasta isolata dal resto del Paese.

La celebrazione della speranza e delle radici

Alle 11.30, l'abbraccio tra il Custode e i frati ha simbolicamente dissolto anni di distanza. La giornata si è animata alle 12.00 con la celebrazione eucaristica, presieduta da Mons. Hanna Jallouf, Vicario Apostolico di Aleppo. La scelta del luogo e del celebrante non è stata casuale: Mons. Jallouf, francescano, ha vissuto in prima persona i momenti più bui del conflitto proprio in queste terre.

Durante l'omelia, il vescovo ha sottolineato il profondo valore di questa assemblea. Ha ricordato l'inizio della missione francescana nella valle dell'Oronte, evidenziando come la presenza dei frati sia oggi una luce di speranza per l'intera regione. A pochi chilometri da dove i primi seguaci di Gesù furono chiamati "cristiani" , i frati continuano a testimoniare il Vangelo con la loro stessa vita.

Gratitudine e ascolto reciproco

Al termine della Messa, il Custode di Terra Santa ha rivolto parole di profonda gratitudine al Vescovo e a tutti i confratelli. Ha elogiato il loro instancabile servizio, svolto spesso tra pericoli e sofferenze. Il coraggio di rimanere accanto alla popolazione locale nonostante le difficoltà è stato il filo conduttore del suo discorso, inteso a incoraggiare una fraternità che non ha mai cessato di servire, accompagnata dalla grazia del Signore.

Nel pomeriggio, il Capitolo zonale è proseguito in un clima di ritiro spirituale. I frati si sono riuniti in un momento di preghiera intensa, ponendosi in ascolto del Signore per preparare il cuore al dialogo. Questa fase di condivisione è essenziale per progettare il futuro della missione francescana in Siria, partendo proprio dall’ascolto reciproco e dalla riflessione sulle sfide che ancora attendono la comunità cristiana in queste terre.


Si è concluso il Capitolo zonale dei frati francescani della Custodia di Terra Santa in Siria, dopo giorni di intensa spiritualità e dialogo fraterno. Non solo un incontro istituzionale, ma un autentico pellegrinaggio tra le ferite e le speranze di una terra che, nonostante anni di isolamento e sofferenza, continua a gridare la sua voglia di vita. Dalle aule di riflessione di Knayeh alle pietre ferite di Yacoubieh e Ghassanieh, i frati hanno tracciato la rotta per il futuro della presenza francescana in Siria. 

Una fraternità che si fa carne e ascolto

Cuore del Capitolo è stato il discernimento sulla qualità della vita religiosa. Nel secondo giorno, dopo aver celebrato l'Eucaristia con i bambini e i fedeli di Knayeh, i frati si sono posti in ascolto reciproco per riflettere sulla fraternità come ambiente vitale. In un clima di grande onestà, il dialogo si è concentrato sulla necessità di superare l'individualismo per riscoprire la bellezza dell'obbedienza reciproca e della condivisione spirituale.

Si è discusso su come conciliare l'instancabile servizio pastorale con una vita di preghiera che sia vero nutrimento. In questo contesto, vulnerabilità e calo numerico sono stati riletti non come una sconfitta, ma come un'opportunità per esercitare la minorità francescana. La giornata ha trovato il suo compimento nella visita alle famiglie locali, in particolare a quella di un confratello originario della Valle dell'Oronte: un gesto che ha reso concreta l'idea che ogni legame di sangue, in questa missione, si allarga fino a diventare famiglia per l'intera comunità. La scelta di celebrare il Capitolo proprio in questi villaggi della Valle dell'Oronte ha un significato profondo: dare coraggio a chi ha deciso di restare o di tornare. Negli ultimi tempi, infatti, si è assistito a un fenomeno di speranza: diverse famiglie hanno iniziato a riabitare le loro case nei tre villaggi di Knayeh, Yacoubieh e Jidayde.

Questo ritorno è stato possibile grazie alla presenza ininterrotta dei frati che, anche nei momenti più bui, non hanno mai abbandonato la missione, garantendo i servizi essenziali e inaugurando di recente la “Terra Santa School”. Vedere giovani coppie che decidono di scommettere sul futuro, tornando a lavorare la terra e ricostruire le proprie case, è il segno che la vita sta vincendo la distruzione. I frati hanno voluto essere lì proprio per confermare questo sostegno e incoraggiare altri a non avere paura di ricominciare.

Yacoubieh: il ritorno del Custode e il valore della fedeltà

Il terzo giorno ha segnato un momento storico: il ritorno del Custode a Yacoubieh dopo quattordici anni. La Messa solenne, che ha riunito i fedeli di Knayeh, Yacoubieh e Jidayde, è stata carica di emozione. Il Custode, visibilmente commosso, ha sottolineato come la fede dei cristiani siriani sia un dono prezioso per la Chiesa universale: "Se con una mano ho chiesto un aiuto materiale per voi, quando ero Commissario di Terra Santa, con l'altra ho documentato la vostra fede che ha raggiunto il mondo intero".

Attraverso la metafora del "giogo" di Gesù, il Custode ha incoraggiato i presenti a non portare la croce da soli, ma a rimanere uniti a Cristo affinché l'aratro della loro vita continui a seminare il bene. La benedizione di una statua di San Giuseppe è rimasta come segno tangibile di protezione su un villaggio che, nonostante i segni dei bombardamenti e del recente terremoto, non ha mai smesso di sperare.

Oltre i confini: comunicazione e sogni di ricostruzione

La fase conclusiva del Capitolo ha rivolto lo sguardo al futuro prossimo e alle nuove sfide della modernità. I ​​frati hanno discusso dell'importanza di utilizzare i social media per portare la voce della missione siriana in ogni angolo della terra, trasformando la comunicazione in uno strumento di vicinanza e di testimonianza globale.

Particolarmente significativa è stata la visita a Ghassanieh, un villaggio attualmente abbandonato e segnato dalla quasi totale distruzione. Sosta tra le rovine del convento e della chiesa non è stato solo un atto di memoria, ma una dichiarazione d'intenti: il desiderio della Custodia è di riabilitare queste strutture per incoraggiare i fedeli a tornare e ricostruire le loro case. La presenza del Custode in quel luogo silenzioso ha riacceso la speranza per una futura riapertura della missione.

Verso la resurrezione

Il Capitolo si è concluso con l'adozione di misure concrete per rafforzare una presenza che vuole essere fraterna, contemplativa ed evangelica. I frati della Siria tornano al loro servizio ad Aleppo, Damasco, Lattakia e nella valle dell'Oronte con rinnovata certezza: nonostante mille difficoltà, essere dono gli uni agli altri è la via maestra per annunciare la risurrezione di questo Paese ferito.

https://www.custodia.org/en/news/hope-among-the-ruins-the-journey-of-the-friars-of-the-custody-of-the-holy-land-in-the-heart-of-syria/

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