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lunedì 24 gennaio 2022

Sr Maria Gabriella, una vita per l'Unità

 

L'offerta della vita di Suor Maria Gabriella per L'UNITA' DEI CRISTIANI  fu la risposta alla richiesta di preghiere ed offerte fatta alla comunità dalla Badessa della Trappa di Grottaferrata, Madre Maria Pia Gullini, che credeva intensamente nella causa dell'Unità.

"Gabriella era una giovane estremamente generosa e aveva preso sul serio la sua vocazione e la sua consacrazione monastica. Per la sua professione, avvenuta pochi mesi prima, aveva scritto : nella semplicità del mio cuore, io ti offro tutto, Signore.... e davvero amare fino alla fine per lei era una parola seria, importante, decisiva. Il Signore veramente per lei era colui che aveva dato tutto se stesso per la salvezza dell'uomo. E' questo ciò che sta all'origine dell'offerta di sr M. Gabriella.  Sentiva tutto il dolore della divisione, e da brava sarda, pur non avendo avuto conoscenze o studi ecumenici, sapeva cosa è la lacerazione del cuore dell'uomo e cosa è la divisione: per questo l'ha sentita come una domanda fatta a sè....  

Questa Settimana di Preghiera, proposta anche da contesti di società in cui più viva è la divisione religiosa, ci richiama l'Ecumenismo Spirituale. L'ideale di Unità ha tre poli: quello della preghiera, quello del dono di sè e la comunione coi fratelli, quello della conversione personale. Gabriella non ha fatto calcoli, ha solo detto : il Corpo di Cristo è lacerato, quello che io posso fare è dare tutta la mia vita; il Signore ne farà quello che vuole per questo grande scopo..."

( estratto da una testimonianza di Suor Maria Gabriella Masturzo, postulatrice della causa di canonizzazione )

martedì 18 gennaio 2022

A-Dio, amico nostro carissimo

 

من آمن بي وإن مات فسيحيا 
انتقل إلى رحمة الله Gian..... 
فليكن ذكره مؤبدا

lunedì 17 gennaio 2022

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: i testi di quest'anno offerti dalle chiese del Medio Oriente

 “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” (Matteo2, 2)

Secondo  il Vangelo  di  Matteo (2,  1-12),  la  stella  apparsa  nel  cielo  della  Giudea  costituisce  un  segno  di  speranza  lungamente atteso, che conduce i Magi e in essi, in realtà, tutti i popoli della terra, nel luogo in cui si manifesta il vero Re e Salvatore. La stella è un dono, un segno della presenza amorevole di Dio per tutta l’umanità. Per i Magi era il segno che era nato un re. Con i suoi raggi, la stella conduce l’umanità verso una luce più grande, Gesù, la Luce nuova che illumina ogni persona e che conduce alla gloria del Padre e allo splendore della sua luce. Gesù è la Luce che è venuta nelle nostre tenebre quando, per la potenza dello Spirito Santo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto Uomo. Gesù è la Luce:è entrato ancor di più  nelle  tenebre  del  mondo  quando per  amore  nostro  e  per  la  nostra  salvezza  spogliò  se  stesso  e  fu  obbediente  fino  alla morte. Lo ha fatto per illuminarci il cammino, perché potessimo conoscere il Padre e il suo amore per noi, tanto da darci il suo Unico Figlio, e perché, credendo, potessimo avere la vita eterna. 

 I  Magi  videro  la  stella  e  la  seguirono.  I  commentatori  hanno  da  sempre  ravvisato  nelle  figure  dei  Magi  un  simbolo  della diversità dei popoli allora conosciuti, e un segno dell’universalità della chiamata divina  simboleggiato  dalla luce  della stella che  brilla  da  oriente.  Hanno  inoltre  ravvisato,  nella  ricerca  inquieta  del  neonato  Re  da  parte  dei  Magi,  la  sete  di  verità,  di bontà e di bellezza dell’umanità. L’umanità anela a Dio fin dall’inizio della creazione per onorarlo. La stella è apparsa non appena  il  Bambino  divino  è  nato,  nella  pienezza  dei  tempi,  e  annuncia  la  tanto  attesa  salvezza  che  ha  inizio  nel  mistero dell’Incarnazione.  

 I Magi ci rivelano l’unità di tutti i popoli voluta da Dio. Viaggiano da paesi lontani e rappresentano culture diverse, eppure sono tutti spinti dal desiderio di vedere e di conoscere il Re appena nato; essi si radunano insieme nella grotta di Betlemme, per onorarlo e offrire i loro doni. I cristiani sono chiamati ad essere un segno nel mondo dell’unità che Egli desidera per il mondo.  Sebbene  appartenenti  a  culture,  razze  e  lingue  diverse,  i  cristiani  condividono  una  comune  ricerca  di  Cristo  e  un comune  desiderio  di  adorarlo.  La  missione  dei  cristiani,  dunque,  è  quella  di  essere  un  segno,  come  la  stella,  per  guidare l’umanità assetata di Dio e condurla a Cristo, e per essere strumento di Dio per realizzare l’unità di tutte le genti. 

 All’atto di omaggio dei Magi appartiene anche l’apertura dei loro scrigni e l’offerta dei loro doni che, fin dal cristianesimo delle origini, sono stati compresi come segni dei diversi aspetti dell’identità di Cristo: oro per la sua regalità, incenso per la sua divinità e mirra che prefigura la sua morte. Tale diversità di doni, quindi, ci dà un’immagine della percezione particolare che le varie tradizioni cristiane hanno della persona e dell’operato di Gesù. Quando i cristiani si riuniscono e aprono i lorotesori e i loro cuori in omaggio a Cristo, si arricchiscono condividendo i doni di queste diverse prospettive.

 La stella è sorta ad oriente (cfr Mt2, 2), è da lì che sorge il sole, ed è da quello che chiamiamo il Medio Oriente che è apparsa la salvezza per la bontà del nostro Dio, che ci ha benedetti poiché “ci verrà incontro dall’alto, come luce che sorge” (Lc1, 78).  La storia del Medio Oriente, però, era –e lo è fino ad oggi –marcata da conflitti e lotte, macchiata di sangue e oscurata da  ingiustizia  e  oppressione.  In  tempi  recenti,  dalla Nakba palestinese (cioè l’esodo della popolazione arabo-palestinese durante  la  guerra  del  1948)  la  regione  è  stata  teatro  di  una  serie  di  guerre  e  rivoluzioni  sanguinose  e  terra  di  estremismo religioso.  Anche  la  storia dei Magi contiene molti elementi tenebrosi come, ad esempio, l’ordine dispotico di Erode di massacrare tutti i bambini al di sotto dei due anni a Betlemme e nei dintorni (cfr Mt2, 16-18). La crudezza di questi racconti risuona nella lunga storia,fino ad oggi,nel travagliato Medio Oriente. 

 Fu  in  Medio Oriente che la Parola di Dio  mise  radici  e  diede  i  suoi  frutti:  il  trenta,  il  sessanta  e  il  cento  per  cento.  E  fu  da questo Oriente che gli apostoli partirono per predicare il Vangelo fino ai confini della terra (cfr At1, 8). Il Medio Oriente ha anche donato alla Chiesa migliaia di testimoni e di martiri cristiani. Eppure, oggi, l’esistenza stessa della piccola comunità cristiana è minacciata, giacché molti sono spinti a cercare altrove una vita più sicura e serena. In questi tempi difficili, la luce del cristianesimo in Medio Oriente è sempre più minacciata, proprio come lo fu il Bambino Gesù, che era la Luce. 

 Gerusalemme  è  un  significativo  simbolo  per  i  cristiani  perché  è  la  città  della  pace  dove  tutta l’umanità è stata salvata e redenta.  Oggi,  però, quella pace non c’è più. Varie fazioni politiche rivendicano la città senza tenere in conto le posizioni altrui.  Persino  pregare  a  Gerusalemme  è  sotto  il  controllo  di  misure  politiche  e  militari.  Gerusalemme  era  la  città  dei  re, addirittura  la  città  in  cui  Gesù  entrerà  trionfalmente,  acclamato  come  Re (cfr  Lc  19,  28-44). Era  ovvio  che  i  Magi  si aspettassero  di  trovare  in  questa  città  il  neonato  Re,  rivelato  dalla  stella;  tuttavia,  il  racconto  ci  dice  che, anziché  sentirsi benedetta per la nascita del Re Salvatore, l’intera Gerusalemme era in tumulto, proprio come lo è oggi. 

 Oggi più che mai, il Medio Oriente ha bisogno di una luce celeste che accompagni la sua gente. La stella di Betlemme è un segno che Dio cammina con il suo  popolo,  sente  il suo dolore, ascolta  il suo grido e  si muove a compassione. La stella ci rassicura che, anche se le circostanze possono cambiare e disastri abbattersi su di noi, la fedeltà di Dio non viene meno. Il Signore “non dorme né riposa”(Sal 121, 4), ma cammina accanto al suo popolo e lo custodisce quando si sente perso o è in pericolo.  Il  cammino  della  fede  è  procedere  con  Dio  che  veglia  sempre  sul  suo  popolo  e  lo  guida  per  le  difficili  vie  della storia e della vita.

 Per questa Settimana di preghiera, i cristiani del Medio Oriente hanno scelto il tema della stella sorta ad oriente per più di un motivo. Mentre, in occidente, molti cristiani celebrano solennemente il Natale, per molti cristiani d’oriente, la più antica, e ancora la principale festa, è invece l’Epifania, ossia quando la salvezza di Dio, da Betlemme e dal Giordano, fu rivelata alle nazioni. Questa accentuazione della teofania, cioè della manifestazione è, in un certo senso, il tesoro che i cristiani del Medio Oriente possono offrire ai loro fratelli e sorelle in tutto il mondo.

 La stella conduce i Magi attraverso il tumulto di Gerusalemme dove Erode trama l’omicidio di una vita innocente. Ancora oggi, in varie parti del mondo, gli innocenti patiscono la violenza o la minaccia di violenza, e giovani famiglie sono costrette a fuggire. In tali circostanze, le persone cercano un segno che Dio è con loro. Essi cercano il Re appena nato, il mite Re di pace e di amore. Ma dov’è la stella che illumina la via verso di lui? Essere la stella che illumina il cammino verso Gesù, Luce del  mondo,  è  precipuamente  la  missione  della  Chiesa.  È  in  questa  missione  che  la  Chiesa  diviene  segno  di  speranza  in  un mondo  travagliato  e  segno  della  presenza  di  Dio  in  mezzo  al  suo  popolo, nelle  difficoltà  della  vita.  Con  la  parola  e  con l’azione i cristiani sono chiamati ad illuminare la via perché Cristo possa essere rivelato, ancora una volta, alle nazioni. Le divisioni tra noi smorzano la luce della testimonianza dei cristiani e oscurano la strada, impedendo ad altri di trovare la via che porta  a Cristo.  Al contrario, cristiani uniti che adorano Cristo insieme e aprono i loro scrigni in uno scambio di doni, diventano segno dell’unità che Dio desidera per tutto il creato.

 I  cristiani  del  Medio Oriente offrono questo materiale per la Settimana di preghiera per l’unità consapevoli che il mondo condivide  molti  dei  loro  stessi  travagli  e  delle  difficoltà  da  loro  sperimentate  e  anela  ad  una  luce  che  possa  dissipare  le tenebre sul cammino verso il Salvatore. La pandemia mondiale di COVID-19, la conseguente crisi economica e il fallimento delle strutture politiche, economiche e sociali che avrebbero dovuto proteggere i più deboli e vulnerabili, hanno evidenziato il  desiderio  profondo,  a  livello  globale, che una luce brilli nell’oscurità. La stella che brillò in oriente,  nel  Medio  Oriente, duemila anni fa ci chiama ancora verso la mangiatoia, dove Cristo nasce. Ci attira laddove lo Spirito di Dio è vivo e operante, e ci richiama alla realtà del nostro battesimo e alla conversione del cuore. 

 Dopo  aver  incontrato  il  Salvatore  e  averlo  adorato  insieme,  i  Magi,  avvertiti  in  sogno,  fanno  ritorno  nei  loro  paesi  per un’altra strada.  Allo stesso modo, la comunione che condividiamo nella preghiera comune deve ispirarci a fare ritorno alle nostre  vite,  alle  nostre  chiese  e  al  mondo  intero  attraverso  strade  nuove.  Percorrere  strade  nuove  significa  pentirsi  e rinnovare  la  propria  vita,  la  vita  delle  nostre  chiese  e  della  società.  Seguire  Cristo  è questa  nuova  strada  e, in  un  mondo effimero e mutevole, i cristiani devono restare saldi e sicuri come le costellazioni e i pianeti che brillano splendenti. Ma come mettere  in  pratica  tutto  questo?  Porsi  a  servizio  del  Vangelo  richiede  oggi  l’impegno  a  difendere  la  dignità  umana, soprattutto  dei  più  poveri,  dei  più  deboli  e  degli  emarginati.  Richiede  alle  chiese  trasparenza  e  responsabilità  nel  porsi  in relazione  col  mondo  e  gli  uni  con  gli  altri.  Ciò  significa  che  le  chiese  devono  collaborare  per  dare  sollievo  agli  afflitti, accogliere  gli  sfollati,  alleviare  chi  è  schiacciato  dal  peso  della  vita,  e  costruire  una  società  giusta  e  onesta.  È  un  invito  alle chiese a lavorare insieme affinché i giovani possano costruire un futuro che sia conforme al cuore di Dio, un futuro in cui tutti gli esseri umani possano sperimentare la vita, la pace, la giustizia e l’amore. La strada nuova per le chiese è la via dell’unità  visibile  che  perseguiamo  con  sacrificio,  coraggio,  audacia così   che,   giorno   dopo   giorno,  “Dio   regnerà effettivamente in tutti (1Cor 15, 28). 


Traduzione italiana dell’Inno di Sant’Efrem il Siro

Sorse la luce per i virtuosi e la gioia per i retti di cuore.
Gesù Cristo nostro Signore sorse per noi, venne dal seno del Padre,
ci trasse dalle tenebre e ci illuminò con la sua luce splendente:
il giorno sorse sull’umanità e fuggì il potere delle tenebre.
Dalla sua Luce sorse per noi la luce e illuminò gli occhi colmi di tenebre:
la sua gloria sorse sull’ecumene e illuminò gli abissi profondi.
Scomparve la morte, si dissipò la tenebra,
e furono spezzate le porte dello Sheol:
illuminò tutte le creature che prima erano nelle tenebre.
Risorsero i morti che giacevano nella polvere e cantarono gloria,
poiché vi fu per loro un Salvatore:
Egli compì la salvezza, ci diede la vita
e fu elevato presso il Padre, l’Altissimo.
E di nuovo verrà nella sua grande gloria
e illuminerà gli occhi di tutti coloro che lo attesero:
il nostro Re verrà nella sua grande gloria.
Accenderemo le nostre lucerne e usciremo incontro a lui.
Rallegriamoci in lui come si rallegrò in noi Colui che ci rallegra
con la sua luce splendente e diamo gloria alla sua maestà;
lodiamo il Padre Altissimo, che accrebbe la sua misericordia,
la inviò presso di noi e compì per noi la speranza e la salvezza;
il giorno sorgerà all’improvviso e i santi usciranno per andare incontro a lui,
accenderanno le loro lampade tutti coloro
che sono stanchi e affaticati, ma pronti.
Si rallegreranno gli angeli e i vegliardi del cielo,
nella gloria dei giusti e dei virtuosi: porranno la corona sui loro capi
e insieme proclameranno e canteranno: Alleluia!
I miei fratelli sono risorti e sono stati trovati pronti!
Lodiamo il nostro Re e il nostro Salvatore, che verrà nella gloria
e ci rallegrerà, nella luce splendente del suo Regno.


I TESTI DELLE CELEBRAZIONI SONO SCARICABILI A QUESTO LINK: 

http://www.christianunity.va/content/unitacristiani/it/settimana-di-preghiera-per-l-unita/settimana-di-preghiera-per-l-unita-dei-cristiani-20220.html

mercoledì 29 dicembre 2021

Secondo attacco israeliano questo mese contro il principale porto commerciale della Siria

 

Il 28 dicembre alle 3,21 di notte, caccia F-16 israeliani hanno lanciato quattro missili da crociera sul porto di Latakia. L'attacco è stato massiccio e ha inflitto pesanti danni alle infrastrutture portuali e ingentissime perdite di container pieni di importazioni civili come: filati di cotone utilizzati nelle fabbriche di tessuti di Aleppo, pneumatici per auto, parti per auto, latte per neonati destinato alle farmacie e molti altri carichi commerciali civili.
L'incendio è infuriato per ore e fitte nuvole di fumo nero si sono alzate per tutta la giornata. Non sono stati segnalati morti civili, ma i vigili del fuoco hanno inalato fumo e gli abitanti delle case vicine sono rimasti leggermente feriti da schegge di vetro. L'ospedale privato di fronte al porto, il Nada Hospital, ha subito vetri rotti lungo la sua facciata. Ristoranti e caffetterie lungo la Corniche ovest hanno subito danni alle vetrate in una delle zone residenziali più belle di Latakia, di fronte al porto.
Il porto è utilizzato da aziende private per importare farmaci, generi alimentari e forniture per i residenti siriani che subiscono le sanzioni devastanti degli Stati Uniti e dell'Unione europea che impediscono l'importazione di materiali per la ricostruzione dopo 10 anni di conflitto armato.
I generi alimentari distrutti durante l'attacco erano importati da aziende private. Questi commercianti stanno ora affrontando la rovina finanziaria. Molti di loro hanno lasciato il paese, ma coloro che sono rimasti hanno sofferto molto delle sanzioni americane ed europee che impediscono il trasferimento di denaro dalla Siria per pagare le spedizioni. Questi mercanti avevano assicurato l'approvvigionamento vitale della popolazione siriana. L'attacco israeliano ai container per il trasporto può indurre i commercianti a rinunciare a ordinare le forniture di cui hanno bisogno i residenti, come medicine e cibo, per paura di perdere il carico durante un attacco. Potrebbe essere parte di una strategia di assedio e blocco da parte di Israele.
Nel corso degli anni, Israele ha condotto centinaia di colpi su obiettivi in Siria, alcuni dei quali erano finalizzati al principale aeroporto della capitale, Damasco.

di Steven Sahiounie, giornalista e commentatore politico


AnalisiL'attacco israeliano in Siria e i colloqui di Vienna


Due giorni fa Israele ha lanciato diversi missili contro il porto siriano di Latakia, nel più massivo attacco di questa guerra non dichiarata e a senso unico, che vede i jet di Tel Aviv bombardare continuamente il Paese confinante e Damasco provare a intercettare gli ordigni nemici, ben sapendo che non può rispondere perché ne verrebbe incenerita.

I danni ingenti causati dal raid – tra l’altro è stato colpito anche un ospedale – e gli incendi divampati hanno fatto tornare alla memoria un’altra tragedia, quella dell’esplosione avvenuta nel porto di Beirut dell’agosto del 2020, orrore che rischia di ripetersi se non si mette un freno all’escalation.

Non sono state segnalate vittime, ma è la prima volta che Israele colpisce in maniera tanto massiva un’infrastruttura siriana di così grande rilevanza.

Tel Aviv giustifica tali attacchi come preventivi, perché servirebbero a tagliare le vie di rifornimento che dall’Iran portano a Hezbollah, in Libano, ma l’imponenza dell’operazione sembra più che altro uno sfoggio muscolare, anch’esso preventivo, in vista di quanto avverrà a Vienna.

In questa città, infatti, si stanno svolgendo i cruciali colloqui sul nucleare iraniano e ci sono segnali che un accordo, seppur minimale, potrebbe andare in porto. L’Iran ha infatti annunciato che non arricchirà l’uranio oltre la soglia del 60%. È quanto chiedevano gli Stati Uniti: lo stop all’arricchimento dell’uranio in cambio di uno sgravio, seppur non totale, delle sanzioni, in attesa di tempi migliori per un’intesa più ampia.

L’attacco a Latakia sembra così un segnale: Israele ha voluto dimostrare che se anche si troverà un’intesa, la guerra contro l’Iran e i suoi delegati è destinata a durare.

Ma al di là del conflitto, che durerà tempo, per quanto riguarda il dialogo di Vienna vanno registrate le dichiarazioni venate di “ottimismo” di iraniani e russi, secondo i quali sarebbero stati fatti progressi “nella direzione giusta” (Haaretz).

Ma ancora più importante appare il cambio di registro da parte delle autorità israeliane dopo la visita del Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan a Tel Aviv.  Di questo viaggio abbiamo accennato in una nota precedente, spiegando quanto fosse importante sia per la prossimità con il nuovo round di colloqui sia per la durata, dal momento che l’inviato di Biden si è trattenuto nel Paese per ben tre giorni.  Axios aveva riferito alcune indiscrezioni di parte israeliana, che suggerivano come Sullivan avesse di fatto accolto le remore dell’establishment di Tel Aviv, assolutamente contrario all’intesa (in realtà tale niet non è così monolitico, vedi Piccolenote).  All’indomani della visita, il primo ministro israeliano Naftali Bennet, il quale ai primi di dicembre aveva detto che le trattative di Vienna dovevano finire subito, ha affermato che Israele non è a priori ostativa a un’intesa con l’Iran, ma vuole un “accordo buono“.

Dichiarazione vaga, che consentirà di criticare qualsiasi intesa raggiunta, e però più che significativa, dal momento che è la prima volta che il premier israeliano, che invano aveva tentato di dissuadere Biden dalla sua determinazione, si è detto favorevole a essa.  Vuol dire che Sullivan a Tel Aviv ha tenuto fermo il punto, costringendo le autorità israeliane a  correggere il tiro, dal momento che non possono dissentire apertamente da Washington.

Le trattative per non far fallire il summit di Vienna si stanno dipanando in tutto il mondo:  se gli Usa hanno intrapreso un fitto dialogo con Israele, la Russia si è impegnata con la controparte, come denota anche la visita del presidente iraniano Ebrahim Raisi a Mosca di questi giorni.

Questo lavorio diplomatico si intreccia con lo sfoggio muscolare dei contendenti. Israele si è detta più volte pronta ad attaccare l’Iran, anche con armi nucleari se necessario,

E in una nota su Haaretz, Chuck Freilich, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale israeliana, ha anche profuso ottimismo su questa eventuale operazione, che risulterebbe del tutto indolore per Israele (un irenismo che cozza con quanto reputano gli analisti della Difesa israeliana, e tanti altri, vedi ad esempio The Atlantic).

Per parte sua Teheran ha inviato un messaggio alla controparte di segno analogo, con un’esercitazione che simulava un attacco alla centrale nucleare di Dimona. A conferma che non c’è una soluzione militare a questa ardua querelle.