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venerdì 18 settembre 2020

UN GRIDO DALLA SIRIA

La situazione ad Aleppo è sempre più grave, Covid e povertà stanno mettendo a dura prova il popolo siriano e a questo si aggiungono gli assurdi bombardamenti degli israeliani. Padre Ibrahim in una lettera piena di dolore e di speranza ci descrive la situazione che Cristo non abbandona ma continua ad avere a cuore con la loro testimonianza. Ascoltiamo il grido che viene da Aleppo con la nostra preghiera e il nostro aiuto concreto. Grati a padre Ibrahim e ai suoi amici condividiamo la loro sofferenza pieni di speranza.

https://viaggioadaleppo.wordpress.com/

Carissimi amici,
è passato un po’ di tempo dall’ultima lettera che ho mandato. Vale la pena, mentre vi porgo gli auguri di buona festa dell’Esaltazione della Santa Croce, aggiornarvi circa la nostra vita e missione ad Aleppo.
Il periodo passato è segnato, fino ad oggi, dalla crisi Covid-19. Su cinque frati in missione ad Aleppo, quattro si sono ammalati: il risultato è stato disastroso poiché due di loro sono morti e due, dopo un periodo di cura e di convalescenza, si sono ripresi. Io sono stato l’unico a non essere stato contagiato dal virus: è stata una Provvidenza perché così mi sono preso cura dei due frati che stanno con me e ho potuto seguire la parrocchia e la gente.
Questa alta percentuale di contagio (4 su cinque) ha interessato anche gli Accoliti della parrocchia, gli impiegati nella parrocchia, gli addetti agli uffici della Caritas parrocchiale e gli impiegati del convento. Anche le famiglie della nostra parrocchia hanno fatto esperienza di malattia, e quindi di sofferenza e morte, in percentuale alta.

Carissimi amici, purtroppo, siamo stati segnati in maniera molto più forte da questo virus rispetto ad altri paesi dell’Europa e altrove, sia per la precarietà e la mancanza delle strutture ospedaliere, delle medicine, del personale di medici e infermieri, sia per la mancanza di esperti nel campo e di persone competenti, che possono dire alla gente cosa fare e cosa non fare, attraverso leggi che guidano il comportamento e l’azione. Tutto questo perché il nostro Paese è intasato da mille urgenze legate al conflitto e quindi non può intervenire su tutto. Le misure adottate dal Governo italiano, per esempio, riguardo alla frequenza degli uffici, alle regole e meccanismi di procedere nelle strade, nelle chiese e nei luoghi di lavoro, abbiamo cercato di sperimentarlo anche noi, come chiesa di Aleppo.

Per comprendere bene la situazione precaria circa la cura e la prevenzione, basti dire che per diversi giorni abbiamo seppellito dieci cristiani al giorno deceduti a causa del Covid-19.
Se consideriamo la situazione più in generale, il numero aumenta rispetto ad Aleppo che è abitata da 2.5 milioni di persone; si stima che mentre seppellivamo dieci morti al giorno, 833 persone venivano seppellite nella città. Il numero assai alto, confrontato con le cifre che vengono da altre parti del mondo, vi dà idea di quale sfida dobbiamo affrontare nella città.
Personalmente, non mi aspettavo questa ulteriore tappa della nostra Via Crucis siriana, e non immaginavo mai di viverla, come parroco nella “città macerie” di Aleppo. Andando ad Aleppo sei anni fa, ero pronto per incontrare i missili, la mancanza di acqua e di cibo: mai avrei pensato di affrontare, oltre tutto questo, anche una pandemia del genere!
Immaginate inoltre se a questa pandemia si unisce anche un caldo straordinario che si prolunga fino ad oggi, con 47 gradi di temperatura, la mancanza il gasolio per i generatori di elettricità per tante ore al giorno! Poche persone riescono a dormire serenamente la notte e, così, non riescono a recuperare le forze per affrontare il peso quotidiano dei giorni a venire. Durante la notte, ci troviamo a doverci svegliare continuamente perché il caldo sembra farci “bollire” con il nostro sudore e siamo costretti a cambiare continuamente i nostri vestiti perché madidi di sudore!

Da una settimana, a causa delle sanzioni, in città c’è pochissimo carburante. Quindi oltre ad avere una città già paralizzata parzialmente per la mancanza di lavoro e di povertà generale, ci si trova davanti ad una città completamente paralizzata. La sera, è impressionante vedere file lunghissime di automobili in fila ai distributori di benzina, che attendono la mattina seguente con la speranza che possano riempire i serbatoi con quel poco di indennità giornaliera di benzina che è concessa.
La mancanza di gasolio ha avuto delle ripercussioni durissime sulla materia prima di cibo: il pane quotidiano. Assistiamo, purtroppo, a lunghissime file di persone, centinaia di uomini e donne, talvolta l’uno sull’altro, che sin dalle prime ore del mattino attendono la distribuzione del pane per poterlo acquistare.
Diversi dei nostri amici ridevano quando consideravano le regole sulla prevenzione da Covid-19, in particolare “il distanziamento e la mascherina” (che noi invitiamo ad osservare scrupolosamente), dicendomi: “Padre, guarda cosa succede ogni giorno davanti ai panifici! Siamo nel miscuglio totale con tantissime persone. Vale la pena ancora indossare la mascherina e parlare di distanziamento?”.

Oltre a tutto questo, la vita continua ad essere molto cara, in modo inimmaginabile e “irreale”, e la gente continua a diventare sempre più povera: si riscontra, infatti, un grande dislivello amaro e continuo tra gli stipendi (o le entrate in generale) e le spese.
Anche i bisogni sanitari, (mancanza di ogni tipo di assicurazione), sono sempre più pesanti e più cari. Durante l’ultimo periodo, abbiamo sentito di persone, affette da Covid, che hanno dovuto vendere le loro case solo per poter pagare alcune giornate di terapia intensiva in una clinica privata… Non solo le medicine, ma anche le visite mediche, le analisi di sangue (al costo di quasi la metà di uno stipendio di un impiegato) e perfino il tampone (costa il triplo di uno stipendio di un impiegato), sono molto ma molto cari!
Ho telefonato ripetutamente a diverse famiglie, che hanno alcuni cari affetti dal Covid, per “costringere loro” ad andare in ospedale a per ricevere le cure necessarie. Tanti, infatti, allontanavano l’idea di essere ricoverati, a causa della povertà delle loro risorse, andando incontro alla “sorella morte”: solo grazie all’intervento della Chiesa, essi sono ancora vivi e si stanno riprendendo lentamente.
Oltre a tutto questo, abbiamo sulle spalle più di nove anni di guerra, che hanno lasciato ferite mai guarite sull’uomo da tutti i punti di vista…

A tutte queste croci, si aggiunge una grandissima sfida. Domani è prevista l’apertura delle scuole in tutta la Siria. A tal proposito ho seguito quello che si fa da tempo in Italia: tutte le discussioni, i preparativi e le spese allegate e faccio il confronto con la nostra realtà: si aprono le scuole, anche quelle private, con delle strutture precarie di un paese in guerra; senza preparativi, senza misure preventive, con un numero ridotto di professori. Il nostro cuore è pieno di preoccupazione per le generazioni di bambini e di ragazzi, anche per gli universitari.

Siamo tutti col fiato sospeso: nell’ultima riunione degli Ordinari delle Chiese cattoliche presenti in Aleppo, abbiamo stabilito che centri di catechismo rimarranno chiusi; valuteremo questa posizione in base a come andrà il primo mese di scuola: che il Signore preservi i nostri figli da ogni male!

Carissimi, racconto tutto questo, presento le nostre croci e le nostre preoccupazioni, per dirvi in quali condizioni “anormali” noi svolgiamo la nostra missione.
Nonostante ciò, però, in questo campo di battaglia, continuiamo l’accompagnamento spirituale della nostra gente, in modo personale e in modo comunitario, usando i mezzi di comunicazione e spendendo ore e ore per telefonare giornalmente ad ognuno informandoci sulla loro situazione.
Oltre a questo sostegno, c’è il sostegno materiale, fatto attraverso tanti progetti, fra cui:
aiuti alimentari, copertura dei bisogni sanitari (durante la crisi Covid, si è aperto un progetto via posta per una copertura completa di tutte le spese, dalle più minime a quelle più grandi), sostegno per i casi particolari (persone con diversi tipi di handicap o di impedimenti), pannolini per i bambini, pannoloni per gli anziani, vestiti per i bambini, sostegno per il riscaldamento durante l’inverno che arriverà, sostegno scolastico mensile, riparazione delle case danneggiate, progetti di micro-credito e sostegno alle coppie neo-sposate…

Celebriamo quest’anno l’Esaltazione della Santa Croce: enumeriamo tante croci che qui ad Aleppo portiamo sulle nostre spalle e che lasciano sempre i segni duri e forti sulla carne martoriata, nei cuori di ognuno di noi, guardando, però, a quello che la Provvidenza opera in noi.
Queste croci condizionano in modo oggettivo la nostra vita, il nostro mangiare, il movimento e il dormire… condizionano anche il nostro respiro… però non hanno senso, senza un’accettazione volontaria e per un motivo chiaro: quello dell’amore di Dio e quindi anche dei fratelli.
Siamo beati allora, quando accogliamo queste croci e le viviamo offrendole per amore del Signore e dei fratelli… È molto bello poi, quando la croce non viene mai vissuta in modo personale, ma portando la croce, e condividendo le condizioni della nostra gente, la portiamo mentre sosteniamo gli altri attorno a noi, incoraggiando loro ad affrontare e portare la propria croce quotidiana.

Carissimi amici,
grazie a voi che non ci lasciate mai da soli in questo cammino della via crucis in modo che, mentre aiutiamo gli altri, troviamo tutto il sostegno necessario sia nelle vostre preghiere sia nel vostro sostegno morale e materiale.
Così, portando le croci in modo “degno del Signore” che ha portato la croce per amore nostro, e crescendo nella carità verso tutti, carità espressa nel servizio umile e costante, la croce diventa la nostra gloria, il nostro vanto, la nostra vittoria e la nostra salvezza. Lo spero per voi e lo spero anche per la nostra missione francescana ad Aleppo.
Buona festa dell’Esaltazione della santa Croce 2020

Fr. Ibrahim Alsabagh

lunedì 14 settembre 2020

il 'Monastero di Terra Santa' di Aleppo torna in possesso dei frati francescani

 

Cari figli e fratelli,

Oggi la nostra gioia è immensa per aver riavuto la 'Terra Santa di Aleppo', non solo perché è un monastero tra gli altri ma perché è caro ai generosi Aleppini, grandi e piccoli.

Questo luogo ha svolto un ruolo importante sin dalla fondazione come scuola secondaria. Molti medici, ingegneri, personalità dello Stato e della società civile si sono diplomati qui. Quando le scuole furono nazionalizzate, il 'Collegio di Terra Santa' si adoperò attivamente per rafforzare il ruolo della cristianità in Aleppo. Soprattutto, attraverso il Christian Educational Center e appoggiando le attività e gli eventi di tutte le confessioni cristiane in città.

Questo luogo è considerato ecumenico per eccellenza: non fa differenze tra una setta e l'altra. Qui tutti sono considerati fratelli e sorelle nel Signore. Dall'inizio dell'abominevole crisi che ha afflitto il nostro amato Paese, i Padri Francescani hanno accolto nella loro missione famiglie con disperato bisogno di un luogo ospitale che offrisse un po’ di stabilità e di speranza nella loro terra e la loro eredità culturale. Centinaia di figli di Aleppo accorrevano ogni giorno al monastero, che è diventato giorno dopo giorno un'oasi d’amore, di incontri e di pace.

Nel Franciscan Care Center sono nate diverse attività: arte, sport, musica e teatro, come supporto psicologico per tanti bambini e famiglie, con programmi qualificati per curare le tante ferite retaggio della guerra assurda che ha patito la città di Aleppo.

[QUI  nei dettagli il lavoro che si svolge nel Franciscan care center ]

Oggi, in coincidenza con la Festa della Vergine Maria, il 'Terra Santa' torna nelle braccia della Chiesa sotto la custodia dell'Ordine Francescano. Noi, figli di San Francesco, riceviamo dalla mano pura della nostra Vergine Madre questo dono tanto atteso, per completare la nostra missione di edificazione dell'essere umano schiacciato da guerra, epidemie e tribolazioni di ogni genere.

Chiediamo a Dio di estendere tutte le sue benedizioni a Sua Eccellenza il Presidente Bashar Hafez al-Assad, perché ci ha onorato ed è caro a tutti i nostri cuori.

[nell'incontro che ebbero con il presidente Bashar Assad il 23 dicembre 2019, i padri francescani chiesero di recuperare il terreno e la struttura della 'Terra Santa' che apparteneva all'Ordine ed egli promise il suo interessamento].

Con l'intercessione della Vergine Maria, di San Francesco, fondatore dell'ordine monastico, e di Sant'Antonio da Padova, Santo patrono del monastero, chiediamo a Dio di concederci pace, sicurezza e salvezza, che tenga lontane da tutti la pandemia e che noi frati possiamo discernere la volontà di Dio in queste circostanze, per fare di questo monastero un faro di conoscenza, etica e bene per i figli della madrepatria Siria.

Festa della Vergine Maria. 8 settembre 2020

Padre Firas Lotfi, francescano Custode della Provincia di San Paolo, per i Francescani di Siria, Libano e Giordania.

Dalla pagina della Parrocchia Latina San Francesco di Aleppo

Traduzione Maria Antonietta Carta

domenica 13 settembre 2020

Siria, dalla peste al Covid continua la missione dei frati della Custodia

 

La metà dei frati francescani in Siria è stata contagiata dal Covid-19, due i religiosi morti. Nonostante la guerra e la pandemia nessuno di loro ha abbandonato la propria comunità continuando quella missione portata avanti nei secoli scorsi durante le epidemie di peste. A raccontarlo al Sir è il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton che denuncia le sanzioni "ingiuste" che impediscono ai siriani di reperire medicinali per curarsi. La speranza nella Colletta di Terra Santa di domenica 13 settembre per poter aiutare i più poveri

di Daniele Rocchi

Sono 407 i francescani morti di peste dal 1619 fino ai giorni nostri. A loro, in queste ultime settimane vanno ad aggiungersi, dalla Siria in guerra, anche padre Edward Tamer, 83 anni, una vita passata nelle scuole della Custodia, gli ultimi 20 anni ad Aleppo, e a tradurre in arabo testi di teologia. Con lui padre Firas Hejazin, 49 anni di cui 23 di sacerdozio. Ieri la peste, oggi il Covid. Padre Tamer e padre Hejazin sono morti dopo aver contratto il Coronavirus. Si stima che nel Paese arabo i casi Covid-19 siano oltre 3400, 147 i morti e 997 i ricoverati. Numeri che molti analisti danno in difetto.

Metà dei frati in Siria contagiati dal Covid-19. Attualmente i frati presenti in Siria sono 15, in 9 parrocchie, due di queste sono al confine con la Turchia, a Knayeh e Jacoubieh, nella valle dell’Oronte, ancora sotto controllo delle milizie jihadiste.

La metà dei frati in Siria – rivela al Sir padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa – ha contratto il virus riuscendo poi a guarire. Frati che hanno sacrificato la propria vita per rimanere al fianco dei malati in tempo di epidemie. Tutti hanno scelto di restare con il popolo, senza abbandonare nessuno”.

Come accadde durante le grandi epidemie di peste del 1347 e del 1370. “Allora l’attività dei medici francescani in Terra Santa – riferiscono dall’Archivio Custodiale – fu determinante, grazie alle alte conoscenze dei frati. La Custodia di Terra Santa, infatti, fece venire dall’Europa frati competenti in materia di scienza e medicina. I medici francescani erano molto stimati dai locali e anche dalle autorità musulmane”, come racconta la storia del Gran Mufti di Gerusalemme curato dal medico del convento di San Salvatore, fr. Giovanni da Bergamo, o del pascià di Acri, Muhammed al-Gezzar, che chiamò molte volte a palazzo fr. Francisco Lopez, medico di Gerusalemme.

Oggi curarsi in Siria, dove si combatte da 10 anni, è molto difficile anche a causa delle sanzioni economiche imposte da Usa e Ue – denuncia il Custode –. Il Coronavirus è una delle tante difficoltà che i siriani affrontano ogni giorno per sopravvivere. Basti pensare che per reperire medicinali la popolazione deve spesso ricorrere al mercato nero.

Le sanzioni sono ingiuste e disumane.

Invito quei Paesi che le hanno imposte a rimuoverle ora che siamo in piena pandemia. Diversamente avranno sulla coscienza tanti morti dei quali dovranno rispondere davanti a Dio”. “Nonostante tutte le difficoltà imposte da guerra e Covid– rimarca padre Patton – i frati non si sono tirati indietro e hanno continuato la loro missione pastorale e caritativa. Chi ha contratto il virus è tornato, una volta guarito del tutto e in piena sicurezza, tra la popolazione”.

Il ‘rinserro’ e il ‘comunichino’. Un modus operandi che, spiegano dalla Custodia, ricorda quello dei secoli scorsi quando, durante le epidemie di peste, i francescani si imponevano delle misure precauzionali per limitare il contagio. In questi casi il Discretorio custodiale, l’organo di governo della Custodia, decretava il cosiddetto “rinserro”: a nessuno era concesso lasciare il convento e tutti i contatti con l’esterno erano mediati da un responsabile, incaricato anche di sorvegliare il rispetto di questa norma. Tuttavia vi erano dei religiosi che rimanevano fuori durante la peste, solitamente il parroco e il collaboratore parrocchiale, chiamati in gergo gli “esposti”, perché correvano più degli altri il rischio di contrarre la malattia e morire. L’isolamento dal resto dei confratelli, chiusi in ‘rinserro’, “rendeva la loro morte ancora più dura. I francescani, però, si offrivano per la cura del gregge con spirito di carità, cercando di tutelarsi come potevano”. Un esempio è l’uso del “comunichino”, una pinza in argento terminante con una specie di piattino che serviva per distribuire l’Eucarestia senza entrare in stretto contatto con il fedele.

Vicini alla gente. “Oggi siamo vicini alla gente con le parrocchie che hanno continuato la loro attività pastorale fornendo, attraverso una rete di carità interna, supporto materiale. Un aiuto reso possibile anche dalla Colletta per la Terra Santa che si celebra domenica 13 settembre. Confidiamo molto nella generosità della Chiesa universale. Le nostre fraternità si prendono cura non solo delle piccole comunità cattoliche rimaste ma anche dei musulmani, molti dei quali profughi a causa della guerra. Con noi – precisa padre Patton – sono rimasti accanto alla popolazione sofferente anche tanti altri istituti e congregazioni religiose, come i salesiani, i gesuiti, le suore di Madre Teresa, le dorotee, le suore del Rosario, quelle del Verbo Incarnato e altre ancora. Tantissimi religiosi e religiose, consacrati laici e laiche, che sono il segno della presenza della Chiesa in questo tempo di sofferenza”.

Un pensiero che il Custode allarga anche ad altri Paesi, come il Libano in grave crisi economica e sociale. “Preghiamo per la stabilità di questi Paesi. Bisognerebbe che l’Europa fosse un po’ più presente in Medio Oriente con progetti di aiuto e di sviluppo e proposte concrete per la riduzione del debito. Senza l’aiuto dell’Europa il Libano sarebbe in balia di instabilità e di altri poteri. È pericolosissimo lavarsi le mani pilatescamente della situazione in Medio Oriente da parte dell’Europa. Non bastano certo le visite dei Macron e dei Conte per risolvere la crisi libanese. Se l’Ue è in grado di istituire un Recovery Fund per i suoi Paesi membri lo potrebbe fare anche per aiutare i Paesi più in difficoltà in Medio Oriente”.

lunedì 7 settembre 2020

Anche il patrimonio boschivo della Siria va in fiamme

Di Maria Antonietta Carta

Per oltre trent’anni, viaggiando attraverso la Siria ho assistito con emozione all'opera paziente e costante di rimboschimento. Una volta, un compagno di viaggio siriano mi raccontò che il suo Paese era stato ampiamente deforestato durante l’occupazione ottomana, per ottenere il legno necessario alla costruzione della ferrovia transnazionale Baghdad-Istanbul.

Anche durante la guerra, i Siriani hanno seguitato a piantare alberi, con tenacia e perseveranza, ed è per me un supplizio vedere le immagini dei roghi che inceneriscono le lussureggianti montagne costiere dell'amata Siria, ricche anche di alberi secolari: cedri, querce, pini altissimi… un’infinità di erbe aromatiche e medicinali e un sottobosco lussureggiante che per molti mesi diventava una affascinante tavolozza di colori.

Esse fanno parte anche della mia storia personale per averle frequentate durante decenni, sempre accolta con cuore generoso dai suoi abitanti ora desolatamente soli poiché nessun Paese li ha soccorsi.

Nel link sottostante, potete vedere i miei carissimi amici di suq al-Dayaa durante la campagna di forestazione (con moringhe oleifere) della stagione scorsa nelle montagne di Latakia e ammirarne la splendida vegetazione.

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2703035976400256&type=3