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martedì 31 marzo 2020

“In Siria possiamo contare solo sulla prevenzione: se ad Aleppo arrivassero mille contagi, con cento ricoveri, non ce la faremmo”

distribuzione del pane gratis nei quartieri orientali di Aleppo, in modo che la gente non debba stare in fila ai forni con il pericolo del coronavirus


Intervista a Nabil Antaki di RT in lingua francese.
Traduzione dal francese di Marinella Correggia

La Siria ha confermato un primo decesso per coronavirus. Nove i caso di positivi confermati. Nel suo ospedale ad Aleppo ha constatato l’arrivo di pazienti con sintomi simili a quelli del Covid-19?
Nel mio ospedale no. Ma in altri ospedali ad Aleppo e Damasco ci sono stati casi per i quali clinicamente e radiologicamente si potrebbe sospettare che i malati siano colpiti dal Covid 19. Però i test, che vengono effettuati tutti nei laboratori del Ministero della Salute, tornano negativi. Sono solo 10 i casi dichiarati in Siria ma noi abbiamo l’impressione che ce ne siano di più.

Ma lei nel suo ospedale ha la possibilità di testare pazienti?
No, tutti i test sono inviati a Damasco al laboratorio centrale del Ministero. Dunque non abbiamo modo di testare gli ammalati ma con gli scanner ai polmoni abbiamo l’impressione che alcuni malati morti per affezioni polmonari fossero colpiti dal Covid-19.

Dopo nove anni di guerra avreste i mezzi per far fronte a una crisi sanitaria? Come vi preparate?
Ci prepariamo in ospedale con misure preventive, mascherine, guanti, con i disinfettanti in soluzione, ma se in Siria arrivasse un’epidemia importante, tutti vediamo quel che succede in Europa, la Siria non avrebbe i mezzi per farvi fronte, a causa della lunga guerra e della mancanza di mezzi. Prendo il caso di Aleppo: se ci fossero mille casi di Covid-19 ad Aleppo che ha 2 milioni di abitanti, e cento di essi avessero bisogno della terapia intensiva e respiratori, ecco, non ne abbiamo a sufficienza. Occorre dunque assolutamente strozzare l’epidemia con le misure di prevenzione, perché non abbiamo modo di far fronte a un’epidemia, in Siria.

Ecco, la Siria ha preso una serie di misure per lottare contro la propagazione. In particolare il coprifuoco la sera, il divieto di passare da una provincia all’altra, la chiusura delle scuole e delle università fino a metà aprile. Sono rispettate? Sono sufficienti?
Sì, le persone le rispettano alla lettera, la popolazione collabora in modo esemplare. Sono misure sufficienti? No, perché bisognerebbe fare i tamponi a più persone, soprattutto a chi è impegnato nel settore sanitario e assistenziale, o alle famiglie di chi è ammalato, e a chi è un caso sospetto, per poter mettere in isolamento i portatori di virus. Purtroppo i test si possono fare solo sui malati sintomatici.
In tutta la Siria ci sono solo poco più di 3.000 kit, il ministero ne ha già usato 300, ce ne sono solo più 3.000, su una popolazione di 20 milioni di abitati.

Voi come ospedali, ricevete direttive particolari dal Ministero della Salute?
No, salvo avvertire se sospettiamo che ci siano casi: in tal caso vengono dal Ministero a fare i prelievi necessari e li mandano a Damasco, dove tutti si raccolgono, gli esami e l’informazione.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, scarpe e spazio all'aperto
Giovani ingegneri nella città di Aleppo hanno progettato robot speciali per sterilizzare le mani dei passanti per proteggerli dal virus
La pandemia minaccia soprattutto i sei milioni e mezzo di sfollati nel paese. E’ una causa di preoccupazione?
Certamente. I rappresentanti dell’Onu e anche i vostri media parlano continuamente degli sfollati della provincia di Idlib. Ma non dimentichiamo che anche nel resto del paese, quello sotto l’autorità dello Stato siriano, ci sono sei milioni di sfollati interni e sono anche loro minacciati da un’eventuale epidemia.

L’Unione europea e l’Onu hanno fatto appello al cessate il fuoco in tutta la Siria per permettere una migliore risposta davanti alla minaccia del coronavirus. Ma è realistico questo, soprattutto nella provincia di Idlib?
Il cessate il fuoco di fatto è in vigore da quattro settimane, dopo la fine dei combattimenti, quando l’Esercito Siriano aveva lanciato un’offensiva per liberare una parte della provincia di Idlib. Ma penso che l’Unione Europea e gli Stati Uniti al posto di domandare un cessate il fuoco farebbero meglio a togliere le sanzioni contro la Siria, sanzioni che hanno causato la rovina della Siria e ora sono un pericolo a causa dell’epidemia.

  Fonte: https://www.facebook.com/watch/?v=1523542091133703

giovedì 26 marzo 2020

Le sanzioni statunitensi devono finire adesso


Il Corona virus è arrivato, in primi isolati casi, anche in Siria. 
Tutti conosciamo la sofferenza che il popolo siriano ha patito per 9 anni e a quale ulteriore devastazione andrebbe incontro nella attuale precarietà del sistema sanitario.
Vogliamo trarre un brano da un articolo apparso in risposta alla notizia che gli USA hanno inasprito ulteriormente le sanzioni ai Paesi 'sgraditi': l'imperativo umanitario ad abrogare le sanzioni unilaterali imposte sia raccolto da Organizzazioni Governative, da Governi, da ogni uomo che rifiuti la condanna a morte per migliaia di persone!
OpS




Le sanzioni statunitensi sono devastanti in tempi ordinari. Ma con l'infuriare della pandemia COVID-19, stanno uccidendo più persone che mai.
di Greg Shupak

Le sanzioni sono guerra. Non possono distruggere all'istante la carne come fanno bombe e proiettili, ma uccidono e mutilano comunque. Sottoporre le persone a tali crudeltà è indifendibile in tempi normali: nel mondo pre-COVID-19, la guerra economica americana stava uccidendo i malati di cancro in Iran, stava impedendo ai bambini siriani malati di cancro di procurarsi le medicine necessarie e, secondo una stima di due economisti statunitensi, uccidendo forse quarantamila venezuelani.
Ma punire collettivamente intere popolazioni durante una pandemia globale è forse una forma di barbarie ancora più spietata.

Il coronavirus sta devastando l'Iran, con più di ventimila casi e oltre 1500 morti. Prima della COVID-19, le sanzioni statunitensi hanno colpito il sistema sanitario iraniano, impedendo l'accesso ai farmaci e a beni di prima necessità come i pacemaker cardiaci. A dicembre, Eskandar Sadeghi-Boroujerdi ha descritto le sanzioni come "la punizione collettiva di oltre ottantuno milioni di iraniani attraverso e per mezzo di uno dei regimi sanzionatori più completi e implacabili della storia moderna".

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo non può essere preso sul serio quando sostiene che "l'assistenza umanitaria all'Iran è spalancata, non è sanzionata". Le sanzioni hanno ostacolato la capacità dell'Iran di contenere l'epidemia, sabotando la crescita economica, impedendo agli iraniani di accedere al database in tempo reale del coronavirus della Johns Hopkins University e portando Google a rimuovere l'applicazione iraniana di diagnosi del coronavirus dal suo negozio online.
Mentre le sanzioni potrebbero non proibire esplicitamente i beni umanitari, l'attacco finanziario all'Iran ha reso molte aziende riluttanti ad esportare forniture critiche per paura di una punizione del governo statunitense. Nel bel mezzo della pandemia, Washington ha detto che non fornirà alcun sollievo alle sanzioni. Infatti, sta intensificando il suo attacco all'Iran, aggiungendo ulteriori sanzioni come parte della sua "campagna di massima pressione" per decimare il settore petrolifero iraniano: qualsiasi misura che renda un Paese più povero lo lascia necessariamente in una posizione peggiore per rispondere a una pandemia.

Nel frattempo, la Siria ha i suoi primi casi confermati di COVID-19. Per usare un eufemismo, il Paese è malmesso per affrontare la pandemia, non solo a causa della guerra durata nove anni, ma anche perché le sanzioni statunitensi hanno avuto l'effetto di rendere quasi impossibile l'importazione di strumenti medici e di altre forniture mediche.

Nonostante le presunte esenzioni umanitarie, le sanzioni hanno colpito l'assistenza sanitaria siriana, incidendo sull'approvvigionamento di medicinali, impedendo le transazioni con le banche straniere e impedendo a molte compagnie farmaceutiche internazionali di trattare con il Paese. L'amministrazione Trump è arrivata al punto di proibire il passaggio di navi di aiuti alla Siria - anche l'Unione Europea e il Canada hanno imposto sanzioni contro il Paese.
…...
Semplicemente, il regime di sanzioni sta condannando migliaia di persone alla morte. Che queste sanzioni debbano essere revocate di fronte alla COVID-19 dovrebbe essere un imperativo umanitario non controverso.

https://jacobinmag.com/2020/03/sanctions-coronavirus-covid-19-iran-syria-yemen-cuba

sabato 21 marzo 2020

Siria. La distruzione della memoria: Qalb Loze

Qalb Loze. Facciate ovest e sud.

                                                       LETTURE PER CAPIRE (3° PARTE)
(1° PARTE: Le Città Morte QUI)
(2° PARTE: Le chiese paleocristiane QUI)

di Maria Antonietta Carta

Nel suo libro sulle Città morte, Joseph Mattern scrive: ‘’Qalb Loze è attualmente più difficile da raggiungere di quando ci siamo stati nell’agosto 1928. Allora, partendo da Aleppo verso Antiochia, oltrepassata ‘Ain Delfe si svoltava a sinistra in direzione di Harim1. Dopo la cessione del Sangiaccato di Alessandretta alla Turchia [1939] e la rettifica delle frontiere, ‘Ain Delfe e il tratto della strada che portava a Harim sono in territorio turco. Si sta studiando un nuovo percorso per Idlib… Quindi, posso raccontare quel che vidi nella precedente escursione archeologica, avvenuta in condizioni eccellenti con la guida del vecchio sheikh druzo di Qalb Loze che ci attendeva a Harim’’. (J. Mattern, Villes Mortes de Haute Syrie, pag 105, Beirouth 1944). 
  Com’era dolce percorrere la Siria prima della guerra!
Io, invece, per arrivare a Qalb Loze partendo da Latakia, percorrevo la strada che conduce a Jisr al-Shughur. Da lì, svoltando a sinistra per Qnaye e, lungo l’antico percorso della via Apamea-Antiochia verso Derkush, dove facendosi strada in una profonda gola del Gebel Wastani, che Strabone chiamò Cariddi, si riversa il fiume Oronte. Derkush: un’oasi di pace e di memorie antiche. I bei campi di melograni coloravano di smeraldo le acque del fiume.
Derkush. Il fiume Oronte
A ridosso del villaggio, tagliate nel fianco della montagna, le cave di epoca romana che avevano fornito i blocchi di calcare per edificare gli edifici monumentali pubblici e privati della grande metropoli di Antiochia, allora capitale della Siria Prima. Ora, invece, in certi tratti, sull’altra sponda dell’Oronte si è praticamente già in Turchia. Grazie ai Francesi. I ragazzini giocavano lieti a tuffarsi da un vecchio ponte nel fiume dove in primavera si rispecchiavano i melograni in fiore, e in autunno centinaia e centinaia di cassette di frutti rossi rubino affiancavano la strada in attesa di essere trasportati altrove… E le grotte oracolari e il sepolcro di un giovane soldato romano con una lapide che recita: ‘’Mamma non piangere. Gli uomini sono mortali’’.
Quante migliaia di giovani vite si sta portando via oggi il rovinoso uragano di un’altra guerra insensata e crudele che da nove anni travolge la mia amata Siria!
 Armanaz, antico centro si pensa fondato da vetrai fenici e famosa per la lavorazione della ceramica tradizionale. Harim, fortezza bizantina edificata da Niceforo Focas e teatro di una famosa battaglia tra l’esercito crociato e Norandino che lì ebbe la meglio e catturò Raymondo III di Tripoli, Boemondo III di Antiochia, Ugo VIII di Lusignano e Joscelin III di Edessa. Paesaggi verdeggianti o gialli assolati o color dell’ocra e grigi calcari con macchie color della ruggine: una indimenticabile tavolozza. Uliveti strappati alle rocce coltivati con sapienza. E continui richiami al passato di una terra antica ricca di tante vicissitudini e di grande civiltà. Con me sempre accogliente. Poco più in basso, che mi sembrava di poterla toccare, la fertile piana di Antiochia e ogni volta a quella vista mi arrabbiavo per la prepotenza feroce e i cinici soprusi del colonialismo.
L’archeologo P. Pasquale Castellana e sullo sfondo la Piana di Antiochia
I ricordi si affollano e vogliono essere rievocati. Mi accade sempre quando inizio a raccontare i miei giorni siriani, di cui ho profonda nostalgia. È difficile smettere, anche se con essi si rinnova lo strazio insopportabile per le vicende terribili che insanguinano, distruggono, saccheggiano e tentano con ogni genere di nefandezze di smembrare quello splendido Paese, fino a dieci anni fa in pace e ora vittima della guerra imposta dal nostro incivile Occidente. Rabbrividisco ogni volta al pensiero di questa incessante persecuzione cruenta e dell’ingordigia dei Turchi che si vogliono impadronire di un’altra parte della sua terra e della sua anima.  

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Qalb Loze (il Cuore del Mandorlo in arabo) - situato sulla sommità di un colle tra due altri borghi antichi, Qirq Bize e Behio - fa parte di un gruppo di villaggi drusi del Jebel el-A’la, nati a partire dal X secolo e lontani dalle principali concentrazioni del sud della Siria. Fino a metà degli anni 50 del secolo scorso, i Druzi vivevano nelle abitazioni antiche. La regione del Jebel el-A’la fa parte della provincia di Idlib. Quella provincia che la Turchia sogna di annettersi con la complicità dell’Occidente, come accadde 80 anni fa grazie ai colonizzatori francesi, che per averla dalla loro parte contro la Germania durante la seconda guerra mondiale le  regalarono una parte della Siria. La turpe abitudine di spartirsi i territori altrui continua cinicamente a procurare sofferenze indicibili in questa parte del mondo.
Dopo le rovine di Benabil - con le sue ville antiche ornate di cornici, capitelli dorici e corinzi, timpani, porte e finestre scolpite, sopra il villaggio su un piedistallo l’unica colonna alta 10 metri di un sepolcro romano che un tempo era distilo – e oltrepassati i siti antichi di Khirbet Barish e Kirk Bize, si arriva alla Basilica di Qalb Loze: capolavoro architettonico della seconda metà del V secolo.
 In cima a un colle solenne e imponente, nonostante la semplicità della pietra calcare scolpita con sobria eleganza, essa ci ricorda la maestria degli antichi artigiani. I grossi blocchi di calcare sono perfettamente lavorati e uniti senza alcun elemento coesivo. Il suo interno, che misura m. 25 x 15, è diviso in tre ampie navate separate da due file di tre larghe arcate poggianti su eleganti capitelli corinzi di possenti pilastri e decorate con motivi floreali e geometrici. La navata centrale termina in una grande abside semicircolare di blocchi di pietra ben lavorati. L’archivolto scolpito dell’abside con una colonnetta a ogni lato è veramente di grande effetto. Sulla chiave di volta, era rappresentato il Cristo sostenuto da due angeli. Nei muri sopra gli archi, si apre il claristorio con finestre rettangolari separate da mensole e colonnette che sopportavano l’armatura del tetto sopra la navata centrale. Una cornice regge i beccatelli su cui posano le sottili colonne che alleggeriscono la grande parete. Il coro, sopraelevato, si estende oltre l’abside e vi si accede da cinque gradini. Dietro i muri che racchiudono il coro, a sinistra la prothesis e a destra il diaconicon. Il diaconicon era riservato al clero; la prothesis era invece aperta ai fedeli che vi portavano le loro offerte. Sopra questi due locali si alzavano le camere che attraverso una porta conducevano a un balcone nel coro. La copertura della grande navata era in legno, mentre le navate laterali avevano il tetto a terrazza, con lastroni lunghi 5 m circa, che permetteva una illuminazione migliore dalle finestre del claristorio, L’abside semicircolare conserva intatta la sua cupola e il presbiterio sopraelevato.
Nelle proporzioni e nei motivi scolpiti (archi, acanti, intrecci, simboli cristologici e floreali etc.) gli elementi greco-romani si incontrano armoniosamente con le innovazioni degli architetti e artigiani-scultori siriani. Infatti, al piano basilicale classico si uniscono i pilastri e i grandi archi che rappresentano una novità.
La sostituzione delle colonne con pilastri sarebbe diventato un elemento caratteristico delle chiese siriane posteriori quali la basilica di S. Sergio a Resafe (480-500) e quella di Bizos del VI secolo a Ruweiha, dove saranno ancora più massicci.
Le innovazioni più notevoli si riscontrano però all’esterno. Le basiliche edificate nello stesso periodo in Italia, a Costantinopoli o altrove in Europa, normalmente molto ricche all’interno, a parte la facciata principale non presentano rilievi e ornamenti; invece i Siriani le abbelliscono con simboli e motivi vegetali scolpiti, con colonnette e modanature in rilievo che incoronano le finestre. 
Basilica di Qalb Loze. Sezione della navata centrale, (de Vogüé)

Qalb Loze. Particolare interno della Navata laterale sud

Di particolare interesse è la facciata Ovest, con due torri laterali su tre piani che incorniciavano un vasto portico con arco a tutto tondo sormontato da una terrazza. Oggi, di essa resta soltanto la base del lato sinistro dell’arcata, oltre la quale si apre un portale, dove l’arco di scarico sostiene il peso del muro sopra la porta. A Qalb Loze, questo elemento caratteristico dell’architettura siriana, già presente a Palmira e nel tempio di Giove a Damasco, raggiunge la sua piena realizzazione. Tra le volute delle finestre delle torri, al piano terra, sono scolpite colonnette di stilita. 

Basilica di Qalb Loze. Facciata ovest
Nella facciata sud, si aprono tre porte, di cui una destinata agli uomini e una, la più lontana dal santuario, alle donne: entrambe decorate finemente1, e numerose finestre coronate con modanature, altro tratto originale, che si prolungano ad avvolgere l’edificio.  
Basilica di Qalb Loze. Facciata sud
Basilica di Qalb Loze. chiave di volta dell’arco dell’abside. (Tchalenko)  
A est, dietro il presbiterio, l’abside semicircolare sporge dal muro dritto: ancora un elemento nuovo. Nella maggior parte delle chiese siriane precedenti, essa era incassata nel muro dritto e ciò necessitava un lavoro complesso e una muratura massiccia. L’esterno dell’abside, simile a quella della basilica di S. Simeone, è abbellito da un doppio ordine di sei colonnine addossate e incoronato da una cornice classica. Le colonne dell’ordine superiore poggiavano direttamente sul capitello di quelle inferiori. 
Basilica di Qalb Loze. Abside (de Vogüé)
Basilica di Qalb Loze. Abside. 
Qalb Loze è indubbiamente una delle più belle chiese paleocristiane che gli antichi Siriani abbiano edificato. Come abbiamo già visto, qui alla classica pianta basilicale si uniscono innovazioni importanti dell’arte architettonica e decorativa autoctona quali lo spettacolare arco del nartece e le torri laterali, che troveranno compimento secoli dopo nell’arte romanica in Europa. Speriamo che la barbarie la risparmi.
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(1) La Harenc dei Crociati, che l’occuparono nel febbraio del 1098 dopo la vittoria di Boemondo sui Turchi a Jisr el Hadid. Essi vi stabilirono una sede vescovile.

mercoledì 18 marzo 2020

Damasco si indigna per il comunicato di 4 Governi Occidentali nel 9° anniversario della guerra siriana


Il 15 marzo i Ministri degli Esteri di 4 nazioni hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in occasione del nono anniversario dell'inizio del conflitto siriano. Qui. l'ex ambasciatore britannico in Siria, Peter Ford, offre un suo commento che è una critica bruciante a tale dichiarazione dolorosamente fuorviante:



DICHIARAZIONE COMUNE SULLA SIRIA DI REGNO UNITO, USA, FRANCIA E GERMANIA

Commenti di Peter Ford, ex ambasciatore in Siria:
Non c'è nulla di nuovo nella dichiarazione (testo sotto) emessa il 15 marzo dai quattro governi. Nella misura in cui però rappresenta una certa forma di esposizione della politica, quando normalmente questi governi non offrono alcuna spiegazione per ciò che stanno facendo, vale la pena di fare un'analisi testuale, offerta in sezioni tra il testo.

Comunicato stampa
Nono anniversario dell'insurrezione siriana: dichiarazione congiunta
I governi di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sul nono anniversario dell'insurrezione siriana.
Pubblicato il 15 marzo 2020
On. Dominic Rennie Raab, Primo Ministro dell' Ufficio per gli Affari Esteri e del Commonwealth
In una dichiarazione congiunta Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti dichiarano:
Nove anni fa oggi, decine di migliaia di Siriani sono scesi in piazza pacificamente chiedendo il rispetto dei diritti umani e la fine della corruzione del governo. Invece di ascoltare le legittime richieste del popolo siriano, il regime di Assad ha risposto con una spietata campagna di arresti arbitrari, detenzioni, torture, sparizioni forzate e violenza. Mentre il conflitto siriano entra nel suo decimo anno, il brutale tentativo del regime di Assad di ottenere una vittoria militare ha fatto sfollare oltre 11 milioni di persone - quasi la metà della popolazione siriana di prima della guerra- e ha ucciso oltre 500.000 siriani.
 Commento di Peter Ford:
"Ecco subito qui: la teoria della guerra con un solo belligerante. Nessuna menzione degli estremisti islamici che con supporto esterno hanno rapidamente preso il controllo dei disordini. Nessun riconoscimento che la stragrande maggioranza degli sfollati interni ha cercato scampo dai jihadisti nel territorio detenuto dal governo, nessun riconoscimento che oltre la metà dei presunti 500.000 morti erano combattenti, da entrambe le parti."

Il regime di Assad deve accettare la volontà del popolo siriano che richiede e merita di vivere in pace e libero da bombardamenti, attacchi di armi chimiche, bombe a barile, attacchi aerei, detenzione arbitraria, tortura e fame.
 Commento di Peter Ford:
"I nostri vecchi preferiti, 'attacchi con armi chimiche' (messi in discussione, per usare un eufemismo) e "bombe a barile", come se i mortai jihadisti non piovessero nelle aree civili, specialmente sui Cristiani! Non esistevano, no! Nè alcuna menzione delle decapitazioni! Una totale grettezza sulla questione di come debba essere definita ed espressa la "volontà del popolo", specialmente quando l'ultima fatwa dei leader religiosi jihadisti mette in guardia la popolazione dall'essere sedotti dai diavoli gemelli della democrazia e del secolarismo".

Esprimiamo la nostra soddisfazione per la liberazione da parte della Coalizione Globale e delle SDF Forze Democratiche Siriane di tutto il territorio un tempo controllato da Daesh. Tuttavia, la minaccia di Daesh rimane e siamo decisi a continuare i nostri sforzi congiunti attraverso la Coalizione per garantire la loro sconfitta duratura. Stiamo combattendo il terrorismo con determinazione e siamo in prima linea nella lotta.
 Commento di Peter Ford:
"In realtà la Coalizione e SDF non hanno liberato TUTTO il territorio precedentemente detenuto dall'ISIS. Ditelo al popolo di Palmira, di Deir Ez Zor, del campo di Yarmouk, Suweida e in molte altre aree. Ma ovviamente le Quattro Potenze devono giustificare la continua occupazione illegale delle regioni della Siria nordorientale e il saccheggio delle sue risorse petrolifere, quando l'ISIS è ridotto a resti che senza ombra di dubbio il governo siriano sarebbe in grado di reprimere se solo le forze Occidentali con la loro presenza in loco non consentissero loro di sopravvivere".

Ma la lotta al terrorismo non può e non deve giustificare massicce violazioni del diritto internazionale umanitario o continua violenza. La sconsiderata offensiva militare di Assad, Russia e Iran a Idlib provoca solo ulteriori sofferenze e una crisi umanitaria senza precedenti, poiché vengono distrutte infrastrutture mediche e umanitarie e i lavoratori vengono uccisi, nonché i civili. Nel suo ultimo sanguinoso assalto a Idlib, il regime di Assad, sostenuto da Russia e Iran, ha fatto fuggire quasi un milione di civili dal solo dicembre, lo sfollamento più rapido dall'inizio del conflitto. Affinché l'ultimo cessate il fuoco nel nord-ovest della Siria duri, è necessario stabilire un cessate il fuoco a livello nazionale come richiesto nella risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR) 2254.
 Commento di Peter Ford:
"Fate come diciamo, ma non come abbiamo fatto (a Raqqa, Mosul, Fallujah, Rimadi ecc.)! Lasciate tranquilli i cloni di Al Qaeda liberi di opprimere e depredare il popolo di Idlib! La soluzione proposta, un cessate il fuoco a livello nazionale, in realtà è già in atto dato che Idlib è ora l'unica area in cui si vedono conflitti aperti. E cosa viene dopo il cessate il fuoco per rimuovere i gruppi, che anche noi in un momento di disattenzione abbiamo classificato come terroristi? Questo non ve lo diciamo".

Nonostante gli sforzi significativi della comunità internazionale, l'assistenza per salvare la vita non sta ancora raggiungendo un gran numero di coloro che hanno un disperato bisogno. Come principali donatori dall'inizio della guerra, continueremo a sostenere l'assistenza umanitaria al popolo siriano, anche attraverso l'assistenza transfrontaliera che è una necessità vitale, e chiediamo che tutte le parti, in particolare il regime siriano e i suoi alleati, consentano un accesso umanitario sicuro, senza ostacoli e prolungato a tutte le persone bisognose in Siria. Tuttavia, non prenderemo in considerazione la fornitura o il sostegno di qualsiasi assistenza per la ricostruzione fino a quando un processo politico credibile, sostanziale e autentico non sarà irreversibilmente in corso. In assenza di tale processo, l'assistenza alla ricostruzione per la Siria non farebbe altro che rafforzare un governo profondamente imperfetto e arbitrario, aumentare la corruzione, rafforzare l'economia di guerra e aggravare ulteriormente le cause profonde del conflitto.
 Commento di Peter Ford:
"Traduzione: aprire più passaggi in modo che i jihadisti che controllano tutti gli aiuti che entrano possano godere di ancora più opportunità per ricostituire le loro scorte di guerra. E indipendentemente dal fatto che la privazione economica aggravi ancora di più l'immensa sofferenza civile che pretendiamo di aborrire non smetteremo di bloccare l'assistenza internazionale per la ricostruzione finché non abbiamo installato i nostri tirapiedi a Damasco. Anche se sappiamo che è pura illusione, vogliamo comunque causare privazione per pura vendetta. Non possiamo permettere ad Assad, all'Iran e alla Russia di godere della loro vittoria e con un po' di fortuna più sofferenza causerà ulteriori disordini ".

Incoraggiamo la comunità internazionale a continuare a fornire assistenza ai vicini della Siria per condividere i costi della crisi dei rifugiati siriani. Ai siriani sfollati deve essere permesso di ritornare volontariamente e in sicurezza nelle loro case, senza timore di detenzione arbitraria, violazione dei diritti e coscrizione forzata. Tuttavia, il regime siriano continua a impedire loro di farlo.
 Commento di Peter Ford:
"Ah, 'coscrizione forzata'. È terribile aspettarsi che i giovani difendano la legge e l'ordine quando sono rimaste ancora poche migliaia di giovani meno fortunati provenienti da città e villaggi decimati nelle aree controllate dal governo per difenderli. Lasciamo che i jihadisti tornino senza essere molestati nei nostri Paesi, no? "

Continueremo a documentare la responsabilità per le atrocità commesse dal regime di Assad e continueremo i nostri sforzi per garantire che coloro che sono responsabili di crimini contro l'umanità, crimini di guerra e altre violazioni e abusi siano identificati e ritenuti responsabili. La comunità internazionale deve riunirsi per sostenere la raccolta e la pubblicazione della documentazione di violazioni e abusi dei diritti umani e delle violazioni del diritto internazionale umanitario, compreso il lavoro critico della Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite; il Meccanismo Internazionale, imparziale e indipendente delle Nazioni Unite per la Siria; e la commissione d'inchiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite.
In modo che questo sia l'incentivo necessario per indurre la leadership siriana a uscire con le mani in alto.
La soluzione militare che il regime siriano spera di raggiungere, con il sostegno della Russia e dell'Iran, non porterà pace. Ribadiamo il nostro forte sostegno al processo guidato dalle Nazioni Unite a Ginevra e alla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per realizzare una Siria pacifica e stabile.
 Commento di Peter Ford:
"Ovviamente non vi diciamo come realizzare questo miracolo se si deve evitare di ricorrere alla forza delle armi. La pace è già stata raggiunta nel 75% della Siria controllata dal governo, mentre i jihadisti di Idlib sono totalmente contrari ai negoziati così come alla democrazia".

Noi - Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti - chiediamo al regime di Assad di fermare le spietate uccisioni e di impegnarsi in modo significativo in tutti gli aspetti della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui un cessate il fuoco a livello nazionale, una costituzione riformata, il rilascio di persone detenute arbitrariamente, così come elezioni libere ed eque. Un processo politico credibile non può essere limitato ai tentativi di convocazione di un comitato costituzionale. Tutti i cittadini siriani, compresi i cittadini sfollati e rifugiati, dovrebbero poter partecipare a elezioni libere ed eque, sotto la supervisione delle Nazioni Unite.
 Commento di Peter Ford:
"Ecco qua: la nostra soluzione è quella di truccare le elezioni. Milioni di rifugiati voteranno sicuramente per i nostri tirapiedi. La dichiarazione è notevole tanto per le sue omissioni quanto per quello che dice. Non una parola su secolarismo o protezione per le minoranze: il fatto che i gruppi jihadisti siano completamente cancellati dal quadro, tranne che in un divieto di usare il terrorismo come giustificazione all'uso della forza armata, è davvero sorprendente. Non c'è qui una sola parola con cui Hayat Tahrir Al Sham, (già Al Nusra, già Al Qaeda) il gruppo jihadista dominante, non concorderebbe "

 Ringraziamo il Reverendo Andrew Ashdown per la segnalazione.

Qui la risposta del Governo Siriano al Comunicato dei 4 Governi Occidentali :  https://sana.sy/fr/?p=179573&fbclid=