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lunedì 23 aprile 2018

"A te voglio cantare davanti agli Angeli" : ad-Dio caro padre Elias!


Drammatico incidente sulla strada da Aleppo a Khanasser ci ha portato via il caro don Elias Yeghiche, direttore del coro Naregatsi.  Il nostro amico ora canta nelle braccia di Gesù .

sabato 21 aprile 2018

“Non dimentichiamo”. Per ricordare i due Vescovi di Aleppo, e i sacerdoti rapiti cinque anni fa


Preghiere per ricordare la vicenda dei due Vescovi Metropoliti di Aleppo - il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Boulos Yazigi - di cui non si hanno notizie certe dal giorno del loro rapimento, avvenuto il 22 aprile del 2013.

Ugualmente avvolta nel totale silenzio è la sorte dei due sacerdoti Michel Kayyal (armeno cattolico) e Maher Mahfouz (greco ortodosso) rapiti il 9 febbraio 2013 sulla strada da Aleppo a Beirut, per la cui liberazione si mossero i due Vescovi di Aleppo, a loro volta subito sequestrati.

"Ci rivolgiamo quindi ai cristiani di tutto il mondo: pregate per i rapiti; pregate per la Siria, una terra insanguinata devastata da un'inesorabile ondata di male; pregate per gli uomini torturati e mutilati, per le donne e le ragazze violentate, per i cristiani perseguitati; pregate per quanti commettono queste indicibili atrocità, e soprattutto pregate che il mondo esca da questa insopportabile spirale di silenzio e accorra in aiuto dei suoi fratelli e delle sue sorelle."

lunedì 16 aprile 2018

Siria: la posta in gioco dietro la battaglia di Al Ghouta


L’ennesima denuncia pretestuosa, secondo un collaudato copione, di un attacco chimico attribuito al governo di Damasco da parte delle solite organizzazioni non governative finanziate da Paesi occidentali - puntuali all’appello i famigerati White Helmets, cinici terroristi camuffati da angelici soccorritori – è stata accolta dalla stampa mainstream con la solita ipocrita ‘’indignazione’’ volta a farci digerire la volontà imperiale di sbranare definitivamente la Siria.
Gli USA, dopo la sconfitta del cosiddetto ‘’Stato islamico ‘’ e la riunione ad Ankara lo scorso 4 aprile tra i leaders di Russia, Turchia e Iran, paventando l’estromissione dal teatro siriano, annunciano bombardamenti con la giustificazione appunto di punire Damasco per l’attacco chimico. Così le avvisaglie di un conflitto bellico fuori dall’ambito territoriale in cui ha avuto origine sembrano incombere su un Mediterraneo sempre più invaso da navi da guerra, portaerei e sottomarini provenienti da ogni direzione per una folle partita a scacchi dalle incalcolabili conseguenze.
E l’Italia? L’Italia, come d’altronde la Francia, non ha più alcuna politica estera. È solo un'appendice di Washington, e lo dimostrano i nostri politici, che per far parte del futuro governo devono giurare fedeltà indefettibile all’impero ed alla NATO suo braccio armato, nonostante un’economia depauperata da decenni di ‘’crisi’’ e guerre ‘’umanitarie’’, a partire dalle guerre jugoslave, quelle dell’area mediorientale e africana, da embarghi imposti a destra e a manca - che sono un’altra forma iniqua di belligeranza contro i popoli - da spese militari sempre più esorbitanti e soprattutto dalla follia di una guerra che, partendo dalle coste siriane, rischia appunto di sconvolgere l’intera area mediterranea.
Di chi la colpa se il Mediterraneo diventa sempre più simile a un vulcano in eruzione? chiede, retoricamente, l’autore del seguente articolo: conoscitore profondo di fatti mediorientali e di geopolitica, notoriamente non proprio simpatizzante del governo siriano ma eticamente e razionalmente avverso alla guerra contro la Siria.
Intanto, anche oggi 14 aprile 2018, la Siria e il suo popolo subiscono l’ennesimo scellerato sacrificio sull’ altare in cui si celebra l’ingordigia di vecchi e nuovi imperialismi.
Nota storica:
Nel 27 a.C., Roma comprende, come anteriormente Alessandro Magno, l’importanza strategica della Siria, crocevia dei tre mondi. Dal suo territorio si poteva controllare la Giudea, inviare spedizioni armate contro l’Egitto, contenere l’avanzata delle tribù dall’Arabia e avere una finestra aperta sull’Asia. L’Eufrate era fondamentale per le sue mire espansionistiche in quanto permetteva il controllo di Parti e Sasanidi. L’eterna e complessa ‘’Questione d’Oriente’’- che si perpetua fino ad oggi e vede sempre la Siria al centro delle brame universali – nelle relazioni tra il mondo occidentale-marittimo e l’Asia, ha origini remote. Per esemplificare al massimo, diremo che rimonta almeno al III-II millennio a.C., con le lotte per il dominio di Siria e Canaan prima tra L’Egitto e la Mesopotamia, poi tra i popoli dell’Asia Minore e, nel I millennio a.C., tra il mondo greco-egeo e l’Iran. Per non parlare dell’epoca delle Crociate (ricordo tra le tante la battaglia dell’Ager Sanguinis, nell’attuale provincia di Idleb, chiamata anche battaglia di Sarmada, avvenuta il 28 giugno 1119 tra l'esercito del Principato d'Antiochia, comandato da Ruggero di Salerno e l'esercito di al-Ghazi, governante di Aleppo) e dell’epoca ottomana…
Maria Antonietta Carta

Siria: la posta in gioco dietro la battaglia di Al Ghouta

di René Naba, in International News Middle East Politics Syria, 28 marzo 2018. pubblicato con la rivista Golias http://golias-news.fr/ Golias Hebdo N ° 518 marzo 2018

"Razionalità’’ occidentale nella guerra siriana
Ai primi di febbraio 2018 si apre un nuovo fronte alla periferia di Damasco, nella zona di al-Ghouta, con l'intento di ridurre la pressione militare sulle forze turche e i loro ausiliari del Free Syrian Army nel nord della Siria, mentre l'offensiva turca, "Operazione ramo d'ulivo" contro le forze curde della Siria, lanciata il 19 gennaio 2018, segna il passo, sollevando i timori di una stagnazione turca nel calderone siriano.

Gli obiettivi alla base della nuova battaglia di al-Ghouta, condotta principalmente da alleati della Turchia e del Qatar -Ahrar al Sham e Jaysh al Islam- avrebbero lo scopo sia di risollevare i gruppi islamisti, screditati dopo una serie di clamorosi rovesci a partire dalla riconquista di Aleppo nel dicembre 2016, sia di reinserire le potenze occidentali ed i loro alleati petromonarchici nel gioco diplomatico, dopo esserne stati estromessi dalle forze militari russe e dai loro alleati regionali, le forze governative dell’esercito arabo siriano, i Pasdaran (Iran ) ed Hezbollah (Libano).

Sabato 24 febbraio 2018, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha adottato all'unanimità una risoluzione in cui si chiede "senza indugio" un cessate il fuoco umanitario di un mese in Siria, mentre le battaglie nel settore orientale della Ghouta, alla periferia di Damasco, infuriano. Due gruppi islamici "Jaysh al - Islam" (Esercito dell'Islam, filo-Sauditi) e Faylaq al -Rahman (La Brigata di al-Rahman, pro-Turchia-Qatar) hanno sostenuto questa risoluzione che esclude i gruppi considerati terroristi (Daesh, Jabhat al - Nusra, al - Qaïda). Questo fatto conferma che la battaglia di Ghouta non è un assalto delle forze governative contro civili innocenti, come tendono a sostenere la propaganda occidentale e i loro alleati petromonarchici, ma contrappone l'esercito del governo siriano a gruppi terroristici, frammisti alla popolazione civile come "scudi umani" e che beneficiano delle strutture di transito e della fornitura di armi degli Israeliani.

La Turchia ha impegnato truppe nell'area di Afrin il 19 gennaio contro le forze curde, guidate da Francesi e Statunitensi, per far fallire la creazione di un'entità curda indipendente nel nord della Siria.   Agli occhi degli strateghi occidentali una tale entità compenserebbe il fallimento della proclamazione di uno stato curdo indipendente nel nord dell'Iraq: un progetto concepito dagli USA e Israele per servire da piattaforma alle loro attività anti-iraniane dal nord dell'Iraq, al confine con l'Iran.

La nuova strategia occidentale, concordata durante una riunione a Londra l’11 gennaio 2018, avrebbe previsto col rilancio della campagna sulle armi chimiche la partizione del Paese, per sabotare sia il processo di riconciliazione tra Siriani, portato avanti sotto l’egida russa a Sochi, sia l'inserimento della Turchia, unico Paese musulmano membro fondatore della NATO, che sta prendendo le distanze dai suoi alleati atlantisti.
Per approfondire questo argomento, vedere il seguente link:
Antecedentemente punta di diamante nella lotta contro la Siria, Ankara teme ora che il progetto occidentale porterà allo smembramento della Turchia con il risveglio dell'irredentismo curdo. Il presidente Erdogan si sta impegnando quindi per creare una barriera umana araba nell'area di confine tra Turchia e Siria, insediando in questo settore i 3,5 milioni di rifugiati Siriani presenti nel suo territorio, per eliminare così questo gravame umano e finanziario in prospettiva delle prossime elezioni.
Noti per la loro flessibilità, e benché inquadrati da Americani e da Francesi, i Curdi hanno fatto appello al presidente siriano Bashar al-Assad per ‘’difendere l’integrità territoriale" della Siria e incrociare le armi contro la Turchia, nonostante siano stati tra i grandi architetti dello smembramento del loro paese ospitante.
Oltre questa ripresa bellicosa, si pone la questione della razionalità occidentale e dei loro alleati curdi nella guerra siriana:
Riguardo ai Curdi: l’alleanza con gli Stati Uniti, artigiani della cattura di Abdullah Ocalan - leader carismatico del movimento separatista curdo in Turchia - e la richiesta alla Siria, dopo aver contribuito al declino del suo stato centrale, è come minimo un'incoerenza. 
Riguardo agli Occidentali: opporsi all'indipendenza della Catalogna e della Corsica e invece provocare la spartizione della Siria è quantomeno una duplicità nociva alla credibilità del loro discorso moralizzatore.

Allo scoppio della guerra in Siria, la presenza russa era ai minimi termini. Sette anni dopo, la Russia ha una base aerea importante a Hmeiymin, sulla costa siriana - la prima in Medio Oriente dal tempo degli zar - ed una seconda base navale a Tartus. La Cina, ha uno scalo in Tartus adiacente alla base navale russa: la prima calata militare cinese nel Mediterraneo dalla notte dei tempi. 
 In crisi con la NATO, di cui è membro fondatore, la Turchia si avvicina notevolmente a Iran e Russia, leader della sfida all'egemonia israelo-occidentale in Medio Oriente. l'Iran è ora militarmente presente in Siria, al confine con Israele, mentre lo Stato ebraico ha perso il controllo assoluto del cielo, come dimostra la distruzione di un bombardiere israeliano F16 nello spazio aereo siriano, e gli Hezbollah libanesi, agguerriti dai combattimenti in Siria, sono diventati grandi decisori regionali. Di chi è la ‘’colpa’’?

Per approfondire l’argomento
http://www.madaniya.info/2018/01/05/le-mic-mac-de-la-france-dans-son-projet-de-creation-dun-etat-sous-controle-kurde-a-raqqa-en-syrie/
https://www.les-crises.fr/nos-cris-dindignation-a-propos-du-siege-de-ghouta-sonnent-creux-car-nous-ne-ferons-rien-pour-sauver-les-civils-par-robert-fisk/

traduzione: Maria Antonietta Carta

sabato 14 aprile 2018

Dichiarazione dei Patriarchi di Antiochia Greco-Ortodosso, Siro-Ortodosso e Greco-Melkita Cattolico sull'attacco a Damasco


Damasco, 14 aprile 2018

Dio è con noi; lo comprendano tutte le nazioni e si sottomettano!

Noi, i Patriarchi: Giovanni X°, Patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente, Ignazio Aphrem II°, Patriarca Siriaco Ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente, e Giuseppe Absi, Patriarca Melchita-greco cattolico di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, condanniamo e denunciamo la brutale aggressione che ha avuto luogo questa mattina contro il nostro prezioso Paese, la Siria, da parte degli Stati Uniti, dalla Francia e dal Regno Unito, con l'accusa secondo cui il governo siriano avrebbe usato armi chimiche. Leviamo le nostre voci per affermare quanto segue:
1. Questa brutale aggressione è una chiara violazione delle leggi internazionali e della Carta delle Nazioni Unite, perché è un assalto ingiustificato a un paese sovrano, membro dell'ONU.
2. Ci provoca grande dolore che questo attacco provenga da Paesi potenti a cui la Siria non ha causato alcun danno in alcun modo.
3. Le accuse degli Stati Uniti e di altri paesi secondo cui l'esercito siriano starebbe usando armi chimiche e che la Siria è un Paese che possiede e usa questo tipo di arma, sono affermazioni ingiustificate e non supportate da prove sufficienti ed evidenti.
4. Il tempismo di questa ingiustificata aggressione contro la Siria, quando la Commissione internazionale indipendente di inchiesta stava per iniziare il suo lavoro in Siria, mina il lavoro di questa commissione.
5. Questa aggressione brutale distrugge le possibilità di una soluzione politica pacifica e porta a un'escalation e a maggiori complicazioni.
6. Questa ingiusta aggressione incoraggia le organizzazioni terroristiche e dà loro lo slancio per continuare nel loro terrorismo.
7. Chiediamo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di svolgere il suo ruolo naturale nel portare la pace piuttosto che contribuire all'escalation delle guerre.
8. Facciamo appello a tutte le Chiese dei Paesi che hanno partecipato all'aggressione, perché adempiano ai loro doveri cristiani, secondo gli insegnamenti del Vangelo, e condannino questa aggressione, richiamando i loro governi a impegnarsi per la protezione della pace internazionale.
9. Salutiamo il coraggio, l'eroismo e i sacrifici dell'Esercito Arabo Siriano che coraggiosamente protegge la Siria e fornisce sicurezza alla sua popolazione. Preghiamo per le anime dei martiri e per il riabilitazione dei feriti. Siamo fiduciosi che l'esercito non si piegherà davanti alle aggressioni terroristiche esterne o interne, ma continuerà a combattere coraggiosamente contro il terrorismo fino a quando da ogni centimetro della terra siriana sarà sradicato il terrorismo. Allo stesso modo, lodiamo la coraggiosa posizione di Paesi che sono amichevoli nei confronti della Siria e della sua popolazione.
Offriamo le nostre preghiere per la sicurezza, la vittoria e la liberazione della Siria da ogni tipo di guerra e terrorismo. Preghiamo anche per la pace in Siria e in tutto il mondo e chiediamo di rafforzare gli sforzi della riconciliazione nazionale per proteggere il paese e preservare la dignità di tutti i Siriani.