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martedì 29 dicembre 2020

Un messaggio dalla Siria al mondo


Scritto da Padre Elias Zahlaoui
Recitato con la voce del Coro della Gioia (Coro Al Farah) Rita Nahri
all'evento Homeland Tree (Shajaret Watan) 

Cos'è l'albero di Natale? 
Non è che un brillante promemoria 
del più grande dei figli della Siria? 
sì, il Signore Gesù Cristo! 
Lui, che, duemila anni fa, 
ha portato a tutta l'umanità la più pura luce, 
il vero amore! 

Si è parlato molto di questa Siria... 
 La sua patria nel passato 
e la nostra patria crocifissa oggi... 
E, oh quanto è bello quello che è stato detto ! 

 È il luogo di nascita dell'Alfabeto, 
la culla delle Civiltà, 
ed è la patria delle religioni celesti! 

Questa sera, il Coro della Gioia, 
a nome del grande popolo Arabo Siriano 
 è felice di ricordare tutti, sì, TUTTI: 
 quelli presenti e quelli assenti, 
quelli vicini e quelli lontani, 
gli assassini e i martiri, 
i residenti e gli emigranti, 
gli amici e i nemici, 
i funzionari e gli opportunisti, 
"che la Siria è anche 
la seconda patria di ogni persona civile!" 

"Chi ha orecchie per ascoltare possa sentire!" 

 Il Popolo Arabo Siriano 

giovedì 24 dicembre 2020

Dalla Siria: buon Santo Natale del Signore Gesù in mezzo a noi

Forse non ci sono altre parole più forti, più urgenti da annunciare, in questo tempo.
Viene Gesù, il Figlio di Dio, viene ancora, viene sempre, e viene per noi.
Viene per la nostra salvezza. Se desideriamo essere salvati, se ci rendiamo ancora conto che abbiamo bisogno di essere salvati...
Non dalla crisi economica, non dal virus, non dalla guerra: salvati dal Male. Quello che è in noi, e quello che è fuori di noi. Quello che cerca di toglierci la libertà e la grandezza che Dio ci ha dato, creandoci come suoi figli.

Sono tempi di Apocalisse, di ricapitolazione: molti oggi avvertono con il cuore che il tempo si sta facendo breve, che c'è bisogno di destarsi, finché è ancora è possibile farlo, che c'è un'oppressione che incalza e che dobbiamo squarciare il velo, mettendo in gioco tutte le nostre risorse, per fare strada alla Luce. E i molti si sentono pochi, perché ciò che sta accadendo un po' dappertutto nel mondo fa sentire un po' soli, totalmente inadeguati, esposti all'ostilità come nemici dell'umanità vera.
Eppure il mandato era proprio quello: “Nel mondo ma non del mondo”: come Gesù, il Dio-Bambino, pienamente uomo, eternamente “Altro”. Cosa sta accadendo?
Ci si sente come i fuochi accesi sugli antichi castelli di Siria, lungo tutta la costa, che si richiamavano gli uni gli altri avvisando del pericolo in arrivo.

Quanto alla Siria? Tanti stanno raccontando in modo vero e accorato quanto sta accadendo, e che non interessa quasi più a nessuno. Sanzioni disumane; guerra, in alcune parti, e ancora distruzione; corruzione e mancanza di lavoro, di cibo, di medicine, di gasolio, di vere scuole, di una prospettiva per il futuro. E troppe, troppe partenze, soprattutto di giovani, e di giovani famiglie. Si comprendono, ma sono ferite aperte.

È giusto ricordare tutto questo, è giusto chiedere aiuto. Perché troppa gente, qui, è alla fame, anzi lo è ancora di più che durante gli anni di guerra più intensa.
Oggi ogni paese ha i suoi problemi, i poveri aumenteranno in tutto il mondo: siamo solo all'inizio. I tempi che verranno non saranno facili per nessuno.
Dalla Siria, da ogni parte della terra, come uomini di buona volontà, dobbiamo forse guardare un po' più lontano, mentre lottiamo ( e dobbiamo farlo!) per la vita di ogni giorno.
Dobbiamo farlo come singoli, come credenti, come Chiesa.
Essere un po' meno preoccupati del riscaldamento della terra, e un po' più preoccupati del raffreddamento dei cuori. Desiderosi più della salvezza che della salute...
Senza negare i problemi, la malattia, la morte. Ma senza dimenticare neppure che noi seguiamo il Signore della vita, che la morte l'ha già vinta, e per sempre.

Siamo figli ed eredi di un'eternità che è davanti a noi, se acconsentiamo e la desideriamo.

Buon Natale? Sì, buon Natale. Cristo è colui che è, che era e che viene.
Non dovrebbe dispiacergli nascere di nuovo in Siria....: in mezzo a tanta -innegabile- miseria, questa è una terra ricca di tanti cuori semplici, veramente umani, ancora capaci di aprirsi allo stupore e alla vita che vengono da Dio.

Buon Natale da suor Marta e dalle sorelle Trappiste di Siria


E BUON NATALE A TUTTI I NOSTRI AMICI E LETTORI 

DA  ORAPROSIRIA

martedì 22 dicembre 2020

La lunga attesa del popolo siriano

 

UN'ATTESA CHE NON FINISCE MAI!

Lettera n° 40 dai Maristi di Aleppo

traduzione OraproSiria


Cari amici,

Siamo nel pieno dell'Avvento, il tempo che segna l'attesa liturgica della nascita di Cristo. È un tempo di speranza e attesa.

Il profeta Isaia (9,1) proclama: "Il popolo che cammina nelle tenebre vede una grande luce... ".  Purtroppo il popolo siriano continua a camminare nell'oscurità. Per lui, la luce è lungi dall'essere vista!

Quattro anni dopo la fine della guerra ad Aleppo, i suoi abitanti, come tutti i siriani, continuano a soffrire delle sue conseguenze, che si stanno manifestando oggi con altre guerre: una guerra economica, una guerra di sanzioni, una guerra di svalutazione della moneta locale e tante altre miserie... E come se tutto questo non bastasse, la pandemia del COVID 19 sta peggiorando l'angoscia del mio popolo.

La "Cesar Act" ha l'effetto di punire l'intera popolazione siriana, imponendo sanzioni a tutti i livelli.

Quante volte ho sentito dire: "Rimpiangiamo il tempo in cui le bombe ci cadevano addosso... È vero che avevamo paura delle bombe; tuttavia, eravamo meno alle strette. Oggi le bombe non ci minacciano di più, ma tutto il resto ci soffoca...".

Un mio amico medico mi ha detto che per completare il trattamento di chemioterapia di una paziente aveva bisogno di un farmaco che, solitamente, il governo siriano forniva gratuitamente. Oggi costa di più di 4 milioni di sterline siriane... Immaginate cosa significa, quando un ottimo stipendio raggiunge a malapena le centomila sterline siriane!

In questa lettera, voglio condividere con voi le mie riflessioni a partire dall'enciclica "FRATELLI TUTTI" promulgata dal Santo Padre il 3 ottobre 2020.

Al numero 25, scrive:

Guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali o religiosi, e tanti soprusi contro la dignità umana vengono giudicati in modi diversi a seconda che convengano o meno a determinati interessi, essenzialmente economici. Ciò che è vero quando conviene a un potente, cessa di esserlo quando non è nel suo interesse. Tali situazioni di violenza vanno «moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una “terza guerra mondiale a pezzi”

Non stiamo forse affrontando in Siria questa "terza guerra mondiale a pezzi"?

Perché dobbiamo passare l'inverno gelido e senza carburante per scaldarci, quando il nostro paese è un produttore di petrolio, ma i campi di produzione del nostro paese sono sotto il controllo delle truppe americane?

Inoltre perchè il signor Trump, decisore dell'ordine mondiale, ha appena annunciato la sua volontà di non lasciare la regione del nord-est della Siria?

Perché la nostra moneta deve subire una svalutazione galoppante e costante? Chi ha un interesse in tutto questo?

Perché impoverire un popolo che viveva con dignità e renderlo pezzente a tutti i costi, chiedendo l'elemosina e indebitato?

Che ha deciso di privarci di elettricità, dell' olio combustibile, di benzina, di pane, delle medicine e di tanti altri beni di prima necessità?

In un altro paragrafo (26), il Papa ci dice:

Questo non stupisce se notiamo la mancanza di orizzonti in grado di farci convergere in unità, perché in ogni guerra ciò che risulta distrutto è «lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana», per cui «ogni situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ripiegamento». Così, il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di «garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia.

Le parole del Santo Padre arrivano a spiegare questa disillusione del popolo siriano.

Come possiamo parlare di un progetto di fraternità quando ci impongono un falso senso di sicurezza sostenuto da una mentalità di paura e diffidenza?

Come capire che, in questo 21° secolo, delle grandi potenze possono decidere il destino e il futuro di un paese?

E anche se siamo spesso delusi, stanchi e preoccupati, continuiamo, come Maristi Blu, a seminare speranza nella misura delle nostre capacità.

Vogliamo condividere con voi alcune buone notizie.

Sabato 5 dicembre 2020 e in occasione della Giornata Mondiale del volontariato, FOCSIV (Federazione delle organizzazioni di servizio cristiano - Servizio Volontario Internazionale) ha premiato il Dr. Nabil Antaki durante la sua 27a edizione sul volontariato internazionale. Questo è un nuovo riconoscimento da parte di un organismo internazionale per l'impegno del Dr. Nabil e per il lavoro dei Maristi Blu.

Il nostro libro "Le lettere di Aleppo" è stato pubblicato anche in versione spagnola e italiana.

Quanto all'edizione italiana, è stata pubblicata da Harmattan Italia con il titolo « LETTERE DA ALEPPO » e potrete acquistarla ed offrirla come regalo di Natale... 

  Il progetto "Pane condiviso" continua a servire gli anziani. Certo: 170 anziani, che vivono da soli in una situazione precaria, senza famiglia e senza supporto, ricevono un pasto caldo giornaliero con frutta e pane, preparato da una dozzina di signore 'mariste blu'. I giovani volontari che distribuiscono questi pasti, e in risposta all'invito del Papa rivolto ai giovani in occasione della 32a Giornata Mondiale della Gioventù, raccolgono le parole di saggezza che queste persone anziane custodiscono. Partecipano così alla campagna lanciata da laytifamilylife.va  (http://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/fr/news/2020/undono-di-saggezza.html)

Ascoltando le sofferenze della gente, non potevamo restare senza una risposta. Abbiamo preso l'iniziativa di distribuire un paniere alimentare che ha raggiunto 700 famiglie tra le più povere.

Dato che il governo siriano non ha promulgato un secondo confinamento del paese, gli altri progetti dei Maristi Blu hanno ripreso normalmente dal settembre 2020.

I progetti educativi "Imparare a crescere" e "Voglio imparare" hanno visto il numero di bambini aumentare in modo significativo. Alcuni nuovi locali hanno sono stati convertiti in aule.

Il laboratorio Heartmade si è dotato di altre 3 sale per consentire una maggiore produzione.

Da settembre 2020, tutti i membri dei Maristi Blu seguono una formazione permanente i cui temi toccano lo spirito Marista e il significato della solidarietà e del volontariato.

Quando leggerete questa quarantesima lettera, il Natale sarà alle porte.

Che questo Natale sia un momento di ricongiungimento, nonostante tutte le restrizioni che sono imposte.

Che questo Natale sia un momento di preghiera per tutti i bambini del mondo.

Che questo Natale sia un momento di speranza.

Fr. Georges Sabé per i Maristi Bleu di Aleppo

sabato 19 dicembre 2020

Aleppo, un Natale tra Covid e sanzioni

  da : AsiaNews 

Un Natale “semplice”, che richiama la Sacra Famiglia nella grotta di Betlemme con poche luci e addobbi, ma partecipato e con chiese gremite  dai fedeli in un contesto ”drammatico per le sanzioni, che uccidono più delle bombe durante la guerra”. 

È quanto sottolinea ad AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, raccontando il clima dell’Avvento nella metropoli del nord del Paese, per anni epicentro del conflitto siriano sino alla liberazione nel dicembre del 2016. Il prelato conferma che “abbiamo abolito i ricevimenti ufficiali”, perché sarebbe stato “impossibile stare in piedi cinque ore e fare gli auguri a tutti i rappresentanti religiosi e istituzionali al tempo del Covid-19. Si celebra la messa, poi un saluto sulla porta della chiesa con maschere, distanziamento e disinfettanti”. 

In quella che un tempo era la metropoli economica e commerciale della Siria quest’anno la festa è in tono minore, non tanto per la paura di contrarre il nuovo coronavirus quanto per le sanzioni e l’embargo di Stato Uniti ed Europa. “Alle misure punitive ordinarie - spiega mons. Abu Khazen - si è aggiunta anche il Caesar Act imposto dagli Usa, che colpisce la popolazione nella vita di ogni giorno, assieme all’inflazione”. 

La nascita di Gesù, racconta il vicario apostolico, è sempre “fonte di speranza e di gioia. Tuttavia, in Siria oggi c’è poco da festeggiare non tanto per il virus, quanto per l’impoverimento generale della popolazione. Un tempo un euro era scambiato a 50 lire siriane, oggi a 3600. Le paghe sono rimaste uguali, i prezzi saliti alle stelle con file enormi ai forni per un pezzo di pane, razionato dal governo. E con il freddo, molte famiglie non hanno ricevuto nemmeno la loro parte di gasolio. In passato le forniture, anche in tempo di guerra, ogni ventina di giorni arrivava una bombola di gas mentre oggi ne trascorrono almeno 60. La luce viene un’ora e mezza, poi sparisce per nove, altrettante file di auto in coda per la benzina e così via”.

“Il Natale in passato - ricorda il prelato - sotto la guerra, nonostante l’assedio e le bombe, non presentava le stesse difficoltà. Per le persone era forse più facile soddisfare i bisogni della vita quotidiana. Oggi molte cose non si possono comprare, dalla frutta alla carne che resta un sogno per la grande maggioranza”. 

Il blocco occidentale, in primis gli Stati Uniti, si è accorto “di non poter vincere la guerra sul piano militare, quindi ha scelto di strozzare la Siria da un punto di vista economico. Ma questo è un crimine contro l’umanità, perché questo popolo non ha colpe. Inoltre, non è vero che i combattimenti sono finiti, mentre quello che è certo è l’aumento della povertà e la mancanza di medicinali, doppiamente grave in questo momento di pandemia”. 

Mons. Abou Khazen ricorda che la Siria è una nazione “ricca di frumento, di risorse minerali, di petrolio e di gas, cui viene impedito di usarlo, soprattutto quello del nord-est controllato dagli americani, persino per riscaldare le abitazioni private”. 

In questo contesto “il coronavirus, a differenza di molti altri Paesi, non è ‘il’ problema ma uno dei tanti cui dobbiamo far fronte e chi può lavora, per mandare avanti la famiglia”. Fra le poche voci che si levano a favore della Siria vi è quella di papa Francesco, con i suoi ripetuti appelli per la pace l’ultimo dei quali l’11 dicembre ad un incontro di 50 agenzie cattoliche. “Il pontefice - sottolinea - parla sempre a favore del popolo siriano e la decisione, forte e coraggiosa, di visitare l’Iraq può avere risvolti positivi anche per noi perché lancia un messaggio forte al mondo, soprattutto verso quanti vogliono disgregarne Stato e società”. 

“Il più bel regalo di Natale - conclude - sarebbe la cancellazione delle sanzioni verso il popolo siriano”.