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La
danza della nipote tredicenne di Majd Abboud.
Per
otto anni, una guerra per un cambio di regime promossa dall'Occidente
e dagli alleati regionali ha imperversato in Siria. Ma la cultura
della nazione non è dominata solo dalla violenza... alcuni siriani
addirittura danzano il balletto, come la nipote di Majd Abboud.
Alla
fine del 2015, il dentista siriano Majd Abboud è fuggito in
Germania. All'inizio di quest'anno, ha destato attenzione una sua
lettera aperta al cancelliere Angela Merkel. Abboud in precedenza si
era distinto per le sue critiche alla politica tedesca sui rifugiati,
la cui pretesa di integrazione spesso falliva a causa del fatto che
molti rifugiati siriani non erano disposti a integrarsi. Nel
commovente dialogo che segue, Majd Abboud riporta i suoi pensieri
durante una telefonata con sua nipote, che vive ancora in Siria dove
lei danza.
di
Majd Abboud
La
tua voce arriva sul mio telefono da un mondo familiare; mi ridesta
dal mio letargo come un raggio di luce; una mano tesa, come le
notizie dalla Siria in questi giorni, promettente e piena di
speranza. Il mio Paese diventa di nuovo uno, vivere insieme è di
nuovo possibile.
"Zio,
quando sarà finita la guerra?"
Penso:
quando le persone smetteranno di odiarsi. Se fossero meno egoiste,
meno sature di ideologie. Se si fossero riconciliate con la loro
umanità.
Cos'è
questo per un mondo in cui i nostri figli devono crescere? Quando ero
bambino, l'anno finiva dopo le solenni festività in cui ricevevo
regali. Ho festeggiato il Natale con una parte della mia famiglia,
mentre la "festa dello zucchero e del sacrificio" con
l'altra parte.
Non
vedo l'ora che arrivi San Silvestro, quando celebreremo il nuovo anno
con tutta la famiglia. Un giorno speciale, anche per mio padre. Con
una faccia ridente e una lunga barba bianca, lui e la sua grande
borsa piena di doni uscivano dal suo negozio, attraversava i vecchi
vicoli, diffondendo gioia in tutta l'area. Anni prima della guerra
chiuse gli occhi e si addormentò in pace. Gli fu risparmiata la
sofferenza della guerra.
Le
dico: "Presto, amore mio, presto."
Le
sto dicendo questo da anni. Mi crede ancora ?!
"Oh,
l'inverno è tornato, qui si è fatto piuttosto freddo e
l'elettricità è sempre interrotta. Per questo, raramente riesco ad
ascoltare musica. Perché gli altri ci odiano così tanto?"
Tuttavia,
l'elettricità non viene a mancare solo nelle aree distrutte, ma
anche in alcuni cervelli. La mente è annerita dall'odio, il cuore è
divorato dall'ostilità.
"Conosci
la mia migliore amica Hiba? È sempre triste, le manca suo padre.
Anche a Sahra mancano i suoi cugini. Ma torneranno quando la guerra
sarà finita."
Il
padre di Hiba fu rapito dai ribelli a Homs all'inizio della guerra.
Per la sua liberazione fu richiesta una grande somma. E in effetti
la famiglia lo ha riavuto indietro, ma solo a pezzi, e il video della
sua decapitazione è stato pubblicato su Internet. Quando i ribelli
hanno catturato la città operaia di Adra, lo zio di Sahra ha sparato
alla sua famiglia e poi si è ucciso per salvare la famiglia dalla
schiavitù e dallo stupro. A Sahra non è mai stata detta la verità
perché era troppo piccola, così sta ancora aspettando che i suoi
cugini tornino.
Le
persone che sono andate via con la guerra non torneranno mai più.
Hanno lasciato vuoti dolorosi nelle famiglie e nella coscienza di
questo mondo. Khaled, l'archeologo; Samir, il postino; Nidal,
l'agricoltore la cui moglie era da poco incinta; Mohammed Ramadan,
l'Imam assassinato nella moschea. Tutto ciò che rimane di loro sono
i murales e i loro posti vuoti a tavola. I loro nomi saranno le
campane del lutto nei nostri ricordi per gli anni a venire.
Improvvisamente
ho immagini di bambini, bambini a Idlib, reclutati da terroristi,
bambini che fuggono dal terrore in Siria, bambini che muoiono di fame
nella guerra nello Yemen.
Se
solo potessi cambiare qualcosa al riguardo! Darei qualsiasi cosa per
questo! Ma ho perso quasi tutto con la guerra.
Affondo
nell'impotenza.
La
sua voce mi riporta indietro: "Ci sei?"
Le
dico solo: "Nessuno può odiarti, piccola mia."
Ride
e il mio cuore palpita più velocemente.
"L'Europa
è bella, zio?"
"Sì,
lo è, ma non è bella come te, piccola."
Ride
di nuovo e rende il mondo più bello.
"Zio,
gli europei ci odiano? Ho sentito papà dire che sostengono i
terroristi, che ci perseguitano."
Penso
che dovresti sempre distinguere tra la politica e le persone.
Gli
Europei sono intrappolati nella loro ruota da criceto. Alcuni sono
troppo impegnati con se stessi per preoccuparsi di noi. Alcuni sono
ossessionati dalla ricerca di denaro, quindi non hanno tempo di
preoccuparsi di nient'altro. Alcune persone pensano di essere
superiori a noi e vogliono fare regole per noi. Alcuni sono troppo
oppressi dalla loro storia. Alcuni pensano: la Siria! Oh, è molto
lontano...
Abbiamo
commesso l'errore quando è scoppiata la guerra in Afghanistan e
successivamente ai nostri confini in Iraq. Pensavamo di essere al
sicuro. La guerra è come una brutta malattia. Pensi che possa
accadere solo agli altri.
Le
dico: "Non ci odiano: semplicemente non ci conoscono così
bene".
"Beh,
ci conosceranno tramite te, zio. Raccontagli di noi."
"Questo
è quello che sto cercando di fare, piccola. Ho anche incontrato
molte persone meravigliose qui."
"Un
giorno voglio venire in Europa e conoscerli."
L'Europa
è stata a lungo apprezzata da noi in Siria. Ma oggi l'Europa delle
operazioni militari non è più quella degli anni '70. Fai un grosso
errore quando idealizzi gli europei, perché ti aspetti troppo da
loro. Possono anche essere manipolati e innomorarsi della propaganda.
In Europa, in particolare, l'inganno è grande, perché gli Europei
sono un importante gruppo bersaglio della macchina da guerra.
Quattro
anni fa, ho percorso una strada faticosa per lasciare il male alle
spalle e purtroppo ho scoperto quanto siano diffusi i suoi amici e
sostenitori. Ora sono seduto da solo nella mia stanza e non ho la
forza di lottare contro di esso. Sono stanco, mi sdraio.
La
sua voce interrompe di nuovo i miei pensieri:
"Adesso
devo andare a ballare! Abbi cura di te! La mamma è preoccupata per
te, dice: Il mondo non è sicuro."
La
piccola, balla in punta di piedi mentre il mondo balla su una pista
rovente.
Le
notizie riportano: "Ci sono ancora 50 bombe atomiche
statunitensi conservate da Erdoğan."
Attenta
a te piccola, il pianeta è costellato da esplosivi.
Una
brezza fredda e piacevole passa attraverso la finestra semiaperta;
smaltisce lentamente il calore dal mio corpo sfinito, mi induce a
dormire e promette pace alla mia anima. Ma prima di chiudere gli
occhi, mi raccolgo e penso a qualcosa. Risolverò tutto per te.
Ho
una macchina del tempo, l'ho rimessa indietro di otto anni. Abbiamo
appena ricevuto un pacchetto splendidamente decorato che contiene la
terza guerra mondiale.
Mi
dico: no grazie, non ci lasciamo prendere per stupidi. Vi dipingo una
faccia ridente e lo rispedisco dove era stato confezionato: a Londra
, a Washington , a Riyad , ad Ankara e Tel Aviv .
Chiudo
la porta e li guardo da lontano mentre esplodono di rabbia.
Ora
andrà tutto bene.
Buona
notte, piccola.
Traduzione Gb.P. Fonte: https://de.rt.com/21ut
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Traduci
domenica 29 dicembre 2019
La ballerina: telefonata a un rifugiato siriano
mercoledì 25 dicembre 2019
Aleppo, un altro Natale con la guerra alle porte
Con
che animo celebreranno il Natale quest'anno i cattolici rimasti ad
Aleppo e in Siria nonostante tutto? Ce lo spiega il vescovo cattolico
di rito latino, monsignor Georges Abou Khazen,
(francescano della Custodia di Terra Santa nato in Libano 72 anni fa)
che svolge da Aleppo il suo ministero di vicario apostolico per i
cattolici di rito latino che vivono in Siria.
Intervista
di Terrasanta.net
Monsignor
Abou Khazen che Natale sarà quello che Aleppo si appresta a
vivere? Che Natale sarà… Noi speriamo sempre bene. Il
Natale ci ispira moltissimo. È la festa della speranza,
innanzitutto, e della pace. Della pace interiore, ma anche della pace
in tutta la Siria. Speriamo che la situazione migliori, perché nel
corso dell’ultimo mese è andata peggiorando. Ad Aleppo, nelle
settimane scorse, sono ripresi i bombardamenti alla cieca su alcuni
quartieri, a spese della popolazione civile. Gli ordigni partono
dalla zona di Idlib e dalla periferia occidentale di Aleppo. In
quell’area i militari turchi hanno messo un punto di osservazione e
l’esercito siriano esita a contrattaccare, per non innescare uno
scontro diretto con le forze turche. D’altronde molti gruppi
jihadisti hanno agganci con la Turchia. Questa nuova fase ha
provocato varie vittime in città: settimane fa abbiamo contato 7
morti in un solo giorno. Un altro giorno sono morti una madre e i
suoi due bimbi; l’indomani i bambini uccisi sono stati 5…
Aleppo
ha risentito dell’avanzata delle truppe turche nel nord est della
Siria? Certamente. Molte fabbriche stavano riprendendo le
attività, ma ora è tutto si è fermato di nuovo e ciò influisce
sulla disoccupazione e su tanti altri aspetti. Noi con i turchi
ottomani abbiamo una lunga storia, che non è stata sempre felice.
Nell’area di Afrin (a nord ovest di Aleppo – ndr), che hanno
occupato (nel gennaio 2018 – ndr), hanno allontanato i curdi
rimpiazzandoli con gruppi più omogenei alle loro prospettive. Nel
nord-est della Siria, nella Mesopotamia, non ci sono solo curdi, ma
anche, nella grande maggioranza, cristiani assiri, caldei, armeni e
così via. Quei cristiani sono figli e nipoti di gente massacrata
dagli ottomani tra la fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del
secolo scorso. Potete immaginare la paura di queste persone quando
vedono i turchi avvicinarsi. Sono migliaia e migliaia le persone in
fuga, molte volte senza portare nulla con sé, solo per sfuggire alla
morte. Nelle case questa gente conservava ancora le fotografie dei
genitori, nonni e bisnonni che furono ammazzati dai turchi.
Purtroppo, sta succedendo una sorta di pulizia etnica: allontanato i
curdi, stanno sostituendoli con altri gruppi, tra i quali turcomanni
o i musulmani uiguri della Cina.
Gli sfollati che avevano parenti ad Aleppo sono arrivati in città, altri sono finite in campi profughi. A noi dispiace, perché gli americani hanno montato la testa a questi poveri curdi e poi li hanno venduti. Gli americani hanno occupato tutti i campi di petrolio e di gas. Prima il governo otteneva qualcosa tramite i curdi (petrolio e gas); ora qualsiasi autocisterna si avvicini viene bombardata dagli americani.
Gli sfollati che avevano parenti ad Aleppo sono arrivati in città, altri sono finite in campi profughi. A noi dispiace, perché gli americani hanno montato la testa a questi poveri curdi e poi li hanno venduti. Gli americani hanno occupato tutti i campi di petrolio e di gas. Prima il governo otteneva qualcosa tramite i curdi (petrolio e gas); ora qualsiasi autocisterna si avvicini viene bombardata dagli americani.
Quali
notizie avete dall’area di Idlib? Anche lì la situazione è
molto confusa. L’area è ancora assediata. Vi si accede solo dalla
Turchia. C’è sì un transito ancora accessibile ai civili, ma da
lì servono 28 ore per arrivare ad Aleppo e non sempre il passaggio è
aperto. I bombardamenti aerei continuano. Nella sacca restano molti
profughi, sospinti lì da altre zone.
Ad
Aleppo, negli ultimi anni, lei ha dato impulso al progetto Un nome, un futuro per
sostenere i minori rimasti orfani e in difficoltà a causa della
guerra. Come procede l’esperienza? Il
progetto sta andando avanti. Devo ringraziare Dio e anche i nostri
benefattori. Sono grato anche al muftì Mahmoud Akkam che, con la sua
collaborazione, ci dà una copertura morale. I ragazzi vivono in
quartieri poverissimi, tutti distrutti. Non c’è nessun cristiano
tra di loro. L’avallo del mufti è importante per noi, e ci mette
al riparo dalle accuse di proselitismo. L’abbiamo portato a vedere
il nostro lavoro e si è molto commosso.
Di
che fascia d’età sono i ragazzi che accompagnate? Parliamo
di bambini piccoli, dai 3-4 anni, su su fino ai 17enni. I più
grandi, quando è cominciata la guerra, avevano già 6-7 anni e i
loro genitori sono morti. Abbiamo avviato anche un programma di
alfabetizzazione, soprattutto per le mamme. Stiamo anche aiutando le
mamme di alcuni di questi bambini ad imparare un mestiere perché
possano guadagnare qualcosa. L’équipe
è
mista, ne fanno parte cristiani e musulmani. Lavorare fianco a fianco
è un’esperienza positiva per la convivenza civile, è un mattone
per costruire la Siria del futuro. Ringraziamo Dio.
Dove
vivono questi minori? Alcuni
di loro continuano a vivere negli appartamenti distrutti; altri
abitano con lontani parenti. L’islam non ammette l’adozione, ed
io ho chiesto con insistenza al muftì di trovare una via d’uscita.
Lui ha studiato la sharia
e
ha visto che è praticabile una forma di semi-adozione: i parenti
dichiarano che il figlio non è loro; non potrà ereditare, anche se
potrà usare il cognome di famiglia che dovrà lasciare al compimento
dei 18 anni. Già così è una bellissima cosa. Molte famiglie si
rendono disponibili.
Lei
è vescovo di tutti i cattolici di rito latino in Siria. Oltre ai
francescani, quali altre espressioni di solidarietà sono messe in
campo da parte della Chiesa in Siria? I Maristi Blu stanno facendo un ottimo lavoro, nel loro centro e nei
campi profughi. C’è poi l’azione del Jesuit
Refugee Service e
della Caritas.
La Chiesa è molto presente. Mostriamo quello che c’è di più
bello nel cristianesimo: l’amore, la carità verso tutti i
bisognosi. Cerchiamo di essere un riflesso del volto di Dio amore; di
Dio che ama tutti i suoi figli, a prescindere dalla loro appartenenza
religiosa. I nostri concittadini musulmani stanno scoprendo questo e
ci dicono: «Ci state insegnando la carità». Per i musulmani è, in
qualche misura, una scoperta nuova, benché anch’essi conoscano
l’elemosina verso chi è povero, soprattutto nel mese di Ramadan.
All’inizio ci guardavano con un po’ di sospetto, ma da quando
hanno compreso che agiamo così perché gli vogliamo bene, le cose
stanno cambiando. Tanto è vero che ci dicono: «Non ci lasciate»,
perché hanno scoperto il nostro modo di vivere e la possibilità di
vivere in pace fra tutti quanti. La volontà di non escludere nessuno
crea un ambiente molto confortevole.
Non voglio dimenticare la presenza di molte congregazioni religiose che fanno riferimento al vicariato apostolico, in quanto congregazioni di rito latino. Stanno facendo un bel lavoro di assistenza e, soprattutto, di sostegno psicologico. Aiutano anche le parrocchie di altre Chiese e non solo le nostre. Alcuni di questi istituti ricevono e trasmettono la solidarietà concreta dei cristiani del resto del mondo. Altri restano tra la gente e fanno quello che possono con la loro presenza. Credo che sia molto. Ringraziamo Dio perché in Siria la Chiesa è stata sempre presente. Nessuno ha lasciato, nonostante il pericolo: né vescovi, né parroci, né religiosi o religiose. Sei dei nostri sacerdoti sono stati uccisi, altri sei (inclusi due vescovi ortodossi di Aleppo) sono stati rapiti e non ne abbiamo più notizie. Nonostante tutto siamo rimasti, e per la gente questo è stato un grande segno di incoraggiamento e di speranza.
Non voglio dimenticare la presenza di molte congregazioni religiose che fanno riferimento al vicariato apostolico, in quanto congregazioni di rito latino. Stanno facendo un bel lavoro di assistenza e, soprattutto, di sostegno psicologico. Aiutano anche le parrocchie di altre Chiese e non solo le nostre. Alcuni di questi istituti ricevono e trasmettono la solidarietà concreta dei cristiani del resto del mondo. Altri restano tra la gente e fanno quello che possono con la loro presenza. Credo che sia molto. Ringraziamo Dio perché in Siria la Chiesa è stata sempre presente. Nessuno ha lasciato, nonostante il pericolo: né vescovi, né parroci, né religiosi o religiose. Sei dei nostri sacerdoti sono stati uccisi, altri sei (inclusi due vescovi ortodossi di Aleppo) sono stati rapiti e non ne abbiamo più notizie. Nonostante tutto siamo rimasti, e per la gente questo è stato un grande segno di incoraggiamento e di speranza.
La
Chiesa ha sempre sostenuto quanto sia importante che i cristiani
restino in Medio Oriente e in Siria. Chi era fuggito dalla guerra sta
tornando o è ancora presto? Alcuni degli sfollati interni
stanno tornando alle loro case e alle loro terre, ma chi è
espatriato ancora non rientra. A riguardo ho qualche punto
interrogativo: ad esempio, chi è stato assistito dalle Nazioni Unite
non può rientrare prima di cinque anni. L’ho fatto osservare a
qualche funzionario dell’Onu: bisogna aiutare i profughi a
rientrare nel loro Paese, non a restarne lontano. È chiaro che, dopo
cinque anni, se uno ha trovato lavoro, non è invogliato a lasciarlo
[per tornare nell’incertezza]. In cinque anni, i figli crescono e
vanno a scuola… Anche questo rende meno agevole il ritorno.
Come
vanno le cose nella capitale Damasco? Lì
la situazione è molto più tranquilla, ma purtroppo bisogna fare i
conti con l’inflazione. Il cambio con il dollaro prima della guerra
era 48 lire siriane, più o meno. Ora supera le 900. L’euro che era
a 50 lire ora è a 1.000. Gli stipendi sono rimasti invariati e
quindi non bastano a fronteggiare il caro-vita. La ricostruzione è
stata avviata – qua e là – ma purtroppo, come dicevo, abbiamo le
sanzioni che colpiscono la povera gente. Molti beni sono razionati.
Faccio qualche esempio: ogni famiglia può avere una bombola di gas
da cucina ogni 23 giorni; di benzina se ne possono ottenere 100 litri
al mese. Procurarsi il gasolio è ancora più difficile. Chiediamo
che le sanzioni internazionali contro la Siria siano rimosse. Dal
nostro punto di vista sono un crimine.
domenica 22 dicembre 2019
"La felicità a portata di mani che la possono abbracciare..." Ecco il paradiso
Nel cuore della basilica di Santa Maria Maggiore, conservate in un reliquiario di fine Settecento, ci sono cinque fragili assicelle di legno d’acero rosso. Si trovano lì da circa millequattrocento anni, cioè dall’epoca in cui si fa risalire il loro arrivo a Roma, durante il pontificato di Teodoro I (642-649), nativo di Gerusalemme. Duemila anni fa le piccole travi, davanti alle quali ogni giorno si inginocchiano a recitare una preghiera fedeli di tutto il mondo, erano incrociate e inchiodate fra di loro in modo che potessero sostenere il lieve peso di una culla di terracotta in uso in quei tempi in Palestina: secondo la tradizione esse sono proprio le reliquie della mangiatoia di Betlemme in cui Maria depose Gesù bambino dopo averlo avvolto nelle fasce (cfr. Lc 2, 7).
Ebbene, una particella di quegli antichi legni d’acero è appena tornata a Betlemme, in Palestina, dopo secoli di soggiorno a Santa Maria Maggiore, la “Betlemme di Roma” fatta edificare da Sisto III sul colle Esquilino. Il frammento della Sacra Culla donato da Papa Francesco alla Custodia di Terra Santa, è arrivato a Gerusalemme lo scorso 29 novembre e ha raggiunto il paese natale di Gesù nella prima domenica di Avvento. Il cardinale Stanisław Ryłko, arciprete di Santa Maria Maggiore, in un messaggio riportato pubblicamente dal nunzio apostolico in Gerusalemme e Palestina, l'arcivescovo Leopoldo Girelli, ha sottolineato come Papa Francesco accompagni questo dono «con la sua benedizione e con il fervido augurio» che la venerazione permetta ai fedeli di «accogliere con rinnovato fervore di fede e di amore il mistero che ha cambiato il corso della storia».
Così, i pellegrini e i francescani della Custodia di Terra Santa — che sull’Altare della Mangiatoia della basilica betlemita della Natività celebrano la Messa due volte al giorno — potranno pregare di fronte al frammento della culla in cui, per usare le parole di san Tommaso nella Summa Theologiae, trovò dimora terrena la felicità degli uomini: «Ad hunc finem beatitudinis homines reducuntur per humanitatem Christi», gli uomini sono ricondotti al loro destino di felicità attraverso l’umanità di Cristo. In fondo, si può dire che proprio all’umanità di Cristo sia dedicata Santa Maria Maggiore, costruita a conclusione del concilio di Efeso, che nel 431 riconobbe Maria “madre di Dio” (Theotókos). Papa Sisto III fece realizzare all’interno della basilica una riproduzione della Grotta della Natività, facendola adornare con i frammenti provenienti dal paesino di nascita di Gesù portati a Roma dai pellegrini di ritorno dalla Terra Santa.
Poi, a partire dal VII secolo, cioè da quando diede alloggio alle memorie più importanti dell’infanzia del Signore, la basilica incominciò a essere chiamata Sancta Maria ad Praesepe. Qui è sotto gli occhi di tutti l’umiltà di «Colui che», come scriveva Henri De Lubac, «infinito nel seno del Padre, si racchiude nel seno della Vergine o si riduce alle proporzioni di un bambino nella stalla di Betlemme». Umiltà testimoniata da quei poveri pezzi di legno in cui vagì per la prima volta la felicità dell’uomo: «Duemila anni fa», osservava il sacerdote ambrosiano don Giacomo Tantardini, «la felicità è venuta: ecco il paradiso. La felicità è venuta: non più promessa, non più indicata come termine del cammino umano. La felicità è venuta, il paradiso è venuto. È venuto nella carne così che fosse visto, così che fosse toccato, così che fosse abbracciato. Così che Agostino potesse dire: “Io sapevo che la felicità era Dio, ma non godevo di Te” — perché non si gode del sapere, si gode quando si è abbracciati. “Non godevo di Te finché umile non abbracciai il mio umile Dio Gesù” (Confessiones VII, 18, 24) […] Non Dio destino lontano, ma Dio fatto bambino, piccolissimo bambino: così il paradiso, la felicità è venuta incontro, si è fatta vicina, si è fatta a portata di occhi, a portata di cuore, a portata delle mani che la possono abbracciare. Il paradiso in terra è Lui» (G. Tantardini, L’umanità di Cristo è la nostra felicità, Roma 2011).
Le reliquie della sacra culla si trovano nella Confessione della basilica, sotto l’altare maggiore, e sotto lo sguardo di Maria e Gesù, raffigurati nello stupendo mosaico dell’abside.
Carlo Ossola ha spiegato come Dante abbia visto, restandone abbacinato, «il più grande trionfo di Maria che l’ultimo Medioevo le abbia consacrato: proprio poco prima dell’anno del Giubileo del 1300 (e del pellegrinaggio di Dante in Roma nell’anno ch’egli dichiara incipitario della sua Commedia) vennero ultimati i mosaici absidali di Jacopo Torriti in Santa Maria Maggiore con quel trionfale elogio dell’umano che è l’Incoronazione di Maria, sotto la quale, in asse, è raffigurato Gesù che porta teneramente tra le braccia l’animula di Maria, che confidente si posa come un’infante sul petto del Figlio».
Così, anche da quell’immagine, scaturirono i versi iniziali del XXXIII canto della terza cantica dantesca: «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d'etterno consiglio, / tu se’ colei che l’umana natura / nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore / non disdegnò di farsi sua fattura». Insomma: ecco il Paradiso.
di Paolo Mattei
di Paolo Mattei
Auguri di Santo Natale
nella gratitudine al Dio che ha voluto partecipare nella sua carne alla storia dell'umanità
Ora pro Siria
venerdì 20 dicembre 2019
La Germania sta diventando il centro del jihadismo
di
Sonja van den Ende, giornalista indipendente
15
Dicembre 2019
[traduzione
in italiano di Gb.P.]
Dal
2015, dopo la cosiddetta "crisi dei rifugiati", la quantità
di jihadisti o islamisti in Germania è in aumento. Vorrei
sottolineare che questa non è la mia opinione, né il mio punto di
vista. Non sto parlando per le cosiddette sinistra o destra, ma
semplicemente per offrire dei fatti, secondo le mie ricerche qui in
Germania e le statistiche di diverse agenzie tedesche "Bundes
Kriminal Ambt (BKA)". Le cifre e gli attacchi terroristici e le
minacce dal 2015 sono aumentate, la dottrina salafita ha influenzato
il pensiero dei migranti di origine musulmana in Germania, come i
gruppi turchi, siriani e palestinesi.
Alcuni
gruppi islamisti in Germania
Ansar
al-Asir (Sostenitori dei Prigionieri): un gruppo di difesa dei
diritti dei prigionieri, è un'organizzazione salafita che agisce per
conto dei prigionieri musulmani , la maggior parte dei quali sono
jihadisti e terroristi, detenuti in Germania e all'estero. Il gruppo
è attivo tra gli stessi detenuti, che propagandano la loro versione
dell'Islam. Il sito web del gruppo fornisce informazioni sui
prigionieri e sui modi in cui i lettori possono sostenere la loro
causa mettendo sotto pressione lo Stato e così via.
Die
Wahre Religion (DWR) : Ibrahim Abu Naji , uno dei suoi leader più
importanti con sede a Colonia, è stato accusato di incitamento
all'odio e incitamento alla violenza. Un certo numero di persone
all'interno e intorno al gruppo sono finite nelle fila dell'ISIS. Nel
novembre 2016 l' organizzazione è stata proibita dalla legge, ma
esiste ancora, presumo, sotterranea in tutta la Germania e ancora
attiva.
Rete
Abu Waala: guidata da un iracheno di trentaquattro anni chiamato
Abu-Walaa , il cui vero nome è Ahmed Abdulaziz Abdullah Abdullah,
questa rete salafita ha sede a Dortmund, Hildesheim e Salzgitter nel
Niedersachsen ed è forse la principale fonte di reclutamento
dell'ISIS e la divisione operativa in Germania. Secondo le
informazioni (BKA), il figlio maggiore della famiglia (fratello di
Abu Walaa), che vive a Hildesheim, aveva anche contatti con il
"Circolo Islamico Tedesco", ora vietato, intorno al
predicatore di odio (suo fratello) Abu Walaa. Il predicatore, che
viene dall'Iraq (con la sua famiglia), è ancora sotto processo a
Celle con altri quattro presunti islamisti. Si dice che abbiano
reclutato giovani come combattenti per l'ISIS. La famiglia è stata
estradata lo scorso novembre (2019), composta da genitori, due figli,
due figlie e un nipote, quindi non sono più a Berlino secondo il
BKA. Il BKA non ha però fornito informazioni sulla sua nuova
posizione.
La
Turchia ha annunciato a novembre che diversi tedeschi, sospetti
sostenitori della organizzazione terroristica "Stato islamico"
(IS), erano stati espulsi a novembre. Tuttavia, l'arrivo di due donne
è stato annunciato alle autorità tedesche a novembre. Secondo le
informazioni della BKA, una di queste è una donna nata nel 1998 che
è riuscita a fuggire dal campo di prigionia di Al-Hol in Siria, che
era sorvegliato dai Curdi. L'ultima volta che è stata segnalata era
nella città turca di Gaziantep sotto custodia, in attesa
dell'espulsione. Inoltre, una nativa di Hannover dovrebbe essere
stata messa sull'aereo. Si dice che sia fuggita verso la Turchia dal
campo di prigionia siriano Ain-Issa, che da allora è stato sciolto.
Queste due donne appartengono alla rete di Abu Walaa.
Dal
2015, un milione di richiedenti asilo è arrivato in Germania. Già
allora, le autorità tedesche avevano avvertito il governo e la
cancelliera Angela Merkel che i richiedenti asilo sono a rischio di
radicalizzazione, in particolare dai già esistenti gruppi jihadisti
nazionali, come menzionato sopra. Attualmente, le stime indicano che
ci sono circa 12.000 jihadisti residenti, ma il numero è ovviamente
molto più grande a causa dell'afflusso di richiedenti asilo, che
proviene principalmente dalla Siria.
Tuttavia,
nel 2015, l'ISIS ha rubato molti passaporti e documenti siriani
"vuoti" razziando edifici governativi in Siria, ma anche in
Iraq. I documenti sono stati poi venduti ai cosiddetti ribelli
"addestrati" nei campi profughi in Giordania e Turchia,
quindi tutte le "nazionalità" avrebbero potuto acquistare
questi documenti e dire alle autorità tedesche che erano rifugiati
siriani "in fuga dal dittatore Assad".
Inoltre,
l'ISIS ha riferito molte volte (sul propri siti Web) di aver
utilizzato rotte migratorie per contrabbandare combattenti in
Germania reclutati come richiedenti asilo (provenienti da tutto il
Medio Oriente e dall'Africa). Il loro viaggio è in parte
sponsorizzato dall'ISIS.
Al
giorno d'oggi, quando cammini per la strada in Germania, senti
l'atmosfera del Medio Oriente e dell'Africa. Il sentimento tedesco è
sparito, il "Mercatino di Natale" viene chiamato
"Mercatino d'inverno". La maggior parte dei tedeschi
indigeni vive nelle città in propri quartieri sicuri, con le proprie
scuole private e crede ancora alla fiaba dei rifugiati in cui i
cosiddetti dittatori e regimi perseguitano la propria gente. In
aggiunta, un problema sono gli islamisti del Caucaso , uno dei quali
è stato ucciso e ha causato il conflitto con la Russia. L'omicidio
del terrorista ceceno ha provocato l'espulsione di funzionari
dell'ambasciata russa da Berlino e la Russia ha fatto lo stesso con
alcuni funzionari dell'ambasciata tedesca.
http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=1214&
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