Traduci

domenica 29 dicembre 2019

La ballerina: telefonata a un rifugiato siriano

La danza della nipote tredicenne di Majd Abboud.
Per otto anni, una guerra per un cambio di regime promossa dall'Occidente e dagli alleati regionali ha imperversato in Siria. Ma la cultura della nazione non è dominata solo dalla violenza... alcuni siriani addirittura danzano il balletto, come la nipote di Majd Abboud.
Alla fine del 2015, il dentista siriano Majd Abboud è fuggito in Germania. All'inizio di quest'anno, ha destato attenzione una sua lettera aperta al cancelliere Angela Merkel. Abboud in precedenza si era distinto per le sue critiche alla politica tedesca sui rifugiati, la cui pretesa di integrazione spesso falliva a causa del fatto che molti rifugiati siriani non erano disposti a integrarsi. Nel commovente dialogo che segue, Majd Abboud riporta i suoi pensieri durante una telefonata con sua nipote, che vive ancora in Siria dove lei danza.
      di Majd Abboud
La tua voce arriva sul mio telefono da un mondo familiare; mi ridesta dal mio letargo come un raggio di luce; una mano tesa, come le notizie dalla Siria in questi giorni, promettente e piena di speranza. Il mio Paese diventa di nuovo uno, vivere insieme è di nuovo possibile.
"Zio, quando sarà finita la guerra?"
Penso: quando le persone smetteranno di odiarsi. Se fossero meno egoiste, meno sature di ideologie. Se si fossero riconciliate con la loro umanità.
Cos'è questo per un mondo in cui i nostri figli devono crescere? Quando ero bambino, l'anno finiva dopo le solenni festività in cui ricevevo regali. Ho festeggiato il Natale con una parte della mia famiglia, mentre la "festa dello zucchero e del sacrificio" con l'altra parte.
Non vedo l'ora che arrivi San Silvestro, quando celebreremo il nuovo anno con tutta la famiglia. Un giorno speciale, anche per mio padre. Con una faccia ridente e una lunga barba bianca, lui e la sua grande borsa piena di doni uscivano dal suo negozio, attraversava i vecchi vicoli, diffondendo gioia in tutta l'area. Anni prima della guerra chiuse gli occhi e si addormentò in pace. Gli fu risparmiata la sofferenza della guerra.
Le dico: "Presto, amore mio, presto."
Le sto dicendo questo da anni. Mi crede ancora ?!
"Oh, l'inverno è tornato, qui si è fatto piuttosto freddo e l'elettricità è sempre interrotta. Per questo, raramente riesco ad ascoltare musica. Perché gli altri ci odiano così tanto?"
Tuttavia, l'elettricità non viene a mancare solo nelle aree distrutte, ma anche in alcuni cervelli. La mente è annerita dall'odio, il cuore è divorato dall'ostilità.
"Conosci la mia migliore amica Hiba? È sempre triste, le manca suo padre. Anche a Sahra mancano i suoi cugini. Ma torneranno quando la guerra sarà finita."
Il padre di Hiba fu rapito dai ribelli a Homs all'inizio della guerra. Per la sua liberazione fu richiesta una grande somma. E in effetti la famiglia lo ha riavuto indietro, ma solo a pezzi, e il video della sua decapitazione è stato pubblicato su Internet. Quando i ribelli hanno catturato la città operaia di Adra, lo zio di Sahra ha sparato alla sua famiglia e poi si è ucciso per salvare la famiglia dalla schiavitù e dallo stupro. A Sahra non è mai stata detta la verità perché era troppo piccola, così sta ancora aspettando che i suoi cugini tornino.
Le persone che sono andate via con la guerra non torneranno mai più. Hanno lasciato vuoti dolorosi nelle famiglie e nella coscienza di questo mondo. Khaled, l'archeologo; Samir, il postino; Nidal, l'agricoltore la cui moglie era da poco incinta; Mohammed Ramadan, l'Imam assassinato nella moschea. Tutto ciò che rimane di loro sono i murales e i loro posti vuoti a tavola. I loro nomi saranno le campane del lutto nei nostri ricordi per gli anni a venire.
Improvvisamente ho immagini di bambini, bambini a Idlib, reclutati da terroristi, bambini che fuggono dal terrore in Siria, bambini che muoiono di fame nella guerra nello Yemen.
Se solo potessi cambiare qualcosa al riguardo! Darei qualsiasi cosa per questo! Ma ho perso quasi tutto con la guerra.

Affondo nell'impotenza.

La sua voce mi riporta indietro: "Ci sei?"

Le dico solo: "Nessuno può odiarti, piccola mia."

Ride e il mio cuore palpita più velocemente.

"L'Europa è bella, zio?"
"Sì, lo è, ma non è bella come te, piccola."
Ride di nuovo e rende il mondo più bello.
"Zio, gli europei ci odiano? Ho sentito papà dire che sostengono i terroristi, che ci perseguitano."
Penso che dovresti sempre distinguere tra la politica e le persone.
Gli Europei sono intrappolati nella loro ruota da criceto. Alcuni sono troppo impegnati con se stessi per preoccuparsi di noi. Alcuni sono ossessionati dalla ricerca di denaro, quindi non hanno tempo di preoccuparsi di nient'altro. Alcune persone pensano di essere superiori a noi e vogliono fare regole per noi. Alcuni sono troppo oppressi dalla loro storia. Alcuni pensano: la Siria! Oh, è molto lontano...
Abbiamo commesso l'errore quando è scoppiata la guerra in Afghanistan e successivamente ai nostri confini in Iraq. Pensavamo di essere al sicuro. La guerra è come una brutta malattia. Pensi che possa accadere solo agli altri.
Le dico: "Non ci odiano: semplicemente non ci conoscono così bene".
"Beh, ci conosceranno tramite te, zio. Raccontagli di noi."
"Questo è quello che sto cercando di fare, piccola. Ho anche incontrato molte persone meravigliose qui."
"Un giorno voglio venire in Europa e conoscerli."
L'Europa è stata a lungo apprezzata da noi in Siria. Ma oggi l'Europa delle operazioni militari non è più quella degli anni '70. Fai un grosso errore quando idealizzi gli europei, perché ti aspetti troppo da loro. Possono anche essere manipolati e innomorarsi della propaganda. In Europa, in particolare, l'inganno è grande, perché gli Europei sono un importante gruppo bersaglio della macchina da guerra.
Quattro anni fa, ho percorso una strada faticosa per lasciare il male alle spalle e purtroppo ho scoperto quanto siano diffusi i suoi amici e sostenitori. Ora sono seduto da solo nella mia stanza e non ho la forza di lottare contro di esso. Sono stanco, mi sdraio.
La sua voce interrompe di nuovo i miei pensieri:
"Adesso devo andare a ballare! Abbi cura di te! La mamma è preoccupata per te, dice: Il mondo non è sicuro."
La piccola, balla in punta di piedi mentre il mondo balla su una pista rovente.
Le notizie riportano: "Ci sono ancora 50 bombe atomiche statunitensi conservate da Erdoğan."
Attenta a te piccola, il pianeta è costellato da esplosivi.
Una brezza fredda e piacevole passa attraverso la finestra semiaperta; smaltisce lentamente il calore dal mio corpo sfinito, mi induce a dormire e promette pace alla mia anima. Ma prima di chiudere gli occhi, mi raccolgo e penso a qualcosa. Risolverò tutto per te.
Ho una macchina del tempo, l'ho rimessa indietro di otto anni. Abbiamo appena ricevuto un pacchetto splendidamente decorato che contiene la terza guerra mondiale.
Mi dico: no grazie, non ci lasciamo prendere per stupidi. Vi dipingo una faccia ridente e lo rispedisco dove era stato confezionato: a Londra , a Washington , a Riyad , ad Ankara e Tel Aviv .
Chiudo la porta e li guardo da lontano mentre esplodono di rabbia.
Ora andrà tutto bene.
Buona notte, piccola.
 Traduzione Gb.P.  Fonte:  https://de.rt.com/21ut

mercoledì 25 dicembre 2019

Aleppo, un altro Natale con la guerra alle porte

Con che animo celebreranno il Natale quest'anno i cattolici rimasti ad Aleppo e in Siria nonostante tutto? Ce lo spiega il vescovo cattolico di rito latino, monsignor Georges Abou Khazen, (francescano della Custodia di Terra Santa nato in Libano 72 anni fa) che svolge da Aleppo il suo ministero di vicario apostolico per i cattolici di rito latino che vivono in Siria.
    Intervista di Terrasanta.net

Monsignor Abou Khazen che Natale sarà quello che Aleppo si appresta a vivere?  Che Natale sarà… Noi speriamo sempre bene. Il Natale ci ispira moltissimo. È la festa della speranza, innanzitutto, e della pace. Della pace interiore, ma anche della pace in tutta la Siria. Speriamo che la situazione migliori, perché nel corso dell’ultimo mese è andata peggiorando. Ad Aleppo, nelle settimane scorse, sono ripresi i bombardamenti alla cieca su alcuni quartieri, a spese della popolazione civile. Gli ordigni partono dalla zona di Idlib e dalla periferia occidentale di Aleppo. In quell’area i militari turchi hanno messo un punto di osservazione e l’esercito siriano esita a contrattaccare, per non innescare uno scontro diretto con le forze turche. D’altronde molti gruppi jihadisti hanno agganci con la Turchia. Questa nuova fase ha provocato varie vittime in città: settimane fa abbiamo contato 7 morti in un solo giorno. Un altro giorno sono morti una madre e i suoi due bimbi; l’indomani i bambini uccisi sono stati 5…

Aleppo ha risentito dell’avanzata delle truppe turche nel nord est della Siria?  Certamente. Molte fabbriche stavano riprendendo le attività, ma ora è tutto si è fermato di nuovo e ciò influisce sulla disoccupazione e su tanti altri aspetti. Noi con i turchi ottomani abbiamo una lunga storia, che non è stata sempre felice. Nell’area di Afrin (a nord ovest di Aleppo – ndr), che hanno occupato (nel gennaio 2018 – ndr), hanno allontanato i curdi rimpiazzandoli con gruppi più omogenei alle loro prospettive. Nel nord-est della Siria, nella Mesopotamia, non ci sono solo curdi, ma anche, nella grande maggioranza, cristiani assiri, caldei, armeni e così via. Quei cristiani sono figli e nipoti di gente massacrata dagli ottomani tra la fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del secolo scorso. Potete immaginare la paura di queste persone quando vedono i turchi avvicinarsi. Sono migliaia e migliaia le persone in fuga, molte volte senza portare nulla con sé, solo per sfuggire alla morte. Nelle case questa gente conservava ancora le fotografie dei genitori, nonni e bisnonni che furono ammazzati dai turchi. Purtroppo, sta succedendo una sorta di pulizia etnica: allontanato i curdi, stanno sostituendoli con altri gruppi, tra i quali turcomanni o i musulmani uiguri della Cina.
Gli sfollati che avevano parenti ad Aleppo sono arrivati in città, altri sono finite in campi profughi. A noi dispiace, perché gli americani hanno montato la testa a questi poveri curdi e poi li hanno venduti. Gli americani hanno occupato tutti i campi di petrolio e di gas. Prima il governo otteneva qualcosa tramite i curdi (petrolio e gas); ora qualsiasi autocisterna si avvicini viene bombardata dagli americani.

Quali notizie avete dall’area di Idlib?  Anche lì la situazione è molto confusa. L’area è ancora assediata. Vi si accede solo dalla Turchia. C’è sì un transito ancora accessibile ai civili, ma da lì servono 28 ore per arrivare ad Aleppo e non sempre il passaggio è aperto. I bombardamenti aerei continuano. Nella sacca restano molti profughi, sospinti lì da altre zone.

Ad Aleppo, negli ultimi anni, lei ha dato impulso al progetto Un nome, un futuro per sostenere i minori rimasti orfani e in difficoltà a causa della guerra. Come procede l’esperienza?  Il progetto sta andando avanti. Devo ringraziare Dio e anche i nostri benefattori. Sono grato anche al muftì Mahmoud Akkam che, con la sua collaborazione, ci dà una copertura morale. I ragazzi vivono in quartieri poverissimi, tutti distrutti. Non c’è nessun cristiano tra di loro. L’avallo del mufti è importante per noi, e ci mette al riparo dalle accuse di proselitismo. L’abbiamo portato a vedere il nostro lavoro e si è molto commosso.
Di che fascia d’età sono i ragazzi che accompagnate?  Parliamo di bambini piccoli, dai 3-4 anni, su su fino ai 17enni. I più grandi, quando è cominciata la guerra, avevano già 6-7 anni e i loro genitori sono morti. Abbiamo avviato anche un programma di alfabetizzazione, soprattutto per le mamme. Stiamo anche aiutando le mamme di alcuni di questi bambini ad imparare un mestiere perché possano guadagnare qualcosa. L’équipe è mista, ne fanno parte cristiani e musulmani. Lavorare fianco a fianco è un’esperienza positiva per la convivenza civile, è un mattone per costruire la Siria del futuro. Ringraziamo Dio.
Dove vivono questi minori?  Alcuni di loro continuano a vivere negli appartamenti distrutti; altri abitano con lontani parenti. L’islam non ammette l’adozione, ed io ho chiesto con insistenza al muftì di trovare una via d’uscita. Lui ha studiato la sharia e ha visto che è praticabile una forma di semi-adozione: i parenti dichiarano che il figlio non è loro; non potrà ereditare, anche se potrà usare il cognome di famiglia che dovrà lasciare al compimento dei 18 anni. Già così è una bellissima cosa. Molte famiglie si rendono disponibili.

Lei è vescovo di tutti i cattolici di rito latino in Siria. Oltre ai francescani, quali altre espressioni di solidarietà sono messe in campo da parte della Chiesa in Siria?  I Maristi Blu stanno facendo un ottimo lavoro, nel loro centro e nei campi profughi. C’è poi l’azione del Jesuit Refugee Service e della Caritas. La Chiesa è molto presente. Mostriamo quello che c’è di più bello nel cristianesimo: l’amore, la carità verso tutti i bisognosi. Cerchiamo di essere un riflesso del volto di Dio amore; di Dio che ama tutti i suoi figli, a prescindere dalla loro appartenenza religiosa. I nostri concittadini musulmani stanno scoprendo questo e ci dicono: «Ci state insegnando la carità». Per i musulmani è, in qualche misura, una scoperta nuova, benché anch’essi conoscano l’elemosina verso chi è povero, soprattutto nel mese di Ramadan. All’inizio ci guardavano con un po’ di sospetto, ma da quando hanno compreso che agiamo così perché gli vogliamo bene, le cose stanno cambiando. Tanto è vero che ci dicono: «Non ci lasciate», perché hanno scoperto il nostro modo di vivere e la possibilità di vivere in pace fra tutti quanti. La volontà di non escludere nessuno crea un ambiente molto confortevole.
Non voglio dimenticare la presenza di molte congregazioni religiose che fanno riferimento al vicariato apostolico, in quanto congregazioni di rito latino. Stanno facendo un bel lavoro di assistenza e, soprattutto, di sostegno psicologico. Aiutano anche le parrocchie di altre Chiese e non solo le nostre. Alcuni di questi istituti ricevono e trasmettono la solidarietà concreta dei cristiani del resto del mondo. Altri restano tra la gente e fanno quello che possono con la loro presenza. Credo che sia molto. Ringraziamo Dio perché in Siria la Chiesa è stata sempre presente. Nessuno ha lasciato, nonostante il pericolo: né vescovi, né parroci, né religiosi o religiose. Sei dei nostri sacerdoti sono stati uccisi, altri sei (inclusi due vescovi ortodossi di Aleppo) sono stati rapiti e non ne abbiamo più notizie. Nonostante tutto siamo rimasti, e per la gente questo è stato un grande segno di incoraggiamento e di speranza.

La Chiesa ha sempre sostenuto quanto sia importante che i cristiani restino in Medio Oriente e in Siria. Chi era fuggito dalla guerra sta tornando o è ancora presto?  Alcuni degli sfollati interni stanno tornando alle loro case e alle loro terre, ma chi è espatriato ancora non rientra. A riguardo ho qualche punto interrogativo: ad esempio, chi è stato assistito dalle Nazioni Unite non può rientrare prima di cinque anni. L’ho fatto osservare a qualche funzionario dell’Onu: bisogna aiutare i profughi a rientrare nel loro Paese, non a restarne lontano. È chiaro che, dopo cinque anni, se uno ha trovato lavoro, non è invogliato a lasciarlo [per tornare nell’incertezza]. In cinque anni, i figli crescono e vanno a scuola… Anche questo rende meno agevole il ritorno.

Come vanno le cose nella capitale Damasco?   Lì la situazione è molto più tranquilla, ma purtroppo bisogna fare i conti con l’inflazione. Il cambio con il dollaro prima della guerra era 48 lire siriane, più o meno. Ora supera le 900. L’euro che era a 50 lire ora è a 1.000. Gli stipendi sono rimasti invariati e quindi non bastano a fronteggiare il caro-vita. La ricostruzione è stata avviata – qua e là – ma purtroppo, come dicevo, abbiamo le sanzioni che colpiscono la povera gente. Molti beni sono razionati. Faccio qualche esempio: ogni famiglia può avere una bombola di gas da cucina ogni 23 giorni; di benzina se ne possono ottenere 100 litri al mese. Procurarsi il gasolio è ancora più difficile. Chiediamo che le sanzioni internazionali contro la Siria siano rimosse. Dal nostro punto di vista sono un crimine.

domenica 22 dicembre 2019

"La felicità a portata di mani che la possono abbracciare..." Ecco il paradiso

Nel cuore della basilica di Santa Maria Maggiore, conservate in un reliquiario di fine Settecento, ci sono cinque fragili assicelle di legno d’acero rosso. Si trovano lì da circa millequattrocento anni, cioè dall’epoca in cui si fa risalire il loro arrivo a Roma, durante il pontificato di Teodoro I (642-649), nativo di Gerusalemme. Duemila anni fa le piccole travi, davanti alle quali ogni giorno si inginocchiano a recitare una preghiera fedeli di tutto il mondo, erano incrociate e inchiodate fra di loro in modo che potessero sostenere il lieve peso di una culla di terracotta in uso in quei tempi in Palestina: secondo la tradizione esse sono proprio le reliquie della mangiatoia di Betlemme in cui Maria depose Gesù bambino dopo averlo avvolto nelle fasce (cfr. Lc 2, 7). 
Immagine correlata
Ebbene, una particella di quegli antichi legni d’acero è appena tornata a Betlemme, in Palestina, dopo secoli di soggiorno a Santa Maria Maggiore, la “Betlemme di Roma” fatta edificare da Sisto III sul colle Esquilino. Il frammento della Sacra Culla donato da Papa Francesco alla Custodia di Terra Santa, è arrivato a Gerusalemme lo scorso 29 novembre e ha raggiunto il paese natale di Gesù nella prima domenica di Avvento. Il cardinale Stanisław Ryłko, arciprete di Santa Maria Maggiore, in un messaggio riportato pubblicamente dal nunzio apostolico in Gerusalemme e Palestina, l'arcivescovo Leopoldo Girelli, ha sottolineato come Papa Francesco accompagni questo dono «con la sua benedizione e con il fervido augurio» che la venerazione permetta ai fedeli di «accogliere con rinnovato fervore di fede e di amore il mistero che ha cambiato il corso della storia». 
Così, i pellegrini e i francescani della Custodia di Terra Santa — che sull’Altare della Mangiatoia della basilica betlemita della Natività celebrano la Messa due volte al giorno — potranno pregare di fronte al frammento della culla in cui, per usare le parole di san Tommaso nella Summa Theologiae, trovò dimora terrena la felicità degli uomini: «Ad hunc finem beatitudinis homines reducuntur per humanitatem Christi», gli uomini sono ricondotti al loro destino di felicità attraverso l’umanità di Cristo. In fondo, si può dire che proprio all’umanità di Cristo sia dedicata Santa Maria Maggiore, costruita a conclusione del concilio di Efeso, che nel 431 riconobbe Maria “madre di Dio” (Theotókos). Papa Sisto III fece realizzare all’interno della basilica una riproduzione della Grotta della Natività, facendola adornare con i frammenti provenienti dal paesino di nascita di Gesù portati a Roma dai pellegrini di ritorno dalla Terra Santa. 
Poi, a partire dal VII secolo, cioè da quando diede alloggio alle memorie più importanti dell’infanzia del Signore, la basilica incominciò a essere chiamata Sancta Maria ad Praesepe. Qui è sotto gli occhi di tutti l’umiltà di «Colui che», come scriveva Henri De Lubac, «infinito nel seno del Padre, si racchiude nel seno della Vergine o si riduce alle proporzioni di un bambino nella stalla di Betlemme». Umiltà testimoniata da quei poveri pezzi di legno in cui vagì per la prima volta la felicità dell’uomo: «Duemila anni fa», osservava il sacerdote ambrosiano don Giacomo Tantardini, «la felicità è venuta: ecco il paradiso. La felicità è venuta: non più promessa, non più indicata come termine del cammino umano. La felicità è venuta, il paradiso è venuto. È venuto nella carne così che fosse visto, così che fosse toccato, così che fosse abbracciato. Così che Agostino potesse dire: “Io sapevo che la felicità era Dio, ma non godevo di Te” — perché non si gode del sapere, si gode quando si è abbracciati. “Non godevo di Te finché umile non abbracciai il mio umile Dio Gesù” (Confessiones VII, 18, 24) […] Non Dio destino lontano, ma Dio fatto bambino, piccolissimo bambino: così il paradiso, la felicità è venuta incontro, si è fatta vicina, si è fatta a portata di occhi, a portata di cuore, a portata delle mani che la possono abbracciare. Il paradiso in terra è Lui» (G. Tantardini, L’umanità di Cristo è la nostra felicità, Roma 2011). 
Le reliquie della sacra culla si trovano nella Confessione della basilica, sotto l’altare maggiore, e sotto lo sguardo di Maria e Gesù, raffigurati nello stupendo mosaico dell’abside. 
Carlo Ossola ha spiegato come Dante abbia visto, restandone abbacinato, «il più grande trionfo di Maria che l’ultimo Medioevo le abbia consacrato: proprio poco prima dell’anno del Giubileo del 1300 (e del pellegrinaggio di Dante in Roma nell’anno ch’egli dichiara incipitario della sua Commedia) vennero ultimati i mosaici absidali di Jacopo Torriti in Santa Maria Maggiore con quel trionfale elogio dell’umano che è l’Incoronazione di Maria, sotto la quale, in asse, è raffigurato Gesù che porta teneramente tra le braccia l’animula di Maria, che confidente si posa come un’infante sul petto del Figlio». 
Così, anche da quell’immagine, scaturirono i versi iniziali del XXXIII canto della terza cantica dantesca: «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d'etterno consiglio, / tu se’ colei che l’umana natura / nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore / non disdegnò di farsi sua fattura». Insomma: ecco il Paradiso.
                                                                             di Paolo Mattei

Auguri di Santo Natale 
nella gratitudine al Dio che ha voluto partecipare nella sua carne alla storia dell'umanità 
Ora pro Siria 

venerdì 20 dicembre 2019

La Germania sta diventando il centro del jihadismo


di Sonja van den Ende, giornalista indipendente
15 Dicembre 2019
[traduzione in italiano di Gb.P.]
Dal 2015, dopo la cosiddetta "crisi dei rifugiati", la quantità di jihadisti o islamisti in Germania è in aumento. Vorrei sottolineare che questa non è la mia opinione, né il mio punto di vista. Non sto parlando per le cosiddette sinistra o destra, ma semplicemente per offrire dei fatti, secondo le mie ricerche qui in Germania e le statistiche di diverse agenzie tedesche "Bundes Kriminal Ambt (BKA)". Le cifre e gli attacchi terroristici e le minacce dal 2015 sono aumentate, la dottrina salafita ha influenzato il pensiero dei migranti di origine musulmana in Germania, come i gruppi turchi, siriani e palestinesi.
Alcuni gruppi islamisti in Germania
Ansar al-Asir (Sostenitori dei Prigionieri): un gruppo di difesa dei diritti dei prigionieri, è un'organizzazione salafita che agisce per conto dei prigionieri musulmani , la maggior parte dei quali sono jihadisti e terroristi, detenuti in Germania e all'estero. Il gruppo è attivo tra gli stessi detenuti, che propagandano la loro versione dell'Islam. Il sito web del gruppo fornisce informazioni sui prigionieri e sui modi in cui i lettori possono sostenere la loro causa mettendo sotto pressione lo Stato e così via.
Die Wahre Religion (DWR) : Ibrahim Abu Naji , uno dei suoi leader più importanti con sede a Colonia, è stato accusato di incitamento all'odio e incitamento alla violenza. Un certo numero di persone all'interno e intorno al gruppo sono finite nelle fila dell'ISIS. Nel novembre 2016 l' organizzazione è stata proibita dalla legge, ma esiste ancora, presumo, sotterranea in tutta la Germania e ancora attiva.
Rete Abu Waala: guidata da un iracheno di trentaquattro anni chiamato Abu-Walaa , il cui vero nome è Ahmed Abdulaziz Abdullah Abdullah, questa rete salafita ha sede a Dortmund, Hildesheim e Salzgitter nel Niedersachsen ed è forse la principale fonte di reclutamento dell'ISIS e la divisione operativa in Germania. Secondo le informazioni (BKA), il figlio maggiore della famiglia (fratello di Abu Walaa), che vive a Hildesheim, aveva anche contatti con il "Circolo Islamico Tedesco", ora vietato, intorno al predicatore di odio (suo fratello) Abu Walaa. Il predicatore, che viene dall'Iraq (con la sua famiglia), è ancora sotto processo a Celle con altri quattro presunti islamisti. Si dice che abbiano reclutato giovani come combattenti per l'ISIS. La famiglia è stata estradata lo scorso novembre (2019), composta da genitori, due figli, due figlie e un nipote, quindi non sono più a Berlino secondo il BKA. Il BKA non ha però fornito informazioni sulla sua nuova posizione.
La Turchia ha annunciato a novembre che diversi tedeschi, sospetti sostenitori della organizzazione terroristica "Stato islamico" (IS), erano stati espulsi a novembre. Tuttavia, l'arrivo di due donne è stato annunciato alle autorità tedesche a novembre. Secondo le informazioni della BKA, una di queste è una donna nata nel 1998 che è riuscita a fuggire dal campo di prigionia di Al-Hol in Siria, che era sorvegliato dai Curdi. L'ultima volta che è stata segnalata era nella città turca di Gaziantep sotto custodia, in attesa dell'espulsione. Inoltre, una nativa di Hannover dovrebbe essere stata messa sull'aereo. Si dice che sia fuggita verso la Turchia dal campo di prigionia siriano Ain-Issa, che da allora è stato sciolto. Queste due donne appartengono alla rete di Abu Walaa.
Dal 2015, un milione di richiedenti asilo è arrivato in Germania. Già allora, le autorità tedesche avevano avvertito il governo e la cancelliera Angela Merkel che i richiedenti asilo sono a rischio di radicalizzazione, in particolare dai già esistenti gruppi jihadisti nazionali, come menzionato sopra. Attualmente, le stime indicano che ci sono circa 12.000 jihadisti residenti, ma il numero è ovviamente molto più grande a causa dell'afflusso di richiedenti asilo, che proviene principalmente dalla Siria.
Tuttavia, nel 2015, l'ISIS ha rubato molti passaporti e documenti siriani "vuoti" razziando edifici governativi in Siria, ma anche in Iraq. I documenti sono stati poi venduti ai cosiddetti ribelli "addestrati" nei campi profughi in Giordania e Turchia, quindi tutte le "nazionalità" avrebbero potuto acquistare questi documenti e dire alle autorità tedesche che erano rifugiati siriani "in fuga dal dittatore Assad".
Inoltre, l'ISIS ha riferito molte volte (sul propri siti Web) di aver utilizzato rotte migratorie per contrabbandare combattenti in Germania reclutati come richiedenti asilo (provenienti da tutto il Medio Oriente e dall'Africa). Il loro viaggio è in parte sponsorizzato dall'ISIS.
Al giorno d'oggi, quando cammini per la strada in Germania, senti l'atmosfera del Medio Oriente e dell'Africa. Il sentimento tedesco è sparito, il "Mercatino di Natale" viene chiamato "Mercatino d'inverno". La maggior parte dei tedeschi indigeni vive nelle città in propri quartieri sicuri, con le proprie scuole private e crede ancora alla fiaba dei rifugiati in cui i cosiddetti dittatori e regimi perseguitano la propria gente. In aggiunta, un problema sono gli islamisti del Caucaso , uno dei quali è stato ucciso e ha causato il conflitto con la Russia. L'omicidio del terrorista ceceno ha provocato l'espulsione di funzionari dell'ambasciata russa da Berlino e la Russia ha fatto lo stesso con alcuni funzionari dell'ambasciata tedesca.
http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=1214&