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mercoledì 7 agosto 2019

La politica del "caos" americana in Siria ostacola la stabilizzazione di Idlib

La stabilizzazione del governatorato di Idlib è improbabile, un tale processo politico non può essere attuato fintanto che gli Stati Uniti e i suoi alleati cercano di preservare il caos nella regione, ha detto in un'intervista all'agenzia russa RIA Novosti la giornalista indipendente canadese Eva Bartlett.

La situazione a Idlib rimane una delle questioni più importanti nella risoluzione del conflitto in Siria. Il 1° agosto, il governo siriano ha annunciato un cessate il fuoco nella regione, a condizione che il memorandum della zona di de-escalation del 2018 sia  rispettato. Dopo solo quattro giorni, la Siria ha dichiarato che sta riprendendo un'operazione militare contro alcuni gruppi di terroristi a causa del mancato rispetto da parte di questi della tregua, e degli impegni turco-russi da parte di Ankara.
"Una possibile soluzione sarebbe quella di proporre un accordo ai gruppi terroristici in modo che possano lasciare Idlib e che la Repubblica araba siriana viva in pace, altrimenti rimane solo la soluzione militare", ha risposto la giornalista e attivista canadese Eva Bartlett a una domanda sulla situazione nella regione. Una soluzione politica con un ritiro dei terroristi sarebbe l'ideale ma "gli Stati Uniti e i loro alleati non lo vogliono, preferiscono che regni il caos ".

Come esempio, si riferisce a problemi di presenza terroristica in altre aree in cui ai ribelli di nazionalità siriana era stato permesso di deporre le armi e riprendere una vita normale. Se non avessero concordato, avrebbero potuto trasferirsi in altre aree o andare su Idlib. Tuttavia, nella situazione attuale, il ruolo dei media è cruciale, ha aggiunto.
"È importante capire che quando i media occidentali parlano della situazione a Idlib, non si rendono conto che si tratta di una base di Al Qaeda . Brett McGurk, ex inviato speciale degli Stati Uniti, ha persino affermato che si trattava di un fulcro per questo gruppo terroristico. I media devono svolgere il loro ruolo, è loro obbligo parlarne, ma invece tacciono il fatto che questi terroristi esistono, lasciando immaginare che Russia e Siria attaccano i civili, in modo errato e che non non si attiene alla realtà ", dichiara Eva Bartlett.

"Una donna mi ha detto che i terroristi l'hanno seguita ovunque andasse in Idlib", racconta la giornalista. Secondo Eva Bartlett, gli abitanti locali devono pagare un riscatto per lasciare il territorio detenuto dai ribelli. "Questo è ciò che il grande pubblico deve sapere per capire il contesto con la giusta prospettiva", ha aggiunto.
Tuttavia, la giornalista rimane scettica sulla consapevolezza dei media: "In generale, i media occidentali continueranno a coprire la situazione siriana secondo il principio di una cassa di risonanza, armeggiando con i fatti in molti casi".

lunedì 5 agosto 2019

Quindicina dell’Assunta: preparare 'la festa delle feste' della Madre del Signore

"Porto e difesa, baluardo e riparo sii per chi in te si rifugia, Signora: sii protezione e sorgente di gioia.
O Vergine Madre di Dio, salvaci!"

da Radio Vaticana 

Nella suggestiva basilica romana di Santa Maria in Via Lata è in corso la tradizionale Quindicina dell’Assunta, una pratica di devozione in preparazione alla Solennità dell’Assunzione di Maria del prossimo 15 agosto: nei quindici giorni, i fedeli digiunano e cantano l’ufficio orientale chiamato Paraclisis, composto da inni di supplica per ottenere conforto e coraggio. La celebrazione, che nelle Chiese cattoliche ed orientali di rito bizantino prende il nome di ‘Piccola Quaresima della Madre di Dio’ ed è stata in parte adattata alla nostra tradizione liturgica occidentale ormai più di quarant’anni fa, si concluderà il 14 agosto alle ore 20.00 nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore con la solenne veglia dell’Assunta presieduta dal cardinale Stanisław Ryłko, arciprete della basilica.

Una pratica dal grande valore ecumenico

Il mariologo Antonino Grasso, docente all’Istituto di Scienze Religiose ‘San Luca’ di Catania, spiega che “la Quindicina dell’Assunta assume un grande valore ecumenico visto che unisce i cristiani di Oriente ed Occidente nell'unanime venerazione di Maria. Con questa pia pratica i fedeli chiedono alla Madre di Dio anche di intercedere per la pace sulla terra, l’unità delle Chiese, la benedizione divina sulle famiglie e su ogni creatura umana”. Anche per noi occidentali, aggiunge il prof. Grasso, lo scopo della Quindicina dell’Assunta è quello di alzare lo sguardo verso la Vergine glorificata “per sentirla sempre vicina e per rivolgerle fiduciosi la struggente invocazione di aiutarci a risolvere i grandi problemi personali, familiari, nazionali ed internazionali”.

Maria ci invita a combattere contro il male per la salvezza

Ma cosa ci insegna il guardare incessantemente all’Assunta? “Ci insegna - risponde il mariologo Grasso - che nulla di noi andrà perduto; che tutto di noi sarà salvato per sempre solo se sapremo vincere la nostra battaglia contro il male e se sapremo superare la paura della morte, animati dalla speranza certa e concreta della resurrezione”. In sostanza, Maria ci sollecita ad essere forti e decisi contro il demonio che “con le sue subdole ed affascinanti insidie ci circonda invisibile ma potente, con l’intento di strapparci a quella realizzazione gloriosa e splendente in Dio di cui l’Assunta è l’icona, distruggendo così la nostra esistenza”.

giovedì 1 agosto 2019

Lettera da Aleppo nel cuore dell'estate 2019

dai Maristi di Aleppo
trad. Maria Antonietta Carta
Questa è l'ultima 'Lettera da Aleppo' che gli autori, Nabil Antaki e Georges Sabeh, membri di un'associazione che soccorre sfollati e indigenti nella città di Aleppo dal 2012 fino a oggi, hanno inviato ad amici, conoscenti e sostenitori nel mondo intero, riunite poi a formare un diario che è stato pubblicato in Francia col titolo ''Les Lettres d'Alep'': una cronaca scritta dentro una città martoriata, dove molti hanno scelto di continuare a vivere e affrontare la guerra con le armi della solidarietà e della fratellanza.  
È una storia d' amore, di compassione e di coraggio, e anche una testimonianza sulla resilienza di una minoranza, tra le tante della Siria e una delle più antiche, quella cristiana minacciata, come le altre, nella sua sopravvivenza da chi per i suoi turpi interessi si è inventato uno falso scontro di civiltà. È un’opera sulla follia della guerra e sulla saggezza della coesistenza.
Io ho tradotto il libro in italiano e spero che presto possa essere pubblicato perché lo considero un documento prezioso sulla guerra in Siria.
Maria Antonietta Carta
A luglio, di solito fa molto caldo ad Aleppo. Prima della guerra, era il mese in cui molti giovani trascorrevano le vacanze fuori città: partenze giornaliere di gruppi di campeggiatori verso i luoghi di villeggiatura in montagna, Kassab, Marmarita o Mashta el Helou nella Valle dei cristiani. Chi conosce quelle zone sa che molti bambini e giovani facevano escursioni o campeggiavano nei villaggi e nelle campagne circostanti. Da due anni, le loro strade, rimaste deserte per almeno cinque anni a causa del conflitto, hanno visto tornare molti giovani. Invece, altri luoghi sono ancora inaccessibili: i villaggi popolati in maggioranza da cristiani della provincia di Idleb, Knayeh, Yacubieh e Ghassanieh, dove non resta che una piccolissima comunità di cristiani.

Sebbene una buona parte del Paese sia stata liberata e i media parlino ormai poco della Siria, nella provincia di Idlib e nelle zone del nord-est sussistono ancora focolai di grande tensione L'esercito siriano sta combattendo per liberare il distretto di Idlib in mano al Fronte di al-Nusra. Possiamo sperare che tutte queste regioni siano liberate presto? Noi desideriamo il ritorno della sovranità nazionale di tutti i territori occupati, ma intanto continuiamo a subire le conseguenze di un embargo e delle sanzioni occidentali che impediscono la ricostruzione del Paese e la ripresa economica. Il potere d'acquisto continua a diminuire e i Siriani diventano sempre più poveri.
Penso all’ultrasettantenne ex studente dei Maristi, che si ritrova senza risorse economiche: "I pochi risparmi che avevo sono esauriti. Non mi è rimasto niente. Non ero povero. Mi sono guadagnato da vivere. Ho cresciuto la mia famiglia in maniera dignitosa. Oggi sono povero! ". Povero ... Povertà ... Miseria ... Non mangiare a sufficienza. Non trovare lavoro. Le persone che hanno subìto le atrocità della guerra, continuano a pagare un prezzo troppo alto accettando di restare e resistere. Ascolto molti che rimpiangono di non essere andati via, soprattutto quando parenti o amici emigrati raccontano di essersi inseriti nei Paesi d’accoglienza.
E resta l’angoscia incessante per una possibile guerra che potrebbe incendiare l'intero Medio Oriente.
Alcune zone di Aleppo continuano a essere oggetto di bombardamenti che spesso causano vittime tra i civili, ma nonostante ciò Aleppo vuole rinascere dalle ceneri. I suoi abitanti fanno tutto il possibile per uscire dalla miseria, per "scegliere la vita". Non è facile. Incontriamo spesso madri vedove, divorziate o senza notizie dei mariti scomparsi. Hanno tre o quattro bambini. La guerra è passata nelle loro case, le ha costrette non soltanto a fuggire tante volte e a vivere in quartieri sconosciuti, ma anche alla più grande miseria. Non voglio redigere una lista nera dei drammi, che sono una realtà terribile.  

Nessuna descrizione della foto disponibile.
Si può tornare a camminare in alcune strade di Aleppo, vedere gente che fuma un narghilè in un caffè e osservare le parvenze di una vita normale. Anche una strada dei suk di Aleppo è stata completamente restaurata, mantenendo il vecchio stile, ma resta ancora molto da fare; soprattutto ricostruire l’uomo, la comunità, il senso di appartenenza e di cittadinanza; rieducarsi ai valori condivisi: aprirsi all'altro, rispettarsi nelle differenze, risolvere pacificamente le controversie e andare incontro ai più indigenti.

Due mesi fa, il programma "Pueblo de Dios" della televisione spagnola ha presentato in due puntate l'azione e la missione dei Maristi Blu. La troupe televisiva aveva trascorso una settimana con noi. Il primo servizio era intitolato "The Heroes of Silence". Siamo davvero "Eroi"? Che silenzio è? A quasi tre anni dalla fine dei combattimenti nella città di Aleppo, la nostra missione è sempre più effettiva. Al servizio della popolazione e in particolare delle persone più vulnerabili. Continuiamo ad aiutare gli sfollati. Paghiamo gli affitti per centinaia di famiglie che non sono state in grado di tornare a casa e secondo le nostre possibilità aiutiamo a curarsi gratuitamente i più poveri nei migliori ospedali della città.
Il nostro centro di educazione per adulti, il MIT, continua a offrire formazione, apprendimento e supporto psicologico. Al fine di creare opportunità di lavoro e incoraggiare i giovani a rimanere nel Paese, il programma "Come avviare il proprio microprogetto" continua a formare decine di giovani e sostenere finanziariamente quelli selezionati dalla nostra giuria.
L'anno scolastico dei progetti educativi per bambini dai 3 ai 7 anni (Imparare a crescere e Io Voglio Imparare) è finito, e sono state organizzate le attività estive dei mesi di giugno e luglio. Le registrazioni per il prossimo anno annunciano una domanda crescente che non possiamo ancora soddisfare dato lo spazio limitato.
L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, spazio all'aperto e natura


Continuiamo ad animare il campo di sfollati "SHAHBA", a 25 chilometri da Aleppo. Ci andiamo più volte alla settimana per occuparci dell'educazione e dell'istruzione di bambini e adolescenti, per l'accompagnamento delle madri e per la distribuzione di alimenti e prodotti per l'igiene. Di recente, abbiamo avviato un programma medico con visita regolare di un ginecologo e un internista e la fornitura gratuita dei farmaci necessari.
I giovani sfollati del campo hanno partecipato a sessioni di formazione professionale di cinque mesi (corsi di trucco e cucito per ragazze, tinteggiatura di edifici e acconciatura per ragazzi). I partecipanti hanno poi ricevuto un attestato di frequenza e uno strumento di lavoro corrispondente alla professione appresa. Speriamo di continuare a formare i giovani nelle professioni del futuro.
La nostra biblioteca mobile per il campo si arricchisce continuamente. Incoraggiamo tutti i bambini, anche se non sanno leggere, a prendere in prestito libri. Il libro diventa un amico, una fonte di ispirazione e immaginazione; un'opportunità per imparare più velocemente. I coordinatori sfruttano lo schermo installato nella biblioteca per svolgere attività educative, proiettando film o offrendo giochi di cultura generale.
Nel campo, in occasione della fine del Ramadan, abbiamo organizzato una grande festa per famiglie sfollate, una fiera per bambini e la distribuzione di vestiti nuovi per tutti.

Heartmade, per il riciclo di tessuti e abiti, avrà un nuovo look e un nuovo negozio che abbiamo affittato. È situato in una via più commerciale. Le decorazioni saranno finite presto e speriamo di aprire intorno al 15 agosto.
Il team Seeds prepara un nuovo piano d'azione per il prossimo anno. Amplieremo lo spazio della nostra tenda per accogliere altri bambini e giovani, con un supporto psicologico sempre più avanzato.

Diversi amici sono venuti per trascorrere dei bei momenti con noi. Hanno preso parte a molte attività educative: Sumaya Hallak per la musica, Diane Antakli dei Baroudeurs de l’Espoir  e Veronica Hurtubia per una seconda sessione di Resilience Training.
Gli incontri di formazione e sviluppo dedicati alle donne hanno molto successo. Le donne del progetto "Taglio e cucito" hanno terminato la settima sessione di apprendimento e sono molto soddisfatte.
"Goccia di Latte" continua a servire 3.000 bambini che ricevono regolarmente la loro razione di latte mensile.

Quest'estate, e per la prima volta, stiamo organizzando un soggiorno di una settimana in Libano per l'intero team di volontari Maristi Blu. 
I Fratelli Maristi hanno una casa estiva a Faraya (Libano) e saremo presenti dal 5 al 12 agosto per un momento di convivialità e riposo ... Un tempo di spiritualità, scoperta del Libano e, per alcuni, un tempo per ritrovare parenti che non vedono da anni.

Infine, condivido con voi questo testo di Jean d'Ormesson, dal suo libro "Un osanna infinito".
"I cristiani non hanno il diritto di lamentarsi e non si lamentano. Non solo non gli può essere proibito di credere in un Dio creatore del cielo e della terra, ma sono abbastanza fortunati da avere come modello, sotto i loro occhi, un personaggio la cui esistenza e posto nella nostra storia non si può contestare: Gesù. Almeno è permesso ammirarlo e amarlo senza porsi troppe domande sulla sua realtà. Se c’è qualcuno che ha lasciato una traccia sorprendente nelle menti degli uomini, è certo Gesù Cristo. "
  Buone vacanze. Ristoriamoci con la Creazione .

Fr. Georges SABE, per i Maristi Blu

mercoledì 31 luglio 2019

Il racconto di un volontario: la Siria del cuore e non delle parole

"La storia del popolo siriano ha dell’incredibile. Un popolo che viveva in pace e che ha dovuto subire oltraggi e umiliazioni. Una guerra che dura tutt’ora e che lascia vittime non solo sul campo. Perché vivere la Siria non vuol dire solo combattere il nemico. I siriani vivono anche i resti, le conseguenze di rancore e pesantezza di vivere in un quartiere che un tempo chiamavi “casa”."

SOS Cristiani d’Oriente

 Un quartiere che adesso non esiste più, che non ha più le persone care perché sono morte o sono fuggite e manca degli edifici perché ora sono soltanto macerie. Da europeo ci si aspettano capre, beduini del deserto e case malfatte, ma quando non sono i media a parlare ma i tuoi occhi, la storia prende un altro senso. Sebbene partito informato non mi sarei mai aspettato quello che ho visto: autostrade efficienti, vicoli ricchi di gente la sera, case ben arredate. Paesaggi magnifici che raccontano di fortezze inespugnabili, amicizie di lunga data e amori interminabili.

  Le città di Damasco con la bellissima moschea degli Omayadi, Maalula con la sua gente speciale che parla aramaico e le moush moush e infine Aleppo con la sua imponente cittadella. La prima cosa che si vede nelle città infatti è la distruzione nelle periferie, ma il cuore della città rappresenta le più belle meraviglie che nonostante la guerra sono ancora lì. Il cuore della Siria batte ancora. 

Ma quando si viaggia, al ritorno non si portano indietro le foto dei monumenti ma i ricordi delle persone. Sabine, Nour, Farah, Heghine, Abd Al, Rita, Joseph, Maria, Patrissia, Hana, Athar per citarne alcuni: sono stati loro a plasmare quello che ho vissuto qui. Il sorriso amaro della guerra ma la speranza nei loro occhi. Mi hanno fatto riscoprire la gentilezza e l’ospitalità che si dà ad uno sconosciuto. Un aprirsi all’altro, un condividere quello che si ha senza chiedere nulla in cambio. Ho ricevuto regali, cene, inviti ad atelier e perfino sigari cubani (e non fumo) ma non ho mai sentito pressioni di dover dare indietro qualcosa riscoprendo il puro piacere di stare insieme.

L’umanità vuol dire questo: stare insieme non perché ci si aspetta qualcosa ma per il semplice fatto che siamo esseri umani. Significa essere vulnerabili ed aprirsi all’altro senza aver paura di mostrare chi si è. Nel mio viaggio ho incontrato molti “perfetti” che mostrano una felicità apparente ma che contengono un pozzo di sofferenza. Ma l’uomo è imperfetto ed è in questo che risiede la sua bellezza, la bellezza di raccogliere ogni volta qualcosa di nuovo e scoprirsi sempre di più nell’incontro con l’altro in un circolo infinito. 
E la Siria mi ha donato quel qualcosa in più. Mi ha donato la storia di Abir, donna di un martire che prega disperatamente per il ritorno del suo marito prigioniero di Daesh, dei monaci di Qara che si sono ritrovati tra il fuoco dell’esercito siriano e dei terroristi, di Mike che nonostante le lunghe sparatorie sotto casa sua non perdeva la voglia di mettersi sui libri e sapere che un futuro migliore un giorno sarebbe arrivato, di tutti quei giovani siriani che per dieci anni non hanno potuto conoscere la propria città costretti a rimanere nel proprio quartiere. Questo fa riflettere. Fa riflettere non solo sulla brutalità della guerra ma sulla nostra stessa vita.

 C’erano giorni in cui pensavi che non ci saresti stato più” mi hanno ripetuto spesso i siriani. E’ un monito alla vita. A reagire alle sofferenze e “rischiare” di trovare la propria strada perché chi ha passato la guerra sa che ogni istante che ha adesso, è un regalo.

E’ un monito a rischiare la vita che si ha sempre sognato perché molti uomini muoiono ogni giorno. Muoiono spiritualmente perché non mettono la propria passione, la propria volontà, la propria gioia in quello che veramente vogliono fare e così si lasciano morire ogni giorno e arriva il momento che si chiedono “ se in 60 anni della mia vita non è cambiato nulla perché ho vissuto?”. 
Vivete, vivete le vostre passioni, amate il prossimo e fidatevi degli altri.
          Iacopo