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giovedì 1 novembre 2018

Deo gratias, Syria, per la tua fede che resiste (2)


Nella regione montuosa a nord di Damasco, gli amici ci conducono a visitare luoghi cristiani sereni, lindi, preservati dalla guerra come la deliziosa Maarat;

o Deir Mar Elias, con la vertiginosa scalinata che conduce alla antica grotta che ospitava il profeta Elia nel suo ritiro nel deserto, dove è quasi percepibile la sua presenza immersa nel dialogo con il Signore, nell'immenso silenzio dell'infinito che si stende tutto attorno;



il santissimo monastero della Madonna di Saydnaya, che ha resistito grazie allo strutturarsi di gruppi di autodifesa che più volte hanno respinto l'infiltrarsi nelle milizie islamiste;

e la grandiosa statua di Gesù benedicente, donata dai Russi, dall'alto di Deir Cherubim che spazia sull'orizzonte intero, ancora oggi meta di pellegrini a cui ci uniamo con un certo stupore.














     
               Le tracce del Cristianesimo in Siria sono tutt'altro che scomparse!

Tutta diversa è l'atmosfera che si respira a Sadad, cittadina del Qalamoun dove nell'ottobre del 2013 si consumò il più terribile massacro di cristiani: dopo sette giorni di invasione delle orde di ESL e formazioni ormai confuse nella galassia di quelli che ancora in Occidente definiscono “ribelli moderati”, si ritrovarono nei campi, nelle case, nei pozzi, 45 corpi di civili torturati e uccisi nei modi più orribili e le chiese devastate e orribilmente insozzate.
Sulla strada semideserta , tra case ancora costellate di fori di proiettili, ci viene incontro il giovane parroco siro-ortodosso abouna Michail, che con la simpatica moglie e il figlioletto ci conduce a visitare due delle chiese che gli abitanti con le loro mani hanno riparato dai danni inflitti dai radicali islamisti.

Ci illustra gli affreschi di stile siriaco sparsi su tutte le pareti della chiesa di San Giorgio e della cappella dei santi martiri Sergio e Bacco, e con orgoglio ci ricorda che Sadad, da sempre abitata unicamente da cristiani, è menzionata ben due volte nell'Antico Testamento, nel libro dei Numeri (34,8) e Ezechiele (47,16).  Legge qualche riga dal Messale scritto in siriaco aramaico e  racconta gli eventi di quei giorni orribili in cui gli abitanti all'arrivo delle bande jihadiste si dettero alla fuga senza poter prendere nulla con sé, ma più di 1500 famiglie che non erano riuscite a scappare furono tenute in ostaggio senza elettricità, acqua nè comunicazioni; ogni casa fu derubata ed ogni proprietà vandalizzata, le scuole e l'ospedale demoliti, manufatti antichi, Bibbie storiche e preziosi documenti distrutti. Egli stesso fu minacciato di essere sgozzato e ne uscì solamente perchè tenne testa con fermezza alle provocazioni.
Per la riconquista di Sadad morirono molti soldati dell'Esercito siriano e da allora la città è difesa dai cittadini stessi che si sono offerti volontari per unirsi alle 'Forze di Difesa Nazionale' , gruppi di autodifesa a guida civile che ricevono le armi dalle Forze Armate.

Quando il sacerdote riuscì a rientrare nella cappella di Sergio e Bacco, che era stata usata dai terroristi come dormitorio, trovò il pavimento cosparso da chili di droga e di alcool (musulmani??) e le pareti coperte di scritte ingiuriose in arabo. Per fortuna gli affreschi (del 1700) erano situati in alto e non furono insozzati: questo fu già un fatto miracoloso, perchè gli affreschi non sono dipinti con colori ma con materiali completamente naturali come pollini ed essenze di piante e fiori; inoltre sono pieni di riferimenti simbolici comprensibili solo in contesto siriaco aramaico.




La chiesa di san Giorgio invece fu gravemente danneggiata nello scambio di colpi tra i 'mussalahim' e l'esercito, e il restauro è riuscito in modo parziale, con gravi perdite di pregiati manufatti e strutture.



Padre Michail conta sui benefattori cristiani internazionali per l'aiuto finanziario all'acquisto del materiale necessario alla ricostruzione delle case e la riabilitazione del centro medico, mentre intende far svolgere il lavoro agli abitanti stessi, che si sono offerti con entusiasmo per collaborare alla rinascita della loro comunità.

Scende la sera, li abbracciamo uno ad uno mentre una domanda ci trafigge: "Ma come avete fatto a non capire? Questi non portavano 'democrazia e libertà', ma odio e sradicamento della nostra presenza dal nostro Oriente, che svuotato dalla matrice originaria cristiana sarà terra di conflitti e caos permanenti".

martedì 30 ottobre 2018

Sguardi di speranza dalla Siria, 2018 (1)


Nel mese di ottobre abbiamo fatto un breve viaggio in Siria, allo scopo di portare un po' di aiuti di benefattori italiani ad alcune realtà cristiane amiche di 'OraproSiria'.
Ne raccontiamo i passaggi salienti, sotto forma di diario e di impressioni personali raccolte nel dialogo con gli amici incontrati.
L'invito che facciamo da subito è di unirvi a noi per ripetere questi fraterni incontri in futuro: i siriani ribadivano continuamente che la gioia più grande che abbiamo portato non erano quei beni materiali, ma la testimonianza che abbiamo a cuore la loro presenza, che essi non sono dimenticati, che noi desideriamo sostenere il loro restare nella terra che appartiene loro da 2000 anni.
E viceversa, chi si reca in Siria fa l'esperienza di un'accoglienza straordinaria, di un'ospitalità senza misura, della bontà di cuore di tutto un popolo martoriato ma dignitoso, e che non cede.


L'immagine può contenere: spazio al chiuso1 Arrivando a Beirut, naturalmente la prima desiderata tappa è stata la Porta Santa del Giubileo di Nostra Signora del Libano ad Harissa: centinaia di giovani inginocchiati in silenzio per ore, hanno sorretto anche la nostra preghiera.

Entrando dalla frontiera a Tartus, ci ha colpito lo scarso traffico sull'autostrada che conduce a Homs verso Damasco, segno che i commerci stentano fortemente a riprendere, mentre i posti di blocco sono diminuiti rispetto allo scorso anno.
Una breve sosta dalle nostre carissime amiche monache Trappiste con una visita al grandioso impianto di pannelli solari che, se Dio vorrà e se i benefattori aiuteranno, darà energia al pozzo del paese e a un piccolo capannone dove le donne del villaggio possano svolgere attività lavorative e produrre marmellate, biscotti, oggetti da vendere come fonte di sussistenza per le famiglie.

E qui nel dialogo subito tocchiamo il punto dolente che più volte negli incontri successivi con altre realtà emergerà: nonostante che tutti i siriani ci assicurino con soddisfazione che la guerra ormai è vinta, tanti vogliono partire... Non c'è lavoro, l'economia non riparte, gli stipendi sono fermi mentre i prezzi aumentano e le dinamiche sociali non evolvono.
L'esodo dei Cristiani, inarrestabile, è la preoccupazione maggiore per i nostri amici anche a Damasco. I primi erano già partiti all'inizio della guerra, ora se ne vanno da Qamishli e Hassake per le pesanti discriminazioni a cui sono soggetti da parte dei Curdi; altri da Damasco vanno verso Erbil e da lì in Australia; altri ottengono finalmente il ricongiungimento familiare con i parenti profughi in Germania, Canada, Svezia. I ragazzi fuggono il servizio militare, le ragazze sperano di raggiungere i fidanzati, i giovani in generale hanno il sentimento di un futuro incerto, senza prospettive di una soddisfacente riuscita professionale... E la chimera di un Occidente ricco di opportunità si fa strada.
Così alcuni quartieri di Damasco, prima abitati in grande prevalenza da cristiani, stanno cambiando fisionomia: nelle case lasciate vuote si installano famiglie musulmane, che sono assai più prolifiche di quelle cristiane.

le croci di Sadad
il gigantesco Gesù di Deir Cherubim

















  Verso i compatrioti musulmani raccogliamo sentimenti differenti: a Sadad, cittadina interamente cristiana ferocemente massacrata dalle bande del cosiddetto 'Esercito Siriano Libero', non è stata accolta dagli abitanti la richiesta di costruirvi una moschea; a Saydnaya si è costituita, allo scopo di proteggere la città dai takfiri, una forte milizia popolare cristiana, memore dell'esperienza della devastazione di Maaloula che ha mostrato amaramente il tradimento dei vicini di casa musulmani; a Mhardeh i cristiani resistono indomiti agli assalti ripetuti dei gruppi armati islamisti di Idlib e Hama...  L'amico Khaled ci racconta serenamente di cordiali amicizie con tanti musulmani con cui non ha alcun problema di apertura e condivisione; Joseph invece porta rancore per la dimostrazione di una facile permeabilità delle menti dei musulmani alla predicazione salafita radicale nelle moschee...
I responsabili delle Chiese fanno di tutto per educare i cristiani al perdono e alla fiducia, e per mostrare ai musulmani siriani il volto della carità di Cristo senza discriminazioni. 
In particolare abbiamo toccato l'inesausta opera dei monaci di Mar Yacoub di Qara, attorno a cui si raccolgono volontari cristiani e musulmani come in una unica famiglia: ne parleremo diffusamente in un prossimo articolo.

La parola ovunque più ripetuta negli ambienti religiosi e nella società civile è: riconciliazione.
Più di una volta ci sentiamo ridire le parole con cui l'amico Claude Zerez, anni fa, rispose alla nostra domanda: come far sì che la guerra finisca?  “L'unico modo per porre fine a questa guerra è favorire il dialogo tra tutti i siriani, fermare i finanziamenti e le armi a quelli che impropriamente ancora chiamate 'ribelli', continuare a ripulire il sistema di corruzione, e rimuovere le sanzioni contro il popolo siriano”.

la dottoressa Bassma Sukkarie racconta la resistenza dei cristiani di Mhardeh

Tutti comunque sono certi di una cosa: la Siria ha scampato un pericolo mortale, le orde barbariche scatenate dall'esterno del Paese, ed ha potuto vincere solamente grazie alla unità della popolazione e della Armata siriana attorno al suo Presidente.

sabato 27 ottobre 2018

Gli Stati Uniti intendono imporre sanzioni alle aziende che partecipano alla ricostruzione della Siria.



L'amministrazione di Donald Trump sta progettando una nuova strategia d'azione in Siria che contemplerebbe la possibilità di imporre sanzioni alle compagnie russe e iraniane che partecipano alla ricostruzione della Siria, ha riportato l'NBC News Network martedì.
La strategia non aumenterebbe la possibilità di scontri diretti con le forze controllate dall'Iran, poiché l'Esercito USA ha il diritto di attaccare le truppe iraniane solo in caso di autodifesa.
La misura si concentra sugli "sforzi politici e diplomatici" per costringere i consiglieri militari iraniani a lasciare la Siria, cioè, attraverso la pressione finanziaria sulle società persiane. Washington sta cercando di forzare il ritiro delle forze iraniane dalla Siria, affermando che la loro presenza nel paese arabo riduce la possibilità di raggiungere una soluzione politica alla crisi e ostacola la lotta contro il terrorismo.
Alla fine di settembre, James Jeffrey, rappresentante speciale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per l'impegno in Siria, ha promesso che il suo Paese avrebbe mantenuto la sua presenza in Siria per sconfiggere Daesh, espellendo le forze iraniane per il raggiungimento di una soluzione pacifica.
Mentre la Russia e l'Iran, insieme alla Turchia, sono i veri garanti del cessate il fuoco in Siria, stanno anche aiutando nella ricostruzione delle città e delle infrastrutture del Paese in gran parte distrutti in più di sette anni di combattimenti tra il governo di Damasco e le opposizioni armate e i gruppi terroristi, definiti dagli Stati Uniti e dai suoi alleati come 'ribelli'.


Gli Stati Uniti ostacolano gli sforzi per ricostruire la Siria devastata dalla guerra.

Gli Stati Uniti sono ufficialmente il più grande donatore al mondo, ma si preoccupano veramente di coloro che soffrono? Non così tanto. L'amministrazione ritiene che nulla dovrebbe essere fatto in assenza di obiettivi politici. L'aiuto umanitario internazionale è stato tagliato di recente. Ad agosto, gli Stati Uniti hanno abbandonato il proprio ruolo nella ricostruzione a breve termine della Siria, sospendendo 230 milioni di dollari di fondi di soccorso.
La politica di assistenza estera americana sta attraversando cambiamenti drastici. "Gli Stati Uniti sono di gran lunga il maggior donatore al mondo, di aiuti verso altri Stati. Ma pochi ci restituiscono qualcosa", ha detto il presidente Trump rivolgendosi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite annunciando un importante processo di revisione per riformare il processo decisionale sull'assegnazione dei fondi per gli aiuti esteri. "Per il futuro, daremo aiuti solo a coloro che ci rispettano e, lealmente, siano nostri amici", ha spiegato il presidente.
Quindi, gli aiuti ad altri Stati vanno solo agli amici, e gli amici sono quelli che fanno ciò che viene loro detto. La legge del 'NO Aiuto per Assad' è passata all'Assemblea ed è attualmente all'esame della commissione per le relazioni estere del Senato. Tale legislazione garantirebbe che nessun dollaro degli Stati Uniti venga speso per la ricostruzione nel territorio siriano controllato dal governo, sia direttamente che tramite l'ONU, il FMI o altri organismi internazionali.
E non è tutto. Il presidente non ha fornito tutti i dettagli. La nuova politica anticipa la creazione di ostacoli che freneranno gli sforzi di ricostruzione volti ad alleviare le sofferenze delle persone che vivono in paesi devastati dalla guerra come la Siria. 'No good deed goes unpunished'.
Secondo le stime dell'ONU, la guerra in Siria è costata 388 miliardi di dollari. La maggior parte delle aziende occidentali si sta allontanando da quel Paese. Qualsiasi azienda non statunitense correrebbe un rischio enorme se le sue transazioni coinvolgessero americani o una società americana. L'Iran è stato sotto sanzioni per molti anni. I Siriani guardano alla Russia con speranza mentre gli Stati Uniti stanno facendo del loro meglio per privarli dell'assistenza necessaria. Secondo NBC News, la strategia della nuova amministrazione per la guerra in Siria si concentra maggiormente sull'allontanamento dell'Iran e dei suoi alleati dalla Siria. Il 16 ottobre, il Dipartimento del Tesoro USA ha preso provvedimenti contro 20 imprese iraniane che forniscono supporto finanziario alla Forza di Resistenza Basij, una forza paramilitare che risponde al Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC). La seconda ondata di sanzioni anti-iraniane entrerà in vigore il 4 novembre e infliggerà un duro colpo alle esportazioni petrolifere del paese. Secondo il nuovo piano, l'uso delle armi per l'autodifesa contro gli iraniani è permesso, ma viene data priorità ad impedire gli sforzi di ricostruzione nelle aree della Siria in cui sono presenti forze iraniane e russe. Saranno imposte sanzioni alle compagnie russe e iraniane che lavorano a progetti di ricostruzione. I militari statunitensi rimarranno in Siria finché l'amministrazione lo vorrà, con il pretesto che, anche se l'ISIS fosse completamente eliminato, rimarrà il pericolo di piccole sacche di resistenza.
In realtà, questo significa che le forze possono rimanere per sempre. La minaccia immaginaria di un ISIS che in realtà è stato messo in rotta, è necessaria, perché l'Autorizzazione del 2001 per l'uso della Forza Militare (AUMF) copre solo i gruppi implicati negli attacchi dell'11 settembre, più i loro associati. In nessun caso l'immaginazione potrebbe includere l'Iran in questa lista, a differenza dell'ISIS, che nasce da al-Qaeda. Tuttavia, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha spiegato il mese scorso che le truppe Usa sarebbero rimaste "fino a quando truppe iraniane si troveranno al di fuori dei confini iraniani".
Quindi, il popolo siriano, la gente comune, soffrirà perché agli Stati Uniti non piace l'Iran. I rifugiati non torneranno a casa, aggravando così la preoccupazione della immigrazione per un'Unione Europea che è già sull'orlo della dissoluzione. Renderà Bruxelles più docile alle richieste degli Stati Uniti, siano esse quelle tariffarie, gli accordi sul gas, la politica sulla Russia, le spese della NATO, o qualsiasi altra cosa.
L'annuncio di una zona di smilitarizzazione russo-turca congiunta a Idlib, porrà la questione del fronte della ricostruzione in Siria. Se la Cina cerca di contribuire, sarà anch'essa sottoposta alle sanzioni americane per la collaborazione con "i governi e le istituzioni finanziarie alleate di Assad". Nonostante ciò, una nave portacontainer cinese è attraccata il 9 ottobre al porto di Tripoli in Libano, inaugurando lo sviluppo di una linea di spedizioni cinesi tra Pechino e un porto a meno di 30 km (18,5 miglia) dal confine siriano-libanese. Il 10 ottobre, la Cina ha tenuto una cerimonia a Latakia, un importante porto siriano, annunciando la sua donazione di 800 generatori di energia elettrica. La ricostruzione delle strutture petrolifere della Siria è in corso con l'aiuto della Russia.
A qualcuno potrebbe non piacere o sostenere il governo di Assad, ma milioni di siriani non possono essere lasciati senza aiuti esterni, altrimenti gli estremisti trarranno vantaggio dalla situazione e vedremo l'ISIS o qualche altro gruppo estremista mettere radici e crescere forti abbastanza da rappresentare una minaccia globale. La rinascita della Siria è il modo migliore per combattere i terroristi, la minaccia per la quale gli Stati Uniti sembrano essere così preoccupati. Impedendo questo processo, si stanno sparando sui piedi. Le speranze della UE di assistere a una cessazione del suo problema migratorio saranno infrante. Contribuire alla ricostruzione della Siria significa contribuire alla soluzione del problema più urgente in Europa. La ricostruzione della Siria dovrebbe essere depoliticizzata. Questo è il momento in cui tutti i partner internazionali si dovrebbero unire nello sforzo di ripresa siriano.
   Traduzioni di Gb.P.

giovedì 25 ottobre 2018

Ricordando monsignor Giuseppe Nazzaro, a 3 anni dalla morte

Ritroviamo tra gli appunti di una conversazione queste parole di padre Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico emerito di Aleppo, salito al Cielo il 26 ottobre 2015. Le riproponiamo per l'attualità ed il suo modo chiaro di vedere i rapporti tra le Nazioni, tra chi bombarda e chi viene bombardato, chi rapina e chi viene rapinato, e i complici. 
Sempre grati per la sua lungimiranza.



«Lo ripeto ancora una volta,  "Signori della Guerra", gli Stati Occidentali , attraverso le guerre si accaparrano il mondo intero e le loro ricchezze: vendono armi ai popoli in rivolta per far distruggere un Paese e poi arrivare loro come benefattori, ricostruttori, risanatori, ... ma poi presentano la fattura da pagare e così i popoli vinti, siccome non hanno la possibilità di pagare quelle potenze o i mercenari che hanno acquisito il potere grazie a loro, pagano svendendo le loro risorse in materia prima, petrolio e gas, ecc....  Autoschiavizzandosi. 

Per l'Italia, se non vado errato vi fu un certo "piano Marshall" che ci ha resi fino ad oggi schiavi dell'America. Siamo noi liberi di decidere cosa dobbiamo fare? cosa è bene per noi? Cosa è giusto e cosa è ingiusto? 
Un esempio schiacciante per tutti: l'Italia perché è entrata in guerra contro la Libia? Eppure Gheddafi era venuto poco tempo prima in Italia, fu osannato, riverito, ebbe le mani baciate come si usa fare nel mondo arabo ad un grande benefattore, dispose dell'Italia come se fosse in Libia, e poi? Lo attaccammo con i nostri missili che dicono intelligenti. E si disse 'obiettivi mirati' …! »