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martedì 10 luglio 2018

Lettera di Aleppo n. 33: la Siria dimenticata


 Aleppo, 1 luglio 2018
Le notizie dalla Siria sono state accantonate dall'attualità. Il trasferimento dell'ambasciata americana a Gerusalemme, la tragedia dei migranti, le elezioni in alcuni paesi europei, il vertice Trump/Kim-Jong-Un, e la coppa del mondo di calcio sono state, dopo la nostra ultima lettera, la notizia in evidenza per i giornali e i media. Tuttavia, la situazione in Siria continua ad essere molto preoccupante e noi viviamo su un barile di dinamite. Gli interventi o la presenza di alcuni Paesi sul terreno rendono la situazione molto complessa, il futuro incerto, i negoziati compromessi e aumentano il rischio di una conflagrazione regionale. Gli Stati Uniti con due basi militari e la Francia, illegalmente installati sul territorio di uno Stato sovrano, sono presenti a nord-Est per sostenere le forze curde che occupano buona parte del territorio. Dall'altra parte, alla fine del gennaio 2018 la Turchia ha invaso il nord-Ovest della Siria per cacciare i gruppi armati curdi ed ora occupa tutta la regione di Afrin. Infine, Israele esegue in totale impunità incursioni aeree sul territorio siriano e sostiene i jihadisti del sud della Siria. Lo stato siriano ha appena lanciato un'offensiva per cacciare gli ultimi gruppi armati ribelli dal sud della Siria, della Regione di Dara'a.
In seguito all'invasione turca della regione di Afrin, 27.000 famiglie composte da 137.000 persone sono fuggite dalle loro città e villaggi. Non hanno portato niente con sè: solo i vestiti che indossavano. Hanno perso tutto: la loro casa, il loro trattore, il loro bestiame, la loro auto... si sono insediati in 11 villaggi e in diversi accampamenti di tende, tra cui «il Campo Shahba», intorno alla piccola città di Tel-Rifaat a 25 km. da Aleppo. Noi, i Maristi blu, non potevamo rimanere indifferenti alle sofferenze di questi nuovi sfollati; abbiamo sentito il loro appello al soccorso (il nostro gruppo non si chiamava forse "L' Orecchio di Dio" prima che diventassimo i Maristi Blu?). Dopo un periodo di esitazione e di riflessione, temendo per la vita dei nostri volontari, (le forze turche sono a 4-5 km. da Tel-Rifaat), abbiamo deciso di agire: di andare loro incontro, di provare a provvedere ai loro bisogni, di occuparci dei loro figli non scolarizzati, di farci solidali con queste famiglie. E così abbiamo iniziato il progetto e l'avventura "Campo Shahba".
Con la collaborazione della Mezzaluna Rossa Siriana abbiamo preso in carico le 650 famiglie del villaggio di Kafar Nasseh e soprattutto il Campo Shahba, un campo di 107 tende per 107 famiglie, situato in una pianura nel deserto:
450 bambini che aspettano con impazienza e tanta gioia le nostre visite del mercoledì e della domenica, che ci aspettano all'ingresso del campo e che si riuniscono, in 2 minuti, intorno a noi e ai nostri volontari che li fanno giocare al pallone, disegnare e colorare, ballare, che li educano all'igiene e insegnano loro le basi della scrittura e del calcolo;
110 madri o nonne sono diventate le amiche delle nostre dame volontarie che le riuniscono per ascoltarle, condividere, e consigliarle;
107 famiglie che ci aspettano per avere pacchi alimentari e sanitari, fornelli a gas per la cucina, thermos per conservare l'acqua potabile, pastiglie per sterilizzare l'acqua, ciabatte, vestiti....
Tutto si fa all'aperto, sotto un sole cocente, con 38-40 gradi all'ombra. Abbiamo appena installato una grande tenda, che funge da spazio organizzativo per gli incontri con i bambini e le donne, almeno all'ombra.
Ci andiamo almeno 2 volte a settimana; un'ora e mezza di tragitto e molteplici check-points da attraversare; i 15-20 volontari ad ogni visita sono attesi con il sorriso e la gioia, tanta gratitudine e anche molta attesa. Gli sfollati sono disperati: vogliono tornare a casa o andare ad Aleppo, ma le 2 opzioni sono loro vietate.
Ad Aleppo, la situazione di sicurezza era molto buona dopo l'evacuazione dei gruppi armati e la liberazione di Aleppo dai terroristi di al Nusra. Tuttavia, i mortai lanciati dai ribelli installati ad ovest di Aleppo continuano a cadere quotidianamente su alcuni quartieri periferici. Il 27 giugno abbiamo vissuto la giornata peggiore da 18 mesi: molte granate sono cadute su Aleppo, nei quartieri residenziali, facendo molti morti e feriti. Le schegge hanno persino raggiunto i nostri locali. Uno dei nostri volontari ci ha quasi lasciato la vita.
La vita quotidiana migliora progressivamente con il ripristino dell'erogazione di acqua ed elettricità, anche se razionate, la disponibilità sul mercato di prodotti e merci. Per contro, la situazione economica è ai livelli infimi; il tasso di disoccupazione è molto elevato, il costo della vita è altissimo, i salari sono talmente bassi da non permettere ad una famiglia di vivere degnamente, e gli aleppini, che hanno i mezzi per investire e che erano fuggiti dal paese, non sono tornati. La maggior parte delle famiglie di Aleppo ha sempre bisogno di essere aiutata per vivere e sopravvivere.
Noi Maristi Blu, abbiamo mantenuto la distribuzione dei panieri alimentari e sanitari alle famiglie che abbiamo in carico, ma riteniamo che dopo 6 anni di aiuto queste distribuzioni, un giorno, dovranno fermarsi. Crediamo che la priorità delle priorità sia trovare un lavoro ad ogni persona aiutata. Lavorando, potrà farsi carico dei propri bisogni; essere finalmente indipendente dagli aiuti ricevuti per anni; vivere dignitosamente del proprio lavoro e non pensare più di lasciare il Paese.
Così abbiamo creato il nostro programma "i micro-progetti": Abbiamo già organizzato 7 sessioni di formazione con 16-20 adulti per sessione. Gli esperti insegnano in 48 ore "come creare il proprio progetto". Alla fine delle sessioni, i candidati presentano i loro progetti alla giuria che li valuta, fornisce i consigli necessari e sceglie i migliori progetti in termini di fattibilità, redditività e sostenibilità per essere finanziati da noi. Da un anno e mezzo abbiamo già finanziato 50 progetti e permesso a più di 90 famiglie di vivere del loro lavoro.
Il nostro progetto "Heart Made", dove le donne trasformano abiti fuori moda in pezzi unici molto apprezzati, dà lavoro a 11 madri di famiglia.
Il nostro altro progetto "Marie" per la confezione di indumenti di cotone per neonati fa vivere 24 famiglie.
Vi avevamo annunciato, nell'ultima lettera, la prossima pubblicazione della nostra opera, "Le Lettere di Aleppo". Si tratta di una raccolta di tutte le nostre lettere scritte dall'inizio della guerra da frère Georges e me, arricchito di estratti d'interviste, di articoli di stampa e testi scritti dall' uno o dall'altro. La nostra opera è stata finalmente pubblicata dalle edizioni "L'Harmattan". Potete acquistarlo o ordinarlo nelle librerie o online sui siti della FNAC, Amazon o l'Harmattan. Vi invitiamo ad acquistarlo, a leggerlo o a regalarlo; ci auguriamo che la nostra testimonianza possa raggiungere il maggior numero di persone possibile; il giornale "La Croix" l'ha appena selezionato tra i quattro libri, sul Medio Oriente, che bisogna assolutamente leggere quest'estate (La Croix, supplemento di giovedì 28 giugno).
Tutti i nostri progetti continuano grazie alla vostra solidarietà e ai vostri doni. L'aiuto all'alloggio delle famiglie sfollate, la distribuzione dei panieri alimentari e sanitari, la distribuzione mensile di latte a 3000 lattanti e bambini di età inferiore ai 11 anni.... e soprattutto il nostro programma medico che con il progetto "Camp Shahba" e il programma "Micro-progetti" citati in precedenza, è uno dei 3 programmi prioritari dei Maristi Blu. Sì, la gente ha bisogno di sostegno finanziario per le cure mediche o i loro interventi chirurgici e il nostro dovere è di aiutarli.
Riguardo poi ai nostri progetti educativi, alcuni sono in pausa estiva come "Imparare a crescere" e "Voglio imparare" per i bambini dai 3 ai 7 anni.
Il "MIT" (per la formazione degli adulti), "Skill school" (per l'accompagnamento degli adolescenti), "L' eradicazione dell'analfabetismo", l'insegnamento del cucito (taglio e cucito) e delle lingue (Progetto Speranza), proseguono i loro compiti pedagogici. Abbiamo appena concluso un ciclo di sessioni di 4 mesi per la "formazione e lo sviluppo della donna". 80 donne di età superiore ai 30 anni e 80 ragazze di età inferiore ai 30 anni, ne hanno beneficiato. Dopo una pausa in luglio e agosto, speriamo che il ciclo riprenda con altri beneficiari. Nel frattempo organizziamo incontri di formazione e di accompagnamento per le ragazze che hanno tra i 12 e i 15 anni.
Ecco, in breve, le nostre notizie. Proseguiamo la nostra missione, che consiste nel "vivere la solidarietà con i più poveri per alleviarne le sofferenze, sviluppare l'umano e seminare la speranza. "
Spero che questa "lettera di Aleppo n. 33" vi troverà, cari amici, in buona salute e vi auguro buone vacanze estive.
Nabil Antaki, per i Maristi Blu

PER SOSTENERE IL PROGETTO 'EMERGENZA SFOLLATI DI AFRIN' , la ONLUS ITALIANA AIULAS IN COLLABORAZIONE CON I MARISTI BLU DI ALEPPO promuove una raccolta di fondi destinati all'acquisto di beni di prima necessità per le famiglie sfollate da Afrin che vivono nel Campo Shahba . Qui il link per tutti i dettagli su come inviare un contributo :
https://www.aiulas.org/i-nostri-progetti/emergenza-sfollati-di-afrin/

venerdì 6 luglio 2018

Pulizia etnica e persecuzione di Yazidi e Cristiani ad Afrin, Siria nord-occidentale


Estratto dal Report di un gruppo di missionari umanitari (FBR) che si recano in Siria per fornire assistenza medica e altri aiuti umanitari, costruire parchi giochi in aree precedentemente occupate dall'ISIS e condividere l'amore di Gesù. 
Si tratta di una squadra di 17 persone; cinque medici e operatori originari della Birmania, tre volontari americani,  coordinatori curdi, iracheni e siriani e una famiglia. Entrati in Siria dall'Iraq, si sono recati a Raqqa, Tabqa, Deir ez-Zor, Ayn Issa, Membij, Kobani, Qamishli, Tel Tamir, Hasakah e le aree circostanti.


Nel gennaio 2018, l'Esercito Turco, insieme a elementi dell'Esercito Libero Siriano (FSA) che in quest'area sono composti da gruppi musulmani radicali e da alcuni resti dell'ISIS, ha lanciato una campagna aerea e terrestre dalla Turchia contro la città e l'area di Afrin, una delle poche zone pacifiche della Siria. I curdi avevano tenuto a bada l'ISIS durante tutta la guerra e Afrin, che storicamente era per l'80% curda con un'antica popolazione cristiana e Yazidi, era diventata un rifugio per migliaia di fuggitivi curdi e arabi di diversi gruppi e fedi. La Turchia ora sta procedendo ad una pulizia etnica di proporzioni enormi in Afrin. Il governo turco ha condotto questo assalto per annientare i curdi delle YPG e bloccare il loro accesso al Mar Mediterraneo. Considera i curdi una minaccia alla sicurezza turca e non ha avuto riguardo per i Cristiani o gli Yazidi. Il governo turco sostiene anche l'FSA contro il governo siriano ed Afrin è diventata una base per l'FSA. Un nuovo regno di terrore è sceso su Afrin.
Attacchi congiunti di turchi e FSA hanno spazzato via oltre 200.000 curdi, oltre a 35.000 Yazidi e 3.000 Cristiani dai loro villaggi e città. Le loro case sono state espropriate da migliaia di islamisti radicali portati dalla Siria meridionale e occidentale, che sono stati a loro volta cacciati dalle loro posizioni dall'Esercito Siriano. Anche gli abitanti Musulmani originari che non si sono sottomessi alla legge della Sharia e all'FSA hanno dovuto fuggire. Dalle interviste, l'unica chiesa nella città di Afrin è stata saccheggiata, bruciata all'interno e poi occupata da due fazioni di miliziani.
Cristiani fuggiti da Afrin
A Kobane e in una nuova chiesa cristiana di 20 credenti, abbiamo incontrato due famiglie cristiane che sono fuggite da Afrin quando l'FSA e l'esercito turco l'hanno invasa. Dopo il servizio di culto, abbiamo parlato con i Cristiani di Afrin, una madre e suo figlio di 18 anni, Baran, suo genero e sua figlia incinta. Erano fuggiti da Afrin appena l'FSA e i Turchi avevano assalito la città e la regione, uscendo e salvando a malapena le loro vite. La madre ci ha detto che c'erano più di 3000 Cristiani che vivevano ad Afrin, ma adesso quasi tutti sono fuggiti. Conosce solo due persone rimaste: suo marito che era troppo malato per camminare e un altro uomo ferito durante gli attacchi.
Mentre tratteneva le lacrime, raccontava: "Sono cristiana. Mio marito era troppo malato per uscire e fuggire [con noi] e ora si nasconde in Afrin. Ho solo mio figlio e mia figlia rimasti con me e nient'altro al mondo. Potete aiutarci? Grazie per essere venuti a trovarci e per l'aiuto che ci avete dato. Preghiamo con voi per la risposta di Dio e confidiamo in Lui.”
L'FSA e i Turchi hanno invaso Afrin in una serie brutale di attacchi di fanteria, sostenuti da artiglieria, elicotteri da combattimento e jet-caccia. Centinaia di civili sono stati uccisi e case distrutte. Molte delle forze curde YPG sono state uccise e gli altri costretti a ritirarsi. L'FSA e i turchi hanno circondato, uccidendo e saccheggiando. Le persone hanno cercato di fuggire.
"I nostri peggiori timori sono stati confermati quando è stata instaurata la legge della Sharia, le case saccheggiate e le persone che hanno resistito messe a morte. Noi Cristiani e la maggior parte dei 35.000 Yazidi siamo fuggiti, temendo un annientamento simile a quello avvenuto a Sinjar, in Iraq ", ha continuato la madre. Ha continuato poi raccontandoci come una donna sia stata catturata dall'FSA, violentata e poi uccisa e un video poi inviato al marito della donna.
"Anche mia nipote, una bambina piccola è stata uccisa", ci ha detto. "Il suo nome era Riven Khandofan Hamdoush ed è stata uccisa vicino a noi nel villaggio di Kafarganeh. Il villaggio si trova ai margini della città di Afrin. Il 27 aprile 2018, quando la piccola giocava per strada, fu uccisa a colpi di arma da fuoco quando le fazioni islamiche litigavano tra loro sulla proprietà. Ecco la sua foto." "Siamo molto tristi e ci sentiamo senza speranza, ma rimaniamo vicini a Gesù e mettiamo la nostra speranza in Lui. Io ero musulmana, ma quattro anni fa mi sono stancata e ho chiesto a Gesù di aiutarmi. La maggior parte della mia famiglia è ancora musulmana ma questo non li ha risparmiati dagli attacchi. Mia nipote che è stata uccisa era musulmana con genitori musulmani".
Militanti del FSA nelle loro posizioni a nord di Manbij.
La chiesa del "Buon Pastore" in Afrin
Il figlio Baran ha continuato raccontandoci della chiesa di Afrin: "La Chiesa del Buon Pastore è stata occupata dall'FSA e dall'esercito turco. Le fazioni armate dell'occupazione turca combatterono tra loro per il controllo e la confisca della chiesa. I combattimenti che hanno avuto luogo tra le due fazioni di "Sultan Murad" e l'"Esercito dell'Est" si sono conclusi con un accordo tra le due parti sulla spartizione dell'edificio della chiesa e degli edifici circostanti e dei suoi beni. Hanno bruciato l'interno della chiesa e hanno scritto i nomi delle loro fazioni sui muri esterni. Prima dell'arrivo dell'FSA e dei turchi, oltre 250 famiglie cristiane erano ancora nel centro della città di Afrin e nei villaggi circostanti. Prima che Afrin fosse sopraffatto, il prete della chiesa, il Rev. Valentin Hanan, ha rilasciato una dichiarazione angosciata alla comunità internazionale dopo l'inizio dell'attacco turco ad Afrin. Ha chiesto l'urgente protezione internazionale dei credenti in Afrin e la cessazione dei bombardamenti turchi. Ha detto: "In questo momento siamo sottoposti a pesanti bombardamenti e le fazioni islamiche promettono di entrare nella regione e noi come chiesa chiediamo anzitutto al Signore la protezione e poi ai fratelli di pregare e aiutarci".
Dei circa 3.000 Cristiani nell'area di Afrin, il reverendo Hanan ha detto che c'erano 190 famiglie nel centro della città di Afrin, 45 famiglie nella zona di Gendressa e 15 famiglie nella zona di Maabtli. Ora che l'occupazione è completa, non sono rimasti quasi più Cristiani. "
Gli Yazidi di Afrin raccontano gli orrori che hanno affrontato.
In questa missione di soccorso, abbiamo incontrato alcuni degli Yazidi che erano fuggiti da Afrin quando l'FSA e i turchi hanno attaccato. C'erano 68 famiglie che vivevano tra le macerie di un villaggio cristiano abbandonato vicino a Tel Tamir. La chiesa, una volta magnifica, è stata distrutta dall'ISIS e tutti i Cristiani sono spariti. Una volta che l'ISIS è stato sconfitto qui l'anno scorso, ai Cristiani proprietari di edifici, molti dei quali sono attualmente fuori dalla Siria, è stato chiesto se gli Yazidi potessero rimanere nelle loro case. Hanno risposto che gli Yazidi erano benvenuti nel villaggio e così gli Yazidi si sono trasferiti, scegliendo tra le case meglio conservate, rattoppando buchi nei tetti e nei muri.
Uno degli uomini Yazidi ci ha detto: "Non c'è modo di rimanere di nuovo in Afrin. L'FSA ha fatto sapere che ci avrebbero fatto lo stesso che è stato fatto dall'ISIS al popolo Yazidi di Sinjar. Avrebbero ucciso tutti gli uomini e schiavizzato le donne. Abbiamo dovuto fuggire. Perché nessuno ci ha aiutato? Non sono state sufficienti le morti di migliaia di Yazidi a Sinjar e in altre parti dell'Iraq? Dov'era l'America? Dov'era il mondo? Abbiamo perso tutto e non possiamo tornare indietro. Migliaia di musulmani provenienti dall'esterno dell'area vi si sono installati e ci hanno preso casa e terra. Cosa ne sarà di noi? "
Avevamo i cuori spezzati e annuimmo con simpatia. Poi uno degli uomini Yazidi disse: "Questo potrebbe farti arrabbiare, ma dovresti sapere che noi tutti incolpiamo l'America per questo". Ho pregato per capire come rispondergli e ho detto: "L'America non ha fatto questo. Non dobbiamo incolparla degli attacchi e delle vostre perdite."   L'uomo aprì la bocca per rispondere ma io continuai: "Ma dobbiamo incolparla di non averli fermati, mentre avremmo potuto farlo. Lo abbiamo lasciato accadere e non abbiamo fatto nulla per fermare l'FSA e i Turchi. Non abbiamo dato l'aiuto necessario alle persone che sono fuggite. Mi dispiace molto. Per favore perdonaci e prega per noi. L'America non è Dio né è il diavolo. Siamo persone. Le persone non possono risolvere ogni problema, ma possiamo rispondere a quelli che abbiamo di fronte come possiamo. L'America è in Siria, sarebbe stata in grado di aiutare e non l'ha fatto. Mi dispiace. Per favore prega che il Governo Americano cambi le sue idee e vi aiuti. Ci sono molti in America che vi hanno a cuore e siamo stati mandati qui da loro ".
Potevo sentire il dolore che queste persone provavano e l'evidente disperazione della situazione. Potevo vedere il dolore nei loro occhi.
La disperazione e l'impotenza non possono peggiorare più di così. Non dimenticherò mai le lacrime della donna Yazida che mi ha parlato dei suoi ulivi. Era stata un'ingegnere civile di successo e quando i suoi tre figli crebbero e divennero indipendenti, iniziò la sua fattoria di olio d'oliva. Mi ha raccontato di come i suoi alberi fossero come i suoi figli. Mi ha detto del dolore che stava provando. I suoi alberi si sentivano come suoi figli e così quando è fuggita le sembrava che stesse abbandonando i suoi figli a essere incendiati e ridotti in cenere. Il mondo non ha fatto nulla per salvare i suoi alberi. E non ha fatto nulla per salvare lei o i suoi figli ....
Dave, famiglia e squadre.

martedì 3 luglio 2018

L'Archimandrita padre Dottor Chihade Abboud nuovo rettore della Basilica di Santa Maria in Cosmedin


Il sito del Vicariato della Diocesi di Roma informa che il sacerdote siriano damasceno Padre Chihade Abboud, del Patriarcato di Antiochia dei Greco-Melkiti, il 23 maggio 2018 è stato nominato Rettore della Basilica Cattolica di Santa Maria in Cosmedin,  officiata in Rito Orientale Bizantino Greco-Melkita.

Padre Chihade Abboud è nato il 21 Ottobre 1978 in Jdaydet Artouz (Siria). 
Entrato nel seminario minore nel 1990 a Damasco, ha in seguito frequentato il seminario maggiore dal 1996 in Libano.
Ha completato i suoi studi in filosofia e teologia presso l'Istituto di St. Paul per la Filosofia e la Teologia a Harissa in Libano.
Ordinato dall'Arcivescovo Isidoro diacono nella Cattedrale di Nostra Signora Al-niah il 9 Maggio 2004, e sacerdote da Sua Beatitudine il Patriarca Gregorio III Laham il 2 luglio 2004 nella sua città natale di Jdaydet Artouz.  Nominato parroco di Nostra Signora della Pace in Harasta. 
Inviato a specializzarsi in materia di diritto canonico della Chiesa latina, ha conseguito la laurea presso l'Istituto San Pio X a Venezia, associata con l'Università della Santa Croce a Roma, ha ottenuto il titolo di dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense in Roma.
Ha svolto l'incarico di Giudice presso il Tribunale Ecclesiastico e di Segretario della Conferenza Episcopale Siriana fino al 19 maggio 2018, quando è stato elevato al rango di Archimandrita da Sua Beatitudine Youssef Absi Patriarca della Chiesa Cattolica Greco-Melkita.

Che Dio benedica il ministero di Padre Chihade Abboud! 

sabato 30 giugno 2018

Il 7 luglio, il Papa e i Patriarchi Orientali a Bari per la pace nel Medio Oriente


Sabato 7 luglio papa Francesco si recherà a Bari per una giornata di riflessione e preghiera sulla situazione drammatica del Medio Oriente, un incontro ecumenico per la pace al quale sono invitati i capi di Chiese e Comunità cristiane di quella regione. Un evento che il Pontefice esorta a preparare con la preghiera di tutte le comunità cristiane.
A Bari il Papa sarà accolto da monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, e dalle autorità civili. Nella basilica pontificia di San Nicola l’incontro con i Patriarchi, insieme ai quali scenderà nella cripta per la venerazione delle reliquie di San Nicola e l’accensione della lampada uniflamma. Successivamente il Papa e i Patriarchi raggiungeranno la “Rotonda” sul Lungomare, dove incomincerà l’incontro di preghiera comune; al termine ritorno alla basilica per un dialogo a porte chiuse.
«Vedo il Papa respirare la sofferenza del mondo sin dall’inizio del pontificato. Quindi questo convocare il 7 luglio i patriarchi delle Chiese cattoliche e ortodosse del Medio Oriente, a Bari, è un gesto di grande sensibilità, un portare la sofferenza del mondo sulle sue spalle, in particolare quella della Siria, dell’Iraq e del Medio Oriente – così il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, in un’intervista rilasciata a Vatican News -. Il Papa vuole essere accompagnato da tutti i capi delle Chiese per pregare il Signore, insieme, come fratelli e, nello stesso tempo, per manifestare al mondo questa sofferenza».  Secondo il Cardinale, con questa iniziativa Francesco intende «chiamare tutti alla giustizia, alla pace, al rispetto della dignità della persona umana e, in particolare, alla difesa dei cristiani, di quelli perseguitati e di quelli che vivono in questo ambiente tremendo di bombardamenti quotidiani, di uccisioni, di terrorismo, di vendette e separazioni». 
Sempre Sandri ha recentemente auspicato: «Prepariamo il cuore rivolgendo la supplica a Dio affinché l’incontro del prossimo 7 luglio a Bari per riflettere e impetrare dal Signore una nuova stagione di riconciliazione e prosperità per il Medio Oriente possa essere un segno come un arcobaleno di pace».