Traduci

mercoledì 7 febbraio 2018

Aleppo. La ricostruzione…dei corpi

Storie siriane 2018 (1)

raccolte da Marinella Correggia

Testimonianza di Naim Marachly, protesista ad Aleppo (*)

Ad Aleppo, la mia città, mentre studiavo lettere incontrai per strada un bambino poliomielitico che mendicava. La mia vita cambiò in quel momento. Cominciai con un piccolo gruppo a impegnarmi nel volontariato.

Andai a studiare in Svizzera, con l’obiettivo di tornare in Siria e mettere su un laboratorio ortopedico, per aiutare le persone a camminare. E così feci, nel 1985, una volta finiti gli studi. Non fu facile trovare altri con lo stesso amore per questo lavoro. Finalmente fui contattato dalle suore francescane che lavoravano a Raqqa e Assakè. Ogni due mesi visitavamo i bambini più poveri, prendendo le misure per costruire loro corsetti e altri dispositivi. Intanto continuavo a seguire i miei pazienti ad Aleppo: soprattutto bambini che colpiti da poliomielite o da scoliosi. Ho realizzato anche protesi per diabetici.

Tutto funzionava come…un orologio svizzero. Fino a quando, nel 2012, la guerra non arrivò anche qui ad Aleppo. Dopo un po’, per forza di cose ho cominciato a lavorare su una nuova categoria di pazienti: gli amputati di guerra…

Non ne conosco il numero preciso nel mio paese, dopo tutti questi anni, né ci sono cifre ufficiali, ma si stima che possano essere 30.000. Un numero enorme. Uomini, donne, giovani, bambini…hanno perso soprattutto gli arti inferiori, gambe amputate al livello della tibia o del femore; spesso sono amputati di due arti.

Lavorando durante questi anni di sofferenze ho potuto aiutare 186 pazienti, fra i quali 19 bambini, 13 donne, e, fra gli uomini, tantissimi giovani di meno di venti anni. E’ molto difficile fare qualcosa per gli arti superiori. Le persone che li hanno persi in tutto o in parte si illudono che potranno tornare a lavorare con le mani come prima. Ma qui, per ora, è possibile solo fare mani con un’articolazione semplice, o estetiche. ed è dura farglielo accettare. Per le protesi relative agli arti inferiori, va meglio. Ma per gli arti superiori è difficile! Poi occorre educare il paziente, riparare in caso di guasti…

All’inizio della guerra alcuni donatori locali, per esempio commercianti, pagavano le protesi per persone rimaste prive di tutto. Le organizzazioni umanitarie in genere si occupano solo di cibo e alloggio. Non ci sono programmi speciali per finanziare le protesi. E i donatori hanno quasi smesso, è difficile proseguire. Una giovane donna siriana che vive all’estero mi ha contattato per aiutarmi; adesso finanzia i costi relativi ad alcune protesi destinate a bambini di meno di quindici anni…E poi c’è la Chiesa latina che aiuta per alcuni casi, soprattutto di bambini.

La gente è diventata povera; il costo di un tutore, di un apparecchio correttivo, di una protesi è elevato per tanti. Vengono numerosi, ma poi pochi riescono a pagare. E le persone cercano protesi sofisticate, vengono a chiedere, ma il prezzo è troppo alto per loro, e se ne vanno.

Diciamo che malgrado le sanzioni, si arriva a far passare il materiale per le protesi…

Il mio sogno? E’ lo stesso di quando tornai dalla Svizzera… servire le persone, ora rovinate dalla guerra. Offrire loro protesi adatte ed efficaci e sofisticate, e gratuitamente!

L’ultimo caso che ho trattato mi ha fatto soffrire molto. Un giovane che ha perso la gamba a causa di una mina. Con l’aiuto di diverse persone abbiamo trovato il denaro per la protesi. L’abbiamo messo in piedi, si è riabituato a camminare. Aveva iniziato a lavorare come portinaio in una scuola. Ma ecco che il moncone si è rattrappito, è diminuito di volume. Non può più camminare. E’ di nuovo a terra, in attesa di trovare i soldi per rifare tutto…

Ecco solo uno dei casi.

Abbiamo bisogno di sognare, finché il sogno non diventerà realtà.

E intanto, come un lupo un po’ solitario, continuo a battermi per rimettere in piedi il maggior numero possibile di pazienti.

(*) Naim sta curando, fra gli altri, il piccolo Mahmoud che in questa guerra ha perso non solo il papà soldato (disperso) ma anche le sue due gambe, mentre era già nato senza braccia.

lunedì 5 febbraio 2018

Sulla notizia dell’abbattimento di un caccia russo a Idlib...

Piccole Note, 5 febbraio 2018

"I ribelli abbattono un caccia russo", riportavano ieri e oggi i titoli e gli articoli. E ciò nonostante sia noto a tutti che non si trattava di ribelli, ma di terroristi: per la precisione Idlib è controllata da al Nusra, affiliata ad al Qaeda, l’organizzazione alla quale è ascritto l’attentato delle Torri Gemelle.
Tanto che successivamente la stessa al Nusra ha rivendicato l’abbattimento. come riporta l’informatissimo Site. Come accaduto troppo spesso durante la guerra siriana, le notizie sul conflitto sono subordinate alla necessità di alimentare la narrativa che vede Damasco e i suoi alleati (russi e iraniani) nella veste dei cattivi che reprimono una ribellione nata in nome della libertà e della democrazia.
Tale deformazione informativa ha portato, e porta, a dare l’etichetta di 'ribelli' anche a formazioni dichiaratamente terroriste. È accaduto in passato, accade oggi.
Lo sconcerto per tale indebita deformazione si somma ad un altro: come mai tale gruppo terrorista ha armi in grado di buttare giù un aereo?
La risposta è semplice: gliele abbiamo fornite noi: l’Occidente, Stati Uniti in testa, armando gruppi jihadisti che le hanno poi consegnate ai loro più agguerriti alleati.
Un pericoloso transito di armi denunciato più volte anche da fonti occidentali (ad esempio il premio pulitzer Seymour Hersc). E più che noto a quanti materialmente hanno rifornito e riforniscono le milizie jihadiste di tali armamenti.
Oggi la legione straniera del Terrore prende di mira i jet russi (cosa che peraltro sembra più che gradita all’Occidente), ma nulla garantisce che domani possa prendere di mira anche un aereo di linea occidentale.
Evidentemente tale rischio non interessa ai costruttori di guerra, che pur di far cadere Assad sono disposti a mettere a repentaglio la vita dei cittadini europei e americani.
Circostanza che illumina di una luce nuova la narrativa che abbiamo citato in precedenza. Non il racconto di una conflitto, ma  un romanzo criminale ancora tutto da scrivere.

giovedì 1 febbraio 2018

Siria, un po' di storia...

Il tempio ittita di Ain Dara distrutto dall'aviazione turca . L'importante luogo di culto, attivo dal 1300 a.C. al 740 a.C., è stato colpito nel corso di un raid contro le postazioni curdeE' una perdita enorme per la storia, per l'archeologia, e per la Siria

di Claude Zerez 
La Siria è alla frontiera di due spazi culturali antitetici: lo spazio occidentale, affacciato sul Mediterraneo e lo spazio orientale per la sua apertura sul Medio Oriente asiatico. Questo Paese, che costituisce un crocevia nevralgico per gli scambi tra il nord Africa, l'Arabia, l'Asia Orientale, Occidentale e Minore è anche un passaggio obbligato verso l'Europa. È grazie alla sua posizione geografica che la Siria è diventata un paese dalle molteplici sfaccettature in cui si sono mescolati popoli e lingue diverse: Aramei, Cananei, Ebrei, Nabatei, Persiani, Greci, Romani, Bizantini e Arabi.
Per questa sua situazione centrale, la Siria ha avuto una storia molto movimentata. Spesso essa ha dovuto piegarsi sotto la pressione e l'influenza di altri popoli. Essa fu in successione occupata, lacerata e ambita dai diversi Imperi le cui capitali erano situate in Mesopotamia, in Egitto e nell'Europa mediterranea (Roma, Costantinopoli). Questo gigantesco fermento culturale fa oggi la ricchezza incomparabile di questo paese. Di conseguenza, la storia umana della Siria si rivela molto complessa attraverso reti molto fitte di tipo semita, sia di ebrei, cristiani o musulmani.
La Siria è anche l'asse principale attraverso il quale le civiltà si sono spostate, poiché l'Eufrate che la attraversa fu nel corso della storia la via naturale di comunicazione. Civiltà in movimento in Siria, civiltà autonoma, sedentaria e ripiegata su se stessa in Egitto.
Andare in Siria equivale a tornare indietro alle radici della storia umana. I riferimenti storici alla civiltà giudaico-cristiana ci fanno spesso risalire ai Greci e alla Bibbia. Ma non dovremmo tornare ancora più indietro, all'Oriente antico? Le origini più remote che l'uomo ha riesumato non si trovano forse in Mesopotamia? La Siria finestra mediterranea della Mesopotamia, non ha forse partecipato attivamente a questa grande rivoluzione che ha fatto passare l'umanità dalla preistoria alla storia?
La Siria custodisce un patrimonio culturale di oltre 5000 anni. E' orgogliosa di possedere i più antichi centri urbani che furono abitati senza interruzione e la sua storia è caratterizzata da quattro tempi forti.
1 - Nei musei di Damasco e di Aleppo, a Ebla, a Ugarit e Mari, è possibile farsi un'idea abbastanza precisa di come la Siria, nel III° millennio avanti Cristo, abbia partecipato alla grande rivoluzione urbana e culturale di questo periodo che ci ha lasciato l'alfabeto.
2 - Alessandro, nel IV° secolo a.C. tenta la fusione tra Oriente e Occidente: ed è in terra siriana che immagina questo incredibile incontro tra lo spirito classico dei Greci e l'anima appassionata dell'Oriente semitico. Ciò che ne risulta sono queste favolose città ellenistiche come Apamea e Antiochia, che rappresentano bene il ruolo essenziale svolto dalla Siria in questo incontro delle civiltà Greco-romana e Orientale, incontro pericoloso poiché la Siria costituiva allora una Provincia di confine tra l'Occidente romano e l'Oriente persiano, ma incontro brillante poiché Palmira poté svolgere il ruolo di arbitro.
3 - E' il dinamismo e la diffusione folgorante del cristianesimo che viene a modificare completamente il volto del mondo e i rapporti tra le culture. Il Cristianesimo è stato sia il cemento unificante, ma anche una leva che ha riattivato le culture semitiche locali. Il Paese diventa cristiano, fieramente cristiano. La Siria è "la punta di lancia" della nuova religione che sviluppa un pensiero brillante e un nuovo stile di vita originale che è il monachesimo. Cambiando religione, cambia anche il padrone: essa passa sotto il dominio di Bisanzio, quindi dell'Europa, ma non per molto, poiché il giogo imperialista di Bisanzio le è rapidamente insopportabile e, intrappolata tra i Persiani e i Bizantini che se la contendono, accoglie nel 634 una terza forza, gli Arabi, potenza inaspettata in mezzo a questi vecchi Imperi.
4 - La Siria diventa musulmana. Una nuova pagina si scrive, forse la più brillante poiché Damasco diventa la capitale dell'impero musulmano. La configurazione geopolitica del mondo è completamente modificata. Un unico Impero si estende dall'Atlantico ai confini della Cina, unendo per la prima volta mondo mediterraneo e mondo asiatico. La Siria e la Mesopotamia, che fino ad allora formavano la periferia dell'Impero, si trovarono a formare da entrambe le parti della steppa un nuovo centro.
Al centro di questo lungo periodo delle origini al giorno d'oggi, una parentesi segna la storia siriana. E ' il periodo Crociato che imprime, durante due secoli, un marchio indelebile in terra siriana, attraverso l'architettura romanica e gotica che l'Occidente porta in Siria. 
Di conseguenza, il Paese abbonda di molte ricchezze; un Paese a cui l'umanità è debitrice; un Paese che ha sofferto molto, perché è sempre stato un pomo della discordia tra gli Imperi; un Paese che ha creato molto, proprio perché il Paese è stato un luogo di fermento delle culture.
Infine, bisogna tenere ben presente che se il cristianesimo è nato a Gerusalemme, ha preso il suo slancio in Siria. Il Paese si trova nelle immediate vicinanze della Palestina. Spesso menzionato nella Bibbia, ha svolto un ruolo essenziale nel debutto del cristianesimo. Basta, per rendersene conto, rileggere gli Atti degli Apostoli. È ad Antiochia, allora capitale della Siria Apostolica, che la Chiesa si aprì ampiamente ai pagani e che i discepoli di Gesù ricevettero per la prima volta il nome di Cristiani. È sulla via di Damasco, la sua attuale capitale, che Saulo si convertì e divenne l'apostolo Paolo. A Damasco si erge sempre la casa dove il suo vescovo Anania lo iniziò al Vangelo.
A Doura-Europos, nel deserto siriano, si può visitare la più antica chiesa conosciuta del mondo; una chiesa clandestina, allestita nel 232 d.C. che si trova all'interno di una casa e ci fa risalire ai tempi in cui gli imperatori Romani perseguitavano i cristiani. Nel Nord-Ovest del paese si ergono le rovine di centinaia di monasteri e chiese costruite verso la fine dell'epoca Antica.
Non ci resta che sperare la pace, la democrazia vera e laica e il rispetto dei credenti, qualunque essi siano, affinché nuovamente la Siria torni luogo di incontro e di passaggio per tutti coloro che vogliono ritrovare le tracce autentiche e vere delle civiltà, musulmane e giudaico-Cristiane.

martedì 30 gennaio 2018

Testimoni di un mondo divino: il perdono di Christine

Christine è una vittima dell'attentato del 22 gennaio sui quartieri Bab Touma e  al-Shagour di Damasco, quando numerosi colpi di mortaio sono stati lanciati dai ribelli stanziati nel Ghouta all'ora dell'uscita dalle scuole cristiane. Per la granata ricevuta le hanno dovuto amputare la gamba sinistra, mentre per la sua amica Rita, il piccolo Elias di 3 anni e altri 21 persone, si sono spalancate le porte del Paradiso. 
In questo video si può ascoltare la straordinaria testimonianza di questa forte ragazza cristiana e della sua magnifica famiglia.



Christine:  "Spero di essere l'ultima vittima del terrorismo"
                  "Vorrei continuare la mia vita come era prima, con tutti i progetti e sogni, e continuare a   studiare "
                   "Non provo alcun odio contro quell'uomo che ha buttato la bomba"

I genitori: "Siamo meravigliati dalla determinazione e volontà di Christine"
                   "Abbiamo un dolore così grande che non auguro a nessuno, neanche a quelli che ci         hanno colpito"
                   "Perdoniamo tutti, non riusciranno a fermare la Siria con questi atti terroristici".
                   "Resteremo in Siria, perchè amiamo la terra siriana"


Dal convento francescano del Memoriale di San Paolo, situato proprio nel quartiere Bab Touma, fra Bahjat Karakach testimonia
«Tantissime persone affollavano la piccola anticamera della terapia intensiva, una attesa bruciante scandita dalla preghiera di un coro di persone che in attesa di sapere se i loro cari ce la faranno, se riusciranno a sopravvivere, pur nella tragedia di aver perso una gamba o un occhio... E dall’interno si sentivano solo grida di dolore... I medici si prodigavano ma senza poter soddisfare i bisogni di decine di feriti, sopraggiunti tutti insieme dalla vicina piazza di Bab Touma. La scena era apocalittica all’ospedale Saint Louis. Me lo ha raccontato Georgette, che era lì per sostenere i genitori di una ragazza sedicenne, sua parente, che all’uscita dalla scuola è stata raggiunta, con molte altre persone, da un colpo di mortaio lanciato dalla zona di Jobar alla periferia di Damasco, occupata dai terroristi».  Continua il frate: «Cristina, la sedicenne, ha subito l’amputazione della gamba. Ma è stata “fortunata”; Rita, la sua compagna, non ce l’ha fatta. Così come Elias, che aveva appena tre anni, e altri ancora che saranno per sempre nel ricordo triste dei damasceni. Ancora una volta si riapre la ferita, mai completamente rimarginata, di una violenza assurda e gratuita, di una guerra fomentata da interessi regionali e internazionali che usano il popolo siriano quale carburante inestinguibile. La violenza che alberga nel cuore di persone indottrinate all’odio verso il diverso continua a colpire tutti indistintamente, soprattutto le chiese: ieri la cattedrale maronita e la settimana scorsa la chiesa francescana e quella dei greci cattolici. Ma le comunità cristiane restano a Damasco, come piccolo segno di riconciliazione e di speranza per tutto il popolo siriano».