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martedì 30 aprile 2024
domenica 21 aprile 2024
LIBANO: si vogliono riattizzare i conflitti settari?
Esiste un tentativo di destabilizzare il Libano, riattizzando conflitti settari? È quanto ci si chiede nel Paese dei Cedri dopo alcuni fatti di cronaca che hanno alzato la tensione locale mentre tutta la regione mediorientale è segnata dal conflitto a Gaza e dal lancio di centinaia di ordigni verso Israele da parte dell’Iran e dei suoi alleati regionali [ a seguito del raid aereo di Israele -dell' 1 aprile- sul consolato iraniano a Damasco che ha ucciso almeno 11 persone tra cui il generale Mohammad Reza Zahedi e altri ufficiali delle Forze Quds. NDR ]
L’uccisione di Pascal Sleiman, coordinatore a Jbeil (Byblos) delle Forze Libanesi, è stato attribuito a una “gang siriana” di ladri di automobili .
Durante l'interrogatorio, i rapitori hanno affermato di aver agito per rubare l'auto di Sleiman. Tuttavia, le loro confessioni sono state subito ritenute false, poiché hanno abbandonato il veicolo e trasportato il corpo di Sleiman in Siria dopo che era morto a causa delle ferite riportate. Secondo i media siriani, questi ultimi hanno attraversato il confine siriano attraverso valichi non autorizzati, entrando in un'area controllata da Hezbollah. Questi eventi hanno sollevato numerose domande sulle motivazioni dell'operazione e sui suoi sponsor.
Si teme che gli eventuali ignoti sponsor dell’operazione abbiano voluto da un lato, avviare una guerra tra cristiani e musulmani accusando potenti forze locali di essere dietro il crimine e, dall’altro, seminare discordia tra cristiani e siriani. Ricordiamo che il Libano accoglie circa 1 milione e mezzo di rifugiati siriani in fuga dalla guerra civile scoppiata nel loro Paese nel 2011. Una presenza non sempre ben vista dalla popolazione libanese, piagata dalla crisi economico-finanziaria.
Sempre il 9 aprile, Mohammad Ibrahim Srour, un cambiavalute libanese, sanzionato dalle autorità statunitensi con l’accusa di aver trasferito fondi ad Hamas per conto dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran, è stato ritrovato morto in una villa nel villaggio di Beit Meri ad est di Beirut. Secondo la sua famiglia, Srour era scomparso da una settimana prima che il suo cadavere fosse ritrovato colpito da diversi proiettili e con segni di tortura. Le autorità libanesi accusano il Mossad, il servizio segreto israeliano, del crimine, che sarebbe stato materialmente commesso da agenti mercenari siriani e libanesi.
A tutto questo si aggiungono una serie di attacchi contro la sede del Partito social nazionalista siriano (SSNP) a Jdita, nella regione della Bekaa. I colpevoli hanno lasciato sulla scena una bandiera della Forze Libanesi, alimentando così le tensioni ed esacerbando le divisioni settarie, alimentate sui social network da schiere di troll e di provocatori.
Agenzia Fides 16/4/2024
domenica 14 aprile 2024
In Libano e Siria concerti d’organo di primavera
Dal 12 aprile al primo maggio 2024, il Terra Sancta Organ Festival presenta diciannove concerti in Libano e Siria. Organizzato dalla Custodia di Terra Santa come contributo artistico alla cultura dei paesi dove essa è presente (Israele, Palestina, Giordania, Libano, Siria, Grecia, Cipro, Egitto), dal 2014 il Terra Sancta Organ Festival è spesso l’unica occasione per ascoltare il repertorio del più grande degli strumenti musicali nel Medio Oriente e nel Levante. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito istituzionale del Festival, collegato anche a un canale YouTube con 275 video.
Il festival assume denominazioni diverse a seconda dei luoghi e dei partner, pur presentandosi con la propria denominazione in un unico cartellone generale. In Libano i concerti sono organizzati insieme alla Notre Dame University e danno luogo alla nona Settimana organistica libanese (Sol Festival) con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Beirut e il supporto delle ambasciate dei Paesi di provenienza dei musicisti esteri (quest’anno Germania, Spagna, oltre all’Italia). In Libano si terranno dieci concerti dal 12 al 21 aprile, percorrendo il Paese in tutta la sua estensione, da nord a sud, da Tripoli a Tiro attraverso il Monte Libano, Beirut e fino alla valle della Beqaa. Il programma prevede un concerto per organo con la Lebanese Philharmonic Orchestra, uno con organo ed ensemble vocale, due concerti con improvvisazione su film muto, una performance di cross-art con piano preparato, organo, poesia e live painting, tre concerti di musica da camera e due recital per organo solo.
Il programma completo si può consultare sul sito Internet dedicato.
In Siria, dove si vuole anche essere vicini ai musicisti locali e in solidarietà con la popolazione che soffre per un duro embargo internazionale, il festival prende il nome di Organ & Music Festival Syria ed è organizzato in collaborazione con la Damascus Opera House e l’Higher Institute of Music.
Oltre che alla Damascus Opera House e al Conservatorio Nazionale, i concerti avranno luogo in chiese di Damasco, Aleppo e Latakia. I musicisti esteri provengono dall’Italia, dalla Spagna e dall’Austria. Nel programma spiccano il concerto per organo con la Syrian National Symphony Orchestra, due concerti con improvvisazione su film muto, una performance di cross-art con piano preparato, organo, danza e percussioni, altre formazioni cameristiche e due saggi delle master class.
giovedì 11 aprile 2024
La guerra rende oscuro anche il futuro dei cristiani nella Terra di Gesù
I cristiani a Gaza, Cisgiordania e Israele soffrono con i compagni di cammino e di destino appartenenti a altre comunità di fede. E la guerra - racconta all’Agenzia Fides il francescano egiziano Ibrahim Faltas, Vicario della Custodia di Terra Santa - getta anche nuove ombre sulla permanenza futura delle comunità di battezzati nella terra di Gesù. Una umanità ferita che nel tempo della prova – ripete padre Ibrahim – dona la testimonianza della propria fede mendicante, anche nei gesti semplici di condivisione del dolore e della sofferenza.
Padre Ibrahim, le comunità cristiane di Terra Santa come stanno vivendo questo momento buio?
IBRAHIM FALTAS: Le comunità cristiane di Terra Santa stanno vivendo male. La guerra è sempre una sconfitta, come dice Papa Francesco, e per i cristiani che in Terra Santa sono una minoranza, diventa una tragedia veramente difficile da affrontare.
A Gaza, circa ottocento cristiani hanno trovato rifugio nella parrocchia della Sacra Famiglia, altri duecento nella chiesa greco ortodossa. Tanti sono morti, i sopravvissuti hanno perso tutto. Devono condividere gli stessi spazi per tutte le necessità e manca il cibo, l’acqua, le medicine. Qualche giorno fa mi ha colpito il sorriso del vice parroco che ha mostrato una mela rossa, il primo frutto rivisto dopo sei mesi di guerra e che lui ha condiviso con altri parrocchiani.
Cosa accade in Cisgiordania e Israele?
FALTAS: In Cisgiordania i cristiani, impegnati soprattutto nel turismo, non hanno lavoro per la mancanza di pellegrinaggi. Non vedono futuro per le loro famiglie e in tanti vorrebbero lasciare la Terra Santa. Anche in Israele, le comunità cristiane vivono e subiscono le conseguenze della guerra. Anche al nord, a Nazareth e in Galilea, sono molto vicini ad un altro fronte di guerra. Tutti i cristiani di Terra Santa stanno comunque testimoniando la loro fede in modo esemplare.
In che modo le comunità cristiane di Israele e Cisgiordania sono in contatto con fratelli e sorelle di Gaza?
FALTAS. Purtroppo le comunità cristiane di Terra Santa non possono avere contatti fra di loro, nonostante la vicinanza fisica di questi luoghi. Subivano già prima della guerra tante limitazioni e da sei mesi è impossibile pensare ad iniziative che possano dare sostegno a Gaza. Grazie a Dio la tecnologia ha dato la possibilità di poter avere notizie reciproche e di potersi sostenere nella preghiera.
Israele ha detto che obiettivo di guerra era “eliminare Hamas”. Quello che sta succedendo è giustificabile come “effetto collaterale” per raggiungere quello scopo?
FALTAS: Non posso fare un’analisi politica di questa guerra ma, come tutti, vedo le conseguenze di questa assurdità. I bambini, come tutti i bambini del mondo, sono le prime vittime di queste atrocità. Migliaia hanno perso la vita, migliaia sono ancora sotto le macerie, migliaia hanno subito gravi amputazioni e migliaia porteranno a vita i segni fisici e morali della guerra. Chi cancellerà i traumi psicologici dei bambini, di tutti i bambini, senza distinzione di nazionalità e di credo religioso? Un segno importante è l'accoglienza per la cura negli ospedali italiani di tanti bambini di Gaza. Da gennaio sono arrivate in Italia circa 160 persone, bambini e accompagnatori, e di questo occorre ringraziare di cuore la generosità del popolo italiano.
Cosa sta succedendo a Gerusalemme?
FALTAS: A Gerusalemme abbiamo vissuto una Santa Pasqua senza pellegrini e senza i cristiani della Cisgiordania che non hanno avuto i permessi per uscire e per partecipare alle celebrazioni pasquali nella Città Santa. Il clima è triste e sta venendo meno la speranza. I cristiani, soprattutto in Cisgiordania, subiscono tante limitazioni e anche la mancanza di lavoro è veramente fonte di grande preoccupazione. Colpisce soprattutto la sfiducia nel futuro dei giovani, la tristezza di non poter costruire la loro vita nella Terra in cui sono nati.
Come vengono percepiti i discorsi del Papa sulla guerra e le richieste di cessate il fuoco?
FALTAS: Gli appelli di Papa Francesco sostengono e danno forza ai cristiani di Terra Santa e, credetemi, non solo ai cristiani. Lui è stato il primo e, per molto tempo, l’unico a chiedere il cessate il fuoco. È un uomo di pace e soffre tanto per la guerra. Quando l’ho incontrato ho sentito e ho visto la sua sofferenza, nelle parole e negli occhi. Nella lettera che ha inviato ai cristiani di Terra Santa per la Santa Pasqua, traspare la tenerezza di un padre buono che soffre per i suoi figli. Spero che i potenti della terra accolgano concretamente i suoi appelli che chiedono pace, verità e giustizia.
Lei come valuta le scelte e le mosse della comunità internazionale davanti alla guerra a Gaza?
FALTAS: Non sono un analista politico ma vivo in Terra Santa da trentacinque anni e posso dire di conoscere bene la situazione. Da anni ritengo che sia necessario un intervento della comunità internazionale per cercare di portare equilibri di pace in questa parte del mondo così bisognosa di pace. La guerra ha portato distruzione, morte, sofferenza a Gaza e non solo a Gaza. Solo con l’intervento reale e concreto della comunità internazionale si potrà tornare a negoziare. Nonostante le recenti risoluzioni per il cessate il fuoco, non vedo ancora possibilità vicina di una soluzione definitiva di questa guerra devastante.
In mezzo a tanta distruzione, quali testimonianze di fede che l’hanno colpita di più?
FALTAS: Il Signore è grande e misericordioso e sostiene questa umanità ferita. Lo vedo negli occhi dei bambini e degli indifesi di questa martoriata Terra Santa. Lo vedo nei gesti semplici di condivisione del dolore e della sofferenza. È questa la forza della fede dei cristiani di Terra Santa. La loro vita qui è una continua testimonianza, e si deve continuare a sostenerli.


