Traduci

lunedì 17 aprile 2023

Siria: quale futuro in un “nuovo” contesto mediorientale?

 

Nota redazionale. Tutto sarà dimenticato?

Dopo dodici anni di guerra, terrorismo, isolamento, sanzioni e il recente terremoto come sale sulle ferite, quali spiragli si intravedono per il futuro della Repubblica Araba Siriana? I Paesi della regione, quegli stessi che negli anni hanno contribuito alla distruzione del paese, lasciando passare terroristi provenienti da mezzo mondo o finanziandoli e armandoli, sembrano volersi lasciare alle spalle i crimini inauditi da loro perpetrati, e perfino discostarsi dai tradizionali alleati occidentali. 

Pur auspicando, come necessari per la sopravvivenza e la ricostruzione, sia la riammissione della Siria nella Lega araba (dalla quale era stata espulsa dal 2012) che una generale ripresa di rapporti diplomatici ed economici, non dobbiamo dimenticare quello che i paesi del Golfo e la Turchia hanno fatto, insieme a Stati Uniti, Israele ed Europa. La Siria non è stata la loro prima vittima: fin dal 1991 con la guerra del Golfo all’Iraq, le petromonarchie hanno alimentato la belligeranza; dal 2011, poi, la Turchia di Erdogan ha assunto un ruolo distruttivo di primo piano, prima facendo da autostrada per il terrorismo e poi occupando intere porzioni della Siria. 

E adesso, con l’apparente svolta, almeno da parte di alcuni paesi arabi? Tutto sarà dimenticato? L’impunità legale ed economica per crimini e danni di guerra trionferà? Gli aggressori degli anni scorsi approfitteranno anzi della ricostruzione? 

Ed è scongiurato per sempre il rischio che simili aggressioni si ripetano? E davvero l’alleanza di ferro fra quei paesi mediorientali e i burattinai di Washington sta tramontando?

 Nota di Marinella Correggia


Colloquio di Steven Sahiounie con l’analista Elijah Magnier

Le sabbie mobili del Medio Oriente sono state coinvolte in un turbine il mese scorso, quando è stato annunciato l’accordo tra Arabia Saudita e Iran in Cina. Le due potenze rivali della regione si sono impegnate a lavorare per la pace e la prosperità di entrambe le nazioni.

Quali saranno gli effetti di questa nuova relazione su Siria, Stati Uniti, Israele, Turchia e Lega araba? Per approfondire questo sorprendente sviluppo nella regione, Steven Sahiounie di MidEastDiscourse ha intervistato  Elijah J. Magnier, veterano corrispondente da zone di guerra e analista politico con oltre 35 anni di esperienza in Medioriente e Nordafrica.

Magnier ha coperto molte delle guerre e degli scontri militari più importanti della regione, tra cui l’invasione israeliana del Libano nel 1982, la guerra Iraq-Iran, la guerra civile libanese, la guerra del Golfo del 1991, la guerra nella ex Jugoslavia tra il 1992 e il 1996, la guerra in Afghanistan del 2001, l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003 e la successiva guerra e occupazione, la seconda guerra del Libano nel 2006 e le più recenti guerre in Libia (2011) e Siria (2011-2019). Avendo vissuto per molti anni in Libano, Bosnia, Iraq, Iran, Libia e Siria, Elijah J. Magnier possiede una conoscenza unica degli affari culturali e tribali locali, delle realtà e delle tendenze geopolitiche e della storia di una regione che continua a porre sfide ai suoi abitanti e al mondo.

Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita si recherà a Damasco per invitare il presidente siriano Assad al prossimo vertice della Lega araba previsto per il 19 maggio a Riad. Quanto è significativa questa fine dell’isolamento per la Siria e cosa significa per le relazioni degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita?
È chiaro che l’Arabia Saudita non considera più solo l’interesse degli Stati Uniti, ma anche l’interesse saudita di porre fine a tutti i conflitti in Medioriente e di avviare un nuovo rapporto con i suoi vicini, anche quelli colpiti da illegali sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti e dell’Unione europea. Dal 2015, l’Arabia Saudita ha smesso di finanziare i jihadisti in Siria. Da allora, ci sono stati diversi incontri tra funzionari dei due paesi a livello politico e di sicurezza. Naturalmente, gli Stati Uniti non vedono di buon occhio questo riavvicinamento, poiché mina l’efficacia delle loro sanzioni e separa l’Occidente dal Medioriente. Tuttavia, è prudente non precipitarsi a una normalizzazione completa tra Siria e Arabia Saudita, a meno che i sauditi non siano disposti a contribuire alla ricostruzione di oltre un decennio di guerra, in cui Riad è stata parte attiva e provocatrice. È troppo presto per giudicare finché non vedremo i risultati.

Riportare la Siria nella fratellanza delle nazioni arabe sembra una mossa coraggiosa da parte del principe ereditario Mohammed bin Salman. Come reagiranno le altre nazioni arabe a questa nuova politica?
L’Arabia Saudita non è la prima a tornare alle relazioni con la Siria. Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno riaperto la loro ambasciata e ripristinato le relazioni anni fa. Tuttavia, la mossa saudita di accogliere nuovamente la Siria nel vertice e nella Lega araba ha implicazioni significative per tutti quegli arabi che hanno boicottato la Siria e continuano a finanziare i jihadisti, come il Qatar. Anche in questo caso, resta da vedere come questo riavvicinamento sarà tradotto dagli altri Stati del Golfo, al di là delle foto di gruppo al prossimo vertice. 

L’Arabia Saudita intende invitare sia l’Iran che la Turchia al vertice della Lega araba. Il recente ripristino delle relazioni diplomatiche tra Riad e Teheran ha aperto la strada a questo invito. E la Turchia quale ruolo avrà nella nuova politica sulla Siria?
La Turchia è preoccupata per le elezioni presidenziali e l’attuale presidente Erdogan vorrà capitalizzare il suo incontro con il presidente Assad. Finora la condizione che i siriani hanno posto è stata l’impegno a un completo ritiro di Ankara dalla Siria. E’ un obiettivo difficile da raggiungere per Erdogan, perché significherebbe che decine di migliaia di jihadisti e takfiristi gli si rivolterebbero contro, essendo rimasti senza sponsor e copertura. Inoltre, gli Stati Uniti faranno pressioni sulla Turchia perché sperano che il presidente Assad non riprenda il controllo dell’intero territorio. Ecco perché Assad per ora tiene duro, nonostante le pressioni russe e iraniane per convincerlo a incontrare Erdogan. Non vedo cosa potrebbe guadagnare il presidente siriano dall’incontro con il suo omologo turco quando la Turchia è a un mese appena dalle elezioni.

Quali sono i vantaggi economici per il mondo arabo che derivano dal ritorno della Siria al tavolo del vertice?
La Siria ha bisogno di circa 300-500 miliardi di dollari per ricostruire il paese e sviluppare le sue risorse naturali. Se gli Stati Uniti lo consentiranno, le monarchie del Golfo avranno molto da guadagnare dalla partecipazione alla ricostruzione della Siria. Alla fine, il Golfo sta compiendo un passo positivo verso la Siria, ma questo non significa che gli Stati Uniti siano diventati un nemico. Al contrario, le conseguenze della guerra tra Stati Uniti e Russia in Ucraina hanno portato molti Stati ad adottare un approccio equilibrato e ad ampliare le proprie opzioni. È quello che stanno facendo gli Stati arabi: aprirsi all’Iran e alla Siria, ma tenere sotto controllo il livello di rabbia degli Stati Uniti.

Che dire delle nazioni arabe che hanno stretto patti di normalizzazione con Israele; accetteranno la posizione della resistenza siriana? E il Qatar: si è opposto al ripristino dei legami con la Siria. Come reagiranno?
Israele è il maggior perdente nel riavvicinamento tra sauditi, iraniani e siriani. Siria e Arabia Saudita sono stati nemici per oltre dieci anni, e Tel Aviv ha beneficiato di questa narrazione. Ora che la situazione sta cambiando, lo Stato Ebraico si sente a disagio e più isolato, soprattutto perché visite ufficiali programmate sono state rimandate a data ignota. Man mano che le conseguenze della guerra in Ucraina diventeranno più evidenti, gli Stati del Golfo si avvicineranno alla Siria e saranno coinvolti nella ricostruzione del paese. Esiste un notevole potenziale per una piena normalizzazione in prossimità delle elezioni statunitensi. Per quanto riguarda il Qatar, i sauditi devono trovare un equilibrio per la riconciliazione. Damasco non chiuderà le porte a Doha, ma questa dovrebbe interrompere il proprio sostegno finanziario ai jihadisti nella Siria occupata a nord-ovest.

Steven Sahiounie è un giornalista pluripremiato

https://www.mideastdiscourse.com/2023/04/12/saudi-arabia-has-an-interest-to-end-all-conflicts-in-the-middle-east-interview-with-elijah-j-magnier/

sabato 8 aprile 2023

CHRISTÒS ANESTI, ALITHÒS ANÉSTI : Cristo è risorto, è veramente risorto!

 

          Carissimi, l’annuncio gioioso della Risurrezione del Signore ci riempie di gioia, della vera gioia cristiana. Una gioia che nasce dall’ascolto e dall’accoglienza di questa Parola del Vangelo, un Vangelo che, come la pioggia, dovrebbe calare nei nostri cuori e nelle nostre vite.

          Notte di gioia, perché il Signore è risorto, ed è vivente, veramente presente in mezzo a noi. È Lui la forza, la vita, quella vita nuova che Lui stesso ci dà, attraverso la sua Parola, attraverso i Sacramenti della Chiesa, attraverso i fratelli, giovani e anziani, sani e malati, che accanto a noi e con noi, nella Chiesa, vivono in Cristo e con Cristo la stessa fede.

          Notte di gioia, perché dopo mesi e mesi di buio, di sofferenza, di malattia, di paura, possiamo celebrare questa Notte Santa nella speranza, nella fiducia che il Signore, risorto dai morti, ci porterà -e ci sta portando già sicuramente- tutti noi alla salvezza, alla salute, alla luce. A quella Luce Gioiosa che è Lui stesso, il Signore che è il “medico delle nostre anime e dei nostri corpi”, che oggi scende nell’Ade, e ci prende per mano e ci guida all’alba di un nuovo giorno, il “giorno della Risurrezione”. Il Signore che è entrato vittorioso a Gerusalemme acclamato come “Colui che viene”, oggi è presente e vivente in mezzo a noi. Il Signore che abbiamo atteso come Sposo, oggi è Lui che ci accoglie e ci porta alla sua camera nuziale. Il Signore che ci ha dato il Suo Corpo e il suo Sangue, oggi con la sua risurrezione ci fa membra vive del suo Corpo che è la Chiesa. Il Signore che abbiamo visto appeso, sofferente e morto sulla croce, oggi con la sua croce ci riporta alla vita.

          In questa notte Santa che, per grazia del Signore, siamo radunati per dire, per cantare, per proclamare ad alta voce la Risurrezione di Cristo, chiediamo a Lui il Vivente, il Vivificante, che venga ed abiti in mezzo a noi, ci guarisca, ci purifichi e ci salvi

  di Manuel Nin 

http://manuelninguell.blogspot.com/2021/04


BUONA SANTA PASQUA AI NOSTRI LETTORI 

mercoledì 5 aprile 2023

La colletta del Venerdì Santo: emergenza Siria

 Fra Francesco Patton, Custode di Terra Santa e Presidente dell'Associazione Pro Terra Sancta, si trova in questo video ad Aleppo per essere vicino alle tante famiglie colpite dal tragico terremoto. Ha rivolto a tutti noi un appello per far risorgere Aleppo e le città siriane.

La “Colletta per la Terra Santa”, conosciuta anche come “Collecta pro Locis Sanctis”, nasce dalla volontà dei papi di mantenere forte il legame tra tutti i Cristiani del mondo e i Luoghi Santi. 
Le offerte raccolte dalle parrocchie e dai Vescovi vengono trasmesse dai Commissari di Terra Santa alla Custodia di Terra Santa che verranno usate per il mantenimento dei Luoghi e per i cristiani di Terra Santa, le pietre vive di Terra Santa.

È continuato e si è intensificato in Siria, Giordania e Libano l’aiuto alla popolazione siriana ed irachena, cristiani ma non solo, che vive una situazione di estrema necessità, attraverso la presenza dei Frati della Custodia di Terra Santa grazie anche al sostegno finanziario della Colletta del Venerdì Santo.

  • In Libano
    Accoglienza e sostegno temporaneo per 14 famiglie irachene a Deir Mimas e oltre 47 nella zona di Harissa e Jounieh.
    Aiuto scolastico per 28 bambini iracheni e giovani iracheni a Deir Mimas, oltre 35 nella zona di Harissa e quasi 65 a Jounieh. Aiuto a giovani siriani a Jounieh e Beirut in numero di 40.
  • In Siria
    Aiuti attraverso le parrocchie di Aleppo, Damasco, Knayeh, Yakoubieh e Latakieh.  

Centro di emergenza di Aleppo presso la parrocchia e il Terra Sancta College:
– progetto di distribuzione di acqua potabile alla gente senza acqua
– pagamento delle spese dell’elettricità da generatori sparsi lungo la strada a più di 600 famiglie
– distribuzione del pacco alimentare per 3700 famiglie al mese
– assistenza sanitaria di emergenza (per una spesa di 70 mila $)
– cura per i bambini e la loro crescita sotto tutti i punti di vista (spirituale, umana fra cui educativa) e i loro bisogni primari di latte, pannolini…
– riparazione / ricostruzione di 1300 case danneggiati (di tre diversi livelli di danni)
– aiuto ad avviare piccole imprese e attività lavorative a circa 500 persone, che avevano perso lavoro
– progetto di “dopo scuola” a favore di 150 bambini
– sostegno a 1300 famiglie giovani con un pacco alimentare mensile
– assistenza sanitaria per la gravidanza, il parto, e l’assistenza post-parto sia alla madre sia al figlio
– distribuzioni di vestiti, due volte all’anno a più di 900 bambini…
– oratorio estivo per più di 1300 bambini
– progetto di adozione di 600 bambini musulmani profughi
– centro per il trattamento post traumatico da guerra per bambini e ragazzi

  • Damasco(Baba Touma, Casa di Anania, Tabbale e Salhie):
    – riparazione strutture danneggiate dai bombardamenti
    – aiuto famiglie e giovani poveri
    – medicine e interventi medici
    – bambini e studenti aiuto allo studio
    – ristrutturazione spazi interni piano terra parrocchia Bab Touma, per attività giovani
    – studio e ristrutturazione spazio per centro culturale parrocchiale per giovani alla Casa di Anania
    – aiuti accoglienza e sostegno ammalati
    – educazione, aiuto all’asilo bambini a Tabbale
    – centro per il trattamento post traumatico da guerra per bambini e ragazzi
  • Latakieh:
    – acquisto di un terreno per edificare un centro pastorale a servizio della comunità parrocchiale locale
    – distribuzione mensile di pacco alimentare a circa 300 famiglie
    – centro per il trattamento post traumatico da guerra per bambini e ragazzi
    Aiuti a rifugiati nei 3 villaggi di KnayeJacoubie Sjeide
  • https://www.collettavenerdisanto.it/emergenza-siria/
  • COME DONAREhttps://www.proterrasancta.org/it/come-sostenerci/

domenica 2 aprile 2023

La Settimana Santa nella Quaresima bizantina

croce proveniente da basilica situata nella zona delle 'città morte'
dell'antica Siria 
 

Oggi la croce diventa fonte della grazia

di Manuel Nin 

La Grande e Santa Settimana della passione, della morte e della risurrezione di Cristo, è il momento centrale dell’anno liturgico in cui tutte le Chiese cristiane, di Oriente e di Occidente, attraverso i testi della liturgia, attraverso i diversi momenti e celebrazioni liturgiche di questi giorni, diventano veri e propri mistagoghi, che ci portano per mano all’incontro con il Signore, ci fanno vivere anche noi come Corpo di Cristo l’offerta volontaria, la morte e la risurrezione, nel suo corpo nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria, del Verbo di Dio incarnato. Nella tradizione bizantina questa mistagogia inizia la Domenica delle Palme, e già in qualche modo il sabato che la precede con la celebrazione della risurrezione di Lazaro l’amico del Signore dai morti, e che nella sua malattia, morte e risurrezione diventa tipo e prefigurazione dello stesso Cristo nella sua passione, morte e risurrezione, ed anche di ognuno di noi feriti dal peccato, morti i esso ma risorti e salvati dal Signore.

A partire dalla Domenica delle Palme e lungo la Settimana Santa troviamo diversi aspetti che voglio sottolineare: Cristo che entra a Gerusalemme seduto su un puledro, il Signore che viene, si fa presente nell’umiltà della sua Incarnazione. Poi i diversi esempi biblici dei tre primi giorni della Settimana Santa: Giuseppe, uno dei patriarchi veterotestamentari, venduto, tradito dai propri fratelli; poi l’atteggiamento vigilante o non delle dieci vergini della parabola evangelica; infine, la donna peccatrice che unge i piedi di Cristo. Attraverso questi esempi, la tradizione bizantina ci propone un rapporto di amore totale con Cristo, di fedeltà, nell’ottica dell’immagine sponsale del rapporto tra Cristo e la sua Chiesa. Infine, già dal Giovedì Santo troviamo Cristo servo, che lava i piedi ai discepoli; che si dona ai suoi discepoli e a tutti nei Santi Doni del suo Corpo e del Suo Sangue, dopo che è diventato servitore di tutti.

Nella tradizione bizantina troviamo, e già durante la stessa quaresima e poi in questi giorni della grande Settimana, alcuni dei tropari che collegano il mistero dell’offerta volontaria di Cristo sulla croce al mistero del nostro battesimo. Uno dei tropari che apre l'ufficio del mattutino del Giovedì e del Venerdì Santi ci mette di fronte a questo mistero sia sacrificale e sia battesimale. È un testo, come tanti altri nella la tradizione bizantina, fatto da un intreccio di diverse citazioni bibliche: “Mentre i gloriosi discepoli erano illuminati nella lavanda della Cena (Gv 13,1ss), allora Giuda si ottenebrava (Gv 13,30), l'empio, malato di cupidigia (Sal. 33,22;). E consegna te, il Giudice giusto (2Tim 4,8), in mano ai giudici iniqui. Vedi l'amico del danaro (Gv 12,6), per questo finisce impiccato! (Mt 27,5). Fuggi l'anima insaziabile, che tanto ha osato contro il Maestro. O Signore buono con tutti, gloria a te. I due termini all’inizio del tropario, "illuminati" e "lavanda" -quest’ultimo potrebbe anche essere tradotto come “cattino”-, sono da collocare in un contesto chiaramente battesimale; la lavanda dei piedi fatta da Cristo ai suoi apostoli è vista quasi come il battesimo dei discepoli che precede e fa loro degni della cena eucaristica, che diventa l’adempimento di questa lavanda, di quest’illu­minazione. I discepoli sono illuminati, mentre Giuda entra nella notte, vista questa come spazio senza luce.

         Mi soffermo ancora in altri tropari, attribuiti a Sant’Andrea di Creta (660-740), vescovo di Gortyna nell’isola di Creta, teologo e poeta, e autore moltissimi testi liturgici, canoni e tropari, che in forma poetica cantano i misteri della nostra fede. Uno di questi testi è il canone penitenziale che le Chiese di tradizione bizantina celebrano nel periodo della quaresima. Di questo testo voglio presentare soltanto quattro tropari che in forma poetica e con delle immagini toccanti riescono a mettere in evidenza questo rapporto stretto tra il sacrificio della croce ed il battesimo, e riassumono quello che è veramente il mistero della fede cristiana, celebrato nella Grande Settimana che ci porta alla Pasqua.

       Il primo dei tropari ha un carattere fortemente battesimale, collegando la crocifissione di Cristo ed il nostro battesimo: ambedue, croce e battesimo, in un unico mistero, diventano per noi una vera e propria nuova creazione, un lavacro ed infine dono dello Spirito Santo: “Crocifisso per tutti, hai offerto il tuo corpo e il tuo sangue, o Verbo: il corpo per riplasmarmi, il sangue per lavarmi; e hai emesso lo spirito, per portarmi, o Cristo, al tuo Genitore”. Il corpo di Cristo crocefisso e poi risorto è il luogo dove avviene la nostra redenzione, la nostra nuova creazione; il sangue di Cristo versato diventa per noi un vero e proprio lavacro; infine, Cristo che emette lo Spirito e ci fa dono di una nuova nascita, ci porta al Padre.

         Un secondo tropario ci presenta un tema che troviamo spesso nei testi dei giorni santi: la croce di Cristo come chiame che riapre le porte del paradiso: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o pietoso, per salvarci; per tuo volere sei stato inchiodato sull’albero della croce e l’Eden che era stato chiuso, si è aperto: ciò che sta in alto, ciò che è in basso, il creato, le genti tutte, da te salvati ti adorano”.

         Il terzo dei tropari riprende il tema del battesimo, con delle immagini che ci portano quasi alla liturgia battesimale, con il lavacro, l’unzione e la bevanda della vita: Sia mio fonte battesimale il sangue del tuo costato, e bevanda l’acqua di remissione che ne è zampillata, perché da entrambi io sia purificato, e venga unto, bevendo come crisma e bevanda, le tue vivificanti parole, o Verbo”. Il costato aperto di Cristo è il fonte battesimale, da cui sgorga anche il crisma dell’unzione che nella Parola di Dio si fa alimento ed acqua di vita. La stessa mistagogia battesimale la troviamo nel quarto dei tropari di Andrea di Creta: “Quale calice, la Chiesa ha avuto il tuo costato vivificante: da esso è scaturita per noi la duplice fonte della remissione e della conoscenza, quale figura dell’antico patto, del nuovo e dei due insieme, o nostro Salvatore”.

         Infine, un altro dei tropari, di autore anonimo, commentando il vangelo di Luca nella parabola del buon samaritano, presenta di nuovo come in un unico mistero il sangue e l’acqua del battesimo che sgorgano dal costato di Cristo trafitto, assieme all’olio dell’unzione, che diventano insieme balsamo di guarigione e di vita nuova: Uscendo dai tuoi divini comandamenti, come da Gerusalemme, e scendendo verso le passioni di Gerico, trascinato dallo splendore disonorevole delle contaminazioni della vita, sono incappato nei ladroni, cioè nei pensieri, e sono stato spogliato da loro della tunica della figliolanza e della grazia: ora giaccio senza respiro per i colpi… Tu, Signore, incarnato dalla Vergine in modo ineffabile, versando volontariamente dal tuo costato sangue e acqua salutari, o Cristo Dio, li hai fatti colare come olio, chiudendo le cicatrici delle mie ferite con questa applicazione, e unendomi al coro celeste, nella tua amorosa compassione”.

http://manuelninguell.blogspot.com/2022/04/