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venerdì 10 marzo 2023

Siria: Nostra Signora Fonte della Pace e la Speranza che rimane Presente

di Sr. Veronica, ocso


In una zona rurale al confine con il Libano del Nord. Accanto due villaggi cristiani, tutt’intorno villaggi musulmani, sciiti e sunniti. Cinque sorelle dal Monastero cistercense di Valserena (Pisa – Italia): cosa ci fanno un pugno di monache di clausura in territorio musulmano, in tempi così duri?

Sono presenti dal 2005, dopo che l’Ordine Cistercense si è sentito interpellato dalla morte dei sette monaci rapiti e uccisi a Tibhirine, in Algeria a raccogliere la loro eredità, vivendo la Regola di San Benedetto in un contesto in cui i cristiani sono minoranza.

Diciotto anni, sufficienti a vivere in prima persona la parabola di dolore della Siria.

Al loro arrivo le Sorelle sono state accolte da un Paese in piena crescita, con contraddizioni, ma anche ricchezze culturali, religiose, umane, spirituali. C’era tolleranza. Una capacità di stare insieme nella diversità, cosa che la guerra ha cercato di spezzare in ogni modo.

In Occidente non è mai stato facile capire il conflitto siriano, tra informazioni montate ad arte e un arcipelago d’interessi in gioco. La guerra insegna che bene e male non stanno mai da una parte sola e che non puoi mai giudicare dalle apparenze. La guerra è stata orchestrata a tavolino e strumentalizzata da poteri  regionali e internazionali, per interessi economici e geopolitici. A nessuno interessano i diritti dei popoli; altrimenti, invece di riempire la Siria di armi, si sarebbe lavorato per far crescere la coscienza, la cultura, la formazione. E invece ci ritroviamo ad assistere a un martirio senza fine, fatto oggi di sanzioni, furti e soprusi che generano una povertà sempre più nera.

Per anni le Sorelle hanno passato le notti in dormiveglia, attente ai movimenti dei mercenari che entravano dal Libano. Hanno vissuto lo sconforto al pensiero che la Siria non ce l’avrebbe fatta. La guerra è stata un passaggio profondo alla radice della vocazione tuttavia sempre sono rimaste. In tutti questi anni, chicco dopo chicco, hanno costruito un luogo bello per accogliere chiunque cercasse pace.

La preghiera liturgica, il lavoro e l’accoglienza scandiscono la loro giornata.  La gente accorre sempre numerosa al monastero di pietra e di spirito, nel deserto della povertà. Si prega, si condivide, si parla nei limiti della comprensione della lingua araba. Ad alcuni si tenta di offrire un lavoro e un compenso che consentano la sopravvivenza familiare.

Quando la situazione ha iniziato a ritrovare un equilibrio, pur nella diffusa povertà causata dalle sanzioni contro la Siria, dopo aver attraversato anche il tunnel del Covid e del colera, si era iniziata la costruzione di un vero edificio monastico e di una chiesa che potesse essere Casa per tutti. Le Sorelle si sono tanto interrogate se non fosse follia, in una tale situazione di bisogno materiale. Però  chi vive l’esperienza monastica sa che là dove più nascono domande sulla vita e sulla morte, quello è il posto giusto per un monastero.  Si percepisce in Siria, tra la gente, una sete spirituale profonda. C’è bisogno di spazi per accogliere questa sete e ricostruire le persone. Alcuni generosi benefattori si sono provvidenzialmente presentati e così la costruzione è cominciata.

La gente, in quel Paese, è abituata al fatto che chiunque abbia messo piede in Siria in questi anni prendeva qualcosa per sé: risorse, potere, vendetta. Al contrario, il piccolo monastero cistercense vuole essere una presenza diversa, gratuita, abitata da cuori che tutto hanno lasciato per amare un Paese non loro, imparare una lingua e una cultura lontani e tentare di vivere la speranza di un sì sempre rinnovato a Dio.

In quelle terre Dio non è una presenza astratta e privata, ma vive nella vita di tutti, cristiani e musulmani, così che, pur nella dissipazione di un mondo globalizzato, il rimando a Lui è sempre possibile e familiare. Certo, potevano rimanere in Italia e pregare per tutti, ma quei luoghi risuonano di echi profondi, di una storia antica. E inserirsi in questa Grazia lo considerano un privilegio e un onore.

Oggi tutti ci fermiamo attoniti di fronte al mistero di un terremoto feroce come pochi altri, che ha mietuto innumerevoli vittime in una sola notte, tra gente che da 12 anni aveva resistito a infinite prove.

Che senso abbia tutto questo lo domandiamo a quel Dio, Creatore e Redentore, che non smettiamo di sentire Padre.

Dagli uomini di potere esigiamo invece clemenza, quella vera: l’eliminazione delle sanzioni e non solo parole di cordoglio.

Dalle immagini rilanciate in tutto il mondo chiunque può constatare che chi soffre sono i poveri, la gente normale, che a fatica riesce a mangiare e scaldarsi in questo ennesimo inverno, e in quest’ora tragica vede la vita e gli affetti perire sotto macerie che pare impossibile rimuovere per la scarsità dei mezzi a disposizione.

Noi, con le nostre Sorelle in Siria, non smettiamo di sperare.

 https://www.fondazionemonasteri.it/azer-provincia-di-homs-siria-nostra-signora-fonte-della-pace/


L'appello delle Trappiste per l'abolizione delle SANZIONI :

https://oraprosiria.blogspot.com/2023/02/appello-pressante-dalle-trappiste.html


Per donazioni in aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto in Siria:

INTESA SANPAOLO
intestato a Monastero Cistercense di Valserena
IBAN: IT10K0306909606100000002045
BCITITMM

Causale: Terremoto

Per chi ha bisogno della ricevuta valida per la detrazione può fare la donazione attraverso l’associazione Nostra Signora della Pace specificando bene la causale. (deducibili dalle tasse ai sensi del D.L.G. 460/97)

INTESA SANPAOLO
intestato a: Associazione Nostra Signora della Pace
IBAN: IT61M0306909606100000002047
BCITITMM

Causale: Terremoto

martedì 7 marzo 2023

Padre Bahjat, parroco di Aleppo: “Regna la paura e lo sconforto”

 

La paura e lo sconforto sono rimaste, insieme alle macerie, a fare compagnia alla popolazione terremotata” racconta al Sir padre Bahjat Elia Karakach, frate della Custodia di Terra Santa e parroco latino di Aleppo.  La speranza di una ricostruzione veloce non trova spazio nei cuori di una popolazione segnata da quasi 13 anni di guerra, dalla pandemia e dalla povertà.

   di Daniele Rocchi , SIR  6 marzo 2023

La maggior parte della gente che ha l’abitazione lesionata ma agibile non vuole rientrare perché le scosse continuano. Il timore di crolli è tangibile – spiega il parroco -. Il fattore psicologico in questo frangente ha un peso importante nella vita degli abitanti di Aleppo e delle zone colpite”.

Nel frattempo i centri di accoglienza allestiti dalle autorità locali sono pieni di terremotati e la convivenza comincia ad essere difficile. Si tratta di strutture in qualche modo improvvisate con servizi insufficienti per fare fronte ai bisogni di così tanta gente”.

L’aiuto delle Chiese.  Le Chiese locali continuano a offrire sostegno materiale e spirituale ai terremotati, grazie anche all’aiuto che arriva dalla Chiesa universale.

Nel Terra Santa College oggi sono ospitate circa 3mila persone, tra queste anche quelle che erano alloggiate nei locali della parrocchia latina che ha ripreso le attività pastorali e catechetiche. È importante, infatti, ridare ai nostri fedeli una parvenza di normalità, per quanto possibile. Dopo un mese, però, anche gli ampi spazi del College non bastano più. Non ci sono servizi igienici sufficienti per tutta questa gente e il rischio di problemi di natura igienico-sanitaria è alto. Ecco perché è importante riuscire a convincere le persone, quelle che possono, a fare rientro in casa. Il nemico principale è la paura, alimentata anche da alcune pagine social che predicono prossime scosse di grande magnitudo”. 

L’impegno della Chiesa, un mese dopo il sisma, non si esaurisce con l’accoglienza e il supporto materiale ma prosegue anche nel campo di una difficile ricostruzione. Ad Aleppo le undici comunità cristiane presenti (cattoliche, ortodosse e protestanti) hanno costituito una Commissione ecumenica – per coordinare le azioni di aiuto – che ha incaricato 15 ingegneri di verificare l’agibilità dei palazzi abitati da famiglie cristiane e di lavorare a progetti di restauro delle case. Per chi ha perso l’abitazione si pensa ad un aiuto per andare in affitto. “Si tratta di un lavoro che richiederà molto tempo – sostiene il parroco latino – perché le domande sono migliaia. A questi ingegneri se ne aggiungeranno altri 4 che arriveranno nei prossimi giorni dall’Italia. Sono specializzati in lavori post-sisma e hanno raccolto un appello che avevo lanciato tempo fa. Per consentire loro di lavorare in modo ufficiale abbiamo stipulato un’intesa con il Municipio di Aleppo. Si occuperanno dei casi più spinosi”.

La visita della Cei.  Dall’Italia, nei giorni scorsi, sono arrivati anche il Segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, e don Leonardo Di Mauro, direttore del Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo”.

Per noi è stata una benedizione – dice padre Bahjat -. Vedere amici e fratelli italiani qui ad Aleppo è stato come rompere un senso di isolamento che andava crescendo con il passare dei giorni. È importante, infatti, tenere alta l’attenzione su quanto accaduto a causa del terremoto. Una tragedia che non va dimenticata”. A riguardo vorrei dire che mons. Baturi e don Di Mauro sono rimasti molto colpiti da quanto hanno visto e si sono resi disponibili ad una ulteriore collaborazione futura”.

Dal 2013 ad oggi la Cei ha destinato oltre 12 milioni di euro per realizzare 17 interventi in Siria, tra cui “Ospedali aperti”, gestito dalla Fondazione Avsi che dal 2017 rappresenta una risposta significativa alla crisi umanitaria, e oggi anche alle conseguenze del sisma.

Ricostruire.  La sfida, dunque, è cominciare a ricostruire. In attesa che l’allentamento delle sanzioni produca qualche frutto. A riguardo padre Bahjat è un po’ scettico: 

“Penso che la notizia dell’allentamento delle sanzioni contro la Siria abbia più una valenza mediatica che reale. Per verificarne l’efficacia e la veridicità ci vorrà del tempo, forse anni. L’embargo alla Siria ha provocato negli anni danni gravissimi all’economia, alle infrastrutture, causando povertà e aumento della corruzione. Un allentamento di soli sei mesi delle sanzioni non so se e quanto potrà incidere sulla vita reale delle persone”.

https://www.agensir.it/mondo/2023/03/06/terremoto-in-turchia-e-siria-padre-bahjat-parroco-aleppo-regna-la-paura-e-lo-sconforto/

venerdì 3 marzo 2023

Il Congresso Usa vota per ripristinare tutte le sanzioni alla Siria

 
foto di Elia Kajmini

Piccole Note, 3 marzo 2023

“La Camera degli Stati Uniti questa settimana ha votato in modo schiacciante a favore di una mozione per mantenere le sanzioni contro la Siria, nonostante il devastante terremoto che ha ucciso almeno 5.900 persone”. Così The Cradle.

Maggioranza “bulgara”

La risoluzione, presentata dal deputato repubblicano Joe Wilson e sottoscritta da altri 51 deputati, è stata approvata con un voto di 414 a 2. Contrari solo Thomas Massie e Marjorie Taylor Greene.

La risoluzione chiede all’amministrazione Biden di continuare ad rimanere fedeli al Caesar Syria Civilian Protection Act del 2019, “che ha imposto sanzioni paralizzanti alla Siria progettate per impedire al Paese di ricostruirsi dopo anni di guerra”, come scrive Dave DeCamp su Antiwar.

“La mozione – continua DeCamp – dichiarava che il governo del presidente siriano Bashar al-Assad ‘affermava in maniera menzognera’ che le sanzioni statunitensi impedivano di dare una risposta alle devastazioni del terremoto”.

E ancora, “la mozione della Camera affermava di ‘piangere’ le vittime del terremoto e descriveva l’applicazione del Caesar Act come un modo per ‘proteggere’ il popolo siriano”.

Approvando tale mozione, la Camera chiede la revoca del gesto conciliante dell’amministrazione Biden che, dopo il sisma, ha sospeso parte delle sanzioni comminate a Damasco. Detto questo, anche la sospensione attuale, anche se non sarà revocata, non ha un grande impatto sugli aiuti.

Così su Msnbc news: “La scorsa settimana, il governo degli Stati Uniti ha annunciato una moratoria di 180 giorni sulle sanzioni per favorire i soccorsi ma, anche se le sanzioni prevedevano precedenti esenzioni per l’assistenza umanitaria, molti analisti temono che la revoca di queste sanzioni non cambierà molto”.

L’inefficace sospensione, parziale e temporanea

“[…] Ad esempio, le banche e le istituzioni finanziarie private non sono disposte a inviare denaro in Siria sotto forma di rimesse, tanto necessarie, e altri aiuti finanziari per paura di ritorsioni. Poi c’è il fatto che la stragrande maggioranza del petrolio del paese è controllata dagli Stati Uniti”.

Peraltro, si può immaginare quanto sia incisiva una sospensione di alcune sanzioni per soli 180 giorni, solo se si pensa alle conseguenze dei terremoti che hanno afflitto l’Italia, dove ancora l’Aquila e Amatrice, solo per fare due esempi, sono alle prese con la ricostruzione (e il nostro Paese è più sviluppato e non ha subito una devastante guerra decennale). Tant’è.

Poco da aggiungere. Questa la politica sanguinaria ormai è diventata approccio ordinario dell’Impero verso il povero Paese mediorientale. La colpa di Assad è quella di aver resistito al tentativo di regime-change, anche se un terzo del Paese, nel quale si trovano i giacimenti di petrolio, resta occupato dagli Stati Uniti, i quali usano allo scopo i curdi siriani, a loro volta succubi e vittime dei loro disegni (tanto è vero che, quando Erdogan li ha attaccati, hanno chiesto aiuto ad Assad, segno che l’America li aveva scaricati).

Tale l’ipocrisia di un Impero che vuole apparire come difensore della libertà e della democrazia e, per inciso, accusa i russi di attentare all’integrità territoriale dell’Ucraina….



Padre Lufti: "C'è bisogno di solidarietà. Il sisma rischia di cancellare ogni speranza"

È passato quasi un mese dal terribile sisma che ha colpito, esattamente la notte del 6 febbraio scorso, la regione tra la Turchia e la Siria, e sui media non si parla più, se non raramente, di questa tragedia che ha provocato ad oggi in totale nei due Paesi 53.565 vittime e innumerevoli feriti. Ma, dopo i primi momenti, terminate le ricerche di eventuali superstiti, restano il dolore e le sofferenze quotidiane di migliaia di persone e famiglie senza casa e senza lavoro e restano la paura di nuove scosse di assestamento e i timori nei riguardi del futuro. 

In Siria, in particolare, tra la gente si vive un clima generale di sfiducia. Per esprimere solidarietà alla popolazione oggi sono giunti ad Aleppo monsignor Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza episcopale italiana, con il cardinale Mario Zenari, nunzio in Siria. Ad accompagnarli nella visita il padre francescano Firas Lutfi, ministro per la regione francescana di Siria, Libano, Giordania che vive nella città siriana. Infatti, se una certa solidarietà c'è stata all'inizio da parte della comunità internazionale verso i siriani vittime del sisma, c'è bisogno che gli aiuti proseguano per dare la possibilità alle popolazioni di non abbandonare la loro terra e di immaginare per loro un avvenire migliore.  A Vatican News padre Firas Lutfi spiega l'importanza della visita in corso e descrive come si vive oggi sui luoghi del terremoto.


Padre Firas, ci dice qualcosa della visita in corso?

Siamo qui a visitare un po' le zone colpite dal terremoto, stiamo percorrendo appunto tutta quella zona che è stata veramente danneggiata. Ma visitiamo anche le famiglie, le persone povere che hanno sofferto sia il trauma del sisma sia la preoccupazione per il presente e per il futuro. È una visita di solidarietà, una visita di supporto. Il cardinale Zenari ha più volte visitato la Siria, è invece la prima visita della Conferenza episcopale italiana nella persona di monsignor Baturi. Era programmata prima del terremoto, ma dopo questo evento c'erano ragioni in più per venire, per esprimere la solidarietà anche di Papa Francesco e di tutti i pastori della Chiesa italiana. Quindi è una visita molto apprezzata, molto di rinforzo e di incoraggiamento alla popolazione che sta in ginocchio.

Ecco, qual è la situazione oggi nelle località terremotate. Ci sono ancora scosse? C'è paura? Dove hanno trovato rifugio le persone che hanno perso le proprie case?

Sì, ci sono tante persone che hanno perso la loro casa e che hanno trovato riparo nelle chiese e nelle moschee e nei centri creati per l'accoglienza, ma la situazione qui è drammatica perchè centinaia di famiglie sono costrette a stare tutte insieme in una condizione di grande disagio, priva di privacy, e in una grande confusione. Sono piccoli e grandi, adulti, bambini ragazzi e ragazze che vivono così, in grandi aule semplicemente.

Ma si sta pensando a qualche sistemazione un po' meno provvisoria per loro?

Sì, sì certo, adesso grazie anche a questa collaborazione che la comunità internazionale in qualche modo ha voluto offrire, c'è un progetto per la costruzione di case prefabbricate, perchè ora ci sono molte famiglie sotto le tende.

Farà certamente anche molto freddo in questo periodo, ma come viene distribuito il cibo, il vestiario, le cose più necessarie?

Gli aiuti vengono distribuiti secondo le necessità e il numero delle persone che sono nei centri di emergenza che sono stati creati, noi francescani abbiamo parecchi centri qui ad Aleppo, almeno tre, e anche l'episcopato latino sta ospitando centinaia di persone. Insomma si cerca, entro i limiti del possibile, di aiutarli a stare bene. Ma soprattutto la gente ha paura, tanti non hanno problemi con la casa ma la paura della prima scossa ha fatto veramente sentire molta molta preoccupazione. È per questo che tanti bambini non vogliono più ritornare a casa, perché la casa invece di farli stare tranquilli e sicuri, adesso per loro rappresenta una minaccia, un rischio.

Sono presenti ancora organizzazioni e volontari per sostenere le persone in difficoltà?

Fortunatamente il terremoto ha richiamato molti giovani che lavorano qui con le organizzazione locali.

Dall'estero invece non c'è più nessuno?

Qualcuno c'è forse in Turchia, in Siria meno, solo alcuni Paesi arabi hanno mandato aiuti.

Qual è il sentimento più diffuso tra la gente: disperazione, fiducia, speranza, paura?

La paura è prevalente e poi sfiducia e disperazione, purtroppo, un senso di smarrimento e di abbandono. Le persone non hanno più fiducia nemmeno di ritornare nelle loro case. Adesso sono nel convento dei francescani, dove si trovano 3000 persone e nessuno di loro vuole andare a casa perché la casa è vista come un pericolo.

E voi come piccola Chiesa locale come fate ad aiutare tanta gente? Che cosa chiedete alla comunità internazionale?

Chiediamo appunto alla comunità internazionale più attenzione, chiediamo di superare le divisioni, le visioni miopi, chiediamo di levare in modo definitivo quelle sanzioni che pesano soprattutto sui civili e sulle persone innocenti. Abbiamo bisogno di una pace permanente, che metta fine al male che per dodici anni i siriani hanno subito prima con la guerra ora anche con il terremoto, una tragedia dentro la tragedia. Quindi è necessario un impegno veramente di tutti, soprattutto della comunità internazionale.

Localmente in questo momento c'è collaborazione tra cristiani e musulmani nelle zone colpite dal sisma?

Certamente c'è collaborazione tra tutti i siriani, musulmani e cristiani. Nel nostro monastero adesso vedo con i miei occhi moltissime famiglie musulmane che abbiamo accolto perché davanti a tragedie del genere non si fa mai distinzione tra una religione e l'altra, tra una confessione e l'altra. Sono tutti figli di Dio, sono persone ferite, come quella che il buon samaritano ha cercato di curare e di soccorrere, lungo le strade dell'umanità.

Che cosa ha in cuore, padre Firas, che cosa vorrebbe ancora dirci?

Voglio dire che ringrazio sempre la Radio del Papa per l'attenzione e per la possibilità di ascoltare la voce di questi poveri che gridano, che vivono nell'abbandono, nello smarrimento. Noi cerchiamo questa solidarietà internazionale iniziata quasi un mese fa, perché possa davvero dare più speranza e più coraggio alle persone di restare nelle loro terre. Perché dopo questi eventi tragici di solito le persone tendono ad abbandonare il loro Paese, la loro terra, non avendo più nulla su cui appoggiarsi.

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2023-03/terremoto-sisma-siria-chiesa-solidarieta-padre-lutfi-visita-cei.html

mercoledì 1 marzo 2023

Secondo comunicato sulla crescente spirale di violenza in Terra Santa

 

28 Febbraio 2023


We, the Patriarchs and Heads of the Churches in Jerusalem, are saddened by the latest escalation of violence in the Holy Land. 

On Sunday night, February 26th, dozens of Israeli settlers rampaged through the Palestinian town of Huwara near Nablus, killing a man, injuring dozens of people with metal rods and tear gas, and torching scores of buildings and cars. This took place as a retaliation after a Palestinian gunman killed two Israeli settlers near the same town—an act itself in response to the killing of eleven Palestinians in Nablus the week before.

 This recent escalation came during and following the conclusion of a rare meeting between Israeli and Palestinian leaders in Aqaba, Jordan, in which Israel promised to halt settlement expansion in the Palestinian areas, and to stop, along with the Palestinians, a spiraling and senseless escalation.

 These painful developments make it ever more necessary not only to immediately de-escalate tensions in words and deeds, but also to find a more lasting solution to the Israeli-Palestinian conflict, in accordance with international resolutions and legitimacy. 

With all people of good will, we pray to the Lord for peace and justice in our beloved Holy Land, where all have been tormented by this painful, long-term conflict.


Noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, siamo addolorati per l'ultima escalation di violenza in Terra Santa. Domenica notte, 26 febbraio, dozzine di coloni israeliani si sono scatenati nella città palestinese di Huwara vicino a Nablus, uccidendo un uomo, ferendo decine di persone con spranghe di metallo e gas lacrimogeni e incendiando decine di edifici e automobili. 

Ciò è avvenuto come rappresaglia dopo che un uomo armato palestinese ha ucciso due coloni israeliani vicino alla stessa città, un atto a sua volta in risposta all'uccisione di undici palestinesi a Nablus la settimana prima. 

Questa recente escalation è avvenuta durante e dopo la conclusione di un raro incontro tra i leader israeliani e palestinesi ad Aqaba, in Giordania, in cui Israele ha promesso di fermare l'espansione degli insediamenti nelle aree palestinesi e di fermare, insieme ai palestinesi, una vertiginosa e insensata escalation . 

Questi dolorosi sviluppi rendono sempre più necessario non solo un immediato allentamento delle tensioni nelle parole e nei fatti, ma anche la ricerca di una soluzione più duratura al conflitto israelo-palestinese, in conformità con le risoluzioni e la legittimità internazionali. Con tutte le persone di buona volontà, preghiamo il Signore per la pace e la giustizia nella nostra amata Terra Santa, dove tutti sono stati tormentati da questo conflitto doloroso e di lunga durata. 

I Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme


https://www.custodia.org/en/news/second-statement-regarding-increasing-cycle-violence-holy-land