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giovedì 26 maggio 2022

L’Ascensione del Signore nella tradizione bizantina

Ascensione del Signore. XVII secolo. Latakia (Siria)
 

Oggi il Signore cerca Adamo e lo fa sedere nella gloria

di P.Emmanuel Nin, Esarca Apostolico

          La festa dell’ascensione del Signore, celebrata il quarantesimo giorno dopo la sua risurrezione dai morti, è una delle grandi feste negli anni liturgici di tutte le Chiese cristiane di Oriente e di Occidente. Mi soffermo nella tradizione bizantina i cui testi liturgici sono una vera e propria professione di fede che ripercorre, possiamo dire, i grandi momenti della storia della salvezza, dall’incarnazione del Verbo eterno di Dio, alla sua nascita, alla sua passione e morte, e quindi alla sua risurrezione ed ascensione ai cieli dove ha portato, ha fatto salire, ha glorificato la nostra natura umana redenta e salvata, e da dove ha mandato, come dono suo e di suo Padre, lo Spirito Santo. Attraverso i testi della liturgia, la Chiesa ci fa gustare direi in un bel intreccio di teologia e di poesia, i grandi momenti della salvezza che avviene per noi in Cristo.

          Il primo tropario del vespro della festa introduce i principali aspetti che troveremo poi in tutti gli altri testi: “Il Signore è asceso ai cieli per mandare il Paraclito nel mondo. I cieli hanno preparato il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro. Il Padre riceve colui che dall’eternità, nel suo seno dimora. Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima.”. Vediamo come l’ascensione del Signore è collegata senza soluzione di continuità con il dono dello Spirito Santo, e tutti i tropari metteranno in evidenza questo collegamento tra ascensione del Signore e discesa, dono dello Spirito. In questo tropario troviamo anche un altro tema che appare ripetitivamente nei testi della festa, cioè la meraviglia, lo stupore degli angeli di fronte all’ascensione del Signore. In questo testo troviamo l’espressione: “…stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro…”, mentre in un altro testo troviamo la frase: “…restarono attoniti i cherubini, vedendo venire sulle nubi te, Dio, che siedi su di loro.” Lo stupore degli angeli diventa nei testi liturgici una vera e propria professione di fede nel Verbo di Dio incarnato, vero Dio e vero uomo, attraverso lo stupore degli angeli vedendo un uomo, la meraviglia dei cherubini vedendo Dio.

Questa stessa professione di fede la troviamo ancora bellamente cantata in un altro dei tropari: “Signore, compiuto il mistero della tua economia, hai preso con te i tuoi discepoli e sei salito sul Monte degli Ulivi: ed ecco, te ne sei andato oltre il firmamento del cielo. O tu che per me come me ti sei fatto povero, e sei asceso là, da dove mai ti eri allontanato, manda il tuo Spirito santissimo per illuminare le anime nostre”. Di questo testo ne sottolineo due aspetti che ritroviamo poi anche in altri della stessa festa. In primo luogo, la presenza dei discepoli all’ascensione del Signore, fatto che oltre ad essere un dato evangelico, è anche un dato ecclesiologico: i discepoli -e in alcuni tropari troviamo menzionata anche la Madre di Dio-, sono testimoni dell’ascensione e quindi della piena glorificazione e redenzione della nostra natura umana assunta pienamente da Cristo e da lui glorificata; infatti, la stessa icona dell’ascensione ci mostra la presenza della Madre di Dio, e dei Dodici con Paolo. In secondo luogo, l’immagine molto bella usata nel tropario: “…O tu che per me come me ti sei fatto povero…”, che riprende 2Cor 8,9 e Fil 2,6-7, per parlare dell’incarnazione. Si tratta di un tema che troviamo ancora in altri tropari, cioè il collegamento messo in parallelo tra incarnazione/discesa e glorificazione/ascensione: “Tu che, senza separarti dal seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, l’hai fatta sedere con te accanto al Padre. Per questo le celesti schiere degli incorporei, sbigottite per il prodigio, estatiche stupivano e, prese da tremore, magnificavano il tuo amore per gli uomini. Con loro anche noi quaggiù sulla terra, glorificando la tua discesa fra noi e la tua dipartita da noi con l’ascensione, supplici diciamo: O tu che con la tua ascensione hai colmato di gioia infinita i discepoli e la Madre di Dio che ti ha partorito, per le loro preghiere concedi anche a noi la gioia dei tuoi eletti, nella tua grande misericordia”.

          Nei testi della festa troviamo un uso abbondante, con una interpretazione chiaramente cristologica e soteriologica, del salmo 23 collegato direttamente con l’ascensione del Signore: “Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima… Mentre tu ascendevi, o Cristo, …le schiere celesti che ti vedevano, si gridavano l’un l’altra: Chi è costui? E rispondevano: È il forte, il potente, il potente in battaglia; costui è veramente il Re della gloria… Sollevate le porte celesti: ecco è giunto il Cristo, Re e Signore, rivestito di corpo terrestre”. Il dialogo del salmo lo troviamo possiamo dire scenificato tra lo Spirito Santo e gli angeli, oppure tra gli angeli tra di loro. Si tratta, in questa festa come in tante altre della tradizione bizantina, di un’esegesi cristologica applicata ai salmi.

          In uno dei tropari del mattutino della festa ci riassume in quattro versetti lo smarrimento di Adamo dopo il peccato, e l’incarnazione di Cristo con l’immagine del rivestirsi proprio della natura di Adamo, presentata quasi fosse l’icona del buon pastore che si carica sulle spalle, che assume la pecora smarrita e la fa sedere con lui nella gloria: “Dopo aver cercato Adamo che si era smarrito per l’inganno del serpente, o Cristo, di lui rivestito sei asceso al cielo e ti sei assiso alla destra del Padre, partecipe del suo trono, mentre a te inneggiavano gli angeli”.

          L’ascensione del Signore adempie, porta a compimento l’opera della nostra redenzione, perché lui, asceso in cielo, rimane sempre con noi ed accanto a noi. Romano il Melodo (+555) lo canta in uno dei tropari della festa: “Compiuta l’economia a nostro favore, e congiunte a quelle celesti le realtà terrestri, sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro, senza tuttavia separarti in alcun modo da quelli che ti amano; ma rimanendo inseparabile da loro, dichiari: Io sono con voi, e nessuno è contro di voi”. 

http://manuelninguell.blogspot.com/2022/

domenica 22 maggio 2022

Una analisi dei risultati elettorali in Libano e il tentativo di uscire dallo stallo

foto REUTERS
 Le elezioni parlamentari libanesi si sono svolte il 15 maggio, con 128 seggi assegnati con un sistema di voto per sette, unico in Libano. Secondo la Banca Mondiale, il Paese sta soffrendo la peggiore crisi economica del mondo degli ultimi 150 anni. Nel 2019 sono iniziate le proteste di piazza contro l'élite politica, considerata corrotta e la causa principale del fallimento politico, economico e sociale del paese.   Riportiamo a titolo di approfondimento l'articolo originale sui risultati delle elezioni, apparso sul sito MidEast Discourse.  

L'agenzia Reuters informa che poche ore prima che l'attuale governo libanese passi a un ruolo di transizione, i legislatori hanno approvato una serie di misure - presentate come un piano di ripresa - per soddisfare alcuni dei requisiti del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il 20 maggio si è svolta la sessione di gabinetto presieduta dal Presidente libanese Michel Aoun e dal Primo Ministro Najib Mikati, durante la quale è stato approvato il piano. Il nuovo Parlamento eletto sarà responsabile dell'attuazione del piano.  (OpS)

di Steven Sahiounie, journalist and political commentator


The Lebanese diaspora is estimated to be as high as 14 million, but only 225,114 had registered to vote in this election. There were 1043 candidates, which included 155 women to fill the seats for a four-year term.

The absence of the Future Movement in this race was a major change, as former Prime Minister Saad Hariri had announced his withdrawal from politics, and his party did not participate in the election.

Former Assistant Secretary of State for Near Eastern Affairs David Schenker participated in a ZOOM symposium for the Washington Institute entitled “Hezbollah-Shia Dynamics and Lebanon’s Election: Challenges, Opportunities, and Policy Implications”.  Schenker openly admitted the dangerous role played by the US administration in causing Lebanon’s economic collapse and maintaining the US financial and economic siege on the country.

The US policy in Lebanon was to create chaos which was to weaken the Lebanese resistance to the occupation by Israel, who is the main US ally in the Middle East.

The Lebanese Association for Democratic Elections said about 80 percent of the population faces poverty as a result of the economic crisis. Candidates and party supporters have been accused of trying to buy their way to victory by offering cash bribes to undecided voters. Paying for votes appears commonplace in the electoral districts where competition is fierce, especially Beirut I, Beirut II, Zahle, Keserwan, Jbeil, Batroun, Koura, Bsharri, Zgharta, and Chouf Aley.

The political elite, otherwise referred to as the traditional parties, were collectively the biggest losers in the election.  Fouad Siniora, who is well known for being accused of corruption, and had served for years as a minister as well as Prime Minister in the past, was a big loser in this election.  Perhaps, the biggest loser could be identified as Prince Talal Arslan, who had served for 30 years in parliament.

Samir Geagea, of The Lebanese Forces, emerged with the largest number of deputies and is now the largest Christian party in parliament for the first time. Geagea is famous for having been convicted of the 1994 bombing of a Maronite Christian church–which killed 11 people, and the coldblooded slaying of a rival, former militia leader Dany Chamoun, his wife, and two young sons in 1990.

The winners in this election were the new faces, ready to bring the demands of the 2019 protest movement to the chamber floor, and chosen by the voters to serve in response to years of corruption by the political elite, who were shocked by the outcome of this election.

The important next step in the process of forming a parliament and government is to choose the Speaker of the Parliament. Nabih Berri has served in that position for 30 years, and while he might again serve in that important position, it is not a forgone conclusion.  The Vice Speaker of the Parliament must also be decided upon. 

Equally important, is to choose a Prime Minister, and this must be done by a consensus of the majority; however, a majority may not exist.  In that case, no government can be formed.  It may come down to regional powers forcing an acceptable choice to be made.

In October, President Michel Aoun’s term will expire. This vacancy will leave a gap in the government.  There is a distinct possibility arising, in which Lebanon has no President, nor a  government for months, and maybe longer. The reason would be there could be no majority in the Parliament, which would result in no consensus on who should be President of Lebanon.  However, that deadlock could be solved by the intervention of foreign powers; such as France, the US, or Saudi Arabia.

Hezbollah and their allies lost their parliamentary majority. Hezbollah, and its ally Amal, have won all 27 seats allotted to the Shiite sect.  They received more than 350,000 votes from Shiites, which means the Shiite community still supports Hezbollah and is still committed to resistance to the Israeli occupation. This furthermore means, there are no seats in the Parliament that are Shiite, but against Hezbollah.  The US has had a plan to turn Shiites against Hezbollah, but the plan has failed to produce results.

Hezbollah might not enjoy a majority in domestic politics, but they do hold the majority in the area of national defense.

About 12 seats went to new candidates who are young people seeking change and are not affiliated with the political elite, or the older traditional parties.  But, can they affect a change?

If these new fresh faces in the Parliament, who are not tied down to corrupt practices, can unite then they stand a small chance of in succeeding effecting necessary changes in Lebanon.  However, we can’t forget that as much infighting there has been among the traditional parties, at the end of the day they have been able to hammer out deals behind closed doors to solve issues and deadlocks.  The question will be, if these new members of Parliament will be capable of unity, and negotiating tough issues. Experts anticipate the new legislative body will be fractured and passing needed bills will be a struggle.

It will be very difficult to remove Riad Salameh from his position as Governor of the Central Bank of Lebanon because the ‘Lords of Corruption’ is protecting him. The US Ambassador to Lebanon, Dorothy Shea, said, “…any political retaliation against the Governor of the Banque du Liban, Riad Salameh,” will have major consequences.

Lebanon’s financial prosecutor, Judge Ali Ibrahim, decided to retract Salameh’s subpoena, and the Judge’s action was based on not only personal or internal considerations but also on the US intervention to protect Salameh.

Ambassador Dorothy Shea also told OTV it was a mistake to scapegoat any one person or institution for Lebanon’s economic collapse in response to a question about the role of central bank Governor Riad Salameh, who she said: “enjoys great confidence in the international financial community”.

Despite the US government’s support of Salameh, France, Germany, and Luxembourg have seized properties and frozen assets worth 120 million euros ($130 million) in a major operation linked to money laundering in Lebanon which belongs to Salameh and his family. 

The new Parliament may take action against Riad Salameh, to calm the Lebanese street soon. The corrupt political elites will do so to protect themselves, and they will offer up Salameh as the sacrificial lamb, to pay the price of all.

Lebanon’s electrical grid has collapsed and many have no access to electricity for daily life.  A plan was devised to use the existing Arab Gas Pipeline, from Egypt to Lebanon, to deliver fuel to be converted into electricity.  Even though part of the pipeline runs through Syria on its way to Lebanon, the US Ambassador to Lebanon had supported the plan.

However, Republican members of the US Congress refused to agree to the plan because of the US Congressional sanctions in place against Syria. 

Two Egyptian and Jordanian diplomats visiting Washington, in connection with the proposed use of the Arab Gas Pipeline, pressed President Joe Biden’s administration for further assurances they would not be affected by the sanctions but failed to receive them.  The Republican party could take control of Congress in the November midterm elections, and that would prevent any exemptions to the sanctions to help Lebanon.  Republicans in Congress have sent a letter to Secretary of State Antony Blinken saying that the proposed pipeline would violate the sanctions against Syria.  The US Republican party flexes its muscles in Lebanon to deprive the Lebanese people of turning on a light in their own homes.

lunedì 16 maggio 2022

Dichiarazione dei Patriarchi di Gerusalemme sulle violenze israeliane durante il funerale di Shireen Abu Aqleh


Noi, il Patriarca greco di Gerusalemme, il Patriarca latino di Gerusalemme, i Vescovi e i fedeli delle Chiese cristiane in Terra Santa, condanniamo la violenta intrusione della polizia israeliana nel corteo funebre della giornalista uccisa Shireen Abu Akleh, mentre si recava dall'ospedale San Giuseppe alla chiesa cattedrale greco-melchita.

La Polizia ha fatto irruzione in un istituto sanitario cristiano, mancando di rispetto alla Chiesa, all'istituto sanitario, alla memoria del defunto e costringendo i portatori della bara a lasciarla quasi cadere.

L'invasione e l'uso sproporzionato della forza da parte della polizia israeliana, che ha attaccato i fedeli in lutto, li ha colpiti con manganelli, ha usato granate fumogene, ha sparato proiettili di gomma, ha spaventato i pazienti dell'ospedale; è stata una grave violazione delle norme e dei regolamenti internazionali, compreso il diritto umano fondamentale della libertà di religione, che deve essere osservato anche in uno spazio pubblico.

L'Ospedale St. Joseph è sempre stato orgogliosamente un luogo di incontro e di guarigione per tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa o culturale, e intende continuare a esserlo. Quanto accaduto venerdì scorso ha ferito profondamente non solo la comunità cristiana, le Suore di San Giuseppe dell'Apparizione, proprietarie dell'Ospedale, e tutto il personale ospedaliero, ma anche tutte le persone che in quel luogo hanno trovato e trovano tuttora pace e ospitalità.

Le Suore e il personale dell'Ospedale San Giuseppe hanno sempre fatto sì che il loro Istituto fosse un luogo di cura e di guarigione e il deplorevole episodio di venerdì scorso rende questo impegno ancora più forte che mai.

Gerusalemme, Ospedale San Giuseppe, 16 maggio 2022

venerdì 13 maggio 2022

Dichiarazione del Patriarcato latino di Gerusalemme sulla morte di Shereen Abu Aqleh

 
The Latin Patriarchate of Jerusalem expresses its shock at the death of the Palestinian reporter Shereen Abu Aqleh who, according to eyewitnesses, has been killed by the Israeli army, during coverage of the Israeli army’s storming of Jenin camp on Wednesday morning, May 11, 2022.

We ask for a thorough and urgent investigation of all the circumstances of her killing and for bringing those responsible to justice.

This blatant tragedy brings back to human conscience the need to find a just solution to the Palestinian conflict, which refuses to enter oblivion although 74 years have passed since the Nakba.

We pray for the rest of Shereen's soul, who was an example of duty and a strong voice for her people, and ask God to grant her brother and relatives the consolation of faith. We pray that the Palestinian people find their way to freedom and peace.

We pray for the recovery of journalist Ali Samouri, who was also injured while performing his duty, and for all journalists in the world who courageously perform their work.

Le Patriarcat latin de Jérusalem exprime sa consternation face à la mort de la journaliste palestinienne Shereen Abu Aqleh qui, selon des témoins oculaires, a été tuée par l'armée israélienne alors qu'elle couvrait une offensive israélienne au sein du camp de Jénine, le matin du 11 mai 2022.

Nous demandons une enquête approfondie et urgente sur toutes les circonstances de ce meurtre et que les responsables soient traduits en justice.

Cette tragédie flagrante ramène à la conscience humaine la nécessité de trouver une solution juste au conflit palestinien, qui refuse de tomber dans l'oubli bien que 74 ans se soient écoulés depuis la Nakba.

Nous prions pour le repos de l'âme de Shereen, qui était un exemple de devoir et une voix forte pour son peuple, et demandons à Dieu d'accorder à son frère et à ses proches la consolation de la foi. Nous prions pour que le peuple palestinien trouve son chemin vers la liberté et la paix.

Nous prions aussi pour le rétablissement du journaliste Ali Samouri, également blessé dans l'exercice de ses fonctions, et pour tous les journalistes du monde qui accomplissent courageusement leur travail.

https://www.lpj.org/it/posts/dichiarazione-del-patriarcato-latino-di-gerusalemme-sulla-morte-di-shereen-abu-aqleh.html