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sabato 5 febbraio 2022

Qualche considerazione sul malcontento popolare che sta attraversando la Siria

Riceviamo da un amico che abita in Siria un chiarimento circa le nuove decisioni governative di sospendere i sussidi che facilitavano l'acquisto di alcuni generi di prima necessità, decisione che ha suscitato grande preoccupazione e scontento nella popolazione siriana , provata da 11 anni di guerra e dalle ingiuste sanzioni occidentali.   OraproSiria


Da prima della guerra il Governo in Siria sussidiava vari beni - pane, gasolio, benzina, educazione, salute, acqua, luce. Lo faceva in nome di un certo "socialismo siriano" legato alla forma di potere politico. L'economia andava bene e il Paese produceva. Il sussidio era a beneficio di tutti i siriani, ricchi e poveri. Adesso, con 11 anni di guerra alle spalle - non finita ancora - e con sanzioni occidentali severe, le risorse dello Stato sono scarse e non bastano per continuare il sussidio anteriore quindi il governo ha deciso di orientare l'aiuto alle persone che veramente lo necessitano. Questo riorientamento del sussidio si sta però facendo in forma confusa quindi suscita malcontento popolare. Davanti alle proteste, si spera che il governo sappia fare delle scelte , ad esempio il cambio di ministri incapaci con altri più capaci...

Prima della guerra, educazione e salute erano gratis per tutti. I prodotti energetici con i prezzi accessibili per tutti. I libri gratis anche in tutte le tappe pre-universitarie. Acqua e luce con prezzi simbolici per tutti. Il pane quasi gratis nei forni dello Stato. Inoltre c'é una catena cooperativa che copre il territorio nazionale che vende prodotti commestibili e di uso quotidiano (zucchero, farina, oli, sardine, saponi, etc.) a prezzi sostenibili pure nel commercio libero. Faccio qualche esempio: io non ho pagato una lira per la educazione dei miei tre figli; mi sono operato due volte ricevendo buone cure, con il costo di un euro (uno) che ho pagato all'autobus per andare all'ospedale e ritornare a casa...

Adesso i costi di benzina, gasolio, pane e prodotti alimentari, gas domestico sono soggetti alle nuove decisioni, cioè a prezzi non calmierati. Tieni conto che ormai da mesi la elettricità non c'é quasi mai, però si paga... Comunque la inefficienza elettrica non é problema di sussidio, credo che sia piuttosto problema di non previsione, a volte penso che potrebbe essere anche lavoro di sabotaggio di qualche intruso...

Non è facile vedere vie d'uscita, sarebbe una questione da affrontare in sede politica, ma non abbiamo partiti in parlamento che rappresentino una opposizione significativa... Il popolo siriano ha grande fierezza e dignità, che sono il motivo della attuale pazienza con cui sopporta. Siamo consapevoli che non siamo usciti dal pericolo della falsa rivoluzione, quella del 2011 non era rivolta, era un progetto coloniale ben preparato e ancora non é finito; e vediamo bene che abbiamo ancora il pericolo USA-Israele...

Oggi tanti siriani se ne vanno, in cerca di opportunità di vita migliori, ma chi ci perde è la Siria: per chi come me decide di restare, occorre lavorare molto e con pazienza per salvaguardare la nostra coesione sociale. Io sono convinto che i siriani stanno risolvendo i problemi interni fra di loro e che non vogliono ingerenze. Che hanno avuto la capacitá di difendersi dall'attacco feroce dell' occidente e del terrorismo e quindi saranno ancora di più capaci di risolvere i loro problemi interni.

K.S.

venerdì 4 febbraio 2022

Eliminato il califfo di ISIS al-Qurayshi al confine della Turchia

 

Riportiamo una interessante ipotesi della giornalista Marta Ottaviani pubblicata su AsiaNews sulle circostanze della eliminazione del califfo di ISIS da parte delle forze americane. Riteniamo singolare che , come da cartina, il rifugio di questo personaggio fosse situato a poche centinaia di metri dal confine turco, mentre le operazioni di ISIS, compreso l'assalto alla prigione di Ghuwayra, si svolgono a centinaia di miglia di distanza......

OraproSiria



Una guerra fra bande nel Nord della Siria, un presidente americano che deve riguadagnare terreno e un alleato inaffidabile che, per una volta tanto, potrebbe essersi dimostrato pronto a collaborare. Sono questi i principali fattori che hanno portato alla morte di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, il successore di al-Baghdadi alla guida di quel che resta dello Stato Islamico e che, secondo l’ultima versione rilasciata dall’amministrazione americana, si è fatto esplodere con la sua famiglia, uccidendo anche la moglie e i due figli, prima che le forze speciali americane riuscissero a penetrare nel suo nascondiglio, dal quale non usciva mai. Il terrorista è considerato il responsabile del genocidio degli yazidi nel 2014, ma, ricordiamolo, anche dell’assalto alla prigione di Ghwayran ad Hasaka, gestita dai curdi e che aveva come compito quello di liberare alcuni capi dell’Isis che vi erano rinchiusi.

A differenza di al-Baghdadi, al-Qurayshi è stato un leader che ha tenuto un profilo estremamente basso. Uomo riservato, non è mai apparso in pubblico e non usciva di casa se non per andare sul tetto della palazzina dove abitava, poco lontano dalla cittadina di Atmet, incastrata fra il confine della provincia di Aleppo con quella di Idlib, oltre che a pochi chilometri dalla frontiera turca. L’operazione americana, a detta del portavoce del Pentagono, John Kirby, sarebbe stata il più circoscritta possibile e non sono stati eseguiti raid aerei per limitare al massimo la possibilità coinvolgere civili. I 50 militari delle forze speciali sarebbero anche riusciti a fare evacuare 12 persone dall’edificio, prima che il leader dell’Isis si facesse esplodere.

Un successo che l’amministrazione Biden ha sottolineato immediatamente e del quale aveva in qualche modo bisogno. Il presidente americano è ancora nell’occhio del ciclone per il ritiro dall’Afghanistan. Rimane da capire come questa operazione possa essere stata possibile.

La zona di Idlib è controllata soprattutto dal Free Syrian Army protetto dalla Turchia, nella quale però, secondo gli osservatori internazionali, si annidano anche elementi riconducibili a gruppi islamici. Fuori da Idlib, è la guerra fra bande. C’è Al-Qaida, che qui ha molte basi operative, c’è l’Isis e ci sono anche altri gruppi jihadisti, nemici di Daesh, ma altrettanto pericolosi.

Potrebbe essere stato uno di questi attori a dare informazioni agli americani, posto che, quasi sicuramente, c’è stato anche un coordinamento con Ankara per necessità logistiche.

«È ancora difficile capire chi possa avere passato le informazioni agli americani – spiega ad AsiaNews Sultan Alkani, giornalista siriano esperto dell’area -. Teniamo presente però che gli Stati Uniti avevano informazioni molto dettagliate che potevano venire solo alla regione di Idlib». Nessuna certezza, quindi, ma un possibile attore chiave: Hayat Tahrir al-Sham, organizzazione militare salafita.

«Non possiamo avere la certezza che siano stati loro - continua Alkani -. Ma è indubbio che l’eliminazione di Isis sarebbe tutto nell’interesse di Hayat Tahrir al-Sham e che sono fra i pochissimi ad avere una conoscenza capillare di quel territorio. Se sono stati loro, comunque si verrà a sapere difficilmente. Il passaggio di una informazione del genere alla coalizione provocherebbe loro seri imbarazzi davanti ai loro seguaci».

L’eliminazione di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi fa comodo anche alla Turchia, perché è avvenuta fuori dalle aree di suo stretto controllo, ma le tensioni fra i vari gruppi della zona stanno mettendo a dura prova la FSA, fiancheggiata proprio da Ankara. Il peso di tutta questa situazione, è pagato dalla popolazione civile che, oltre a trovarsi in mezzo a questa lotta fra fazioni, paga anche le ricadute della svalutazione della lira turca, adottata come moneta parallela ormai da due anni, e da condizioni di vita sempre più difficili.

https://www.asianews.it/notizie-it/Il-raid-contro-al-Qurayshi-e-la-lotta-tra-fazioni-islamiste-intorno-a-Idlib-55076.html

mercoledì 26 gennaio 2022

L'assalto alla prigione di Hassakeh: a chi giova il ritorno di Daesh ?

 Continua da giorni, violenta e senza esclusione di colpi, nel nord-est della Siria la battaglia di Al-Hasaka, per stoppare un tentativo di evasione di detenuti dell'Isis. Molte le forze in campo, alto il numero delle vittime. Le responsabilità internazionali...

di Fulvio Scaglione

Al-Hasaka, nel nord-est della Siria. Dovremmo segnarci nome e posizione di questa città dove, ormai da una settimana, infuria una battaglia. Riepilogo: il 20 gennaio due auto-bomba vengono lanciate contro i portoni dell’ex scuola che, ad Hasaka appunto, è stata trasformata in una prigione fetida dove sono ammassate circa 4 mila persone. È un colpo ben organizzato, che mira a far fuggire centinaia di detenuti che appartengono (o sono sospettati di appartenere) all’Isis e che dopo le esplosioni vengono forniti di armi. Inizia così la battaglia che dura ancora adesso e che ha visto l’intervento a terra delle Forze democratiche siriane (milizie formate da curdi e da elementi delle tribù arabe ribelli al presidente Bashar al-Assad), i bombardamenti degli elicotteri statunitensi e le incursioni dei commando inglesi e americani.

Con tutto questo spiegamento di forze, gli aspiranti evasi, pur decimati (si parla di 200 morti), ancora resistono in un’ala del carcere. E i loro complici scatenano scontri improvvisi per le strade della città. È un combattimento brutale. Il carcere è stato bombardato senza alcuna remora e i militanti dell’Isis hanno usato come scudi umani decine di ragazzi delle loro famiglie, in cella con loro, mentre i bambini e le donne sono in altri campi di detenzione. Almeno un civile è stato decapitato e molti altri sono stati uccisi. Migliaia di famiglie hanno lasciato Hasaka per non essere coinvolte.

Vedremo quando e come finirà. Ma due considerazioni s’impongono in ogni caso. La prima è che, con ogni evidenza, i resti del sedicente Stato islamico si stanno in qualche modo riorganizzando. Le notizie che arrivano dalla Siria dicono che la base dei revanscisti sia nella zona di Deir ez-Zor, dove i nuovi adepti dell’Isis si finanziano con estorsioni ai danni degli allevatori e di coloro che estraggono petrolio illegalmente con macchinari improvvisati. In quell’area, il Centro informazioni del Rojava (l’entità autonoma creata dai curdi nel nord-est della Siria – ndr) ha documentato 19 attacchi armati nel solo mese di novembre 2021. E 11 soldati iracheni sono stati uccisi in una recente incursione oltre frontiera.

Aggiungendo lo sfacelo dell’economia siriana, piagata dalle sanzioni internazionali, e la peggiore siccità degli ultimi settant’anni, si ottiene la miscela perfetta per promuovere la vecchia ricetta jihadista. Bisognerebbe fare qualcosa ma la cosiddetta “comunità internazionale”, tra i Paesi che ancora sognano di veder tracollare Assad e quelli che lo appoggiano ma non hanno la forza necessaria, si è abbandonata a un’inerzia che si scarica sul popolo siriano.

L’altra considerazione è che, in mancanza di una decente soluzione politica per la Siria, dovrebbe almeno prodursi un minimo di sensibilità umanitaria. Ma i Paesi europei rifiutano di accogliere i “loro” jihadisti, ovvero quegli europei che ora sono prigionieri ma che partirono da Francia, Germania e Regno Unito per andare a distruggere la Siria. Quel che è peggio, però, è che rifiutano anche i figli incolpevoli di quegli stessi jihadisti, lasciandoli a soffrire nei campi di prigionia e nelle carceri, abbandonati alla custodia dei curdi che, a loro volta, dopo un decennio di guerra, non ne possono più di fare i carcerieri.

https://www.terrasanta.net/2022/01/la-battaglia-di-hasaka-riporta-lisis-alla-ribalta/

martedì 25 gennaio 2022

Percorrendo i luoghi di Paolo a Damasco: alle origini dell'esperienza cristiana





Atti 9,1-19

1 Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote 2 e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. 

3 E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo 4 e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». 5 Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! 6 Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». 7 Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. 8 Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, 9 dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.
10 Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi, Signore!». 11 E il Signore a lui: «Su, va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, 12 e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista». 13 Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. 14 Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». 15 Ma il Signore disse: «Va', perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; 16 e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». 17 Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo». 

18 E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, 19 poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco.