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domenica 21 febbraio 2021

"Non di solo pane vive l'uomo": nella Damasco martoriata da 10 anni di guerra la scommessa dei Francescani

 

I francescani  hanno creato e aperto al pubblico una biblioteca intitolata a san Francesco nel quartiere di Bab Touma di Damasco: il  racconto di padre Bahjat Elias Karakach

sabato 20 febbraio 2021

Con Biden, per la Siria nulla cambierà

 

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

Molto difficilmente il presidente Biden metterà la Siria nella lista delle sue priorità per la semplice ragione che nessuna delle soluzioni che si prospettano finora si sposa con gli interessi degli Stati Uniti. Quindi si prevede (perlomeno nel primo anno di questa nuova amministrazione) che le truppe americane che attualmente occupano il nordest del paese e il valico di frontiera di Al-Tanf (che separa la Siria dall’Iraq), restino dove sono e che rimangano tali e quali tutte le misure prese nei confronti di Damasco. E così l’amministrazione Biden presumibilmente potrà ottenere dei vantaggi dalle sanzioni imposte da Donald Trump senza che ci siano modifiche di rilievo. Ed è pure molto probabile che gli Stati Uniti continuino ad interpretare in modo sbagliato le dinamiche locali, a incoraggiare i conflitti e le divisioni tra le popolazioni che abitano nello stesso paese senza mai smettere di credere, erroneamente, di poter cambiare i regimi attraverso l’imposizione di pesanti sanzioni.  

Gli Stati Uniti dovranno sicuramente prendere in esame una serie di fattori importanti prima di fare dei passi che cambino la loro posizione e la loro politica nei confronti della Siria. Washington innanzitutto privilegia gli interessi e la sicurezza nazionale di Israele nel Levante. E Tel Aviv ritiene che tenere le truppe d’occupazione americane nel nordest della Siria e al valico di al-Tanf sia importantissimo al fine di rallentare o cercare di impedire il flusso della logistica e dei commerci tra Beirut, Damasco, Baghdad e Teheran.  Però le forze ausiliarie, quelle siriane e gli alleati dell’Iran hanno preso il controllo del valico di frontiera di Albu Kamal, più a nord. Fu una mossa orchestrata dal generale iraniano Qassem Soleimani (assassinato dagli Stati Uniti all’aeroporto di Baghdad nel gennaio 2020) che sorprese e amareggiò moltissimo le forze americane oltre a guastare la festa agli israeliani intenti a celebrare il controllo degli Stati Uniti sul più importante posto di frontiera tra l’Iraq e la Siria, quello di al-Tanf. 

La presenza delle truppe degli Stati Uniti in Siria fornisce un appoggio morale e militare a Israele e gli garantisce le informazioni raccolte dalla loro intelligence.  Tel Aviv dichiara di aver lanciato più di mille attacchi contro vari obbiettivi in Siria a partire dal 2011, l’anno dell’inizio della guerra. Israele può infatti contare sul fatto che ci siano le forze americane nei paraggi (nonostante ci siano le loro basi in Israele) per riuscire a intimidire la Siria e far sì che i suoi leader non mettano in atto una strategia della dissuasione che gli impedirebbe di violare la sovranità del paese a suo piacimento.   La presenza degli Stati Uniti infatti può essere utile a convincere il presidente siriano Bashar al-Assad a pensarci bene prima di attuare una ritorsione magari lanciando contro Israele una decina di quei missili di precisione che ha ricevuto dall’Iran. Finora le violazioni di Israele del territorio e quindi della sicurezza siriana  hanno avuto un costo irrilevante. E l’assenza di una risposta adeguata da parte di Assad non può che generare altri attacchi israeliani. Il presidente siriano ha deciso di non seguire l’esempio di Hezbollah che con le sue minacce ha causato il ritiro dell’esercito israeliano dal confine con il Libano per sei mesi ( e ancora oggi resta invisibile): la paura che si avverasse la promessa del segretario generale Sayyed Hassan Nasrallah di uccidere per vendetta un soldato israeliano era consistente. 

Pertanto Israele farà di tutto per riuscire ad influenzare l’amministrazione Biden e convincerla a non ritirare le truppe dalla Siria. Questo farà sì che non ci siano dei cambiamenti nel corso di quest’anno anche perché ovviamente non è facile per gli Stati Uniti decidere di abbandonare il valico di frontiera che separa la Siria dall’Iraq. 

Il secondo motivo è che Joe Biden vede nella Russia un avversario.  Infatti il presidente Putin ha ordinato l’ampliamento dell’aeroporto siriano di Hmeimin (che opera sotto il comando e l’amministrazione russa nel governatorato occidentale di Latakia)  per ospitare i bombardieri strategici che trasportano bombe nucleari. E questo significa che la Russia sta costruendo una base che sfida quella americana e turca di Incirlik  in cui ci sono cinquemila soldati americani e cinquanta bombe nucleari che sono parte delle riserve della NATO, una base da cui partirebbe la risposta ad un attacco russo nel caso di guerra nucleare. Per la Russia la Siria è diventata il suo fronte avanzato contro la NATO, la sua finestra sul Mediterraneo e la sua indispensabile base navale in Medio Oriente.

L’ex presidente Donald Trump aveva ordinato il ritiro di gran  parte delle sue truppe da molte zone del nordest siriano, nei governatorati di Hasaka, Deir ez-Zor e Raqqa. Il ritiro permetteva  alla polizia militare russa e all’esercito siriano di schierarvi le loro forze in gran numero e di controllare una serie di posizioni lungo il confine tra Siria e Turchia. Biden a questo punto non è più in grado di riavere quel pieno controllo delle province che gli Stati Uniti avevano prima dell’avanzata russo-siriana e deve lasciare il nordest alla Russia e all’esercito di Damasco. Quindi l’opzione migliore per la nuova amministrazione americana potrebbe essere quella di lasciare le cose come stanno. Se invece Biden ordinasse alle sue truppe di andarsene da tutte quelle zone che  occupano ancora in Siria verrebbe accusato di lasciare il paese nelle mani della Russia, un avversario dell’America, nonché di rompere l’equilibrio esistente tra le due superpotenze e di nuocere agli interessi degli Stati Uniti nel Levante. 

Per quanto riguarda i Curdi Biden non può, per la pressione esercitata sugli Stati Uniti da Israele e dalla lobby curda, ma anche per via del sostegno di cui gode la causa di questo popolo in Occidente, lasciarli come se niente fosse alla mercè della Turchia che li perseguiterebbe considerandoli terroristi. Le YPG siriane (Unità di Protezione popolare) finanziate  e armate dagli Stati Uniti e da qualche stato europeo, sono il ramo siriano del PKK , il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che è considerato un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea (e anche dalla Turchia). 

Fino ad ora gli Stati Uniti hanno impedito ai Curdi di trattare con il governo di Damasco il rientro di queste province nello stato. Su richiesta americana i Curdi preferirebbero abbandonare la città di Afrin alla Turchia piuttosto che consegnarla al governo siriano. Gli Stati Uniti come compensazione per la Turchia vorrebbero che continuasse ad avere l’accesso diretto da Afrin e Idlib per mantenere divisa la Siria. I Turchi a questo punto si tranquillizzerebbero visto che non apprezzano affatto l’atteggiamento protettivo degli Stati Uniti nei confronti dei Curdi. Washington vorrebbe anche continuare a tenere la Russia sotto pressione in un paese tutt’altro che unito e non controllato per intero dal governo di Damasco. L’aver permesso alla Turchia di occupare Idlib e Afrin e ai Curdi di avere il controllo delle risorse più importanti, petrolio e agricoltura, ha inferto un duro colpo al processo di ricostruzione della Siria e ostacola non poco il suo ritorno alla prosperità dopo dieci anni di guerra. 

Se il presidente Biden decidesse di normalizzare i rapporti con il presidente Assad la sua amministrazione sarebbe sottoposta ad una fortissima pressione. Non ci sarebbero più motivi per tenere le truppe in Siria. E Biden verrebbe attaccato aspramente da molti guerrafondai occidentali (che nel corso degli anni hanno fatto di tutto per rovesciare Assad e cambiare il regime senza però riuscirci) dovesse mai dare il via ad un processo di distensione. A questo punto è chiaro che Biden non può fare la scelta di abbandonare i Curdi. 

Per quanto riguarda invece l’Iran, è risaputo che gli Stati Uniti e Israele vorrebbero che non restasse in Siria ma non hanno gli strumenti per poter obbligare gli alleati di Teheran e i suoi consiglieri militari ad andarsene. La Russia non è riuscita a convincere Assad a farlo perché il presidente della Siria tiene in  grande considerazione i suoi rapporti con l’Iran, il paese di cui si fida di più in assoluto. Teheran non ha mai imposto nulla al presidente siriano e Assad sa perfettamente che i due paesi hanno un destino comune. Quindi l’opzione resta aperta. Non si prevede che Biden cambi posizione e neppure che possa immaginare uno scenario in cui l’Iran sia destinato a fare le valige a meno che non ci sia contemporaneamente un ritiro americano. Ma se anche tutto ciò avvenisse l’influenza dell’Iran in Siria non diminuirebbe, indipendentemente dalla partenza o meno dei consiglieri iraniani.

Riguardo alla Turchia, non c’è molto da stare allegri. Biden vorrebbe che Ankara rinunciasse ai sistemi di difesa missilistica russi S-400. Ma non ha la possibilità di imporre dei cambiamenti ai rapporti tra la Turchia e la Russia perché i due paesi sono ormai arrivati ad un livello notevole di cooperazione. In seguito alla costruzione del Turkstream, il gasdotto che parte da Anapa, sulla costa russa per raggiungere la Turchia, la Bulgaria e la Serbia, gli scambi a livello turistico e commerciale sono aumentati in modo significativo. Il presidente Recep Erdogan che guida il secondo paese più potente della NATO chiede la fine dell’appoggio statunitense ai Curdi siriani. Vorrebbe che il presidente Biden portasse i suoi soldati fuori dalla Siria e gli consegnasse il nordest del paese così potrebbe eliminare I Curdi e annettersi parti della Siria come ha fatto con Idlib e Afrin. Ma Biden adesso non lo può fare.

La nuova amministrazione guidata dal presidente Joe Biden non  dispone di grandi opzioni. Probabilmente manterrà le sanzioni che colpiscono duramente la popolazione della Siria e trarrà  benefici proprio da quelle cosiddette “trumpiste” (imposte da Donald Trump) contenute nel “Caesar Civilian Protection (punishment) Act” ovvero la “legge di Cesare”. Il presidente americano vivrà nella speranza che, in un modo o nell’altro, cambi qualcosa e che quindi la posizione degli Stati Uniti in Siria migliori.   In Siria si stanno avvicinando le elezioni presidenziali e naturalmente nei prossimi mesi e anche anni Assad non cadrà. Nonostante questa guerra devastante che dura da ormai dieci anni e che ha visto la  partecipazione di tanti paesi occidentali e arabi lui è rimasto al potere. La vera  svolta potrebbe esserci se le forze americane in Iraq e Siria fossero obbligate ad andarsene, una possibilità che potrebbe avverarsi in futuro proprio durante il mandato di Biden.  

https://ejmagnier.com/2021/02/15/la-siria-non-e-nella-lista-delle-priorita-di-biden/

mercoledì 17 febbraio 2021

Aggiornamento sulla situazione attuale e prospettive

 

di Peter Ford, ex ambasciatore del Regno Unito

trad. Gb.P.  OraproSiria


A uno sguardo veloce, poco è cambiato in Siria dalla scorsa estate. La situazione di stallo militare nel Nord, la crisi Coronavirus e il cambio di amministrazione a Washington hanno assicurato che nulla di importante potesse accadere per porre fine al conflitto in Siria, che ha ormai superato i dieci anni. Guardando meglio tuttavia, i rumori che annunciano il cambiamento non sono mai stati lontani. A mettere in ombra tutto è la terribile situazione economica, determinata in gran parte dalle sanzioni, dalle imminenti elezioni presidenziali in primavera e dalle prospettive per le relazioni USA / Iran.

  Il Nord

A seguito dei guadagni territoriali principalmente nel sud di Idlib lo scorso marzo, il governo siriano ora controlla circa il 70% del paese. Il pesante intervento turco, utilizzando devastanti attacchi di droni, ha fermato l'avanzata governativa dello scorso anno, ha prodotto una sorta di cessate il fuoco e non ha assicurato ulteriori progressi significativi da parte dell'Esercito Arabo Siriano. È avvenuto un po' di riordino di linee del fronte logore, con i Turchi che hanno recentemente rimosso alcuni avamposti militari abbandonati in territorio controllato dal governo, ma questo non sembra indicare una ritirata turca più generale. Anzi, al contrario, l'amministrazione turca, di fatto, mette sempre più radici nella zona di confine. Gli uffici postali turchi, le scuole e le cliniche sono solo i segni più evidenti della nuova presenza ottomana, insieme all'uso della lira turca. I paragoni con il nord di Cipro sono fin troppo evidenti.

Dietro questo scudo turco, in gran parte della zona di confine, le milizie controllate dalla Turchia, tra cui una parte dell'Esercito Siriano Libero (ESL) con la loro "amministrazione autonoma" e i consigli locali, tassano e amministrano una stanca popolazione locale, in gran parte turkmena, che era una delle minoranze che prosperavano sotto il regime secolare e tollerante di Damasco prima del conflitto. Se e quando queste zone torneranno in seno allo Stato, la situazione non potrà che essere come quella che prevalse in Francia dopo la rimozione di Vichy. Lo stesso vale per le aree controllate dai curdi (vedi sotto). Molti curdi, a proposito, sono stati "ripuliti etnicamente" (deportati) dalle aree controllate dai turchi, accumulando ancora più problemi per il futuro.

A Idlib la situazione della sicurezza è caotica. La dominante milizia sunnita salafita, Hayat Tahrir Al Sham (HTS), continua a governare il "pollaio", occupandosi principalmente di saccheggi e combattendo con piccoli gruppi jihadisti, alcuni, a differenza di essi, apertamente affiliati ad Al Qaeda. HTS ha cercato senza molto successo di prendere le distanze da Al Qaida, con il suo leader Al Julani che recentemente è apparso indossando un completo. La speculazione è che HTS stia cercando di posizionarsi per un finale di partita in cui un Idlib semi-autonomo potrebbe emergere da un accordo generale. È difficile immaginare uno scenario in cui Damasco accetterebbe un simile accordo.

Nel nord-est le forze statunitensi stimate in modo variabile tra 600 e 2.000 agiscono efficacemente come scudi umani dietro i quali i leader delle milizie curde appoggiate dagli Stati Uniti governano un'area che rappresenta un quarto della Siria, con le sue ricche risorse di petrolio e grano. Finché queste modeste forze statunitensi rimarranno al sicuro, sarebbe un suicidio per l'Esercito Arabo Siriano tentare di avanzare, poiché ciò significherebbe innescare massicce rappresaglie da parte dell'USAF (Aviazione USA).

I leader delle milizie curde gestiscono le cosiddette Forze Democratiche Siriane ("Qasd", per usare l'acronimo arabo) che sono peshmerga con una lievitazione di forze arabe, soprattutto nelle aree a predominanza tribale del sud e dell'est. I rapporti suggeriscono che molte di queste forze arabe, alcune delle quali sorvegliano ironicamente gli impianti di produzione di petrolio controllati dagli Stati Uniti, sono "Qasdi di giorno, ISIS di notte". I campi di sfollamento per le famiglie dell'ISIS nelle aree USA / curde, alcune grandi come grandi città, sono incubatrici per l'ISIS. Il campo più grande, Al Hol, con i suoi 65.000 abitanti, è sulla buona strada per diventare la Kandahar della Siria.

Altro rifugio dell'Isis nella zona vietata di Al Tanf - non accessibile cioè per le forze governative siriane. Al Tanf è un'enclave che si trova a cavallo dei confini di Siria, Giordania e Iraq, controllata da un paio di centinaia di forze statunitensi la cui missione è quella di equipaggiare, addestrare e dirigere il gruppo armato jihadista locale, Maghawir Al Thawra, e negare alla Siria uno strategico passaggio di confine. Gli Stati Uniti ei loro alleati si lamentano del fatto che il governo siriano non consente l'ingresso di cibo in questa zona remota e arida brulicante di nemici. Non c'è nulla che impedisca l'approvvigionamento dall'Iraq, ma ciò richiederebbe agli Stati Uniti di accettare una certa responsabilità per una situazione interamente da loro creata.

È stato riferito che elementi dell'Isis basati ad Al Tanf o nei pressi, si sono lanciati nelle ultime settimane per compiere una serie di imboscate e omicidi nel deserto centrale, la Badia, a sud di Deir Ez Zor. Questi sporadici attacchi dell'ISIS sono lontani dall'essere una minaccia strategica, ma stanno aumentando e un Esercito Arabo Siriano coadiuvato dai suoi alleati iraniani e russi sta affrontando una sfida per contenere un ISIS risorgente.

In un' altra svolta della situazione disordinata nell'Est, non tutto va bene nel campo curdo. L'ente politico-militare curdo, il PKK, è meno soddisfatto dello status di cliente statunitense rispetto ai signori della guerra Qasdi, e più incline a cercare un accordo con il governo siriano. Non a caso, si pensa che il governo stia giocando su queste tensioni, e sulle tensioni curdo-arabe. Sorprendentemente, il governo detiene ancora enclavi all'interno delle due più grandi città prevalentemente curde, Hasakah e Qamishli, enclavi che sono state recentemente private di scorte alimentari dai Curdi presumibilmente in risposta alle pressioni che il governo stava esercitando sulle aree curde vicino ad Aleppo.

Gettiamo nel calderone le regolari minacce turche di attaccare il Qasd, le pattuglie militari russo-turche, le milizie iraniane che sopportano il peso maggiore della lotta nel deserto contro l'ISIS, l'Iran che recluta centinaia di Siriani nel nord-est nelle milizie controllate dall'Iran e convogli militari statunitensi che vengono presi a sassate nei villaggi arabi e sarà chiaro che la situazione nel Nord Est e nell'Est è potenzialmente una polveriera.

È probabile che il governo centrale, non avendo alternative se desidera riottenere l'accesso al proprio carburante e ai propri cereali, intensificherà gli sforzi per sfruttare fessure e punti di debolezza. Gli Stati Uniti, da parte loro, sembrano vedere l'occupazione de facto come un costo basso, indolore (per se stessi) e produttiva in termini di negare il successo ad Assad e alla Russia e causare problemi all'Iran. È probabile che queste ipotesi vengano messe in discussione col passare del tempo.

Dato il quasi stallo sulla maggior parte dei fronti, il governo ha congedato una parte considerevole dell'esercito, una mossa popolare con famiglie a lungo private dei loro figli.

Israele ha continuato e persino intensificato i suoi continui bombardamenti non provocati sulla Siria, apparentemente prendendo di mira le forze iraniane ma spesso colpendo militari e civili siriani. La faccia tosta israeliana è stata portata a tali estremi che i Russi, che hanno a lungo assecondato gli israeliani nel loro comportamento, secondo quanto riferito, hanno iniziato a consentire all'Iran di effettuare spedizioni di attrezzature attraverso la base aerea russa di Humaymen. Questo presumibilmente per riportare gli israeliani alle regole di ingaggio non dichiarate (no bersaglio di siriani) piuttosto che per stabilire un accordo permanente.

  L'economia

La situazione economica è davvero disastrosa. Alcuni dati per capire:
Il costo di un paniere alimentare di prodotti di base è aumentato del 247% in un anno. L'inflazione annuale complessiva si aggira intorno al 180-200%.
4,8 milioni di persone dipendono dalle donazioni alimentari del Programma Alimentare Mondiale (WFP)
La produzione di cotone è diminuita di un terzo a causa della scarsità di semi, carburante e fertilizzanti.
Per la prima volta in 31 anni la Siria deve importare vacche da latte, in parte a causa di malattie e indisponibilità causa sanzioni dei medicinali veterinari.

Su undici centrali elettriche solo sette sono operative a causa dell'indisponibilità di gas e pezzi di ricambio (la maggior parte del gas naturale siriano si trova nell'area Usa / curda). Le sanzioni impediscono a Siemens, Ansaldo e Mitsubishi di fornire ricambi.

Non ci sono solo brutte notizie. L'aeroporto di Aleppo è ora aperto per i voli internazionali. Sono iniziati i lavori per la ricostruzione del mercato centrale di Homs, con la partecipazione del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). Era stato ostacolato dalla riluttanza di molti negozianti a tornare alle loro proprietà, costringendo il governo a emettere ordini di possesso (e quindi essere criticato per la confisca da organizzazioni per i diritti umani).

  Politica

Le elezioni presidenziali, secondo la legge elettorale, si terranno tra il 16 aprile e il 16 maggio. Anche se il risultato può sembrare una conclusione scontata, il presidente Assad vorrà che la sua rielezione sia il più convincente possibile. (Non ha ancora confermato che resterà in corsa, ma questo è dato per scontato.) Questa considerazione da sola determinerà probabilmente una riluttanza a intraprendere a breve termine qualsiasi azione militare rischiosa, per riprendere Idlib, per esempio. Anche la smobilitazione parziale si inserisce in questo quadro.

   Negoziati

Altri cicli di discussioni saltuarie si sono svolti in seno al Comitato costituzionale che si riunisce sotto gli auspici dell'ONU a Ginevra, il più recente, il quinto, si è tenuto a fine gennaio. Il Comitato comprende rappresentanti del governo, della società civile e dell'opposizione in giacca e cravatta con sede a Istanbul. Sono escluse le parti coinvolte in un conflitto armato reale - i gruppi armati di opposizione, l'Amministrazione Autonoma e i Curdi. In teoria, il Comitato sta ancora elaborando una nuova costituzione, ma sta inciampando su questioni di procedura.

  Politica statunitense sotto Biden

Pochi si aspettano grandi cambiamenti nella politica statunitense. In particolare, Biden dovrebbe essere davvero molto risoluto per sfidare un consenso bipartisan sul fatto che gli Stati Uniti debbano mantenere la loro presenza militare in Siria, che tanto quanto le sanzioni punisce l'innocente popolo siriano per le colpe addebitate ai suoi leaders, privandolo dell'accesso al proprio petrolio e grano e mantenendo il paese diviso. Le sanzioni, d'altra parte, sono un argomento in cui sembra che l'amministrazione entrante potrebbe non essere contraria a considerare nuove opzioni.

Un approccio propagandato è l'eliminazione graduale delle sanzioni legata a una serie di concessioni da parte del governo. Un tale approccio sarebbe destinato al fallimento poiché le concessioni richieste trascinerebbero inevitabilmente il governo su un percorso verso la sottomissione e la sua stessa fine, e quindi non supererebbero mai la prima base.

Vi sono pressioni, tuttavia, su un'amministrazione (Biden) che afferma di mostrare più preoccupazione umanitaria rispetto al suo predecessore, soprattutto in un periodo di Covid, affinché faccia qualcosa per alleviare le sofferenze dei civili. Un suggerimento è stato quello di togliere dal tavolo le sanzioni secondarie. Ciò potrebbe consentire ad aziende non statunitensi di riprendere la fornitura di pezzi di ricambio e medicinali, ad esempio.

   Prospettive

Sarebbe non azzardato prevedere un movimento scarso o nullo nel 2021. La rielezione del presidente potrebbe servire a rafforzare il senso di inutilità dei tentativi di cambio di regime o di "ricerca di giustizia" (il che equivale alla stessa cosa).

Tuttavia, ci vorrà di più per indurre Erdogan e Biden a modificare un corso che equivale a poco più che preservare l'attuale instabile status quo per far dispetto ad Assad, Russia e Iran.

La riduzione delle sanzioni, se arriverà, sarà marginale e farà poco per migliorare la misera sorte della maggior parte dei Siriani. I rifugiati continueranno a marcire nei loro campi. L'ISIS diventerà più forte. I colloqui politici sotto gli auspici delle Nazioni Unite probabilmente hanno superato la data di scadenza e potrebbero non riprendere nemmeno. La linea ufficiale dell'FCO che spera che la Siria proceda lungo il percorso dei colloqui di Ginevra verso la "transizione" prima che le sanzioni possano anche essere prese in considerazione, sembra sempre più una formula cinica per una stasi indefinita.

La possibilità più promettente di un movimento sul dossier nucleare iraniano potrebbe plausibilmente aprire nuove prospettive, anche se questo ha tempi lunghi e le cose potrebbero evolversi in modi attualmente non facili da prevedere.

Gli stessi Americani si dichiarano ansiosi di discutere quello che chiamano il "comportamento regionale" dell'Iran, e quanto sarebbe realistico senza alcuna contropartita da offrire? Dopotutto, cosa sarebbe più logico del fatto che gli Stati Uniti si ritirassero dalla Siria e interrompessero la loro guerra economica in cambio del ritiro delle forze dell'Iran?

Un simile approccio basato sul buon senso, tuttavia, difficilmente si raccomanderebbe ai falchi di Washington, almeno non prima che iniziassero a provare un po' di dolore a causa delle loro politiche. Alcuni disordini significativi nelle aree dominate dai Curdi potrebbero creare tale dolore, e questa è l'area che probabilmente sarà sotto sorveglianza più ravvicinata nel prossimo anno, piuttosto che le aree dominate dai Turchi dove i Turchi non hanno un evidente tallone d'Achille oltre alla piccola sacca di Afrin, con la sua popolazione curda, o qualsiasi nebulosa negoziazione politica.

Può anche essere che con l'Iran che amplia la sua impronta militare nel nord-est della Siria, un mancato rinnovo dell'accordo nucleare potrebbe portare l'Iran a perdere il suo attuale incentivo a non scuotere la barca con gli Stati Uniti e invece a indulgere in qualche altro "comportamento" in una regione della Siria attualmente vista da alcuni politici statunitensi forse compiacenti come un regalo che continua a fare.

In ogni caso, la Siria continuerà senza dubbio ad essere la cabina di pilotaggio in cui si svolgono le rivalità regionali, aggravando le difficoltà del conflitto interno ".

  Peter Ford

https://www.patreon.com/posts/update-on-syria-47616440

lunedì 15 febbraio 2021

La "lotta curda per l'indipendenza in Siria" è una campagna di propaganda statunitense per nascondere la prevista balcanizzazione del paese

di Janice Kortkamp

trad. Gb.P. OraproSiria


La "lotta curda per l'indipendenza in Siria" è una campagna di propaganda statunitense per nascondere la prevista balcanizzazione del paese. Questo è il mio modesto tentativo di spiegare questa complessa questione.

Riepilogo della situazione attuale: nelle ultime settimane, le "Forze Democratiche Siriane" (SDF) sponsorizzate dagli Americani - separatisti curdi e altri combattenti pagati profumatamente dagli Stati Uniti (dieci volte quello che percepiscono i soldati siriani) per i loro servizi mercenari - hanno assediato le parti delle città nord-orientali di Al-Hasakah e Qamishli ancora sotto il controllo del governo siriano. I civili hanno manifestato contro l'occupazione e l'assedio delle SDF, a cui le SDF stanno brutalmente rispondendo. L'altro ieri, le SDF create e sostenute dagli Stati Uniti hanno ucciso un manifestante e ne hanno feriti molti altri. Oggi il governatore della provincia ha annunciato che la Russia ha concluso con successo i negoziati e che nei quartieri di Qamishli è iniziata una parziale revoca dell'assedio.

Molti altri civili siriani in quelle aree hanno protestato contro le truppe americane e i mercenari nella provincia per quello che hanno fatto: rapire uomini per arruolarli a combattere per loro - tattiche di costrizione; bruciare i raccolti o inviare il grano e altri prodotti fuori dalla Siria; rubare il petrolio (insieme alle forze statunitensi) dai ricchi giacimenti petroliferi in quella zona (gli Stati Uniti stanno usando i profitti per finanziare l'addestramento e l'equipaggiamento continuo delle SDF); a volte cacciare le minoranze etniche e religiose dalle loro case nel tentativo di creare una popolazione a maggioranza curda; spesso lavorare con le milizie dell'ISIS invece di combatterle. Le forze statunitensi non hanno mai lasciato la Siria sotto Donald Trump - sono lì senza alcuna dichiarazione di guerra da parte del Congresso o un mandato delle Nazioni Unite - e Joe Biden ne ha già aumentato il loro numero.

Il governo siriano, come il governo iracheno, hanno chiesto molte volte che le forze americane lascino il loro paese. Invece di andarsene, le truppe statunitensi continuano a rubare petrolio - i giacimenti petroliferi più ricchi del paese si trovano nell'area occupata dagli Stati Uniti - e l'area è anche il granaio della Siria. La conseguente grave carenza di cibo e carburante sta causando terribili sofferenze al popolo siriano.

Le bugie e la propaganda:

    1. "Aree curde" - Il terzo della Siria, nel nord-est occupato illegalmente dalle truppe statunitensi, non è "curdo", infatti i Curdi non costituiscono affatto la maggioranza della popolazione in quelle aree - le tribù Arabe sì e ci sono centinaia di migliaia dei Cristiani Assiri e di alcuni Armeni. C'erano pochi Curdi lì fino a quando negli ultimi 100 anni non furono trasferiti massicciamente dalla Turchia. Ad esempio nella città capitale della provincia di Al-Hasakah, chiamata anch'essa Al-Hasakah, un censimento francese nel 1939 elencava solo 360 Curdi con 7133 Arabi, 5700 Assiri e 500 Armeni. (1) La maggioranza dei Curdi sono musulmani sunniti ma ce ne sono alcuni che appartengono a sette diverse. Secondo uno studio completo del 2012 dell'Associazione Nazionale della Gioventù Araba dei villaggi nella provincia di Al-Hasakah c'erano 1161 villaggi Arabi, 453 Curdi e 98 Assiri. (2) La popolazione curda della Siria nel complesso è solo del 5-10%. In Siria, un paese le cui radici come entità geopolitica risalgono agli albori della civiltà, cento anni fa è come fosse ieri.

  1. I Curdi” non sono un collettivo unificato; ci sono numerosi gruppi con alleanze e obiettivi diversi: un vertiginoso coacervo alfabetico di acronimi, ma il gruppo sostenuto dagli Stati Uniti in Siria è l'ex YPG (Unità di Protezione Popolare). Nel 2017 il generale dell'esercito americano Raymond Thomas, capo del Comando Operazioni Speciali, ha detto ai leader delle YPG che dovevano "cambiare il loro marchio" prima della creazione delle "Forze Democratiche Siriane" - l'esercito mercenario armato, finanziato e addestrato dagli Stati Uniti. Ridacchiò quando annunciò il nuovo marchio, dicendo che era “un colpo di genio per mettere la democrazia da qualche parte. Ma ha dato loro un po'di credibilità ". (3 e 4)

  2. Quando gli sforzi degli Stati Uniti per minare e rovesciare il governo siriano fallirono, il Segretario di Stato John Kerry annunciò il "Piano B" - la divisione della Siria - una "balcanizzazione" del paese (simile ai piani della Francia durante gli anni del Mandato Francese). Questo piano dividerebbe il paese secondo linee settarie ed etniche per creare stati più piccoli e più deboli. (5) Questo tipo di suddivisione - la vecchia strategia del "divide et impera", non funzionerebbe mai in Siria - a meno che l'intenzione non fosse quella di creare sempre più conflitti.

    La popolazione siriana è mescolata in tutto il Paese nei grandi centri urbani, nelle città più piccole e in decine di migliaia di villaggi; mentre i quartieri o villaggi e anche alcune aree più grandi possono essere prevalentemente un'etnia o una setta religiosa, l'idea che ogni gruppo abbia la propria autonomia è antitetica alla cultura. Le oltre due dozzine di etnie e gruppi religiosi che compongono il popolo siriano sono integrate e condividono la Siria. Un esempio sono gli Armeni che vennero in massa cento anni fa per sfuggire al genocidio armeno dei Turchi Ottomani, lo stesso genocidio che molti gruppi curdi aiutarono i Turchi a perpetrare. Gli Armeni si sono pienamente integrati nella società siriana pur conservando le proprie tradizioni, lingua e religione cristiana.

    Per dirla in termini a cui gli Americani possono far riferimento, quale sarebbe la reazione degli Americani se la Russia o la Cina avessero costruito basi a Orlando, dove addestrassero e armassero milizie di Floridiani provenienti da Cuba e chiedessero che la Florida fosse trasformata in "Cuba-stan "?

    4. Israele corteggia da decenni i gruppi separatisti curdi (6) e la divisione della Siria è principalmente a favore delle ambizioni israeliane di prendere il controllo del Libano, oltre a prendere tutta la Palestina e finalizzare e legittimare il loro furto del Golan siriano. Per raggiungere questi obiettivi, vogliono che Hezbollah sia schiacciato in Libano e che i paesi indipendenti dell'arco settentrionale del Medio Oriente - Siria, Iraq e Iran - siano tolti di mezzo (perché non sono sotto la completa sottomissione agli Stati Uniti che agiscono come guardia del corpo straniera e militare di Israele).

    L' Arco della Resistenza di questi tre grandi paesi con forti eserciti che operino in un'alleanza unificata sarebbe il più grande baluardo contro l'espansionismo israeliano. È fondamentale capire che Israele non si sta "difendendo" - le intenzioni di Israele sono che a nessun Paese sia permesso di avere la capacità di difendersi dall'aggressione israeliana.

Concludendo:

La propaganda statunitense / occidentale per promuovere i separatisti Curdi è stata totalmente fuorviante, proprio come lo è stata per l'intero conflitto siriano per 10 anni. Mentre molti Curdi hanno combattuto coraggiosamente contro l'ISIS e al Qaeda nella Siria settentrionale e nord-orientale, quelle battaglie non sono paragonabili alla coraggiosa lotta dell'Esercito Arabo Siriano e dei suoi alleati contro le centinaia di migliaia di terroristi e delegati estremisti (la maggior parte dei quali stranieri) che imperversano nel Paese dal 2011.

Gli Stati Uniti stanno usando la causa dei separatisti Curdi come facciata - una storia di copertura - per un esercito mercenario creato per eseguire una balcanizzazione illegale della Siria, un Paese che non è mai stato aggressivo contro l'America né una minaccia in alcun modo.
Senza la coalizione illegale degli Stati Uniti, i Curdi e tutti gli altri combattenti che si sono uniti alle SDF dovrebbero reintegrarsi con la Siria e continuare la lotta contro ISIS, al Qaeda, le forze di occupazione illegali della Turchia e altri delegati terroristi, a fianco dell'Esercito Arabo Siriano e dei suoi alleati a cui appartengono.

Fonti

(1) Utrecht University Repository, p 11, Sectarianism in the Syrian Jazira: community, land and violence in the memories of World War I and the French mandate (1915- 1939). https://dspace.library.uu.nl/handle/1874/205821

(2) Associazione nazionale della gioventù araba, studio sulla distribuzione della popolazione nella provincia siriana di Hasakah, 22 agosto 2013. http://www.asharqalarabi.org.uk/%D8%AF%D8%B1%D8%A7 % D8% B3 ...

(3) Reuters, il generale degli Stati Uniti ha detto all'YPG siriano: "Devi cambiare il tuo marchio", 21 luglio 2017. https://www.reuters.com/…/us-general-told-syrias-ypg…

(4) Anadolu Agency, il generale maggiore degli Stati Uniti spiega il rebranding dell'YPG lontano dal gruppo terroristico PKK, 25 gennaio 2018. https://www.youtube.com/watch?v=cHpaIO-Pj10

(5) The Guardian, John Kerry afferma che la partizione della Siria potrebbe essere parte del "piano B" se i colloqui di pace fallissero, 23 febbraio 2016. https://www.theguardian.com/…/john-kerry-partition…

(6) Haaretz, Dentro gli improbabili legami non ufficiali tra Israele e i Curdi, 12 ottobre 2019.  https://www.haaretz.com/middle-east-news/syria/.premium.MAGAZINE-israel-and-the-kurds-an-unlikely-and-unofficial-relationship-1.8234659

https://www.syriaresources.com/the-kurdish-struggle-for-independence-in-syria-is-a-us-propaganda-campaign-to-hide-the-intended-balkanization-of-the-country/