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lunedì 20 luglio 2020

Riapre la cattedrale maronita S.Elia di Aleppo

Vatican News 20 luglio
"Un segno di speranza e di rinascita non solo materiale ma dell'intera comunità, nonostante i numeri dei cristiani qui vadano ancora riducendosi, a causa dell'estrema povertà, legata alle sanzioni che gravano sulla popolazione inerme". La testimonianza che si trasforma in un appello alla preghiera e alla vicinanza, arriva dall’arcivescovo maronita di Aleppo, monsignor Joseph Tobij. Ai nostri microfoni presenta, dopo lunghi lavori di restauro, la riapertura e riconsacrazione oggi 20 luglio, della cattedrale maronita di Sant’Elia di Aleppo, gravemente danneggiata durante la guerra ancora in corso in Siria. Al restauro ha contribuito tra gli altri, Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) che è stata uno dei maggiori finanziatori del progetto, con una donazione di 400mila euro.

La storia di un luogo sacro e caro al Paese

Costruita nel 1873 nel quartiere Al Jdeydeh, l’edificio aveva subito gravi danni nel 2013 per mano di un gruppo di jihadisti il cui scopo era distruggere ogni segno della cristianità nel Paese.

“La principale difficoltà della riedificazione è stata il reperimento dei fondi, che è stato agevolato e sostenuto da Aiuto alla Chiesa che Soffre. La ricostruzione del tetto di legno, esattamente come quello originale, è stata un’altra sfida. Mancavamo di competenze locali in questo settore, per cui abbiamo chiesto ad architetti italiani di disegnare il progetto del tetto di legno”, spiega monsignor Tobij che ringrazia Acs e tutti donatori che hanno permesso la realizzazione del progetto: “Senza l’aiuto di Acs e la generosità dei benefattori non saremmo stati in grado di pregare ancora e diffondere speranza nei cuori dei fedeli attraverso la ricostruzione della cattedrale”. Secondo fonti della fondazione pontificia, infatti, i cristiani della capitale siriana sono oggi appena 30mila, contro i 180mila prima della guerra scoppiata nel 2011.

R. - Si tratta della nostra cattedrale maronita, qui abbiamo smesso di celebrare da otto anni, quindi per noi è un momento cruciale per tutta la diocesi e la sua riapertura vuole dire che riprendiamo la vita; è dunque un segno di speranza, un messaggio di ricostruzione, non solo ricostruzione di pietre ma di comunità. E poi è un modo per dire alla gente ad Aleppo, in Siria e nel mondo, che noi ancora ci siamo, ancora esistiamo, nonostante il calo tanto grande del numero dei nostri cristiani. Noi esistiamo.

D: La Cattedrale ha subito la violenza, come tutto il territorio e tutta la popolazione. Però ora grazie alla beneficenza, grazie alla collaborazione e alla solidarietà è rinata: una vicenda emblematica della storia della Siria degli ultimi anni?

R. -Infatti, è stata una partecipazione di "comunità", partecipazione del "corpo di Cristo sparso nel mondo" e questo per noi è già un segno di comunione tanto grande.

D: Questa inaugurazione cade in un momento particolare per la Siria: sono 20 anni al potere di Bashar al-Assad, un lungo periodo segnato spesso dalla guerra e poi siete anche ad una svolta con il rinnovo del Parlamento. Come vive oggi la popolazione e come guarda al futuro?

R. - Dal punto di vista della sicurezza, eccetto certe zone della Siria nord- nord ovest, la situazione è migliorata. Invece c'è una guerra peggiore delle bombe. C'è la guerra delle sanzioni economiche appesantite ultimamente e la conseguenza diretta di questo è la povertà che è aumentata in modo eccessivo. Per darvi un esempio, un impiegato statale guadagna circa 20 euro al mese, quindi potete immaginare quanta sofferenza, anche senza bombe: mancanza di medicine, mancanza di macchinari di tutti i generi, e tutto per causa delle sanzioni e dell'embargo, con la ruota dell'economia ancora ferma. E questo dà alla gente un senso di tristezza e di buio per il futuro, non sappiamo cosa ne sarà del nostro futuro. E così tanti ancora mirano al sogno occidentale e a scappare da qua e dalla fame.

D: A questo proposito, c'è un messaggio che si sente di lanciare in occasione di questo evento così importante per voi?

R. - Il mio messaggio è che, dato che la Chiesa rappresenta la comunità, una volta ricostruita la nostra cattedrale abbiamo tanta speranza di ricostruire anche la comunità, la diocesi intorno ad essa, e le stesse anime dei nostri fedeli, che spero traggano gioia da questo momento.
Posso lanciare un appello ai nostri fratelli nel mondo, di pregare per noi, perché la preghiera fa molto: è un fatto reale che va oltre l'umano. Lì è il Signore che agisce.

sabato 18 luglio 2020

Hezbollah tra due fuochi: la sua stessa società e i suoi alleati nazionali.


Di Elijah J. Magnier - 5 luglio 2020 – Fonte: ejmagnier.com
Traduzione italiana di Gb.P.
Il segretario generale libanese di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah gode di un sostegno senza pari tra gli sciiti in Libano e, più in generale, tra l ' "Asse della resistenza" che guida. È il leader più famoso del Libano, è molto rispettato e ascoltato dai suoi sostenitori e nemici, in particolare Israele. Tuttavia, poiché la situazione finanziaria del Libano si è fortemente deteriorata, non è più in una posizione invidiabile e avrà bisogno di eccezionali capacità per mantenere l'unità del Libano in un momento in cui i suoi presunti alleati politici mostrano comportamenti ostili. I sostenitori di Hezbollah ed i suoi alleati politici non sono più in armonia. Le tensioni stanno raggiungendo livelli senza precedenti, non solo sui social media, ma anche per quanto riguarda le scelte politiche. C'è più di una ragione.
Sayyid Nasrallah ha un'influenza indiscussa sui suoi sostenitori poiché la maggior parte di loro fa eco alla parola "Sayyid" - come i suoi discepoli lo chiamano, ed usano anche l'acronimo "Samahto", termini arabi che significano "sua eminenza", un titolo religioso. I suoi discorsi diventano una tabella di marcia per i suoi sostenitori, analisti, giornalisti e politici, e i dettagli delle sue opinioni e idee politiche vengono ritrasmessi sulla maggior parte delle piattaforme mediatiche. Ma ciò non impedisce ai membri della società che sostengono Hezbollah - di cui Hezbollah è parte integrante - di non essere d'accordo con le dichiarazioni del Sayyid in merito al suo legame politico con i suoi alleati, in particolare il più grande partito cristiano "Tayyar al Watani al-Hurr " , il Movimento Patriottico Libero (FPM). In effetti, i sostenitori di Hezbollah hanno deciso di eludere le raccomandazioni del Sayyid e di "cavalcare la notte a cavallo di un cammello"- (un'espressione usata dall'Imam Hussein Bin Ali per i suoi sostenitori alla vigilia dell'ultima battaglia di Karbalaa, quando invitò i suoi sostenitori a partire al crepuscolo per evitare di essere visti dal nemico e quindi sfuggire alla morte all'indomani). Un'altra guerra si sta svolgendo sui social media in cui i sostenitori di Hezbollah esprimono duramente le loro frustrazioni, incidendo sulla zona favorevole a Hezbollah e contestando le sue preferenze politiche. In uno dei suoi ultimi discorsi, Sayyid ha sottolineato l'importanza di moderare gli scambi sulle piattaforme dei social media tra gli alleati, da tutte le parti, affermando che il legame con i suoi alleati è solido e saldo. Sayyid Nasrallah voleva sgonfiare l'attuale livello di tensioni derivante da una serie di eventi in Libano. Non c'è dubbio che il capo di Hezbollah sperasse di affrontare il vero problema tra alleati da una prospettiva diversa, lontano dalle piattaforme pubbliche.
Ma diamo un'occhiata a cosa sta realmente succedendo in Libano. Non esiste un'agenda nascosta dietro questo articolo e nessuna intenzione di alimentare le differenze nazionali esistenti. Il suo obiettivo è quello di rivelare una realtà che i libanesi stanno scoprendo in questo periodo di sofferenza finanziaria che il paese sta vivendo da mesi. Il livello di dissenso è aumentato al punto in cui è diventato inevitabile. È tempo di rispondere a questo dissenso.
Il Libano è in uno stato di grave discordia da quando la gente è scesa in piazza l'anno scorso per chiedere migliori condizioni di vita e per esprimere il suo disprezzo per i politici responsabili di decenni di corruzione e cattiva gestione. Ciò ha spaventato al momento tutti i politici perché hanno capito che il popolo libanese si ribellava contro tutti loro che sono accusati di essere responsabili di tre decenni di furto, perdita di posti di lavoro, ingiustizia e corruzione.
Come nel caso di analoghe proteste in Iraq, l'ambasciata americana ha tentato di sovvertire l'ondata popolare di proteste per deviare i manifestanti contro il nemico più temuto di Israele, Hezbollah.
Il "Movimento del Futuro" - fondato dal defunto Primo Ministro Rafiq Hariri e ora guidato da suo figlio Saad, entrambi obiettivi dei manifestanti - ha spinto la situazione sull'orlo della rivolta quando i suoi sostenitori hanno chiuso l'unica strada che collegava Beirut a sud di Libano. Hariri era turbato per non essere riuscito a formare un nuovo governo e essere sostituito da Hasan Diab. Hariri si è pentito di aver approvato la scelta di Diab e da allora ha cercato di minare ogni possibilità di successo per il nuovo governo. Chiudere la strada meridionale del Libano-Beirut, significa bloccare i movimenti di Hezbollah verso sud, necessari per mantenere la prontezza militare in caso di possibile guerra con Israele. In seguito al ripetuto blocco di questa via vitale, Hezbollah fece appello alle sue riserve situate lungo questa via per prepararsi a renderla nuovamente disponibile con la forzata. A questo punto, l'esercito libanese è intervenuto per evitare scontri, disinnescare le tensioni e ottenere l'impegno di tenere sempre aperta la strada. L'obiettivo era quello di preservare i diritti dei manifestanti pacifici, evitando nel contempo che i rivoltosi con un programma politico compromettessero la coesistenza libanese tra le diverse religioni.
Le dimostrazioni hanno messo in allarme i banchieri che negli anni avevano accumulato enormi ricchezze grazie all'ingegneria finanziaria della Banca centrale. Essi avevano portato di nascosto i loro beni fuori dal Paese prima dell'inizio della rivolta generale. Le banche hanno chiuso e impedito ai correntisti di recuperare i propri risparmi. Le banche hanno seminato il panico e distrutto ogni fiducia nel sistema bancario e in qualsiasi piano finanziario del governo. La gente si è precipitata a prelevare denaro dalle banche entro i limiti autorizzati, scambiando valute locali per dollari e accumulando ciò che potevano dei loro risparmi in denaro contante a casa.
L'ex primo ministro Saad Hariri si rese conto di aver perso la possibilità di tornare al potere, ma era più consapevole che mai che il percorso verso l'ufficio di un futuro primo ministro passava da Hezbollah. Hariri ha migliorato le relazioni con Hezbollah, l'organizzazione che ha insistito per il suo ritorno dall'Arabia Saudita quando è stato detenuto con la forza dal principe ereditario Mohammad Bin Salman. Nonostante l'appoggio di Hezbollah ad Hariri, l'ex primo ministro si è dimesso nel momento più difficile per Hezbollah e ha ammesso che le pressioni americane e saudite lo avevano costretto a chiedere un nuovo governo escludendo la partecipazione di Hezbollah, sapendo che quest'ultimo e i suoi alleati hanno la maggioranza in parlamento mentre Hariri è in minoranza.
I nemici politici diventano amici e gli amici diventano protettori dei nemici. È il Libano. Una delle principali forze trainanti del gruppo dell'8 marzo, e stretto alleato di Hezbollah, è il presidente Nabih Berri, accusato di essere una delle figure più corrotte in Libano con la famiglia Hariri. Berri si prese la responsabilità di proteggere il governatore della Banque du Liban (la Banca centrale) e uno stretto alleato di Riad Salameh. Salameh, che ha apertamente accusato Hezbollah di complottare per estrometterlo, a causa della sua compiacenza verso tutte le richieste americane, crede di essere in una posizione di forza. Berri ha rifiutato di sostituirlo per paura che "il dollaro raggiungesse le 20.000 sterline libanesi" .
In effetti, ci sono molte ragioni per cui il governatore filoamericano della banca è ancora in carica. Conosce i segreti di tutti i politici e sa tutto sul contrabbando di beni all'estero durante la crisi finanziaria. Ha distribuito prestiti a persone influenti a tassi di interesse insignificanti. Per molti anni, ha documentato a una successione di presidenti libanesi la terribile situazione finanziaria del paese, ma è stato sempre incaricato da ciascun presidente in carica di "guadagnare tempo" e prevenire la caduta della valuta libanese, fintanto che il prossimo presidente salisse al potere. Poiché gli americani lo proteggono, Salameh è per Berri "moneta di scambio" per dimostrare a Washington che è anche un protettore dei loro interessi in Libano. Inoltre, Berri non vuole sostituirlo, perché in quanto protettore di Salameh, controlla effettivamente il governatore della Banca centrale cristiana. Questo non accadrebbe se Salameh venisse sostituito e un nuovo governatore fosse nominato dal capo del più grande blocco parlamentare cristiano, Tayyar al-Watani , l'FPM guidato dal più feroce nemico politico di Berri, l'ex ministro Gibran Basil. In effetti, per molti decenni, Berri e il suo primo ministro (defunto) Rafiq Hariri hanno condiviso le posizioni chiave che, secondo l'accordo interno, erano la parte dei cristiani. Quando i siriani comandavano in Libano, ai cristiani non era permesso scegliere i propri rappresentanti. Tuttavia, questo squilibrio ha portato l'FPM a una feroce battaglia per riguadagnare tutte le posizioni perse, rendendo il suo leader Basil il nemico di tutti i partiti, cristiani, drusi, sunniti e sciiti, tranne Hezbollah.
C'è un altro motivo per cui Hezbollah in questo momento accoglie il presidente Berri: perché Riyad Salameh dovrebbe essere rimosso dalla sua carica per la sua responsabilità di non condividere con il pubblico la realtà della situazione finanziaria del Libano e non aver avvertito i depositanti? Perché ha accettato di risparmiare tempo, organizzare l'ingegneria finanziaria e creare una "bomba a orologeria" che sarebbe esplosa senza preavviso decenni dopo, lasciando oltre il 95% della popolazione senza accesso ai propri risparmi? Che rimanga, e subisca le conseguenze della sua stessa politica, perché non è in vista alcuna soluzione immediata.
Il dollaro ha già raggiunto la metà dell'obiettivo inquietante previsto da Berri in caso di espulsione di Salameh. Si va da 7.500 a 10.000 sterline libanesi, per un dollaro. Ne erano necessarie solo 1.500 alcuni mesi fa. Berri è diventato il punto focale per i gruppi politici del “14 marzo”. È il loro mediatore e protettore. Ha mantenuto la sua posizione per 28 anni ed è pienamente supportato da tutti quelli accusati di decenni di corruzione. È anche il "bravo ragazzo" agli occhi dell'Ambasciata americana perché egli trattiene il suo potente alleato, Hezbollah (come Berri ammette) dal prendere il controllo del Paese e quindi protegge gli alleati degli Stati Uniti, il gruppo del 14 marzo.
Hezbollah si opporrà fermamente a qualsiasi critica del suo principale partner Berri al fine di mantenere unito il fronte sciita. Tollera tutto ciò che fa il presidente 82enne. Ma allo stesso tempo, molti sostenitori di Hezbollah non possono sopportare i decenni di corruzione di Berri e della sua famiglia.
Il colpo più duro inflitto dagli alleati di Hezbollah è venuto dal "FPM - il Movimento Patriottico Libero", i cui membri del parlamento si sono rifiutati di sostenere una risoluzione anticorruzione presentata alla Camera dei Rappresentanti perché "non è presente nella Carta e contraddice la Costituzione ”. E' allora che prevalse la perplessità e che alleati politici e nemici si mescolarono in una situazione delle più confuse in Libano. La minaccia della fame e dell'oscurità completa dovuta alla carenza di carburante non è più una minaccia lontana. L'ex ministro Gibran Basil ha dichiarato che "l'accordo di Mar Mikhael regola il consenso" per tenere il Libano fuori dalla guerra civile. La domanda è: cosa potrebbe accadere se l'accordo di Mar Mikhael non fosse più valido?
Inoltre, l'FPM, alleato di Hezbollah, ha esortato il suo rappresentante, il Ministro della Giustizia, a convocare e umiliare un giudice, Muhammad Mazeh, che ha offerto poi le sue dimissioni. Il giudice Mazeh aveva emesso un'ordinanza rivolta ai media locali di "smettere di diffondere le tossine dell'ambasciata americana a Beirut, in particolare l'ambasciatore Dorothy Shea, che attacca apertamente Hezbollah, un componente della società libanese con deputati e ministri in carica al governo ". L'ambasciatore Shea, che aveva dichiarato che la crisi finanziaria libanese è stata causata da "decenni di corruzione e cattiva gestione", ha ritirato l' affermazione corretta iniziale che accusava Hezbollah di essere dietro l'attuale crisi ed esigeva il ritiro dei suoi ministri dal potere. Ella avrebbe anche affermato che il primo ministro Hassan Diab "era finito" . Non solo, il ministro degli Esteri libanese (membro dell'FPM) ha invitato l'ambasciatrice Dorothy Shea e si è scusato per l'ordinanza del giudice, invece di rimproverarla per aver violato l'articolo 41 dell'Accordo di Vienna (che proibisce agli ambasciatori di interferire negli affari interni di qualsiasi Paese). L'FPM non si è fermato qui: il console legale del presidente, Salim Jreisati, si è scusato con l'ambasciatrice americana, pregandola di mettere da parte la questione. Il presidente Michel Aoun, che ha guidato l'FPM prima di affidarne la direzione al genero Basil, ha assunto l'incarico grazie a Hezbollah. Fu Hezbollah a congelare la nomina di un presidente per 9 mesi al fine di imporre il presidente Aoun sul palazzo presidenziale di Baabda. Hezbollah è stato premiato con due ministri e un aiutante di campo al presidente che coccola il più feroce nemico di Hezbollah, l'amministrazione statunitense e il suo rappresentante in Libano, l'ambasciatrice Shea.
Sebbene i funzionari di Hezbollah non abbiano reagito al comportamento del funzionario dell'FPM, i suoi sostenitori sui social media si sono scatenati. Nel campo avversario, i sostenitori dell'FPM hanno difeso la posizione dei loro rappresentanti al governo.
Sono state espresse critiche per il suggerimento di Sayyed Nasrallah che il governo "vada verso Est" in Cina piuttosto che aspettare il sostegno americano che non arriverà mai. I media affermano che "la Cina non fa parte dell'asse di resistenza". Nessun funzionario o sostenitore di Hezbollah ha mai detto diversamente.
Altri sostenitori dell'FPM sui social media hanno criticato i combattenti di Hezbollah per essere pagati in dollari statunitensi, il cui valore è esploso rispetto alla valuta locale, mentre i libanesi stanno morendo di fame. In passato, i libanesi prendevano in giro gli attivisti di Hezbollah per il loro misero stipendio da 300 a 500 dollari americani per andare a combattere e morire in Siria.
2014: Sette mesi dopo la presa e la devastazione totale del sito cristiano di Maaloula da parte delle milizie islamiste di Al Nusra,  il villaggio fu liberato grazie ad un'offensiva condotta dagli Hezbollah libanesi appoggiati dall'esercito regolare siriano e da alcuni giovani del villaggio autocostituitisi in una milizia civica. Fu ancora grazie all'impegno degli Hezbollah che molti villaggi cristiani del Qalamoun siriano furono liberati dai takfiri fanatici.
Altre critiche sono state mosse alla "medicina iraniana che uccide ed è incompatibile con gli standard sanitari libanesi" . L'Iran esporta medicinali in Libano a prezzi molto inferiori ai prezzi di mercato. L'accusa che il cibo iraniano fosse "avvelenato" e commenti simili sulle piattaforme sociali hanno indicato una crescente alienazione dei sostenitori dell'FPM da Hezbollah.
Sayyid Nasrallah ha messo in guardia contro le distorsioni sui social network che distorcono la natura delle relazioni tra Hezbollah e l'FPM. Tuttavia, è vero che Basil ha perso il sostegno dei cristiani Suleiman Franjiyeh e Samir Geagea, del leader dei drusi Walid Jumblat, e dei sunniti Saad Hariri e degli sciiti Nabih Berri. La base di Hezbollah non simpatizza più con l'FPM quanto prima della crisi attuale. Sebbene Samir Geagea, il più feroce avversario di Basil, non abbia la maggioranza dei cristiani dalla sua parte, ha ridotto la sua distanza da lui.
Il capo dell'FPM ha solo Hezbollah come suo alleato. A differenza di Geagea, non ha il supporto americano. Quando verrà il momento delle elezioni presidenziali, gli americani non ricorderanno le scuse di tutti i funzionari dell'FPM all'ambasciatore americano perché gli Stati Uniti semplicemente non hanno alleati ma solo interessi. In ogni caso, gli Stati Uniti non sono più in grado di decidere chi sarà il prossimo presidente libanese.
L'attuale governo libanese di Hassan Diab ha deciso di non rinunciare all'Occidente ma di diversificare le sue scelte e accelerare la sua collaborazione con la Cina. Firma inoltre accordi con l'Iraq per l'importazione di carburante e benzina, in cambio dell'agricoltura libanese e dei prodotti locali, dotati di generose agevolazioni di pagamento. I libanesi stanno già ricevendo medicine e cibo dall'Iran. La carestia non è ancora imminente, Hezbollah aiuta la popolazione sciita a coltivare la terra fornendo fertilizzanti e altre necessità agricole.
La possibilità di una guerra civile è distante. Nessuno può opporsi alle forze armate libanesi e ad Hezbollah. Le due entità rappresentano un muro contro ogni possibilità di una guerra civile la cui esistenza è principalmente limitata ai social media.
Hezbollah è molto tollerante anche nei confronti dei libanesi che hanno protestato fuori dall'ambasciata degli Stati Uniti a Beirut e hanno espresso le loro condoglianze agli Stati Uniti per i Marines uccisi a Beirut nell'attacco suicida del 1983, scatenato dai bombardamenti americani su diversi siti libanesi e per aver preso parte alla guerra civile. Sebbene queste manifestazioni rappresentino uno spettacolo folcloristico e il loro peso nella politica libanese sia insignificante, Hezbollah non si comporta come l'ultimo dominatore sul campo o nel governo, anche se è la più potente forza militare nel paese e fa parte della più grande coalizione politica.
Hezbollah ha sempre eccelso nell'attraversare con attenzione i campi minati nazionali e regionali e nel girare i tavoli dei suoi nemici al momento giusto. Le attuali alleanze in Libano sono state scosse da una crisi economica che dovrebbe durare per molti anni. Questa crisi metterà sicuramente alla prova la diplomazia di Hezbollah e la coesione dei suoi membri.
Elijah J. Magnier
Ripreso dalla traduzione in francese di Il Saker Francophone

venerdì 17 luglio 2020

Preghiera a San Charbel Maklouf, per i popoli del Medio Oriente

Il Calendario liturgico pone la memoria di San Charbel il 24 luglio; molte comunità nel mondo la celebrano nella terza domenica di luglio con grande devozione per suo potere di intercessione presso Dio. La lista dei miracoli e delle grazie ottenuti da fedeli di tutte le confessioni implorando San Charbel è impressionante. San Charbel ha trascorso gran parte della sua vita nella preghiera, umiltà, ascesi e obbedienza in un povero eremo a Annaya, un piccolo villaggio situato sopra la città di Jbeil-Byblos in Libano. 

 Al monaco maronita, potente in miracoli e guarigioni, chiediamo la grazia di riportare la luce al suo caro paese, il Libano, e di intercedere perchè la Siria ritrovi la speranza della pace e del benessere.


PER CONOSCERE SAN CHARBEL :

mercoledì 15 luglio 2020

Siria: non si difendono i princìpi affamando dei bambini

In Siria, le sanzioni internazionali si aggiungono alle devastazioni di una guerra senza fine. Ferocemente, la comunità internazionale persiste nel confrontarsi nel Levante: russi, americani, cinesi, turchi o iraniani adducono tutti considerazioni etiche nel rafforzamento dei loro interessi strategici. Ma il risultato è chiaro: secondo il Programma Alimentare Mondiale, nove milioni di siriani vivono oggi nell'insicurezza alimentare.

di Charles de Meyer, presidente di SOS Chrétiens d'Orient

Punire lo Stato Siriano è punire tutti i Siriani
Militarmente, Damasco ha vinto la guerra. Disastro per alcuni, sollievo per altri, questo fatto contraddice le proiezioni di una coorte di esperti che gli aveva dato solo poche settimane prima di cadere all'inizio del conflitto. Nelle città, la vita ha ripreso i suoi diritti e i siriani hanno organizzato la loro vita quotidiana senza reale preoccupazione per l'enormità delle poste in gioco che li sovrastava. Hanno concordato con le comunicazioni internazionali, la mano sul cuore, che deploravano la carneficina, le privazioni, le ferite psicologiche e fisiche inflitte alle giovani generazioni. In breve, volevano riconnettersi con il loro destino.
La nuova serie di sanzioni Cesar imposte dagli Stati Uniti amplia notevolmente la cerchia di persone che sosterrebbero lo stato siriano. È importante capire che sotto il termine "regime", è lo Stato a essere preso di mira, e quindi l'intera popolazione dipendente da questo Stato. Che ci piaccia o no, punire lo Stato è punire tutti i siriani.

La domanda posta allora è la seguente: fino a quale punto le democrazie liberali sono disposte ad andare, per provocare la caduta di Bashar Al Assad, come fecero fino a far cadere Saddam Hussein? Agiscono in nome del diritto internazionale? Della morale pubblica? Dei diritti umani ? Ma allora, perché aver spinto il caleidoscopio degli islamismi a fare la guerra?

I regimi sanzionatori dimostrano regolarmente sia la loro parzialità che la loro inefficacia
No, queste sanzioni, come quelle dell'Unione Europea rinnovate alla fine di maggio, sono uno strumento di pressione, diplomatico. Dietro alcune voci sincere che portano le loro opzioni politiche per la Siria, si trovano una coorte di diplomatici falliti, di professori dipendenti dalle loro sovvenzioni eterogenee e dei veri ideologi. Per loro, non è la Siria che conta, è il fallimento di Bashar Al Assad, che essi hanno descritto come un nuovo Hitler.
Non discutiamo qui la pertinenza della loro opinione. Concentriamoci sul loro metodo. A livello internazionale, i regimi sanzionatori dimostrano regolarmente sia la loro parzialità che la loro inefficacia. Se fingono di concentrarsi su segmenti, persone o aziende, in realtà stanno creando un sistema a due livelli tra coloro che hanno il capitale per adattarsi agli accordi e quelli che non possono. In una parola, il loro vero effetto è rafforzare le posizioni di pochi, impoverendo la maggior parte. Per quanto riguarda la loro istituzione, che dipende dai servizi di intelligence, in sostanza non è trasparente e soggetta a tutte le manovre.

Speriamo di dimostrare la superiorità dei nostri valori aumentando il prezzo dei farmaci? Ci auguriamo di convertire le persone ai benefici delle nostre concezioni vietando loro di ricevere beni di prima necessità? I princìpi non si difendono affamando dei bambini.

https://www.valeursactuelles.com/monde/tribune-syrie-ne-defend-pas-des-principes-en-affamant-des-enfants-121300

SYRIE - LOI CÉSAR : ON VOUS PROTÈGE EN VOUS AFFAMANT: