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venerdì 12 giugno 2020
mercoledì 10 giugno 2020
L’impiego arbitrario delle sanzioni contro un popolo innocente e fiero.
Opera dello scultore siriano: Nizar Ali Badr
Di Maria Antonietta Carta
Il popolo siriano, che patisce
indicibili tormenti da oltre nove anni a causa di una guerra iniqua
ed efferata, è anche vittima di una vile e crudele coercizione
morale e fisica. Utilizzando il ricatto delle sanzioni, disonorevole
arma di una Civiltà incivilissima, l'Occidente ne oltraggia la
dignità e la fierezza e lo condanna all'annientamento con la
deprivazione del soddisfacimento dei bisogni essenziali: salute,
istruzione, e nutrimento.
Dopo l'usurpazione dei campi
petroliferi, gli incendi di campi di grano, il furto dei raccolti e
dei tesori archeologici a opera dei complici turchi, ecco in arrivo,
per completare l'opera, il cinico ''Caesar Syria Civilian Protection
Act'', sadicamente elaborato e inflitto dai nostri governanti
criminali alla Siria.
Maen, commentando queste mie
parole in un post contro le sanzioni alla Siria, mi ha offerto la sua
preziosa testimonianza. Egli vive e patisce in una zona che i
terroristi occupano devastandola, saccheggiandola, esercitando ogni
genere di abusi, ma soprattutto distruggendo l'armonia e l'unicità
del tessuto sociale frutto di una preziosa cultura plurimillenaria.
Tutto ciò per le mire neocolonialiste ed espansionistiche di un
Occidente cinico, avido, prepotente al guinzaglio del Sionismo. Un
Occidente che pretende ipocritamente di voler offrire ai Siriani
libertà e democrazia mentre li condanna a morte con le bombe e con
sanzioni inique e illegali. Il “Caos costruttivo''!
Maen scrive: ''Per pochi mesi di chiusura
[a causa del COVID19] il mondo intero ha sofferto. Noi, in Siria,
oltre alla distruzione della guerra da dieci lunghi anni, dobbiamo
affrontare l'odio occidentale che sta accrescendo la miseria, le
malattie, la fame. Tutti ci domandiamo: Quando questo Occidente sarà
finalmente sazio del nostro sangue? Perché tanto odio? Cosa abbiamo
fatto di male all'Occidente per essere ripagati con tutta questa
brutalità? Popoli cosiddetti civili, che parlano di libertà,
democrazia e diritti umani, impongono al mondo intero di applicare le
più severe sanzioni contro pochi milioni di pacifici abitanti.
Feriti, ammalati, affamati, sfollati in nome dei ‘diritti umani’
e 'per aiutare il popolo siriano’! Ci chiediamo anche: Non è ora
che i popoli occidentali si sveglino e si liberino da queste menzogne
americano-sioniste e tornino a essere liberi di praticare la loro
umanità?''.
Nel 2011, Nibal era un ragazzo
gentile con tanti sogni da realizzare, ma da anni fa il soldato e non
vede crescere le sue due splendide bambine che adora e che anche
quando giocano o ridono hanno gli occhi tremendamente tristi per
l’assenza del loro papà e per il timore di perderlo. Sono stata
insieme a loro l’estate scorsa e con l’emozione per il dono della
loro tenerezza affettuosa, perché mi hanno adottata come nonna,
conservo il ricordo lancinante dell’angustia profonda celata dietro
i loro sorrisi.
Nibal in un commento allo
stesso post scrive: ''La guerra economica è più crudele della
guerra militare. La gente muore di fame e di miseria. Cosa vogliono
da noi? Noi non ci arrenderemo mai.''
Due giorni dopo, in un altro
messaggio mi confida: ‘’Pensavo che questa guerra fosse quasi
finita, ma adesso ho capito che sta ricominciando. Questa guerra
tocca il popolo direttamente’’.
Certo, caro Nibal. Questa
guerra è contro l'anima della Siria, e l'anima della Siria che
resiste è il suo popolo. Se ha resistito tanto, si deve molto alla
vostra forza di carattere. Coloro che intendono distruggerla e
frammentarla temono ormai la vostra resilienza civile e morale forse
più della resistenza armata. Ecco perché sono disposti a immolarvi.
La situazione è oggi più
tragica che mai. Mentre sto terminando questo articolo, ricevo una
telefonata da Latakia. È una cara amica: ‘’ Maria, non ho avuto
mai paura e poche speranze quanto ora – mi dice – In alcune zone
sono riprese le proteste pilotate, come nel 2011, in altre la
popolazione è davvero ridotta alla fame, i prezzi continuano a
salire follemente e in pochi giorni si sono moltiplicati anche per
cinque. Molti negozi ormai restano chiusi. Sono tutti coalizzati
contro di noi. Non vogliono che la Siria continui a esistere’’.
In Europa, si crede che la
Siria sia lontana, invece è vicinissima. La sua immane tragedia
colpisce anche noi (pensiamo per esempio al blocco degli scambi
commerciali) e ci colpirà sempre più, anche se ci illudiamo di
esserne immuni. Non possiamo permetterci di essere indifferenti.
Tra sanzioni, pandemia e guerra, la lotta dei siriani per la sopravvivenza
Continua
l'agonia del popolo siriano segnato da una guerra lunga ormai 10
anni, piegato dalla crisi economica e da sanzioni internazionali di
cui paga gli effetti devastanti. Non è la pandemia a preoccupare ma
la priorità oggi è: "sopravvivere".
Testimonianze
da Damasco e Aleppo. L'appello: "rimuovete le sanzioni"
di Daniele Rocchi, S.I.R. 10 giugno 2020
“Siamo entrati nell’oblio. Chiediamo alla comunità internazionale di rimuovere le sanzioni che impoveriscono ogni giorno di più i siriani. Sono contro i diritti umani, sono disumane perché penalizzano tutta la popolazione. Qui la gente sta morendo di fame. Non ci sono medicine. Non c’è lavoro”.
È
il monito di mons. George
Abou Khazen,
vicario apostolico latino di Aleppo, città martire della guerra
siriana, entrata ormai nel suo decimo anno.
Non è solo il conflitto
a preoccupare l’arcivescovo, e nemmeno il Covid-19. A strangolare
progressivamente la popolazione siriana, dice, sono “le sanzioni
internazionali e i suoi effetti”. L’Ue ha prorogato, il 28 maggio
scorso, le misure restrittive contro il regime siriano per un altro
anno, fino al 1 giugno 2021. Dal 17 giugno, invece, dovrebbero
entrare in vigore quelle decise dal presidente Usa, Donald Trump,
contenute nel “Caesar Syria Civilian Protection Act”. Le sanzioni
Ue, introdotte nel 2011 “in risposta alla repressione del regime
siriano della popolazione civile”, colpiscono aziende e
imprenditori che hanno rapporti commerciali con il regime e con
l’economia di guerra. Le sanzioni, tra le altre cose, vietano
l’importazione di petrolio, impongono restrizioni su determinati
investimenti e su attrezzature e tecnologia che potrebbero essere
utilizzate per la repressione interna. Il “Caesar”, dal canto
suo, imporrà sanzioni sui leader siriani, società, Stati e
individui che appoggiano militarmente, finanziariamente e
tecnicamente il governo di Assad e i suoi alleati Russia e Iran.
Altre sanzioni Usa sono in vigore già da prima dell’insurrezione
del 2011.
“La comunità internazionale si faccia un esame di coscienza: per noi le sanzioni sono un crimine” rimarca il Vicario - “Siamo molto delusi dall’Ue. Chissà cosa accadrà con l’entrata in vigore del Caesar Act di Trump. Abbiamo bisogno della pace, ma adesso la priorità è sopravvivere”.
La
vera paura e la crisi del Libano. A
confermare al Sir la gravità della situazione in Siria sono alcune
fonti locali che vogliono restare anonime:
“Ad
oggi la vera paura dei siriani non è la pandemia ma la povertà
generata da anni di guerra, di sanzioni e di crisi economica”.
Il
termometro della crisi oggi è la svalutazione della moneta locale
che sta provocando un’impennata dei prezzi per tutti i beni
compresi cibo e medicine. A giocare un ruolo determinante nella
svalutazione della lira siriana è la crisi finanziaria libanese. Per
la Siria, infatti, il Paese dei Cedri è sempre stato una strada
aperta verso il mondo esterno, soprattutto dopo l’imposizione delle
sanzioni occidentali. In Libano sono depositati i conti e i risparmi
di tantissimi siriani e le banche libanesi hanno favorito i
commercianti e imprenditori siriani nei loro affari. Almeno fino a
pochi mesi, quando le avvisaglie della crisi che avrebbe portato il
Libano al default nel marzo di quest’anno, hanno di fatto provocato
restrizioni bancarie nella vendita di dollari, nel ritiro dei
risparmi e causato il blocco dei depositi siriani nelle banche
libanesi. Al crollo della sterlina libanese ha fatto seguito anche
quello della valuta siriana.
“Così
ogni giorno assistiamo ad un calo della nostra moneta con conseguente
salita dei prezzi – dichiarano le fonti -. La gente non ce la fa a
comprare da mangiare. Nelle ultime sei settimane la lira siriana ha
perso circa il 65% del suo potere di acquisto. Se prima un dollaro
era scambiato a 1000 lire siriane, adesso ce ne vogliono oltre 3000.
All’inizio della guerra (2011) per un dollaro servivano 50 lire”.
E
chi sperava che con la fine del lockdown i locali e negozi delle
città siriane tornassero a riempirsi si è dovuto ricredere. Per il
rilancio dell’economia bisognerà attendere ancora: “Con i prezzi
è cresciuta anche la disperazione e la rabbia della gente”.
Mancano
medicine e chiudono le farmacie. Gravi
le ripercussioni anche sul sistema sanitario, già disastrato dalla
guerra: “Le industrie farmaceutiche siriane hanno smesso di
produrre per mancanza di materie prime molto costose da reperire. Il
prezzo di produzione è più alto di quello fissato dal Governo per
la vendita. Dunque produrre medicine significa perdere denaro. Ne
deriva una carenza di medicinali e la corsa all’accaparramento
specie di quelli per le malattie croniche. Molte farmacie hanno
chiuso per mancanza di forniture. Ci sono ospedali che faticano a
rifornirsi anche di carta igienica e di presidi medici di uso
comune”.
In questo quadro a tinte fosche, chi continua a curare
gratuitamente i più vulnerabili di Damasco e Aleppo sono i tre
nosocomi cattolici del progetto “Ospedali Aperti”, ideato dal
card. Mario
Zenari,
nunzio apostolico in Siria, che ne ha affidato la gestione ad Avsi,
organizzazione internazionale che opera su più fronti per dare
sostegno alla popolazione siriana. Nell’Ospedale
Italiano e Francese di Damasco, e in quello di St. Louis ad Aleppo,
spiegano da Avsi, “si continua a curare la popolazione. L’impegno
è cercare di accogliere un numero sempre più alto di malati e
salvare più vite possibile. In questi anni sono cresciute patologie
gravi come i tumori, specie tra i giovani”.
Contro
le sanzioni. Chi
si sta battendo contro le sanzioni alla Siria è l’ong New
Humanity,
con la sua associata Amu
– Azione per un Mondo Unito,
che ha lanciato un appello per chiederne l’immediata sospensione
“almeno per le forniture sanitarie e i materiali destinati alle
cure mediche e per i fondi necessari per pagarle”. I destinatari
dell’appello, firmato fino ad oggi da oltre 17 mila persone, sono
tra gli altri António Guterres, Segretario Generale Nazioni Unite;
Donald J. Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America e David M.
Sassoli, Presidente Parlamento europeo.
Un’iniziativa,
spiegano al Sir le ong promotrici che fanno capo al movimento dei
Focolari, “al di sopra di qualsiasi orientamento politico o
ideologico con l’obiettivo di salvaguardare la popolazione civile
siriana”. “Le sanzioni – dicono le ong – bloccano
investimenti e transazioni finanziarie rendendo difficili i commerci,
importazioni e esportazioni. I siriani che sono all’estero non
riescono più a far arrivare soldi ai loro parenti”. Le ong non
mancano di segnalare “un velo di ipocrisia sul tema delle sanzioni:
hanno posto l’embargo all’acquisto del ferro perché potrebbe essere usato a fini bellici e poi fanno arrivare qui in Siria armi da ogni dove. Piuttosto che impoverire il popolo siriano con le sanzioni, Ue e Usa dovrebbero trovare strade di dialogo per una soluzione negoziata del conflitto. In Siria prima d’ora non abbiamo mai visto gente che cerca cibo nell’immondizia e persone che vendono reni per avere soldi”.
Anche
l’Associazione
pro Terra Sancta,
che fa riferimento alla Custodia di Terra Santa, invoca lo stop
all’embargo alla Siria, così come le Trappiste
siriane. In una lettera le religiose chiedono la fine delle sanzioni che pure,
affermano, “non sono l’unica causa di tutti i problemi in Siria.
Ci sono tante responsabilità, anche interne. Ora c’è una guerra
economica in corso, una guerra di spartizione di aree di potere, di
privilegi economici, di influenze sul territorio”. Per questo “il
sistema politico-economico interno è chiamato a combattere la
corruzione e a promuovere la crescita, facendosi carico
dell’interesse del paese aiutando tutti i cittadini”.
lunedì 8 giugno 2020
Le Trappiste dalla Siria: "dateci una mano a non rendere per i Siriani 'speranza' una parola troppo difficile"
da Azeir, Syria, 8 giugno 2020
Non si sa più cosa dire.. Cosa dire ancora, dopo tante parole di molti, e parole autorevoli!, che, almeno apparentemente, non hanno però la forza di cambiare nulla.
Avevamo sperato che, in Europa, l’esperienza della precarietà, l’esperienza della vita minacciata così da un giorno all’altro, l’esperienza della morte così vicina, facesse comprendere un po’ di più cosa avesse significato per tanti Siriani vivere otto, nove anni, con la morte che cammina accanto, per strada, con l’idea di uscire di casa senza sapere se saresti ritornato, se avresti rivisto i tuoi figli.
Ma anche, non meno drammaticamente, la fatica per lavorare, per dare il necessario alla propria famiglia, l’angoscia di trovarsi senza lavoro e col futuro chiuso….
Certo, quando ci si è dentro, è già abbastanza pensare ai propri problemi...
Però… invece sono state RINNOVATE, ANCORA E DI PIU’, LE SANZIONI ALLA SIRIA.
Alla Siria, vuol dire ai Siriani : persone, come me e come te, uomini donne bambini….Non ai politici, non ai capi. Le sanzioni sono contro la gente.
Certo, chi decide di imporle lo sa bene: esasperare la gente per far cadere chi governa, là dove non si è riusciti con le armi. Ma è morale USARE la sofferenza dei popoli per fare politica?
Apriamo gli occhi ! Adesso che questo sistema diventa più evidente anche in Italia (facendo leva sulla paura della malattia, per chi lo vuole vedere...) si possono ancora tollerare scelte come quelle delle sanzioni applicate ad altri paesi ?
Noi italiani, che vediamo cosa stiamo subendo da parte dell’Europa, non riusciamo davvero ad essere solidali con paesi che subiscono le sanzioni, a capire quanto questo sistema possa essere ingiusto per la gente ?
Cosa si può fare ? Almeno, essere sensibili, capire il problema, capire il DRAMMA di questo popolo.
Cosicchè, se domani qualcuno lancerà ancora un appello a togliere le sanzioni, essere almeno d’accordo, mettere una firma, sostenere la causa.. CAPIRE IL PROBLEMA.
Chi impone le sanzioni, lo può fare appoggiandosi a un sistema che lo giustifica. Togliamo questo consenso ad azioni simili, indeboliamo il consenso a questo modo di gestire politica ed economia…Non è vero che non possiamo fare nulla. Possiamo cominciare a pensare con la nostra testa, tenendo davanti agli occhi l’UOMO e non l’interesse di pochi. Se facciamo questo, sarà già tantissimo.
Noi, da qui, pur essendo in monastero, ci rendiamo conto che c’è chi cerca di portare avanti altre strade, una “economia umanistica” che abbia alla base valori di cultura, di morale, di visione dell’uomo… Per favore, partecipate a queste strade nuove, informatevi, collaborate per cambiare questo sistema che sembra inattaccabile, ma in realtà non lo è. Dipende da ciascuno di noi.
Perché noi, monache, scriviamo di questo ? Perché la gente attorno a noi sta morendo-letteralmente-di fame. Di malattia. Non perché c’è il virus! Ma perché non trova più le medicine “normali”, per il diabete, per la pressione, per i tumori, per il cuore.. Perché le farmacie sono chiuse da una settimana, perché le fabbriche di medicinali non hanno più possibilità di importare materie prime e non fabbricano più..
Perchè la lira siriana è svalutata di ora in ora, due giorni fa un dollaro valeva 2000 lire ( all’inizio dell’anno 650 !), ieri 2500, oggi 3000 ! Di 500 lire in 500… un chilo di zucchero 1400 lire ? quando uno stipendio mensile è- ad andar bene- di 60.000 lire ??? I negozianti che non vendono più le scorte, perché gli si svaluta la merce di ora in ora…Poi ci si stupisce che la gente si arrangi come può ??
Noi cerchiamo di integrare l’inflazione delle paghe dei nostri operai.. ma è difficile.. Banche paralizzate in Libano, sistema economico fermo. Difficoltà a fare arrivare gli aiuti..
Provate a rendervi conto di questo…Sappiamo che i problemi sono tanti, anche in Italia.
Ma pensare non costa, anzi.. E’ un investimento per tutti, in termini di umanità..
Cercare di essere pronti, quando si presenta qualche occasione per fare la differenza, almeno di pensiero...
I problemi in Siria sono dovuti tutti alle sanzioni ? No, certamente. Ci sono tante responsabilità, anche interne. Come si può immaginare, il tempo dopo la guerra armata è più difficile. Ora c’è una guerra economica in corso, guerra di spartizione di aree di potere, di privilegi economici, di influenze sul territorio.. Chi era contro la Siria, continua ad esserlo e non si arrende nel fare pressione: come i terroristi ( sostenuti da chi ??) che ancora bruciano i campi di grano nel nord del paese...
Chi era con la Siria, ora rivendica la sua parte… Anche il sistema politico-economico interno, che ha resistito con tutto il diritto nel difendere la sovranità del paese, ora rischia di mettere in gioco questa stessa sovranità se non si prende cura adeguatamente delle sofferenze del popolo nel suo insieme…Se non combatte la corruzione, se non promuove la crescita, in poche parole se non si fa carico dell’interesse del paese aiutando tutti i cittadini.
E se bisogna essere sinceri non è chiaro, almeno per noi persone esterne ad ogni “circuito” di interesse, capire cosa veramente si sta muovendo attorno e all’interno della Siria e del Medio Oriente in questo momento.
Ma almeno non appesantiamo ulteriormente questa situazione! Interveniamo, almeno per quanto riguarda le sanzioni…. Lo hanno chiesto in tanti, ormai, ci uniamo , ancora una volta, anche noi…

In questi giorni abbiamo incontrato una bella realtà, una parrocchia molto attiva nella cittadina di Rahble, nella zona del Qseir ( sì, per chi ha seguito è dove c’è stata una guerra dura e lunga con i ribelli). Un parroco generoso, un bel gruppo di giovani delle Superiori e dell’Università… Noi a dir loro che sì, vale la pena resistere, che dobbiamo cercare le forze e le risorse in noi stessi… Inutile seguire il mito di andare da un’altra parte…
Però, dateci una mano anche voi, da lì, a non rendere per loro la speranza una parola troppo difficile !
Le sorelle Trappiste dalla Siria
AGGIORNAMENTO DEL 15 GIUGNO:
La redazione di Ora pro Siria ha ricevuto alcune domande di chiarimento circa l'intento della lettera delle Monache, che abbiamo girato alle Sorelle.La superiora, suor Marta, ci ha risposto così:
" Qualcuno ci chiede "ma alla fine, che cosa volete dire con la vostra lettera?".
Proviamo
a spiegarlo. Da una parte volevamo unire la nostra voce per
denunciare la situazione insostenibile per la gente siriana,
dall'altra volevamo dire che ciò che accade ancora oggi, come in
tutti questi anni, è frutto non tanto di una situazione locale, ma
di un sistema globale di finanza e geopolitica, che usa i popoli e le
nazioni solo come pedine, per il proprio interesse.
E'
inutile agire sugli effetti, se non si cambiano a monte le cause (in
questo senso, detto per inciso, dispiace che qualcuno abbia ripreso
solo alcune frasi del nostro scritto, per condannare ciò che accade
all'interno della Siria, senza sottolineare la responsabilità
esterne molto più pesanti, in questo tragico gioco).
E'
importante aprire gli occhi, e non solo riguardo alla Siria! Noi da
qui speriamo in cambiamenti profondi in Italia: che il nostro paese
sappia ritrovare il suo ruolo culturale nel Mediterraneo, ribaltando
le logiche perverse del sistema economico europeo.. tanto per fare
qualche esempio..."
giovedì 4 giugno 2020
Caesar Act e Sanzioni Europee: Governi occidentali puniscono collettivamente i civili siriani con embargo economici distruttivi
Rapporto di Tom Duggan
Il
governo siriano cerca di garantire che le medicine abbiano un prezzo
accessibile per la popolazione siriana limitando il prezzo dei
farmaci, ma l’industria farmaceutica siriana ora ha bisogno di
aumentare i prezzi per sostenere i costi di produzione.
Questo
è dovuto principalmente a due fattori: 1) le sanzioni, 2)
l’economia.
Alcune
fabbriche chiudono e alcune altre riducono la forza lavoro.
E’
estremamente difficile trovare le materie prime per fare le medicine
di base in una situazione di sanzioni e anche per via dei tassi di
cambio dollaro/lira siriana.
La
maggior parte dei siriani guadagna lo stesso salario di prima della
guerra iniziata nel 2011, ma il costo della vita è assolutamente
aumentato, diventando insostenibile per la gran parte delle famiglie.
Al
tempo stesso le industrie farmaceutiche affrontano prezzi di
produzione più elevati, che si riverberano sulla gente bisognosa di
medicinali. Il governo siriano sta negoziando con i produttori.
Il
secondo problema viene dalle sanzioni. Gli Stati Uniti furono i primi
a introdurle nell’aprile 2011 contro cinque persone chiave, ed
altre entità del governo siriano. Questa misura fu seguita poco dopo
da sanzioni simili imposte dall’UE. Gli USA estesero le sanzioni il
18 agosto 2011.
Il 3 settembre 2011 l’UE fece lo stesso, prendendo
di mira l’offerta, il trasporto, il finanziamento e l’assicurazione
del petrolio siriano e dei prodotti petroliferi. Questo fu l’inizio,
seguito da ulteriori sanzioni contro persone ed entità nel 2013,
sempre senza possibilità di negoziare.
Seguirono
negli anni :
-
la messa al bando della fornitura di certi servizi circa la
strumentazione per il monitoraggio e l’intercettazione delle
comunicazioni
-
bando alle importazioni di petrolio grezzo e prodotti petroliferi
-
bando sull’offerta di alcuni servizi relativi al petrolio e
prodotti petroliferi
-
embargo su equipaggiamenti e tecnologie chiave per le industrie del
petrolio e del gas naturale
-
messa al bando della fornitura di certi servizi, dal petrolio al gas
naturale
-
divieto della fornitura di banconote e monete siriane
-
divieto del commercio dell’oro, metalli preziosi e diamanti con il
governo siriano
-
messa al bando di certi investimenti nel campo delle industrie del
petrolio e del gas naturale e per la costruzione di centrali
energetiche finalizzate alla produzione di elettricità
-
divieto di partecipare alla costruzione di nuovi impianti energetici
per produzione elettrica
-
embargo sui beni di lusso
-
restrizione sugli impegni per il sostegno finanziario pubblico e
privato al commercio con la Siria
-
divieto di impegni nuovi a lungo termine da parte degli Stati membri
-
divieto di nuovi impegni per prestiti, assistenza finanziaria e
concessione di crediti al governo della Siria
-
divieto imposto alla Banca Europea di investimenti e di fare alcuni
pagamenti
-
restrizioni sulla emissione e commercio di alcune obbligazioni
-
restrizioni sull’apertura di succursali e filiali di banche siriane
o in cooperazione con banche siriane
-
restrizione sulla fornitura di assicurazioni e riassicurazioni
-
restrizioni sugli accessi agli aeroporti nell’UE per alcuni voli
-
ispezione di certi cargo verso la Siria e richiesta di previa
informazione sui carichi verso la Siria
-
restrizioni sulle missioni di certe persone
- congelamento
dei fondi e delle risorse economiche di certe persone, entità e
corpi
- divieto
di soddisfare i crediti da parte di certe persone
- divieti validi
fino al 1.6.2017
Ma ogni anno peggiora. Con le notizie del falsi attacchi chimici, dopo il
2017 sono entrate in vigore nuove sanzioni, anche grazie al rapporto
sul presunto attacco chimico a Douma da parte dell’Organizzazione
per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) che nascose informazioni importanti finché solo nel 2020 alcune talpe
dell’organizzazione stessa hanno svelato la verità.
Tuttavia
l’imposizione di sanzioni molto severe è proseguita.
Sono
messe al bando diverse sostanze chimiche che non possono entrare nel
paese:
acetone,
acetilene, ammoniaca, antimonio, butanolo, isobutanolo, cloro,
etanolo, etilene, ossido di etilene, anidride solforosa,
isopropanolo, metanolo, zolfo, ipoclorito di sodio, anidride
solforosa,......
Si
sono poi aggiunte :
Equipaggiamento
di laboratorio compresi
parti e accessori per tali apparecchiature, (distruttiva
o non distruttiva) di analisi o rilevamento delle sostanze chimiche. Questa
parte con l’eccezione degli equipaggiamenti, incluso parti o
accessori specificamente designati per uso medico.
Le
sanzioni saranno applicate a qualsiasi soggetto o paese che
infrangono le sanzioni. Ad esempio per Covid 19, Siria nord-est è in
grado di sostenere solo un massimo di 900 casi
Le
università siriane non possono comprare materiale per i test o
materiale di laboratorio a causa delle sanzioni .
Trump
sta estendendo le sanzioni attraverso la legge Caesar Act, che entrerà in vigore il 17 giugno. "La legge Caesar punta a impedire la normalizzazione dei rapporti con la Siria di paesi come il Libano, la Cina o gli Emirati e a “ostacolare la ricostruzione”. “Ogni paese che ospita persone o compagnie che fanno questo (aiutare la Siria) sarà preso di mira” dalla legge. Legge che dovrebbe articolarsi per fasi successive, fino a colpire, oltre ai siriani, compagnie e persone in Libano, Iraq, Russia e Iran."
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