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mercoledì 24 aprile 2019

Appello contro l'embargo, arma che uccide un popolo


Dalla Siria oggi giunge questo appello : “Per favore diffondi questo messaggio nelle tue reti social e con tutti i membri del tuo gruppo, in modo che il mondo conosca le conseguenze dell'embargo sul mio popolo”.


L'embargo imposto dagli Stati Uniti e dall'Europa sulla Siria per piegarne il governo, sta facendo precipitare il popolo siriano, che soffre da 8 anni, in un'agonia senza fine. Impedendo ogni ingresso di carburante in questo paese martoriato, l'Occidente sta danneggiando pericolosamente la vita dei siriani nel quotidiano. Autobus, taxi, auto private sono paralizzati da alcuni giorni in modo che nemmeno gli studenti possono più frequentare scuole e università.
I pazienti cronici, come i malati di cancro, ad esempio, che provengono da piccole città per ricevere il loro trattamento gratuito negli ospedali governativi a Damasco, perdono i loro appuntamenti perché non sono potuti venire a causa della paralisi dei mezzi di trasporto per mancanza di carburante, come la madre di Fadi che doveva ricevere le sue cure già 4 giorni fa.
I tassisti, che sono decine di migliaia in Siria, non possono più mantenere le loro famiglie; la mancanza di carburante ha persino raggiunto le ambulanze, come è successo ad Homs.
La politica della "terra bruciata" adottata dagli Stati Uniti e dai paesi dell'Unione Europea contro la Siria e il suo popolo sta solo aumentando la sofferenza di un popolo che soffre il martirio da 8 anni.
Alcuni giornali europei hanno chiaramente visto le conseguenze nefaste per il popolo siriano delle risoluzioni dell'Occidente di rafforzare l'embargo sulla Siria. Il quotidiano "Washington Post" ha riportato la decisione del Dipartimento del Tesoro statunitense di imporre sanzioni a qualsiasi nave che si rechi in Siria indipendentemente dal suo carico e proveniente da qualsiasi Paese. Quindi qui non entra più niente!
Anche se le medicine e gli ospedali non sono menzionati esplicitamente nell'embargo, questi non ci arrivano per il fatto che alle banche di ogni Paese è vietato collaborare con le banche siriane.
Gli ospedali funzionano in modo minimale, i medicinali scarseggiano, i malati cronici non trovano più le cure, le macchine negli ospedali sono ferme per la mancanza di parti di ricambio, ecc ...
Secondo l'Independent inglese, persino le associazioni di aiuto umanitario (ONLUS e ONG) non riescono più a fornire cibo o assistenza medica.
Ora potete immaginare la sofferenza dei siriani!
 La Commissione europea per gli affari esteri ritiene che la politica occidentale di "terra bruciata" colpisce i civili a caso e che l'embargo imposto alla Siria, per fare pressioni sul governo affinché cambi la sua politica e adotti quella imposta dall'Occidente, è una politica sbagliata perché colpisce in realtà i più deboli e i più poveri, ed è indubbiamente una politica distruttiva e disumana.
Fin dall'inizio, tutti i media occidentali, gli Stati Uniti e l'Unione europea, si sono vantati di avere a cuore il bene del popolo siriano e di voler proteggere i suoi diritti, di volergli dare una vita migliore: una grande e vergognosa bugia perché la realtà è ben diversa! Le loro politiche affamano la popolazione, i civili innocenti e pacifici, e li soffocano ogni giorno di più.
Conoscendo tutto questo, sarete d'accordo con quel funzionario dell'Unione europea che ha dichiarato inequivocabilmente che questo embargo calpesta i diritti umani!

sabato 20 aprile 2019

Dai cristiani siriani nelle catacombe: "non ci toglieranno mai la gioia della Pasqua. Non potranno mai strapparci la nostra fede in Dio."

 Ai nostri cari lettori auguriamo una serena Pasqua 2019
 con le parole di Padre Hanna Jallouf, francescano siriano della Custodia di Terra Santa, parroco latino di Knayeh, nel governatorato di Idlib, ultima roccaforte degli jihadisti.






“Tra Knayeh, Yacoubieh e Jdeideh raduno circa 70 giovani. Vivremo la Settimana Santa con il resto della comunità, circa 800 famiglie. Ma fare i conti con questo conflitto non è facile – racconta il parroco che nel 2014 fu rapito dai qaedisti – soprattutto se si è giovani. La guerra ha posto nel cuore dei giovani siriani, non solo cristiani, una grande sofferenza. Tantissimi sono cresciuti conoscendo solo armi, violenza, bombe, non hanno potuto frequentare le scuole, non sanno leggere e scrivere. Sono stati sradicati dalle loro case, allontanati, costretti a emigrare e peggior cosa indotti a uccidere l’altro. Soprattutto i maschi. Molti di loro hanno disertato il servizio militare perché affatto convinti della necessità di imbracciare le armi in questa guerra. Di giovani ne sono rimasti pochi e la maggior parte sono ragazze. Ci colpisce molto la tristezza nei volti dei bambini più piccoli”. 
Nonostante ciò, aggiunge il frate, “vedo nei giovani della mia comunità una fede che è cresciuta, maturata, che li ha spinti a rifiutare la violenza e a dedicarsi in opere di servizio sociale caritativo. Rimasti attaccati alla Chiesa, alla preghiera e alle liturgie, combattono così la loro guerra contro la mancanza di futuro, di prospettive certe, lottando per alimentare la speranza”.

“La Pasqua – ribadisce – ci dice che la morte non ha l’ultima parola. Questo è ciò che testimonieremo  domenica, quando nella nostra chiesa alzeremo le palme per salutare Cristo e chiedergli speranza e salvezza per noi e la nostra amata Siria”.

Non ci saranno addobbi pasquali a rendere visibile la Pasqua nei villaggi cristiani di Knayeh, Yacoubieh e Jdeideh. Così come non ci sono, oramai da anni, croci, statue e altri segni esteriori sulla chiesa del convento di san Giuseppe. 
“I jihadisti ci hanno vietato di indossare l’abito francescano” rimarca padre Hanna che poi rivela: “ci hanno proibito anche di distribuire dolci la Domenica delle Palme. Non vogliono che facciamo festa. Ma non ci toglieranno mai la gioia della Pasqua. Non potranno mai strapparci la nostra fede in Dio.
Ci dicono che siamo infedeli perché crediamo in un Dio uno e trino, in più Dei. Ma non importa, proviamo a spiegare loro, di far conoscere i fondamenti della nostra fede, è dura ma restiamo saldi”.


Sono lontani i tempi, prima della guerra, in cui “si poteva fare la processione all’esterno della chiesa e cantare ‘Osanna al Figlio di Davide’, agitare le palme. Oggi i nostri fedeli piangono a quel ricordo” ammette il parroco. Per lenire il dolore dei suoi parrocchiani padre Hanna sta pensando di mostrare loro le immagini via satellite delle celebrazioni del triduo pasquale presiedute da Papa Francesco, “non so se sarà possibile ma certamente
 per noi la vicinanza del Pontefice è un balsamo. Sapere che nella Chiesa si prega anche per noi ci aiuta a non sentirci soli, abbandonati a questo destino. Sappiamo di fare parte del grande popolo di Dio”
.

In questi anni di “persecuzione jihadista” la comunità cristiana di Knayeh, Yacoubieh e Jdeideh ha ulteriormente stretto i propri vincoli e si è ancora più unita.  “Alla processione delle Palme – afferma il parroco – verranno tanti giovani con le famiglie. Molti di loro cammineranno per chilometri per arrivare qui. Per le persone più anziane, impossibilitate a muoversi, abbiamo organizzato un servizio di auto con dei volontari che andranno a prenderle a domicilio”. Domenica anche nella roccaforte jihadista di Idlib si leveranno le Palme e si farà festa in attesa della Pasqua: “Con Cristo la morte è sconfitta – ribadisce padre Hanna – non ci toglieranno mai la gioia più grande.
E i giovani domenica lo grideranno forte, ‘non siamo vinti’”.

giovedì 18 aprile 2019

"L'accordo del secolo" di Trump per il conflitto israelo-palestinese non passerà!


di Elijah J. Magnier
tradotto da: Alice Censi

Da più di un anno l’ “Accordo del Secolo” israeliano, relativo alla Palestina, è stato avallato dall’amministrazione degli Stati Uniti e oggi, la vasta eco destata da questo progetto, sta raggiungendo tutti gli angoli del mondo. Il duo formato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e da suo genero Jared Kushner, entrambi alle prime armi per quanto riguarda la politica estera nonchè manovrati da Israele, sta cercando di promuoverlo negli stati arabi, in particolare in Arabia Saudita, Giordania e Egitto, i tre paesi che probabilmente concederanno dei territori per agevolare i piani di Israele in Cisgiordania e Gaza. E’ assai improbabile che Stati Uniti e Israele riescano ad imporre questo piano che si è materializzato sotto lo sguardo vigile ma impotente dell’Europa e delle nazioni arabe.

Nonostante ci sia l’intesa tra Stati Uniti, Israele e paesi arabi su questo “accordo”, l’ultima parola spetta ai palestinesi. Nonostante i battibecchi e le forti divisioni esistenti nella leadership palestinese, tutti ( incluso il presidente ad interim Mahmoud Abbas) si sono trovati d’accordo sul rifiuto dell’ “accordo” israelo-americano. Così, si prevede che l’ “Accordo del Secolo” non andrà a buon fine perché i palestinesi non ripeteranno lo stesso errore (del 1948) e resisteranno in difesa dei loro territori. Non accetteranno di rinunciare alla Palestina in cambio di un pezzo di terra in Egitto e Giordania come sta scritto nel piano, un’informazione trapelata dalla stessa amministrazione americana.

Le autorità palestinesi hanno detto che l’ “Accordo del Secolo”è stato lanciato da Israele nel 1956 quando, per nove giorni, Israele ha massacrato i civili palestinesi e i rifugiati nella striscia di Gaza, in particolare a Khan Younis e Rafah, un’azione improntata al genocidio. L’obbiettivo, allora, era quello di spingere all’ esodo i rifugiati palestinesi per permettere a Israele di annettersi Gaza senza i profughi al suo interno. I palestinesi che avevano cercato rifugio a Gaza erano fuggiti nel 1948 da Akka, Haifa, Yafa, Safad, al-Led, al-Ramla, Nablus, al-Quds e Bir el-Sabe. Oggi il primo ministro Benyamin Netanyahu cerca di raggiungere quel traguardo che David Ben-Gurion, il fondatore dello “stato sionista “e suo primo ministro non era riuscito ad avvicinare”.
“ Oggi Netanyahu è euforico grazie alla vittoria dell’estrema destra nelle ultime elezioni e di questi tempi l’estremismo la fa da padrone nella Knesset. Il partito tradizionalmente di destra ha la sua parte di potere ma i centristi come il Labour sono scesi dai precedenti 42 seggi agli attuali 6. E’ chiaro che la maggioranza degli israeliani ha deciso di votare chi fa appello a quell’ estremismo che ormai è predominante nella cultura del paese insieme alle forze armate. E’ tempo che l’ Autorità Palestinese (AP) si renda conto che Israele non ha alcuna intenzione di dare ai palestinesi uno stato, e non accetterà mai il loro diritto al ritorno. Nessuno, oggi, tranne il presidente Abbas, si attiene agli accordi di Oslo ( firmati da Israele e dall’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel 1993 a Washington). Quindi è ora di respingere tutti gli articoli di quel trattato e di rifiutare qualunque accordo con Israele. Il presidente Abbas (Abu Mazen) crede in una resistenza pacifica e nella “resistenza dialogante” alle Nazioni Unite e in Europa, entrambe impotenti di fronte ai piani di Israele e di Trump. Per questo motivo siamo convinti che la resistenza armata è l’unica via per riavere il nostro stato, dato che rifiutiamo qualunque accordo e qualsiasi scambio di territori” ha detto la fonte.

Anche molti stati arabi stanno aderendo all’ “Accordo del Secolo” proposto da Israele. I paesi ricchi grazie al petrolio come l’Arabia Saudita e gli Emirati, stanno cercando di convincere le leadership palestinese, egiziana e giordana a barattare dei territori e facilitare così l’accordo per soddisfare le esigenze di Israele.

Secondo quanto riferiscono fonti molto ben informate, l’ “Accordo del Secolo” offrirebbe all’Egitto una somma tra i 65 e i 100 miliardi di dollari in cambio di una parte del Sinai (Sheikh Zuweid, Rafah e al-Aresh) da dare ai profughi palestinesi di Gaza. La Giordania invece darebbe al-Baqoura e al-Ghamer ai palestinesi della Cisgiordania in cambio della Zona C ( zona della Cisgiordania sotto controllo israeliano dopo gli accordi di Oslo). Ad Amman verrebbe data una cifra tra i 50 e i 60 miliardi di dollari. Si prevede che l’Arabia Saudita offrirà alla Giordania una parte di Haql e di Magna in cambio delle isole egiziane di Tiran e Sanafir ( i sauditi hanno già pagato per avere queste isole ma un tribunale egiziano ha bloccato il trasferimento della proprietà ). E’ probabile che i palestinesi che rimarranno in Palestina ricevano, secondo l’accordo, decine di miliardi di dollari per “migliorare la loro vita”. Inoltre si pensa che Giordania, Siria e Libano riceveranno una gran quantità di miliardi di dollari affinché diano la cittadinanza ai rifugiati palestinesi a condizione che non tornino mai più in Palestina.

Quanto detto sopra, sui dettagli dell’ “Accordo” conferma che quest’ultimo non andrà a buon fine per molte ragioni: il Libano e la Siria non naturalizzeranno mai i profughi palestinesi. Quando ai ragazzi palestinesi che vivono in Libano o Siria viene chiesto da dove provengono, immediatamente rispondono : “ io sono di Haifa, di Yafa, di Nablous, di Quds, di Safad…..” Non dicono mai, anche se sono nati in Libano o in Siria che appartengono al paese in cui i loro genitori o nonni sono stati obbligati ad emigrare. Non hanno mai rinunciato al loro diritto a tornare e conservano la chiave delle loro case appesa al muro per non dimenticare, mai, da dove vengono.

I leaders giordani e egiziani non si azzarderebbero mai a concedere dei territori per venire incontro ai piani di Israele perché la popolazione si rivolterebbe e i loro regimi in conseguenza potrebbero cadere. Queste e molte altre ragioni conducono a una sola conclusione : l’ “Accordo del Secolo” è già morto prima ancora di nascere.

Al centro degli sforzi degli Stati Uniti per promuovere l’accordo, c’è il tentativo di strangolare economicamente alcuni paesi mediorientali cioè la Siria, il Libano, la Giordania, l’Egitto e Gaza che stanno attraversando una pesante crisi economica. Le truppe americane occupano il nord-est della Siria, una zona ricca di gas e petrolio e con una agricoltura fiorente. Sempre le truppe americane bloccano la frontiera tra Siria e Iraq al valico di al-Tanf per impedire il commercio tra i due paesi rendendo insicura la zona, con lo scopo di mettere in ginocchio il governo siriano.
L’amministrazione americana sta anche facendo pressione sugli stati arabi del golfo ed è riuscita a evitare che riprendessero le relazioni con la Siria, prevenendo così una loro possibile partecipazione alla ricostruzione del paese. Israele e gli Stati Uniti sono sicuri che questo sia il modo migliore per obbligare la Siria a sedersi al tavolo dei negoziati, ma non sarà così.

Il Libano attraversa una grossa crisi economica ma non accetterà mai di naturalizzare i palestinesi per varie ragioni. Numero uno, la causa palestinese non morirà finché Israele rifiuterà uno stato palestinese che vada incontro alle aspirazioni dei palestinesi. Come seconda cosa, la naturalizzazione sovvertirebbe l’equilibrio demografico a scapito dei cristiani che alla fine verrebbero emarginati all’interno del Libano.

Neppure la Giordania scambierebbe mai il territorio anche se ha bisogno dei miliardi di dollari che le verrebbero offerti. Accettando il denaro la monarchia perderebbe il paese.

L’Egitto ha rifiutato il tentativo, tipico di Trump, di usare il ricatto per far accettare l’ “Accordo del Secolo”. Gli Stati Uniti hanno minacciato l’Egitto a causa del suo accordo militare con la Russia; in realtà queste minacce avevano lo scopo di indurre Sisi ad accettare l’ “Accordo”.

Tutti questi paesi del Medio Oriente sanno bene che la geografia è quella che determina la loro storia e cambia i regimi. Questo “accordo” non è affatto una novità. E’ iniziato nel 1956 e nel corso degli anni Israele ha escogitato il modo di creare le condizioni per farlo accettare. E’ esattamente quello che il segretario di stato Condoleezza Rice sosteneva nel 2006 annunciando la creazione di un “Nuovo Medio Oriente”. Per far procedere questo progetto gli Stati Uniti invadevano l’Iraq nel 2003, Israele dichiarava guerra a Hezbollah nel 2006 e metà del mondo si univa, fallendo, per cambiare il regime in Siria attraverso i terroristi. La sua recente vittoria politica incoraggia Netanyahu ad approfittare di un presidente che dalla Casa Bianca obbedisce ai suoi voleri e a spingerlo ad appoggiare il suo “Accordo del Secolo”. Il momento è quello giusto, dal punto di vista israeliano per far accettare l’accordo. Questa insistenza israeliana, però, non fa altro che indirizzare i suoi vicini verso la conclusione opposta: è la prova, per l’ “Asse della Resistenza”, che in Medio Oriente non può esserci soluzione se non attraverso la resistenza.

https://ejmagnier.com/2019/04/16/l-accordo-del-secolo-non-passera-le-divisioni-interne-palestinesi-favoriscono-israele-1-3/

Qui il link alla seconda parte : https://ejmagnier.com/2019/04/17/l-accordo-del-secolo-2-gli-stati-uniti-vorrebbero-negoziare-con-liran-e-allontanarsi-dalla-palestina/

mercoledì 17 aprile 2019

Un documento segreto rivela piani per guerra civile in Libano, false-flag israeliane e invasione


di Tyler Durden
Durante la sua visita con il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, il presidente libanese Michael Aoun avrebbe ricevuto un documento israelo-americano che dettagliava i piani per la creazione di una guerra civile in Libano con operazioni segrete sotto falsa bandiera ed eventuale invasione israeliana. Sebbene la fonte del documento sia Israeliana e creata in collaborazione con Washington, nessuno sa chi l'ha presentata ad Aoun. La stazione televisiva libanese Al-Jadeed  ha inizialmente riportato il documento sulla TV libanese e un video sul suo sito web. Geopolitics Alert ha tradotto il report per questo articolo.
Israele e Stati Uniti fomentano una guerra civile in Libano
Il documento descrive i piani americani di frammentare le Forze di Sicurezza Interne libanesi, un'istituzione nazionale separata dall'Esercito libanese. I piani prevedono che Washington investa 200 milioni di dollari nelle Forze di Sicurezza Interne (ISF) con il pretesto di mantenere la pace, ma con l'obiettivo segreto di creare un conflitto settario contro Hezbollah con 2,5 milioni specificamente dedicati a questo scopo. Il documento afferma che l'obiettivo finale è destabilizzare il Paese creando una guerra civile in Libano che "aiuterà Israele sulla scena internazionale". Gli Stati Uniti e Israele hanno in programma di realizzare ciò sostenendo "le forze democratiche", con un linguaggio straordinariamente simile al stessa strategia utilizzata in Siria, Libia, Venezuela e altrove. Secondo il documento, anche se "il pieno carico della nostra potenza di fuoco si scatenerà", in qualche modo non prevede alcuna vittima.
Tuttavia, si aspettano che la guerra civile "scateni le richieste" di intervento da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) che Israele dovrà accettare solo dopo estrema riluttanza. Il documento dice che Israele svolgerà anche un ruolo importante creando "operazioni segrete false flag" mentre il conflitto progredisce. Forse queste operazioni potrebbero includere attacchi chimici simili agli attacchi chimici sui civili in Siria o persino attacchi diretti a civili libanesi o israeliani per incolpare Hezbollah e giustificare l'intervento internazionale.
Il documento ammette che gli Stati Uniti e Israele avranno bisogno di una quantità senza precedenti di credibilità per farcela e ammette anche che l'Esercito Libanese potrebbe essere un ostacolo, probabilmente a causa della diversa composizione dell'Esercito. Come partito politico legittimo con membri in tutti gli aspetti della società libanese, Hezbollah ha già membri e alleati in tutte le ISF e nell'Esercito.
Clicca sulle immagini per ingrandirle. Schermate di Al-Jadeed
Mike Pompeo si incontra con i funzionari libanesi
Durante l'incontro con il presidente libanese Michael Aoun, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha presentato un ultimatum: contenere Hezbollah o aspettarsi conseguenze senza precedenti.
Secondo Foreign Policy , Pompeo ha detto ad Aoun che se non riuscisse a completare l'impossibile compito di rimuovere Hezbollah dalle istituzioni governative ed a reprimere le sue attività militari, il Libano dovrebbe aspettarsi la fine degli aiuti statunitensi e persino potenziali sanzioni.
"Dovrete prendere coraggio perché la nazione del Libano si opponga alla criminalità, al terrore e alle minacce di Hezbollah", ha affermato Pompeo.
A cena, Pompeo ha riferito di aver avvertito i funzionari libanesi che loro stessi erano potenziali bersagli per sanzioni come membri del Movimento Patriottico Libero, il partito del presidente Aoun che ha la maggior parte del suo sostegno proveniente dai Cristiani Libanesi.
Potenziali sanzioni saranno probabilmente comminate al Ministero della Salute Libanese, attualmente gestito da un membro eletto del partito politico di Hezbollah. I civili di tutto il Libano si affidano a un Ministero della Salute funzionante per le medicine sovvenzionate e le cure mediche generali, quindi queste sanzioni creerebbero immense sofferenze a tutta la popolazione Libanese.
Il piano di guerra civile dettagliato nel documento non avrà probabilmente successo secondo i piani degli Stati Uniti. Le Forze di Sicurezza Libanesi non sono un gruppo omogeneo. I membri di Hezbollah e i loro alleati Cristiani detengono molte posizioni non solo nell'ISF ma in tutto l'Esercito Libanese e in diversi rami del governo. La costituzione libanese e il sistema politico richiedono che tutte le parti abbiano una rappresentanza adeguata nel governo. Come tale, una potenziale guerra civile prefabbricata si concentrerebbe probabilmente sulla riscrittura della costituzione libanese come massima priorità.
Non è chiaro se lo staff di Pompeo si sia presentato ad Aoun con questo documento come una minaccia prima del loro incontro. È chiaro, tuttavia, che gli Stati Uniti e Israele stanno tramando a porte chiuse per creare un conflitto settario nella società libanese e nel suo processo politico democratico, simile alle azioni in Siria, Libia, Yemen, Venezuela, Iran e così via.
    trad. GB.P.  OraproSiria
https://www.zerohedge.com/news/2019-04-07/secret-document-reveals-plans-civil-war-lebanon-israeli-false-flags-invasion?