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domenica 3 febbraio 2019

Lettera aperta di un rifugiato siriano ad Angela Merkel

Il dentista siriano Majd Abboud si è rifugiato in Germania alla fine del 2015.
In una lettera aperta alla Cancelliera Merkel, ringrazia per l'accoglienza ma constata che non esistono le condizioni per l'integrazione. Una ragione di questa situazione è la politica tedesca circa la Siria e l'indulgenza verso gli islamisti.
Il Dr. Abboud aveva già scritto a numerosi altri media su questa materia, ma non ha mai ricevuto una risposta. Dopo che il Saarbrücker Zeitung ha pubblicato un suo contributo l'anno scorso, il dottore 42enne è stato fatto oggetto di numerose minacce ed ostilità, dai suoi compatrioti che sostengono l'Esercito Siriano Libero (Free Syrian Army- FSA).
Di seguito, la lettera aperta del Dr. Majd Abboud ad Angela Merkel pubblicata da RT Deutsch.

Carissima signora Cancelliera Federale,
Mentre la fine del suo mandato si avvicina, vorrei cogliere questa occasione per ringraziarla calorosamente dell'aiuto che ha offerto a me e ai miei connazionali nel bisogno, per aver aperto il suo Paese a persone in fuga dalla guerra e dal terrore. Così Lei ci ha risparmiato molta sofferenza; qui siamo in sicurezza e abbiamo l'opportunità di vivere in pace. Inoltre, ho sempre trovato una grande l'opportunità, per noi siriani, di conoscere una nuova cultura attraverso il contatto con gli Europei, e questo ci apre nuove prospettive e ci consente di ampliare i nostri orizzonti.
Tuttavia, devo constatare che le condizioni per una vera integrazione erano praticamente inesistenti e lo sono ancora adesso, dopo tre anni. In effetti, ho sperimentato la cosiddetta integrazione come una strada a senso unico: la Germania ha accolto i rifugiati in modo molto generoso, ma non ha preteso da loro nulla in cambio. A peggiorare le cose, l'identità tedesca è a malapena riconoscibile dagli immigrati. Sembra che il paese se ne vergogni e quindi abbia difficoltà a comunicare i suoi valori. In netto contrasto, va pure notato che molti rifugiati spesso hanno un eccessivo sentimento di appartenenza all'Islam radicale, che frequentemente causa problemi allo stato e alla società in Siria. Ero pieno di speranza che Lei, signora Merkel, sarebbe riuscita a favorire una convivenza pacifica tra e con gli immigrati, che non siamo riusciti a consolidare in Siria a causa della crescente radicalizzazione favorita dagli investimenti occidentali nell'Islam politico.
C'è sempre stata molta discussione sulle Sue motivazioni, e il più delle volte la risposta è stata che Lei ha agito per umanità e carità cristiana. Ma se si fosse trattato di vera umanità, avrebbe dovuto porre fine alle sanzioni che anche recentemente ha re-imposto alla Siria. Per milioni di persone che non possono o non vogliono lasciare la loro patria questo embargo li fa soffrire da anni. Dopotutto, anche queste persone meritano la sua carità. Anche in una vera democrazia, della quale Lei si fa sempre vanto, queste persone dovrebbero poter avere la loro personale posizione politica senza essere per questo punite.
Tra i beni sanzionati ci sono anche le medicine e gli ausili medici, come le protesi, che sono urgentemente necessarie dopo una guerra. I bambini che muoiono di fame ogni giorno nello Yemen o a motivo dei combattimenti non dovrebbero essere tenuti segreti. E invece di mandare loro cibo o medicine, Lei, coscientemente e volontariamente, fornisce carri armati e granate, ed esperti addestratori tedeschi ai soldati sauditi perché possano uccidere più persone.
Si tratta forse di una politica cristiana che si adatta al nome del Suo partito? Apparentemente, per il governo tedesco, i profitti delle industrie di armamenti tedesche sono più importanti dei valori cristiani, dei quali ambiscono tanto vantarsi.
Alla fine di settembre ho letto con grande interesse che a Dusseldorf un sostenitore dell'Esercito Siriano Libero (FSA) spesso definito dai media occidentali come "moderato", è stato condannato per crimini di guerra. Aveva rapito, torturato e ucciso persone ad Aleppo come membro di una milizia. Sono molto lieto che vengano finalmente prese misure per identificare i terroristi che sono fuggiti in questo paese. Pensa davvero, signora Merkel, che si sia trattato di un caso isolato?
Ho più volte sottolineato che molti criminali con idee radicali sono presenti tra i rifugiati, contro i quali la Germania dovrebbe agire rapidamente. Perché, specialmente quando si parla di incontro interculturale, i fondamentalisti e gli autori di reati rappresentano una seria minaccia per l' integrazione e per il Paese ospitante, danneggiano la reputazione di ogni immigrato, suscitano pregiudizi e complicano la vita dei rifugiati che desiderano integrarsi e vivono qui da più tempo.
Per troppo tempo, il governo tedesco ha chiuso gli occhi e ha minimizzato questa mentalità radicale sia in Germania che in Siria. E ciò ha trasmesso ai radicali il messaggio che possono contare sul sostegno occidentale, che possono commettere qualsiasi crimine in Siria e ricevere comunque protezione in Germania. La Germania è così diventata una destinazione finale anche per i criminali.
E' davvero questo quello che Lei voleva accadesse?
Recentemente, Lei ha espresso preoccupazione per la situazione delle persone in Idlib. Bisogna dire chiaramente che in Idlib ci sono i peggiori jihadisti che non sono disposti a deporre le armi. Tra loro ci sono i combattenti dell'FSA, di Al-Nusra e ISIS, ma anche combattenti e jihadisti dall'Afghanistan, Ceceni e circa 3.000 Uiguri cinesi. E furono proprio questi terroristi che attaccarono i quartieri nord-occidentali di Aleppo con armi chimiche sabato 24 novembre 2018. Secondo dati recenti, almeno 107 persone ne sono risultate ferite e intossicate. A settembre, questi gruppi hanno anche attaccato la cittadina di Mhardeh, prevalentemente abitata dai cristiani, non lontano da Idlib, uccidendo 12 persone.
E invece di aiutare a disarmare questi gruppi, Lei invia loro 50 milioni di euro di denaro dei contribuenti tedeschi per aiutarli a commettere ancora più atrocità. Presumibilmente, il governo federale non ha mai avuto notizia che questi "ribelli" ad Aleppo e Homs hanno distrutto e violato chiese cristiane, che hanno attaccato e conquistato villaggi di altre minoranze (Alawiti) nella provincia di Latakia, e che nella città operaia di Adra nel 2013 hanno decapitato molti uomini e preso le donne come schiave. Già nel 2013, due Vescovi di Aleppo furono rapiti dai "ribelli" e di loro a tutt'oggi non si sa nulla di dove si trovino.
È diventato più che chiaro che il governo tedesco è schierato dalla parte dei "ribelli" islamici in Siria. Questo è ben visibile ad esempio nella copertura dei media. Ramstein ha fornito anche armi ai "ribelli". Questi cosiddetti ribelli non sono combattenti per la libertà e/o la democrazia, ma islamisti che propugnano la legge della Sharia e che non tollerano opinioni e stili di vita alternativi, ma li puniscono severamente. Questi ne sono i perpetratori che si presentano invece come vittime, e così vengono anche rappresentati dall'Occidente.
Il sostegno a questi "gruppi ribelli" è spesso motivato da presunti attacchi o minaccia di attacchi alla popolazione civile, registrazioni video e foto vengono utilizzati come prove. Ma molti casi del passato, così come gli incidenti di Chemnitz, hanno dimostrato che bisogna esaminare e mettere in discussione tutto questo materiale meticolosamente. Per la Siria è quasi sempre la stessa fonte, vale a dire l'Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR). Questo Osservatorio altro non è che una sola persona: un siriano esiliato, che vive a Londra dal 2010, che simpatizza con i Fratelli Musulmani e distribuisce i filmati ai media. Di conseguenza, la società in Siria è stata deliberatamente divisa. Le persone erano settarie e si incolpavano vicendevolmente. Non avrebbe senso invece esaminare criticamente queste "prove" prima di prendere una decisione di vasta portata per poi formare una coalizione internazionale e impegnarsi in una guerra contraria al diritto internazionale?
Anche con le presunte armi di distruzione di massa in Iraq, che secondo Colin Powell e Tony Blair "certamente" esistevano, si potrebbe imparare dalla storia una lezione. È tempo di ammettere che il Governo Federale ha gestito una politica sbagliata in Siria e si è schierato dalla parte sbagliata. La ragione di questa scelta, a vostro modo di vedere, (e questo è davvero triste) è che il Governo Federale è obbligato a rappresentare e difendere gli interessi americani. Che la Germania abbia solo un certo ruolo da svolgere e che non abbia una politica estera indipendente e sicura di sé, io la chiamo la madre di tutti i problemi.
Cara signora Merkel, so che qui io sono solo un rifugiato siriano. La mia presenza qui in Germania è un danno collaterale di una guerra senza senso, la mia voce è tutto ciò che ora mi resta. E non so se queste righe La raggiungeranno mai. Ma se Lei è veramente preoccupata per il benessere dei siriani in patria e all'estero, la prego di revocare le sanzioni contro la Siria. Favorisca accordi per stabilire un'amicizia tra l'Occidente e il Medio Oriente.
Termini la luna di miele con i radicali, con i terroristi, ma anche con il cosiddetto Islam politico, sia dentro che fuori la Germania! Questi sono i partners sbagliati, e questo è completamente ovvio. Fermi la consegna di armi nelle zone di guerra e invii al popolo del Medio Oriente e al mondo, l'amore, l'educazione e la cultura dal cuore dell'Europa, e non conflitti e guerre!
Signora Merkel, il mondo è cambiato; le strutture del potere si sono spostate. Per favore, registri quel cambiamento e si assicuri che la Germania si posizioni correttamente per il futuro.
Cordiali saluti
Dr. Majd Abboud,
Saarbrücken, 10/01/2019

Traduzione: Gb.P.

mercoledì 30 gennaio 2019

La Siria nella Bibbia

La Via Maris (viola), King's Highway (rossa), e altre antiche rotte levantine,  1300 a.C.
(By Briangotts at the English Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2261499)




Traduzione di Gb.P. per Ora pro Siria
Ringraziamo per la segnalazione il professor Riad Matqualoon








Geografia e divisioni politiche, antiche e moderne
Un paese dell'Asia occidentale, che in tempi più recenti comprendeva tutta quella regione delimitata a nord dagli altipiani del Taurus, a sud dall'Egitto, a est dalla Mesopotamia e dal deserto dell'Arabia, e ad ovest dal Mediterraneo; includendo così con la sua area i paesi antichi e moderni di Aram o nord Siria, una parte dei regni Ittiti e Mitanni, la Fenicia, la terra di Canaan o Palestina e persino una parte della Penisola Sinaitica. A rigor di termini, tuttavia, e specialmente dal punto di vista della geografia biblica e classica, che è quella seguita in questo articolo, la Siria è costituita da quella parte di territori sopra menzionati che è delimitata a nord e nord-ovest dal Taurus e Asia minore a sud dalla Palestina, a est l'Eufrate, il deserto siro-arabo e la Mesopotamia, e ad ovest dal Mediterraneo.
La parte settentrionale è elevata, l'est è pianeggiante, estendendosi al deserto siro-arabo; il nord-ovest è coronato dalle montagne Amanus e Taurus, mentre le montagne del Libano e l'Anti-Libano sono fasce parallele a nord della Palestina o a sud della Siria. Tra queste due catene si trova la lunga e stretta valle chiamata Cæle-Syria (Valle Syria). I suoi fiumi principali sono Litâny (Leontes), Oronte (Al-'Asi) e Barad o Abana. La Cæle-Siria varia da tre a quattro miglia a quindici miglia, e in alcuni punti è spezzata dagli speroni sporgenti delle catene del Libano. Alla sua estremità settentrionale si curva a ovest e si apre verso il Mediterraneo. Ha due pendenze, una a nord e una a sud, ed entrambe sono fertili e belle. Questa valle è sempre stata un'importante rotta di viaggio tra la Mesopotamia, la costa mediterranea, l'Arabia e l' Egitto. Tutta la Siria, tuttavia, ha una lunghezza di circa 250 miglia e una larghezza media di 130 miglia, con un'area totale di circa 32.500 miglia quadrate. Le più importanti città della Siria nei tempi antichi erano Damasco, Karkamish, Hama, Baalbec, Palmyra o Tadmur, Ribla, Antiochia, Dafne, Seleucia, Abila, Calcis, Lybo, Laodicea, Aretusa e Apamea, mentre le famose città di Tiro, Sidone, Berito Biblo e Arado appartengono propriamente alla Fenicia. Le città più importanti della più recente Siria erano Alexandretta, Antakia, Beirut, Aleppo, Latakyah, Hamah, Homs, Tripoli, Damasco, Sayda, Akka e Jaffa .

e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore tuo Dio: Mio padre era un Arameo errante...” ( Deut. 26,5)
Il nome "Siria" era ritenuto in passato essere abbreviazione di "Assiria" o derivato da Tsur (Tiro), quindi da Tsurya, e che era di origine greca. Ciò, tuttavia, è insostenibile, poiché il nome, con tutta probabilità, deriva dall'antico nome babilonese Suri, applicato originariamente alla porzione nord-orientale dell'attuale Siria. In seguito il nome Siria fu applicato dai Greci e dai Romani a tutta la Siria, o al paese che giaceva tra l'Eufrate, il Mediterraneo, il Taurus e l' Egitto . Dai Babilonesi e dagli Assiri fu chiamato "Amurru" (la terra degli Amorrei) e Martu (la terra occidentale). L'estrema parte settentrionale di essa era anche conosciuta come "Khatti", ovvero la Terra degli Ittiti, mentre la regione più meridionale era conosciuta come "Kena'nu" o "Canaan" (Palestina). In arabo è chiamato "Suriyya" (Siria) o "Al-Sham" (il paese situato a "sinistra"), in opposizione a "El-Yemen", o Arabia del Sud, che si trova alla "destra" . Le divisioni politiche e geografiche della Siria sono state numerose e variate costantemente.
Nel Vecchio Testamento viene generalmente chiamata "Aram", e i suoi abitanti "Aramei". Ma c'erano diversi "Arams" biblici, vale a dire: "Aram-naharaim" o "Aram dei Due Fiumi", cioè Mesopotamia; "Paddon-Aram" (la regione di Haran), nell'estremo nord della Mesopotamia; "Aram-Ma'rak" a nord della Palestina; “Aram-Sobah”, ecc... L'Aram Siriana tuttavia, che corrisponde alla Siria classica, è generalmente chiamata nell'Antivo Testamento "Aram di Damasco" dalla città principale del paese. È di questi Aramei, o Siriani, che occuparono la Siria centrale, con Damasco come capitale, di cui si parla maggiormente nell'Antico Testamento.
Risultati immagini per damasco portico di gioveDurante le dominazioni greca e romana le divisioni politiche della Siria erano indefinite e quasi inintelligibili. Strabone menziona cinque grandi province: 1) Commagene, un piccolo territorio nell'estremo nord, con Samosata per capitale, situata sull'Eufrate; 2) Seleucia, situata a sud del primo, e suddivisa in quattro parti, secondo il numero delle sue città principali, vale a dire: Antiochia Epidafne, Seleucia in Pieria; Apamæa e Laodicea; 3) Cæle-Siria, comprendente Laodicea e Libanum, Chalcia, Abilene, Damasco, Ituræa e altri più a sud, inclusi in Palestina; 4) Phenicia; 5) Judæa. Le divisioni di Plinio sono ancora più numerose di quelle di Strabone. Sembra che ogni città crescente d'importanza abbia dato il nome a un territorio circostante, più grande o più piccolo, e questo nel tempo assunse il rango di provincia. Tolomeo cita tredici province: Cammagene, Pieria, Cyrrhestica, Seleucia, Casiotis, Chalibonitis, Chalcis, Apamene, Laodicea, Phénicia, Cæle-Syria, Palmyrene e Batanea, e dà una lunga lista delle città in esse contenute. 
Sotto i Romani, la Siria divenne una provincia dell'impero. Alcune parti di esso erano autorizzate a rimanere per un periodo sotto l'autorità di piccoli principi, dipendenti dal governo imperiale. Gradualmente, comunque, tutti questi furono incorporati, e Antiochia fu la capitale. Sotto Adriano la provincia era divisa in due parti: la Siria-Maggiore, a nord, e la Siria-Fænicia, a sud.
 Verso la fine del quarto secolo fu creata un'altra partizione della Siria, che costituì la base del suo governo ecclesiastico : 1) Siria Prima, con Antiochia come capitale; 2) Siria Seconda, con Apamæa come capitale; 3) Phœnicia Prima, compresa la maggior parte dell'antica Phenicia, con Tiro come sua capitale; 4) Phœnicia Seconda, detta anche Phœnicia ad Libanum, con capitale Damasco. 
Risultati immagini per damasco dominazione araba

Durante la dominazione araba, cioè dal settimo al quindicesimo secolo, la Siria era generalmente divisa in sei grandi distretti (Giunds), cioè: 1) Filistîn (Palestina), composta da Giudea, Samaria e una porzione del territorio est del Giordano, la sua capitale era a Ramlah, in seguito prese più rango Gerusalemme; 2) Urdun (Giordania) di cui la capitale era Tabaria (Tiberiade), grosso modo costituita dal resto della Palestina fino a Tiro ; 3) Damascus, distretto che comprendeva Baalbeck, Tripoli, Beirut e l'Hauran; 4) Hams, incluso Hamah; 5) Qinnasrin, corrispondente alla Siria settentrionale, di cui dapprima la capitale era Qinnasrin, a sud di Aleppo, dalla quale fu poi soppiantata; 6) il sesto distretto era la frontiera militare ('awâsim) al confine con i domini bizantini in Asia Minore .

domenica 27 gennaio 2019

Sostegno ungherese a “Ospedali Aperti” – il Cardinale Zenari ricevuto a Budapest

È stato il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán a consegnare al Cardinale Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria, il documento ufficiale che riguarda il contributo ungherese di 1.500.000 EUR al Programma “Ospedali Aperti”. La breve cerimonia è avvenuta il 22 gennaio a Budapest, nell’ufficio del Primo Ministro, dove Viktor Orbán ha offerto un pranzo in onore del Cardinale Zenari.
Il primo Ministro Viktor Orbán ha ricevuto a Budapest il Card. Mario Zenari.
Presenti all'incontro anche il Nunzio Michael A. Blume, il Segretario Generale AVSI Giampaolo Silvestri
e il Ministro per le Risorse Umane Miklós Kásler (foto: kormany.hu)
Durante l’incontro il Primo Ministro Orbán ha ricordato che l’Ungheria è impegnata ad aiutare le comunità e le famiglie bisognose del Medio Oriente, contribuendo ad alleviarne le sofferenze causate dalla guerra e dalla catastrofe umanitaria. La posizione del Governo ungherese, infatti, è che invece di importare i problemi in Europa bisogna portare l’aiuto là dove ce n’è bisogno.
Il Card. Zenari all’Università Cattolica Péter Pázmány in compagnia del Nunzio Michael A. Blume
e del Metropolita greco cattolico Fülöp Kocsis (foto: Magyar Kurír)
Il giorno precedente il Card. Zenari ha illustrato la situazione della Siria durante il convegno organizzato nell’aula magna dell’Università Cattolica Péter Pázmány (PPKE) di Budapest, in collaborazione con la Segreteria per l’Aiuto ai Cristiani Perseguitati ed il programma Hungary Helps del Governo ungherese. Tra le autorità presenti al convegno diversi membri della Conferenza Episcopale Ungherese e Mons. Michael August Blume, nunzio apostolico in Ungheria, nonché Tristan Azbej, Segretario di Stato per l’Aiuto ai Cristiani Perseguitati e Balázs Orbán, Segretario di Stato alla Presidenza del Consiglio ungherese.
Il Segretario di Stato Tristan Azbej (foto: Magyar Kurír)
Nel suo saluto iniziale il Segretario di Stato Azbej ha dichiarato: “Ci sono diverse risposte nel mondo alla grande sfida della nostra epoca: la crisi economica, umanitaria e quella delle migrazioni, e noi riteniamo che le soluzioni scelte dai governi occidentali non siano soddisfacenti. Loro hanno scelto di appoggiare le migrazioni, invitando le persone a lasciare la loro terra d’origine, mentre l’Ungheria sostiene, al contrario, che è interesse precipuo di ogni persona poter rimanere nella propria patria”. Nell’aiutare la Siria il Governo ungherese persegue due obiettivi: contribuire a salvare vite e dare un futuro alle persone. È per questo che l’Ungheria già sostiene cinque scuole siriane e adesso, con il contributo di 1,5 milioni di EUR al Programma “Ospedali Aperti”, finanzierà le cure mediche di circa 4500 pazienti nell’arco di un anno.
Il Card. Zenari ha ricordato in particolare l’esodo dei cristiani dalla Siria: dopo la seconda guerra mondiale essi costituivano ancora il 25% della popolazione, prima della guerra attuale erano il 5-6% e attualmente saranno scesi intorno al 2%. Le cause sono l’emigrazione, ma anche la denatalità dei cristiani. Le Chiese del Medio Oriente corrono il rischio di morire non tanto perché sono distrutte le loro chiese ma perché gli uomini se ne vanno al estero, mentre le famiglie miste seguiranno la religione musulmana. Tuttavia – come sottolinea Papa Francesco – il Medio Oriente senza i cristiani non sarebbe più lo stesso Medio Oriente. Il Cardinale ha parlato dell’operato delle varie organizzazioni cristiane che soccorrono la popolazione in Siria. Ha voluto esprimere la sua gratitudine per l’aiuto del Governo ungherese al Progetto “Ospedali Aperti” (Open Hospitals).
Il Card. Mario Zenari e la delegazione della AVSI ricevuti dal Card. Péter Erdő a Budapest
(foto: Magyar Kurír)
Il Segretario Generale della Fondazione AVSI Giampaolo Silvestri, che ha accompagnato il Cardinale Zenari a Budapest, nell’ambito del convegno ha presentato l’operato della Fondazione e, in particolare, il programma “Ospedali Aperti” da essa gestito. Ha voluto ringraziare il Governo ungherese per essere stato il primo a contribuire con fondi pubblici a questo programma umanitario, nella speranza che altri paesi ne seguano l’esempio.
La delegazione è stata ricevuta, inoltre, dal Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e dal Vice Primo Ministro Zsolt Semjén.


Incontro con il Vice Primo Ministro Zsolt Semjén,
in presenza dell'On. György Hölvényi (Parlamento Europeo) e del Segretario di Stato Tristan Azbej
(foto: gondola.hu)

http://ungheriasantasede.blogspot.com/2019/01/sostegno-ungherese-ospedali-aperti-il.html

venerdì 25 gennaio 2019

25 gennaio: memoria di Sant' Anania che battezzò San Paolo a Damasco...


.... dove i cristiani vivono dal 30 dopo Cristo









Le poche notizie certe sulla vita di Anania sono desunte dal libro degli Atti, 9,10-19; 12,12-16. In quest'ultimo luogo, che contiene il racconto di Paolo ai Giudei riguardo alla sua conversione, dice l'apostolo: "Un tale Anania, uomo pio secondo la legge, cui rendevano testimonianza tutti gli Ebrei della città Damasco, venne a trovarmi e, standomi vicino, mi disse: "Saulo, fratello, guarda". Ed io subito guardai. Egli disse: "Il Dio dei nostri padri ti ha scelto perché tu conoscessi la sua volontà e vedessi il Giusto ed udissi una parola dalla sua bocca, perché tu sarai teste dinanzi a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito".

Damasco, la Via Recta
Anania fu, dunque, quel giudeo che, essendo andato a trovare Paolo in casa di Giuda, nella "Strada Dritta", gli restituì la vista con l'imposizione delle mani e lo battezzò.

Se pensiamo che la conversione di Saulo avvenne nel 34 o, al più tardi, nel 36, dobbiamo concludere che Anania si convertì al cristianesimo alla prima ora, e da tutto il racconto di Paolo si può rilevare che egli era un cospicuo personaggio della Chiesa di Damasco, anche se non fu proprio vescovo della città. Non esistono prove, infatti, per affermare che già nel 34 gli apostoli avessero consacrato dei vescovi.


Tuttavia, una tardiva tradizione bizantina, annoverando Anania tra i 70 discepoli, ce lo presenta come primo vescovo di Damasco ed evangelizzatore di Eleutheropolis (ora Bet-Djibrin) nella Palestina meridionale, e ci dice che soffrì il martirio, essendo stato prima fustigato e poi lapidato il 10 ott. del 70 per ordine di Licinio (o Luciano). Anche il Martirologio Romano attribuisce ad Anania Io stesso genere di martirio.

Cappella di San Paolo, costruita da Eustache de Lorey, all'interno dell'arco della porta della vecchia cinta muraria della città di Damasco, detta Bab Kisan


Diverse tradizioni affermano che Anania fu il giudeo che convertì Izate, figlio del re di Adiabene, Monobazo , o che fu un laico, o un diacono (Ecumenio), o un sacerdote (s. Agostino).

casa di Anania
La Chiesa latina celebra la festa di Anania al 25 gennaio assieme alla conversione di Paolo, mentre la Chiesa greca, secondo la tradizione orientale, la celebra al 10 ottobre, data del martirio.

A Damasco, presso la porta orientale, esiste una cappella sotterranea, facente parte di una basilica bizantina ora distrutta, che è venerata come la casa di Anania sia dai cristiani che dai musulmani.
Dal 1920 in numerose indagini E. de Lorey ha esplorato questa cappella.

Damasco: odierno Memoriale di San Paolo
















http://www.santiebeati.it/dettaglio/38650