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venerdì 24 gennaio 2014

La croce: segno di condanna per i cristiani siriani
























25 gennaio- conversione di San Paolo sulla via di Damasco

Il segno della croce e’ stato sempre presente nella vita dei cristiani del Medio Oriente in particolare in Siria; e’ presente ovunque nei nostri quartieri; sopra i campanili  delle nostre chiese; nelle classi  delle nostre scuole parrocchiali; all’entrata delle case; ed in special modo al collo dei nostri fedeli.
I nostri parenti ci insegnavano sempre di non uscire dalla casa prima di aver fatto il segno della croce, e questa bella abitudine si è  conservata fino ad oggi.
La croce e’ il  fondamento della vita cristiana, anzi uno stile da vivere e da testimoniare ogni giorno alle altre confessioni in cui ci viviamo.
Essere cristiano vuol dire essere un progetto vivo di testimonianza ed anche in questi giorni neri nella vita dei siriani cristiani , mi dispiace dirlo, è un progetto odierno di martirio per il cristianesimo.

Vi racconto la triste storia vera del ragazzo cristiano Fadi Matanius Mattah (34 anni) che è stato proprio decapitato quando i jihadisti hanno visto che portava la croce al collo.
L’episodio è avvenuto l’8 gennaio scorso. I due, Firas Nader (29 anni) e Fadi Matanius Mattah (34 anni), stavano recandosi in automobile da Homs al villaggio cristiano di Marmarita. Un gruppo di cinque jihadisti armati ha intercettato il mezzo e ha aperto il fuoco sulla vettura. Raggiunta l’auto, i miliziani, notando che Fadi portava una croce al collo, lo hanno decapitato, piantando la croce nel suo petto. Hanno poi preso denaro e documenti, lasciando Firas per terra ferito, credendo fosse già morto. Firas, testimone oculare di quanto avvenuto, è invece riuscito a mettersi in salvo, raggiungendo a piedi la cittadina di Almshtaeih ed è stato poi trasferito all’ospedale di Tartous. Alcuni fedeli sono riusciti a recuperare il corpo di Fadi, portandolo a Marmarita, dove la comunità cristiana locale, nel lutto e nel dolore, ha espresso forte sdegno per l’orribile atto.”

Ecco: tutti sappiamo bene che il cristianesimo è fondato sull’amore dato gratis a noi nella persona di Gesù e la croce è il segno vivo del cristianesimo. I nostri concittadini siriani musulmani sanno bene questa realtà.
Proprio davanti alla croce c’è l’incontro inseparabile tra l’amore ed il dolore: è una scelta definitiva nella vita dei cristiani siriani in questi giorni; perchè rischiano la propria vita.
Non è nella cultura dei siriani veri di commettere questi atti brutali; il siriano non uccide  il suo fratello siriano e questo è il bello della Siria; anche se noi  siamo di diverse confessioni ci vogliamo bene.

 La gente che ha ammazzato Fadi sono stranieri; non sono della nostra cultura siriana!
Che cosa possiamo dire alla madre di Fadi,  davanti a questo atto barbarico che hanno commesso questi jihadisti?  ecco mi vengono in mente le parole indirizzate ai Romani del grande apostolo delle genti  San Paolo, cittadino siriano onorario, che dice: "chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? ” (Romani 8,35).
Gesù stesso disse a noi nel vangelo di Giovanni: “non vi scandalizzate; viene l’ora che chiunque vi uccide credera’ di rendere culto a Dio. e faranno questo perchè non hanno conosciuto nè il Padre nè me”. (Giovanni 16,1-2).
Ed ecco l’ora e’ gia’ presente; i cristiani siriani ogni giorno sono come le pecore portate al sacrificio per il nome di Gesu’.
Infine: questa nube nera che copre il cielo della Siria si sta allontanando  dal cielo blu della Siria con le preghiere  continue del Santo Padre e di tutta la comunita’ universale, e grazie agli sforzi internazionali per la pace in tutto il mondo.
Tutto il mondo sta pregando per l’amata Siria; e prima o poi  sara’ una voce di pace dall’alto che risuona gia’ nella coscienza di tutti gli uomini di buona volontà: “lasciate la Siria in pace”.

Concludo con la preghiera dal libro delle lamentazioni di Gregorio di Narek (951-1003), monaco e teologo armeno, intitolata “ Il suo sguardo mi salva”

Il tuo sguardo mi salva:


 “Fissa il tuo sguardo su di me,
 o Compassionevole,
 come un tempo su Pietro
 allorché ti rinnegò,
 perché sono del tutto annientato.

 Irradia su di me
 il raggio della tua misericordia,
 tu che sei tutto bontà,
 affinché, ricevuta la tua benedizione,
 Signore,
 io sia giustificato,
 io viva,
 e divenga puro dai miei errori
 che non sono le tue opere
 e che mi torturano.

Non ho l'audacia di tendere verso di te
 la mia mano colpevole,
 fino a che tu avvicini
 la tua destra benedetta,
 per rinnovarmi, io condannato.

Trionfa dunque ancora una volta
 della mia testardaggine
 grazie alla tua dolcezza
 venendo in mio soccorso,
 nella tua benignità.

E per la tua onnipotenza
 rimetti la somma totale dei miei peccati:
 i miei primi errori, con quelli
 della media età
 e quelli della fine della vita.
 O Cristo,
 ingegnoso nel realizzare l'impossibile,
 o Re, Luce dei giusti.!


La partecipazione del Pontificio Collegio Armeno di Roma alla Settimana di Preghiera per l’unita’ dei Cristiani.


Come tutti i riti orientali cattolici, anche noi abbiamo partecipato a questo evento celebrando la santa messa cantata in rito armeno nella chiesa di Santa Maria in via Lata, mercoledi 22-01-2014.
La Santa Messa e’ stata presieduta dal Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Mons. Kevork Noradungian.
I canti sono stati eseguiti dal Coro di N. S. di Narek composto dai seminaristi del collegio armeno e dai membri laici del coro.
Nella sua omelia Mons. Kevork ha spiegato  :
Come ogni anno siamo riuniti per pregare per l’unita’ dei Cristiani, anzichè per l’unità delle chiese; perche’ i cristiani sono uniti nella persona unica di Gesu’, ma le  chiese sono diverse,
a- nell’interpretazione della fede, e questa va superata per arrivare all’unità della fede,
b-  si differenziano per i riti e liturgie, ciò che va conservato e non è argomento di discordia e di divisione. 
Anzitutto , si deve ritornare alle radici del vangelo; seguendo proprio la via dei discepoli di Gesù 'come abbiamo udito e visto questo trasmettiamo a voi', cioe’ cercare la persona di Gesù; vivere la fede trasmessa a noi anzichè cercare la diversita’ dei riti.
Secondo: ha presentato l’ecumenismo del martirio, cominciando dal primo martire nella chiesa Santo Stefano arrivando ai martiri della Siria, del sangue che si versa ogni giorno nella terra di Siria: i cristiani siriani sono il nuovo modello dell’ecumenismo del martirio.
E ha proseguito ricordando anche i due preti, i due vescovi e le suore di Maalula: tutti loro rapiti in Siria e fino ad oggi nessuna liberazione.


Mons. Noradungian si è posto la domanda: possiamo ancora permetterci il lusso di nutrire  le nostre paure dell’ "altro, diverso” da noi quando i semplici fedeli nelle loro differenze di rito ci hanno anticipato in cielo versando il loro sangue per testimoniare la loro ferma fede in Gesù Cristo Salvatore?
Terzo: ha sottolineato i punti importanti che ci uniscono nelle diverse chiese; la persona di Gesù come centro per il dialogo e per l’unita’; la fede trasmessa a noi dai discepoli ed il martirio e la vita esemplare dei santi.
Infine, abbiamo alzato una preghiera speciale per la pace in Siria ed abbiamo pregato anche per la conferenza sulla Siria di Ginevra2: affinche’ il Signore Gesu’ illumini la mente e lo spirito dei capi del mondo per arrivare a una uscita di pace per la Siria.

Padre KARNIK YOUSSEF

giovedì 23 gennaio 2014

Montreux, un primo passo


Fra insulti e accuse parte la trattativa


Piccole Note, 23 gennaio 14


Iniziato a Montreux il negoziato per tentare di riportare pace in Siria. Ovviamente le parti in causa si scambiano accuse reciproche, ma era prevedibile e previsto. Al tavolo mancano molte delle fazioni che fanno guerra ad Assad, quelle legate ad al Qaeda per intendersi, e l’opposizione è rappresentata solo da un gruppetto di oppositori più vicino all’Occidente. Gli altri hanno rifiutato ogni dialogo. Non per questo l’assise è delegittimata, dal momento che al tavolo siedono i veri protagonisti della guerra, ovvero tutti (o quasi) gli Stati che stanno finanziando i mercenari che insanguinano la Siria. Se la diplomazia trova un accordo tra Assad e i suoi veri nemici, le bestie feroci scatenate in Siria saranno rinchiuse nelle gabbie (non eliminate: possono tornare utili in altri scenari), come usa in questi casi.

La novità di questa assise rispetto a quella precedente, che non produsse nulla, consiste nel fatto che Assad, dopo anni di guerra, può trattare con i propri avversari. Una novità non da poco: una fase nuova, anche se Kerry ieri ha precisato che non c’è posto per Assad nel futuro della Siria. Un atto più o meno dovuto da parte del Segretario di Stato americano, che si è esposto oltremodo per dar vita a questa assise e non può passare per filo-Assad agli occhi dell’opinione pubblica occidentale, pena una perdita di autorevolezza che vanificherebbe il negoziato.

Comunque il nodo del ruolo di Assad nella pacificazione e nel futuro della Siria è il punto focale della questione. Potenti del mondo hanno investito miliardi di dollari per cacciarlo, difficile si rassegnino ad accettare che l’uomo resti al suo posto. Vedremo se nei colloqui usciranno alternative accettabili al regime o se invece si accoglierà la richiesta di Damasco di procedere a libere elezioni, così che sia il popolo a decidere. Una richiesta che ha le sue basi sul consenso che il governo di Damasco gode tra il suo popolo: non avrebbe potuto rimanere al potere in questi anni senza un largo consenso popolare, che deriva dalla constatazione che l’alternativa è terribile. Anche se al momento pare più probabile che la questione sia procrastinata, e si trovino accordi minimali riguardo a una cessazione più o meno parziale delle ostilità e sugli aiuti umanitari destinati alla stremata popolazione locale. Anche questo sarebbe un inizio.


Gli incontri a Montreux proseguiranno nei prossimi giorni, non c’è che sperare che ne esca qualcosa. C’è in ballo il destino di milioni di esseri umani, dalla Siria al Libano (Paese nel quale ha iniziato a tracimare il conflitto siriano) a tutto il Medio Oriente. E la pace nel mondo.



Dal Vaticano tre proposte per la Siria

Conferenza di Montreaux:
 Intervista a mons. Silvano Tomasi, nunzio all’ONU.


di Maria Acqua Simi
Giornale del Popolo,  22.01.2014 
  
«La conferenza di pace sulla Siria, detta “Ginevra 2”, è un primo segno positivo che c’è un minimo di volontà politica di trovare risposta a una guerra che in tre anni ha fatto oltre 130mila morti». La voce di Mons. Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio ONU di Ginevra, è calma. Il tono pacato di chi sa che i tempi di riconciliazione per la crisi siriana saranno lunghi, andranno ben oltre “Ginevra 2”. Ma non per questo sedersi al tavolo delle trattative in questi giorni dev’essere considerato uno sforzo inutile.

Cosa si aspetta la Santa Sede dalla Conferenza di pace?
Il desiderio del Santo Padre e della Santa Sede è che possa arrivare a stabilire i primi passi per un cessate il fuoco e avviare un processo di ricostruzione che cominci con l’assistenza immediata alle vittime delle violenze: i rifugiati, gli sfollati interni e soprattutto i bambini che sono rimasti orfani perché tanti civili sono stati uccisi. Il primo obiettivo è che la violenza smetta: su questo punto c’è una convergenza di tutti i leader religiosi di tutte le confessioni. Questa è un’aspirazione legittima e un dovere per tutte le forze politiche che si incontrano a Ginevra 2  e vogliono trovare una soluzione. Questa conferenza è un primo segno positivo che c’è un minimo di volontà politica di confrontarsi e trovare una risposta a questa guerra.

La Santa Sede avanzerà proposte concrete a margine dell’incontro?
La scorsa settimana in Vaticano c’è stata una riunione organizzata dalla Pontificia Accademia delle Scienze, per arrivare a proposte concrete per facilitare i lavori di “Ginevra 2”. Perché l’orrore delle violenze in Siria spinge appunto a essere creativi e avere il coraggio di fare proposte nuove. 
Un primo passo è chiedere un cessate il fuoco efficace senza pre-condizioni politiche. Il secondo passo è fermare il flusso di armi e il finanziamento a tutti i partecipanti del conflitto, che sia il Governo o che siano i ribelli, l’opposizione o gruppi isolati. Tagliando questo flusso di armi e soldi si può accelerare un vero processo di riconciliazione. Il terzo punto - legato al cessate il fuoco - è proporre la ricostruzione del Paese. Ma in modo che a partecipare al processo di costruzione, che avrà bisogno del sostengo internazionale, siano innanzitutto i giovani siriani. Questo è importante, perché altrimenti rimangono tentati di affiliarsi a questo o a quell’altro gruppo armato e continuare la violenza.

Parlerete esplicitamente dei cristiani coinvolti nella guerra?
La Santa Sede ha un interesse particolare per tutti i cristiani del Medio Oriente e in particolare per quelli della Siria; perché è un diritto di queste persone poter vivere in pace nell’ambiente dove da molti secoli danno testimonianza privilegiata della vita cristiana. 
Questo perché sono state le prime comunità della storia ad essere evangelizzate. Allo stesso tempo, l’importanza della presenza di comunità cristiane in Medio Oriente è quella di creare diversità nella società e quindi di favorire una ricerca della democrazia e di un nuovo inizio che porti a un tipo di società che possa essere inclusiva, sulla base di una cittadinanza comune che dia a tutti diritti e doveri in egual modo. Da qui si può costruire un modo di vivere insieme che favorisca il contributo di tutti al bene e comune e dall’altra l’espressione delle proprie identità.

Prossimamente papa Francesco si recherà in Medio Oriente. Quale sarà la cifra di questo viaggio?
È presto per anticipare il messaggio che il Papa darà. Certamente il fatto di farsi pellegrino in Terra Santa come per ricordare i 50 anni dall’incontro tra Paolo VI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora, diventa un messaggio di riconciliazione e un invito a tutti i gruppi e le comunità che vivono fianco a fianco in Medio Oriente ad accettarsi e rispettarsi nella diversità e contribuire così a creare una società più ricca. Specialmente oggi, dove tutte le comunità sono pluraliste, diventa essenziale trovare una formula di convivenza che renda possibile l’esistenza costruttiva di ciascuno. Il viaggio del Santo Padre darà questo messaggio. Dopo tutto è lì che Gesù è nato e noi lo chiamiamo “Principe della pace” non per retorica, ma perché la pace è la condizione indispensabile per lo sviluppo.

Un’ultima domanda, forse un po’ impertinente. Molti analisti in questi giorni si dicono scettici sull’effettiva efficacia di questa Conferenza di pace sulla Siria. Lei pensa che potrà esserci un vero passo utile per la pace o sarà invece un percorso molto lungo?
La situazione nel Medio Oriente è estremamente complessa. Per quanto riguarda la Siria, specialmente, si giocano interessi a livello globale tra grandi poteri politici e a livello regionale tra l’Arabia Saudita che difende i sunniti e l’Iran che invece si identifica con gli sciiti e i problemi interni delle varie minoranze che compongono la Siria. Quindi il segreto è cercare un filo di interesse comune che leghi questi tre livelli di presenza nello scacchiere politico e strategico del Medio Oriente. Davanti a questa complessità, certo, il processo sembra lungo e difficile. Ma se non comincia col primo passo, non si può fare un lungo viaggio.


Siria: La guerra per lo sviluppo e la democrazia?


The Huffingtonpost, 07/01/2014
.... L'obiettivo della guerra in Siria non è la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Arabia Saudita e altri regimi arabi che sostengono le opposizioni sono essi stessi dittature corrotte. Una guerra civile non realizza mai la democrazia e il rispetto dei diritti umani, perché questi sono altamente correlati con lo sviluppo economico e sociale. Ecco perché la guerra in Siria è contro lo sviluppo di quella nazione.
....Pertanto , la situazione di stallo ha portato una soluzione politica alla ribalta . Ma, anche se tutti i paesi e i gruppi che sono coinvolti raggiungessero un accordo  la guerra non finirà facilmente. La guerra ha fatto rivivere al-Qaeda in Iraq , che ha intensificato le sue operazioni in Iraq. Secondo le Nazioni Unite lo scorso anno 8.868 persone sono state uccise in Iraq da parte di gruppi estremisti. La guerra in Siria si è diffusa in Libano, dove si sono verificate molte operazioni terroristiche ed esplosioni di recente .
 La distruzione della Siria e gli eventi catastrofici sono il risultato del cercare di portare un cambio di regime attraverso un intervento militare. Le forze democratiche sperano che ci sarà un cessate il fuoco, seguito da negoziati politici, l'uscita di tutte le forze straniere (in particolare dei terroristi islamici), e il riconoscimento dei diritti di tutte le minoranze etniche e religiose. Se ciò accade, elezioni libere possono essere indette lì, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, che pongano fine ai gruppi estremisti islamici in quella regione .
Iniziato a Montreux il negoziato per tentare di riportare pace in Siria. Ovviamente le parti in causa si scambiano accuse reciproche, ma era prevedibile e previsto. Al tavolo mancano molte delle fazioni che fanno guerra ad Assad, quelle legate ad al Qaeda per intendersi, e l’opposizione è rappresentata solo da un gruppetto di oppositori più vicino all’Occidente. Gli altri hanno rifiutato ogni dialogo. Non per questo l’assise è delegittimata, dal momento che al tavolo siedono i veri protagonisti della guerra, ovvero tutti (o quasi) gli Stati che stanno finanziando i mercenari che insanguinano la Siria. Se la diplomazia trova un accordo tra Assad e i suoi veri nemici, le bestie feroci scatenate in Siria saranno rinchiuse nelle gabbie (non eliminate: possono tornare utili in altri scenari), come usa in questi casi.
La novità di questa assise rispetto a quella precedente, che non produsse nulla, consiste nel fatto che Assad, dopo anni di guerra, può trattare con i propri avvers
Comunque il nodo del ruolo di Assad nella pacificazione e nel futuro della Siria è il punto focale della questione. Potenti del mondo hanno investito miliardi di dollari per cacciarlo, difficile si rassegnino ad accettare che l’uomo resti al suo posto. Vedremo se nei colloqui usciranno alternative accettabili al regime o se invece si accoglierà la richiesta di Damasco di procedere a libere elezioni, così che sia il popolo a decidere. Una richiesta che ha le sue basi sul consenso che il governo di Damasco gode tra il suo popolo: non avrebbe potuto rimanere al potere in questi anni senza un largo consenso popolare, che deriva dalla constatazione che l’alternativa è terribile. Anche se al momento pare più probabile che la questione sia procrastinata, e si trovino accordi minimali riguardo a una cessazione più o meno parziale delle ostilità e sugli aiuti umanitari destinati alla stremata popolazione locale. Anche questo sarebbe un inizio.
Gli incontri a Montreux proseguiranno nei prossimi giorni, non c’è che sperare che ne esca qualcosa. C’è in ballo il destino di milioni di esseri umani, dalla Siria al Libano (Paese nel quale ha iniziato a tracimare il conflitto siriano) a tutto il Maedio Oriente. E la pace nel mondo.

mercoledì 22 gennaio 2014

GINEVRA 2 : l'appello di Papa Francesco. Le opinioni della stampa.




























(a cura Redazione "Il sismografo")

Testo dell'appello del Santo Padre:
"Oggi si apre a Montreux, in Svizzera, una Conferenza internazionale di sostegno alla pace in Siria, alla quale faranno seguito i negoziati che si svolgeranno a Ginevra a partire del 24 gennaio corrente. 
Prego il Signore che tocchi il cuori di tutti perché, cercando unicamente il maggior bene del popolo siriano, tanto provato, non risparmino alcuno sforzo per giungere con urgenza alla cessazione della violenza e alla fine del conflitto, che ha causato già troppe sofferenze. 
Auspico alla cara nazione siriana un cammino deciso di riconciliazione, di concordia e di ricostruzione con la partecipazione di tutti i cittadini, dove ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare".
http://ilsismografo.blogspot.it/2014/01/Ginevra2-appello-Santo-Padre-Siria-riconciliazione.html

La guerra in Siria ha troppi sponsor internazionali. Ecco perché Ginevra II non la fermerà


 TEMPI, 22 gennaio  2014
di  Rodolfo Casadei
......
La priorità assoluta nell’attuale crisi è un cessate il fuoco su tutto il territorio della Siria, insanguinato da un conflitto che ha già causato 130 mila morti. Esso può essere ottenuto solo attraverso pressioni molto decise degli sponsor internazionali sui loro protetti locali: le armi taceranno se lo vorranno l’Arabia Saudita (padrino del Fronte islamico), Turchia, Stati Uniti e Unione Europea (padrini del Libero esercito siriano), la Russia e l’Iran (padrini del governo di Damasco), e quando Ankara si deciderà a sbarrare il passaggio di jihadisti attraverso il suo territorio ......

Leggi di Più: Perché Ginevra II non fermerà la guerra in Siria | Tempi.it


Ginevra 2, per la Siria la pace resta lontana


di Giorgio Bernardelli
La Bussola Quotidiana , 22-01-2014 

Anche se tutti la chiamano da mesi Ginevra 2 si apre oggi a Montreaux (per non dare troppo fastidio al Salone dell'orologeria). Ma l'attesa conferenza internazionale sulla Siria a Ginevra ci arriverà comunque: succederà venerdì, quando tutti sperano che si svolga davvero il faccia a faccia tra la delegazione del governo di Bashar al Assad e i ribelli che da ormai tre anni si combattono nella grande carneficina di cui l'Onu ha addirittura smesso ormai di conteggiare i morti.
Non si apre certo nel migliore dei modi Ginevra 2, dopo l'incredibile balletto di lunedì quando il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon - dopo un invito last minute inviato anche all'Iran - è stato costretto a ritirarlo per via della minaccia della Coalizione nazionale siriana (la rappresentanza politica del fronte dei ribelli, sostenuta anche da Washington) che altrimenti non avrebbe partecipato ai lavori. Motivo? Il fatto che Teheran avesse parlato di trattativa «senza precondizioni». Che, tradotto in parole povere, significa senza sottoscrivere a priori quella «transizione senza Assad» sulla quale quasi venti mesi fa i cinque grandi del Consiglio di sicurezza dell'Onu si erano accordati (si è visto con quanta convinzione) in occasione del vertice che viene chiamato Ginevra 1.
Chiunque sappia qualcosa di Medio Oriente sa bene che proporre una precondizione del genere oggi all'Iran è come chiedergli una capitolazione. Eppure la mossa della Coalizione nazionale siriana - e dei suoi potenti padrini a Riyad e nei Paesi del Golfo - è servita a mettere in chiaro una cosa: chi è il nemico vero nella guerra che si sta combattendo sulla pelle della Siria.

       continua la lettura su:   http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ginevra-2-per-la-siria-la-pace-resta-lontana-8260.htm#.Ut9uKyGU8Fg.twitter


Che i Paesi partecipanti abbiano un sussulto di dignità e di libertà e mettano al primo posto le aspettative di pace del popolo siriano e non gli interessi particolari della politica


La scelta di convocare l'Iran, pur opportuna, è stata contestata dall’opposizione anti-Assad, cosicché gli Stati Uniti hanno fatto pressione sull'Onu per annullare l'invito. 

di Patrizio Ricci 

A Ginevra 2 i paesi invitati sono numerosi. Sono stati chiamati a mandare i propri delegati oltre 40 nazioni, da ogni latitudine. Ci sono persino Australia e Corea ma non l'Iran: il paese contro cui indirettamente si combatte in terra di Siria, è stato escluso dai lavori. Potrà seguire il summit solo 'a distanza', da membro esterno, senza diritto di parola. Certo, l'Iran un modo per partecipare al negoziato ce l'aveva. Tuttavia era apparso inaccettabile: secondo il Segretario di Stato degli Stati Uniti doveva accettare in anticipo, come precondizione, l'uscita di Assad dalla scena politica e l'inclusione dei ribelli nel nuovo governo di transizione. E' proprio esattamente il contrario di ciò che era stato deciso nella precedente Conferenza 'Ginevra 1': in quell'occasione si era convenuto che la successiva Conferenza di pace Ginevra 2, non avrebbe posto pre-condizioni. L'esito degli accordi non sarebbe stato deciso 'a priori' secondo la convenienza politica di alcuni ma sarebbe scaturito dal libero dibattito politico.  



Ginevra II, Patriarca di Mosca: Fermare la guerra e liberare gli ostaggi

Kirill si rivolge ai partecipanti alla conferenza internazionale sulla Siria che si apre oggi a Montreux, in Svizzera. Ancora nessuna notizia dei due vescovi ortodossi sequestrati ad aprile 2013.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) - Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, ha inviato un messaggio ai partecipanti alla conferenza internazionale sulla Siria, che si apre oggi 22 gennaio a Montreux (in Svizzera) auspicando che la cosiddetta "Ginevra II" metta fine alla guerra nel Paese mediorientale.
"Oggi il mondo guarda a voi con la speranza di azioni risolute, volte ad assicurare una soluzione pacifica del sanguinoso conflitto in Siria", si legge nella dichiarazione del primate ortodosso, diffusa dalle agenzie russe e in cui Kirill parla di "grande responsabilità". "La dimensione della tragedia, che da tre anni si consuma in Siria, è enorme" ha denunciato Kirill, il quale a settembre aveva scritto anche al presidente Usa, Barack Obama, contro l'allora paventato attacco militare a Damasco.
Il Patriarca ha invitato tutti gli uomini di buona volontà a fermare l'escalation di violenza in Siria, "mettere fine all'intervento dei gruppi terroristi ed estremisti, al loro finanziamento e sostegno militare dall'esterno, e dare la possibilità al popolo siriano di decidere lui stesso quale cammino intraprendere".
Il leader ortodosso ha poi indicato nella "liberazione degli ostaggi e nella protezione dei luoghi sacri e dei monumenti di valore storico e culturale", il primo passo necessario per raggiungere la pace e la stabilità.
La Chiesa ortodossa russa ha espresso più volte preoccupazione per la sorte del metropolita Boulos Yazigi (della Chiesa ortodossa di Antiochia) e del metropolita Mar Gregorios Youhanna Ibrahim (della Chiesa siro-ortodossa), sequestrati da un gruppo di militanti nell'aprile dell'anno scorso. I due leader religiosi erano impegnati in lavori di tipo umanitario nel villaggio di Kafr Dael, vicino al confine turco-siriano.

http://www.asianews.it/notizie-it/Ginevra-II,-Patriarca-di-Mosca:-Fermare-la-guerra-e-liberare-gli-ostaggi--30096.html

martedì 21 gennaio 2014

Un punto di vista di un Marine : Mantenere la Siria secolare , pluralista e libera da ribelli stranieri



di Brad Hoff
Global Research, January 19, 2014

Solo un paio di importanti giornali del mondo si sono presi la briga di riferire regolarmente sulla condizione delle diverse minoranze religiose ed etniche della Siria che vivono nelle zone controllate dai ribelli . The Daily Star e Al- Akhbar giornali libanesi hanno operato una copertura costante degli armeni di Siria , curdi , iracheni , drusi , cristiani , e ismailiti - e le minacce che queste comunità affrontano nelle regioni della Siria tenute dall'opposizione... Leggi le ultime notizie di Al - Akhbar dei due uomini di affari armeni cristiani che hanno osato restare nel nord della Siria , nel tentativo di mantenere il  sostentamento della loro famiglia in una zona ribelle controllata . Sono stati arrestati , costretti a convertirsi , ammazzati con proiettili alla testa , e hanno loro negato la sepoltura .


L'opposizione siriana è stato venduta al mondo dalla stampa occidentale mainstream fin dal primo giorno del conflitto in Siria come rappresentante della democrazia , della libertà e di un futuro pluralista per una nuova Siria . Ma l'ultimo paio di anni testimonia il contrario . Chiunque abbia effettivamente trascorso del tempo in Siria prima del conflitto sa che la Siria baathista è sempre stata l'unica nella regione per l'alto grado di libertà che esercitano le minoranze .


Ho visto personalmente il modo pubblico in cui le minoranze religiose ed etniche della Siria tranquillamente si adattano nella società siriana . Si può vedere croci ovunque in quasi ogni centro urbano siriano , o sentire funzioni religiose trasmesse attraverso gli altoparlanti in concorrenza con la chiamata alla preghiera musulmana eco dalle moschee vicine . La stella multicolore dei drusi è visibile nella periferia di Damasco e in tutti i villaggi nel sud del paese . Ogni visitatore di Aleppo nota subito la presenza pubblica armena con i caratteri Armeni in bella mostra in luoghi di mercato .


Nella regione di Hauran , si può visitare un enorme monumento, sponsorizzato di recente dal governo, con la costruzione al patriarca dei drusi Sultan al - Atrash , che notoriamente ha detto: "La religione è per Dio , la Patria è per tutti ". 
 Nelle decine di hotel intorno alla città di Damasco centro , si incontrano fattorini curdi che sono fieri di raccontare ai visitatori della loro identità curda . Una delle più grandi statue di Cristo nel mondo, è stata recentemente eretta sopra l'antico borgo di Saidnaya . Il monastero ortodosso che si trova alla sua base è stato, negli ultimi mesi , il destinatario di attacchi con razzi da parte degli insorti ribelli che sperano di ottenere il controllo della montagna che domina i villaggi circostanti .


Parlando di Saidnaya , in una delle mie visite a metà degli anni 2000 sono rimasto scioccato nel vedere la copertura speciale multimediale su SANA - Stazione telegiornale nazionale della Siria - di un miracolo riportato, collegato al villaggio del 6 ° secolo del Monastero di Nostra Signore di Saidnaya . Un uomo musulmano saudita ricco è stato aggredito e derubato mentre guidava per visitare il monastero cristiano ( venerato anche tra i musulmani della zona come luogo di guarigione spirituale ) . La gola dell'uomo è stata tagliata ed è stato rinchiuso nella parte posteriore della sua auto e lasciato morire . Quando la polizia lo ha trovato , l'uomo ha giurato che la Vergine Maria è venuta da lui , gli ha curato la gola tagliata , e lo ha guarito lì sul posto . La storia ha fatto notizia in prima serata nazionale. Forse l'aspetto più miracoloso dell'episodio per me è stato il fatto che la storia di un miracolo collegato a un villaggio cristiano è andato in onda sulle notizie nazionali in un paese che è 70-75% musulmano sunnita .


Questo è un lato della Siria noto solo a coloro che vi hanno trascorso una notevole quantità di tempo. Purtroppo , la narrazione standard del conflitto in Siria è stata costruita dai giornalisti , esperti e politici che hanno appena  messo piede all'interno della Siria , se non del tutto . Questo è il motivo per cui , anche a parte la sciocca singolare dipendenza dalle fonti dei ribelli per le informazioni , sottili ma estremamente significativi errori sono fatti anche con i fatti fondamentali della società siriana e della storia . Testate enormemente influenti come il New York Times , Washington Post , CNN o di routine, identificano il regime come " sciita " - o , alternativamente , Assad come " pro- sciita " . Da questo, si costruiscono e si super-sottolineano i loro resoconti di " sciiti contro sunniti " e di guerra civile settaria .


Chi non conosce nulla circa l'identità e la fede esoterica alawita sa che è per niente vicina allo sciismo , qualunque siano le radici storiche . La stretta relazione della Siria con l'Iran è , ed è sempre stata , una questione di convenienza , come parte di un " asse della resistenza" auto- immaginato. Questo ha poco a che fare con i legami religiosi e l'identità sciiti .


Durante l'invasione israeliana nel 2006 del sud del Libano , stavo camminando attraverso il settore cristiano della Città Vecchia di Damasco . Sono passato davanti alla finestra di un panificio cristiano al primo piano e ho visto grandi torte di Hezbollah . Le torte erano decorate di verde e giallo AK- 47 e col pugno emblema di Hezbollah smaltato in glassa , così come di piccole immagini di una nave da guerra israeliana che brucia . Le torte stavano commemorando il recente successo dell'attacco drone di Hezbollah su una nave da guerra israeliana di stanza al largo della costa libanese. Che un fornaio cristiano facesse una tale torta non aveva nulla a che fare con l'essere "pro - sciita " - ma era una sensazione condivisa e una identità di " resistenza" . L'idea che Assad ( o il suo regime ) è sciita , con una presunta missione pro - sciita ha sede nell'ignoranza e disinformazione .


Sulla base della mia esperienza di vita in Siria , dei miei numerosi contatti con siriani all'interno del paese e all'estero , e il mio legame personale con la tragedia che ha colpito un paese bellissimo , sono venuto ad una conclusione certa :

La lotta in Siria è tra coloro che vogliono continuare l'identità pluralista e laica della Siria - coloro che vogliono garantire un elevato grado di libertà sociali e religiose personali , e quelli che vogliono erigere la legge sunnita fanatica sul modello di uno stato di polizia religioso talebano o Saudita . Questi ultimi, tra i cittadini siriani reali ( in contrapposizione al flusso della massa di combattenti stranieri ) , sono in minoranza , e questo significa che l'attuale "opposizione ribelle" è in realtà una rivolta terrorista aggressiva ( e questo era molto prima di quanto i maggiori esperti dei media potranno mai riconoscere ) . Purtroppo , questa insurrezione è resa forte solo attraverso i suoi significativi sostegni saudita - del Qatar , e il supporto e finanziamento della NATO . Dico tutto questo nel pieno riconoscimento che ci sono stati veri delitti e delle mancanze del regime .


Gli esperti occidentali non sanno cosa fare circa il continuare a rimanere al potere di Assad - una realtà contraria ad ogni loro previsione circa la sua scomparsa immediata che veniva preconizzata ogni pochi mesi nel corso degli ultimi due anni . Dal momento che sono loro che hanno tentato di inquadrare la narrazione in termini puramente settari , essi dovrebbero chiedersi : perché non ha Damasco , con la sua popolazione chiaramente a maggioranza sunnita , gettato via il dittatore " odiato " ?


La risposta è semplice . La maggior parte dei siriani , sia sunniti, sciiti , alawiti , cristiani , curdi , Ismaili , sono individui sani di mente - che hanno visto come è la vita sotto l' "alternativa" . Essi riconoscono che esiste una vera identità nazionale siriana , e va oltre la semplice fedeltà alla cricca dominante attuale che sembra essere al potere , ma in Siria c'è una società levantina pluralista che non vuole modellarsi sull' Arabia Saudita.


Brad Hoff ha servito come marine nel periodo 2000-2004 presso la sede del Battaglione , Quantico . Dopo il servizio militare ha vissuto , studiato e viaggiato in tutta la Siria tra 2004-2010 . Attualmente insegna in Texas .

      traduzione FMG
http://www.globalresearch.ca/one-marines-view-keep-syria-secular-pluralistic-and-free-of-foreign-insurgents/5365458

lunedì 20 gennaio 2014

SAYDNAYA SI DIFENDE: non finiremo come Maaloula!






Invece di festeggiare la domenica in chiesa. 
La citta' cristiana di Saydnaya ha subito da stamattina un attacco dai Fanatici Whabiti ed e' riuscita grazie ai suoi cittadini (cristiani e musulmani insieme) e all'esercito siriano a respingerli. 
Ma sempre con un prezzo: Philip Alahmar ha difeso la sua citta', la sua famiglia, col suo sangue.


Pregate per Saydnaya!
Samaan


"Le campane di Maloula non suoneranno più"

Maaloula:  icone e  oggetti sacri devastati 

Padre Makarios Kallouma , segretario del Patriarca di Antiochia e di tutto l'Oriente per i cattolici melchiti greco ha detto all’ Agenzia Novotsi che gruppi armati del "al- Nosra Front" e membri del movimento Ahrar " elementi di al- Sham " hanno smontato le campane di tutte le chiese del centro storico di Maaloula e bruciato i monasteri di Santa Tecla e San Sergio poi hanno cominciato a scavare dentro le tombe per trovare i resti di Santa Tecla ; hanno anche bruciato due croci dopo averle spezzate .

Padre Kallouma ha rivelato che gli elementi musulmani armati hanno rubato la statua in bronzo di Cristo , che è stata inaugurata il 24 settembre 2008 e che era stata poi collocata all'interno del Convento di Santa Tecla , ed era stata  finanziata dal fondo dell'Apostolo Paolo in Siria , la statua è opera del famoso scultore russo Alexander Rokafichnikov .

Padre Kallouma ha aggiunto che alcuni residenti di Maaloula hanno lasciato il villaggio per rifugiarsi  in Libano, ma la maggior parte di loro è sfollata a Damasco. Molti di loro vivono nella città vecchia, dove solo la  beneficenza fornisce loro un aiuto .

Con un profondo sospiro , il Padre Kallouma continua : "Dopo averci spinti a emigrare e aver rubato le nostre case , hanno distrutto il nostro paese e hanno rimosso i principali simboli religiosi che rappresentano le campane che ci chiamano  alla preghiera .... elementi del Fronte armato al- Nosra vendono i mobili  rubati dalle case del paese , poi  bruciano le case , come se volessero cancellare ogni traccia di cristianesimo e sopprimere la nostra presenza .

http://www.leveilleurdeninive.com/search?updated-max=2014-01-14T08:10:00%2B01:00&max-results=2

Seydnaya e la rocca di Nostra Signora - di Talal Khrais

Il Monastero della Natività della Madre di Dio a Seydnaya sviluppa il suo essere città e comunità, soprattutto cristiana, attorno alla Rocca sacra del monastero della Vergine. Ma Saydnaya presenta numerosi monumenti religiosi sparsi sul suo territorio. Quasi tutti gli edifici cristiani sono il risultato di una presenza che ha inizio nel primo millennio con gli Aramaici, si sviluppa verso il IV secolo con la presenza greca, e matura nel I secolo con l’impero romano per poi sfociare definitivamente nel cristianesimo con una particolarità di non poco conto: quella del culto mariano. Non è un caso, infatti, che Saydnaya significhi “Nostra Signora”.E’ forse per questo che nella città si trova l’omonimo convento sulla Rocca sacra che, dal punto di vista mariano, forse, è il secondo luogo di culto più importante dopo quello di Gerusalemme. L’origine del complesso è databile all’epoca Giustiniana,  come confermano manoscritti conservati nella grande biblioteca del convento stesso. La chiesa della Vergine sorge sopra un antico tempio ellenistico-romano che, probabilmente, aveva origini aramaiche.


In termini di numero di  visitatori, la sua importanza e la popolarità è dovuta ai numerosi e illimitati miracoli che si verificano per l'intercessione di Maria , Nostra Signora , la Madre di Dio - Theotokos .
 Saydnaya contiene un'icona della Vergine Maria e Gesù bambino che si dice dipinta da San Luca Evangelista nel 1 ° secolo dC . Il nome della Icon è " Shaghoura " che significa " The Famous One" 

 La storia della chiesa e del monastero che sono stati costruiti in Saydnaya sulla cima di una montagna alta in Siria risalgono al 547 AD, quando  l'imperatore Giustiniano  e il suo esercito erano accampati nella zona , preparandosi a combattere i Persiani . Vide e seguì un cervo alla cima della montagna , dove scoprì  una grande sorgente di acqua fresca per il suo esercito assetato . Improvvisamente il cervo si trasformò in un'icona brillante , e udì una voce che gli chiese di costruire una chiesa in onore della Madonna .
 La chiesa conserva numerosi manoscritti e icone antiche e preziose .
 Una storia interessante è accaduta quando il Saladino stava combattendo i crociati nel XII secolo dC . Le sue truppe affamate invasero  il monastero di Saydnaya e presero possesso di tutte le forniture alimentari e le riserve che vi si trovavano . Tuttavia, al momento di caricare i beni sui cavalli  e cammelli  , i cavalli e cammelli hanno rifiutato di muoversi , non importa quanto duramente il Saladino ci provasse . Alla fine , dovette scaricare tutti i rifornimenti alimentari e restituirli ai legittimi proprietari prima che potesse andare avanti .
 Un altro miracolo interessante è successo con mia nonna che viveva in Saydnaya nella prima parte del ventesimo secolo . L'olio d'oliva era la più importante fonte di alimentazione  per le suore in quel momento , e gli enormi vasi di creta si erano andati rapidamente esaurendo del  prezioso liquido dorato . Niente era rimasto per le monache in quell’ anno difficile . Siccome mia nonna era nel deposito istruttoria della pratica , ha assistito al miracolo del riempimento di vasi con olio d'oliva puro dal nulla , che era davvero la mano di Dio venuta a salvare il giorno e alleviare le sofferenze delle suore ...

venerdì 17 gennaio 2014

@Pontifex_it: "Quanto è potente la preghiera! Non perdiamo mai il coraggio di dire: Signore, donaci la tua pace"

GREGORIO III


Invito a pregare per la Siria alla vigilia della Conferenza di Ginevra 2

16 1 2014

 La Conferenza di Ginevra 2 si aprirà il 22 gennaio 2014. Come presidente dell'Assemblea della Gerarchia Cattolica in Siria, rivolgo questo appello ai miei colleghi e vescovi amati, a tutti i nostri figli, preti, monaci, suore, fedeli, confraternite, movimenti giovanili, le famiglie, i giovani e i bambini ...
Questo è un invito per la celebrazione di preghiere quotidiane nelle chiese, case, incontri pastorali ... per il successo della Conferenza di Ginevra 2, per la pace nella cara Siria  e per la cessazione di tutti gli atti di violenza, distruzione e guerra.
Uniamo la nostra voce a quella di Sua Santità Papa Francesco, che ha auspicato, nel suo discorso al corpo diplomatico, il 13 di questo mese, il successo della Conferenza di Ginevra 2 e perché essa " segni l'inizio del processo di pace desiderata . "
Gesù, nostro Signore è il Principe della pace, ci ha detto: " Vi lascio la pace, la mia pace io do a voi ... Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti ! "(Giovanni 14: 27). Lo imploriamo di ascoltare le nostre preghiere, rispondere alle nostre grida di angoscia e alla sofferenza delle vittime, che ci conceda il grande dono della pace! Noi lo preghiamo di ispirare nei Paesi e nei loro rappresentanti che sono in procinto di incontrarsi a Ginevra, tutti i mezzi per la pace, la sicurezza e un futuro migliore per i siriani.
Alziamo la nostra preghiera a nostra Madre, la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, che veneriamo nei nostri numerosi santuari, chiese, nelle preghiere e inni, perché lei interceda per il miracolo della pace, un miracolo speciale dal suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, Principe della pace.
Spero che questo appello sarà pubblicato in tutte le eparchie e parrocchie anche al di fuori della Siria! 
Sia una campagna di preghiera mondiale per la pace in Siria, Terra Santa, il mondo arabo e il mondo intero.
Dio della Pace, concedi la pace al nostro paese!
Con il mio affetto e la benedizione
+ Gregorios III,  Patriarca di Antiochia e di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme


Prot. 16/2014C Cairo, 14/01/2014

Da Sua Beatitudine il Patriarca Gregorios III

Alla vigilia della Conferenza di Ginevra 2 


In occasione dello svolgimento della Conferenza di Ginevra 2 per la pace in Siria, come presidente dell'Assemblea dei Gerarchi Cattolici in Siria, ho appena scritto un appello di preghiera per il successo di tale Conferenza.
Ora vorrei esprimere i miei migliori auguri per il successo di tale conferenza, insieme alle seguenti considerazioni.
1 - Le preghiere saranno innalzate in ogni casa in Siria per il successo della Conferenza di Ginevra 2, per la pace che viene da Gesù Cristo, Principe della Pace. La pace è uno dei nomi di Dio nel Corano. La pace è il programma della Festa di Natale per tutta l'umanità: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli! Pace in terra agli uomini di buona volontà! ": Questo potrebbe davvero essere un buon programma per Ginevra 2.
2 - Preghiamo per una vera riconciliazione tra tutti i siriani a Ginevra 2, non solo per per degli accordi di sicurezza e i tanto necessari aiuti umanitari, ma anche per una riconciliazione nella fede, una riconciliazione umana, cordiale, nazionale, davvero siriana, che è cruciale per il successo di Ginevra 2.
3 - Preghiamo per una posizione unitaria a Ginevra2 degli Stati Uniti d'America, della Federazione russa, l'Unione europea, (in particolare Francia, Gran Bretagna e Germania) e la Cina e l'Iran! Questa unità occidentale e orientale è la garanzia per il successo di Ginevra 2.
4 - Tale unità sarà in grado di generare l'unità araba che è così necessaria per il successo di Ginevra 2! Preghiamo per questa unità.
5 - Questa doppia unità internazionale e araba è la garanzia per il successo di Ginevra, 2 ed è il vero modo per fermare l'afflusso di armi ai gruppi armati stranieri in Siria e nell'intera regione. Cercando regole di pace anzichè invio di armi, poichè la pace non ha bisogno di armi.
6 - Noi desideriamo e preghiamo perchè la pace sia siriana , anche se siamo grati a tutti quei paesi che stanno lavorando per la pace siriana! I loro sforzi dovrebbero essere concentrati su come ottenere una pace che sia davvero siriana , perché sarebbe la vera pace e la migliore e più adatta per tutte le parti coinvolte nel conflitto e per tutti i siriani.
7 - Così tutta la Siria diventerà una chiesa o santuario, con le mani alzate in preghiera. Questa preghiera è per tutti i siriani, preghiera per tutti coloro che stanno combattendo, qualunque sia il loro orientamento politico, inclinazione o adesione! Stiamo pregando per tutti, in modo che tutti possano preparare la strada per il successo di Ginevra 2.
8 - Ieri (13 gennaio) una riunione per il successo di questa Conferenza si è tenuta in Vaticano.
9 - Su iniziativa del Consiglio Mondiale delle Chiese, una riunione si terrà a Ginevra (15-17 gennaio 2014). Insieme a molti rappresentanti di varie Chiese di tutto il mondo, io parteciperò. Parleremo sul ruolo della Chiesa in questo particolare momento storico che è così importante, non solo per la Siria e la regione circostante, in particolare il Libano, la Giordania, l'Iraq, la Terra Santa, la Palestina, il conflitto israelo-palestinese ... ma per tutto il Medio Oriente e per la pace nel mondo. Noi pregheremo insieme, rifletteremo insieme e quindi abbozzeremo e lanceremo un appello globale sotto forma di uno spirituale, umano, messaggio cristiano universale, in particolare ai partecipanti alla Conferenza di Ginevra 2: questo sarà il nostro modo di partecipare alla Conferenza.
10 - Con questa lettera e iniziativa, vorremmo sottolineare in particolare il ruolo dei cristiani e le Chiese di Siria nel lavorare insieme per la pace, la riconciliazione, l'amore, il perdono, la compassione, l'affetto, la solidarietà, il sostegno reciproco ... un futuro migliore per la Siria e la regione !

11 - Infine, vorrei anche rivolgere un appello alla preghiera per il successo del voto sulla nuova Costituzione in Egitto, che sarà posta in votazione il 15 gennaio, proprio alla vigilia di Ginevra, 2. Penso che il consenso degli egiziani a questa costituzione sarebbe anche un evento storico di grande importanza e avrebbe un impatto sul processo di pace, libertà, democrazia, cittadinanza, convivenza, l'accettazione reciproca l'uno dell'altro, il rispetto reciproco, il dialogo islamo-cristiano , la prosperità e il progresso in tutti i paesi arabi che amiamo.
Preghiamo: Dio della Pace, concedi la pace ai nostri paesi!
+ Gregorios III
Patriarca di Antiochia e di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme

WCC: Statement for Geneva 2 talks on Syria 

https://www.oikoumene.org/en/resources/documents/wcc-programmes/public-witness-addressing-power-affirming-peace/middle-east-peace/statement-for-geneva-2-talks-on-syria

SIRIA: SUMMIT CHIESE CRISTIANE "GINEVRA 2". IL "PACCHETTO" DELLE RICHIESTE


Si è svolto a Ginevra dal 15 al 17 gennaio presso la sede del Consiglio ecumenico delle Chiese un summit a cui hanno partecipato una trentina di leader e rappresentanti delle Chiese cristiane di Siria e del mondo. Scopo della consultazione, la pubblicazione di una dichiarazione-appello da rivolgere il 22 gennaio alla Conferenza internazionale sulla Siria denominata “Ginevra 2”. Nella Dichiarazione, le Chiese siriane ribadiscono che “non c’è alcuna soluzione militare alla crisi del nostro Paese” e presentano una serie di richieste per la pace. La prima è “perseguire una immediata cessazione di tutti gli scontri armati e le ostilità all’interno della Siria”. “Facciamo appello a tutte le parti in conflitto – scrivono i leader religiosi siriani - di rilasciare le persone detenute e rapite. Esortiamo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di attuare misure che pongano fine al traffico delle armi e dei combattenti stranieri in Siria”. 
La seconda “richiesta” è “garantire che tutte le comunità vulnerabili in Siria e i rifugiati nei Paesi limitrofi ricevano un’adeguata assistenza umanitaria”. “Quando larghe fasce di popolazioni sono a grave rischio, è essenziale nel rispetto del diritto internazionale ed una responsabilità il pieno accesso all’aiuto umanitario”. 
La terza richiesta è “sviluppare un processo globale e inclusivo verso l’instaurazione di una pace giusta e la ricostruzione della Siria. Tutti i settori della società (tra cui il governo, l’opposizione e la società civile) devono essere inclusi in una soluzione siriana per il popolo siriano”. Le Chiese chiedono anche che in questo processo siano inclusi “le donne e i giovani” e aggiungono: “Qualsiasi processo di costruzione della pace deve essere condotta dai siriani. Deve essere trasparente e credibile. Tale processo richiede il sostegno della Lega Araba, delle Nazioni Unite e l’impegno costruttivo di tutte le parti coinvolte nella crisi attuale”. 
“Noi rappresentiamo la maggioranza silenziosa, la voce dei senza voce”, ha detto il Catholicos Aram I, capo della Santa Sede di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, rivolgendosi a Lakhdar Brahimi, del comitato congiunto Nazioni Unite e Lega araba per la Siria che ha incontrato i rappresentanti delle chiese e al quale è stata consegnata la Dichiarazione. E rivolgendosi a Ginevra 2, il Catholicos ha aggiunto: “La vostra missione non è facile. È una missione critica e cruciale. Vogliamo assicurarvi che avete tutto il nostro supporto, il pieno sostegno di tutte le Chiese e della comunità mondiale cristiana”. “Il popolo della Siria che piange per la pace, merita il successo dei prossimi colloqui di Ginevra 2”, ha detto il segretario del Wcc Tveit. L’incontro è stato accompagnato da una preghiera ecumenica per la pace in Siria.

http://www.agensir.eu/ita/viewArticolo.jsp?id=0&url=http%3A%2F%2Fwww.agensir.it%2Fpls%2Fsir%2Fv4_s2doc_b.rss%3Fid_oggetto%3D278625%23278625&stit=Quotidiano|SIRIA%3A+SUMMIT+CHIESE+CRISTIANE+%22GINEVRA+2%22.+IL+%22PACCHETTO%22+DELLE+RICHIESTE


"Venti di pace per le famiglie della Siria"

il 18 e 19 gennaio, nei campi di calcio con Lega Calcio Serie A

 

L’appello del Papa è raccolto e rilanciato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e Caritas Italia.  Testimonianza in tal senso è stata l’iniziativa “Le famiglie del mondo per le famiglie della Siria”, che il Pontificio Consiglio per la Famiglia in collaborazione con Caritas Italia aveva lanciato in occasione del Pellegrinaggio mondiale delle Famiglie alla Tomba di San Pietro (26 e 27 ottobre 2013). Il progetto, che ha la durata di un anno, prevede la fornitura di aiuti umanitari alle famiglie siriane in difficoltà, e prioritariamente con bambini; la realizzazione di alloggi temporanei per le famiglie sfollate; l’assistenza medico‐sanitaria a malati, bambini e anziani. I beneficiari del progetto sono circa 5.400 famiglie siriane (oltre 20.000 persone).

L’iniziativa avrà un’eco importante il prossimo fine settimana, negli stadi di dieci squadre della Serie A. La Lega Calcio Serie A, infatti, ha deciso di esporre al centro dei campi uno striscione con la scritta “Venti di pace per le famiglie della Siria” e, in contemporanea  sui maxischermi, sarà trasmesso uno spot  di Federico Fazzuoli e Elisa Greco  con immagini dei campi profughi  libanesi.
Un chiaro segnale di come eventi quotidiani possono trasformare i venti di guerra in "venti di pace".

http://www.zenit.org/it/articles/venti-di-pace-per-le-famiglie-della-siria





Il prossimo 26 gennaio 2014 si terrà la Sesta Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa 
















vuoi aderire anche tu? 

PER ADERIRE ALLA GIORNATA ED ESSERE RAPPRESENTATI COME CITTA'
informazioni e modulo di adesione qui:

mercoledì 15 gennaio 2014

Memorie di Aleppo perduta



Arrivano notizie da Aleppo, sempre più tragiche, sempre più angoscianti. E giorno dopo giorno si scava dentro di me un’assenza, una privazione. Mitica Aleppo della mia giovinezza... 
Lo zio Zareh abitava di fronte alla cittadella, e aprire le finestre alla mattina significava immergersi in un’atmosfera di Medioevo ancora vivo: non gli scenari aggiustati e corretti di un film hollywodiano in costume, ma la realtà concreta di mendicanti e cavalieri, di stracci dimenticati su una soglia e di donne accovacciate per terra, che vendevano le loro povere cose (frutta, oggetti, latte condensato), distese su un tappetino bisunto. Le cugine venivano a svegliarmi con un appetitoso vassoio di caffè, latte e cioccolata, marmellata di rose, brioche e panini dolci. Mi avevano sistemato in una camera orientaleggiante, con tende oscure alle finestre e un ampio, sontuoso letto a baldacchino (ahimè abitato da innumerevoli famiglie di ragni, che scendevano piano piano appena spegnevo la luce: dopo una prima notte di incubi, dormii sempre raggomitolata sotto il lenzuolo).

Poi andavamo in esplorazione, io e le sette cugine. Furono giorni felici di passeggiate interminabili nell’antica città, con brevi soste nella quiete ombrosa di qualche caffè, ammirando le facciate delle case, le rose rampicanti, i grandi portoni austeri e le vezzose finestre con le persiane dipinte. Era il mese di maggio, il calore non ancora fortissimo, un intossicante profumo di gelsomini in fiore (ma anche, a volte, di decomposizione...). E poi andavamo nel suk, e ci perdevamo nei suoi immensi corridoi a volta, intrisi di aromi d’Oriente. Le mille spezie dai colori intensi, i venditori di salsiccette arrostite coi loro trespoli e la merce illuminata da una minuscola lampada ad acetilene, gli antri dei venditori di tappeti dall’odore secco e polveroso, che mi facevano venire in mente il deserto d’Arabia e le infinite strade percorse dai lenti cammelli per portarli fin là. Accettavamo volentieri un caffè e un dolcetto da monsieur Ibrahim, amico di vecchia data di zio Zareh e di Alice, la sua bella, maestosa moglie assira. Le cugine si perdevano in chiacchiere, nel melodioso francese aleppino; io stavo seduta su un tappeto, respirando con gioia quella misteriosa atmosfera. E un giorno lo zio ci raggiunse, ci portò dai venditori di gioielli e mi regalò un braccialettino di filo d’oro. 
Zio Zareh è morto tanti anni fa, e anche zia Alice. Le cugine sono emigrate. Stanno fuggendo gli armeni di Aleppo, e la città sta morendo. I bombardamenti dalla terra e dall’aria l’hanno rasa al suolo, mi dicono i profughi. E il mio cuore piange.


di Antonia Arslan

http://www.luoghidellinfinito.it/Rubriche/Pagine/memorie-di-aleppo.aspx




suor Rima Nasri , in un corso di iconografia con Andres Bergamini

http://oraprosiria.blogspot.it/2013/01/non-dimenticate-suor-rima-e-le.html



15 Gennaio: è trascorso un anno dal terribile attentato all'Università di Aleppo:cara Suor Rima, dal Cielo intercedi per la tua amata Aleppo e per la Pace in Siria!