Traduci

giovedì 30 maggio 2013

Appello della Santa Sede: «Far tacere le armi»



Mons. Tomasi: No all'escalation militare in Siria. Sì al dialogo politico



ASIA NEWS- 30/05/2013
L'osservatore della Santa Sede all'Onu di Ginevra chiede che non vi sia invio di armi in Siria e che si aprano negoziati pacifici per portare a un governo partecipato da tutte le rappresentanze del Paese. Anche la Commissione Onu per i diritti umani domanda che non si vendano armi o munizioni alle parti in lotta. La diplomazia europea ha cancellato un bando agli aiuti militari ai ribelli. Ma diversi Paesi hanno venduto armi ad Arabia saudita e Qatar, alleati e sponsor dell'opposizione.

Ginevra - Contro "l'inutile e distruttiva tragedia" che sta sbriciolando la Siria e il Medio oriente, la via da seguire non è "l'intensificazione militare del conflitto armato, ma il dialogo e la riconciliazione". È l'appello di mons. Silvano Tomasi, osservatore della Santa Sede all'Onu di Ginevra, lanciato ieri durante l'incontro della Commissione delle Nazioni Unite  per i diritti umani, sul tema "Il deterioramento della situazione dei diritti umani nella Repubblica araba siriana e le recenti uccisioni di Al Qusayr".

Le parole di mons. Tomasi vanno in totale controtendenza con le richieste dell'opposizione siriana, che  chiede all'occidente aiuti militari contro il regime di Assad. L'urgenza di tali richieste è motivata dal rischio che la città di Al Qusayr, assediata da tempo, torni nelle mani dell'esercito regolare.
Proprio nei giorni scorsi l'Unione europea ha cancellato il bando sull'export di mezzi militari all'opposizione siriana. Secondo alcuni osservatori, tale bando non è mai stato attuato: nei quasi due anni di guerra civile in Siria, diversi Paesi europei hanno venduto armi ad Arabia saudita, Qatar e Abu Dhabi, alleati del Free Syrian Army, maggior forza di opposizione al governo siriano.

Per giustificare la fine ufficiale del bando agli aiuti militari, le diplomazie europee - soprattutto Francia e Gran Bretagna - continuano a denunciare la presenza di migliaia di Hezbollah libanesi in Siria, a sostegno di Assad. Nessuna parola sulle altrettante migliaia di combattenti jihadisti che da tutto il Medio oriente (e anche dall'Europa) vanno a combattere contro l'esercito siriano.

Anche Navi Pillai, Alto commissario Onu per i diritti umani, ha denunciato la Siria per la presenza di "truppe straniere" a Qusayr. Il messaggio finale della Commissione Onu è però simile a quello di mons. Tomasi: "Se la situazione attuale persiste, o si deteriora di più, i massacri interetnici diverranno una certezza, invece che un rischio... Il messaggio da tutti noi deve essere lo stesso: noi non sosterremo questo conflitto con armi, munizioni, politica o religione".

Nel suo intervento, l'osservatore della Santa Sede denuncia che "decine di migliaia di vite sono state distrutte; 1,5 milioni di persone sono state forzate a fuggire all'estero come rifugiati; più di 4 milioni hanno perso la loro casa; e i civili sono divenuti l'obbiettivo delle parti in guerra, in totale disprezzo verso le leggi umanitarie".
Mons. Tomasi ricorda le parole di papa Francesco nel suo messaggio pasquale: "Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?".
Per questo egli domanda che "le armi tacciano" e che si cerchi a tutti i costi una soluzione politica che inizi con negoziati pacifici e porti a un governo partecipato da tutte le rappresentanze civili del Paese.
http://www.asianews.it/notizie-it/Mons.-Tomasi:-No-all'escalation-militare-in-Siria.-Sì-al-dialogo-politico-28064.html

Holy See’s UN Observer warns against a military intensification of Syria’s conflict



(Vatican Radio) Archbishop Silvano Tomasi, the Holy See’s Permanent Observer to the UN in Geneva, has described Syria’s armed conflict as a national tragedy that risks intensifying regional and global conflicts and could melt down the entire country. Please see below the full transcript of Archbishop Tomasi’s statement delivered at the 23rd session of the Human Rights Council.

"Urgent debate on "The deteriorating situation of human rights in the Syrian Arab Republic
and the recent killings in Al Qusayr"

Geneva, 29 May 2013

Mr. President,

1. Violence in Syria has proven once again that it is the terrain of the violation of all human rights. Lives have been destroyed by the tens of thousands; a million and half persons have been forced to flee abroad as refugees; more than four million people have lost their homes; and civilians have been targeted by warring parties in total disregard of humanitarian law. This enormous national tragedy risks to intensify regional and global conflicts, to transform ambitions for political power into ethnic and religious fundamentalist confrontations, to melt down the entire country.

2. The way forward is not by a military intensification of the armed conflict but by dialogue and reconciliation, a process that the proposed diplomatic conference can help to promote, if the political will is there to sustain it. An immediate ceasefire will stop the bloodshed, a useless and destructive tragedy that mortgages the future of Syria and the Middle East. As Pope Francis said: “How much blood has been shed! And how much suffering must there still be before a political solution to the crisis will be found?” The Holy See all along has insisted that only peaceful negotiations will lead to an acceptable solution of the crisis and that participation, in an eventual government and in positions of responsibility, by representatives of all citizens can ensure a constructive and lasting peaceful coexistence of all component communities of Syrian society.

3. Children in refugee camps and in conflict areas, traumatized and forcibly deprived of their rights, suffer the most of the consequences of violence and call for generous solidarity on the part of the international community. Only in this way can they and their families hope again for a normal existence. In particular unaccompanied minors deserve specific attention and assistance to prevent that they fall victims of trafficking and other forms of exploitation.

4. Silencing the guns is the priority. Besides, the necessity of overcoming any pessimism toward undertaking and achieving successful negotiations should be seen against the death caused daily by the use of guns, a cost the people of Syria have already paid too much. This moral responsibility is unavoidable and it calls for a rejection of personal revenge and of inordinate ambitions of dominance by any group.

5. In conclusion, Mr. President, the Holy See Delegation restates its call for negotiations and for putting an end to violence. People should take precedence over power and revenge. Their unspeakable suffering must not be ignored by any of the parties involved as they are all call to act now for peace, reconstruction and a new beginning of human relations based on human rights and the common interest of the one human family.

Thank you, Mr. President."

Text from page http://en.radiovaticana.va/articolo.asp?c=696639
of the Vatican Radio website

Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci il tuo commento. Lo vaglieremo per la sua pubblicazione. Grazie