Durante
gli oltre trenta anni trascorsi in Siria ho avuto la fortuna di
conoscere tante persone speciali che hanno frequentato la nostra casa
e arricchito la mia vita. Uno di quegli incontri felici è stato con
il Padre francescano I. M. Ceccherelli, un appassionato studioso del
Vicino Oriente.
Era
il lontano 1989 quando di passaggio nella città di Latakia fu
invitato a tenere una conferenza presso l’Università locale. Da
allora restammo in contatto epistolare. Poco
tempo fa ho trovato per caso tra le pagine di un libro i fogli
ingialliti di quella conferenza e, rileggendoli, ho provato una
profonda emozione al pensiero di quei giorni lontani. La Siria era
allora un luogo felice, in confronto alla tragica devastazione che ha
subito negli ultimi quindici anni.
Nel
1995 lo incontrai nuovamente a Figline Valdarno dove risiedeva.
Trascorsi un’intera giornata insieme a lui in belle chiacchierate e
mi donò il suo ultimo libro con una dedica che recitava ‘’ A
Maria Antonietta, le vie sono tante e diverse, ma ci troveranno
sempre uniti’’.
Il
Padre Ceccherelli non c’è più, ma nel ritrovare i vecchi fogli
della sua conferenza, che non so capire come siano rimasti con me
quando ho lasciato la Siria dopo l’inizio della guerra, mi è
sembrato che le nostre vie si incrociassero di nuovo. Forse un
messaggio, per me e per chiunque ami quello straordinario Paese ora
dilacerato, che la speranza di una sua rinascita, malgrado lo
scoramento che oggi ci pervade, non può e non deve morire?
Maria
Antonietta Carta
Conferenza
del P. M. Ceccherelli all’Università di Latakia.
Anno 1989
In
questo mio discorso cerco di presentare storicamente e con l’ausilio
delle ultime acquisizioni linguistiche un evento che dà la
spiegazione del sorgere della civiltà occidentale: evento che noi
poniamo nella decisiva influenza della vicina cultura dell’Oriente
in cui parte importante ha il mondo siriano, che ci risulta come
centro e ponte di comunicazione delle espressioni più valide e più
antiche di civiltà. Quando queste forme qui nell’Oriente vivevano
e fiorivano, l’Europa e le regioni del Mediterraneo occidentale non
potevano offrire proposte di una cultura che superasse il periodo
neolitico. D’altra parte, le notizie e le informazioni che le
scoperte archeologiche e linguistiche danno ci presentano una
decisiva superiorità del mondo orientale, dove si è formata la
civiltà metallurgica e dove è avvenuta l’invenzione della
scrittura, mezzo assolutamente necessario per la trascrizione della
storia del passato.
Con
tutta la buona volontà e il desiderio di evidenziare un apporto
europeo e nazionalistico alla civilizzazione, che si è tentato di
dare, si offre però un insieme insufficiente e inadeguato di
proposte che nella realtà sono poco più che nulla in una
prospettiva storica. Quello che possiamo affermare è che l’ambiente
occidentale aveva una grande potenzialità di recezione, che del
resto è avvenuta in un tempo relativamente breve e, sotto la spinta
greca, etrusca e latina, assai efficace; ma solo questo. Anche le
varie civiltà dell’ultimo millennio a.C. sono localizzate in dati
punti e ricche localmente di residui archeologici che provengono da
Oriente; ma qualcosa di vasto, duraturo ed efficace non appare.
La
storia culturale dell’Europa si inizia in modo visibile dopo il
2000 a.C., ma sempre in modo locale e non assolutamente chiaro e
incisivo: che sia sua invenzione o sviluppo o complemento di altre
culture.
Nella
trattazione presente cerco di seguire le tappe della civilizzazione
orientale e i mezzi di trasmissione di questa cultura, toccando i
momenti principali e il lavorio interno di popoli che consideriamo i
protagonisti di una civiltà che per ragioni storiche particolari si
sono trovate in circostanze e condizioni favorevoli, comunicate prima
all’ambiente vicino, cioè al Mediterraneo orientale, e poi a
quello più lontano, che potrebbe essere anche oltre il Mediterraneo,
in tutte le direzioni delle ‘’quattro regioni’’, come
accennano le tavolette di Ebla e i titoli onorifici dei suoi re.
Infatti, questo che può sembrare un vanto retorico di grandezza
politica, trova giustificazione nella posizione geografica della
Siria, che appare realmente centro geografico volto verso tutte le
direzioni dei punti cardinali.
Il
mio discorso non è fatto semplicemente per compiacere il vostro
orgoglio di essere Siriani, ma per affermare soprattutto quale è la
verità e la realtà delle cose.
Non
nego certo l’importanza della Mesopotamia propriamente detta e
dell’Egitto, che hanno lasciato segni indelebili di opere grandiose
dal IV millenni a. C. e da tanti altri documenti e monumenti
certamente anteriori. Queste opere, scoperte nel secolo passato e
conservate dal velo inesorabile del deserto, che dopo l’ultimo re
babilonese e dopo le ricostruzioni effimere greche e romane, ha
coperto tutto e chiuso implacabilmente ogni notizia, salvando però
allo stesso tempo sia la testimonianza della loro esistenza sia la
ricchezza dei documenti della prima scrittura.
La
Siria invece da sempre è stata percorsa da popolazioni ed eserciti
che ne hanno trasformato la faccia in ogni secolo, rovinando,
deturpando e distruggendo tante testimonianze antiche che sono andate
perdute, anche se attualmente possiamo nutrire la speranza che, come
è accaduto per Ebla, Mari, Ugarit, ritornino alla luce.
Comunque
vi sono alcune realtà e fatti che ora appaiono più evidenti e
provativi, per il fatto che spostano l’esistenza della civiltà
siriana in termini contemporanei alle prime e più antiche
manifestazioni civili della Mesopotamia e dell’Egitto. Infatti,
oltre alle testimonianze acquisite dalle scoperte recenti di Ugarit,
Mari ed Ebla, ritornano all’attenzione degli studiosi le date della
fondazione delle città più antiche della storia in cui emergono
Damasco, Aleppo e Gerico, che risalgono addirittura al IX millennio
a.C., date conosciute, ma a cui forse non si dava grande rilievo.
Attualmente
invece, di fronte a certe scoperte archeologiche, che riportano con
certezza l’esistenza di località abitate in lontani millenni, è
confermata la reale esistenza di queste città più antiche che noi
possiamo conoscere sempre nell’ambiente siriano.
Il
mio viaggio lungo l’Eufrate e un incontro fortunato mi ha
confermato in questa opinione. Seguendo le antiche strade carovaniere
della Siria nel tratto dell’Eufrate da Mari fino alla confluenza
con il fiume Balikh verso la via di Harran ho costeggiato il lago
artificiale Assad, che ha nascosto per sempre luoghi di interesse
archeologico, studiati però prima della costruzione della diga come
mi ha informato l’ingegnere Abdallah Hggiar di Aleppo. Ho avuto la
sorpresa, parlando col predetto studioso, di conoscere l’età di
luoghi venerandi per antichità lungo le rive dell’Eufrate detto a
ragione ‘’fiume via della civiltà’’, che risalgono, come
Mureibat, a 8500 anni a.C., Habuba, al 4.000 a.C., Mumbaqat, Tell
Halawa, Tell Kannas al 6000-4000 a. C., Tell Aruda con due templi del
3800 a,C. e potrei continuare…
A
Raqqa, il Balikh, che confluisce nell’Eufrate, ha le sue rive verso
Harran e Urfa disseminate di tell di età antichissima. Come pure le
rive del fiume Jabur, che parte da Tell Half sede dell’antica
civiltà Halafiana. Avevano ragione quindi i re di Ebla a chiamarsi
‘’i re delle quattro grandi regioni’’, ponendosi al centro di
una grande regione che aveva come suoi confini il misterioso Nord
dell’Asia Minore, il grande ‘’fiume’’ cioè il mare con le
isole delle genti, il territorio dei fiumi inondanti (il Sud), in cui
confondevano Arabia e India.
 |
Siria, III millennio
a.C. |
C’è
un nome nell’antica lingua accadica, che mi ha sempre fatto
impressione: assaru, che i maggiori studiosi hanno tradotto con
‘’ordinare, sorvegliare, provvedere’’ e nella sua forma
derivata assuru, ‘’colui che bene ordina’’. Assur, dio
principale assiro, può così agevolmente legarsi al senso di ‘’capo,
dio toponimo, principe’’. Questa parola, legata al termine
‘’Assiria’’ e ‘’Siria’’, si riferisce al territorio
dell’alto Eufrate e Tigri, e realmente potrebbe significare ‘’
il centro da cui si ordina e si dirige’’. Per i Semiti, poteva
essere la loro terra, centro delle reali direzioni geografiche,
commerciali e militari. È una ipotesi suggestiva, con tutti i limiti
che proposte di questo genere consigliano, ma che nella realtà fu
usata per primi dagli Assiri e dopo dai Babilonesi. Comunque il
termine si riferisce ai territori siriani e poi della Valle dei
Fiumi, che per la terminologia occidentale divengono Oriente, mentre
il termine vero e proprio dovrebbe essere ‘’il centro’’;
tanto più che il vocabolo Canaan significherebbe ‘’gli
Occidentali’’.
Si
sa che per gli antichi la direzione dei Fiumi Eufrate e Tigri
significava il Nord. Questo uso delle direzioni divenne generale.
Anche per i Greci vi era un centro: la loro terra, mentre Oriente era accad. ‘’asu’’ Asia il sorgere del sole o anatolé –Anatolia-
‘’dove il sole si alza’’, mentre Occidente era ‘’erepu’’
– Europa - il tramonto, e atalu Aithalia – Italia- ‘’la terra
della sera’’, detta da loro anche Esperia, la terra della sera.
Si
comprendono così i vanti di Ebla, che saranno poi i vanti di Sargon
il grande, perché sanno di essere’’il centro del loro mondo’’,
quello cioè da loro conosciuto.
Da
qui parte la storia, quella che per ora noi conosciamo, e la
conosciamo per merito degli inventori della scrittura, i Sumeri e i
Semiti.
E
in questi momenti decisivi per la civiltà, la Siria ha avuto una
parte importante: quella di mediatrice di una cultura e civiltà in
espansione, secondo gli studiosi testimoniata nella proiezione
indiana, e forse anche cinese, e in quella europea fino alle isole
britanniche, a proposito di culture megalitiche di probabile origine
orientale. Evidentemente dobbiamo avanzare con cautela nelle nostre
affermazioni, perché la mancanza di documenti chiari prima del V
millennio, cioè prima della manifestazione della prima scrittura, ci
deve far prudenti. Però se noi dobbiamo giudicare le cose da quello
che ora conosciamo, dall’archeologia e dalla linguistica, dalla
posizione geografica immutabile della Siria quale ora è, e da una
certezza di vita civile nota e reale quale si manifesta nei periodi
storici, è inevitabile e logico pensare a una preparazione di
millenni antecedenti alle date testimoniate del IV millennio, che ci
suggeriscono di presupporre una vita culturale viva, che prepara e
spiega il fiorire di una civiltà grandiosa e quasi perfetta quale
risulta dai templi, palazzi, realizzazioni civiche, agricole,
idrauliche, industriali e artigianali mesopotamiche, egizie ed
eblaite. La realtà quindi dell’antichità di Damasco, Aleppo e
delle località siriane dell’altro Eufrate sono argomenti certi di
una seppur lenta maturazione che trova il suo compimento nel millennio
della primitiva scrittura. Infatti, qui l’ambiente che noi
chiamiamo il momento natufiano e halafiano ha trovato un reale
sviluppo che ha favorito un modello di vita civile che piano piano
maturandosi con l’esperienza e i rapporti reciproci ha creato il
primo progresso razionale agricolo e il celebre ‘’metodo di
conduzione asiatico’’ fonte di ricchezza e di miglioramento di
prodotti insieme all’addomesticamento degli animali utili
all’agricoltura e ai trasporti commerciali.
In
questo pulsare di novità e di attività umane, appare la civiltà
del rame a cui segue quella del bronzo, una vera rivoluzione
culturale che cambia il vivere e l’attività degli uomini del
tempo. Questo spiega a sufficienza le novità militari e le fortunate
imprese dei Sumeri e dei Semiti, detentori di mezzi e di segreti,
che la ricchezza acquisita aveva loro procurato. Circa la civiltà del
ferro, personalmente sono poco convinto della precisione delle
‘’categorie’’ degli studiosi sul sorgere di questo
particolare momento. Io penso che tante cose siano maturate
precedentemente ai dati comunemente trasmessi e accettati. Chi vivrà
vedrà apparire notizie che riguardano la presenza del ferro molti
secoli avanti le date ufficiali. Il mondo antico come appare dalle
proiezioni orientali ed egizie è un mondo misterioso e pieno di
impensati segreti, che via via scopriamo.
Le
nostre categorie si sono formate seguendo una razionalità di tipo
scientifico occidentale che pretende di giudicare fatti di millenni
fa con una visione slegata da espressioni e criteri tipici orientali,
portandoci a una scolasticità che via via crolla di fronte alle
luminose scoperte archeologiche e linguistiche. Presenta inoltre una
mentalità che vorrebbe far credere che noi moderni siamo i più
bravi, i più dotti, i più equilibrati giudici , come possessori di
una vita civile e culturale perfetta nelle sue conquiste, mentre in
realtà non sappiamo moderare i nostri progressi con la saggezza di
vita e di misura degli antichi, dando valore alle conquiste materiali
e non tenendo conto dei valori dello spirito. Ne consegue che
potremmo risultare i distruttori delle nostre vittorie scientifiche,
che appaiono già effimere e soggette a minacce incombenti. Infatti,
mentre le acquisizioni degli antichi sono armoniche e legate a leggi
universali rispettose dell’uomo e del futuro, i moderni nella
visione egoistica del profitto e del risultato immediato creano
traumi ecologici, sociali ed economici, che preoccupano, in una
visione responsabile sistemica della vita, legata intimamente tra sé
nei rapporti reciproci delle componenti umane. La mia è una parola
di riflessione e di invito alla responsabilità, non volontà di
denigrare la civiltà occidentale e moderna che, per quello che
interessa noi, con i ricercatori e gli studiosi dei due ultimi
secoli, ha saputo riscoprire e valorizzare in modo veramente
esemplare i segni del passato civile vanto della vostra terra. Il
patrimonio siriano è frutto anche di questi studiosi umili,
intelligenti e disinteressati, che hanno preparato alla Siria un
avvenire pieno di interesse per gli ammiratori e ricercatori del
bello e del grande del passato. Vi presento prima di tutto quello che
mi ha colpito esaminando e ripercorrendo le vie dell’antica civiltà
siriana, per poi passare all’accenno linguistico che è la conferma
splendida dell’influsso che la prima scrittura e il primo alfabeto
hanno operato da qui nel mondo. Per essere semplice, ho preso
un’antica carta geografica del vostro paese, ricavandone
l’impressione netta che questa terra era la crocevia dei movimenti
marinari e terrestri e della comunicazioni internazionali commerciali
e culturali del tempo.

Sigillo
cilindrico del secondo regno di Mari (XXV secolo a.C.) |
Vi
è un luogo importante e fondamentale, passaggio e scambio di idee,
di prodotti, di commerci e di ricchezze; è la città di Mari da cui
si dilungavano le vie principali verso il corso dell’Eufrate, lungo
la via detta ‘’dei patriarchi’’, che si volge poi per due
direzioni: quella del fiume Balikh, che porta nell’interno
dell’Asia Minore, regione che sarà poi la terra degli Ittiti, e la
Cappadocia dove si trovava anche una importante colonia assira.
L’altra, per Aleppo, continua il suo percorso fino al Bosforo, per
unirsi alle vie che penetrano nel continente europeo in tutte le
direzioni, la via del Danubio e quella verso il Baltico. Da Mari si
ha la comunicazione con il continente asiatico e con le vie terrestri
che portano verso l’India e la lontana Cina. Ancora da Mari, una
via ardita ma importante unisce a Palmira che a sua volta era
l’emporio dei commerci con il Sud arabico e unisce il mare
Mediterraneo attraverso Damasco che, a sua volta, collega la Siria
alla Palestina e all’Egitto. A Petra avveniva la congiunzione con
la via’’degli aromi e dell’incenso’’ dove facevano capo le
vie del deserto arabico occidentale. Era tutto un pulsare di vita,
che attraverso il punto centrale della Siria collegava tutto il mondo
conosciuto.
 |
| Principali città della Siria nel II millennio a. C. |
A questo punto resta da dire quella che è la sintesi
storica del nostro discorso. I nomi di Tiro, Sidone, Biblo, Ugarit,
Alalak, Al Mina. Questi centri, oltre a recepire il commercio
euro-afro-asiatico portano il nome di Oriente e delle sue
realizzazioni e capacità nei luoghi più lontani e impensati di cui
non sappiamo ancora con precisione l’arditezza e l’avventurismo.
Certe tra le altre, le isole Canarie e le Azzorre frequentate dalla
marina fenicia per il prezioso murice che dava il colore più vero
alla porpora. Ultimamente, si è scoperto che Londra vive e prospera
già nel II millennio a. C. con oggetti e ceramiche di chiara origine
orientale. Sono questi accenni di ciò che doveva essere l’attività
dei vostri antichi padri, che sapevano portare il loro nobile e
prezioso lavoro fino agli estremi confini della terra contribuendo
alle scoperte più impensate, che possono essere paragonate alle
nostre conquiste spaziali.
La
visita che l’anno scorso ho fatto alla mostra dei Fenici in Venezia
mi ha fatto ammirare con magnifica violenza l’ardimento e l’apporto
di quei navigatori che hanno reso le coste siriane e fenicie la
‘’porta dell’Oriente’’ nelle sue comunicazioni di affari e
di idee con le terre occidentali. Sono gli eredi di Ebla, di Mari e
delle antichissime vostre città di Damasco e di Aleppo. Credo
infatti che le esperienze culturali, artigianali, politiche,
finanziarie, tessili di Ebla siano state ereditate dagli abitanti
della costa. A questo punto vorrei esprimere una opinione personale.
Gli abitanti della costa, come li chiamavano gli Egizi, cioè le
popolazioni che dalle Porte della Cilicia comprendevano i vari stati
siriani e fenici avevano un senso politico altissimo di misura e di
saggio equilibrio che ha loro permesso di essere forti, in tante
tempeste e secolari vicissitudini, e sopravvivere con uno spirito di
indipendenza e di adattamento che guardava nello stesso tempo alla
realtà di uomini liberi e alla necessità di salvaguardare il loro
commercio fonte di ricchezza e pungolo fortissimo di ricerca
culturale. E questa saggezza millenaria, bene immenso e necessità di
vita l’hanno difesa con acuta lungimiranza e con accanimento,
quando a Tiro resisterono ad Alessandro Macedone che, - lo sentivano
– avrebbe spostato lontano da essi l’equilibrio politico e
commerciale. In certo senso però gli eredi di Alessandro gli dettero
ragione poiché la capitale del loro regno fu riportata sulla costa
siriana con la capitale Antiochia. Questi mercanti avevano anche
un’altra qualità: sono stati sempre un popolo giovane attivo e
intraprendente non legato a schemi ideologici e a tradizioni che il
tempo antico aveva reso sacre, venerande e intoccabili. Erano volti
alla praticità e alla concretezza e al senso del risultato utile e
immediato come sono i mercanti e i commercianti. Le posizioni
ieratiche e sacre dei popoli mesopotamici e degli egizi erano per
loro impedimenti a un agire opportuno ai tempi e alle loro
necessità, frenando e costringendo. L’hanno dimostrato con la
semplificazione della scrittura precedente, complessa e
insopportabile per un uomo che non ha tempo da dare alle troppo lente
meditazioni e non sente il patrimonio di altri come proprio. Ne è
derivata la nascita dell’alfabeto, semplice e funzionale. Ciò è
stato compiuto a Ugarit da cui è partito e attraverso i Greci, gli
Etruschi e i Latini è divenuto la voce espressiva del mondo civile.
Ma la mia riflessione non guarda tanto questo fatto conosciutissimo,
quanto una conseguenza importantissima che ne è derivata. Gli scribi
ugaritici con la loro sapienza marinara e geografica per il possesso
della scrittura e dell’alfabeto si sono imposti alla poca cultura
dei popoli mediterranei e dell’Europa nei luoghi frequentati,
favorendo comunicazioni ed espressioni che solo essi potevano fissare
in modo preciso e ufficiale ciò che sapevano e che gli altri non
sapevano. Le loro carte nautiche, la loro qualificata presenza e il
loro interesse sono stati determinanti. Termini e voci orientali si
vedono chiaramente nelle parole più antiche dei luoghi, città,
monti e fiumi, che solo chi aveva la scrittura ed era interessato
poteva scrivere e conservare. Se poi si riflette che l’accadico
prima e l’aramaico dopo sono state la lingua ufficiale delle
comunicazioni internazionali e commerciali, la cosa può sembrare più
persuasiva.
A
questo punto si inserisce il discorso linguistico.
Le
nostre esperienze filologiche-glottologiche e lo studio comparativo
delle lingue semitiche e indoeuropee ci portano ad affermare o una
antica unità linguistica del mondo euroasiatico o un’influenza
delle voci orientali ricche di valori civili e culturali, di fronte a
un mondo considerato sprovvisto allora di questi beni anche nel modo
più elementare, immerso come era nel momento paleolitico e neolitico
durante il fiorire delle civiltà sumere, semitiche ed egizie. Hanno
quindi subìto l’influenza di popoli più aperti e più progrediti
nel medesimo modo che in seguito il latino dominerà l’Europa,
l’arabo il mondo islamico e ora l’inglese con la sua influenza
nel terzo mondo di cultura esile e diviso in numerose e insufficienti
espressioni linguistiche. Sono convinto, pur nel rispetto della
storia e delle ricerche e delle scoperte archeologiche odierne, che
l’elemento più puro e più certo è la parola, chiave sicura che
riflette più di ogni altra cosa le caratteristiche storiche,
ambientali di popoli e paesi.
Attraverso
l’esame di termini di corsi d’acqua, di monti, di località
abitate, di certi vocaboli pieni di fascino segreto e delle
direttrici antichissime di strade e di rotte marine si perviene a
penetrare valori nascosti e luminosi che ci possono aiutare a
scoprire impensate verità. Per cui, superando e ampliando
l’impostazione finora ufficiale degli indoeuropeisti, l’esame
della parola, dei suoi significati e dei valori locali e ambientali
trasmessi e che essa contiene, ci fa scoprire un influsso, se non una
radice comune, in centinaia e addirittura in migliaia di parole
semitiche ed europee sia nei nomi dei luoghi, dei fiumi, dei rilievi,
delle manifestazioni del divino, sia nelle forme più usuali e comuni
del nostro parlare antico e moderno. A ragione quindi lo storico
americano Childe Gordon scriveva: "L’errore di separare la
Grecia dalla sua matrice orientale e di attribuire una importanza
straordinaria e sproporzionata alla sue caratteristiche, che si sono
fatte uniche, e alle sue innovazioni invece che sviluppi, ci ha resi
ciechi all’evidenza.’’
Io
vedo la Siria così: la vostra nazione è stata nel passato
mediatrice di civiltà che ha avuto nel suo seno e che ha recepito da
ogni parte, contemperandola con gli antichi valori e comunicandola a
ogni parte del mondo conosciuto, divenendo un centro di vita in
cultura semplice e funzionale, come ha fatto con l’alfabeto. Ha
quindi assommato esperienze immense per il valore e la genialità e
la praticità dei suoi abitanti. Il mio voto è che la Siria risponda
sempre anche nel futuro a questa vocazione e mediazione laboriosa ed
efficace dei suoi abitanti, di voi cioè che di questo riflesso e di
questo respiro aperto e universale, siete gli eredi e, penso, gli
eredi fedeli.
Padre
Ignazio Marino Ceccherelli |
Ignazio
Marino Ceccherelli dopo gli studi classici si dedicò alla storia e
alla linguistica del Vicino Oriente e scrisse diversi libri di grande
interesse.
Bibligrafia
Alle
Fonti della Civiltà, il
Fauno ed.1986
Il
Vento d’Oriente, Ed.
I.E.I Firenze 1989
Fermati
o Sole, Se Galileo l’avesse saputo, Ed.
Centro studi Sardini, Bornato, 1992
Dizionario
di nomi orientali, biblici, classici, Ed.
Centro studi Sardini, Bornato.
Le
Antiche Strade, dai Sumeri (3500 a. C.)alle strade romane, Ed.
Maria Pacini Fazzi, 1995