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lunedì 12 giugno 2023

Stop al micidiale embargo in Siria! Lo ripetiamo ancora, di fronte alle decisioni internazionali sulla Siria

Adnan Azzam, presidente del Movimento Internazionale per la Sovranità dei Popoli, ha effettuato una lunga visita in Siria con una dozzina di membri del movimento. Hanno osservato quanto la popolazione soffra per la carenza di cibo, elettricità, riscaldamento, bisogni primari... a causa dello strangolante embargo imposto da USA e UE. L'80% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà. Questo è un crimine contro l'umanità. Chiedono la fine immediata di tutto questo.


Siamo appena tornati da un viaggio di studio in Siria, invitati da Adnan Azzam, scrittore e presidente del Movimento Internazionale per la Sovranità dei Popoli.

Siamo andati a Damasco, Aleppo, Soueïda e abbiamo potuto vedere le disastrose conseguenze dell'embargo imposto alla Repubblica Araba Siriana da Stati Uniti e Unione Europea. Proseguire la guerra sul piano economico è destinato al fallimento, perché il popolo siriano, lungi dall'essere rassegnato, rimarrà fedele alle proprie tradizioni, alla propria cultura e alla propria libertà.

Ma le condizioni di vita del popolo siriano, a causa degli effetti devastanti dell'embargo e delle conseguenze del recente terremoto nel nord di questo Paese, si fanno sempre più difficili. Neonati e bambini sono le prime vittime delle sanzioni economiche. 

Mancanza di medicinali, cibo, beni di prima necessità, elettricità, riscaldamento, questa è la sorte quotidiana del popolo siriano. Abbiamo visto che ad Aleppo le condizioni di vita degli abitanti sono molto difficili. Il recente terremoto ha solo peggiorato la situazione. 

– Abbiamo il diritto di permettere che questa situazione intollerabile continui senza batter ciglio? 

– Abbiamo il diritto di distogliere lo sguardo senza fare domande? 

– Abbiamo il diritto di non pronunciarci contro questa persecuzione che dura da più di 10 anni? 

– Abbiamo il diritto di non chiedere ai nostri leader di porre fine a queste morti inutili? 

Se ufficialmente le sanzioni americane ed europee non riguardano gli aiuti umanitari, le loro conseguenze sono comunque drammatiche, perché nessuna banca o azienda osa esportare attrezzature per ospedali o medicinali in Siria per paura di sanzioni da parte degli Stati Uniti. Praticano l'extraterritorialità legale, che penalizza pesantemente tutti i rapporti con gli stati sotto embargo. Infine, questa situazione comporta anche il rischio – noto e calcolato dai promotori dell'embargo – di creare alla fine disordini civili più o meno gravi.

L'80% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà. I prezzi del cibo sono aumentati del 133%. Quello che sta accadendo sul suolo siriano è un crimine contro l'umanità.

Questo intollerabile disprezzo per la vita umana deve cessare immediatamente. La Francia, patria dei diritti umani, deve manifestare la sua vocazione e affermare i suoi valori umanisti. 

Chiediamo solennemente la fine immediata dell'embargo che affama il popolo siriano. Le morti e le sofferenze inutili di neonati e bambini devono cessare IMMEDIATAMENTE e IMPERATIVAMENTE.

 https://www.mondialisation.ca/stop-a-lembargo-mortel-en-syrie/5677658

giovedì 8 giugno 2023

L'archeologo italiano Paolo Matthiae ha ricevuto l'Ordine al Merito siriano in riconoscimento del suo contributo negli scavi archeologici in 59 anni

 Il ministro siriano della Cultura, Lubana Mechaweh, ha affermato che Matthiae ha trascorso quasi 40 anni della sua vita a scavare nel sito archeologico di Ebla ed è rimasto capo e direttore della missione archeologica italiana a Tell Mardikh dal 1963 al 2011 quando i lavori sul sito è stato interrotto a causa della guerra in Siria.

“Ha anche fondato una missione archeologica a Tell Afes e un'altra a Tell Tuqan”, ha aggiunto, sottolineando che Matthiae ha sempre considerato la Siria la sua seconda patria e nonostante tutti gli ostacoli e le pressioni è tornato nel 2022 dopo 11 anni di assenza obbligatoria, come direttore scientifico di una nuova missione italiana. “Tra il 1963 e il 2019 ha pubblicato circa 185 articoli scientifici sulla Siria, la sua civiltà e i suoi siti archeologici, e 23 opere che sono tra i più importanti riferimenti scientifici sulle antiche civiltà siriane, in particolare sul sito archeologico di Ebla”. 

Nel suo discorso in questa occasione, Paulo Matthiae ha espresso la sua gratitudine per aver ottenuto il più alto grado di merito per Ebla, "Paese di una civiltà molto importante",  il più importante nella storia dei secoli dell'Antico Oriente e del Medio Oriente.

Ha chiarito che l'importanza di Ebla risale all'anno 23 aC “Questo è importante per tutta la storia a causa dell'emergere di una nuova lingua e cultura dopo la scoperta del palazzo di Ebla, e quindi la Siria ha rafforzato la sua posizione e prestigio per raggiungere lo stesso livello della civiltà del Nilo e della Mesopotamia”, ha concluso.

( dal sito governativo SANA, 6-05-23)

Per comprendere, almeno come accenno, l'importanza del lavoro scientifico che il prof Matthiae ha svolto, scoprendo un'antica civiltà simile alla civiltà della Valle del Nilo e parallela alla civiltà mesopotamica, riportiamo dal sito del Meeting di Rimini la parte della conferenza tenuta nel 2014 dal professore in occasione della presentazione della Mostra DAL PROFONDO DEL TEMPO: ALL’ORIGINE DELLA COMUNICAZIONE E DELLA COMUNITÀ NELL’ANTICA SIRIA

PAOLO MATTHIAE:
Una barbarie antica e nuovissima, fondata, da un lato, sulla deprecata bramosia dell’arricchimento e, dall’altro, sull’inespiabile ed infame odio dell’”Altro”, ha riportato, in modi inattesi, nei tempi più recenti all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale quei luoghi del pianeta che usualmente si definiscono, in maniera impressionistica ma del tutto a ragione, “la culla della civiltà”. Culla della civiltà è un’espressione che vuole, non soltanto, indicare quei luoghi dove la civiltà umana ha compiuto, riguardo ai tempi, i suoi primi passi, ma anche significare che già in quei primi passi, riguardo ai modi, si realizzarono progressi nella storia dell’umanità che sempre poi, nel corso millenario del suo sviluppo, caratterizzarono quelle forme di vita associata che nelle interpretazioni moderne si definiscono appunto “forme di civiltà”. I motivi per cui, ai nostri giorni, in modi inimmaginabili solo pochi anni fa, questi luoghi memorabili della storia dell’umanità sono venuti tristemente alla ribalta dell’opinione pubblica mondiale sono stati, e sono tutt’oggi, i saccheggi depredatori e le distruzioni selvagge cui questi centri antichissimi della civiltà umana sono stati soggetti soprattutto negli ultimi quindici anni, con intensificazioni vertiginose negli ultimi tempi.
Dove è, dunque, geograficamente la culla della civiltà umana? Come si configura, ecologicamente, il paesaggio della culla della civiltà? Quando quei luoghi divennero, cronologicamente, la culla della civiltà? Perché, socialmente, in quelle regioni si crearono le condizioni per la nascita della civiltà? Chi furono, storicamente, i protagonisti di quei mutamenti che resero luoghi apparentemente inospitali l’accogliente culla della civiltà? A questi quesiti, che sono i quesiti fondamentali di ogni ricerca storica – Dove? Come? Quando? Perché? Chi? – l’archeologia orientale si è impegnata da decenni a dare risposte efficaci, spesso tanto complesse quanto problematiche, elaborando imponenti masse di dati provenienti da numerosissime esplorazioni archeologiche sviluppatesi dalla metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni in alcune delle regioni politicamente più tormentate e umanamente più straziate del nostro pianeta.
La “culla della civiltà”, quanto ai luoghi, si localizza, primariamente, nella Bassa Mesopotamia, l’odierno Iraq meridionale, e nell’Egitto e, secondariamente, nell’Alta Siria, in regioni piuttosto differenziate ecologicamente. Infatti, l’ampia regione che gli antichi chiamavano Babilonia che corrisponde approssimativamente oggi all’Iraq meridionale tra Baghdad a nord e Bassora a sud era un’ampia valle alluvionale formata dai corsi, spesso mutevoli, del Tigri e dell’Eufrate non troppo diversa dalla straordinaria valle del Nilo, che si presenta, peraltro, come una stretta fascia fertile dove corre il gran fiume che fece dire ai Greci che l’Egitto era un “dono del Nilo”. Nella Bassa Mesopotamia, tuttavia, certo oggi non molto diversamente da 5000 anni orsono tranne che nella parte più meridionale che era allora ancora sommersa dalle acque marine del Golfo, si alternano oggi terreni coltivati con orti e giardini lussureggianti, aride steppe desolate con sabbie invadenti, acquitrini paludosi ricchi di una flora e di una fauna uniche, confondendosi e mutandosi in un ambiente naturale di eccezionale suggestione. Al contrario, nella valle del Nilo il corso del fiume pressoché immutabile, tranne che nel Delta, scorre tra le sottili fasce di terreni verdeggianti fertilizzati dall’annuale regolarissima piena fluviale, bordate dagli aridissimi deserti occidentale e orientale al punto che si è detto, a ragione, che l’Egitto è l’unico luogo al mondo dove si può passeggiare con un piede che calca la terra nera e grassa di una delle regioni più fertili del pianeta e con l’altro che affonda nella terra rossa della sabbia di un deserto desolato ed ardente. In queste regioni le precipitazioni atmosferiche, estremamente ridotte, non consentono alcun tipo di agricoltura, che, invece, è resa possibile, con rendimenti anche elevati, dalla presenza delle abbondanti acque dei grandi fiumi.
L’Alta Siria, sia nelle regioni orientali tra Eufrate e Tigri, sia in quelle occidentali tra l’Eufrate e il Mediterraneo, è un’area completamente diversa: un ondulato tavolato calcareo privo di fiumi di grande portata, perché l’Eufrate vi scorre tra alte falese, ma dove le piogge nella media annuale divengono progressivamente più intense quanto più ci si avvicina alla lunga catena montuosa del Tauro che limita a nord la cosiddetta Fertile Mezzaluna consentendo addirittura le coltivazioni della triade mediterranea, grano, vite e ulivo. 

Nelle piane alluvionali del Tigri e dell’Eufrate a Oriente e nella valle del Nilo ad Occidente attraverso un lento processo evolutivo, fortemente favorito dall’eccezionale situazione ecologica particolarmente adatta ad un’agricoltura intensiva, che si colloca per tutto il IV millennio a.C. e che conobbe accelerazioni decisive negli ultimi secoli prima del 3000 a.C., nelle fasi archeologiche dette di Uruk Tardo e di Gemdet Nasr tra 3300 e 2900 a.C., da un lato per la Mesopotamia, e di Nagada IIIB-C tra 3300 e 3000 a.C., dall’altro per l’Egitto, si determinò quella che è stata definita in maniera assai efficace anche se in parte impropria la “rivoluzione urbana”. Sono questi i secoli che, con l’urbanizzazione primaria, videro l’attuarsi di un epocale rivolgimento nella storia dell’umanità: la formazione delle prime città-stato nella Mesopotamia meridionale e del primo stato territoriale nella valle del Nilo, due sviluppi di grandissimo significato e di grandissime conseguenze nella storia economica, sociale, ideologica del nostro pianeta. Le prime città e il primo stato della storia trovarono la loro forma storica in Mesopotamia e in Egitto negli anni attorno al 3000 a.C., condizionati dalla straordinariamente favorevole situazioni ecologica delle grandi valli alluvionali del Tigri ed Eufrate e del Nilo.
Le prime città della storia nella Bassa Mesopotamia, soprattutto nella regione di Nippur e di Uruk, ma forse parallelamente nella regione di Ninive nell’Alta Mesopotamia, erano caratterizzate da una concentrazione demografica prima sconosciuta, dall’esistenza di una cerchia di mura che le separava dal contado, dalla presenza di un’architettura monumentale pubblica di natura sacra e secolare, dal configurarsi di una particolare gerarchia insediamentale, dal consolidarsi di una complessa economia agraria integrata, dall’affermarsi di classi professionali di artigiani specializzati, dal costituirsi di una stabile élite dirigente che esercita il controllo amministrativo e assicura il governo, dallo sviluppo di una crescente diseguaglianza sociale conseguente ad un’incipiente formazione di classi, dall’impiego sempre più sistematico della scrittura per rispondere ad esigenze amministrative.
Questi elementi dello sviluppo culturale mostrano con evidenza quanto rivoluzionaria sia stata questa fase della storia sulle sponde dell’Eufrate e del Tigri e del Nilo. L’irreversibilità delle innovazioni, pur apparentemente fragili e soggette a crisi, si palesò ben presto attraverso tre modalità maggiori dell’espansione di questa nuova originalissima formula della vita associata. In primo luogo, l’incremento della popolazione che si trasferì all’interno del protetto e delimitato circuito delle mura urbane crebbe presto in maniera esponenziale, fino a far ritenere che tra il 50 e l’80% della popolazione attorno al 3000 a.C. vivesse nelle città. In secondo luogo, la dimensione delle città, che agli inizi era stata molto varia da una ventina di ettari delle minori fino ai poco meno di 500 ettari della gigantesca Uruk del XXX secolo a.C., due volte l’Atene di Pericle del V secolo a.C., si dilatò dovunque in maniera notevole. In terzo luogo, aumentarono sensibilmente il numero e la densità dei centri urbani, per cui le cinte turrite e gli alti santuari su terrazze che dominavano l’ambiente urbano divennero visibili da una città all’altra e mutarono radicalmente il panorama insediativo di tutta la regione con segni impressionanti imposti al territorio.
Ma un limite grave e all’apparenza insormontabile doveva sembrar incombere sulla rivoluzionaria svolta impressa allo sviluppo di quella remota umanità delle due grandi valli alluvionali mesopotamica e egiziana, che, se veramente si fosse rivelato rigidamente condizionante, avrebbe impedito una diffusione ampia del nuovo modello non solo insediamentale e territoriale ma economico, sociale e ideologico creato in Mesopotamia ed in Egitto: l’ambiente appunto della valle alluvionale.
Fu proprio il definitivo affermarsi del modello della città mesopotamica e dello stato egiziano nella prima metà del III millennio a.C., con le fiorenti città-stato dell’Età Protodinastica nei paesi di Sumer e di Akkad, da un lato, e con lo straordinario stato faraonico dell’Antico Regno egiziano dall’altro che lanciò alle donne e agli uomini di quei secoli lontanissimi una sfida epocale, che, se vinta, avrebbe segnato la diffusione universale e il trionfo durevole di quelle affascinanti modalità di vita associata. Poteva il modello urbano e statale della Mesopotamia e dell’Egitto riprodursi, sussistere ed espandersi anche in condizioni ecologiche molto diverse, dove non fossero presenti l’abbondanza delle acque di grandi fiumi e le ampie piane delle valli alluvionali ovvero quelle condizioni ecologiche erano vincolanti nel senso che senza di esse quei modelli non si sarebbero potuti non solo temporaneamente riprodurre, ma soprattutto durevolmente affermare?
E’ nella risposta positiva a questo quesito che le genti della terza regione che abbiamo citato all’inizio, l’Alta Siria, dimostrarono, nei secoli attorno alla metà del III millennio a.C., una straordinaria originalità e contribuirono in maniera decisiva, attraverso quella che noi chiamiamo oggi la fase dell’”urbanizzazione secondaria”, al definitivo affermarsi della città e dello stato in ambienti ecologicamente diversi da quelli delle valli alluvionali. L’età dell’urbanizzazione “secondaria” vide nella Siria Occidentale e nell’Alta Mesopotamia, territori oggi nei confini della Repubblica Araba Siriana, nei secoli compresi tra circa il 2700 e il 2500 a.C., mentre si consolidavano definitivamente le città sumeriche nella Bassa Mesopotamia e lo stato faraonico nell’Egitto, la crescita vertiginosa e quasi improvvisa di centri urbani formatisi al di fuori e lontano dalle valli alluvionali.
L’incanto di quel condizionamento era spezzato e si apriva una nuova prospettiva, perché le nuove città dell’area siriana nascevano e crescevano, certo in parte e per certi aspetti in funzione dei floridi grandi centri urbani dei paesi di Sumer di Akkad e del potente stato unitario dei faraoni d’Egitto, ma soprattutto traevano le ragioni del loro sviluppo da differenziate basi economico-sociali e da diversi fondamenti ideologici, le une e gli altri non determinate dal condizionamento delle situazioni ecologiche delle valli dei grandi fiumi, anche se i contatti frequenti e decisivi con quelle poderose e suggestive realtà sociali non fu certo senza influenza.
In regioni dove l’agricoltura non poteva che essere dipendente dalle precipitazioni atmosferiche, le nuove città di Siria Occidentale e Nord-Orientale si formarono e prosperarono perché ad un’agricoltura irrigua intensiva si sostituì un’agricoltura secca estensiva e perché una diversa e paradossalmente più ricca e variegata integrazione alimentare si riuscì ad istituire tra più differenziate colture agrarie, tra le quali accanto ai cereali primeggiavano l’ulivo e la vite, e più differenziate specie animali sul versante complementare della pastorizia, in cui i bovini sfruttavano i pur limitati pascoli collinari e i capro-ovini le ampie estensioni della steppa. Anche al di là del puro orizzonte alimentare, l’originalità delle nuove e nascenti formazioni urbane di Siria rispetto a quelle più antiche ed affermate di Mesopotamia, si manifestava sul piano economico più generale per lo sfruttamento delle risorse di materie prime fondamentali, assenti nel mondo alluvionale sud-mesopotamico e presenti invece nelle regioni collinari e pedemontane adiacenti ai luoghi delle città nord-siriane: il legname delle foreste e i metalli, rame e argento soprattutto, delle montagne del Tauro, dell’Amano, dell’Antilibano e del Libano.
Tra i centri urbani che emersero fuori delle valli alluvionali soprattutto nel secondo quarto del III millennio a.C., per motivi diversi, un ruolo fondamentale per l’importanza del potere politico, la complessità della struttura sociale, l’originalità dell’elaborazione ideologica ebbero certo Ebla nella Siria Occidentale e Urkish nella Siria Nord-Orientale, riportate alla luce rispettivamente dalle Missioni italiana e americana guidate, nel primo caso, da chi vi parla e nel secondo da Giorgio e Marilyn Buccellati. Riferendosi ora all’ultimo dei quesiti che ci eravamo proposti all’inizio di questa presentazione, riguardo a chi furono i protagonisti di questa “urbanizzazione secondaria”, non v’è alcun dubbio che ad Ebla protagonisti furono Semiti nord-occidentali, che parlavano un’antichissima lingua semitica molto prossima morfologicamente all’akkadico della Mesopotamia, ma da esso abbastanza differenziata lessicalmente e che ad Urkish protagonisti furono invece Hurriti orientali, il cui idioma è tuttora tra le grandi lingue di cultura dell’Oriente antico quella meno conosciuta e più misteriosa per il suo singolare isolamento linguistico.
In ambienti etnicamente differenziati, dunque, quasi negli stessi decenni in regioni separate da spazi geografici non brevi, ma in ambienti ecologicamente simili, Ebla ed Urkish hanno avuto una funzione essenziale come centri promotori della grande seconda urbanizzazione dell’Oriente antico. Le scoperte di Ebla e di Urkish, già solo per l’identificazione sul terreno di queste due città a lungo ricercate dagli archeologi durante gran parte del Novecento in contrade non molto esplorate dall’archeologia tradizionale, sono di fondamentale importanza perché, con la loro formazione e la loro fioritura dimostrarono alla consapevole attenzione dell’umanità di oltre 4500 anni orsono nell’Alta Siria e nell’Alta Mesopotamia che la sfida contro i condizionamenti della natura era stata trionfalmente vinta dalle straordinariamente duttili capacità di adattamento e di adeguamento degli uomini per l’affermazione del modello della città e dello stato in qualunque situazione ecologica.
L’efficienza economica, la solidità amministrativa, la complessità sociale, l’originalità ideologica, il prestigio politico di centri urbani come la semitica Ebla e la hurrita Urkish subito dopo i decenni centrali del III millennio a.C. furono la dimostrazione, di cui certo presero atto anche i potenti di quei tempi remoti dalle rive del Nilo alle sponde del Golfo – i faraoni dell’età delle Piramidi e i principi dei paesi di Sumer e di Akkad – che nuove civiltà urbane erano sorte lontano dai corsi dei fiumi, che erano in grado di controllare vie commerciali importanti, che potevano gestire imprese militari rischiose e soprattutto che, pur con particolarità istituzionali originali, nuove città e nuovi stati, in ambienti etnicamente fino a quegli anni trascurabili, come quello semitico occidentale e hurrita orientale, avrebbero presto arricchito uno scenario internazionale dominato fino ad allora quasi soltanto da due orgogliosi protagonisti nel mondo sumerico e nel mondo egiziano.


L’importanza storica fondamentale di scoperte archeologiche epocali, come quelle di Ebla e di Urkish, è proprio nel fornire una documentazione impressionante su un’epoca di assoluto rilievo nella storia dell’umanità: l’epoca che vide il definitivo affermarsi della città e dello stato, agli inizi della civiltà urbana, come modelli di insuperabile significato per la diffusione e il progresso della civiltà.
Se il modello della città sumerica e dello stato faraonico avesse dovuto esser vincolato da una determinata situazione ambientale, quel vincolo avrebbe, nei secoli futuri, condizionato duramente e limitato enormemente lo sviluppo della civiltà. Sarebbe certo accaduto, come in effetti accadde, che quei modelli sarebbero stati adottati in luoghi anche lontanissimi del pianeta, come la valle dell’Indo in India e la valle del Fiume Giallo in Cina, ma solo il trionfo, nell’Alta Siria, in siti come Ebla e Urkish, di quella aspra sfida contro le difficoltà frapposte dalla natura alla universalizzazione dei modelli di città e di stato, fece sì che la città divenisse, da allora per millenni ed ancora oggi, sinonimo di civiltà. Grazie

martedì 30 maggio 2023

Aleppo. Il racconto dopo il terremoto. A che punto è la notte?



In una città determinata a sopravvivere, dopo anni di guerra e i devastanti terremoti del 6 febbraio, fra Bahjat Karakach, parroco francescano della chiesa cattolica latina, racconta come la comunità sta reagendo

da Eco di Terrasanta - maggio giugno 2023 

La nostra gente ha vissuto una tragedia dopo l'altra; portando la croce e percorrendo la via del calvario, la croce della paura e della povertà, la croce dell'incertezza di ciò che riserva il futuro. Non c'è dubbio che la vita ad Aleppo sia cambiata radicalmente a causa dei due terremoti. È un'esperienza forte, potente e violenta che richiederà del tempo per essere superata”.

Fra Bahjat Elia, francescano della Custodia di Terra Santa e, da pochi mesi, parroco della comunità cattolica latina della più grande città siriana, racconta la situazione di Aleppo in una lettera che prima di Pasqua ha indirizzato ad amici e sostenitori.

Dopo le sofferenze di 12 anni di conflitto e la pandemia, è stata la volta delle due fortissime scosse di terremoto del 6 febbraio, con epicentri in territorio turco, ma che hanno interessato tutta la Siria nord occidentale.

Le vittime sono state oltre 57.000, di cui almeno 7000 in Siria, e 120.000 in tutto i feriti. 

Per questo, come osserva fra Bahjat, sembra che ad Aleppo sia impossibile vivere senza ansia e paura. “Oggi la città sta gradualmente tornando alla normalità, ma molte famiglie sono ancora sfollate perchè innumerevoli case sono diventate invivibili e molte scuole, perfino gli edifici universitari, hanno subito danni. Quindi la prima sfida è ricostruire e riparare questi edifici. Le Chiese di Aleppo hanno lanciato un'iniziativa unitaria e congiunta per restituire case e pace alle loro famiglie”.

Fra Bahjat spiega che sono stati invitati tecnici e ingegneri dall'Italia per aiutare a valutare lo stato degli edifici dopo il sisma. Quattro di loro sono stati ospitati nel convento francescano, hanno fatto i sopralluoghi, anche in collaborazione con le autorità cittadine.

Nella parrocchia di San Francesco ad Aleppo, dopo aver messo in sicurezza la chiesa, sono riprese le celebrazioni e i momenti di preghiera. Sono state riavviate le attività della confraternita che raccoglie gli anziani, dei gruppi scout, il catechismo, il doposcuola, eccetera. 

Un aiuto viene dato alle famiglie musulmane povere che abitano nella parte orientale di Aleppo: “ Cerchiamo di fornire loro un sostegno psicologico e un po' di materiale di prima necessità, attraverso i quattro centri di assistenza francescani lì presenti”.

Continua poi l'attività della mensa di beneficenza “ cinque pani e due pesci”, che fornisce pasti quotidiani a tutti i bisognosi della nostra città.

Ad Aleppo, conclude fra Bahjat, all'approssimarsi della Pasqua crediamo che il Signore non ci lascerà, anzi tenderà la sua mano attraverso voi verso di noi, verso ogni persona sofferente e addolorata, povera e affamata, sola e senza speranza, e insieme aiuteremo Aleppo a rialzarsi in piedi, rispolverando le sue macerie, per risorgere di nuovo con la forza di Cristo “.

martedì 23 maggio 2023

Le sette porte di Damasco rimarranno aperte, dopo anni di guerra ingiusta, ai visitatori di tutto il mondo

 

Damasco, SANA

 Damasco, che è considerata la città abitata più antica del mondo, è stata al centro dell'attenzione degli invasori nel corso dei secoli, quindi i fattori di difesa e protezione hanno reso necessario circondarla con un muro di enormi pietre in cui le porte venivano aperte per l'entrata e l'uscita, e questo all'inizio dell'era greca.

Il ricercatore, Kamal Al Imam, ha affermato che la costruzione del muro di Damasco e delle sue porte ebbe luogo durante l'era dell'Impero Romano e rimase la stessa dopo che gli arabi musulmani entrarono in città nell'anno 14 H, 635 d.C., così che Damasco iniziò ad espandersi all'esterno delle mura per la prima volta nell'era degli Omayyadi.

In epoca romana le mura furono mantenute e apparvero sette porte in relazione ai sette pianeti conosciuti all'epoca, e i simboli di questi pianeti furono scolpiti sulle porte perché si credeva proteggessero la città.

Parti del muro furono distrutte nel 749 d.C. dagli Abbasidi e il muro iniziò a crollare. Quindi fu fortificato nel 1174 d.C. durante il regno di Nur al-Din al-Zanki e furono aperte nuove porte, tra cui Bab al-Faraj e Bab al-Nasr.
Quanto alle porte principali di Damasco, sono solo sette; Bab Touma, Bab al-Salam e Bab Al-Fradis, Bab Al-Jabiya, Bab Al-Saghir, Bab Kisan e Bab Sharqi.
Molti storici, come Ibn Asaker, Hassan Al-Badri e Muhammad Ezz Al-Din Al-Sayadi, descrivono le antiche porte di Damasco e la loro relazione con i pianeti, e che le sette porte di Damasco sono collegate ai sette pianeti.

Bab Sharqi è associata al Sole, Bab Touma è associata a Venere, il Porta della Pace ( Bab Assalam) è associata alla luna, la Porta del Paradiso è associata a Mercurio, la Porta Jabiya è associata a Marte, la Porta Piccola ( Assaghir ) è associata a Giove e la Porta di Kisan è associata a Saturno.

Le sette porte di Damasco riflettono la civiltà primitiva nella più antica città abitata del mondo, e custodiscono dietro di essa una storia damascena che simula molte civiltà che attraversarono Damasco.

Dopo anni di guerra ingiusta contro la Siria e di blocchi ingiusti e soffocanti, le porte di Damasco rimarranno aperte a tutti i visitatori.

Fedaa al-Rhayiah/ Mazen Eyon  https://www.sana.sy/en/?p=307762

giovedì 18 maggio 2023

Assad va al summit della Lega araba e l'incontro Usa-Siria

 Piccole Note, 18 maggio 2023

Dopo 11 anni Assad torna a partecipare a un vertice annuale della Lega araba,  previsto per domani. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri siriano, giunto in Arabia Saudita per preparare l’evento. A nulla sono valse le pressioni americane per impedire la distensione tra i Paesi del Golfo – al tempo ingaggiati nel regime-change siriano architettato dall’Occidente – e Damasco.

Assad a Riad

Anche il Qatar, che ha buoni rapporti con i siriani residenti nella regione attualmente occupata dagli americani, ha ritirato il suo niet: nonostante tenga ferma la sua ostilità nei confronti di Assad, ha deciso di non frapporre ostacoli al reintegro di Damasco nell’ecumene araba.

Nel dare la notizia del clamoroso ritorno di Assad, The Cradle cita un interessante commento del Wall Street Journal: “La decisione di riammettere la Siria nella Lega araba rappresenta un rigetto degli interessi degli Stati Uniti nella regione e dimostra che i paesi [arabi] stanno forgiando politiche indipendenti dalle preoccupazioni occidentali“.

Gli incontri di Muscat

Ma se tale sviluppo era ormai nell’aria, come abbiamo scritto in note precedenti (anche se niente affatto scontato), è più che sorprendente un’altra rivelazione di The Cradle: una delegazione siriana e un’omologa delegazione americana si sono incontrate in segreto in Oman, a Muscat, “la città in cui si svolgono i negoziati segreti’ tra Washington e i Paesi dell’Asia occidentale”.

A rivelare a The Cradle la notizia è stata una fonte informata dei fatti, la quale ha dettagliato come nel corso dei colloqui gli americani abbiano chiesto a Damasco il rimpatrio di Austin Tice, ex marines e cronista freelance catturato in Siria nel 2012 dai terroristi anti-Assad (e filo-Usa). Gli americani sostengono che Tice sarebbe detenuto in una prigione siriana, ma i siriani dicono di non saperne nulla. Il querelle di Tice è storia vecchia, più volte gli americani ne hanno chiesto il rilascio, incontrando sempre la stessa risposta dai loro interlocutori, che si è ripetuta nell’occasione.

L’occupazione americana della Siria

A sua volta, la delegazione siriana ha chiesto il ritiro delle truppe Usa dal loro territorio sovrano, circa 2.000 soldati, posti a presidio dell’area Nord-Est del Paese (si può notare, en passant, l’ipocrisia con la quale Washington chieda ai russi di rispettare l’integrità territoriale ucraina…).

La fonte non ha rivelato altro, se non che non è stata fatta alcuna menzione delle milizie curde che gestiscono la regione siriana sotto la stretta vigilanza dei padroni d’oltreoceano. Ma è chiaro che gli incontri non si sono limitati a un dialogo tra sordi.  Lo dice la composizione delle due delegazioni. Infatti, la fonte ha riferito che “agli incontri hanno partecipato esponenti della Sicurezza di entrambi i paesi e rappresentanti dei rispettivi ministeri degli Esteri”.

Probabile che la distensione regionale abbia posto nuovi problemi alla presenza dell’US Army in Siria. Aggravati, negli ultimi tempi, da alcuni attacchi alle basi statunitensi in loco che, sebbene non abbiano causato vittime, hanno evidentemente infastidito gli occupanti.

Non sarà certo questo incontro a risolvere i drammatici problemi della Siria, devastata da un decennio di guerra, dal recente terremoto e affamata dalle durissime sanzioni internazionali, (rimaste in vigore anche dopo il terremoto!). Ma il fatto che gli Usa si siano decisi a parlare con l’odiato nemico indica che qualcosa in futuro potrebbe cambiare. Non è detto che agli Stati Uniti convenga proseguire l’occupazione a tempo indefinito, in particolare se decade la prospettiva del regime-change.

Concludiamo con l’ironica annotazione di The Cradle: “La rivelazione bomba degli incontri clandestini tra Stati Uniti e Siria giunge pochi giorni dopo le critiche della Casa Bianca alle nazioni arabe per aver ripristinato i legami con la Siria”… 

https://www.piccolenote.it/mondo/assad-va-al-summit-della-lega-araba-e-lincontro-usa-siria

mercoledì 10 maggio 2023

'Cuori e mani per la vita' ... anche nelle scuole italiane

 
Riportiamo la comunicazione della bellissima iniziativa a sostegno della popolazione siriana colpita dal terremoto, messa in atto da docenti, genitori ed alunni della Scuola Primaria Santo Stefano di Lecco. I contributi raccolti attraverso la vendita delle torte fatte dalle mamme, dei saponi di Aleppo e dei braccialetti prodotti dalle donne siriane (distribuiti in Italia per mezzo delle Monache Trappiste) sono stati inviati alle famiglie siriane bisognose: vogliamo esprimere la nostra gratitudine per la commovente mobilitazione dei bambini che hanno confezionato i biglietti di accompagnamento e delle estrose mamme e maestre tanto creative!
   OpS




 Da parecchi anni nel calendario delle attività della scuola primaria Santo Stefano si organizza la “giornata della condivisione”. A partire dall’incontro con testimoni di realtà che necessitano di aiuto , gli adulti e i bambini della scuola si mobilitano per raccogliere fondi per andare incontro alle necessità.

Quest’anno i bambini sono stati colpiti dall’evento del terremoto che ha devastato una popolazione già provata da anni di guerra e quindi è sembrato naturale dirigere le proprie attenzioni verso questa realtà.

Fiorenza, maestra in pensione che ha lavorato nella nostra scuola, da anni segue e ci tiene aggiornati sulle vicende del popolo siriano e quindi ci siamo fatti aiutare da lei per conoscere meglio la situazione attuale.

In classe quinta una mamma di origine siriana ha allestito una vera e propria lezione di geografia e cultura che ha portato a conoscenza delle bellezze di questo paese e di questo popolo.

I bambini in vista dell’incontro con padre Mauro hanno preparato le domande; la maggior parte di loro si è interrogata su come si possa vivere la quotidianità (casa, scuola..) dopo così tanti anni di prove continue.

Fiorenza e padre Mauro, da poco rientrato dalla Siria, hanno incontrato gli alunni e poi un gruppo di genitori e nonni; per tutti un incontro breve , ma ricco di quella passione e preoccupazione di aiutare persone conosciute e desiderose di fare pur nella criticità della realtà.

Questo affetto è stato contagioso e tutti si sono preparati per la giornata della condivisione di venerdi’ 28 Aprile: i bambini hanno preparato alcuni canti , gli alunni di quinta hanno colorato delle mattonelle colorate per accompagnare il sapone di Aleppo e i braccialetti provenienti dalla Siria, le mamme hanno preparato le torte e i dolcetti che sono stati venduti e condivisi nel pomeriggio.

La giornata è stata coinvolgente .... ancora oggi quasi tutti sfoggiano con orgoglio i bellissimi braccialetti e ne chiedono di altri per amici e parenti.

La condivisione è sempre contagiosa e quindi ci aspettiamo di vedere come questa esperienza evolverà nel tempo.

Maestra Franca, maggio 2023

lunedì 8 maggio 2023

La Siria è stata ufficialmente riaccolta dopo 12 anni nella Lega Araba

 The Cradle  - 7 maggio 2023

Il portavoce del ministero degli Esteri iracheno, Ahmad al-Sahhaf, ha annunciato che i ministri degli Esteri arabi riunitisi domenica a porte chiuse nella capitale egiziana Il Cairo hanno concordato il ritorno della Siria nella Lega Araba dopo quasi 12 anni di sospensione.

Fonti hanno riferito all'agenzia di stampa russa Sputnik all'inizio del 7 maggio che, dopo le consultazioni tra i ministri degli esteri, la "maggioranza" ha sostenuto il ritorno della Siria nella Lega Araba.

Secondo un anonimo diplomatico egiziano intervistato da The National ( di Abu Dhabi), il ritorno della Siria nell'organizzazione sarà “condizionato” e dovrà dipendere “dal ritorno dei profughi siriani senza ritorsioni, da un processo politico credibile che porti a elezioni e da passi per porre fine al contrabbando di stupefacenti dalla Siria nei paesi vicini".

L'agenzia di stampa libanese LBCI ha riferito che durante l'incontro è stato concordato che il Libano entrerà a far parte di un "comitato di risoluzione della crisi per la Siria", che comprende Arabia Saudita, Iraq, Giordania ed Egitto.

Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry ha affermato durante la sessione che una soluzione politica è l'unica via percorribile. Una soluzione militare in Siria è "irrealistica", ha detto Shoukry.

Tuttavia, ha anche sottolineato l'estrema importanza di garantire "l'eliminazione del terrorismo" in Siria, che è ancora una questione importante dato il controllo di gruppi armati estremisti su alcune aree del Paese.

Venerdì, il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi ha affermato che la Siria ha ottenuto il numero necessario di voti dall'organismo arabo composto da 22 membri.

"Simbolicamente, sarà importante, ma questo è solo un umile inizio di quello che sarà un processo molto lungo, difficile e impegnativo, data la complessità della crisi", ha detto Safadi alla CNN.

La decisione arriva alcuni giorni dopo una riunione dei diplomatici regionali nella capitale giordana Amman, alla quale ha partecipato anche il ministro degli Esteri siriano Faisal Mekdad. L'incontro si è concentrato sull'importanza di risolvere le crisi umanitarie, politiche e di sicurezza nel Paese.

Ha anche aperto la strada alla decisione ufficiale di domenica di reintegrare Damasco nella Lega Araba.

A seguito dell'incontro a porte chiuse in Egitto – che dovrebbe essere seguito da una seduta pubblica – molti si aspettano che la Siria sarà presente al vertice della Lega Araba di questo mese (il 19 maggio) nella capitale saudita Riyadh.

Questo è l'ultimo passo nel recente abbraccio del mondo arabo alla Siria, che ha visto l'Arabia Saudita – un tempo uno dei principali sostenitori della guerra sponsorizzata dagli Stati Uniti contro il paese – guidare un'iniziativa regionale per porre fine alla crisi.

Tuttavia, Washington e alcuni stati arabi, in particolare il Qatar, continuano a opporsi alla normalizzazione con il governo di Damasco.

https://thecradle.co/article-view/24524/syria-officially-welcomed-back-into-arab-league?s=09

La Siria torna nella Lega araba nonostante la contrarietà degli Usa

Piccole Note, 8 maggio 2023

La Siria è tornata nella Lega Araba dopo esserne stata espulsa 11 anni fa a causa del feroce regime-change avviato dagli Stati Uniti e sostenuto da diversi Paesi arabi ed europei. La Siria ha retto all’aggressione grazie all’aiuto dell’Iran e dalla Russia, ma ne è uscita devastata e ridimensionata – un terzo è ancora sotto l’occupazione americana tramite i curdi –  nonché ridotta allo stremo dalle sanzioni, rimaste in vigore nonostante il recente sisma che ha distrutto il Paese.

Sulla tragica situazione in cui versa la Siria, un report delle Nazioni Unite riportato dalla CNN, ha rilevato come “i livelli di povertà e di insicurezza alimentare affrontati dai siriani non hanno precedenti. Il Programma alimentare mondiale stima che nel 2022 più di 12 milioni di siriani, più della metà della popolazione, si sono trovati in condizioni di insicurezza alimentare”. La causa di tutto ciò sono le sanzioni, ma ovviamente la CNN non può dire che il suo Paese e l’Europa stanno affamando un intero popolo…

La sconfitta degli Stati Uniti

Al di là dei particolari, resta la reintegrazione della Siria nell’ecumene araba, che è stata fortemente ostacolata dagli Stati Uniti (Jerusalem Post), ossessionati dal loro odio irriducibile verso Assad. Tanto che sabato scorso, prima del voto dell’assise araba sul punto, il Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan si è precipitato a Riad per parlare con il principe Mohamed Bin Salman, architetto del ritorno nell’ovile arabo di Damasco.

Secondo Axios i due avrebbero parlato della pace in Yemen e di alcuni progetti infrastrutturali per collegare più strettamente i Paesi del Medio oriente e questi con l’India. Si vorrebbe creare un’alternativa all’integrazione del Medio oriente nella Via della Seta cinese, cooptando l’India – rivale della Cina – in un progetto alternativo a guida Usa, che vedrebbe l’adesione postuma di Israele. Un tentativo che potrebbe non andare in porto, anche perché, come rileva Foreign Affairs, in un articolo dal titolo: “L’errata scommessa Usa sull’India”, “Nuova Delhi non si schiererà con Washington contro Pechino”…

Non sfugge, però, la tempistica della visita di Sullivan, giunto a Riad il giorno prima della votazione fatidica sulla Siria. Evidentemente ha fatto un ultimo tentativo per evitare tale passo, ma non è riuscito. Una sconfitta della diplomazia Usa, come prova il fatto che i primi a rallegrarsi di quanto avvenuto sono state Russia e Cina, suoi antagonisti globali.

Il nuovo attivismo di Riad

Il passo è stato sofferto, come evidenzia il fatto che la riunione decisiva per il reintegro della Siria si è svolta a porte chiuse e che la decisione è stata presa a maggioranza (The Cradle accennava alla contrarietà del Qatar nell’articolo “Nemici fino alla fine”).

Il ritorno di Damasco nella Lega segna un altro punto a favore della diplomazia saudita, che l’ha fortemente voluto, esponendosi alle ritorsioni dei tanti nemici di Assad.  È un momento molto importante per Mohamed Bin Salman, il quale, da motore della destabilizzazione regionale (per conto di altri), ha assunto il ruolo di motore del nuovo ordine mediorientale, come denota anche la distensione con l’Iran. 

In tale prospettiva si colloca anche l’attivismo dispiegato nei confronti del conflitto sudanese, scoppiato alcuni giorni fa a causa della rivalità di due potenti signori della guerra locali e delle manovre neocon, che hanno alimentato le rivalità latenti.

Riad ha ospitato un summit tra le fazioni rivali (Guardian). Non c’è ancora un accordo, ma il solo fatto di aver portato i duellanti al tavolo dei negoziati è un risultato notevole. Vedremo.

mercoledì 3 maggio 2023

Grandi movimenti sulla scena mediorientale e siriana


di Steven Sahiounie, giornalista e commentatore politico

La Giordania ha ospitato il più recente incontro regionale sulla strada per il ripristino della Siria come membro del mondo arabo. Il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi ha incontrato privatamente il ministro degli Esteri siriano Faisal Mekdad ad Amman il 1° maggio, prima della riunione del gruppo più ampio che comprendeva i ministri degli esteri di Siria, Giordania, Egitto, Iraq e Arabia Saudita.

La Giordania ha presentato un'iniziativa per raggiungere una soluzione politica alla crisi siriana iniziata nel 2011, che fu un attacco USA-NATO alla Siria per ottenere un cambio di regime. Il piano fallì ma fu sostenuto da molti paesi arabi che sono alleati degli Stati Uniti.

Quasi tutti i membri della Lega Araba hanno deciso di riportare la Siria al suo posto nella tavola rotonda che si terrà il 19 maggio a Riyadh; tuttavia, Qatar e Kuwait restano contrari. La Siria fu sospesa nel 2011 a seguito dello scoppio del conflitto. Due settimane fa si è tenuto un incontro a Jeddah, ma non è stato possibile raggiungere un consenso sulla presenza della Siria al prossimo incontro della Lega Araba.

Gli Stati Uniti sono contrari a qualsiasi riavvicinamento con Damasco, e il Qatar e il Kuwait potrebbero segnalare che continua la loro disponibilità a seguire le direttive statunitensi del Dipartimento di Stato. 

L'incontro ha riguardato i rifugiati, le questioni idriche e la sicurezza delle frontiere, compresa la lotta contro il contrabbando dell'anfetamina Captagon, che crea forte dipendenza. La Giordania è sia un mercato che una principale via di transito verso i paesi del Golfo, ricchi di petrolio, per il Captagon. 

Progressi verso la riconciliazione

Il presidente siriano Bashar al-Assad negli ultimi mesi ha partecipato a una serie di visite sulla strada per riprendere la sua posizione legittima in Medio Oriente dopo 12 anni di isolamento dettato da Washington.  

Sia gli Emirati Arabi Uniti (UAE) che l'Arabia Saudita hanno aperto la strada nel riparare le relazioni interrotte tra la Siria e il mondo. Il presidente Assad e sua moglie hanno visitato gli Emirati Arabi Uniti e il mese scorso il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, ha visitato Assad a Damasco.

Un'ondata di aiuti umanitari è stata inviata in Siria in seguito al devastante terremoto del 6 febbraio che ha ucciso circa 50.000 persone, di cui circa 6.000 in Siria. Il 10 marzo, la Cina ha mediato una riconciliazione tra Arabia Saudita e Iran. Quello è stato un "terremoto" politico avvertito in tutto il Medio Oriente, che ha spianato ulteriormente la strada alla riconciliazione con Damasco.

La Siria spera che le ricche monarchie del Golfo aiutino la Siria nella sua ricostruzione dopo 12 anni di conflitto. 

La Turchia ha ucciso l'ISIS

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha rivelato che l'agenzia di intelligence turca, il MIT, ha ucciso sabato il capo dell'ISIS Abu Hasan Al-Hashimi Al-Qurashi nella provincia di Idlib. La Turchia occupa illegalmente il territorio nel nord della Siria a seguito di una serie di invasioni per allontanare i gruppi curdi dal confine turco-siriano.

Abu Hussein Al-Qurayshi è stato nominato capo dell'ISIS nell'ottobre 2022 dopo l'uccisione del precedente capo .

Questo segna tre capi ISIS tutti uccisi nella provincia di Idlib in Siria. A cominciare dall'uccisione nel 2019 di Abu Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso in un'operazione militare statunitense ordinata dal presidente Trump.

Poi il suo successore, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, che è stato ucciso in un raid simile nel febbraio 2022. 

Quest'ultimo omicidio è avvenuto a Jindires, nella provincia di Idlib, che è sotto il controllo di gruppi terroristici appoggiati dalla Turchia che seguono l'Islam radicale. Erdogan è un seguace dei Fratelli Musulmani e anche il suo partito AKP è affiliato ai Fratelli Musulmani.

Le forze democratiche siriane, SDF, sono un gruppo paramilitare curdo sostenuto dagli Stati Uniti che opera nel nord-est della Siria. Erdogan ha invaso la Siria con l'intenzione di smantellare le SDF e il loro partner comunista YPG, che è collegato al gruppo terroristico fuorilegge, il PKK, che ha ucciso 30.000 persone in tre decenni.

L'ISIS è arrivato sulla scena mondiale nel 2014 quando il suo leader Baghdadi ha dichiarato uno Stato Islamico in Iraq e Siria. In una vittoria combinata, ma combattuta separatamente dall'Esercito Arabo Siriano, dall'esercito russo, dalle forze iraniane, dalle SDF, dalle YPG e dall'esercito statunitense, l'ISIS è stato sconfitto nel marzo 2019 nella sua ultima roccaforte rimasta in Siria, al confine con l'Iraq. 

Chi controlla Idlib?

Abu Mohammad al-Julani è un siriano che ha combattuto in Iraq con Al Qaeda, poi è diventato socio del primo leader dell'ISIS, Baghdadi, poi è andato in Siria e ha formato Jibhat al-Nusra, ma quando gli USA hanno deciso di mettere fuori legge al-Nusra , si è ribattezzato Hayat Tahrir al-Sham in modo da poter continuare a essere sostenuto dalla Casa Bianca e dal Congresso. 

Julani è l'uomo che riceve tutti gli aiuti umanitari a Idlib e li distribuisce a coloro che sceglie negando gli aiuti ai suoi nemici, e gli avanzi li vende ai civili di Idlib dal suo nuovo centro commerciale a più piani, Al Hamra.

Julani si è tolto l'uniforme e il velo da terrorista, ha indossato giacca e cravatta su misura e ha rilasciato un'intervista all'emittente statunitense NPR. Si stava trasformando da radicale tagliatore di teste in uno statista moderno in grado di lavorare con il governo degli Stati Uniti, suo partner.

Nel 2020, il programma Rewards for Justice del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per le informazioni che portano all'identificazione o alla localizzazione di al-Julani. Non si nasconde, ogni camion di aiuti delle Nazioni Unite che arriva a Idlib dalla Turchia viene accolto da lui.

Julani ha sconvolto alcuni gruppi umanitari occidentali quando lui e i suoi terroristi hanno fatto irruzione nei loro magazzini e hanno sequestrato aiuti preziosi, e quando ha imposto che nessun programma di beneficenza dovrebbe essere incentrato sulle donne o sui diritti delle donne. La sua amministrazione di Idlib, che lui chiama Governo della Salvezza, governa secondo la rigida legge islamica. La punizione per il furto è il taglio della mano dell'imputato.

Julani si vede in una nuova posizione nel futuro governo siriano a Damasco. Questa potrebbe essere la concessione che Biden e Blinken chiedono per consentire il riconoscimento di Assad e la revoca delle sanzioni. Julani ha commesso così tanti crimini di guerra che sarebbe molto difficile per il popolo siriano accettarlo, e ancora più difficile tra i 3 milioni di ostaggi umani che governa a Idlib.

Elezioni turche il 14 maggio

Gli elettori turchi si recheranno alle urne il 14 maggio e il secondo turno è previsto per il 28 maggio. Il presidente in carica, Recep Tayyip Erdoğan, e il leader dell'opposizione Kemal Kılıçdaroğlu si contendono il sostegno dei cittadini turchi che vivono sotto l'iperinflazione , la svalutazione della moneta e le conseguenze di un terremoto considerato il "disastro del secolo".

Erdogan ha dichiarato pubblicamente la sua intenzione di ricucire i rapporti con Assad, ma Damasco preferisce aspettare prima le elezioni, e poi trattare con il vincitore.

Indipendentemente da chi vince, Damasco e Mosca chiedono ad Ankara di ritirare le sue forze di occupazione da Idlib, Afrin, Jarabulus e dall'area tra Tell Abyad e Ras al-Ain.

Entrambi i candidati promettono che se vinceranno riporteranno tutti i rifugiati siriani in patria.  I cittadini turchi vedono i quasi 4 milioni di rifugiati siriani in mezzo a loro come una fonte di instabilità e un salasso finanziario. Il Libano sta già deportando i siriani a casa con la forza e molti paesi europei aspetteranno il momento giusto per istituire i loro piani di rimpatrio.  

Israele ha nuovamente attaccato Aleppo

L'aeroporto internazionale di Aleppo è stato il principale canale di trasporto degli aiuti umanitari verso le zone della Siria nordoccidentale colpite dal terremoto. Israele ha bombardato l'aeroporto e ha bloccato tutte le consegne di aiuti.

Un soldato siriano è stato ucciso da Israele, mentre altri cinque soldati sono rimasti feriti, insieme a due civili.

A marzo, Israele ha colpito l'aeroporto di Aleppo in due diverse occasioni, mettendolo fuori uso per diversi giorni.

Israele ha condotto centinaia di attacchi contro la Siria negli ultimi anni e ancora sabato 29 aprile i raid aerei israeliani su Homs hanno ferito tre civili e una stazione di servizio civile è stata incendiata.

La Siria era efficiente dal punto di vista energetico prima dell'attacco USA-NATO del 2011, ma ora le forze di occupazione statunitensi controllano i principali giacimenti petroliferi, impedendo alla Siria di raffinare il proprio petrolio in benzina, il che ha causato una cronica carenza di benzina, con lunghe file a volte di giorni per fare il pieno a un'auto.

https://www.mideastdiscourse.com/2023/05/02/syria-takes-steady-steps-on-the-diplomatic-stage/