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venerdì 8 agosto 2014

Rapimento di due ragazze italiane in Siria: alcuni interrogativi


“Agli eroi del Battaglione dei Martiri. Grazie dell’ospitalità e se Dio vuole vedremo la città di Idlib libera quando torneremo” è questa la traduzione del cartello tenuto in mano di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli . 
  • Liwa Shuhada al-Islam è un gruppo ribelle islamista il cui nome significa “La Brigata dell’Islam”.
    La Brigata inneggiata dalle due ragazze lombarde è considerata dagli esperti di terrorismo internazionale una sigla vicina al Fronte al Nusra, braccio di al Qaeda in Siria, di chiara matrice jihadista.

Rapite due ragazze in Siria, nel villaggio di  Abzemo, nei pressi di Aleppo. 

Sono Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Si tratta di due volontarie dell’organizzazione assistenziale sanitaria Horryaty, da tempo vicina ai cosiddetti ribelli siriani. Le giovani sono state prelevate da un gruppo armato ancora non identificato, come accade spesso in questi casi, dove gli ostaggi passano di mano in mano per evitarne la localizzazione. Sfugge al sequestro il giornalista del Foglio Daniele Raineri, che si trovava con loro.

Il Coordinamento nazionale per la pace in Siria ha redatto un comunicato nel quale esprime la sua vicinanza alle famiglie delle due ragazze rapite e ne auspica il rilascio a breve.
E ripercorre la vicenda ponendo alcuni interrogativi:
«Le due ragazze sono entrate in Siria dalla Turchia senza un regolare visto, attraverso un confine presidiato da gruppi armati e da bande criminali. Entrate nel Paese, si sono recate in una delle zone più pericolose della Siria, in un’area controllata da gruppi jihadisti, responsabili di numerose atrocità e crimini contro l’umanità. Si apprende, inoltre, che le due ragazze fossero “protette” da uomini del Fronte islamico, fazione radicale attiva nell’area.
Perché le due ragazze si accompagnavano a questo gruppo armato? Come sono entrate in Siria e da chi sono state accompagnate dai combattenti?»

Particolare alquanto inquietante è che le ragazze sembra siano state rapite «nella casa del “capo del Consiglio rivoluzionario” locale», come riporta il quotidiano giordano Assabeel.

Insomma la vicenda è poco chiara: un progetto umanitario che si sviluppa sotto l’ala protettrice di una fazione terroristica affiliata ad Al Qaeda, le cui azioni verso la popolazione civile siriana sono tutt’altro che umanitarie. Forse le due ragazze sono entrate in un gioco più grande di loro.

Ma al di là, dei contorni del sequestro, si spera che le ragazze possano presto essere riconsegnate agli affetti della famiglia.
Resta il dubbio che questo potrà avvenire solo dietro pagamento di un riscatto, come in casi analoghi del passato. Un ulteriore finanziamento al terrorismo che costerà altro sangue innocente, stavolta siriano che non vale meno di quello italiano.
Anche per questo sarebbe opportuno che le missioni umanitarie siano svolte da organismi affidabili e soprattutto si evitino commistioni pericolose che, tra l’altro, le rendono strumentalizzabili a vari livelli.

A Vanessa e a Greta, per quanto valgono i nostri voti, un felice ritorno a casa.

http://www.piccolenote.it/19995/rapite-due-ragazze-italiane-in-siria

Rapite due ragazze in Siria, nel villaggio di Abzemo, nei pressi di Aleppo. Sono Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Si tratta di due volontarie dell’organizzazione assistenziale sanitaria Horriatry, da tempo vicina ai cosiddetti ribelli siriani. Le giovani sono state prelevate da un gruppo armato ancora non identificato, come accade spesso in questi casi, dove gli ostaggi passano di mano in mano per evitarne la localizzazione. Sfugge al sequestro il giornalista del Foglio Daniele Raineri, che si trovava con loro.
Il Coordinamento nazionale per la pace in Siria ha redatto un comunicato nel quale esprime la sua vicinanza alle famiglie delle due ragazze rapite e ne auspica il rilascio a breve.
E ripercorre la vicenda ponendo alcuni interrogativi: «Le due ragazze sono entrate in Siria dalla Turchia senza un regolare visto, attraverso un confine presidiato da gruppi armati e da bande criminali. Entrate nel Paese, si sono recate in una delle zone più pericolose della Siria, in un’aria controllata da gruppi jihadisti, responsabili di numerose atrocità e crimini contro l’umanità. Si apprende, inoltre, che le due ragazze fossero “protette” da uomini del Fronte islamico, fazione radicale attiva nell’area.
Perché le due ragazze si accompagnavano a questo gruppo armato? Come sono entrate in Siria e da chi sono state accompagnate dai combattenti?»
Particolare alquanto inquietante è che le ragazze sembra siano state rapite «nella casa del “capo del Consiglio rivoluzionario” locale», come riporta il quotidiano giordano Assabeel.
Insomma la vicenda è poco chiara: un progetto umanitario che si sviluppa sotto l’ala protettrice di una fazione terroristica affiliata ad Al Qaeda, le cui azioni verso la popolazione civile siriana sono tutt’altro che umanitarie. Forse le due ragazze sono entrate in un gioco più grande di loro.
Ma al di là, dei contorni del sequestro, si spera che le ragazze possano presto essere riconsegnate agli affetti della famiglia.
Resta il dubbio che questo potrà avvenire solo dietro pagamento di un riscatto, come in casi analoghi del passato. Un ulteriore finanziamento al terrorismo che costerà altro sangue innocente, stavolta siriano che non vale meno di quello italiano.
Anche per questo sarebbe opportuno che le missioni umanitarie siano svolte da organismi affidabili e soprattutto si evitino commistioni pericolose che, tra l’altro, le rendono strumentalizzabili a vari livelli.
A Vanessa e a Greta, per quanto valgono i nostri voti, un felice ritorno a casa.

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