Traduci

mercoledì 29 luglio 2026

Lettere da Aleppo n° 52– Maristi Blu


 Aleppo, 20 luglio 2026

traduzione di Giorgio Banaudi

TENEBRE E SPERANZA

Cari  amici,

È con molto ritardo e una certa riluttanza che vi scrivo questa Lettera da Aleppo n. 52. All'entusiasmo che, dal 2012, ci spingeva a scrivere le nostre lettere per condividere con voi le nostre notizie è ormai subentrata una certa stanchezza: la stanchezza di dover parlare ancora una volta delle stesse sofferenze, di ripetere la stessa angoscia di fronte al futuro e di lamentarsi ancora dell'incertezza dell'avvenire.

La nostra regione è in ebollizione da diversi mesi a causa della guerra condotta dagli israelo-americani contro l'Iran; una guerra che ha destabilizzato diversi paesi della regione e ha danneggiato l'economia mondiale; una guerra in cui gli americani sono stati trascinati e dalla quale non sanno più come uscirne. Come al solito, è il povero e caro Libano a pagarne le conseguenze, con l'occupazione del sud del paese, la distruzione sistematica dei villaggi e più di un milione di sfollati.

La Siria non è stata direttamente colpita dal conflitto. Al contrario, ha visto il ritorno dal Libano di numerosi rifugiati siriani in fuga dalla guerra tra Israele-Hezbollah. Del resto, col cambio di regime del dicembre 2024, più di un milione e mezzo di siriani, rifugiati in Turchia, in Libano e in Giordania, sono rientrati in Siria.

Delegazioni straniere continuano ad arrivare in Siria per saggiare il polso del nuovo regime e ottenere la loro parte della «torta» per la ricostruzione, il giorno in cui questa verrà avviata. Fino ad ora, le decine di promesse di investimento e i numerosi protocolli d'intesa non sono stati attuati. Le sanzioni, revocate solo in parte, continuano a impedire la ricostruzione del paese e il miglioramento dell'economia. Quanto al ministro degli Affari Esteri, questi trascorre il suo tempo visitando altri paesi per ottenere sostegni che, per il momento, restano del tutto teorici.

La situazione militare interna è stata segnata, negli ultimi mesi, dal ritorno sotto il controllo dello stato delle vaste e ricche regioni che erano sotto il controllo delle milizie curde. Abbandonate dagli americani che le avevano create e sostenute per circa dieci anni, queste milizie, che sognavano uno stato curdo su una parte della Siria a cui non avevano diritto, hanno infine deciso di applicare l'accordo firmato con il governo siriano, in cambio di alcuni diritti, del tutto normali, concessi alla popolazione curda di Siria. La regione di Sweida, invece, abitata da una maggioranza drusa e sostenuta dagli israeliani, continua a considerarsi separata.

Sul fronte interno, il parlamento, chiamato da noi assemblea del popolo, è stato finalmente costituito: 140 deputati «eletti» dalle assemblee locali e 70 nominati dal presidente ad interim. È dominato dalla corrente islamista. I rappresentanti dei gruppi armati salafiti, ex ribelli, costituiscono un terzo dell'assemblea; altri 40 sono Fratelli Musulmani e il resto è stato scelto per garantire una rappresentanza equa delle regioni e delle minoranze etniche e religiose. Non vi è alcun membro dell'opposizione democratica e laica al regime di Assad, pur composta da persone competenti, integre e democratiche. I cristiani sono rappresentati da soli 6 deputati, di cui tre donne, e quattro sono stati nominati dal presidente per garantire una «certa» rappresentanza equa dei cristiani. Il compito di questa assemblea, cassa di risonanza del regime, oltre al voto delle leggi ordinarie, è quello di votare rapidamente una legge sui partiti politici (sciolti 63 anni fa dal partito Baath) e di redigere una nuova costituzione del paese entro la fine del periodo di transizione di 5 anni iniziato 19 mesi fa. Quale regime decreterà questa costituzione? Con molta apprensione, lo sapremo tra 3 anni.

L'islamizzazione del paese prosegue silenziosamente. Nessuna decisione governativa in tal senso, per non perdere credibilità presso i governi occidentali che continuano a ripetere al regime che deve rispettare le minoranze religiose. Ma vi sono decisioni locali ben chiare, prese dai prefetti delle diverse regioni: destituzione di giudici indipendenti o cristiani, imposizione del velo in alcuni luoghi, divieto dell'alcol in altri, costruzione di moschee nei campus universitari...

Ogni giorno vengono arrestate persone legate al vecchio regime (quelle che non sono riuscite a fuggire all'estero) che hanno praticato la tortura, l'estorsione di fondi, crimini di massa ecc., e la «giustizia transizionale» ha iniziato a processare gli arrestati con processi pubblici. Sebbene molti imputati non siano certo degli angeli, non si può che deplorare lo svolgimento dei processi che seguiamo attraverso i video diffusi dalle autorità. D'altra parte, si processano solo gli imputati di una parte; eppure anche le persone dell'altra parte hanno commesso crimini di guerra e crimini contro l'umanità. È vero che è il racconto del vincitore a prevalere, e chi vince ha sempre ragione.

Tre fatti positivi vanno riconosciuti al nuovo regime: la fornitura di corrente elettrica per almeno 16 ore al giorno, e spesso 24 ore nei fine settimana (rispetto alle 4 ore al giorno di prima); l'informatizzazione dell'amministrazione: anagrafe, ufficio passaporti, direzione dei trasporti ecc., dove è possibile ottenere gli appuntamenti necessari per via elettronica senza dover perdere ore in code interminabili; la lotta alla corruzione nell'amministrazione, dove non è più necessario dare «bustarelle» per sbrigare anche la minima pratica.

La situazione economica resta disastrosa. I prezzi dei beni di prima necessità continuano ad aumentare; gli affitti sono triplicati in un anno e mezzo. Sebbene gli stipendi siano stati aumentati due volte del 200%, la maggior parte delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese. L'inflazione è talmente alta che, per evitare di dover portare con sé un grosso fascio di banconote per pagare, il governo ha emesso nuove banconote che tolgono due zeri a quelle vecchie.

I cristiani di Siria continuano a sognare di emigrare. «Non sentiamo più che questa è casa nostra», dicono, anche se le loro famiglie vivono in Siria da sempre. Il nostro numero non smette di diminuire. L'altro ieri è stata celebrata una messa in occasione della partenza definitiva da Aleppo delle Suore Francescane Missionarie di Maria, dopo una presenza di oltre cento anni. Poiché il numero delle religiose è molto diminuito negli ultimi decenni, come per la maggior parte delle Congregazioni religiose, esse hanno deciso di concentrare il loro personale e la loro missione su Damasco e Hassaké, chiudendo Aleppo. Circola voce che anche i Gesuiti stiano valutando di riunire le loro forze a Homs e di venire ad Aleppo solo per missioni puntuali.

Ma, fortunatamente, in controtendenza vi sono anche alcuni segnali di speranza; come, ad esempio, gli abitanti dei 4 villaggi cristiani della provincia di Idlib, costretti all'esodo dai ribelli durante la guerra, che stanno tornando a casa poco alla volta. Un'altra ragione di speranza è il sostegno delle associazioni cattoliche internazionali ai cristiani di Siria. Molto recentemente, una delegazione di 10 persone dell'Œuvre d'Orient, guidata dal nuovo direttore Mons. de Woillemont, ha percorso la Siria per incontrare i cristiani, esprimere la propria solidarietà e offrire il proprio sostegno. Li abbiamo accolti da noi, Maristi, e abbiamo avuto uno scambio breve ma produttivo.

In questo contesto turbato e incerto, noi, i Maristi Blu, continuiamo «a vivere la solidarietà con i più poveri per alleviare le sofferenze, sviluppare l'Umano e seminare la Speranza».

Abbiamo appena celebrato i 40 anni della nostra azione solidale, iniziata nel 1986 con il nome di Orecchio di Dio e poi, dal 2012, con il nome di Maristi Blu. I nostri 170 volontari hanno partecipato a diverse attività simboliche e preparate per questa celebrazione, aperta da una messa di ringraziamento venerdì 26 giugno, per ringraziare il Signore di averci sempre accompagnati. Anche nei momenti più difficili, la Provvidenza non ci ha mai dimenticato.

I nostri progetti proseguono, come sempre, con lo stesso ardore e lo stesso impegno solidale.

I 120 bambini del progetto «Voglio imparare» hanno terminato l'anno scolastico e proseguono in estate con attività più che altro ricreative. Lo stesso vale per i 650 beneficiari del nostro progetto SEEDS di sostegno psicosociale.

Il M.I.T. prosegue i suoi laboratori di formazione per adulti; siamo giunti al 162° laboratorio di 3 giorni, senza contare le 54 formazioni di 56 ore ciascuna per insegnare ai giovani come avviare un proprio microprogetto.

Il progetto «sostegno scolastico» continua ad aiutare alunni e studenti nel loro percorso scolastico e universitario. E il progetto «taglio e cucito» prosegue l'insegnamento del cucito a ragazze e donne in 4 gruppi contemporaneamente.

150 famiglie ricevono aiuto per pagare l'affitto della loro abitazione e quasi 200 persone beneficiano ogni mese del nostro programma medico. Più di 1700 bambini ricevono la loro razione mensile di latte grazie al nostro progetto «Goccia di latte».

L’iniziativa «Pane Condiviso» è molto apprezzato dai 250 anziani ultraottantenni, che vivono da soli senza nessuno che li assista, e che ricevono ogni giorno a mezzogiorno un pasto caldo consegnato a domicilio dai nostri 29 volontari. 

Più di 400 «microprogetti» hanno beneficiato del nostro sostegno finanziario e del nostro accompagnamento. Siamo giunti al 5° gruppo di 20 persone che imparano un mestiere facendo l'apprendista presso un datore di lavoro per 2 anni, nell'ambito del nostro programma di «Formazione Professionale». Vogliamo che i giovani abbiano un impiego o una professione che garantisca loro di guadagnarsi da vivere con piena dignità, senza dover pensare di emigrare o di «mendicare» aiuto dalle diverse associazioni caritative.

Tre gruppi di trenta donne ciascuno partecipano per 3 mesi al nostro programma «Sviluppo della Donna». Ne escono trasformate e realizzate.

Infine, last but not least, Heartmade è un programma meraviglioso che crea abiti unici per donne a partire da scampoli di tessuto. Unendo il rispetto per l'ambiente attraverso il riciclo e la promozione delle donne che lavorano nel laboratorio, Heartmade è davvero un progetto «fatto con il cuore».


Per concludere, vorrei citare un passo della magnifica enciclica di Leone XIV, «Magnifica Humanitas»: Una lettura attenta della storia lo conferma. Anche nelle notti più buie, il Signore suscita uomini e donne capaci di non rassegnarsi e di perseverare nel bene: persone che proteggono i fragili e aprono varchi di riconciliazione. La memoria dei santi e dei giusti, dei costruttori di pace spesso dimenticati mostra che la grazia non elimina il conflitto con un gesto magico, ma genera una resistenza operosa al male e una sorprendente creatività nel bene. I cristiani vedono le tenebre e le chiamano per nome, ma non restano fermi a contemplarle: conoscono la luce e sanno che le tenebre non l’hanno accolta e non possono vincerla (cfr Gv 1,5). Per questo, essi servono il bene anche dove sembra avere l’ultima parola il dolore, sostenuti da una speranza teologale che dona alla realtà un orizzonte e una direzione.

Aleppo, 20 luglio 2026

Dr. Nabil Antaki

Nessun commento:

Posta un commento

Invia alla redazione il tuo commento. Lo vaglieremo per la sua pubblicazione. Grazie

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.