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lunedì 31 agosto 2026

Dalle Sorelle siriane di FONS PACIS


 Grazie a Dio, tutto continua!

Azer, luglio/agosto 2026

Carissimi,

eccoci. In questa rovente estate, i giorni sono passati veloci e già ci ritroviamo ad agosto senza avervi fatto sapere più nulla. Innanzitutto, grazie per tutto quanto state facendo per aiutare i nostri operai. Grazie in particolare agli “amici del Meeting”, a chi ha finalizzato ricorrenze e anniversari a questo scopo, grazie a Fiorenza che sempre pensa a noi...sappiamo che la situazione non è facile per nessuno, qui come li’, quindi ancora di più, GRAZIE.

Questa volta comincio col raccontarvi dei lavori. Che grazie a Dio continuano, nonostante tutto, e in particolare quello che vi racconterò fra poco. La pietra avanza bene, ed è una meraviglia. Bravi, bravi, bravi. I nostri operai sono veramente bravi.

E noi siamo un po’ divise tra la consapevolezza che è un lavoro duro (chi resterà dopo di loro, che avrà ancora il coraggio e la forza fisica di affrontare queste fatiche?) e l’orgoglio di vedere quanto sta uscendo dalle loro mani.

Gli archi cominciano a rincorrersi, nel chiostro, e in mezzo all’incertezza e all’instabilità che dominano in Siria, questo ritmo certo e sereno sembra una bella promessa. Tante persone vengono a vedere il cantiere, si stupiscono, si rallegrano, si interrogano sul senso. Proprio come noi. Del resto un monastero serve anche per questo, per farci pensare, per rimandarci delle domande.

Fra tutte le visite, anche quella del nuovo Nunzio, Mons. Luigi RobertoCona, con esperienza in Giordania, San Salvador. Un siciliano doc, che ha subito apprezzato la natura e...si è offerto di venire ad aiutarci a potare la vigna !

Siamo state molto contente di riceverlo, e veramente siamo grate della simpatia e del sostegno che ci ha dimostrato. Ha molto apprezzato la costruzione del monastero, e... ci ha incoraggiato a continuare non solo la parte abitativa per poterci trasferire, ma anche la chiesa, promettendoci aiuto. Beh, ottimo! Ma soprattutto ha fatto due cose importanti: ha sostenuto quelli che stanno lavorando al monastero, ringraziandoli per il loro lavoro e la fedeltà a questa opera. E poi ha visitato il villaggio, con molta semplicità e cordialità. Una cosa improvvisata, qualcuno ha gettato petali di rosa, gli scout hanno fatto il loro picchetto d’onore, e soprattutto in chiesa Mons Cona ha cominciato a dire quanto sentisse aria di casa, “ecco quel signore lì in quarta fila assomiglia proprio a mio padre...”. Si è conquistato tutti, promettendo di tornare presto. È importante perché la gente non è abituata a sentire i rappresentanti della Chiesa così vicini, così semplici.

Vi mettiamo qualche link a brevi video girati dagli operatori di AddAlsama, un canale promosso dai Francescani e diretto da giovani, fra cui un giovane di Azer, che copre un po’ tutti gli eventi delle varie chiese in Siria, e che si sta diffondendo molto come punto di collegamento far le varie comunità cristiane, e non solo. Da tanto ci chiedevano di girare qualcosa al monastero, per farlo conoscere, e questa è stata l’occasione. Cosi’ vi fate un giretto in drone..

Meno felice, per non dire fonte di grande tensione, è stata la vicenda occorsa a Charbel e a quattro altri ragazzi del villaggio che avevano fatto il servizio militare nell’epoca di Assad. È stata montata ,da una persona disonesta che vive in questa zona, una falsa accusa, prodotta nel tentativo di spaventare e ottenere denaro. Come sempre, ci sono uomini onesti e uomini disonesti da tutte le parti, in tutti i gruppi etnici o nazionali...Purtroppo, se da una parte è giusto indagare su crimini commessi nel passato, in questi tempi, a detta degli stessi giudici, le false accuse verso le parti più deboli della popolazione sono tante.

Potete immaginare cosa avrebbe significato, innanzitutto per Charbel, ma anche per noi, per il cantiere, per tante altre cose. Alla fine la verità ha mostrato la sua evidenza, tutto si è risolto; ma questo dice bene come ci si possa sentire indifesi e esposti senza ragione, e quindi tentati di partire e lasciarsi tutto dietro le spalle. Quindi grazie per tutte le preghiere che avete indirizzato a questa intenzione.. Forse non tutti ne eravate al corrente, era un po’ difficile scrivere una newsletter su questo, ma...siccome comunque pregate per noi, è stata una battaglia di tutti e adesso vi invito veramente a ringraziare con noi il Signore...

Dobbiamo anche ringraziare Charbel e gli altri perché nonostante tutta questa tensione hanno continuato a lavorare, a portare avanti tutto il possibile.., e così siamo veramente in dirittura d’arrivo per poter iniziare con gli impianti. Sappiamo già chi farà il VRF, il tipo di impianto a aria per riscaldamento/raffreddamento. Abbiamo già fatto gli appalti per gli idraulici, e per gli elettricisti. Aspettiamo i prezzi e...fra poco si dovrebbe iniziare ! Speriamo proprio di poter portare a termine circa la metà della struttura, per poterci finalmente trasferire a vivere lì. Molto dipenderà dai prezzi di mercato dei vari materiali, con tutto quanto sta accadendo a livello geopolitico.

Nella news di maggio-giugno avevamo dimenticato di parlarvi di qualche visita, che ci ha portato un po’ di sapore d’Italia. A maggio è venuto Don Ambrogio Pisoni, che accompagniamo con tutto il cuore nella sua prossima destinazione a Nazareth! E poi don Franco, amico di sempre, ci ha raggiunte in giugno, anche per portarci il contributo generoso della sua parrocchia di Napoli e di quella di Don Sandro, Porto Santo Stefano, per l’acquisto di un piccolo frantoio a freddo, collaborazione italo siriana.. Si’, perchè almeno per ora stiamo incrementando la vendita del nostro olio, che è molto apprezzato. Un cuoco di Homs che l’ha acquistato e con esso produce hommos, la tipica crema di ceci araba, ne sta vendendo molta di più proprio grazie al gusto particolare dell’olio. Che soddisfazione! (anche se il merito è di Dio, le olive buone le ha create Lui...ma insomma). Intanto, la prima stanza terminata al monastero nuovo è la stanza dell’olio, con tre bei fustoni di alluminio, pronti per la prossima frangitura che si annuncia abbondante..

È anche tempo di preparare un’altra spedizione di sapone e creme, anzi siamo anche un po’ in ritardo, e di tirare un po’ le somme di questi primi due anni: siamo veramente grate a Maria e Attilio, Stefano e Alberto...e naturalmente a tutti voi che i nostri prodotti li acquistate, li regalate, li fate conoscere. Grazie! C’è ancora tanto da fare, ma speriamo che il giro cresca ancora..

Qui, più in piccolo, siamo impegnate a partecipare ad una piccola “fiera” nella Valle dei Cristiani, per la festa dell’Assunta, e quindi a preparare tisane, erbe, sciroppi, succo di melograno, candele, lavoretti vari.

È meglio che niente, in attesa di poter veramente dare vita ad una attività continua, a cui la comunità possa lavorare regolarmente e insieme. Ed anche in attesa che la situazione economica della gente migliori un po’, e con essa anche il mercato interno.

Termino, e sulla situazione non aggiungo molto, se non il consiglio di andare a leggervi due articoli riportati da Oraprosiria.blog; lì potrete trovare sia gli interventi di Mons. Jacques Morad, vescovo Sirocattolico di Homs (e monaco di Mar Musa) che sta parlando molto chiaramente della situazione. Ed anche la lettera dei Maristi blu, di Aleppo, che vi faranno sentire altrettanto bene il clima di questa città, che vede diminuire drasticamente la presenza dei Cristiani, dove si sente pesantemente l’influenza Turca, come già vi raccontavamo..

Intanto, le nostre autostrade (quella in direzione Homs Tartous) da due tre mesi, a causa della chiusura di Hormuz, si sono riempite di autocisterne. Ogni giorno, letteralmente chilometri di autobotti in fila, dall’Iraq al porto di Banjas, per trasportare il petrolio destinato agli Stati Uniti. Ogni tanto, con questo caldo, qualche cisterna scoppia o si ribalta...con morti e feriti..

In questi giorni, ci sono grandi mobilitazioni sui confini con il Libano. Entrerà la Siria nel conflitto con Hezbollah? Oppure si preparano solo ad un eventuale sollevamento Sciita? Oppure? mah...Preghiamo, veramente la preghiera è la nostra vera pace..

   M. Marta Fagnani


Continua la campagna “ADOTTA UN OPERAIO“.

Puoi donare la cifra che vuoi. Il tuo aiuto permetterà di continuare a dare lavoro alle maestranze che, con grande maestria, costruiscono il nuovo monastero. Un aiuto e una speranza per le famiglie che restano nella amata Siria.




venerdì 19 giugno 2026

Invochiamo la Speranza dallo Spirito che abita in tutti noi...

 

Newsletter di giugno dal Monastero Trappista 
Beata Maria Fons Pacis




Carissimi,

vi scrivo in questa solennità della Santissima Trinità, che è anche il 31 maggio, e per noi anche primo anniversario della pasqua di Sr Adriana. Sembra impossibile che sia passato già un anno ! Noi stiamo bene, anche se un po’ “in corsa” perchè l’estate è sempre impegnativa, non abbiamo ancora recuperato sr Adelaide (e si sente!) e gli ospiti sono abbastanza numerosi. Prima di tutto volevo spiegarvi meglio il perchè dell’inizativa dell’adozione degli operai. Qualcuno si è stupito- diciamo anche spaventato- delle cifre, ma evidentemente l’idea non era che una persona o una famiglia sola si addossasse una spesa simile, ed il nostro giro di newsletter è ancora troppo piccolo. Potrebbe essere un gruppo di amici, una parrocchia che decide di sostenere un operaio per un anno. Perchè proviamo a farlo?

Perchè, mentre in tutti questi anni nei quali siamo state ad Azer siamo riuscite a dare lavoro a diverse persone, molti ragazzi hanno potuto con questo pagarsi gli studi in università, ecc, ora non possiamo più farlo. Abbiamo sempre preferito dar lavoro e prodotti in natura piuttosto che aiuti diretti in denaro. Ma era prevedibile che questo non sarebbe potuto durare sempre, e a poco a poco stiamo preparando il terreno per diminuire i nostri operai, dando loro tempo per trovare un’alternativa

Non smettiamo di cercare idee per qualcosa che possa autofinanziarsi, abbiamo aiutato a comprare qualche mucca, una macchinetta per fare spugnette da cucina, e cosi’ via. Ma la situazione è tale che poche cose danno realmente un guadagno.

L’agricoltura non riesce ad essere competitiva con i prodotti che ormai entrano dalla Giordania e da altre parti (un esempio: sul mercato, abbiamo trovato mele dall’Ucraina !??!).

Quest’anno abbiamo venduto un po’ delle nostre fragole, e altre verdure, oltre all’olio e alle tisane di sempre. Ma certo non si pareggiano i conti del lavoro, dei maggio - giugno 2026 concimi, delle attrezzature... Lo stesso per altri tipi di manufatti. Abbiamo pensato a cose diverse..ma nessuna sembra avere prospettive finchè la situazione del paese  non cambia. Falegnameria? La Turchia ha invaso con prodotti a buon mercato.. .Lavorazione del ferro? Panetteria? Formaggio? Tutti i prodotti sarebbero comunque troppo cari per assorbire il prezzo del lavoro e competere sul mercato. E pochi sono quelli che possono permettersi di cercare la qualità. Insomma, è differente pensare a qualcosa come lavoro per noi, come monache, perchè il nostro lavoro è “gratis”. Non facile comunque, ma ci proviamo. Diverso è pensare a qualcosa per la quale dobbiamo pagare degli stipendi. Per questo vi abbiano condiviso la nostra preoccupazione.

Per chi lavora al cantiere, ovviamente, il lavoro rientra nelle spese di costruzione, ed è un’altra contabilità, fa parte delle risorse per la costruzione. 

In questa lettera però vorrei raccontarvi anche della grande attesa che finalmente si è realizzata: abbiamo un cappellano!! Gaudete et exultate....Don Dario è un sacerdote diocesano polacco (quindi, Dariusz), classe 1977, che da diversi anni era sacerdote Fidei Donum in Piemonte, mentre terminava la sua tesi di dottorato con un tema mariano. Qualche anno fa è arrivato tra le sue mani un articolo di un giornalista polacco che parlava di noi, e dove si diceva tra e altre cose che eravamo senza un sacerdote. E così Don Dario aveva promesso a Dio che, se il dottorato fosse arrivato a buon termine, lui si sarebbe reso disponibile. Così è stato, e dopo essere stati in contatto in questi anni, finalmente è venuto il momento di realizzare la promessa..Così il 6 maggio Don Dario è arrivato tra noi, giusto in tempo per celebrare, l’8 maggio, il 30° anniversario dei nostri fratelli di Tibhirine. È qui per ..un tempo lungo, rinnovabile. Quindi speriamo... e cerchiamo di trattarlo bene! Lui sembra contento, e noi felici di recuperare la celebrazione quotidiana della Messa. Che Grazia !

Come diciamo scherzando, è proprio il cappellano che va bene per noi; tanto saldo sulle cose essenziali, quanto “elastico” e adattabile su altre. Per esempio, ahem, sui nostri orari che sono sempre un po’ flessibili, e pieni di imprevisti...Serio, simpatico, semplice... benediciamo il Signore! Una cosa incredibile è che la sua voce, parlando italiano, assomiglia tantissimo, come timbro e come inflessione, a quella di papa Giovanni Paolo II. Soprattutto durante la Messa, nell’uso delle formule liturgiche, se chiudiamo gli occhi...sembra proprio di avere il Papa in mezzo a noi..!

Due parole sui gruppi che quest’anno riprendono un po’ a tornare, nonostante la difficoltà del costo dei mezzi di trasporto. 

Abbiamo ospitato un gruppo di ragazze scout da Aleppo, con il padre gesuita austriaco che era stato da noi a Pasqua. Sono venuti i padri francescani per il loro ritiro annuale, una settimana molto bella di comunione e anche di conoscenza reciproca, perchè alcuni di loro non erano mai stati ad Azer. Poi un gruppo di giovani di rito Siro Ortodosso, di Homs, alla loro prima esperienza di un vero ritiro spirituale, che hanno partecipato quasi interamente al nostro ufficio delle Ore. In questi giorni c’è con noi un gruppo formato da cristiani e musulmani, che opera nell’educazione, nel sostegno delle donne e delle famiglie..

Sono venuti i gruppi dei nostri amici maroniti di Aleppo e di altre parti. Verranno i sacerdoti Armeni per il loro ritiro annuale, con il loro vescovo...

Insomma una esperienza bella che ci lega di più alle varie comunità siriane. E che ci fa sentire in modo più ampio il vissuto del paese. 

Fra gli “ospiti” nuovi non si possono dimenticare alcuni conigli – forse lepri- che cominciano a fare qualche visita ai nostri campi..Sono carini, e speriamo che non proliferino come le talpe che abbiamo dappertutto..Altrimenti sono guai seri... 

I lavori continuano per quanto riguarda la pietra, e l’abside è davvero bella, non ci si stanca mai di guardare la luce sulla pietra e le linee armoniose.

Ultima settimana di revisione degli impianti, con Charbel e degli ingegneri di Homs, e poi dovrebbero cominciare “gli appalti” e il lavoro sugli impianti. 


Abbiamo avuto anche due occasioni in questi ultimi due mesi che ci hanno permesso di sentire un po’ direttamente il clima che si respira in Siria. Per tre giorni, sr Carinia, sr Liliana ed io siamo state ospiti dei Francescani ad Aleppo, occasione per visitare le varie comunità cristiane e per le sorelle nuove di vedere per la prima volta Aleppo e la realtà di una grande città siriana.

Poi, per poter fare alcuni documenti per la residenza del cappellano, con lui e sr Mikaela siamo andate un giorno a Hama, con l’occasione di girare abbastanza a piedi nell’attesa del documento.

Ad Aleppo, l’impressione è di comunità che stanno trovando un loro equilibrio, non si sente il conflitto Sunniti-Sciti che vi è in altre parti, ma comunque si percepisce una certa preoccupazione e stanchezza, anche perchè la città che era il polo industriale della Siria ora si ritrova senza lavoro in molti settori, anche a causa della concorrenza invadente della Turchia.

L’islamizzazione è evidente, palpabile per me che da più di tre anni non avevo visitato la città: a partire dai negozi, dalle vetrine di abbigliamento del centro, che hanno cambiato completamente stile... Ad Hama, ancora di più. La gente in realtà con noi è estremamente gentile, tranne pochi casi. Davanti all’ingresso delle Norie romane, le antiche ruote di legno che trasportavano l’acqua attraverso la canalizzazione muraria in parte ancora presente oggi, un cartello che rappresenta una donna divisa a metà: sulla sinistra, un abbigliamento musulmano, ma “moderno”. Pantaloni, un velo ma semplice, cioè che lasciava vedere il viso, una maglia a maniche lunghe ma di un colore chiaro. A destra, il “vero“ modello da seguire: una donna tutta coperta di nero, compresi i guanti sulle mani, e una piccola fessura per gli occhi. In realtà, per strada c’era di tutto, donne completamente velate in nero ma anche tante musulmane con veli semplici e colorati..

Ma questo dice di un clima, che si respira, e dove molti degli stessi musulmani si sentono a disagio... In fondo tutti sentono che cosi’ non può andare avanti a lungo, l’acqua non bolle ancora ma si sta riscaldando ogni giorno di più.

Cosa dirvi della situazione dal punto di vista cristiano? Quando ascolto alcune testimonianze sulla Siria, oggi- e in genere sono testimonianze di occidentali, come siamo anche noi, che vivono qui in Siria-resto molto perplessa. I nostri criteri di analisi storica e di prospettiva, che io apprezzo, ovviamente, che fanno parte del modo in cui sono stata educata, e che fondano il mio modo di vedere le cose...mi sembrano mancare di un dato di realtà; e la cosa mi interroga, ovviamente.

Il dato di realtà a mio parere è questo: mentre noi riflettiamo su come dovrebbero porsi i Cristiani, sulle minoranze che devono conquistare la loro indipendenza sociale, sulla necessità di dialogo e impegno nella società civile così come è data ora, sul senso e il compito della presenza Cristiana... Mentre proponiamo tutto questo, i Cristiani, se appena possono, se ne vanno. Uno dopo l’altro. Per tanti motivi.

Stanchezza, paura, incertezza, mancanza di lavoro.. Ma uno dei principali fattori di emigrazione, almeno nei villaggi, è la preoccupazione dell’educazione dei figli, di fronte ad un sistema scolastico diventato povero di insegnanti e molto ideologico. Sarebbe fondamentale che ci fossero scuole, scuole vere che formino le persone. A volte mi da’ tristezza, anche un po’ delusione forse, che sembrino non comprendere l’importanza di restare, e di restare “in un certo modo”. Che a volte le chiese sembrino cosi’ “lente”, lontane da una visione in prospettiva..

Ma è importante scegliere di amarle, e di camminare insieme...Trovo un po’ ingiusto dire che i Cristiani solo rimpiangono i loro privilegi: di fatto, c’è più paura; adesso in molti c’è la sensazione di essere tollerati quasi come ospiti. Certo è importante non cedere a questi sentimenti, ma io posso scegliere di resistere a partire da un’educazione che ho ricevuto, che ha formato la mia identità, grazie a tante esperienze e possibilità che mi rendono libera nelle mie scelte, aldilà del contesto che mi circonda. 

Probabilmente è inevitabile che una generazione o due partano...Ma occorre lavorare qui sulla formazione, formazione umana e spirituale. Con la generazione un po’ più adulta, e certo con i giovani che restano. Formare i formatori, che preparino il terreno, perchè un domani i Siriani emigrati che si volgeranno indietro- e ce ne saranno- trovino qualcosa a cui guardare.

Non so, sono pensieri che vi condivido così, senza pretesa, e senza un discorso strutturato, solo con la sensazione che per pensare il futuro bisogna guardare a..un po’ più in là. Mah, ci vorrà tempo, e pazienza. E speranza.

Il tempo lo amministra il Padre, la pazienza ce la insegna Cristo; la speranza la invochiamo dallo Spirito che abita in tutti noi...

Suor Marta Fagnani e le sorelle di Fons Pacis

domenica 17 maggio 2026

La speranza per la Siria è dentro questi volti: sosteniamoli

 

Azer, maggio 2026 

Carissimi,

mentre il caldo avanza a grandi passi sarebbe ora di raccontarvi qualcosa di questi tempi. Lo farò presto, ma oggi vorrei presentarvi una cosa particolare, una campagna di raccolta fondi che stiamo lanciando. Una campagna importante per noi, come vi spiego più avanti. L’abbiamo intitolata “Adotta un operaio!”.

Sapete che non solo politicamente, ma anche socialmente la situazione in Siria è drammatica. Niente lavoro, ma costi alle stelle. Per dirvi: le bollette della corrente che stanno arrivando alle famiglie sono astronomiche, due milioni di lire siriane (diciamo 150$), bollette per le luci e un frigorifero, diciamo anche una lavatrice... E lo stipendio base di un impiegato statale è di 800.000 lire siriane, circa 60$.

La gente ovviamente non le paga, e lo Stato comincia a bloccare i cavi agli insolventi. Sappiamo che la situazione è difficile ovunque, anche in Italia e nel resto del mondo la vita è diventata difficile, e che già molti di voi ci sostengono generosamente... 

Ma provate per favore a diffondere questa campagna...e chissà che in questo mese di Maggio Maria benedica la nostra ricerca di adozioni... Adottare un operaio è importante, perchè significa adottare una famiglia. Sapete come noi abbiamo cercato di dare sempre lavoro in questi anni..il più possibile, compatibilmente con le nostre possibilità. 

Ma ora le nostre risorse sono poche, e non so fino a quando potremo aiutare. Nel nostro villaggio, formato da 120, 130 famiglie, già più di una quarantina di case hanno chiuso, cioè tutti i membri sono andati all’estero, senza pensare ad un ritorno possibile.

All’interno delle famiglie che ancora restano, molti sono i giovani che sono partiti, resta soprattutto la generazione dai cinquanta in su..C’è ancora qualche famiglia giovane, per questo facciamo di tutto per dare lavoro almeno a qualcuno, perchè possa restare, e restare con un po’ di dignità.

  Ecco i nostri operai:

Charbel, 40 anni, lavora al monastero da 16 anni. Ha 3 figli, scalpellino di base ma ormai esperto un po’ di tutto il cantiere e di tanto altro. Ha cominciato a lavorare da piccolissimo.

Raymond, 47 anni, 4 figli e una bimba in arrivo. Scalpellino da quando aveva dieci anni, e ha cominciato a lavorare col papà.

Hibrahim, 47 anni, un figlio e una figlia...Sempre gentilissimo, segue un po’ tutti e procura tutto quel che serve nei vari lavori, e aiuta dove serve.

Camil, 39 anni e tre bambine. Un po’ elettricista, un po’ muratore, un po’ coltivatore.. Un gran lavoratore.

Hasib: anche lui scalpellino, 39 anni e tre figli. Operaio silenzioso e meticoloso.

Amid: ha 41 anni, sposato, con un bambino, fa parte del gruppo della pietra.

Ossam: ha 37 anni, 2 bambini, ed è il responsabile del lavoro nella campagna, orto e giardini..

Elias: ha 51 anni, ha perso un piede su una mina, lavorando la sua terra, ha tre figli, lavora la campagna ed è instancabile.

Daniel, 24 anni, e Issah, 30 anni, entrambi hanno interrotto gli studi, e infine Youssef, 24 anni, che sta studiando e lavorando per mantenersi. Tutti questi ultimi fanno parte del gruppo che lavora la terra e i campi.

   E poi “le nostre operaie “:

Hilhem, 42 ha cominciato a lavorare con noi durante la guerra, quando hanno ucciso suo marito, e lei si è trovata da sola con due figli piccoli. Ora si è risposata con un vedovo, ed hanno in tutto cinque figli. 

Sihem, ha sessant’anni, è rimasta vedova a 17 anni con un bimbo nato e la seconda figlia in arrivo. Ha sempre lavorato ed ha fatto studiare i suoi figli, ancora lavora per aiutarli. Hilhem e Sihem lavorano un po’ in foresteria, per le pulizie, il bucato, un po’ in casa, per le tisane e le erbe che vendiamo..

Da qualche anno abbiamo cercato di aiutare anche altre tre donne, tutte con situazioni di grande povertà, facendo piccoli artigianati con loro; braccialetti, lavori con la carta, presepini artigianali... 

A questi prodotti lavorano: Mirvet che ha 40 anni, e due figlie, il marito senza lavoro. Manal, anche lei 40 anni e due figli, marito disoccupato. E infine Amal, 45 anni, tre figli. Il marito lavora duramente, ma sono molto poveri.

Anche il guardiano del cantiere, Abu Butros che viene dal pomeriggio fino al mattino seguente, è una persona veramente povera povera. 

Ecco, anche questo è Azer, anche per questo e per queste persone vi chiediamo di pregare...anche questo è costruire la speranza in questo luogo.

Diffondete per favore il nostro appello, e ci sentiamo presto con qualche notizia della comunità e degli ospiti che in questi tempi stanno venendo numerosi al monastero.

M. Marta Fagnani e le sorelle di Azer

 

mercoledì 15 aprile 2026

Sì, il Signore è veramente risorto… : gli auguri delle Trappiste di Siria

Carissimi,

Buona Pasqua! Arriviamo ad augurarlo ormai alla fine di questa Ottava, mentre i nostri fratelli Ortodossi stanno vivendo i giorni del Triduo....
È Pasqua! Un tempo difficile, nel Medio Oriente, un tempo in cui la vittoria sulla morte è un annuncio che sfida gli avvenimenti che si susseguono quasi ora dopo ora. Ultimo fra tutti, la strage di popolazione in Libano, la prospettiva di un conflitto tra Israele e Turchia che coinvolgerà la Siria...e chissà cosa ancora. 

È Pasqua! E sappiamo che tutti state pregando il Risorto per noi, per il Medio Oriente, per la pace. Grazie. È Pasqua! E per la Settimana Santa, poichè nè il nostro Padre Generale, nè il cappellano sono riusciti a venire, abbiamo avuto con noi un giovane sacerdote di origine austriaca, P. Gerry,un gesuita che sta ad Aleppo, e che è arrivato da noi il Giovedì Santo. 


Con lui quattro giovani, due ragazze e due ragazzi, che hanno fatto un vero ritiro ed hanno partecipato con profondità alla nostra liturgia. Le celebrazioni sono state belle e significative, e pregare i salmi di questi giorni prende sempre uno spessore incredibile. 


È Pasqua, e il nostro cero quest’anno non poteva che portare il simbolo dell’Agnello: pensando ai martiri della Nigeria, a tanti altri martiri, alla violenza che imperversa nel mondo. Ma è un Agnello vittorioso, e la croce diventa il vessillo regale della Vita che non muore.. È Pasqua! E all’ingresso del monastero abbiamo una Croce nuova, di pietra bianca splendente, opera degli scalpellini che stanno lavorando ad alcuni particolari della chiesa. Perchè durante la Quaresima si erano manifestati i segni di deterioramento della nostra Croce di Fondazione, in legno, che nonostante le manutenzioni si era gonfiata e scheggiata..Un segno significativo, per noi, in questo tempo di sofferenza anche per i Cristiani. 

È Pasqua! e quest’anno anche noi ci siamo unite alla tradizione delle famiglie, ed abbiamo dipinto e regalato le uova con i colori naturali della cipolla, del cavolo rosso.. della barbabietola.. Segno della vita, ognuno ne prende uno il giorno della festa e si gioca a romperlo l’uno con l’altro... . Quello che resiste, guadagna l’altro uovo che si è rotto, e cosi’ via...Gli scout preparano le uova per la fine della messa, e ci hanno detto che i giovani hanno invitato a prenderne uno e giocare anche le guardie musulmane che facevano il controllo di sicurezza alla messa... E che è stato un bel momento anche per loro. 

È Pasqua! Pasqua è anche la gioia dei bambini che sono venuti a far festa al monastero e che abbiamo ritrovato a sguazzare nella fontana della nostra Madonnina, con abitini da festa e scarpe e tutto..(possiamo immaginare quanto saranno state contente le mamme...). 

È Pasqua, Pasqua è vita che risorge, e per noi persone e gruppi che ricominciano a venire al monastero per incontri e ritiri. Pasqua è continuare a costruire, mentre non si sente parlare che di bombardamenti e distruzioni. Ai nostri operai del villaggio si sono aggiunti anche degli scalpellini di Hama che intagliano e lavorano la pietra che poi, una volta finito il pezzo, portano alcuni dettagli, gli archi , le cornici...  

Sono due giovani cristiani, che si sono messi in società per non lasciar cadere il lavoro dei loro padri. Amici nuovi per il monastero, che così possono trovare lavoro in questo tempo difficile. Intanto i nostri operai continuano la copertura dell’abside, e , con la pietra, il chiostro interno e qualche stanza, in modo da poter terminare una parte in vista del futuro trasferimento. 

In questo ultimo mese abbiamo lavorato finalmente anche con una équipe di ingegneri di Homs e dintorni; sembrano bravi e dovremmo presto avere in mano i piani per poter cominciare gli interni. Lo desideriamo davvero molto. 

È Pasqua, e l’augurio che mandiamo a ciascuno di voi è che la gioia profonda, quella vera, quella di sapere che nessuna tenebra ha davvero potere sulla nostra vita, vi raggiunga, e dia luce e speranza ad ogni giornata, ad ogni incontro, ad ogni pensiero, ad ogni preghiera. 

Al Masih qam! Haqqan qam! Sì, il Signore è veramente risorto...

M. Marta Fagnani

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Intestato a: Monastero Beata Maria Fons Pacis

domenica 15 marzo 2026

Notizie dal Monastero Fons Pacis in Siria

Nostra Signora Fonte della Pace

ci accompagna nel nostro cammino,

nel 21° anniversario del nostro arrivo in Siria 

L’immagine della Vergine che ci accompagna nella preghiera nella nostra piccola chiesa, non ha la pretesa di essere una “icona” classica, ma come tutte le icone è nata dalla preghiera e vuole condurre alla preghiera.

È un’immagine nata dal nostro cammino e dalla nostra vita: le sembianze di Maria e del Bambino sono quelle di una giovane madre sirianaÈ il volto di tutte le mamme siriane… e dei loro bambini.

Il supporto su cui è dipinta la Vergine è una lastra di pietra grezza, basaltica, grigio-azzurra, la stessa roccia che compone il nostro terreno e con la quale molte case, soprattutto antiche, sono costruite. Lei, Maria, è lì, solida, incarnata in questa terra, in questa storia.

Allo stesso tempo, la grana ruvida, grezza della superficie fa gioco con la luce cangiante del giorno, e soprattutto al tramonto la luce fa vibrare i colori e l’oro del fondo rendendoli vivi.

Il suo nome, il suo “titolo”, è Nostra Signora Fonte della Pace, è nato da subito, prima ancora che iniziassero questi devastanti anni di guerra, è nato dalla coscienza che Maria si trova al crocevia di popoli e religioni, arrivando là dove nessun’altro arriva, legame fra popoli e culture diverse, perché attraverso il suo “sì” è legame tra l’uomo e Dio. Lei è Fonte a cui tutti possono accostarsi, e bere. Fonte della Pace, Pace maiuscola non per amore della ridondanza, ma perché la Pace che lei dona non è semplicemente assenza di conflitti, un rispettoso convivere e collaborare.

La Pace che lei porta è il Cristo, non altro, senza compromessi.

E se è madre aperta a tutti, è però Madre di tutti proprio in virtù della generazione del Figlio, e dell’essere stata donata dal Figlio stesso, sulla Croce, come Madre per tutti gli uomini.

Maria è seduta, sul trono regale: Maria Regina, quindi Maria Assunta in cielo, già nella pienezza del compimento della sua vicenda umana. E il trono su cui siede- il solo punto di rosso dell’immagine, vivo, forte, fondante –altro non è se non l’amore del Padre, il suo cuore su cui si appoggia, stabile, ogni cosa creata.

In grembo, in piedi, il Figlio: la veste di Gesù è verde, verde come la creazione perfetta, così come è uscita dalle mani e dalla benevolenza del Padre. Il Padre vuole la vita, ed ha chiamato dal nulla all’esistenza tutte le cose per mezzo del Figlio. Per questo il colore che descrive l’esuberanza della vita è il verde.

Maria è l’apice di questa creazione perfetta: questo fiume di vita, portato dal Figlio, riveste la Madre – la tunica verde-e da lei sgorga e si diffonde in tutte le direzioni sulla terra, come acqua abbondante che lava e risana.

E questo fiume della vita vera ed eterna è la Pace di Dio.

Maria è anche rivestita di una sopravveste bianca, che è il colore predominante.

Il bianco è il colore dell’umiltà, che è la caratteristica fondamentale della verginità, che si compie nell’assenso illimitato di Maria alla volontà del Padre, all’accoglienza del Figlio, all’opera dello Spirito Santo in lei.

L’umiltà con cui l’uomo risponde a Dio, ritorna da Dio all’uomo come veste dell’abbondante misericordia che tutto ricopre con la sua grazia.

Nell’immagine, anche il capo di Maria è velato di bianco: ed è sul velo bianco che si posa la corona, segno della predilezione divina che ha accompagnato Maria nella sua vita, passo dopo passo, fino al trono della gloria.

Ma, ancora, sulle spalle di Maria un manto blu, segno del mistero di Dio, della vita Trinitaria che genera nel suo grembo tutta l’economia della salvezza. E se il manto da una parte lascia vedere l’opera della grazia, dall’altra non può essere completamente aperto se non nel compimento del tempo : il manto blu torna a coprire il grembo di Maria, là dove il Cristo che viene nel mondo poggia i suoi piedi, ha la sua origine..

In corrispondenza del cuore di Maria e di Gesù, lo Spirito Santo: nella Bibbia, il cuore è il centro dell’uomo, è la persona stessa. Lo Spirito è lo Sposo di Maria, colui che stende su di lei la sua ombra luminosa. La colomba argentata è sostenuta dalla mano del Figlio, a sua volta sostenuta dalla mano della Madre. Lo Spirito sta dispiegando le ali, segno della sua azione originante, sia nella Incarnazione, che nell’opera tutta della storia del creato : lo Spirito si libra verso la creazione in attesa.

Il suo colore è l’argento: come per il rosso del Padre, l’argento si trova solo qui. Al centro di ogni cosa, al centro degli altri colori, questa luce vivida richiama in controcanto l’oro che tutto avvolge. Non è bianco, non è oro, è la luce, la grazia propria dello Spirito.

E, a lato, la mano destra della Vergine, posata con dolcezza sul ginocchio, ma aperta a tutti, rivolta verso chi guarda: mano che invita, dolcemente, a venire, a farsi avanti, all’incontro col Figlio… con la vera Vita.


Dio solo conosce il cuore dell'uomo e può darci pace.

   Carissimi,

sappiamo che la prima domanda è: “come state?”... Stiamo bene! Risentiamo direttamente degli effetti di questa guerra, anche se i prezzi cominciano già a salire... Ma la tristezza è grande, e l’inquietudine ancora di più. Fino a che punto si arriverà? Per la Siria, ciò che sarà determinante saranno soprattutto i movimenti di terra, l’eventuale invasione del Libano da parte dell’esercito Siriano a sostegno di Israele e contro Hezbollah, e quindi combattimenti tra Sciiti e Sunniti lungo il confine Siria Libano...


L’entrata in gioco delle truppe irachene Sciite, che sono state colpite in questi giorni, l’avanzata di Israele nel sud della Siria e nel Libano. Sempre più siamo convinte che la preghiera è la nostra arma più forte, perchè Dio, che solo conosce il cuore dell’uomo, possa aprire le porte chiuse e abbattere l’orgoglio delle nazioni. Intanto, il volo del nostro cappellano dalla Polonia è stato cancellato, e non sappiamo quando potrà arrivare. A Pasqua però ci sarà con noi un sacerdote gesuita che è in Aleppo, e così potremo vivere pienamente la liturgia della Settimana Santa. 


Noi, come dicevamo, stiamo bene.  Dopo un inverno passato senza un solo raffreddore, il caldo forte e primaverile di febbraio, seguito da un’altra ondata invernale di neve (sulle montagne del Libano di fronte a noi) e vento freddo, ci ha portato una bella influenza comunitaria, molto sonora perchè a colpi scoppiettanti di tosse...Non ci mancano però arance e vitamine del nostro frutteto.


Sr Mariangela ha affrontato un piccolo intervento, uno “stent”(chissà come si dice in italiano..) Per allargare un po’ un’arteria del cuore un po’ affaticata. Tutto è andato bene e ringraziamo Dio di poter avere la possibilità di curarci con tutto ciò che è necessario.


La primavera è scoppiata con tutto il giallo oro dei prati, i cieli azzurri, e i tramonti infuocati. L’abside della Chiesa avanza, e in questi giorni è un segno di stabilità e di speranza, in una situazione che è molto incerta, preoccupante, e non solo per questa guerra. Lentamente, ma inequivocabilmente, il paese sta andando verso una progressiva islamizzazione. E questo scoraggia tutte le minoranze.


Nel mese di febbraio, ci è successa una cosa triste: un giorno siamo andate al cimitero, e abbiamo visto che le due croci provvisorie dipinte sulle pietre erano sparite. Un nostro vicino che pascola le sue mucche nel campo vicino, ci ha detto che erano stati dei ragazzini. E sarebbe intervenuto lui. 

Il giorno dopo, si è presentato un ragazzino del villaggio sunnita vicino a noi, sugli otto anni, insieme al padre e al nonno, dicendo di essere stato lui, scusandosi ecc. Noi non abbiamo voluto ingrandire la cosa, si trattava di un ragazzino, anzi abbiamo cercato di farlo ragionare con calma, soprattutto perché capissero gli adulti che erano con lui che non abbiamo paura, che la Croce la portiamo dentro e non la possono distruggere.

La cosa che fa pensare però è che se il bambino ha fatto un gesto del genere, vuol dire che come minimo in casa, o a scuola, o comunque nel suo ambiente, ha sentito da qualche parte che le croci vanno distrutte, che i cristiani sono blasfemi.

 Ciò che preoccupa è questa mentalità, che cresce. E comunque non siamo spaventate, solo speriamo che le cose in qualche modo cambino, che ritorni la Siria aperta e composita che abbiamo conosciuto. 


Anzi, abbiamo pensato che fosse ora di rinnovare anche la nostra Croce di Fondazione, perché dopo tanti anni il legno era irrimediabilmente consumato, nonostante la manutenzione. Così in questo nostro 21° anniversario abbiamo innalzato una nuova Croce di pietra bianca, regalo degli scalpellini di Hama che stanno lavorando insieme ai nostri operai alla realizzazione della chiesa. 


Sì, questo 14 marzo è l’anniversario del nostro arrivo ad Aleppo, 21 anni fa, ed la festa di Nostra Signora fonte della Pace. Così abbiamo pensato di condividervi la spiegazione della nostra “icona”, che non è classica ma che amiamo molto perché ci accompagna nel cammino..


Ringraziate con noi il Signore per tutto quanto ci ha donato di vivere in questi anni.

Il Signore è fedele per sempre ! Buon cammino verso la Pasqua..


M. Marta Fagnani e le Sorelle Trappiste dalla Siria




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