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Cari amici, Natale è passato in un attimo.. con un dono grande, la presenza di Don Ambrogio Pisoni con noi, per celebrare la nascita del Signore. Don Ambrogio è rimasto ad Azer dal 23 di dicembre al 28, e ci ha portato un bel carico di libri, regalo sempre molto desiderato. E (non ultimi nell’apprezzamento) sono arrivati con lui anche i viveri di conforto: panettone, dolcetti, polenta, grana e tanto altro; persino un cotechino che ha sfidato le frontiere siriane! Grazie a Silvio per questo apprezzato kit di sopravvivenza! Abbiamo avuto a Natale, come è ormai uso da qualche anno, anche la visita di “BaBa Noël”, come dicono qui, anzi...di tanti Babbi Natale. Le ragazze e i ragazzi più grandi degli scout addobbano il trattore (il nostro, che prestiamo per l’occasione) e, vestiti da babbo natale, vanno in giro alla vigilia distribuendo i regali che i genitori hanno comprato. E…per i bambini che avevano poco o niente, sono stati utilissimi i giochi che ci aveva portato Raffaella...Noi abbiamo ricevuto una bella candela a forma di Madonnina col bambino, che ovviamente non osiamo bruciare! Veloci veloci, siamo già nell’anno nuovo. Noi stiamo bene; grazie perchè chiedete sempre di noi e vi preoccupate della situazione. In effetti, non si capisce molto dove si sta andando. E dopo gli avvenimenti recenti (gli Stati Uniti che decidono, dopo averli usati per dieci anni, di non avere più bisogno dei Curdi, e che è venuto il momento di fare un favore alla Turchia ribaltando tutto così, in pochi giorni), ancora meno si riescono a fare previsioni per ciò che riguarda le altre minoranze, come per la nostra zona prevalentemente alauita. L’impressione è che ora si possa accendere lo scontro contro gli Sciti di Iraq e Libano, combattendo indirettamente anche contro l’Iran. Ovviamente se si aggiunge il panorama delle nuove spartizioni del mondo, le cose si complicano e avremmo bisogno di sapere questa terra siriana, in che trattativa è stata inclusa. Il primo impegno, quello possibile nel nostro piccolo, è sostenere la speranza. Cosa non facile, perché ci si appiccica addosso lo sconforto che sentiamo attorno a noi, e perchè in effetti non si hanno molte risposte da dare o soluzioni. Anche noi sentiamo di dover vivere un vero combattimento spirituale, per sperare contro ogni speranza ragionevole. La gente parla solo di andarsene, ancora, e sempre di più. Oltre all’insicurezza generale, uno dei motivi è la mancanza di un buon livello di istruzione nelle scuole, almeno nella nostra zona. Stiamo pensando a come promuovere qualcosa nel campo della formazione, dello studio. Qualche idea c’è, anche se ovviamente con l’aiuto di qualche amico o associazione, perchè non è la nostra chiamata specifica... Però è un fatto che la nostra presenza sia un sostegno, e così possiamo almeno fare da catalizzatore a qualche iniziativa utile per la nostra gente. Vediamo se riusciamo a pensare a qualcosa di fattibile. Voi intanto pregate, perchè la gente non si scoraggi troppo e perché ci possa essere qualche miglioramento concreto nella situazione. Siamo un sostegno? Moralmente, forse sì. Un giorno eravamo a fare la spesa nel villaggio vicino, ci si avvicina un uomo che non conosciamo, sui trent’anni (eravamo nel pulmino, pronte a ripartire) e dal finestrino aperto ci regala due cioccolatini. Lo guardo con aria interrogativa, e ci dice: «Ieri ho sognato che arrivavano le bande al villaggio, e ci attaccavano. Allora siamo venuti a rifugiarci da voi. Volevo ringraziarvi!» Gli abbiamo risposto che speriamo non accada mai, ma che certamente se dovesse succedere qualcosa che vengano al monastero! Poi non so cosa potremmo fare, in realtà, ma non è questo che importa.. Anche i lavori al cantiere hanno subito, per un po’ di tempo, questo clima di sospensione. Con i nostri operai sul posto in realtà abbiamo fatto molte cose, sempre per i drenaggi, il taglio della pietra, ecc. Ma sembrava impossibile far venire dei progettisti per l’impianto elettrico, idraulico, per valutare le possibilità tra riscaldamento classico e nuove tecnologie. Insomma, una gran voglia di iniziare gli impianti e una gran fatica a smuovere le cose. Ma proprio in questi giorni abbiamo trovato una compagnia di Damasco che sembra attiva e competente, e soprattutto che non è paralizzata dalla situazione...Stanno studiando il progetto e fra poco verranno per presentarci le loro soluzioni. Chi non è si è mai fermato è l’orto, la campagna...In questi giorni abbiamo raccolto tanti fagioli borlotti da seccare, abbiamo spremute di agrumi buonissimi, patate dolci che non finiscono più, e ..fragole. Buonissime, anche a Natale, anche adesso.... Per il futuro immediato - alla fine di gennaio - ci attende un incontro di tre giorni con tutti i sacerdoti e religiosi di Siria, con il Nunzio che termina, dopo tanti anni, il suo servizio in Siria, ed altri vescovi presenti. Parteciperemo in due, e vi racconteremo. Ma soprattutto attendiamo per Pasqua due visite attesissime: il nostro Padre Generale, Dom Bernardus, che dovrebbe riuscire a venire proprio per il Triduo. E un cappellano! Sì, attendiamo per la Settimana Santa anche lui, Don Dario, un sacerdote polacco che è stato tanti anni in Italia come Fidei Donum e che si è offerto di venire a farci da cappellano. Un bel regalo, soprattutto in questo tempo. Vi lasciamo con qualche pensiero che Marita, qualche tempo fa, ha scritto a Mariangela, e che Mariangela ci ha condiviso: ci sembra un “pan di via” prezioso per i tempi che stiamo vivendo. “Ricordati che al centro dei tumulti, di ogni storia, grande o piccola che sia, c’è Lui. Lui che si erge al centro, laddove maggiore è la confusione, il pericolo, l’orrore, la paura, la morte. Lui al centro; sia per gli elementi scatenati che per gli uomini, rimpiccioliti dall’impotenza. Lui al centro, sia per chi cerca ancora di governare la barca, sia per chi si aggrappa al sartiame inutile, sia per chi si afferra ostinatamente al bordo della piccola imbarcazione. O per chi, rassegnato, sta lasciandosi andare, scivolare, sull’impiantito. Lui al centro per chi si abbraccia, per la vita e per la morte, a qualcosa che non è Lui, e che pure non sa resistere al fatto di sbilanciarsi, pur di guardare Lui. Ma Lui è al centro soprattutto per chi è capace di stringersi, per la vita e per la morte, a Lui. Solo a Lui. Perchè allora sentirà non solo l’innalzarsi e l’inabissarsi della sua barchetta sulle onde in tempesta, ma anche il permanere, lo scorrere della vita di Dio in Lui. Ricordati, Lui che può tutto è con te, nella tua barca, per dare un senso al tuo vivere, al tuo lottare. Sempre. Senza stancarsi mai, nè delle onde, nè di te. Perchè è qui per te.” sr. Marita Le sorelle di Fons Pacis
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sabato 24 gennaio 2026
Al centro... c'é Lui: notizie dalle Sorelle trappiste della Siria
venerdì 26 dicembre 2025
Testimonianza sulla Siria di suor Marta da Azer
da TEMPI: Intervista a suor Marta Fagnani, superiora del Monastero Trappista Nostra Signora della Pace di Azer, in Siria
A un anno dal cambiamento politico avvenuto in Siria, il clima è ancora molto teso. Occorre dire che la percezione della situazione cambia abbastanza da zona a zona, anche fra gli stessi cristiani, quindi anche la nostra non può essere che una visione relativa.
Cristiani e musulmani insieme a Natale
Ad Aleppo, ad esempio, dove non vive la minoranza alawita, e dove l’influenza turca si fa sentire, sembra che si percepisca una certa calma, anche se, ad esempio, la presenza dei soldati del governo a protezione delle chiese (dopo l’attentato di Damasco contro la chiesa di Mar Elias) risvegliano un senso di paura, di pericolo. Però ci sono gruppi misti che lavorano insieme nel sociale; all’accensione dell’albero di Natale ragazzi cristiani e musulmani hanno festeggiato insieme. Quindi ci sono segni positivi.
Ma la nostra impressione, da quanto ci dicono soprattutto i giovani, è che molti cristiani si sentano una minoranza tollerata, con poca possibilità di avere una voce reale nella vita del paese. Del resto questo vale non solo per i cristiani: anche molti sunniti moderati sembrano essere rimasti esclusi dalla direzione del paese.
L’epurazione degli alawiti
| oggi sanguinoso attentato nella moschea Imam Ali ibn Abi Talib nel quartiere |
Gli alawiti sono stati per la maggior parte licenziati dagli impieghi statali (scuole, uffici…), figuriamoci se possono avere una rappresentanza politica. I drusi hanno trovato la loro indipendenza, appoggiati da Israele. E i curdi stanno facendo lo stesso, con l’aiuto americano. Insomma una Siria divisa, nonostante i cartelloni pubblicitari nell’anniversario dell’8 dicembre recitassero: «Una sola Siria, un solo popolo».
Nella nostra zona, che è prevalentemente alawita, la situazione è molto tesa, incerta. A onor del vero dobbiamo dire che, almeno fino ad oggi, noi siamo rispettate, non abbiamo avuto difficoltà se non all’inizio con qualche gruppo armato, che minacciava i nostri operai cristiani che erano stati nell’esercito di Assad. Ma il governo stesso è intervenuto su nostra richiesta. Abbiamo avuto il rinnovo della nostra residenza senza difficoltà. Quando facciamo la spesa nel villaggio sunnita siamo trattate con molta gentilezza e c’è apprezzamento per la nostra presenza. Anche gli alawiti ci percepiscono come un elemento che garantisce sicurezza nella zona.
Sperare contro ogni speranza
Noi abbiamo e desideriamo avere buone relazioni con tutti, perché di fatto non abbiamo preferenze, siamo qui per tutti, e vorremmo che i siriani lavorassero insieme per il futuro del loro paese. Preghiamo molto per questo, ma onestamente è un po’ sperare contro ogni speranza. Ci vuole proprio una Luce dall’alto che tocchi le coscienze e i cuori.
Ma anche se noi stiamo bene, dalla nostra zona – dove sono presenti sia alwiti che sunniti – molte persone se ne sono andate, in Libano o anche più lontano. Molti vivono come sospesi, non si riesce a vedere un orizzonte; anche portare avanti il lavoro è faticoso, le persone non riescono a pensare al domani. Attorno a noi ci sono state violenze, purtroppo molte volte si è trattato di vendette.
L’orizzonte del perdono è assente
Oggi le parti si sono invertite: in passato erano i sunniti a sopportare il peso del governo, soprattutto delle mafie. L’orizzonte del perdono, della riconciliazione (anche se molti si stanno impegnando per questo) sembra assente dalle parole della gente, ed è questo che più preoccupa.
Ma, in fondo, è questo che molti paesi stranieri volevano. Sono anni che gli interessi internazionali cercano di frammentare la Siria, e ci sono riusciti. Si potrebbe obiettare che, se la popolazione adesso si è così divisa, significa che non era tanto unita neppure prima. Ed è vero. Ma di fatto qualcosa faceva sentire le persone prima di tutto siriane, e solo poi cristiane, sunnite, alawite, druse… C’era in qualche modo un sentimento nazionale comune. Oggi questa Siria non c’è più. La gente attorno a noi, in generale, non ha speranza che «la Siria possa tornare unita». E di fatto la maggior parte ha coscienza che non sono i siriani stessi a determinare la loro sorte, ma gli interessi internazionali. Lo stesso rovesciamento del governo è avvenuto dall’esterno, e questo è evidente per tutti.
Le mani straniere sulla Siria
Ora alcune sanzioni sono state tolte, le frontiere si sono aperte e molti beni prima introvabili e molto costosi ora sono presenti e accessibili. Ma la povertà è ancora altissima, il lavoro non ha avuto una ripresa, e sempre più persone indigenti ci chiedono aiuti economici e noi non ce la facciamo a rispondere alle varie necessità che ci circondano.
In questa situazione, si paventa la possibilità che la Siria sia divisa in varie parti confederate. Gli interessi sulle varie zone sono altissimi. Interessi politici ed economici. Qui le opinioni sono molto diverse. Da anni, ancora durante la guerra, si parlava di federazione, e noi siamo sempre state fortemente contrarie. Oggi non ne siamo più così convinte. Perché la gente attorno a noi non vede un’altra opportunità reale per un’esistenza sicura. Certo per i cristiani non è l’ideale, perché sono presenti in tutte le province siriane. E non è l’ideale per questo paese, sarebbe meglio una Siria unita, perché si potrebbe vivere insieme pensando al vero bene, alla vera fede che ci rende tutti uguali davanti a Dio, alla crescita del paese, alla cultura e alla formazione dei giovani. Ma c’è la possibilità che la Siria ritorni un paese per tutti? A questo forse potrebbero rispondere “da fuori”, ma non appare chiaro che cosa costoro vogliano veramente.
“Sprecare” la vita per il Vangelo
In questa situazione frammentata, che cosa ci facciamo noi qui, perché costruiamo un monastero di pietre e di persone? Facciamo quello che cerchiamo di vivere da ormai vent’anni: “sprecare” la nostra vita secondo la nostra vocazione e quanto ci dice il Vangelo, nella lode a Dio, nella preghiera per tutti, nel lavoro quotidiano. Cercando anche di immaginare un aiuto possibile, soprattutto nel lavoro e nella formazione, che sono l’urgenza vera in questa situazione. Ma soprattutto cerchiamo di vivere il Natale, cioè la contemplazione di un Amore tanto grande da essersi fatto uno di noi.
Nel desiderio che un giorno apriremo gli occhi per rendercene conto, accoglierlo per comprendere a quale speranza siamo chiamati, tutti. Possiamo solo essere qui, cercando di vivere l’oggi con cuore aperto e con la certezza dell’amore di Dio per l’uomo, al di là di tutto.
https://www.tempi.it/siria-suor-marta-fagnani-monastero-azer/
venerdì 24 ottobre 2025
Il volto nuovo di Fons Pacis
Newsletter Fons Pacis 2025
Carissimi,
la
nostra newsletter è un po’ discontinua, ma...sappiamo che siete
degli amici e ci perdonate. Se pensate che sia a causa delle
“vacanze”, vi sbagliate: periodo intensissimo per noi, in questi
ultimi mesi. La partenza al cielo delle nostre sorelle ci ha lasciato
una grande eredità da raccogliere, a partire da tutto ciò che
riguarda la liturgia, ad esempio imparare bene le parti di repertorio
per il quale ci appoggiavamo sulla voce di Marita, e continuare il
lavoro che lei ha già preparato sulle antifone, gli inni, e il
materiale in arabo da completare..
Poi
c’è il lavoro della campagna, che dà i suoi frutti: quest’anno
un’uva buonissima e abbondante pomodoro per le conserve, il succo
di melograno e di gelso da preparare, la marmellata di fragole...
Rendiamo grazie a Dio per tanta abbondanza! Come sempre, i prodotti
in eccedenza di orto e frutteto, una volta messe da parte le riserve,
li condividiamo con i nostri operai. In luglio abbiamo avuto la gioia
di una triplice visita, quella dei nostri superiori diretti.
Mère
Anne-Emmanuelle e Dom
Emmanuel in
realtà non hanno mai tralasciato di venire, anno dopo anno, da
quando il Capitolo ci ha affifìdate a loro. E questa è la loro
terza visita consecutiva. Ma questa volta si è unita a loro
anche Md.
Giovanna,
badessa del monastero di Matutum,
nelle Filippine. Siamo state molto contente che abbia potuto
conoscere dal vivo la comunità e il luogo.
Con
loro abbiamo ringraziato per il dono della vita delle nostre sorelle
Marita e Adriana, e abbiamo dialogato per affrontare la nuova tappa
della comunità: assumere insieme il volto nuovo di Fons Pacis,
cercando le priorità su cui impegnarci. Il nostro Abate Generale ci
ha scritto per l’occasione di questa Visita una lettera veramente
incoraggiante, di cui siamo grate.
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Arriva Natale
In questo mese di ottobre e novembre stanno riprendendo anche a venire i gruppi di ospiti nella nostra foresteria.. Ringraziamo il Signore, per noi è sempre una grazia e speriamo che sia anche un segno di ripresa di una vita più serena e normale..
E... si avvicina Natale: se volete e potete sostenerci, vi ricordo che i nostri saponi e creme ormai sono distribuiti in Francia, e disponibili anche in Italia; aiutateci a diffonderli, magari per fare qualche regalino...
Potete scrivere a prodottiazer@gmail.com. Gli amici che se ne occupano (Attilio, Maria, Stefano, Alberto & C) vi aiuteranno.
A presto, con un abbraccio... e alla prossima newsletter,
Madre Marta Fagnani
Aiuta a costruire un luogo di Pace in terra di Siria! | ||
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mercoledì 15 ottobre 2025
La Bellezza salverà il mondo. In Siria, veramente
Le foto ci parlano del miracolo di una presenza di pace in quella meravigliosa terra, tuttora martoriata, che le Monache non vogliono abbandonare, ma in cui permanere come segno di una speranza indefettibile per i cristiani e per il popolo siriano tutto. Il 17 ottobre si festeggia S.Ignazio di Antiochia, patrono della Siria: vi rimandiamo alla preghiera scritta dalle Monache Trappiste e con semplicità vi chiediamo se volete sostenere la loro comunità: ecco i riferimenti.
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