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domenica 26 maggio 2019

Padre Firas Lufti, francescano: “Si torna a parlare dell’uso di armi chimiche per creare un falso pretesto che giustifichi al mondo un nuovo attacco internazionale alla Siria”


di Luca Collodi

Le autorità siriane e russe intendono aprire dei corridoi umanitari per consentire ai civili del nord-ovest del Paese di mettersi in salvo dall'offensiva militare in corso nella regione di Idlib contro le milizie jihadiste. Lo riferisce la tv al-Mayadin, vicina al governo di Damasco. Nell'area sono ammassati circa tre milioni di civili. Raggiunto telefonicamente ad Aleppo il padre Firas Lufti, francescano della Custodia di Terra Santa e superiore del Collegio francescano di Aleppo, della situazione nella città siriana racconta ai microfoni di Radio Vaticana Italia: 
R. - A due anni dalla liberazione, Aleppo, città nella quale i jihadisti si erano installati nella parte storica, è stata riunificata. Non si parla più di Aleppo Est e di Aleppo Ovest. Una parte di questi jihadisti si trovano però nelle vicinanze di Aleppo, verso la provincia di Idlib, roccaforte intorno alla quale ancora infuriano battaglie per la riconquista. Ad Idlib, infatti, si sono rifugiati centinaia di migliaia di jihadisti. 
Da 15 giorni sono stati registrati lanci di missili e di razzi dalla parte occupata dai jihadisti proprio sul cuore della città, abitato dai civili dove non ci sono centri militari o soldati. Risulta che ci sono sempre vittime, bambini e donne innocenti. Quindi i jihadisti lanciano i loro missili per dire che sono lì e vogliono esprimere una sorta di solidarietà con quella parte della Siria.

Gli Stati Uniti hanno il sospetto che la Siria abbia usato armi chimiche, ma è un sospetto che viene smentito un po’ da tutti 
R. – Questa è un’antifona purtroppo suonata fin dall’inizio del conflitto. I media sono stati sempre usati come arma, più efficace e più distruttivi dell’arma della guerra nel senso vero della parola. La disinformazione e soprattutto le agenzie dei caschi blu – o caschi bianchi – hanno detto molte bugie. Si ritorna al discorso delle armi chimiche per creare un pretesto per attaccare ancora di più la Siria e cercare di coinvolgere il mondo per ottenere un’opinione internazionale che giustifichi – tra virgolette – un intervento militare. Magari americano o altro, per legalizzare una manovra che andrebbe soltanto a peggiorare la situazione. Invece di trovare soluzioni concrete, politiche di dialogo, di incontri, si ricorre purtroppo subito alla violenza massiccia come se ci fosse una resistenza, una non volontà di fare la pace e di farla finita. La gente è veramente stanca di questa guerra. Questa antifona non è un buon segno e non è un buon segnale.

Sul piano umanitario, la vita ad Aleppo e in Siria sta tornando alla normalità? Le famiglie stanno ritornando a casa?
R. – Come Chiesa aleppina, abbiamo subito una perdita passando da 160 mila cristiani che eravamo prima del conflitto a 30 mila – quasi 30 mila – cristiani rimasti oggi. Questo calo drammatico e drastico è significativo per i cristiani, per il loro presente e per il loro futuro, per il peso che il loro ruolo potrà avere come cittadini della Siria. E questo fenomeno si può estendere a tutte le aree e a tutte le città siriane. Per quanto riguarda il lato umanitario, forse si sta passando dall’emergenza vera e propria, con la mancanza di acqua, elettricità e cibo, ad una fase che comunque non è meno difficile della prima. 
Non siamo passati, cioè, allo sviluppo e ad un salto qualitativo nella società perché l’embargo ha ancora conseguenze sulla società siriana. Se, per esempio, lei volesse mandarmi 50 euro per aiutarmi, non potrà farlo tramite le banche perché quando si scrive “Siria – Aleppo”, i denari vengono bloccati.

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