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lunedì 15 ottobre 2012

L'ALTRA FACCIA DELLE SANZIONI: i religiosi cristiani in Siria raccontano...

Siria, nuove sanzioni Ue contro Assad: Il consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione ha varato un nuovo pacchetto di misure contro Aleppo,
il 19imo dall’inizio delle ostilità.
 http://www.lastampa.it/2012/10/15/esteri/siria-nuove-sanzioni-ue-contro-assad-distrutta-la-grande-moschea-di-aleppo-VMsPL1yWjHEwUePDa003RL/pagina.html


Ancora una volta (13 ottobre 2012) attaccato dai terroristi l'arcivescovado melchita di Aleppo, stavolta 2 feriti gravi oltre i danni ingenti.
L'arcivescovo Jeambart (che è tornato a Aleppo) ribadisce : "siamo i figli di questo Paese da 2000 anni , qui resteremo"


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA  LETTERA DI RELIGIOSI OPERANTI IN SIRIA, TESTIMONI DEL RISULTATO DELLE SANZIONI DELLA UE
 CHE IN REALTA' COLPISCONO IL POPOLO
 
Due sole cose vorremmo sottolineare: la prima, l’urgente necessità di rivedere il sistema delle sanzioni internazionali, in generale, ed in particolare di quelle applicate ora alla Siria. Un’arma davvero iniqua, utilizzata dai governi cosiddetti democratici per non sporcarsi le mani, ma che colpisce duramente i più poveri e distrugge la vita, e la speranza di vita. Occorre che questa palese ingiustizia sia  messa in discussione da chi ha i mezzi per farlo.
La seconda: la necessità di fermare, impedire, l’arrivo nel paese di armi e gruppi armati (che sono già ad un livello quantitativo e qualitativo inimmaginabile). Non è tollerabile che dei paesi possano apertamente ed impunemente dichiarare di voler fornire materiale bellico, e che lo facciano di fatto, fornendo anche addestratori ed esperti militari (e kamikaze). Speriamo che si levino sempre più voci, e che l’indignazione si trasformi in azioni efficaci, per disarmare una guerra civile che è già innescata.

Intanto le sanzioni pesano, i prezzi sono triplicati anche per i generi di immediato necessità, la gente non ha più lavoro, non c’è commercio, non c’è ovviamente turismo; mancano gasolio, gas, generi alimentari. Non ci sono i mangimi per l’allevamento… o sono importati e costano carissimi: la vendita del latte non rende, perché si guadagna meno di ciò che si spende in alimenti per le bestie. I pozzi di acqua lavorano un giorno su tre, perché non c’è gasolio per farli funzionare…e quindi si fa fatica anche a coltivare… In campagna, ancora ancora la gente ce la fa, con un po’ di coltivazioni, qualche mucca…ma in città? la bombola del gas costava 300, 400 lire. Ora, in città, 2000. E anche così non si trova. Sapete quant’è la paga giornaliera di un nostro operaio? 800 lire (ed è una buona paga). Fate un po’ il conto. E noi almeno diamo ancora lavoro, a qualcuno. Ma poco a poco tutto si ferma.


Ciò che era un movimento interno al paese (rivendicazioni e proteste legittime per una maggiore libertà e democrazia), si è trasformato in uno scacchiere internazionale, dove si gioca a più mani un gioco sporchissimo, che nulla ha a che vedere con il bene della Siria e dei siriani, e che a questo punto rischia non solo di metter in ginocchio il paese e il suo governo, ma anche di vanificare le aspirazioni pacifiche dei veri dimostranti, in una logica di violenza, intolleranza e guerra civile che passa sopra la testa (e attraverso il sangue versato) di tutti.
Troppi interessi in gioco, troppa informazione unilaterale che circola in Occidente.

Si aggiunge ora il terrorismo fondamentalista, con le esplosioni devastanti che conoscete, e che si preannuncia lungo a sconfiggere, dato l’appoggio logistico ed ideologico che riceve da Arabia Saudita, Qatar, e non solo.

Cos’altro si può fare? coltivare la speranza vuol dire anche continuare con fedeltà nei propri compiti. Lasciando tutto nelle mani di Dio. “Bi eyn Allah “, come continuano a dire qui…siamo sotto gli occhi di Dio).

La cosa più difficile, per noi ma anche per tutta la gente, è lo stato di incertezza, di sospensione… Il continuo non sapere come evolvono le cose. Per qualche giorno la speranza che la situazione stia migliorando. E poi di colpo un altro giorno di scontri, l’uccisione di qualcuno, un attentato…E poi l’aumento della violenza, della criminalità ;  i furti, i rapimenti per estorsione, le strade sempre più insicure. E le violenze senza motivo, vere barbarie e vessazioni.

E dall’estero, continue condanne, sanzioni che hanno reso la vita difficilissima. Più viene chiesto dai paesi occidentali che il regime si ritiri, più i civili hanno paura e si armano, e con armi anche pesanti, per proteggere le proprie famiglie, i propri villaggi.
Ormai la situazione si deteriora di giorno in giorno, grazie anche alla presenza massiccia di Al Qaida nel paese…La stampa internazionale, da quanto ci dicono, è sempre univoca. O meglio, cominciano da un po’ a girare notizie alternative, ma incredibilmente quasi nessuno le raccoglie. Una cosa è certa: appare sempre più evidente che la vera preoccupazione non è la libertà e la democrazia dei siriani (e ancor meno la situazione dei cristiani), ma un grande giro di interessi che ormai si gioca fra le varie “potenze” mondiali. Qualcun altro dice che non si deve sempre fare “dietrologia”, ma ormai non è più necessario: è una “davantilogia” talmente evidente…
E noi? Continuiamo la nostra vita.
Come vi dicevamo, questi avvenimenti, vissuti con i nostri vicini, ci hanno legato molto alla gente. Con loro condividiamo l’attesa, l’incertezza, la stanchezza, la pazienza. Portiamo nella preghiera il desiderio di pace per tutti, e cerchiamo di essere un segno di speranza. Piantare fiori, migliorare le costruzioni, pensare al domani vivendo semplicemente l’alternarsi della preghiera, del lavoro, del servizio, ... questa è la nostra speranza, cioè la certezza che in tutto questo la Pasqua del Signore non è vana, anzi…
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, donaci la tua salvezza.
arcobaleno su Aleppo, 11 ottobre 2012





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