Pagine

venerdì 31 agosto 2012

Cristiani al lavoro per la costruzione tenace e paziente di una nuova Siria

COSTRUIRE OPERE CHE SIANO "FORME DI CIVILTA' NUOVA" (GIOV.PAOLO II): ECCO L'IMPEGNO DELLA CHIESA PER LA SALVEZZA ED IL FUTURO DELLA SIRIA
I SALESIANI AD ALEPPO
Una scuola per salvare Homs

Gli Scouts de Cluses in France in Haute-Savoie  consegnano aiuti umanitari  a Mère Agnès Mariam de la Croix


 


Contributo socio-educativo dell'Ispettoria Salesiana nelle città siriane di Aleppo, Kafroun e Damasco
di Eugenio Fizzotti
ROMA, venerdì, 31 agosto 2012 (ZENIT.org).- L’Ispettoria Salesiana del Medio Oriente, con sede ispettoriale a Betlemme, ha due comunità in Libano, tre in Egitto, cinque in Israele, una in Turchia, una in Iran e tre (di cui una però con attività religiosa sospesa) in Siria. Volendo informare i confratelli salesiani di tutto il mondo sulla situazione della Siria, sulla tragica situazione degli sfollati e dei profughi, e in modo particolare sulla presenza salesiana a Damasco, Aleppo e Kafroun, l’Ispettore Don Munir El Rai ha inviato un comunicato particolarmente apprezzato e fonte di preghiera oltre che di solidarietà.
Partendo dalla considerazione, nota a livello mondiale, che «la situazione del paese sta peggiorando e le ultime notizie riferiscono cheAleppo e Damasco e dintorni sono attaccate e bombardate», Don Munir informa che «la carenza di carburante, elettricità, acqua, pane, gas, benzina e auto, oltre alle paralisi dei mercati e alla disoccupazione, si aggiunge alla mancanza di sicurezza e al caos», con la conseguenza che, essendo diventate difficili le comunicazioni elettroniche, «la situazione economica generale peggiora a vista d’occhio, a causa della chiusura di fabbriche e attività e della conseguente dilagante disoccupazione».

Sconvolgente è il fatto di venire a sapere che più di 30.000 persone sono state uccise, mentre i feriti sono circa 200.000, e migliaia sono le famiglie tra sfollati e rifugiati. Essendosi innescata con omicidi, rapimenti, atti di vandalismo, saccheggi, incendio degli edifici governativi e impianti di pubblica utilità, la violenza ha sconvolto e ridotto in frantumi il tessuto demografico e l’antica convivenza. Stranamente si verificano anche blocchi stradali, messi su quasi tutte le autostrade siriane, da diverse fazioni o individui e ciò comprensibilmente rende ogni viaggio molto rischioso e crea uno stato di orrore, disgusto e grande incertezza.
Poiché, oltre a questo, migliaia di persone hanno perso la casa e molti hanno urgente bisogno di cure mediche e di aiuti umanitari, dalla metà di marzo del 2011 la Siria, nota in tutto il mondo per la sua ricca storia, la cultura e il sano ed esemplare pluralismo, «sta vivendo oggi un caos senza precedenti», il che alimenta la tristezza, le preoccupazioni e la sfiducia che possono essere risolte e superate attraverso una soluzione pacifica, sostenuta e incoraggiata da ferventi preghiere, che riesca a garantire sicurezza e stabilità.
È particolarmente tragico venire a sapere da Don Munir che «ormai si contano circa un milione e mezzo tra sfollati e rifugiati. La maggior parte degli sfollati interni ha cercato rifugio nelle città di Damasco eAleppo, e nelle zone montagnose intorno a Homs e Hama, zona in cui hanno avuto inizio gli scontri. Gli sfollati sono stati ospitati in scuole e strutture pubbliche. Per le migliaia di famiglie sfollate la situazione è drammatica, molti hanno urgente bisogno di cure mediche e aiuti alimentari, ma gli aiuti umanitari hanno difficoltà a essere recapitati e sono ancora scarsi. Oltre 300.000 siriani sono già approdati nei 4 campi profughi costruiti nei paesi confinanti. In questa fase è quanto mai importante sostenere le minoranze religiose, fornendo assistenza specifica e contribuendo ad alleviare lo stato di incertezza dettato dalla sempre più frequente perdita del lavoro e dall’acuirsi degli scontri che attualmente coinvolgono i loro quartieri. La fuga all’estero delle minoranze religiose autoctone priverebbela futura Siriadel suo pluralismo religioso, sociale e culturale con il ruolo che questo comporta nel processo di democratizzazione e nel recupero di una convivenza pacifica».
Passando a descrivere il compito che i Salesiani di Don Bosco svolgono in Siria Don Munir fa riferimento alla promozione di attività ricreative ed educative nelle scuole e negli altri istituti e centri di accoglienza che ospitano gli sfollati nelle città di Damasco,Aleppo e Kafroun con particolare riguardo ai bambini e ai giovani. In effetti in molte scuole e strutture educative e ricreative diAleppo e Damasco sono stati accolti gli sfollati provenienti dalle campagne e dai quartieri più colpiti dagli scontri in modo da offrire ai bambini e ai giovani la possibilità di portare avanti «una vita basata sulla ricerca della sussistenza, senza attività votate al ristabilimento di alcuni elementi di normalità quali le attività didattiche».
Si tratta, in fondo, di «attività di sostegno alle minoranze cristiane, volte al loro sostentamento nella fase di emergenza e indirizzate a migliorare lo stato di insicurezza in cui versano le famiglie e ad evitare la loro fuga dal paese». E oltre a sostenerle nella ricerca di un alloggio e a procurare loro alimenti, vestiario, materiale didattico e medicine, le comunità salesiane presenti in Siria aprono ogni sera i loro centri, per accogliere familiarmente tutti quelli che lo desiderano, scambiando momenti di fraternità, di sostegno reciproco e di sentita preghiera compartecipata.
La comunità salesiana di Aleppo, composta da 4 confratelli e da un prenovizio, anima soprattutto un Oratorio-Centro Giovanile che è frequentato da circa 450 ragazzi e giovani cristiani di vari riti, soprattutto nelle giornate di venerdì, sabato e domenica. Negli altri giorni, eccetto il lunedì, è aperto per alcune attività particolari (allenamenti, gruppi) e per tutti coloro che lo desiderano. Un altro impegno è quello dellapastorale universitaria, con due proposte settimanali: un incontro formativo e la Messa, mentre nel corso dell’anno vengono fatte altre proposte di carattere formativo, ricreativo e liturgico. E inoltre la comunità è impegnatanell’assistenza spirituale e sociale ai carcerati con la Messa festiva in carcere ogni 15 giorni. Avvalendosi poi dell’aiuto di alcuni collaboratori, si cerca di venire incontro anche alle varie necessità materiali che si presentano (aiuto economico, pratiche legali, ecc.).
Dal 1992 era presente una comunità salesiana anche a Kafroun ma nel 2008 i superiori decisero di sospenderla e di affidare alla comunità diAleppo la gestione dell’opera. Di conseguenza la casa è aperta in estate per i campeggi e i gruppi, con la presenza stabile di 2 confratelli inviati dall’Ispettore; numerosi ragazzi e giovani del luogo hanno partecipato all’iniziativa dell’«Estate Ragazzi» e almeno 2 volte all’anno, in occasione del Natale e della Pasqua, sono molti i gruppi dalla Siria e dal Libano o altri gruppi ecclesiali, che partecipano alle iniziative formative che vengono proposte.
Anche a Damasco, come ad Aleppo, la comunità salesiana è composta da4 confratelli, che animano l’Oratorio-Centro Giovanile frequentato nelle due giornate festive di venerdì e domenica da circa 350 ragazzi e giovani cristiani provenienti da vari quartieri della città e di diversi riti. Negli altri giorni l’Oratorio è aperto dalle 16.30 alle 22.30 per tutti coloro che lo desiderano, ad eccezione del lunedì.Al mercoledì pomeriggio è previsto l’incontro con gli universitari, al venerdì mattina ha luogo un Corso di formazione per nuovi catechisti e la catechesi viene fatta al venerdì pomeriggio per i ragazzi delle elementari e delle medie e al sabato pomeriggio per i ragazzi della scuola superiore. Per tutti, ragazzi, giovani e famiglie, si celebra la Messa la domenica pomeriggio.
Un altro impegno della comunità di Damasco è rivolto ai profughi irakeni. Ciò vuol dire che è effettivamente un centro educativo per circa 100 ragazzi e ragazze dalla prima elementare fino alla terza media, ragazzi che hanno lasciato la scuola per vari motivi, dando loro istruzione scolastica, culturale, religiosa. E un’ulteriore attività pastorale sta nell’assistenza spirituale alle due comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice (scuola e oratorio), con la Messa quotidiana, con altri servizi occasionali e soprattutto con l’assistenza spirituale ai malati del vicino ospedale e con l’assistenza nella cura della casa diMaarra Sidnaya che fin dall’inizio è stata pensata, in stretta dipendenza da Damasco, come casa di spiritualità per giovani e adulti.
Consapevole che i giovani siriani stanno vivendo oggi un’esperienza dolorosa e insolita, che sta lasciando tracce nella loro vita, nei loro sentimenti e anche nei loro sogni, Don Munir El Rai ha voluto tenere due incontri con la “Gioventù DonBOSCO” sia ad Aleppo che a Damasco, trattando il tema: Come vivi questa crisi? Quali sono i suoi effetti positivi e negativi sulla tua vita?
Ascoltando le varie esperienze personali vissute dai giovani e da essi esposte con sincerità, Don Munir ha rilevato che «tra gli elementi positivi emersi dalla crisi, secondo un giovane, si è intensificata la vicinanza di Dio e la percezione delle sue grazie. In generale tutti pensano che gli eventi li hanno portati a capire l’importanza della preghiera e a comprendere di più come si dovrebbe vivere da giovane cristiano anche nel tempo di difficoltà. Sentire il dolore dell’altro, il crescente desiderio di aiutare e lo spirito comunitario sono i risultati più importanti prodotti dalla crisi. Inoltre i giovani hanno cominciato ad apprezzare le loro famiglie, passando più tempo assieme in casa.
Non è mancato il richiamo dei giovani alla vita politica e la sottolineatura di un forte senso patriottico, che induce a conoscere il valore della pace, ormai diventata la priorità e l’invocazione principale, soprattutto nelle preghiere. Purtroppo è emerso di continuo l’elemento negativo della paura di perdere una persona cara, di vivere un futuro privo di molte eventualità, di trovarsi sistematicamente in mezzo ai pericoli, di essere costretti ad affrontare una grossa difficoltà economica, avendo molti di essi perso il lavoro e non riescono a trovare una nuova opportunità.
Non essendo mancato il riferimento alla morte, soprattutto degli innocenti, causata dall’odio tra la gente, Don Munir ribadisce nel suo comunicato che come figli di Don Bosco «abbiamo una missione educatrice piena di sfide educative: costruire la pace e la coesistenza pacifica, sostenere il dialogo, rifiutare la violenza, respingere l’odio, finalizzate all’educazione “del buon cristiano e dell’onesto cittadino” come era solito affermare Don Bosco».


Una scuola per salvare Homs
di Giorgio Bernardelli
Proprio mentre il Paese scende sempre più nel baratro i gesuiti di una delle città simbolo del conflitto mettono insieme i ragazzi delle diverse comunità

Sembra davvero senza fine l'orrore in Siria. Eppure anche nella morte, nel terrore, tra le macerie, c'è chi ha la forza di guardare avanti. Avevamo parlato qualche settimana fa su Mondo e Missione dei gesuiti di Homs - una delle città martiri di questo conflitto - e della loro scelta di rimanere accanto a tutte le vittime. Attraverso il sito dell'Oeuvre d'Orient proprio in queste ore da Homs è giunta una nuova testimonianza che parla di un altro gesto coraggioso.

Alla fine di agosto in tutto il Medio Oriente sono ricominciate le scuole. In tutto il Medio Oriente tranne che nelle città sfigurate dal conflitto siriano: a Homs le scuole pubbliche restano infatti sbarrate. E allora i gesuiti, in accordo con le altre Chiese locali, hanno compiuto una scelta. Hanno aperto quattro centri destinati a tutti i ragazzi: cristiani, sunniti, alawiti... Li frequentano un migliaio di ragazzi che qui possono trovare corsi di matematica, di arabo, di francese, ma anche «lezioni di vita», nelle quali provano a comporre delle canzoni o a mettere insieme rappresentazioni teatrali in cui si parla dei valori della tolleranza, del rispetto dell'altro e della pace. Proprio mentre la Siria scende sempre più in fondo nel baratro di una guerra confessionale che anche forze estranee al popolo siriano alimentano, - dunque - i gesuiti di Homs provano a far crescere insieme i ragazzi. E a parlare così a tutti.

«Dal momento che non riusciamo a convincere i genitori - ha dichiarato padre Ziad Hilal, un gesuita libanese che vive a Homs, in questi giorni di passaggio in Svizzera - proviamo a farglielo dire dai figli».

Padre Ziad ha studiato filosofia e teologia in Francia ed è in Siria da appena tre anni. A Ginevra ha raccontato la vita della sua comunità: contrariamente a quanto affermato da alcune fonti ci sono ancora dei cristiani a Homs, sono rimasti in circa quarantamila. Vivono le sofferenze di tutti: i lutti, le case distrutte dai bombardamenti, «la maggior parte della gente è profuga nella propria città». Anche i gesuiti hanno visto danneggiate tutte e tre le loro chiese. Ma padre Ziad, insieme al confratello olandese Frans Van der Lugt, non ha alcuna intenzione di andarsene da Homs: «Non lascerò questa città finché finché vi saranno persone che la abitano. Me ne andrò solo da morto».
http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=4855


Visite Mère Agnès Scouts de Cluses (France) - Monastère St Jacques le Mutilé  - Video
http://www.youtube.com/watch?list=UU17uN6lRZwym1iX62uhe4Dw&v=qbqUOgQPWr8&feature=player_detailpage



Nessun commento:

Posta un commento

Invia alla redazione il tuo commento. Lo vaglieremo per la sua pubblicazione. Grazie

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.