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venerdì 20 novembre 2020

Libano. Il piano degli Stati Uniti per indebolire Hezbollah: una guerra civile e l’esodo dei cristiani

Le differenze tra Hezbollah e i cristiani del Libano 

di Elijah J Magnier 

tradotto da A.C.

Dal punto di vista teologico i leader cristiani (sia politici che religiosi) del Libano e gli sciiti duodecimani sono molto distanti tra loro; i primi hanno infatti obbiettivi politici e ideologici fondamentalmente diversi da quelli di Hezbollah. 

Gebran Bassil, a capo del gruppo cristiano più numeroso in parlamento, “At Tayyar al-Watani al-Hurr” (Movimento Patriottico Libero, MPL) lo metteva in chiaro in un discorso tenuto in televisione come risposta alle sanzioni impostegli dagli Stati Uniti per presunta corruzione e per la sua alleanza a livello politico con Hezbollah. Ma sono proprio queste differenze ideologiche a costituire una specie di assicurazione, di garanzia, che impedisce lo scoppio di una guerra civile e l’esodo dei cristiani dal Medio Oriente. “Questo (una guerra civile in Libano e l’esodo dei cristiani) è quello a cui aspira Israele, un desiderio che le autorità americane hanno espresso chiaramente negli incontri privati” rivelava Bassil. A questo punto si pongono le domande: quali sono le differenze fondamentali tra i cristiani libanesi e Hezbollah e cosa si aspettano gli Stati Uniti dai cristiani libanesi per poter indebolire l’organizzazione sciita?

Il giorno dopo le elezioni presidenziali, il 4 novembre, con una mossa apparentemente incomprensibile che oltretutto non assicurava benefici strategici e tattici né a Israele e neppure agli Stati Uniti, l’amministrazione americana annunciava che avrebbe imposto le sanzioni al membro del parlamento Gebran Bassil. Bassil riferiva che l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Libano, Dorothy Shea, si era recata da lui per dargli un ultimatum e avvisarlo che sarebbero subito iniziate le sanzioni se non avesse rotto l’alleanza del MPL con Hezbollah. Bassil si rifiutava di obbedire alla richiesta intimidatoria e così il presidente Trump lo sanzionava.  Decideva quindi di rivelare come era andato l’incontro con le autorità americane per stabilire un equilibrio tra le sue relazioni con Hezbollah  e con l’Occidente. Il leader cristiano elencava le differenze con Hezbollah in termini di “ pensiero, linguaggio e ideologia”. 

L’organizzazione sciita Hezbollah vede gli Stati Uniti come “ il grande Satana, la testa del serpente” e, per quanto riguarda Israele, l’obbiettivo è porre fine alla sua esistenza. Il suo scopo è chiaro: liberare la Palestina. In Libano i cristiani non sono gli unici a non condividere l’obbiettivo di Hezbollah. Anche il gruppo sciita Amal, guidato dal presidente del parlamento Nabih Berri, considerato come l’alleato più stretto di Hezbollah, non condivide i suoi slogan e i suoi obbiettivi. Berri, a differenza di Hezbollah, ha ottime relazioni con l’Occidente e con gli stati del Golfo.

Inoltre Bassil ha detto che i cristiani del Libano reputano essenziali i rapporti con gli Stati Uniti che quindi devono essere trattati come tali. Ha aggiunto che Israele ha il diritto di vivere in sicurezza se la sicurezza viene garantita anche ai territori arabi e se i diritti dei palestinesi sono tutelati in base al piano di pace del re saudita Abdallah. Bassil qui si riferiva alla restituzione delle alture occupate del Golan alla Siria e dei territori occupati al Libano, al diritto al ritorno dei profughi palestinesi e a uno stato per la Palestina come condizioni per poter normalizzare i rapporti con Israele come stabilito nell’ iniziativa del re saudita.

La stessa iniziativa venne approvata dall’ex presidente Hafez Assad prima del suo incontro con il primo ministro Ehud Barak nel 2000 ma fallì all’ultimo minuto. Anche il presidente siriano Bashar al-Assad e quello libanese Emil Lahoud, entrambi alleati di Hezbollah, erano d’accordo sul piano di pace proposto dal re Abdallah nel 2002. L’ Autorità Palestinese (ANP) e Hamas esigono il diritto al ritorno dei profughi e la creazione di due stati in Palestina per metter fine al conflitto israelo-palestinese. 

Chiaramente Bassil non vuole apparire come uno totalmente legato a Hezbollah ma neanche come uno che accetta una relazione con l’Occidente basata su condizioni, condizioni che potrebbero facilmente scatenare una guerra civile in Libano. Quello che Bassil ha omesso è la richiesta fattagli  dall’ambasciatrice americana in Libano di formare una coalizione con le “Forze Libanesi” cristiane guidate da Samir Geagea, il partito Kataeb e i drusi di Walid Jumblatt, allo scopo di isolare Hezbollah.

Il Movimento Patriottico Libero è convinto che la richiesta degli Stati Uniti di isolare gli sciiti dividerebbe il Libano in due: da una parte i cristiani (con i drusi come alleati sostenuti dagli Stati Uniti) e dall’altra i sunniti e gli sciiti. Sarebbe molto facile creare un conflitto settario tra sunniti e sciiti per tenere occupato Hezbollah. Così Israele potrebbe colpire i villaggi sciiti e l’Occidente applaudirebbe la divisione del Libano con la scusa di proteggere i cristiani del paese. E la zona cristiana verrebbe finanziata e sostenuta dall’Occidente. Ma se i confini tra le due zone non fossero rispettati e Hezbollah prendesse il sopravvento, i cristiani se ne andrebbero velocemente dal paese, una situazione ideale per l’Occidente. Obbligherebbe i cristiani ad emigrare e lascerebbe il Libano preda di un conflitto settario tra sciiti e sunniti come è successo in Iraq e in Siria nell’ultimo decennio. Ma in fondo è quello che l’ex presidente francese Nicholas Sarkozy proponeva al patriarca cristiano libanese quando gli chiedeva un aiuto per la comunità cristiana nel 2011.

Gebran Bassil rifiutava l’offerta degli Stati Uniti anche se per natura i cristiani del Libano si sentono vicini all’Occidente. Bassil vuole avere delle relazioni con gli Stati Uniti e con l’Europa: non è pronto a sostituirli con l’Iran, la Russia e la Cina. Le richieste americane ai cristiani libanesi prevedono anche la naturalizzazione dei profughi palestinesi e siriani. Se avvenisse creerebbe un enorme squilibrio a livello demografico perché la maggioranza della popolazione sarebbe sunnita, poi verrebbero gli sciiti. A quel punto non sarebbe più possibile né giustificabile  assegnare alla minoranza cristiana la metà delle cariche istituzionali dello stato, del parlamento, del gabinetto e delle forze di sicurezza come previsto dagli accordi di Taef.

Una questione molto delicata divide Hezbollah e Gebran Bassil, non è ideologica ma riguarda il presidente del parlamento Nabih Berri accusato di corruzione come il primo ministro Saad Hariri, il leader druso Walid Jumblatt, il governatore della Banca Centrale Riyad Salame e altri. Bassil accusa Hezbollah di proteggere il suo alleato sciita Berri che a sua volta, insieme a Hariri, protegge Riyad Salame. Il governatore della Banca Centrale è accusato di aver favorito il trasferimento di miliardi di dollari ai vertici libanesi, somme accumulate grazie alla corruzione e all’abuso di potere che vanno avanti da decenni. Hezbollah capisce le accuse di Bassil ma è impotente in quanto non ha molte scelte. Berri è il leader di Amal e, se fosse lasciato da solo, potrebbe anche decidere di mettersi contro Hezbollah con il rischio di dare il via ad un conflitto tra sciiti. Il prezzo sarebbe altissimo soprattutto con Israele e gli Stati Uniti che non cercano altro che un’occasione per indebolire Hezbollah dall’interno o tramite i suoi alleati.

Bassil ha parlato anche di un piano, sventato dai servizi di sicurezza locali (che hanno arrestato parecchi militanti), finalizzato a rilanciare il gruppo terroristico dell’ISIS nel nord del Libano dove sono stati scoperti 40 militanti in contatto con Idlib (la provincia siriana in cui al-Qaeda ha la sua base). I cristiani sanno che una separazione da Hezbollah toglierebbe loro la protezione soprattutto quando c’è ancora in giro l’ISIS che potrebbe manifestarsi ogni volta che si presenta l’occasione. Ecco perché  Bassil non può rompere i rapporti con Hezbollah: Hezbollah è una garanzia contro gli islamisti radicali che hanno ampiamente dimostrato la loro brutalità nei confronti di tutte le religioni e le sette in Siria e Iraq. A conti fatti, l’unico amico politico che Bassil ha in Libano oggi è Hezbollah dato che tutti gli altri gruppi compresi i cristiani maroniti, i sunniti e i drusi lo hanno demonizzato cercando di isolare il Movimento Patriottico Libero e il suo leader.

Essere un cristiano in Libano non è un privilegio come lo sarebbe invece in Occidente. L’unico vantaggio è quello di poter ottenere  facilmente un visto per cambiare residenza. Inoltre si sa bene che gli Stati Uniti non interagiscono con i politici libanesi su base umanitaria o di “ favore per favore” ma solo per interesse, (il loro). Infatti nonostante abbia facilitato l’uscita di Amer Fakhoury dal Libano, Bassil non si è guadagnato le simpatie degli Stati Uniti. Anzi, gli eventi insegnano che quando l’amministrazione americana ritiene sia arrivato il momento di sacrificare i cristiani del Libano per usarli come legna per dar fuoco alla guerra civile, non esita a farlo. Per gli Stati Uniti gli interessi di Israele vengono prima di qualunque altra cosa. E purtroppo è probabile che nulla cambi con la nuova amministrazione.

Gli Stati Uniti e Israele hanno provato ad affrontare Hezbollah faccia a faccia senza riuscire a sconfiggerlo o a indebolirlo. Hanno cercato di dividere l’Iraq e la Siria per impedire che gli arrivassero i rifornimenti ma non ce l’hanno fatta. Il loro ultimo tentativo è stato quello di imporre la “massima pressione” all’Iran. Il risultato ottenuto è che Teheran non si è sottomessa e Hezbollah ha continuato a pagare gli stipendi a decine di migliaia di suoi militanti in dollari americani anche se in Libano questa moneta è pressoché introvabile. Agli Stati Uniti e Israele non resta altra possibilità se non quella di scatenare una guerra civile in Libano e  allontanare i cristiani per allentare la pressione imposta a Israele da Hezbollah la cui forza e efficienza è sempre in crescita.

E’ improbabile che Hezbollah cada in questa trappola malgrado i  suoi alleati cristiani abbiano ideologie e obbiettivi profondamente diversi. Le differenze possono essere gestite se c’è un interesse reciproco a restare insieme. Invece di indebolirlo, le sanzioni degli Stati Uniti hanno ridato lustro a Bassil e hanno permesso al giovane leader cristiano di rivendicare la sua giusta rappresentanza, prima negata, nel nuovo governo. Ma questo indebolisce il primo ministro eletto Saad Hariri (che in parlamento ha la minoranza): lui contava sull’iniziativa del presidente Macron per formare il suo governo senza Bassil non  tenendo conto dei risultati parlamentari. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, come previsto, hanno prodotto un effetto contrario, hanno messo le ali a Bassil rendendolo più forte di prima.

Note: 

A. L’iniziativa di re Abdallah: gli stati arabi proponevano il ritiro immediato di Israele dai territori occupati nel 1967 incluse le alture occupate del Golan (sulle linee del 4 giugno 1967) e i restanti territori occupati nel sud del Libano. Nel piano è inclusa una giusta soluzione alla questione dei profughi palestinesi basata sulla risoluzione 194 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ed è contenuta la richiesta di accettare la costituzione di uno stato indipendente sovrano sui territori palestinesi occupati a partire dal 4 giugno 1967 in Cisgiordania e a Gaza con Gerusalemme est come capitale. In conseguenza gli stati arabi avrebbero: 1) considerato il conflitto arabo-israeliano completamente chiuso, 2) stabilito normali relazioni con Israele in un contesto di pace globale. Veniva chiesto al governo di Israele e agli israeliani di accettare questa iniziativa per salvaguardare la pace e fermare un ulteriore spargimento di sangue nella regione. Queste sono le questioni chiave. Sono state definite come pace per il ritiro, come normalizzazione in cambio di normalizzazione: gli stati arabi chiedevano a Israele di essere uno stato normale. In cambio avrebbero normalizzato i rapporti con lui a livello economico, culturale e di altro genere. 

B. Durante l’occupazione israeliana del Libano nel 1982, Amer al-Fakhoury  era un comandante nel campo di detenzione di Kiyam installato dagli israeliani nel sud del paese. Fu responsabile della morte e della tortura di  molti membri della resistenza. Le autorità libanesi, su richiesta di Donald Trump, hanno fatto pressione sul capo del tribunale militare perché rilasciasse questo collaboratore di Israele. Al-Fakhoury fu portato nell’ambasciata americana e fatto uscire di nascosto dal Libano. L’ordine per il suo rilascio venne emesso in seguito alle pressioni fatte dal capo di stato maggiore e dal presidente Michel Aoun, il suocero di Gebran Bassil. 

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martedì 10 novembre 2020

Una parola ai tempi del Coronavirus, da Soufanieh di Damasco

Padre Elias Zahlaoui nel suo ufficio a  Notre Dame de Damas © Nadine Zelhof

di Padre Elias Zahlaoui - Damasco

Pubblicato da: Arrêt sur info

Traduzione: Gb.P. per OraproSiria


Si parla molto del Coronavirus. Alcuni hanno insistito per avere la mia opinione, nonostante la mia ignoranza di questioni mediche e scientifiche. Alla fine decido di darla, nella speranza di portare a qualcuno un po' di luce e molte certezze.

Qualunque sia l'origine di questo virus, qualunque sia la quantità delle sue vittime e delle sue ricadute, e qualunque sia la verità di ciò che si dice al riguardo, mi sembra che dobbiamo riconoscere che il mondo intero si trova ad affrontare un dilemma senza precedenti. Questo dilemma, nessuno avrebbe potuto immaginarlo. È l'incubo della morte, certa e rapida, che ora incombe sulla testa di ogni persona sulla terra.

Questo è il dilemma! C'è una via d'uscita? 

Certo, prima o poi si troverà una cura. La Cina lo ha già sconfitto. Tuttavia, il rimedio medico non può in alcun modo significare che l'umanità sia sfuggita al grande pericolo che la minaccia nella sua stessa esistenza. Questo pericolo, il virus l'ha brutalmente messo a nudo e in un modo che non è più possibile ignorare.

Da parte mia, devo ammettere che vedo in questa crisi un aspetto luminoso, che molti rischiano di non vedere, o si rifiutano di vedere.

Che la morte ora mostri la sua presenza nella vita di ogni essere umano, ringrazio Dio per questo. Essa sembra dirci: “D'ora in poi, conduci una vita dignitosa, sia per te stesso che per ogni essere umano intorno a te, e fino ai confini della terra. Altrimenti, non meriti di vivere perché la morte è parte integrante della vita. Quindi se non ti insegna come condurre una vita degna di ogni essere umano, significa che non meriti di vivere. "

Qui mi vengono in mente due grandi versetti. Uno è di Cristo che dice: "A che serve all'uomo guadagnare l'universo se perde la sua anima?" L'altro è dal Corano. Eccolo: “Tutto è effimero. Rimane solo il Volto del tuo Signore, tutto in maestà e dignità ”.

Alcuni cercheranno di minimizzare l'importanza di questo grave dilemma e di interpretare questi due versetti in modo tale da eliminare il loro significato profondo. A loro dirò senza mezzi termini che questo dilemma, visto alla luce di questi due versetti, dice a chiunque ascolti, veda e capisca:

La vita è per te e per gli altri ... L'amore è per te e per gli altri ... La dignità è per te e per gli altri ... È lo stesso per la pace, la gioia, la salute, il cibo, la scienza, i soldi, la libertà, la parola ... Tutto questo è per tutti.

Se lo comprendi e agisci di conseguenza, allora e solo allora la tua vita e quella di ogni essere umano diventeranno amore, dignità, gioia e serenità.

Sì, questo è per me l'aspetto luminoso e positivo di questo oscuro dilemma globale.

Qui, naturalmente, sta la grande difficoltà, al punto che può arrivare ai limiti dell'impossibile, per la stragrande maggioranza degli uomini. In effetti, in che cosa è sorprendente che i miliardi di persone lasciate indietro nel mondo dicano: dov'è la vita? Dov'è la speranza? Dov'è la gioia? O… ? O… ? O dov'è Dio?

Sì, questa è la nostra condizione pietosa in tutto il mondo.

Si può immaginare l'esistenza di poche centinaia di milioni, esclusivamente occidentali, sui sette miliardi che riempiono la terra, oltre a poche centinaia di "arricchiti occidentalizzati", provenienti da paesi sottosviluppati? Essi sembrano ignorare completamente, nel concreto della loro vita e delle loro relazioni, la verità della morte, in tutto ciò che questa verità possiede come esigenze capaci di indirizzare gli uomini a condurre una vita di rettitudine, con i loro fratelli umani e con Dio, sulla terra e nell'eternità? Sono arrivatii a condurre uno stile di vita che suggerisce che Dio è davvero morto per loro - nonostante alcune manifestazioni di religiosità nell'uno o nell'altro - e che saranno soli a vivere eternamente sulla terra. Per questo si permettono, consciamente o inconsciamente, di attaccare ogni legittimità e ogni valore, e calpestano tutti gli uomini, tutti i popoli, tutta la natura, senza mai accontentarsi!

Oggi è diventato evidente che il mondo è diviso in due parti, una, numericamente piccola ma di illimitata prepotenza, l'altra, composta dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale, che prova con tutta la sua forza a resistere, per assicurarsi un minimo di vita accettabile.

Quanto a noi, in Siria, lo siamo stati in verità, per più di nove anni, e rimaniamo al centro di questo combattimento cosmico. Abbiamo difeso la sopravvivenza, non solo della Siria, ma di tutta l'umanità. Poi è arrivato il giorno benedetto in cui, nel cuore dell'inferno dei combattimenti, si è formato un fronte di resistenza mondiale, che raggruppava Russia, Cina, Iran e Hezbollah libanese, oltre ad alcuni piccoli Paesi. La Siria è al centro di questo fronte, a causa della sua situazione e della sua leggendaria resistenza.

Ecco perché, in mezzo a questo dilemma del CoronaVirus, dico spontaneamente, senza alcuna affettazione:  Benedetto il giorno in cui, grazie al CoronaVirus, tutti gli uomini, dai "più forte" al "più debole", dal "più ricco" al "più povero", stanno tremando, nei loro "palazzi", o nelle loro immense "haciendas", o nelle loro "case", oppure nei loro bassifondi, o sotto i ponti dei fiumi, o alle fermate delle metropolitane, nelle città dell'Europa, degli Stati Uniti, del Canada, dell'Australia, o nella più totale miseria, ridiventati così tutti uguali nella paura della morte.

D'ora in poi, questa nuova realtà è davvero un evento che non può essere ignorato, e che richiede al mondo intero di farne una linea di demarcazione, a livello di tutta l'umanità, tra presente e futuro, prima che sia troppo tardi.

È evidente che oggi il mondo intero si trova di fronte a un bivio e a un dilemma, e quindi di fronte a una scelta: o è un avvio rapido e onesto, per trovare un Ordine Internazionale Nuovo, che garantisca sicurezza e giustizia, e di conseguenza pace per tutti, oppure l'annientamento totale, prima o poi.

So, naturalmente, che tali parole provocheranno spontaneamente reazioni, che mi accusano di lasciarmi trasportare da sogni "impossibili". Non mancheranno di affermare che l'umanità ha affrontato problemi altrettanto gravi, che ne è uscita e che poi tutto si è ritrovato come in passato.

Questa obiezione può sembrare plausibile a prima vista; ma ignora la differenza essenziale tra la natura dell'attuale crisi del Covid19, e ciò che rischia di causare come nuove crisi, e la natura di tutte le crisi precedenti senza eccezioni.

È che oggi, la morte, presente e imminente, aleggia su tutti. Pone una doppia domanda, che condensa il destino dell'umanità attuale, e che non è mai stata posta da nessuna delle crisi precedenti. Eccola :

Noi umani, vogliamo che la nostra esistenza sulla terra sia limitata alla sola terra, in modo che i forti divorino i deboli all'infinito, o vogliamo tornare alla nostra ragione e al nostro Creatore, che sono il nostro supremo ricorso, per vivere sulla terra la vita che la nostra ragione ci impone, ed essere come Dio ci ha voluto: fratelli uguali in tutto, che cercano di ricostruire la nostra Terra, per piacere a Dio e per rendere felice ogni uomo?

Ora mi sembra che l'immensa Sapienza di Dio abbia preceduto le suppliche degli oppressi, incapaci di cambiare nulla alle loro condizioni. Ci ha sorpreso con un Evento straordinario, sfuggito a tutte le scienze umane. Voleva anche che Damasco fosse, fra tutte le città del mondo, il luogo privilegiato di questo sacro Evento.

Da parte mia, vedo un legame segreto ma reale tra, da un lato, questo straordinario Evento religioso, e la guerra infernale intrapresa contro la Siria, e, dall'altro, l'attuale crisi provocata dal Virus.

All'epoca nessuno, al di fuori dell'amministrazione americana, poteva immaginare la portata di ciò che era stato pianificato contro Damasco, e a partire da Damasco, contro il mondo arabo, infine contro il mondo intero. Lo potevano sapere solo quelli che si nascondevano dietro ciò che pubblicava un articolo di 12 pagine, dal titolo: "Strategie d'Israele negli anni 80" , firmato dallo stratega Oded Yinon nel numero del febbraio 1982 di una rivista israeliana, che porta il nome di "Kévonim" (che significa "orientamento"), e che era diffusa a Gerusalemme.

È necessario ricordare quanto è accaduto da quel giorno, nella realizzazione di questo Piano dichiarato alla luce del sole, a livello dell'intera regione, oltre a quanto già realizzato, ed ancora in corso in Palestina, dalla decisione di spartizione del 1947?

Per quanto riguarda questo Evento religioso, meglio conosciuto con il nome di ʺSoufaniehʺ, è avvenuto negli ultimi giorni di novembre 1982, pochi mesi dopo l'articolo della rivista ʺKévonimʺ.

È per caso?

Pongo questa domanda ʺspontaneaʺ, con la certezza di chi sa che i molteplici aspetti di questo insolito Evento religioso, confermano uno straordinario intervento divino, con dimensioni religiose globali, che ha finito per imporre la sua presenza in quasi tutte le chiese del mondo, soprattutto in Vaticano. Tutti gli scienziati, medici e teologi, che arrivarono pieni di dubbi e alcuni di confutazioni, finirono per adottarlo, insegnandolo anche nelle università, in Germania, in Francia e negli Stati Uniti, difendendolo nei loro scritti, riconoscendone l'autenticità, l'importanza e la delicata puntualità.

Coloro che hanno seguito questo Evento hanno avuto, partendo dall'unità dei molteplici aspetti di questo Evento, l'assoluta convinzione, durante i tanti anni che hanno preceduto la guerra e durante questa guerra, nonostante il suo orrore e la sua durata, che in Siria non eravamo soli ad affrontare quasi il mondo intero, in tutto ciò che aveva di malizia demoniaca, di intelligenza progettuale, di scienza omicida, di armi mostruose, di denaro corruttore e di esseri umani che ci erano stati inviati a centinaia di migliaia, da diverse regioni e carceri di tutto il mondo dopo essere stati proditoriamente privati di ciò che fa un uomo: la ragione!

Sì, lo dico senza ombra di dubbio: in Siria avevamo la prova assoluta che non eravamo soli. Dio era con noi, quando i capi dell'Occidente e tutti i loro servi ribadivano, ebbri di certezza, che la caduta della Siria era imminente, da un giorno all'altro.

Quanto a noi, figli di Soufanieh - tale è il nome del modesto quartiere dove si sono verificati questi fatti straordinari - la nostra certezza della Presenza di Dio in mezzo a noi, poggiava sulla successione di questi fatti stessi, e più particolarmente sui messaggi celesti, che la Vergine ha trasmesso per la prima volta dalla notte del 18/12/1982, e che Cristo ci ha consegnato, dal pomeriggio di giovedì 31/5/1984.

Rimanendo nei limiti del mio argomento, lascio da parte la posizione delle persone a Damasco e altrove, di fronte a questo Evento. Mi attengo ad alcuni dei suoi messaggi, che hanno radicato in noi la certezza della presenza del Cielo con tutti i suoi figli di Siria. Ma trovo utile segnalare una cosa importante, particolare di questo Evento. Con questo intendo il fatto che la Beata Vergine e Cristo, durante questo Evento, hanno usato la lingua araba. E questa è la prima volta nella storia.

Quanto a questi messaggi, mi limito a quelli più importanti che toccano il nostro argomento.

La notte del 18/12/1982, la Beata Vergine iniziò così il suo primo messaggio:

" Figli miei, ricordatevi di Dio, perché Dio è con noi ... "

La mattina di venerdì 11/4/1983 la Beata Vergine disse anche, ma in Arabo dialettale:

“… Il mio cuore era consumato per il mio Figlio Unigenito. Non si esaurirà su tutti i miei figli. ... "

Devo ammettere che in questo giorno abbiamo capito, soffocati dall'angoscia, che qualcosa di terribile si stava preparando contro la Siria e che ciò avrebbe ucciso, come è stato ucciso suo Figlio, un gran numero tra di noi, ma non tutti! Ed ecco, nel suo messaggio abbagliante, Ella proclamava l'uguaglianza tra suo figlio Gesù e coloro che considerava suoi figli, in Siria, quelli che la considerano come loro Madre.

Quel giorno abbiamo avuto la certezza che stavamo camminando verso una prova molto grande, ma che l'avremmo vinta, grazie a Dio, nonostante essa ci sarebbe costata un dolore lancinante, e ad un prezzo altissimo.

Va sottolineato che la Beata Vergine è già apparsa in molti luoghi del mondo, e che ha consegnato lì, nella lingua locale, messaggi importanti, ma che hanno sempre chiamato gli uomini a tornare a Dio, ad amare gli altri, oltre che alla preghiera. Ma non notiamo in nessuna delle sue numerose apparizioni, riconosciute dalle Chiese, sia cattoliche che ortodosse, che abbia pronunciato qualcosa che si avvicina a ciò che ha consegnato in quel breve messaggio a Damasco.

Passammo cinque mesi in preghiera. All'improvviso avvenne la prima manifestazione di Cristo, durante la quale Egli disse in arabo letterario:

Io sono l'Inizio e la Fine.
Sono la Verità, la Libertà e la Pace.
La mia Pace vi do. ... "

Un messaggio del genere ha bisogno di una spiegazione?

Poi i messaggi di Cristo si sono susseguiti, densi e forti, fino al Sabato Santo, 10/4/2004, dove ci ha detto, davanti a un imponente gruppo di medici, teologi e giornalisti, convenuti da tutto il mondo:

"Il mio ultimo Comandamento per voi:
Tornate tutti a casa vostra,
ma portate l'Oriente nei vostri cuori.
Da qui è scaturita di nuovo una luce,
di cui voi siete l'irraggiamento,
per un mondo sedotto dalla materia, dalla sensualità e dalla celebrità, al punto che ha quasi perso i suoi valori.
Quanto a voi,
salvaguardate la vostra orientalità.
Non permettete che la vostra volontà, la vostra libertà e la vostra fede siano alienate, in questo Oriente. "

Sette anni dopo, scoppiò questa orribile guerra.

Tuttavia, dichiaro davanti a Dio e al mondo intero, senza alcuna esitazione ma con l'umiltà del credente:

Eravamo tutti, figli di Soufanieh, perfettamente in pace, di fronte agli orrori che si stavano commettendo, anche se schiacciati dalle sofferenze e dal dolore.

Fu allora, il Giovedì Santo della Settimana Santa, il 17/4/2014, che era il giorno della Festa Nazionale in Siria, che Cristo ci ha consegnato questo messaggio inaspettato:

"Le ferite che hanno sanguinato su questa terra,
sono proprio le stesse che sono nel mio corpo.
Perché la causa e l'autore sono gli stessi.
Ma state certi che il loro destino somiglia a quello di Giuda stesso."

Per duemila anni Cristo non aveva mai usato un linguaggio come questo, né vicino né lontano.

In questo giorno, la nostra serenità raggiunse dentro di noi i limiti dell'impossibile.

Perché colui che parla al mondo in generale, e ai Siriani in particolare, è Cristo Gesù, Figlio della Siria. E Cristo intende esattamente sempre quello che dice. Le Sue parole ci hanno ricordato ciò che disse ai suoi discepoli poche ore prima della sua crocifissione:

Abbiate fiducia: Io ho vinto il mondo! "

Anche qui chiedo: queste parole hanno bisogno di una spiegazione?

Queste parole di Cristo, non significano forse che il mondo è in cammino verso una nuova fase, come quella che ha accompagnato la Sua crocifissione, la Sua morte e che ha seguito la Sua risurrezione?

Non è questo il significato delle Sue ultime parole:

"Ma state certi che il loro destino somiglia a quello di Giuda"?

Sì, fatemi finire.

Dalla Siria, io annuncio ai governanti del mondo che il loro destino è in via di sparire, proprio come il destino di Giuda.

Non ci sono, in quanto sta accadendo a livello mondiale, a causa del Coronavirus, i segni premonitori dell'ascesa di un nuovo mondo?

Ecco questo Occidente, armato di armi finanche nello spazio, annegato nei mari rossi della moneta delle armi, posseduto dalla follia di un'egemonia totale sul mondo, che crolla davanti alla sua scandalosa incapacità medica, in alcuni dei suoi Paesi più influenti, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, ad affrontare un virus che sta decimando i suoi figli a migliaia. Dall'altra parte, i paesi "maledetti", come Cina, Russia e Cuba, stanno affrontando questo virus, sconfiggendolo e correndo in aiuto di questi stessi occidentali dominatori.

Sì, sorgerà inevitabilmente un nuovo ordine mondiale, come risultato dell'epidemia di Coronavirus in espansione, e cambierà totalmente il corso di tutta l'umanità, per porre fine a una precedente ingiustizia e risparmiarsi la catastrofe atomica in divenire.

Certamente non c'è altra scelta per l'umanità oggi, se non la ʺResurrezioneʺ di un ordine mondiale nuovo, che ha avuto inizio con la crocifissione della Siria, e che nulla può fermare la luce della Sua Resurrezione su tutta la Terra.

Padre Elias Zahlaoui

Damasco, 25/03/2020

giovedì 5 novembre 2020

“Stiamo sicuramente vivendo il periodo peggiore della nostra storia, dopo dieci anni di sanguinosa guerra"

 da Vatican News
4 novembre 2020

Siria, appello per le famiglie cristiane di Aleppo e Damasco

Il grido di aiuto arriva dalla Congregazione di Gesù e Maria, e dalla coordinatrice dei progetti di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Siria: ci sono centinaia di migliaia di famiglie che a causa di isolamento, prezzi elevati e sanzioni, sono disperate. " Stiamo vivendo - dicono - il periodo peggiore della nostra storia dopo tanti anni di guerra"

Per favore, non dimenticate la Siria!” è l’appello di suor Annie Demerjian, della Congregazione di Gesù e Maria, coordinatrice dei progetti di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Siria, che richiama l’attenzione sulle centinaia di famiglie bisognose di aiuto. “La guerra non è finita, la nostra gente soffre ancora”, aggiunge la religiosa, ogni giorno al fianco dei cristiani di Aleppo e Damasco. L’escalation dei conflitti internazionali, l’epidemia di Covid-19, la mancanza di prospettive di lavoro, l’aumento esorbitante dei prezzi, l’isolamento del Paese a causa di embarghi e sanzioni e l’assenza del minimo indispensabile per sopravvivere stanno provocando tanta disperazione nella popolazione.

Tra i bisogni più urgenti le spese per gli alloggi

Suor Annie ad Aleppo si prende cura di 273 famiglie, con l'aiuto di un team di cinque persone e insieme ad una consorella dirige un programma di aiuti a Damasco per più di 100 famiglie. Molti gli anziani che vivono in condizioni pessime. “Attraverso ad Aiuto alla Chiesa che Soffre forniamo loro un’assistenza mensile per il sostentamento, buoni per acquistare beni essenziali come cibo e carburante, soprattutto ora che l’inverno sta arrivando, e ancora sterilizzatori e medicine”.

Ma tra i bisogni più urgenti, a causa della difficile situazione economica, ci sono le spese per gli alloggi. Molte famiglie non hanno una casa propria, né potrebbero permettersi di pagare l’affitto senza il sostegno economico delle suore.


Programmi di sostegno per seminare speranza

Stiamo sicuramente vivendo il periodo peggiore della nostra storia, dopo dieci anni di sanguinosa guerra – spiega suor Annie -. L’assistenza di Aiuto alla Chiesa che Soffre in tutti questi anni è stata un’ancora di salvezza e una speranza per le nostre famiglie cristiane che vivono in condizioni veramente disumane”. C’è povertà ovunque, prosegue la religiosa, scarseggiano i farmaci, a volte manca l’elettricità o non c’è acqua per lunghi periodi di tempo.

La vita è insopportabile per molte persone – precisa suor Annie -. Le famiglie siriane sono rattristate dalla pressione psicologica e materiale”.

Ma a fronte di tutto questo sono diversi i programmi di formazione giovanile e sostegno spirituale: “Questo è molto necessario in un Paese dove la desolazione e lo scoraggiamento sono diffusi. Dobbiamo seminare speranza” conclude suor Annie.


Sister Annie Demerjian to Aid to the Church in Need (ACN)

“Without doubt, we are living through the worst period in our history, as a result of ten years of bloody warfare”, says the religious with Armenian roots. “I don’t know of any other society in the Middle East whose members are living in such appalling conditions at the present time”, adds Sister Annie, who for over seven years now has been coordinating ACN’s aid campaigns in the cities of Aleppo and Damascus.

“Throughout all these years, the help of ACN has been a lifesaver and a source of hope for our Christian families, who are living in truly inhuman conditions. The poverty is all-pervasive, there is a lack of medicines, sometimes we have no electricity or even water for lengthy periods. For many people life is almost unbearable. Most Syrian families feel afflicted by the psychological and material pressure”, she explains.

With the help of a team of five people, she is supporting 273 families in Aleppo. At the same time, the Congregation of Jesus and Mary supervises another aid programme in the capital Damascus for over 100 families. Many of these families include very elderly members living in conditions where the sanitation is extremely bad. “Thanks to ACN, we are able to give them basic monthly subsistence aid, including coupons for buying essential items such as food, fuel for cooking and especially, now that winter is coming, sterilisers and medicines. We have also been able to help with some essential surgery. But sometimes this also includes such basic but indispensable items as incontinency pants for sick and elderly people”, Sister Annie explains.

Another of the most urgent needs, she adds, is help with rent, given the critical economic situation. Many families have no home of their own and could not possibly afford a place to live without the support they receive from ACN, which contributes some, or in some cases even all the cost, depending on the particular situation.  In addition to the humanitarian work, the sisters have various training programs for young people and spiritual support: “This is very necessary in a country where desolation and discouragement are spreading, and hope must be sown.”

Sister Annie is particularly moved when she tells the story of one man, a diabetic. Some time ago he had to have a leg amputated. Then his sister, who was caring for him, died of a heart attack, and so now another family member has to care for him, spending several hours every day with him. Two weeks ago, his diabetes began to “travel” into the other leg. The doctor was unable to attend to him, since he was suffering from Coronavirus, but he prescribed various medications for him over the telephone.

“We brought them to him, and when night fell, this patient asked for a priest to come and bring him the Blessed Sacrament. He began to pray, and we heard him say, ‘Lord, you know everything; you know how I am suffering… But I offer you my sufferings for the good of the Sisters of Jesus and Mary, who have not abandoned me.’ So, then I asked him to pray for all the benefactors. He smiled and nodded.”

Slight in appearance, composed, serene, yet without doubt a great fighter, Sister Annie is a source of hope for those most in need in a country that has fallen into international forgetfulness, yet still suffering the worst crisis in its history. She assures that these prayers are by no means an isolated event. “Whenever we visit the families, they tell us with a warm smile that they are praying for ACN and its benefactors every day. On behalf of the Sisters of Jesus and Mary and on behalf of the whole support team, we would like to thank you for all your care and continuing support”, she concludes.

venerdì 30 ottobre 2020

La follia dei Guerrafondai e il senno dei Giusti

 Di Maria Antonietta Carta

Fra due settimane circa, uscirà in Italia Lettere da AleppoTestimonianze dalla Siria in guerra, di Nabil Antaki e Georges Sabé (ed. L’Harmattan), un libro sugli anni tremendi di una città divisa e sotto assedio e della sua sventurata popolazione, entrambe lacerate profondamente dalla guerra scellerata e funesta contro la Siria.


In quella città martoriata, gli autori vivono, soffrono, agiscono e gridano al mondo le ignominiose atrocità che vi si consumano. 

Il libro comprende una serie di lettere scritte negli oltre cinque anni  di conflitto (per aggiornare amici, estimatori e donatori stranieri sull’evolversi della situazione ad Aleppo e sulle numerose attività di sostegno svolte dalla loro associazione, i Maristi Blu, in favore degli sfollati e dei più indigenti), alcune interviste, brevi note su giorni o avvenimenti molto critici o cruciali e passi di una narrazione più personale, in cui traspaiono lo sconforto, una dolorosa impotenza, una giusta collera, momenti di accesa inquietudine, quando sopraggiungevano situazioni particolarmente dure, e la speranza, coltivata con fede incrollabile. Questi scritti impressionano per la tremenda realtà che raccontano ma anche per l’autentica e toccante umanità dei sentimenti rivelati, per la straordinaria forza d'animo e per la spiritualità profonda che li permea e che riflette la concezione dell’esistenza dei due autori, Siriani cristiani. Ma ognuno, credente, ateo o agnostico, può incontrare spunti di riflessione proficua nel loro libro, che tocca temi universali quali la dignità umana, la giustizia, l'asservimento dei mezzi di comunicazione, l'autodeterminazione dei popoli, la sofferenza e la devastazione causate dai prepotenti che si arrogano il diritto di dominare il mondo etc. 

 

L’autore siriano Hanna Mina scrive nel romanzo al-Shira‘ wa al-‘Assifeh (La Vela e la Tempesta): La speranza è come una fune lunghissima che si prolunga sino al confine estremo della vita.

Un amico di Latakia, Rami Makhoul, in un post che ho tradotto per un articolo recente, Voci dalla Siriaconsidera: Questa nostra vita che perde gusto e colore se non concediamo spazio alla speranza nel rinnovamento.

Speranza (Amal) è anche un nome femminile molto comune in Siria.

Forse, è proprio la speranza, declinata in varie maniere, che tiene i Siriani ancorati alla vita, nonostante patimenti e difficoltà indicibili.

 

Amo questo libro e sono grata a Nabil Antaki che me l’ha affidato per la versione italiana. In certi momenti, mentre traducevo, i miei occhi si velavano di lacrime per la commozione o per la pena.  Sicuramente, vi sono errori e imperfezioni dovuti alla mia negligenza ma anche al fatto che ho voluto rispettare il testo. Nella versione originale in francese, infatti, non furono apportate correzioni per lasciare intatto il carattere di urgenza e di spontaneità a quelle pagine scritte mentre si svolgevano gli eventi che gli Aleppini pativano: era la volontà degli autori e ho scelto di non tradirla.

 Mentre lo leggevo per la prima volta, le riflessioni si affollavano nella mia mente, ma ora provo quasi ritrosia a commentarlo.  Noi Occidentali ci arroghiamo troppo spesso la pretesa di capire, interpretare o commentare la realtà di coloro che consideriamo ‘’diversi’’ invece di ascoltare ciò che hanno da dire o leggere ciò che scrivono. 

Propongo quindi alcuni brevi passaggi con l’augurio che vi stimolino a voler conoscere Lettere da Aleppo, che non è soltanto un documento esemplare sul conflitto siriano ma una testimonianza inestimabile sul valore della conciliazione, dell’altruismo, del mutuo rispetto e sull’insensata, indecente bestialità di questa guerra. Per ciò, è un’opera che merita di essere letta e diffusa, soprattutto tra i giovani.


Se avete intenzione di regalare un libro per le prossime feste, scegliete Lettere da Aleppo; sarà un atto concreto contro l’ingiustizia e la prevaricazione di chi continua a perpetuare quel cancro immondo che distrugge l’essenza della pace e dell’armonia cioè la sacralità della vita, unica speranza di salvezza per l’umanità.  


Nabil Antaki. 

1. … abbiamo visto colonne di fumo salire verso il cielo e abbiamo incrociato decine di migliaia di persone, cariche di fagotti, che erravano nelle strade alla ricerca di un rifugio. Alcune si sono poi installate nei giardini pubblici, ma la maggioranza ha occupato le scuole pubbliche, chiuse per le vacanze estive, dopo averne forzato le porte. In pochi giorni, 500.000 persone hanno abbandonato il loro domicilio nei quartieri est e sud di Aleppo, diventando sfollati. E lo sono a tutt’oggi. I ribelli hanno invaso i quartieri in cui vivevano, adesso teatro di violenti combattimenti. 

A Jabal al-Sayideh, vi sono quattro scuole pubbliche e lì si ammassano circa trecento famiglie prive di tutto: niente acqua, elettricità e servizi igienici. Non hanno materassi per dormire né cibo per sopravvivere. Impossibile restare indifferenti! Il nostro gruppo ha deciso senza esitare di sostenerli. Con una trentina di volontari, ci rechiamo in queste scuole e cerchiamo di rimediare ai problemi più urgenti. Per identificarci, abbiamo cominciato a indossare magliette blu e ogni volta al nostro arrivo gli sfollati gridano: i blu sono arrivati! … 

Nelle nostre lettere, raccontiamo i drammi che abbiamo vissuto attraverso numerose persone: i nostri cari uccisi, feriti, amputati o scomparsi; la miseria e le sofferenze delle famiglie sfollate che abbiamo soccorso e dovuto alloggiare, nutrire, vestire e curare; la condizione dei bambini di cui siamo responsabili, a cui la guerra ha rubato l’infanzia; il problema dell’esodo di migliaia di nostri concittadini che hanno visto i loro sogni spazzati via e che sono emigrati per assicurarsi un futuro sotto cieli più clementi. 

Raccontiamo anche i gesti esemplari di solidarietà di cui siamo stati testimoni, i tesori di generosità che abbiamo scoperto; la straordinaria resilienza degli Aleppini e la nostra risposta a questa guerra tragica; le azioni e i progetti intrapresi con la nostra Associazione di solidarietà basata sulla relazione umana con la persona soccorsa, sul rispetto della dignità calpestata dalla guerra e dalla miseria, sull’accompagnamento e l’ascolto. Il nostro moto è «Seminare la speranza» e il nostro programma si riassume in una frase: «Viviamo la solidarietà con i più deboli per alleviare le sofferenze e promuovere l’uomo».


2. … Noi, ad Aleppo, non avevamo notizie; non sapevamo nulla di quanto succedeva poiché i telefoni cellulari non funzionano nella regione di Khanasser. Eravamo preoccupati perché l’autobus ritardava. Soltanto verso le ore 20, l’autobus può riprendere il viaggio. Finalmente riceviamo notizie. L’ambulanza è pronta all’entrata di Aleppo. Appena l’autobus arriva, portiamo Amin in ospedale, dove ci attendono medici e chirurghi, ma Amin è già morto quando arriviamo. Terroristi, perché avete sparato contro un autobus? Ammazzare un civile fa avanzare la vostra causa? La democrazia e la libertà non c’entrano niente con voi, banda di criminali. Sapete chi avete ucciso? Forse la madre di uno di voi è stata curata da mio fratello Amin per restare incinta, banda di assassini. (Da: Hanno ammazzato mio fratello)

 

Georges Sabé. 

1. E se domani mi svegliassi al rumore delle raffiche vicino a me o a casa mia, cosa farei? Prenderei anch'io la carta d'identità e il poco denaro che mi resta e partirei? Partire, dove, quando, come, cosa prendere, cosa lasciare? Addio, amici! Addio, famiglia! Addio, terra! Addio, strada! Addio, casa! Addio a noi. Più niente sarà casa mia. … Perché io? Quale errore ho commesso? Quale peccato? La vita è forse un eterno peregrinare? Al catechismo mi hanno insegnato che su questa terra noi cerchiamo il cielo; ma quale cielo? E se il cielo fosse il riflesso della terra? I miei occhi tacciono, non parlano più, non sorridono più e non piangono più. Nessuna lacrima. In ogni caso, perché piangere, perché ridere, perché parlare con gli occhi, perché esprimere ed esprimersi? Meglio essere discreti, non mostrarsi né mostrare. Sono vuoto, svuotato. Al mattino mi alzo per andare da nessuna parte, per pianificare un niente, per uscire sul posto, per sognare l'oblìo, per attendere l'istante che è là. Il giorno passa; è il sole che me lo annuncia. L'oscurità mi dice il tempo, la luna segna il giorno. Il giorno passa e non so più se è ieri o domani. Non si assomigliano per nulla e sono tutti uguali.


2. …Viene a sedersi al nostro tavolo, si stabilisce nei nostri cuori e nelle nostre menti, s’invita al nostro quotidiano e lo trasforma. La guerra è qui. Viene per annunciarci la sofferenza e la morte. Viene a dirci che bisogna odiare, che bisogna distruggere i ponti e le relazioni. La guerra è qui. Le sue macchine stanno funzionando a pieno ritmo e i suoi tamburi battono fortemente. Viene a trasformare le nostre notti in un lampo e il calore dei nostri giorni in una fornace. La guerra è qui. Viene a sporcare le nostre mani. Costringe tanti innocenti a impugnare le armi… La guerra è qui. Viene a dirci: «Non vi lascerò. Vi amo tanto. Vi voglio. Vi invito al mio banchetto. Non perdete l’appuntamento. Ecco l'indirizzo: Aleppo, strada della vergogna, palazzo della miseria, piano della sofferenza». 

La guerra è il nostro quotidiano, ma noi ci rifiutiamo di partecipare al suo banchetto. Scegliamo la vita… 

sabato 24 ottobre 2020

Idlib: 'La presenza dei Francescani che restano qui è un segno di speranza'

Due frati francescani, gli unici religiosi cristiani rimasti a Idlib, in Siria, hanno rivelato i dettagli della loro vita in uno degli ultimi baluardi della dominazione jihadista nel paese, compresa la minaccia quotidiana di essere uccisi, torturati o attaccati.

Parlando a Aid to the Church in Need (ACN), Padre Firas Lutfi, Custode della Provincia di San Paolo per i francescani di Siria, Libano e Giordania, ha detto che i frati hanno deciso di restare per aiutare i cristiani che soffrono di persecuzioni estreme.

Padre Lutfi racconta: "La loro sofferenza è iniziata una decina di anni fa. Quando la guerra in Siria ha iniziato a imperversare in diverse aree del Paese, gruppi militanti hanno preso il controllo di quella regione e l'hanno proclamata 'Stato Islamico'. "Confiscarono le proprietà dei Cristiani, costrinsero tutti i non musulmani a rispettare la Shari'a islamica , si presero il diritto di circolare liberamente nei loro villaggi, obbligarono le donne a indossare il velo. Hanno distrutto e impedito ogni apparente simbolo cristiano, come le croci sopra le chiese e i cimiteri". 

Padre Hanna Jallouf, 67 anni, e padre Luai Bsharat, 40 anni, servono 300 famiglie cristiane nei villaggi di Knayeh e Yacoubieh, nella provincia di Idlib, vicino al confine della Turchia con la Siria occidentale.

La regione è ancora controllata da gruppi jihadisti internazionali, tra cui una propaggine di Daesh.

Padre Lutfi racconta: "Questi estremisti hanno spesso perseguitato, attaccato, picchiato, torturato e persino ucciso alcuni dei nostri fratelli e sorelle.  In particolare, padre Francois Murad, decapitato nel 2013, e recentemente una maestra è stata violentata e violentemente uccisa a Yacoubieh.  I cristiani di queste regioni devono affrontare persecuzioni, paura, violenza, pericolo, morte, terrorismo e nascondere la loro fede e le loro opinioni".

Dice: "La presenza dei Francescani è un segno di speranza in mezzo alle tenebre e alla disperazione. Nonostante le difficoltà quotidiane e le miserie insopportabili, padre Luai Bsharat e padre Hanna Jallouf vi sono rimasti perché credono nel servire e nel cercare di proteggere i Cristiani rimasti, e credono che questa regione non debba essere abbandonata...". 

Padre Firas ha sottolineato che i frati e le famiglie cristiane ritengono che la loro presenza nella zona sia di fondamentale importanza: "Sia i laici che i frati lì credono fortemente di contribuire, con la loro presenza, a rafforzare la Chiesa affinché [la Chiesa] possa continuare a vivere attraverso il suo popolo durante queste atrocità".

https://acnuk.org/news/syria-a-sign-of-hope-amid-the-darkness-and-despair/

traduzione : OraproSiria


Notizie sulla cittadina Yacoubieh (Al-Yaqoubia ) tratte da 'Syria Tourism'

Il villaggio di Al-Yaqoubia è un dono del Creatore... ed era una testimonianza della tolleranza religiosa in Siria.

Al-Yaqoubia è un villaggio siriano nella campagna del governo di Idlib, situato nella Siria nord-occidentale, a 140 km dalla città di Aleppo e a 385 km dalla capitale Damasco, situato a a 480 km da metri di altitudine.

L 'origine del villaggio è siriaca, e si chiamava Al-Ya' qubiyyah, in riferimento a Yaqoub El-Baradei, seguace di una dottrina cristiana giacobita.

I suoi abitanti parlano arabo e armeno, come quelli di alcuni villaggi e città circostanti Jisr Al-Shughur, Darkoush, Hammam Sheikh Isa, Al-Qunya e Ghassaniyeh.

Al-Yaqoubia è famosa per la diversità delle sue stagioni e per la varietà delle sue colture agricole, possiede molti alberi da frutto e alberi di differenti specie ed è famosa per la coltivazione di olivi dall'antichità fino ad oggi, così come per la coltura di mele, pesche, noci, mandorle e altro.

Al-Yaqoubia era la località preferita di molti turisti, che in gran parte provenivano da Aleppo per godersi lo splendore della natura e della bella atmosfera, la chiesa e il santuario armeno di Santa Anna visitato da pellegrini di tutte le confessioni e religioni. E da tutte le regioni della Siria.

martedì 20 ottobre 2020

La resilienza dei Siriani ha un limite

 

Un messaggio da un amico di Latakia: gli effetti degli incendi sulla popolazione civile

dalla pagina di Tom Duggan

Questo è un messaggio a tutti i miei amici. Voglio solo ringraziarvi di cuore per tutti i vostri messaggi di conforto e affetto che mi avete inviato dopo gli orribili incendi di qui. Non posso esprimere appieno quanto le vostre parole siano importanti per me. Ho davvero sentito di non essere solo e che avete condiviso la nostra tristezza per quello che è successo. Non ho qui tutta la mia famiglia, ma avere voi tutti vicino significa più di quanto voi possiate mai immaginare.

Proverò a spiegarvi cosa è successo venerdì scorso. Un parente ci ha svegliato presto e ci ha detto che c'erano incendi in alcuni campi sulla strada che porta verso il paese. Non vi abbiamo dato troppo peso perché spesso ci sono incendi boschivi e quest'anno è stato eccezionalmente caldo e non vediamo pioggia da mesi, quindi ci si aspettava un qualche incendio. Hikmat e Aemon hanno deciso di andare al villaggio per vedere cosa stava succedendo. Il paese si trova a circa 15 miglia da qui.

Se ne sono andati e io sono rimasto a casa. È vacanza qui di venerdì. Considero questo venerdì uno dei giorni peggiori della mia vita. Volevo disperatamente sapere cosa stava succedendo. Mi sono seduto con il tablet sulle ginocchia aspettando solo le notizie, e più leggevo e peggio mi sentivo. Sembrava che l'intera costa siriana fosse in fiamme. Villaggio dopo villaggio erano stati mangiati nell'inferno, alimentato dai venti estremamente forti e dall'atmosfera secca che per noi è senza precedenti (abbiamo solitamente altissima umidità). Speravamo e pregavamo affinché gli incendi si estinguessero o che il vento cambiasse la direzione del fuoco.

Man mano che la giornata passava le telefonate diventavano sempre più frenetiche. Altre persone mi chiamavano dicendo quanto fosse diventata pericolosa la situazione. Vi invierò una foto di Hikmat seduto sul tetto di casa nostra mentre osservava terrorizzato! Povero, povero Hikmat!!

Penso che fossero le 17 circa quando ho ricevuto l'ultima chiamata da Aemon. Mi urlò che gli incendi erano arrivati al paese e l'intero villaggio si stava evacuando! Questo non era facile perché la gente del villaggio non ha auto, e chi ce l'ha, non aveva benzina. Aemon ha caricato 6 persone sulla sua auto e sono fuggiti dal paese.

La scena che Aemon ha descritto quando finalmente è arrivato qui era proprio quella di un film horror. Persone che urlavano. Persone che correvano in giro cercando di mettere gli oggetti di valore in sacchetti di plastica. Bambini sconvolti che venivano gettati in macchina senza genitori! In altre parole puro panico! Alcune persone si rifiutavano di lasciare le proprie case e pregavano i parenti di andarsene e lasciarli lì.

Il cugino di Hikmat aveva un grande noce proprio davanti casa. Le noci qui costano care e quell'albero era come uno "status symbol". Gli uomini hanno deciso di abbattere l'albero nel tentativo di risparmiare la casa. Riuscite a immaginare quanto costò loro farlo?!?

Ciò che ha peggiorato questa tragedia è che adesso è la stagione della raccolta delle olive. Le persone si affidano ai soldi ricavati dalle olive, e dall'olio d'oliva, per vivere per un anno. È la loro principale fonte di reddito, quindi perdere tutto in questo modo è terribile oltre ogni immaginazione. In tutti gli anni che siamo stati qui non abbiamo mai comprato olive. Le abbiamo sempre raccolte dalla nostra terra. Le olive da noi costituiscono una parte importante della dieta di base, così come l'olio d'oliva.

Penso che la gente abbia versato abbastanza lacrime venerdì per spegnere gli incendi!! Rima e Sarah mi hanno inviato messaggi tutto il giorno chiedendo del paese e della nostra terra. Beh, abbiamo perso TUTTO!!!! Nulla è sopravvissuto all'incendio. Più di 55 acri di ulivi, pieni di olive, pronte per essere raccolte!! Tutti gli alberi da frutto della casa. Fichi, uva, arance, limoni, prugne e melograni. Tutto è andato!!!

La casa in sè è stata risparmiata perché è costruita con pietra, ma potete immaginare i danni causati dal fumo ecc. Tutt'ora il paese non ha elettricità, acqua o telefoni. Piloni e tralicci si sono sciolti e sono crollati. I cavi del telefono distrutti e non ci sono motori per mandare acqua al paese. Continuano a dirci di annaffiare gli alberi e NON di abbatterli, poiché le radici sono resistenti e potrebbero rinascere, ma non abbiamo ACQUA!!!!! Abbiamo disperatamente bisogno di pioggia. Dire che siamo devastati è dire poco ma rispetto a migliaia di altri, in realtà siamo fortunati. La casa è ancora lì e nessuno è morto e per fortuna noi non ci affidiamo al reddito delle olive su cui vivere, mentre qui per la maggior parte delle persone è così!!!

Il popolo siriano è forte e ha resistito a tanti disastri nei 10 anni di guerra, ma questo incendio li batte tutti. Le persone sono distrutte. Non hanno più niente per vivere. Ci domandiamo cosa potrebbe succedere ancora!! La GRANDE domanda è: Questi incendi sono nati spontaneamente o sono stati un atto di guerra deliberato per distruggere completamente la Siria?! Io so cosa credo!!! Perchè, è davvero possibile che ben oltre 100 incendi siano divampati contemporaneamente?!! Ne dubito!

Quindi, non abbiamo altra scelta che andare avanti al meglio che possiamo e pregare affinché le sanzioni del "Caesar Act" vengano revocate in modo da poter almeno iniziare a importare i prodotti necessari. La Siria ha bisogno di aiuto, ma dove si trova questo aiuto? Dopo l'esplosione di Beirut il mondo si è unito per aiutare il popolo libanese, ma se non fosse stato per Facebook il mondo esterno non avrebbe nemmeno sentito parlare di questi incendi!! Perché, perché, perché?!!! Molti di voi mi hanno chiesto come potreste aiutarci. Grazie mille, ma purtroppo non c'è niente da fare perché qui non c'è modo di ricevere nulla dall'estero.

Ora devo dirvi che vi amo tutti e vi lascio. Grazie di esserci sempre per me.  Prendetevi cura di voi stessi con il Covid-19. Dio vi benedica tutti.


Foto della panetteria governativa dove la gente può comprare pane più economico: lunghe code, lunga attesa per tutto.
   ...... E nel resto della Siria la situazione peggiora quotidianamente

A causa delle sanzioni, tutto quello che vediamo sono espressioni tristi sui volti delle persone ogni giorno.
Niente benzina, niente gas propano che la gente usa per cucinare.
Il mercato nero sta fiorendo e i prezzi aumentano ogni giorno.

Se chiedi a 100 persone: lasceresti la Siria? 95 direbbero di sì.
Trump e l'Occidente stanno creando un disastro umanitario.
Se pensi che la migrazione di massa dei cittadini che escono dalla Siria sia stata forte durante la guerra in Siria, preparati ad una migrazione di massa più grande nel prossimo futuro.

Le ONG tagliano il personale, un ufficio ha ridotto di metà il suo personale sul campo a causa dei bilanci finanziari, i donatori su cui si sono affidati stanno riducendo i budget. Quasi tutte le ONG stanno affrontando difficoltà.
La cosa strana è che solo il personale e la media dirigenza sul campo sono tagliati mentre gli alti dirigenti sono al sicuro.
Ad alcuni dipendenti viene chiesto di lavorare a stipendio ridotto.
La persona di una ONG con cui ho parlato ha visto dimezzato il suo stipendio.

La panetteria governativa è sempre piena tutto il giorno: adesso la dieta di base in Siria è per la maggior parte delle persone composta da pane e verdure. La carne costa oltre il doppio del solito. Prima della guerra le uova erano economiche, ora il costo è 5 volte più alto di prima della guerra. I taxi stanno aumentando i prezzi a motivo di carenza del carburante.
I ristoranti e quelli che preparano pasti da asporto riducono le dimensioni dei piatti.

Per i cittadini dell'UE e del Regno Unito... Preparatevi a più immigrati a causa delle sanzioni! Molti di più!

Ho chiesto ad alcune persone se la vita era migliore sotto le bombe durante la guerra; hanno risposto che almeno potevano nutrire i loro figli e la vita era meno cara.. e si moriva più in fretta, non lentamente come sotto embargo.
Si vede la malnutrizione sui poveri, non più gente in carne, solo magri pelle e ossa. ... Grazie Trump!

Tom Duggan

giovedì 15 ottobre 2020

Il 17 ottobre S.Ignazio di Antiochia, patrono della Siria: preghiera per custodire la speranza

 

O Dio del cielo e della terra,

Tu hai suscitato una schiera innumerevole di Santi che ci indicano la via della vera vita.

Tu hai donato alla terra Siriana uomini e donne secondo il tuo cuore, che l’hanno illuminata lungo i secoli con la luce della fede e la gioia della speranza.

Le hai dato come patrono Sant’Ignazio di Antiochia, martire per la fede, uomo che bruciava dal desiderio di Te, del tuo pane e del tuo sangue.

Per sua intercessione, nel giorno della sua festa, ravviva la fede del nostro popolo.

Donaci la vera pace, quella del cuore, che può venire solo da Te, e la pace sociale, quella che potrà esserci solo se taceranno le armi, e se le logiche della politica che regge il nostro mondo si convertiranno verso il vero bene di tutti i popoli.

Dona a chi ha il potere di farlo, di lavorare per il bene soprattutto dei più poveri, dona alla Chiesa che è nel mondo e a tutti gli uomini di buona volontà di non dimenticare le sofferenze del popolo Siriano, di custodirlo nella preghiera e di operare per la carità con verità e giustizia.

Sant’Ignazio aiuti tutti i figli della Siria a rafforzare il coraggio della fede, la certezza che la morte non ha l’ultima parola; la certezza che, anche quando si è al limite delle forze, nessuno può toglierci la dignità e la libertà che ci vengono da Dio..

Che i Santi e le Sante Siriani ci aiutino a ritrovare tutta la pienezza della vita: oggi che non solo il nostro cuore brucia, ma anche le nostre terre con i suoi boschi, i suoi ulivi, le sue case… perché possiamo ancora coltivare, piantare, costruire; costruire soprattutto la speranza che renda luminoso il futuro dei nostri figli.

Donaci pane… lavoro… pace… amicizia… perdono… solidarietà… fede…

Donaci ancora e sempre soprattutto il tuo Cristo, unica salvezza del mondo…

“Io ho fame del pane di Dio, che è il Corpo di Gesù Cristo.. e io ho sete del Sangue di Colui che è l’amore eterno.“ ( S. Ignazio di Antiochia)

    Preghiera delle Monache Trappiste di Azeir , Syria